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MessaAmici, il coronavirus sta facendo ingenti danni alle persone e alle cose. E per colpa di questo invisibile nemico che ha cambiato le nostre vite è stata interrotta una funzione religiosa con 13 fedeli presenti in chiesa seduti tra i banchi a debita distanza e tutti con mascherine. Siamo alla follia. Alcuni hanno scritto che i regimi totalitari hanno incominciato così le persecuzioni ai cristiani. Non voglio crederci. Fino ad oggi ho cercato di evitare di darvi la notizia per non alimentare polemiche, ma ho cambiato idea perché anche il giornale dei Vescovi “Avvenire” ha voluto commentare la notizia stigmatizzando quanto accaduto in chiesa.

Don Lino Viola, sacerdote incaricato a Gallignano in provincia di Cremona, domenica 19 aprile, alle ore 10 stava celebrando la Santa Messa alla presenza però di 13 persone. Poteva benissimo celebrare la Messa, però a porte chiuse e senza la presenza dei fedeli. La presenza dei fedeli anche se seduti tra i banchi a debita distanza e tutti con mascherine non è consentita stante al Decreto del 27 marzo del Ministero dell’Interno. Don Lino ha sbagliato. L’episodio è stato riportato da tutti i giornali ed è balzato agli onori della cronaca e del Web perché la celebrazione della Santa Messa è stata interrotta dall’intervento di un carabiniere contestando al sacerdote la violazione delle disposizioni ministeriali. Don Lino ha dunque sbagliato ed è stato finanche rimproverato dalla Curia perché le porte della chiesa dovevano restare chiuse durante la celebrazione dei sacri riti e alla presenza dei soli lettori e dei chierichetti. Ma ha sbagliato anche quel solerte carabiniere. Per contestare al sacerdote la violazione del decreto legge poteva benissimo aspettare la fine della Messa. Il sacerdote è molto amareggiato per l’accaduto e ha finanche scritto una lettera al proprio Vescovo. Non è affatto d’accordo sulla norma canonica, quella delle porte chiuse per intenderci, anche se l’ha rispettata e la rispetterà. Però ha ribadito:- Non possiamo chiuderci dentro come le chiese delle catacombe-. Adesso si è rivolto ad un legale contestando non solo la multa ma anche l’abuso di potere da parte del carabiniere. Anche i fedeli presenti in chiesa sono stati multati e dovranno pagare 270 euro a persona per aver pure loro violato le restrizioni contenute nel decreto anti-coronavirus. Durante l’offertorio Don Lino al microfono, rivolgendosi alle Forze dell’Ordine così disse:- Vorrei pregare le Forze dell’Ordine di mettersi sul sagrato della chiesa, questo è un luogo sacro e questa è un’invasione di potere. Il vostro dovere fatelo fuori, poi ne parleremo-. Ora il carabiniere rischia per turbamento di funzioni religiose Art. 405 del Codice Penale.

