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Se guardiamo intorno alla nostra città vediamo uno scenario drammatico.

L’intera Italia è stata ed è flagellata dal maltempo

L’acqua alta a Venezia ha fatto danni incredibili

E dappertutto allagamenti di sottopassi ,scantinati, strade e piazze, smottamenti e piccole frane, valanghe di fango e di sassi, alberi caduti o pericolanti,

 

 

 

strade interrotte, tegole che volano, torrenti che straripano, fiumi a rischio di esondazione, lungomari distrutti dai marosi , campi allagati e colture distrutte, reti idriche e fognarie distrutte.

Amantea è stata una sola isola felice che speriamo resti tale nel tempo

Qualche sasso è caduto sulla SS18 in località San Giuseppe, qualche sasso dal costone di Coreca e poco altro.

 

nutrizionista“Sono appena venuto a conoscenza del fatto che è stato tolto l’incarico al nutrizionista del Poliambulatorio e che il servizio in questo momento risulta sospeso. Una decisione non accettabile che crea disagio ai pazienti ed in particolare a coloro i quali necessitano di nutrizione perenterale. In merito mi sono già sentito con la Direttrice del Distretto sanitario, la dott.ssa Angela Riccetti, che sta formulando formale richiesta di revoca di tale assurda decisione. Chiedo anche io al Direttore generale facente funzioni dell’Azienda sanitaria provinciale di Cosenza, la dott.ssa Pellegrini, di creare le condizioni per far ripartire nel più breve tempo possibile un servizio prezioso”

Enzo Giacco

Consigliere delegato al Poliambulatorio

Pubblicato in Primo Piano

Quindici anni fa ed esattamente il 30 marzo 2004 il governo Berlusconi , presidente Ciampi, istituì il Giorno del Ricordo per le vittime delle foibe e dell'esodo degli istriani, fiumani e dalmati.

I massacri delle foibe sono stati degli eccidi ai danni della popolazione italiana

della Venezia Giulia e della Dalmazia, avvenuti durante la seconda guerra mondiale e nell'immediato secondo dopoguerra (1943-1945), da parte dei partigiani jugoslavi e dell'OZNA.

Il nome deriva dai grandi inghiottitoi carsici dove furono gettati molti dei corpi delle vittime, che nella Venezia Giulia sono chiamati "foibe".

Al massacro delle foibe seguì l'esodo giuliano dalmata, ovvero l'emigrazione forzata della maggioranza dei cittadini di etnia e di lingua italiana dalla Venezia Giulia e dalla Dalmazia, territori del Regno d'Italia prima occupati dall'Esercito Popolare di Liberazione della Jugoslavia del maresciallo Josip Broz Tito e successivamente annessi dalla Jugoslavia. Si stima che i giuliani, i fiumani e i dalmati italiani che emigrarono dalle loro terre di origine ammontino a un numero compreso tra le 250.000 e le 350.000 persone.

Di quel tragico periodo il Presidente della repubblica Giorgio Napolitano in occasione della celebrazione del "Giorno del ricordo" in Roma, il 10 febbraio 2007 disse “...già nello scatenarsi della prima ondata di cieca violenza in quelle terre, nell'autunno del 1943, si intrecciarono "giustizialismo sommario e tumultuoso, parossismo nazionalista, rivalse sociali e un disegno di sradicamento" della presenza italiana da quella che era, e cessò di essere, la Venezia Giulia. Vi fu dunque un moto di odio e di furia sanguinaria, e un disegno annessionistico slavo, che prevalse innanzitutto nel Trattato di pace del 1947, e che assunse i sinistri contorni di una "pulizia etnica".»

Ed ecco cosa ha detto Mattarella nel 2015 in occasione della cerimonia ufficiale tenutasi presso la Camera dei deputati :«Per troppo tempo le sofferenze patite dagli italiani giuliano-dalmati con la tragedia delle foibe e dell'esodo hanno costituito una pagina strappata nel libro della nostra storia. Il Parlamento con decisione largamente condivisa ha contribuito a sanare una ferita profonda nella memoria e nella coscienza nazionale. Oggi la comune casa europea permette a popoli diversi di sentirsi parte di un unico destino di fratellanza e di pace. Un orizzonte di speranza nel quale non c'è posto per l'estremismo nazionalista, gli odi razziali e le pulizie etniche.»

