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Amici carissimi di Tirreno News. Tutti sappiamo che per accedere alla cabina elettorale ed esercitare il diritto di voto durante le elezioni amministrative, regionali o nazionali, devi presentare al Presidente del seggio la tessera elettorale.

Depositata la scheda nell’urna dopo aver votato, il Presidente oppone sulla tessera un timbro e dice ad alta voce :- Il signor…. ha votato -.

Se non hai la tessera elettorale che il Comune ti ha rilasciato non puoi esercitare il tuo diritto al voto. La tessera elettorale, dunque, è indispensabile che può essere, in caso di perdita, rinnovata.

Tanto è vero che l’ufficio elettorale rimane sempre aperto durante le operazioni di voto.

Ma perché sono stato costretto a fare questo cappello?

Per farvi sapere una strana iniziativa presa da un sacerdote. Hai la tessera? Puoi fare la santa comunione.

Non hai la tessera?

Non puoi fare la cresima.

Volete andare in Paradiso?

Fatemi vedere la tessera a punti.

Strana Italia.

E strana iniziativa presa da un sacerdote don Angelo Fontana nella sua parrocchia di Lunate Caccivio in provincia di Como.

Per i ragazzi che frequentano la sua parrocchia è indispensabile la tessera a punti se vorranno accedere ai sacramenti. E questo vale per i genitori.

Hai la tessera?

Puoi accostarti ai sacramenti.

Non hai frequentato almeno per 2/3 le attività della parrocchia?

Non potrai neppure ricevere il sacramento della Cresima.

Questa insolita iniziativa escogitata dal Parroco ha creato parecchia agitazione e qualche sarcasmo.

I bambini, forse, l’hanno presa come un gioco.

Alla fine della Santa Messa i parrocchiani si mettono in fila e presentano al parroco una grande tessera sulla quale il curato oppone un timbro, così come alle lezioni di catechismo.

Timbro dopo timbro, chi avrà collezionato almeno i 2/3 delle presenze potrà iscriversi alla catechesi, ricevere la santa comunione, ricevere il sacramento della Cresima. Don Angelo è rimasto sorpreso per il clamore suscitato e per le valanghe di critiche ricevute da parte dei genitori dei ragazzi, ma lui difende la sua lodevole iniziativa. –

Questa tessera vuole aiutare i ragazzi ad avvicinarsi alla parrocchia attraverso il gioco.

Se qualcuno la vede come una cosa fiscale allora non andiamo da nessuna parte-.

Volete andare in Paradiso? Sì, ma con la tessera a punti.

Pubblicato in Italia

Riceviamo e pubblichiamo

“Padre Rocco Predoti dopo aver letto il mio articolo pubblicato su Tirreno News ieri 20 settembre alle ore 11,15 :- Contrordine!

Padre Giuseppe non sarà trasferito in San Pietro in Amantea - con la massima celerità alle ore 14,31 ha voluto informare tutta la comunità che a Padre Giuseppe è stato chiesto di prestare servizio a Palmi in quanto la comunità di lì necessitava un frate.

Cosa che ha accettato di buon grado-. Mistero risolto.

Ma io mi domando e dico:-Ma la comunità di San Pietro in Amantea non necessita di un frate, di un sacerdote?

Evidentemente anche nella chiesa ci sono parrocchie di Seria “A” e parrocchie di seria “B”.

Già Palmi è una cittadina, San Pietro in Amantea un paese piccolo, piccolo, e poi come avrebbe fatto padre Giuseppe a raggiungere la parrocchia se non ha la patente di guida e non possiede una macchina?

Ma non aveva accettato Padre Giuseppe di buon grado il trasferimento nella parrocchia di San Bartolomeo Apostolo di San Pietro in Amantea?

Abbiamo capito. Padre Giuseppe non verrà più a San Pietro, ha accettato una migliore sistemazione. E’ venuto meno, però, ad uno dei tre voti francescani:l’obbedienza.

E ora chi verrà a San Pietro in Amantea? Nessuno.

Ma forse io vi svelerò ancora una volta il secondo mistero.

Don Giovanni non ha lasciato la parrocchia il 15 settembre come aveva disposto l’Arcivescovo Mons. Nolé. Don Giovanni non lascerà la parrocchia neppure dopo aver celebrato il matrimonio il 22 settembre e la Santa Messa nella contrada Gallo il 29 settembre in onore di San Michele Arcangelo.

Non lascerà la parrocchia neppure dopo aver celebrato la Santa Messa del 30 settembre in Parrocchia.

Quando allora andrà via? Resterà ancora in mezzo a noi, così dicono, fino al 15 ottobre.

Ma non doveva andare in Argentina e non aveva il biglietto d’aereo in tasca? Mistero!

Valli a capire i monaci ed i preti.

Mi sa che la sua permanenza in San Pietro in Amantea durerà ancora a lungo e molti parrocchiani che gli girano intorno saranno felici e contenti.

La prorogratio sarà dal 15 settembre al 15 ottobre e poi al 15 novembre e poi al 15 dicembre e così via.