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Pane-Coronavirus-686x420Amici, oggi vi voglio dare una notizia assurda che ha dell’incredibile e che fa venire i brividi. E’ vero, stiamo vivendo un periodo molto difficile a causa di questo nemico invisibile ed invincibile, così cattivo che non ci sta dando pace e tranquillità. Ci dicono di stare a casa e noi stiamo stando a casa pur soffrendo. Ci dicono di non uscire e noi non stiamo uscendo brontolando. Ci dicono di lavarci le mani spesso e noi lo stiamo facendo. Ci dicono di aiutare i vicini di casa se hanno bisogno e noi lo stiamo facendo. Quando andiamo a fare la spesa ci dicono di indossare guanti e mascherina e osservare almeno un metro di distanza e noi lo stiamo facendo. Ci dicono di aiutare chi soffre, chi ha perso il posto di lavoro, chi non ha più pane da dare ai propri figli, e noi in piccola parte lo stiamo facendo. Ci dicono di aiutare con qualche versamento anche piccolo la Protezione Civile e gli ospedali e noi lo stiamo facendo. Però, che cazzo, se fare anche beneficenza ora diventa pure un reato è il colmo, è il massimo dell’assurdo. E’ meglio restare tutti chiusi in casa e morire di fame. La storia che sto per raccontarvi accade a Termini Imerese e un panettiere, ragazzo molto generoso e timorato di Dio, stava impastando filoni e panini destinati alle famiglie bisognose. Non l’avesse mai fatto. E’ stato multato. La solidarietà, la beneficenza, oggi più che mai, possono salvare vite umane. Lo sapeva bene il panettiere, ma il suo gesto, purtroppo, non è stato capito. Forse non ha neppure frequentato le scuole superiori, ma certamente sa cosa vuol dire solidarietà: L’insieme dei legami affettivi e morali che uniscono gli uomini tra loro e li spingono all’aiuto reciproco. Ha aiutato il prossimo, ha commesso un reato. E’ stato multato e ha dovuto chiudere la sua attività per 5 giorni. Nell’anno del Signore 2020 fare del bene, fare beneficenza è un reato. Aiutare i poveri non si può. Il panettiere dal cuore d’oro aveva effettivamente violato le norme emanate dal Governo proprio in materia di Coronavirus. Però lo aveva fatto in fin di bene. Panificare per la Protezione Civile, per la Caritas, per le associazioni. La panetteria doveva stare chiusa. Ora resterà chiusa e lui sarà processato. Il panettiere non si è pentito di ciò che ha fatto e lo rifarebbe. Sapeva fare solamente il pane e pane faceva e lo dava alle Associazioni benefiche e a chi in questi giorni non ha più nulla. Un esempio non da condannare e sanzionare, ma da imitare. Ma purtroppo oggi i cuori della gente si sono induriti e hanno dimenticato il significato delle parole solidarietà e beneficenza.

DSC 7161Amici, non è una fake news. Possiamo andare al mare nel mese di luglio ed agosto. Sì, possiamo andarci, però chiusi in un box in plexiglass. Siamo davvero impazziti. Come ci siamo ridotti. Due mesi di clausura hanno sconvolto la nostra vita e il nostro cervello. La notizia è vera ed è apparsa su tutti i giornali. Sì, si potrà andare al mare la prossima estate in piena epidemia di coronavirus però bisognerà costruire intorno all’ombrellone un box in plexiglass, così da evitare i contatti con i vicini. Purtroppo tra le proposte ufficiali per far ripartire il turismo spicca l’idea di un’azienda del modenese “La Nuova Neon Group 2” che ha proposto i box in plexiglass. Ma davvero è una cosa fattibile? E poi quando il mare è in burrasca e il vento soffia impetuoso il box andrebbe all’aria e oltretutto sarebbe pericolosissimo per i bagnanti. Ipotesi, dunque, da scartare. Se si vuole davvero salvare la stagione balneare bisogna pensare a cose serie. Nel frattempo facciamoci una sonora risata. Al mare non c’è bisogno di box o di gabbie per proteggerci dal virus. La naturale ventilazione e il sole caldo disperdono subito le particelle in sospensione. Il virus in queste condizioni resiste ben poco. Dunque, questa idea assurda del box in plexiglass oltre ad essere controproducente è anche orrenda, stupida e ridicola. La gente preferirebbe stare in cortile in costume da bagno accanto ad una bagnarola di plastica o prendere il sole su una sdraio sul balcone di casa piuttosto che ingabbiato come un pollo con la temperatura di oltre 40 gradi centigradi. Smettiamola di dare ascolto a simili stronzate. Io verrò anche quest’estate in Amantea a fare i bagni come ho sempre fatto però tenendomi a due metri di distanza dagli amici di sempre. Abbiamo una spiaggia meravigliosa e molto ampia, quindi ci sarà posto per tutti.