In quella occasione il presidente della Camera Laura Boldrini, affermò: «Quando nel marzo del 2004 prima la Camera e poi il Senato approvarono a larghissima maggioranza la legge 92 che istituiva la "giornata del ricordo", il Parlamento realizzava uno dei suoi atti più elevati e significativi, colmando, finalmente, un debito di riconoscenza verso la memoria delle migliaia di italiani che rimasero vittime di una violenza cieca e brutale. Il Novecento non è stato soltanto lutti e tragedie. È stato anche il secolo in cui tanti popoli si sono liberati dal colonialismo, in cui si sono affermati e diffusi diritti sociali e civili, in cui hanno fatto irruzione in tutto il mondo da protagonisti i movimenti delle donne e giovanili. Ma hanno pesato come un macigno sulla vita di milioni di persone le due guerre mondiali, la ferocia delle dittature, le contrapposizioni ideologiche della guerra fredda. A pagare per tutto questo, insieme a milioni di esseri umani, ci sono stati anche i principi di verità e di giustizia. Sulle foibe, in particolare, è calato un muro di silenzio. Si è voluto nascondere e si è preferito non parlare. Perché questa scelta? Lo ha spiegato bene l'allora Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che tanto si è impegnato nel dare valore alle celebrazioni del 10 febbraio, nel suo discorso del 2007 Disse allora Giorgio Napolitano che dobbiamo assumerci la responsabilità di "aver negato, o teso ad ignorare, la verità per pregiudiziali ideologiche e cecità politica, e dell'averla rimossa per calcoli diplomatici e convenienze internazionali". Pregiudiziali ideologiche insieme a calcoli diplomatici. Ecco che cosa ha impedito che si parlasse delle foibe e dell'esodo cui furono costrette tante famiglie di italiani, in quella che è stata definita una vera e propria "pulizia etnica" - una definizione che è un altro macigno - perpetrata dalle autorità Jugoslave.»

Almomento prende piede un blasfemo e vergognoso movimento negazionista sorretto dall’Anpi( vedi post negazionista dell'Anpi di Rovigo) e vedi anche il logo dell'associazione presente sulla locandina del convegno revisionista "Foibe e Fascismo 2019", la "Quattordicesima edizione della contromanifestazione cittadina in occasione del 'Giorno del Ricordo'" in programma il 10 febbraio alle 10.30 al Cinema Astra di Parma. Con l'Anpi ci sono anche l'Anppia, l'associazione nazionale perseguitati politici italiani antifascisti, e il Comitato antifascista antimperialista e per la memoria storica a patrocinare l'evento, che vede gli interventi di alcuni storici già finiti al centro delle polemiche per le loro posizioni revisioniste”.

Ahimè la verità non è quella storica ma quella diffusa dalla “politica” sinistrorsa”

Ad Amantea qualcuno celebrerà anche le foibe?

Crediamo di no, ma se dovesse verificarsi ne riparleremo.

Esule con tricolore

Estrazione corpi dalla foibe( vedi maschere a gas)

Pubblicato in Primo Piano

Filippo Vita prim’ancora che un brillante architetto è sicuramente un amanteano attento ed intelligente.

In questo suo articolo affronta il principale problema di Amantea e coglie il centro del bersaglio.

E lo fa descrivendo quella Amantea che, per ragioni difficili da spiegare per iscritto, è stata il sogno della Cosenza degli anni sessanta e seguenti diventando “La perla del Tirreno, una verità che poi è diventata una pia illusione, tanto che oggi nemmeno si coglie…….

Filippo ci prova con questo articolo :

“Il caso COSENZA. Implicazioni e conseguenze sull’economia Nepetina.

In realtà il resto del comprensorio da anni ha conosciuto un’evoluzione concertata o forse casuale tra pubblico e privato che ha corroso in modo inarrestabile la rendita di posizione su cui per decenni ha vissuto e prosperato Amantea.

