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Custodiva illegalmente otto fucili, due pistole e 216 munizioni.

Una donna di 45 anni, incensurata, è stata arrestata e posta ai domiciliari dai carabinieri della compagnia di Scalea con l'accusa di detenzione illegale di armi e munizioni.

    I militari, nel corso di una perquisizione domiciliare compiuta sabato scorso, anche se la notizia è stata resa nota solo oggi, hanno trovato all'interno della cassaforte dell'appartamento le armi e il munizionamento.

 

 

La donna è stata dapprima condotta in caserma e successivamente, su disposizione della Procura di Paola, accompagnata nel proprio domicilio in attesa dell'udienza di convalida davanti al gip.

(ANSA)

Pubblicato in Paola

SCALEA - 25 nov. 19 - Proseguono incessanti i servizi dalla Compagnia Carabinieri di Scalea sul fronte del contrasto allo spaccio ed al consumo di droga nel territorio dell'alto Tirreno cosentino. Nella giornata di sabato scorso, nel comune di Scalea, il locale Comando Compagnia ha impiegato un nutrito dispositivo di militari e mezzi, coadiuvati dalle unità cinofile di Vibo Valentia, in un servizio a largo raggio su tutto il territorio scaleoto. Le numerose perquisizioni personali e domiciliari hanno consentito il sequestro di diversi quantitativi di droga e gli arresti di un personaggio già noto alle forze dell'ordine di 35 anni, oltre ad un incensurato, 36 anni, entrambi residenti a Scalea. I fatti risalgono alle ore 18.35 circa quando i militari del locale Nucleo operativo e radiomobile e della Stazione Carabinieri di Scalea, coordinati dal capitano Andrea Massari, al termine di un’accurata attività investigativa, hanno fatto accesso all'interno dell'abitazione dell'incensurato 36enne, originario di Verbicaro ma dimorante a Scalea, dove il cane Manco, giovane cucciolo di pastore belga, ha immediatamente segnalato al suo conduttore un borsello a tracolla posto sul divano. La segnalazione si è dimostrata fondata, infatti i carabinieri di Scalea una volta aperto il borsello hanno rinvenuto un involucro di cellophane contenente 33,5 grammi di marijuana. In ragione di quanto emerso, i militari hanno approfondito il controllo dell'abitazione perquisendo ogni angolo della casa, contesto operativo che ha consentito di rinvenire altri 15 grammi di marijuana occultati in un barattolo in vetro e due piantine della stessa sostanza stupefacente, posizionate sul balcone della camera da letto, dell'altezza di 28 e 35 centimetri. Il dispositivo si è poi spostato su un’altra abitazione di Scalea dove i carabinieri, sempre coadiuvati dall'unità cinofila di Vibo Valentia, hanno tratto in arresto un pregiudicato 35enne. Anche in questa circostanza, determinanti sono stati l’attività informativa dei carabinieri e il fiuto del cane Manco che, una volta entrato all'interno dell'abitazione dell’arrestato, ha segnalato al suo conduttore diversi punti della casa, luoghi in cui i militari hanno poi rinvenuto lo stupefacente. In particolare, sono stati sequestrati 60 grammi di cocaina, 275 grammi di marijuana, 3 bilancini di precisione e la somma contante di 410 euro in banconote da piccolo taglio. Informata la Procura della Repubblica di Paola, i due prevenuti sono stati dichiarati in stato di arresto. Nel corso dell'udienza per rito direttissimo presso il Tribunale di Paola, svoltasi oggi 25 novembre 2019, gli arresti sono stati convalidati e sono stati disposti gli arresti domiciliari per l'uomo pregiudicato mentre il giovane incensurato è stato rimesso in libertà senza l'adozione di nessun provvedimento restrittivo

Pubblicato in Alto Tirreno

Riceviamo e pubblichiamo il seguente comunicato Stampa

“Nella giornata di ieri, il capogruppo di Oliverio Presidente, nonché leader di Italia del Meridione, il consigliere regionale Orlandino Greco, ha presentato una proposta di integrazione alla legge istitutiva dell'Autorità Idrica della Calabria.