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babboRestate a casa. Lo ha ribadito finanche Ursula von der Leyen Commissario UE. Secondo lei gli anziani dovranno limitare a lungo i propri contatti, dovranno restare isolati, quasi sicuramente fino a dicembre. Ma è giusto che solo i vecchi dovranno stare chiusi in casa? Da qualche giorno mi frulla nella testa la canzoncina di Jannacci “Vengo anch’io? No, tu no”. Penso e ripenso a quel che sta succedendo in Italia e nel mondo a causa del coronavirus e la canzoncina mi ritorna in mente e sottovoce canto il ritornello: Vengo anch’io? No, tu no. E perché io no? Vengo anch’io a fare la spesa? No, tu no. Vengo anch’io a fare una passeggiatina? N. tu no. Vengo anch’io a buttare la spazzatura? No, tu no. Vengo anch’io a portare il piccolino a passeggio? No, tu no. E nemmeno a far fare la pipì al cagnolino alla villa comunale? No, tu no. Ma perché? Perché sono vecchio e dovrò stare chiuso in casa. Appartengo a quella categoria di persone più esposta al contagio da Covid 19 e quindi devo evitare il più possibile i contatti con altre persone. Ma spero che questa canzoncina e questo ritornello smettano presto di ronzarmi in testa. Anch’io vorrei comportarmi come gli altri, fare le cose che fanno gli altri, uscire come fanno gli altri. Sono però respinto. Non perché non ho l’età come cantava la Cinguetti, ma perché quell’età l’ho superata da parecchio tempo. E quando uno è vecchio non serve più. Deve stare a casa. Per lui non c’è posto neppure al suo funerale. E le immagini dei camion militari che, in colonna come un corteo funebre, hanno lasciato Bergamo con le bare a bordo hanno fatto immediatamente il giro del mondo e sono ancora impresse nella mia mente e che mi hanno sconvolto. E vedere poi i cadaveri seppelliti nella nuda terra in fosse comuni nella città di New York è per tutti una cosa normale? Questo maledetto virus ha tirato un brutto scherzo a noi anziani. L’ultimo refolo della nostra giovinezza se l’è portato via e con esso anche i nostri ricordi, le nostre emozioni e le fievole illusioni giovanili. Devo restare a casa. Dopo aver ascoltato le nuove misure per combattere il coronavirus mi sono sentito in colpa. Tutto ad un tratto sono diventato un untore, uno che contribuisce a diffondere il virus come gli untori ai tempi della peste descritta dal Manzoni. Ma poi mi sono svegliato e mi sono ritrovato lungo vie illuminate, lungo Via Margherita, davanti al Bar e Totonno e Minichella, in Piazza Capuccini, alla Villa Comunale, in Piazza Commercio, al lungo mare, nella Pizzeria “Il Sombrero” con alcuni amici, a girare senza una meta. Ho rivisto piazze, vie, quartieri che da settimane mi sono state negate. Ho rivisto il Mare di Amantea, le barche, la spiaggia, il Lido Azzurro, tutto era meraviglioso.

uccelloIn occasione della Santa Pasqua di quest’anno vi voglio riproporre un articolo pubblicato il 13 agosto 2018. Spero che sia di vostro gradimento.

Una mamma inglese 4 anni fa ha perso un figlio giovanissimo malato di tumore al cervello e spesso si reca al cimitero per depositare alcuni fiori sulla sua tomba e recitare alcune preghiere.

Passava giorni interi a piangere davanti alla sua tomba.

Direte: Che c’è di strano? Nulla.

E’ consuetudine che molti di noi spesso ci rechiamo al cimitero a salutare parenti ed amici scomparsi, ai quali abbiamo voluto bene.

Però a questa mamma sconsolata ed afflitta per la perdita del figlio giovane è. capitato qualcosa di strano, di eccezionale.

Ogni qual volta si reca al cimitero un pettirosso si avvicina e le fa compagnia, le sta accanto.

Prima si è posato sul piede della signora , poi sulle sue mani, guardandola fisso negli occhi.

La signora lo ha filmato con il suo cellulare.

E’ scoppiata a piangere. “Ecco il segno che aspettavo da Jack”, così si chiamava il figlio morto.

Lo ha postato su facebook che ha avuto fino ad oggi milioni di visitatori.

La signora ha interpretato questo particolarissimo incontro come un piccolo segno d’amore e della presenza del figlio, capace di andare ben oltre la morte.

E’ un segno dal cielo?