Il sindaco di Cosenza, che io non conosco, non ho mai votato, ma voterò, ha in brevissimo tempo dato esempio di amministrazione urbanistica straordinaria per una città del sud.

A dispetto di critiche da persone che sono in politica da 40 anni e non hanno lasciato nel territorio una sola opera degna di tale nome.

Per ricordare esempi significativi occorre risalire, come ho più volte ribadito, alle opere ed idee dei VECCHI socialisti Mancini e Principe.

Del Pci manco una merda di cane.

Occhiuto ha proiettato Cosenza al futuro con idee e tecnologie degne dei grandi capoluoghi europei ,forse con la fortuna di operare in un ambiente provinciale dove giocava Messi contro Stefano Chiodi.

Cosenza che sicuramente non possiede fondazioni Medicee comincia a farci sognare.

Le prostitute libiche che trattano inconcludenti barricate su una materia che è sempre esistita ma loro non sono mai riusciti a modellare, e che attraverso diverso modo di plasmare credo possa diventare una delle città più affascinanti del sud.

Un processo ormai irreversibile che ha provocato la magnetizzazione del polo.

Di cui io come Calabrese vado fiero.

Una città impregnata di cultura.

Leggo ogni tanto note di persone cresciute ed accomodate con stipendiucci in sedi (diciamo così) di partito.

Che si consentono, senza dignità alcuna di apostrofare, con arroganza gli avversari di analfabetismo funzionale.

Quando lavoravo nella Lega nazionale delle cooperative era di moda un altro termine “sinergie” nessuno sapeva esattamente cosa fosse ma se non lo citavi eri uno sventurato.

Come questi attuali che non hanno mai toccato un attrezzo di lavoro.

Ed ormai è finita. Ma torniamo al tema .

Ed il tema purtroppo per la provincia si Cosenza è l’inevitabile attrazione del capoluogo a scapito di realtà che non si sono adeguate ai tempi.

Che vedrà scemare, diluire, la nostra struttura economica basata sul commercio.

La prossima nota riguarderà le contromisure ed una critica feroce non all’amministrazione comunale che non ne ha alcun bisogno”.

Filippo Vita

Pubblicato in Politica

arrestoStamattina, appena alzato, ho appreso da alcuni amici che la nobile e a noi tanto cara città di Amantea è, ancora una volta, catapultata nelle prime pagine dei giornali regionali.

 

 

Addirittura il telegiornale nazionale delle 13,30 RAI 1 ha dato notizia che l’ex consigliere regionale Franco La Rupa e il consigliere comunale Marcello Socievole appena eletto consigliere nella tornata elettorale dell’11 giugno scorso sono stati arrestati.

 

E immediatamente mi son venuti alla mente un bel film del 1950 con Raf Vallone e Lucia Bosè.- Non c’è pace tra gli ulivi – e il libro “I Malavoglia” di Giovanni Verga.

La notizia, come del resto tutte le brutte notizie, si è diffusa dappertutto in un baleno.

I due personaggi arrestati sono da tutti conosciuti e quindi ha suscitato un certo scalpore. E sotto gli ombrelloni, questa mattina, non si faceva altro che parlare della bomba ad orologeria che ancora una volta si è abbattuta sulla città che appena un mese fa aveva rinnovato il suo consiglio comunale e eletto a gran maggioranza il Sindaco Mario Pizzini, che fino a prova contraria è estraneo ai fatti contestati agli indagati.

 

Ed ora tutti a chiedersi: Mario che farà? Si dimetterà?

Il consigliere del Movimento 5 Stelle la sig.ra Menichini, candidata e sconfitta alle ultime elezioni amministrative, ha chiesto ufficialmente su Facebook le dimissioni del Sindaco perché Marcello Socievole è un consigliere comunale e fa parte della maggioranza che governa attualmente la città.

 

 

Ma di grazia cosa centra il Sindaco. E’ stato iscritto nel registro degli indagati?