Di fatto la proposta legislativa apre, in prospettiva, un dibattito concreto che obbliga la massima assise regionale a emanare un provvedimento necessario a dare dignità, autonomia e risorse ai comuni dell'entroterra calabresi, in cui territori sussistono sorgenti, pozzi, depositi, derivazioni di acqua e laghi che vengono immessi negli acquedotti regionali”.

Sono le parole di soddisfazione espresse da Antonio Pappaterra, referente Idm del tirreno Cosentino e Scalea, alla luce del lavoro legislativo redatto con Orlandino Greco e l'avv. Michele Arnoni e depositato a Reggio Calabria in consiglio regionale.

“ La proposta di integrazione alla legge regionale 18 del 18 maggio 2017, - ha dichiarato Pappaterra,- segna un primo passo istituzionale importante per il percorso che riconosce equità sociale ai territori dell'entroterra, da cui vengono sfruttate risorse senza un minimo di ritorno economico.

Si da sfogo così al dialogo etico per l'autonomia dei comuni calabresi, soggetti molte volte a spopolamento per mancanza di servizi e soldi.

Da molti anni si parla di zone abbandonate e mancanza di gestione e manutenzione dei territori di collina, dissesti idrogeologici, servizi inefficienti e inesistenti, ma come può un comune gestire questi gap senza risorse?

Questo provvedimento, se discusso e approvato, risponde proprio a questa necessità e da soluzioni a l'esigente domanda di risorse che mancano alle istituzioni locali per fornire servizi ai propri cittadini.

Quanti comuni di montagna danno acqua alle nostre città della costa?

Sono più del 30 % in Calabria e in nessun comune viene speso un Euro di ritorno dal servizio idrico e quindi nessuna istituzione locale prende un centesimo dallo sfruttamento delle proprie sorgenti.

Il dibattito avviato grazie al consigliere regionale Orlandino Greco, può essere sostenuto dai consigli comunali, dai sindaci, dai consiglieri comunali e dai cittadini interessati e propone un riconoscimento del fondo di solidarietà che si ridistribuisce, in base ai consumi prodotti, equamente in tutto l'entroterra calabrese.

E' un vero contributo reale, - ha concluso con entusiasmo Antonio Pappaterra,- a favore dell'autonomia della Calabria”.

Scalea lì 05/10/2019 Antonio Pappaterra

Impossibile non sorridere.

Vuoi perché la proposta giunge a due mesi dalle elezioni.

Vuoi perché occorrerà vedere il percorso dell’acqua e quindi la sua provenienza

Vuoi perché l’acqua si appartiene a chi ha la sorgiva e non a chi ha la pioggia

E poi chi sta sotto e riceve le acque che la allagano secondo questa “aberrante” logica dovrebbe chiedere i danni a chi gliela manda?

Pubblicato in Alto Tirreno

SCALEA – 31 ott. 19 - La Corte di Cassazione ha scritto la parola fine a distanza di quattro anni e cinque mesi sull’operazione denominata convenzionalmente Plinius 2.

Si tratta dell’attività dei carabinieri della compagnia di Scalea, del 21 maggio 2015, ritenuta come una sorta di prosecuzione della precedente operazione Plinius del 12 luglio 2013, che aveva colpito l’amministrazione in carica in quel periodo ed esponenti della malavita locale.

La sesta sezione della corte di Cassazione si è pronunciata definitivamente al termine dell’udienza di martedì.

La corte ha rigettato alcuni ricorsi, quelli di: Ettore Arcuri, 42 anni di Scalea; Raimondo Barbaro, 67 anni di Napoli; Franco Cipolla, 58 anni di Cetraro; Giuseppe Crusco, 49 anni, di Scalea; Gian Claudio Lombardo, 31 anni di Scalea; Guido Maccari, 37 anni di Cetraro; Giuseppe Misiano, 44 anni di Scalea; Alessandro Stummo, 32 anni di Scalea; tutti condannati, fra l’altro, al pagamento delle spese processuali.