Sono tante le storie, le leggende, i simboli legati a questo minuscolo uccellino che oggi si vede in giro sempre meno dalle nostre parti.

Il pettirosso è il simbolo della vita che sopravvive anche nel freddo dell’inverno e forse per questo che da sempre ha emozionato l’uomo.

Ci è stato raccontato che fu questo piccolo uccellino che impietositosi strappò dalla testa del Cristo morente sulla Croce una spina che le causava tanto dolore.

Una goccia di sangue macchiò il suo petto.

Da allora il petto dell’uccellino è diventato rosso vivo. Gesù, morente sulla Croce, per ringraziarlo, decise di lasciargli quel segno rosso.

Una vecchia tradizione popolare poi ci dice che se vediamo un pettirosso dietro una finestra chiusa significa che l’inverno con freddo e neve è imminente.

Per i cristiani è il pettirosso che accompagna le anime nel regno dei morti.

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solitudineUn uomo anziano che da più di un mese viveva chiuso in casa e non potendo più vedere, accarezzare, baciare, abbracciare il suo nipotino che amava tanto, si è tolta la vita buttandosi giù dal suo balcone di casa. Si sentiva solo al mondo e così l’ha fatta finita. Non poteva uscire. Non poteva comunicare con nessuno, nemmeno con i suoi affetti più cari. I giorni che si susseguivano ad un ritmo frenetico, sempre gli stessi. I rapporti con gli altri, anche con i vicini di casa, completamente scomparsi, neppure poter scambiare due parole con i vecchi amici in piazza o fare una partita a carte nel circolo del quartiere. E allora, poiché la solitudine della quarantena a causa del coronavirus per lui era diventata insopportabile, si è tolta la vita. Ha spiegato la sua drammatica decisione in un biglietto scritto a mano. Tutti in queste ultime settimane, giornali quotidiani, riviste, talk show, esperti, virologi, politici, politologi hanno parlato fino alla noia del numero dei contagi, dei morti, della crisi economica, della Germania e dell’Olanda che non vogliono gli eurobods, delle industrie piccole e grandi che sono in crisi, delle tantissime persone che hanno perso il posto di lavoro, delle persone che non hanno più nulla da mangiare perché i frigoriferi sono completamente vuoti, ma del dramma degli anziani nessuno se ne è interessato. Della loro solitudine neppure una paginetta sui giornali. Eppure in Italia vivono milioni di anziani, molti sono rinchiusi nelle case di riposo, altri vivono nelle loro case da soli, a volte abbandonati dai propri familiari. La tragedia che vi sto raccontando si è consumata a Savona, una città della Liguria e, come avete potuto constatare, è una storia molto drammatica. A questo vecchietto non mancava proprio nulla. Aveva una casa, aveva da mangiare, era autonomo. Ha resistito per più di un mese, poi è crollato. Stremato dalla solitudine imposta dalla quarantena ha compiuto questo tragico gesto. Nel biglietto che ha lasciato c’era scritto:- Non riesco a vedere il mio nipotino. Non riesco a vivere così-. Nell’ultimo mese, purtroppo, in Italia e nel mondo si sono registrati diversi casi di persone che hanno deciso di togliersi la vita.

