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Cosenza – I carabinieri hanno arrestato un uomo di 61 anni originario di Napoli, ma residente da anni a Scalea, in esecuzione all’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal Tribunale di Paola, poiché ritenuto responsabile di rapina in concorso con un pregiudicato romano di 63 anni, già arrestato la scorsa estate dai Carabinieri di Scalea

Le indagini sono relative alla rapina del 31 luglio dello scorso anno ai danni di un portavalori della società “Sicurtransport” nei pressi dell’Ufficio Postale di Praia a Mare.

Le investigazioni dei militari hanno dimostrato il coinvolgimento dell’arrestato nella rapina alle tre guardie giurate che si accingevano a consegnare 80mila euro ad un istituto di credito di Praia a Mare.

I quattro componenti il commando, dopo essersi impossessati del denaro e delle armi delle guardie giurate, si diedero alla fuga venendo intercettati, dopo pochi minuti, da una pattuglia dei Carabinieri Forestali lungo la S.P. 13.

Nella convinzione di essere stati scoperti, i malviventi abbandonarono l’autovettura utilizzata per la fuga, dileguandosi a piedi in direzione di una zona boschiva ivi presente, lasciando all’interno dell’abitacolo l’intera refurtiva e le armi asportate.

Nella circostanza, uno dei malfattori cadde in un dirupo venendo recuperato dai Carabinieri che lo arrestarono.

Da Iacchite

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CATANZARO - Faceva l'avvocato ma, secondo quanto appurato dalla Guardia di Finanza, senza averne alcun titolo, un falso avvocato, quindi, che è stato arrestato dai finanzieri del Nucleo di polizia economico-finanziaria di Catanzaro e della sezione di polizia giudiziaria presso la Procura del capoluogo calabrese.

Si tratta di Arturo Senatore, di 53 anni, di Scalea (Cosenza) nei cui confronti è stata emessa un’ordinanza agli arresti domiciliari per falsità materiale ed esercizio abusivo della professione.

La misura cautelare, emessa originariamente dal Giudice per le indagini preliminari di Lagonegro (Potenza), è stata successivamente disposta dal Gip di Catanzaro a conclusione di indagini dirette dal pubblico ministero Pasquale Mandolfino, con il coordinamento del procuratore aggiunto Vincenzo Capomolla e del procuratore Nicola Gratteri.

Senatore è ritenuto responsabile, oltre che di esercizio abusivo della professione legale, anche di aver prodotto una falsa sentenza della Corte di appello di Potenza che, accogliendo l'impugnazione in realtà mai proposta dal finto avvocato, annullava il fallimento di una società, che si era rivolta al sedicente legale per farsi patrocinare.

Il falso provvedimento era stato accuratamente e scaltramente formato con l’indicazione dei magistrati che effettivamente compongono la corte d’appello, con le loro firme false, con l’emblema della Repubblica italiana e l’intestazione dell’ufficio giudiziario.

Inizialmente l’atto aveva tratto in inganno l’apparato giudiziario, salvo poi essere smascherato da controlli più approfonditi svolti con l’ausilio della Guardia di finanza diretta dalla Procura di Catanzaro.

Il quotidiano del sud

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La Procura della Repubblica di Castrovillari ha emesso l’avviso di conclusione indagini per l’onda anomala che il 20 agosto dello scorso anno travolse un gruppo di escursionisti nelle Gole del Raganello, a Civita, uccidendo 10 persone, tra le quali una guida.

Gli indagati sono saliti dai 7 iniziali a 14.

Sono accusati, a vario titolo, di omicidio colposo, inondazione, lesioni colpose, omissione in atti d’ufficio ed esercizio abusivo della professione.

Tra gli indagati figurano i sindaci di Civita, San Lorenzo Bellizzi e Cerchiara di Calabria, Alessandro Tocci, Antonio Cersosimo e Antonio Carlomagno, titolari di agenzie turistiche e guide.

Non sono stati inclusi tra gli indagati il presidente del Parco Nazionale del Pollino, Domenico Pappaterra, ed il dirigente dell’ufficio Biodiversità dei Carabinieri Forestali Gaetano Gorpia.

Secondo l’accusa fu ignorata l’allerta gialla della protezione civile prevista per quel giorno, in particolare dai sindaci.

Contestata ai sindaci la mancanza dei regolamenti per l’accesso alle gole, la mancanza di aggiornamento dei piani di emergenza ed infine l’imprudenza.

Secondo quanto emerso dalle indagini, infatti, anche la società che gestiva le visite nelle Gole del Raganello si sarebbe affidata a guide prive dell’abilitazione professionale.

Agli atti dell’inchiesta c’è anche un messaggio inviato quel giorno, poco prima della tragedia, dalla guida Antonio De Rasis, 32 anni, volontario di protezione civile che era intervenuto a Rigopiano dopo la valanga che distrusse un albergo.

“Se piove torno indietro, sono con 16 persone e soprattutto 4 bambini” scriveva De Rasis.

“Ok, non dovrebbe piovere” fu la risposta dell’organizzatore.

Quel giorno un violento temporale si verificò nella zona nord del Raganello, che attraversa diversi comuni.

La pioggia provocò un’onda anomala sempre più veloce a causa della morfologia delle gole che travolse gli escursionisti che si trovavano nella parte finale uccidendo dieci persone e ferendone 14. Le vittime erano calabresi, pugliesi, lombardi e laziali.

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