La Corte di Cassazione ha poi dichiarato inammissibili i ricorsi di Ferdinando Aliberti, 37 anni di Scalea; Anthony Johnny Della Montagna, 29 anni di Scalea; Edone Esposito, 32 anni di Scalea; Gaetano Favaro, 34 anni di Belvedere; Emilio Iacovo conosciuto come “Miliuzzo lo stalliere” 56 anni, di Cetraro; Carmelo Valente detto “testa bianca”, 55 anni di Scalea; Luigino Valente, 38 anni di Scalea; questi ultimi condannati al pagamento delle spese processuali e ciascuno al versamento della somma di duemila euro in favore della cassa delle ammende.

Il 13 luglio dello scorso anno, la Corte d’Appello di Catanzaro aveva rideterminato la pena a: Franco Cipolla, condannato a 4 anni di reclusione e 2000 euro di multa; in primo grado la condanna era stata ad un anno; a Guido Maccari, 3 anni, 9 mesi e 23 giorni, oltre a 2.400 euro di multa; in primo grado la condanna era stata di: 3 anni, 5 mesi e 20 giorni; per Raimondo Barbaro, in ordine ad alcuni reati era stata confermata l’estinzione per intervenuta prescrizione; in ordine ad un ulteriore capo di imputazione era stata rideterminata la pena inflitta in 4 anni, 8 mesi e 20 giorni e 2.200 euro di multa; in primo grado la decisione era stata per una pena di 3 anni e 4 mesi di reclusione. Con la riqualificazione del reato, la corte d’Appello aveva deciso anche la pena per Ettore Arcuri, condannato a 8 anni e 4 mesi di reclusione; in primo grado la pena inflitta era a 8 anni di reclusione. Per Giuseppe Crusco la pena inflitta in Appello era di 8 anni e 8 mesi; in primo grado erano stati inflitti 9 anni. Per Gian Claudio Lombardo, la pena decisa era di 4 anni di reclusione e 2000 euro di multa; in primo grado la condanna era ad un anno di reclusione. Giuseppe Misiano, era stato condannato a 5 anni e 8 mesi e ad una multa di 2200 euro; nella precedente decisione la condanna era a 5 anni e 4 mesi. Alessandro Stummo era stato condannato a 4 anni e 4 mesi e ad una multa di 2.200 euro; nel precedente grado di giustizia la pena era di un anno. I giudici d’Appello avevano confermato la sentenza di I grado impugnata: Ferdinando Aliberti, 8 anni di reclusione; Antony Johnny Della Montagna, 7 anni e 4 mesi; Esposito Edone, 7 anni e 4 mesi; Gaetano Favaro, 3 anni e 4 mesi; Emilio Iacovo, 6 anni e 8 mesi; Carmelo Valente, 10 anni e 8 mesi; Luigino Valente, 7 anni e 4 mesi.

Miocomune

Pubblicato in Alto Tirreno

Belvedere Marittimo. 28 ott. 19 - Nella mattinata di ieri, a Belvedere Marittimo, i militari del locale Comando Stazione, a seguito di perquisizione domiciliare, hanno tratto in arresto, per detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti, un operaio agricolo 43enne del luogo incensurato.

I fatti risalgono alle ore 13:00 circa quando i militari hanno fatto accesso all’interno dell’abitazione dell’uomo e, dopo minuziosa ricerca, hanno rinvenuto circa mezzo chilo di marijuana occultata all’interno di una cassapanca posta nella camera da letto.

Gli operanti, recuperato lo stupefacente, hanno effettuato controlli più accurati anche presso un casolare adibito a deposito attrezzi agricoli dove, occultato all’interno di un contenitore dell’olio, veniva rinvenuto un ulteriore chilo di marijuana.

Informata la Procura della Repubblica di Paola, coordinata dal Procuratore Dott. Pierpaolo Bruni, il 43enne è stato dichiarato in stato di arresto e tradotto presso la casa circondariale di Paola a disposizione dell'autorità giudiziaria.