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Parroco-processioneA Rocca Imperiale in provincia di Cosenza un sacerdote, don Domenico Cirigliano, di anni 76, vestito con i paramenti sacri e con la mascherina in bocca portava la Croce di Cristo in processione per le vie del paese ed è stato multato. Portare Cristo in processione in questi giorni di privazioni e di divieti non rientra tra le varie situazioni di necessità concernenti le limitazioni alle possibilità di spostamento delle persone fisiche all’interno del territorio. Non c’erano motivi di salute, non c’era una situazione di necessità, non c’erano esigenze lavorative, e allora i Carabinieri della locale Stazione lo hanno fermato e ai sensi dell’Art. 4 del decreto legge 25 marzo 2020 n.9 lo hanno multato e gli hanno intimato di far ritorno in parrocchia. E meno male che non gli hanno sequestrato i paramenti sacri e la Croce. Ma il Sacerdote era solo. Non c’era nessun assembramento. I fedeli erano chiusi in casa e dalle finestre e dai balconi seguivano la processione del solo sacerdote che percorreva salmodiando e recitando il Santo Rosario le vie del paese. Poiché ai parrocchiani è vietato andare in chiesa e assistere alle funzioni religiose, il sacerdote, per non far sentire la lontananza di Cristo, l’ha portato in processione come ogni anno in quello stesso giorno si faceva da secoli. Il fatto è davvero accaduto alcuni giorni fa e ha suscitato sdegno e rabbia fra gli abitanti dell’antico borgo. C’è da dire, però, che il parroco ha agito da solo, ha fatto di testa sua, senza chiedere il permesso all’autorità del luogo, senza alcuna autorizzazione, violando le misure di sicurezza e di contenimento del contagio emanate dal Governo e pubblicizzate dalle varie reti televisive, dai giornali e dai mass media e dalle macchine del Comune e delle Forze dell’Ordine che giorno e notte girano per le strade invitando la gente a non uscire di casa. Per aver violato l’Art. 495 c.p. è stato dunque multato di 400 euro. E’ una bella somma. Ma forse i Carabinieri, lisci al proprio dovere di fedeli servitori dello Stato, hanno esagerato un po’. Invece di multarlo potevano invitare il sacerdote a far ritorno in parrocchia e depositare il Cristo nella propria nicchia. Se hanno multato il sacerdote applicando alla lettera la Legge allora dovrebbero multare pure tutti gli operatori ecologici che ogni giorno lasciano le proprie abitazioni e si recano nelle strade per fare il loro lavoro. Indossava la tunica bianca, indossava la stola. Forse se avesse avuto le scarpette da ginnastica e se avesse indossato una bella tuta firmata e avesse fatto jogging per le strade non l’avrebbero neppure fermato. Lo avrebbero ignorato. Ma faceva il prete, non faceva ginnastica. Faceva il proprio dovere anche se non autorizzato. A chi porta i propri figli a passeggio, a chi porta i propri cani a fare la pipì nei pubblici giardini, a chi va a fare la spesa, a chi va in farmacia a prendere le medicine tutto è permesso, non li ferma nessuno. A chi porta Cristo in Croce per le vie dei nostri paesi non è permesso. Violano le leggi e le leggi bisogna rispettarle e applicarle. Ma questa volta, per carità, non voglio minimamente criticare i Carabinieri, hanno fatto il loro dovere, hanno però un pochino pochino esagerato. Cose da pazzi! direbbe Cetto La Qualunque.

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Cesto canna comuneLe piazze e le strade di Napoli sono vuote. Non ci sono scugnizzi che giocano e si rincorrono nelle strade tra le bancarelle dei venditori occasionali. Non si odono le grida dei venditori. Tutti se ne stanno chiusi in casa per non prendere il contagio coronavirus. Molti hanno perso il lavoro e non hanno più nulla da mangiare. I frigoriferi sono vuoti. I bambini più piccoli piangono. Hanno fame. E le mamme piangono con loro perché non possono soddisfare i loro bisogni. Mamma ho fame, dammi un po’ di pane. Ma pane nella credenza non ce n’è. Mi sovviene la poesia di Francesco Pastonchi “Il Pane”. Ricordi di scuola. “ Pane ti spezzan gli umili ogni giorno / lieti se già non manchi alla dispensa. E i bambini non possono essere lieti, sono tristi, perché il pane manca, la dispensa è vuota. Allora sono venute in aiuto alcune persone che hanno un cuore grande. Da un palazzo di Via Santa Chiara, nel quartiere storico di Napoli, calano “Un panaru” con una scritta. “Chi ha metta. Chi non ha prenda”. E’ una celebre frase di un medico napoletano divenuto poi santo Giuseppe Moscati che ha dedicato tutta la sua esistenza all’assistenza dei poveri. E così la gente che passa vede il paniere, legge la scritta e mette di tutto dentro il “panaru”: pasta, caffè, zucchero, farina, biscotti, pelati, pane. Ma gli inventori del “Paniere solidale” hanno fatto altre cose per venire incontro ai bisogni della povera gente. Si son messi a cucinare, calano “”il panaru” dal balcone col pranzo pronto per i più indigenti del quartiere e anche dei quartieri vicini. E hanno invitato la gente degli altri quartieri a fare quello che loro fanno, perché la gente bisognosa è in continuo aumentano e da soli non riescono a soddisfarla. Hanno risposto in molti e la mobilitazione si è sparsa in tutti i quartieri. La gente napoletana ha risposto all’invito pronta ad aiutare le famiglie in difficoltà durante l’emergenza coronavirus. E in altri quartieri la gente ha messo un tavolo davanti ai portoni d’ingresso dove è possibile lasciare alimentari e altri generi di conforto. Che bella iniziativa! Sulo a Napule ‘o sanno fa. Non sanno fare solamente il caffè, il babà, le sfogliatelle, la pizza, la pastiera e gli strufoli e nisciunu se spiega pecché. Quando si tratta di aiutare le persone in difficoltà i napoletani non si girano dall’altra parte, mai.