Ha commesso qualche reato? No. E allora perché dovrebbe dimettersi, per fare piacere all’opposizione e darle ancora una volta la possibilità di partecipare alle elezioni sperando che questa volta gli elettori di Amantea, ritenendo colpevole l’attuale Giunta e l’attuale maggioranza dei reati contestati agli imputati, sceglierebbero la Sig.ra Menichini nuovo Sindaco ribaltando il risultato dell’11 giugno scorso.

Dei reati contestati dagli inquirenti a La Rupa e a Socievole dovranno rispondere solo e soltanto loro. Fino a prova contraria il Sindaco non è implicato in questa triste faccenda e quindi deve restare al suo posto perché democraticamente eletto. E poi affidare la città ancora una volta e ad appena un mese ad un nuovo commissario prefettizio sarebbe l’inizio della fine, una sciagura immensa, con risvolti politici amministrativi incalcolabili.

 

Gli arresti di stamattina hanno destato un certo scalpore fino ad un certo punto anche perché per Franco La Rupa quello di oggi non è il primo episodio eclatante, coinvolto in alcune inchieste in passato e poi clamorosamente assolto dalle pesanti accuse.

Ecco perché questa ennesima bufera giudiziaria mi riporta alla mente il film e il libro menzionato.

Non c’è pace in Amantea e ad albero caduto accetta, accetta.

Com’era ampiamente prevedibile senza aspettare il giudizio finale della Magistratura tutti a chiedere la condanna degli imputati e la testa del Sindaco.

Allora è vero quello che ha scritto il Verga:- Ad albero caduto ci vuole, come si suol dire, una bella “gaccia”.

Cosa succederà alla Giunta Pizzino passata la bufera, si è domandato Tirreno News. Nulla succederà. Noi continueremo a fare regolarmente i bagni perché in questi giorni l’acqua del mare è limpidissima e la sera guarderemo la televisione come del resto fanno tutti.

Ed i cari amici della cartolibreria Campaiola che con cura avevano preparato la festa del 21 luglio potranno scendere in piazza a fare baldoria e a divertirsi perché “ciuoti” ce ne siamo ancora tanti in circolazione.

 

Riprendiamo il nostro normale lavoro e le nostre normali abitudini.

Fra giorni calerà il silenzio su questa triste vicenda e nessuno ne parlerà e nessuno vorrà dire il perché sia potuto accadere questa tragedia.

Il tempo cancellerà ogni cosa. Ed ora possiamo andare al bar a sorbirci un buon cynar contro il logorio della vita moderna. Salute!