Pubblicato in Cetraro

La lite è avvenuta intorno alle 1330 di oggi 28 ottobre.

I colpi sarebbero partiti da una pistola ed avrebbero centrato alle gambe un commerciante ambulante di origine campana , C.M. trentaduenne , che risiede a Tortora.

Il ferito è stato portato con l’elisoccorso nell’ospedale di Cosenza.

 

 

 

 

Non è in pericolo di vita

Ad esplodere i colpi di arma da fuoco, una persona già nota alle forze dell'ordine, anch'essa di origini campane e residente a Scalea.

I carabinieri della compagnia di Scalea, coordinati dal capitano Andrea Massari, stanno svolgendo le indagini per capire le ragioni della lite.

I colpi hanno allarmato non solo i presenti ma l’intera Scalea

Pubblicato in Alto Tirreno

Abbiamo visto il servizio del più bravo giornalista calabrese, per noi almeno, quale è sicuramente Riccardo Giacoia.

Giacoia ha intervistato diverse persone sulle condizioni di Scalea, raccogliendo varie osservazioni e critiche, poi, esposte, nel servizio.

Non sono parole sue, né sintesi sue, ma semplici considerazioni della gente.

 

 

 

Eppure il servizio è stato inteso e dichiarato come “denigratorio e di inaccettabile gravità”

Da qui le contestazioni del sindaco di Scalea ed una lettera inviata alla RAI, con la quale viene denunciato il grave danno d’immagine subito dalla cittadina tirrenica dopo il servizio andato in onda “confido in una replica televisiva nella quale sia data alla città di Scalea la possibilità di essere raccontata e rappresentata nella sua vera immagine”

SCALEA (CS) – Il servizio del giornalista Rai Riccardo Giacoia su Scalea, che il 1 settembre è andato in onda nello Speciale Tg1 sul Turismo “Un’estate italiana”, dopo aver provocato la durissima reazione del Presidente dell’Associazione “Noi per il Territorio” Nicola Biondi (guardando il servizio ho provato ribrezzo e sconforto visto che si è mostrato solo lo 0,1% del turismo che noi abbiamo) e quella del consigliere di minoranza Eugenio Orrico, che ha presentato un’interrogazione per il gravissimo danno d’immagine causato da un servizio denigratorio ma causato anche dal mancato intervento dell’Amministrazione Comunale (viene mostrato un signore che parla da un garage adibito ad abitazione che denota un cambio di destinazione d’uso oltre che un ingiustificabile degrado. Diversi locali box/magazzini sono adibiti ad uso diverso da quello di destinazione catastale), è arrivata anche la presa di posizione ufficiale del Sindaco di Scalea Gennaro Licursi che con una missiva inviata al Direttore di Rai 1, al responsabile della trasmissione “Speciale Tg1” e all’autore del servizio, il giornalista Riccardo Giocoia, chiede una replica televisiva che rappresenti e racconti Scalea nella sua realtà.

“Il servizio da Scalea di Riccardo Giacoia – scrive il Sindaco Licursi – ha suscitato una fortissima indignazione, sia nella collettività scaleota, che nelle tantissime persone che in Italia e nel mondo conoscono e prediligono la nostra città. Nella mia qualità di sindaco di Scalea mi corre l’obbligo di denunciare il danno di immagine, di inaccettabile gravità, che il servizio di Giacoia ha arrecato alla città (pur nella sua brevità, mentre si è dilungato in incredibili spot pubblicitari a beneficio di strutture private ed elitarie presenti in altre località).

“Scalea meritava ben altra considerazione da parte della TV di Stato – continua Licursi – che più delle altre emittenti televisive avrebbe il dovere di fornire una corretta informazione. Lo affermo con profonda amarezza e rincrescimento, facendo riferimento non solamente alla storia millenaria di splendore civile, culturale, artistico e paesaggistico di Scalea, quanto al ruolo importante che la città svolge attualmente per l’intera economia regionale, grazie alla sua capacità di accogliere e incrementare un turismo sempre più variegato e qualificato, con le sue eccezionali risorse naturali, umane, imprenditoriali, intellettuali. Nel servizio di Giacoia, con inaudita superficialità, singole storie di degrado abitativo e traversie condominiali, come se ne verificano quotidianamente nella loro miserabile gravità, in ogni angolo del mondo, è stata assunta ad emblema della realtà turistica di Scalea. Scalea per fortuna ha ancora una sua bella storia da raccontare al mondo.