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papa bergoglio telefonoL’altro giorno una signora di Latina era a casa con i suoi tre figli. Pochi giorni prima aveva perso il marito impiegato dell’INPS colpito dal coronavirus. Squilla il telefono. Pronto! Chi parla? Pronto signora, sono Papa Francesco. All’inizio la signora ha pensato ad uno scherzo di cattivo gusto. Possibile, il Santo Papa telefona ad una povera vedova che non ha mai conosciuto. Non è possibile, non è lui. Con tante cose che ha da fare non potrà mai interessarsi di una vedova che ha perso il marito. Poi la signora ha riconosciuto che quella voce era davvero di Papa Francesco e dopo lo shock iniziale ha incominciato a dialogare col Santo Padre. Un’altra telefonata di Papa Francesco ad una vedova colpita da un lutto insostenibile. Il Papa ha voluto abbracciare questa donna distrutta dal dolore, forse non ha potuto nemmeno dare l’ultimo addio al marito che amava tanto, forse nemmeno ha potuto avere l’estrema unzione ed un funerale. Il Papa le ha detto che prega per il marito scomparso, per lei e per i suoi tre figli rimasti orfani. Alla fine le ha chiesto, come del resto fa con tutti, di pregare anche per lui e di confidare in Dio. Dio è sempre vicino alle vedove e a coloro che soffrono. Le telefonate del Santo Padre alle vedove, alle donne violentate, alle donne che soffrono ormai sono delle caratteristiche del suo pontificato. Bergoglio le chiama e le vuole abbracciare come del resto faceva Gesù. Parla loro, con la semplicità che lo contraddistingue e vuole essere d’esempio e stare vicino alla gente che soffre, che piange, che si dispera.

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protezionecivileSiamo in piena emergenza causa Covid 19 e Domenico Pallara si è dimesso da Capo della Protezione Civile della Calabria. Pallara dopo aver partecipato alla trasmissione televisiva della RAI “report” è stato costretto a rassegnare le dimissioni. In quella trasmissione aveva rilasciato una intervista alquanto imbarazzante. Aveva affermato di non conoscere i ventilatori polmonari, utilizzati in questi giorni difficili e di emergenza negli ospedali. I Ventilatori sono indispensabili perché mantengono in vita le persone affette da Covid 19. Sono subito scoppiate delle polemiche e molti hanno chiesto le sue dimissioni dell’alto e prestigioso incarico, perché la Regione Calabria non potrebbe affrontare una emergenza sanitaria avendo la vertice della Protezione Civile una persona incompetente. E le dimissioni sono subito arrivate. E’ stato lui stesso ad annunciarle durante la trasmissione televisiva regionale “Articol 21” condotta da Lino Polimeni. Le dimissioni sono state subito accettate dal Governatore della Calabria On. Jole Santelli il quale ha già nominato il sostituto in via provvisoria, in attesa della nomina definitiva attraverso una procedura selettiva. Speriamo che sia una persona seria, competente, capace e che possa affrontare le difficoltà e una eventuale emergenza sanitaria che probabilmente si presenteranno fra non molto, come si sono presentate del resto in Nord Italia.

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