Pubblicato in Calabria

padellaDa una analisi dei siti politici realizzati finora, emerge la persistenza di un modello di comunicazione verticale ed unidirezionale, che nei siti istituzionali si affianca ad una limitata utilizzazione delle potenzialità della rete per fornire servizi effettivi ai cittadini. Se è vero che le tecnologie sono un agente di trasformazione radicale degli assetti sociali, allora, dobbiamo aspettarci grandi trasformazioni nella forma stessa della democrazia attuale. Ma quale tipo di democrazia sarà questa democrazia virtuale futura? Quello che si intravvede è una democrazia virtuale che sta per rivelarsi in tutta la sua pericolosa illusione e che nasconde un nuovo e tecnologico totalitarismo? Il momento attuale ci pone di fronte a un paradosso. I primi quindici anni di questo secolo sono stati un periodo di progressi sorprendenti nel settore delle comunicazioni e delle tecnologie dell'informazione, tra cui la digitalizzazione, piattaforme video accessibili, smartphone, l’accesso a Internet per milioni di persone e molto altro. Questi cambiamenti dovrebbero essere indice di un processo di crescita, sia dell'individuo sia delle collettività, e sull'incremento della stima di sé, e dell'autodeterminazione, e dovrebbero far emergere risorse latenti che avrebbero potuto portare l'individuo ad appropriarsi consapevolmente del suo potenziale. Eppure, nonostante questi cambiamenti, nel mondo occidentale, la democrazia - un sistema politico basato sul concetto di empowerment degli individui - è in questi anni diventata paludosa. Il numero di nazioni “democratiche” oggi non è maggiore di quello che era all'inizio del secolo. Quando la polarizzazione avviene senza un consenso generalizzato sulle regole del gioco democratico, lo stesso sistema rischia l’implosione. Inoltre, gli autocrati hanno, in modo significativo incrementato il monitoraggio, vincolando, e persino bloccando le cosiddette tecnologie che dovevano essere di “liberazione”. Il capitale, è indotto da un istinto potente alla concentrazione e alla sua legittimazione. Non è affatto vero che la tecnologia digitale abbia disarticolato le gerarchia di potere e la sua concentrazione. I media restano fortemente oligopolistici, intrecciati con le élite che detengono l’autorità politica e il loro ruolo di intermediazione è ancora potentissimo. Insomma, quello della socializzazione democratica del potere comunicativo attraverso la tecnologia è nulla più di un mito accuratamente coltivato da chi attraverso una selezione dell’agenda pubblica – dove il silenzio su ciò che non si dice conta più di quello che si dice – riproduce un’egemonia ferrea sulle masse. Al facile ottimismo che in varie forme si è manifestato nelle affermazioni dei teorici della democrazia elettronica, si oppone una fitta schiera di critici le cui argomentazioni non sono prive di rilievo. Infatti la democrazia telematica, facendo a meno degli istituti della mediazione e della rappresentanza politica, potrebbe dare luogo ad un rapporto diretto tra governante e governato. La partecipazione popolare si ridurrebbe così ad una sorta di sondaggio elettronico. In parte lo è già oggi. Se poi si pensa alla grande influenza che mezzi di comunicazione hanno nella determinazione della opinione pubblica, ci rendiamo conto che la destabilizzazione dell'equilibrio tra forme e istituzioni della politica può far emergere la parte dormiente della stessa democrazia, indirizzandola verso forme pericolose di "tecno-populismo". Dalla democrazia diretta si passerebbe alla democrazia plebiscitaria, che è l'anticamera della tirannide. A volte, si possono avere idee così sbagliate che solo una persona molto intelligente può ritenerle valide.

Gigino A Pellegrini & G el Tarik

Pubblicato in Italia

sub-venetoAlle ore 15:30 di oggi venerdì 17 giugno 2016 perveniva alla sala operativa della Capitaneria di Porto di Vibo Valentia Marina una chiamata sul numero blu 1530 relativa ad un subacqueo disperso dalle ore 10:30 circa, nelle acque antistanti il litorale di Zambrone.

 

 

A segnalare il fatto è stato il padre del ragazzo, preoccupato dalle 4 ore di assenza del figlio.

Immeditata l’uscita delle Motovedette CP 808 e CP 2096 per raggiungere il punto di immersione del sub ed avviare le ricerche.
Dopo circa 30 minuti di ricerca, l’uomo è stato trovato sano e salvo dalla MV CP 808.

 

L’intervento della Guardia Costiera è stato indispensabile e provvidenziale: nella zona, in funzione delle condizioni meteo, era presente una corrente verso nord che avrebbe spinto il sub verso il largo.

Il turista condotto nel porto di Vibo Marina sulla MV CP 808 non ha subito alcun danno fisico per cui non è stato necessario ricorrere ad alcuna cura medica..

Pubblicato in Calabria

Bagno di folla per il Cosenza allo stadio “Stefano Medaglia” di Amantea.

Gli sportivi amanteani non sono mancati all’appuntamento ed hanno partecipato in massa all’in contro tenutosi sul campo nepetino.

Calorosa e colorata l’accoglienza riservata ai Lupi silani.

Vana l’attesa per La Mantia rimasto a Cosenza per seguire un percorso di recupero.

Altrettanto per Caccetta e Ciancio anche loro acciaccati.

Mancava anche Tedeschi che era febbricitante.

Pinna invece non ha giocato per u affaticamento muscolare.

La partitella è finita 4 a 0 per il Cosenza con gol di Arrighini e Guerriera nel primo tempo e giovane sedicenne Minardi e Raimondi nella ripresa.

Rinsaldati gli storici legami e i fortissimi rapporti di amicizia tra le due squadre.

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