“L’evidenza concreta e i dati statistici – si legge ancora nella lettera – confermano che Scalea quest’anno ha fatto registrare una densità di presenze turistiche pari solamente alle località più rinomate al mondo, con pieno gradimento e godimento delle centinaia di migliaia di villeggianti e turisti che hanno trovato confortevole accoglienza nelle tante strutture ricettive, balneari, di ristorazione e ricreative di cui la città ha saputo dotarsi in quantità e qualità tali da soddisfare tutte le esigenze. Si possono immaginare e facilmente quantificare gli enormi riflessi positivi a livello comprensoriale, e a beneficio dell’intera regione dell’imponente flusso turistico che ha per meta la nostra Scalea”.

È comprensibile – si legge ancora -, pertanto, che soprattutto da parte degli operatori turistici e dei titolari delle aziende alberghiere, commerciali, agricole e produttive di Scalea e del comprensorio si sia sollevata una profonda indignazione, in reazione al servizio televisivo che tanto svilisce e denigra la nostra città. Confido da parte dell’autore del servizio, del responsabile della trasmissione e del direttore della rete Rai 1, in un’onesta e obiettiva considerazione di quanto ho esposto e un impegno a una replica televisiva nella quale sia data alla città di Scalea la possibilità di essere raccontata e rappresentata nella sua vera immagine”.

Sostegno alle parole di Licursi sono arrivate questa mattina anche dal Sindaco di Diamante Ernesto Magorno “Il servizio andato in onda nel corso dello Speciale Tg1 “Un’estate italiana” – scrive il senatore del PD – rischia di creare danni alla città. La Rai ha il dovere di porre rimedio a quanto accaduto. Sul caso presenterò un’interrogazione parlamentare“.

Pubblicato in Alto Tirreno

Ancora una lite tra giovani sul Tirreno cosentino.

E’ successo stamattina a Scalea, intorno alle 7 su via Fiume Lao.

Tutto è nato da una discussione tra giovani turisti poi sfociata nell’accoltellamento.

I ragazzi hanno iniziato a discutere e poi uno di loro avrebbe estratto un coltello ferendo un giovane di origini arabe, residente a Torino, che si trovava in Calabria per trascorrere le vacanze.

 

 

Sul posto sono giunti subito i carabinieri della locale stazione, coordinati dal capitano Andrea Massari, e il personale del 118 che resosi subito conto delle condizioni del ferito ha chiesto l’intervento dell’elisoccorso.

Il giovane ferito è stato trasportato d’urgenza all’ospedale di Cosenza per la suturazione delle ferite ma non sarebbe in pericolo di vita.

Sul fatto indagano i carabinieri dopo aver informato il procuratore capo di Paola Pierpaolo Bruni

Pubblicato in Alto Tirreno

Santa Domenica Talao. Carenze igienico sanitarie e abusivismo. Controlli e sanzioni ad una azienda zootecnica della zona.

A Scalea controlli a una ditta edile per lo smaltimento illecito di rifiuti.

Un allevatore è stato denunciato dai Carabinieri Forestale della Stazione di Scalea per gestione illecita di rifiuti e abusivismo edilizio.

La denuncia è scattata a seguito di un controllo effettuato alla presenza dei tecnici comunali e della Polizia Locale in una azienda zootecnica in località “Piano del Fico” nel comune di Santa Domenica Talao, dove si è accertato la realizzazione di  strutture adibite a stalla, fienile, locale mungitura, struttura per allevamento di maiali e galline  in assenza di titolo abilitativo.

Tali opere sono state inoltre in aree sottoposta a Vincolo Idrogeologico, Sismico e aree di attenzione del Piano Stralcio di Bacino per assetto idrogeologico della Regione Calabria.

Durante l’attività di controllo si è accertato che i reflui zootecnici provenienti dalla presenze di alcune vacche sono stati scaricati  direttamente sul terreno,  poiché il locale adibito  a stalla era privo di concimaia e di vasca.

Le acque prodotte dal locale mungitura venivano scaricate direttamente sul terreno senza essere convogliate in una vasca a tenuta  e successivamente smaltite secondo la normativa vigente. Pertanto, oltre al reato di realizzazione abusiva di opere edile si è contestato al proprietario il reato di abbandono o deposito incontrollato di rifiuti  non pericolosi  e immissione degli stessi in acque superficiali o sotterranee.

Nell’azienda era presente anche un laboratorio –caseificio oggetto di un ulteriore controllo con il servizio veterinario dell’Asl di Paola.

Da quest’ultimo controllo è emerso che l’azienda da diverso tempo non effettuava la tracciabilità degli alimenti e  il corretto aggiornamento dei registri previsti dal manuale di autocontrollo HACCP.

Nei locali inoltre sono state riscontrate delle carenze igienico sanitarie  e strutturali che hanno portato  all’immediata chiusura dello stesso e ad una sanzione amministrativa di € 4.500,00.

Altra attività è stata svolta nel Comune di Scalea dove i militari hanno denunciato il legale rappresentante di una ditta edile per gestione illecita di rifiuti.

La denuncia è scaturita a seguito di un controllo in un piazzale in uso ad una ditta edile dove al suo interno erano stoccati senza le relative autorizzazioni circa 25mc di rifiuti provenienti da lavori di demolizioni edili effettuati su diversi cantieri, costituiti da calcinacci, pezzi di cemento e materiale plastico.

Si è pertanto denunciato il proprietario e posto sotto sequestro il cumulo di rifiuti.

Pubblicato in Alto Tirreno

mattia dingianniAmici e parenti avevano cominciato a diffondere link e locandine sul web per ritrovarlo perché non era tornato a casa negli ultimi tre giorni, ma ieri pomeriggio lo scaleoto Mattia D'Ingianni è stato trovato morto lungo i binari della linea ferroviaria Paola-Sapri, tra le fermate di Scalea e Diamante. La notizia si è diffusa solo in serata, quando Rete Ferroviaria Italiana ha annunciato con un comunicato il ripristino della circolazione rallentata dalle 15.30, «per il rinvenimento di un cadavere lungo la sede ferroviaria. I treni in viaggio hanno registrato ritardi medi di 15 minuti, con punte massime fino a 30 minuti». In un primo momento, i controlli serrati della polizia nei vagoni dei treni in sosta avevano spinto i passeggeri a pensare che si trattasse di un'operazione antidroga.

Il ritrovamento

Il corpo del giovane Mattia giaceva lungo i binari probabilmente dal giorno stesso della scomparsa, presumibilmente dopo essere stato investito da un convoglio senza che il macchinista se ne fosse accorto. A scorgere il cadavere del giovane è stato ieri un altro macchinista a bordo di un altro treno di passaggio in quella zona, che ha subito inviato la segnalazione a Rfi. Di conseguenza la polizia ferroviaria di Sapri poco dopo è arrivata sul posto e ha avviato le indagini, rese difficili dall'assenza di un documento di riconoscimento.

Il riconoscimento in tarda serata

Per lunghe ore a Scalea si sono vissuti momenti di ansia, in attesa di conoscere l'identità della vittima. Nella tarda serata di ieri il riconoscimento da parte dei famigliari e i controlli incrociati da parte delle forze dell'ordine, hanno reso vane le speranze di amici e conoscenti. Il corpo senza vita era proprio quello di Mattia, alto 1.70 mt, allontanatosi di casa a piedi con in dosso vestiti scuri e larghi. Così recitavano gli appelli postati su facebook. Al momento non si esclude nessuna ipotesi sulla tragica fine, anche se l'ipotesi più accreditata è quella di un macabro e inspiegabile suicidio.

fonte notizia

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