Ma se non voleva lasciare la parrocchia di San Pietro in Amantea perché non lo ha detto al Vescovo il 26 luglio quando sono uscite le nuove nomine ed i trasferimenti?

Da questa vicenda sia il Vescovo, sia i frati cappuccini di Amantea, sia il parroco di San Pietro ne sono usciti con le ossa rotte.

Hanno fatto una pessima figura. E adesso attendo altre puntuali e tempestive note.

Francesco Gagliardi”

Pubblicato in Belmonte Calabro

Quando le acque del mare sono inquinate scatta il divieto di balneazione perché possono determinare nell’uomo patologie di natura infettiva, infiammatoria, allergica e disturbi di vario genere.

 

 

 

Il divieto di balneazione è una prescrizione diretta ai bagnanti che è volta a tutelare e proteggere la loro salute, quindi non è un consiglio ma una prescrizione di legge e chi la viola subisce una sanzione pecuniaria molto rilevante.

Le multe per il mancato rispetto del divieto di balneazione possono, infatti, arrivare a superare i mille euro. State , dunque, attenti, amici miei, quando troverete dei cartelli con su scritto

“Divieto di balneazione”.

Allontanatevi dalla spiaggia e andate a fare il bagno in un altro posto.

Detto questo, ora, carissimi amici, vi voglio raccontare di un divieto di balneazione davvero curioso.

Le acque del mare non sono inquinate, tutt’altro.

Sono limpidissime.

E’ un fatto curioso e più unico che raro, avvenuto in Bretagna dove il Sindaco di una cittadina marittima, Landevennec, ha vietato ai cittadini di bagnarsi nel limpido mare non perché il mare fosse inquinato, ma per la presenza in mare di un delfino in calore il quale aveva assunto comportamenti davvero strani spaventando i bagnanti.

La scorsa settimana addirittura ha perfino sollevato una donna dall’acqua tenendola per diverso tempo sul naso.

Come tutti sappiamo i delfini sono animali molto socievoli, molto curiosi, educati e rispettosi, si avvicinano all’uomo e alle imbarcazioni e hanno tanta voglia di giocare.

Ma questa vicenda del delfino in calore che vi ho raccontato, davvero curiosa, e non solo, è tutta da ridere. Un delfino in calore o un qualsiasi altro animale se è in calore va alla ricerca di un partner della stessa specie, non di una persona.

Ma questa volta un delfino ha fatto una eccezione.

E per colpa di un delfino, star dell’intera regione, il primo cittadino si è visto costretto a emanare il divieto di balneazione, il nuoto e le immersioni.

Pubblicato in Mondo

Carissimi amici di Tirreno News. La tragedia del Raganello che ha colpito un piccolo paese arberesh della nostra provincia di Cosenza per quattro giorni ha catalizzato l’attenzione dell’opinione pubblica nazionale. Tutti gli inviati speciali delle maggiori testate televisive e dei giornali nazionali sono piombati come falchi a Civita, in questo borgo antichissimo, uno dei borghi più belli d’Italia, e hanno contribuito raccontando, a volte distorcendola, la verità della tragedia.

Ho seguito con la massima attenzione il triste evento e anche io, come del resto tutti gli italiani, sono rimasto attonito e malissimo nell’apprendere che 10 persone che con spensieratezza in un assolato giorno di agosto volevano trascorrere un giorno di vacanza in una località bellissima, affascinante, meravigliosa, hanno trovato la morte.

La maggior parte di loro erano turisti e villeggianti provenienti da altre regioni italiane che soggiornavano in luoghi di villeggiatura lungo le coste del mare Tirreno della Provincia di Cosenza. Avevano lasciato le spiagge assolate del nostro mare, avevano lasciato la combustione del traffico delle nostre strade e si erano recati a Civita, che fa parte del Parco Nazionale del Pollino, nelle Gole del Raganello, e con bambini al seguito, prendevano il sole e camminavano tranquilli nel greto del piccolo fiume dove l’acqua è bassissima e accarezza dolcemente le gambe.

Ma per una tragica fatalità del destino crudele una cascata di acqua anomala li ha travolti e 10 di loro sono morti annegati e sbattuti violentemente contro i massi del fiume.

Addirittura alcuni di loro sono stati trovati e recuperati ad oltre tre chilometri di distanza dal luogo della tragedia avvenuta a monte del Ponte del Diavolo, ora reso tristemente famoso.

Fino all’altro ieri, tanti, molti italiani ignoravano il Ponte e le Gole del Raganello.

Ignoravano le bellezze dei nostri piccoli paesi bagnati dal Mare Tirreno e dal Mare Jonio, le nostre terre ricche di foreste e di montagne, profumate dai fiori di arancio, gelsomino, ginestra e mirtillo, con chiese e castelli ricchi di storie e di leggende.

Ora tutti parlano della tragedia di Civita e fanno benissimo.

Ma io voglio ricordare Civita che ebbi il piacere di visitarla alcuni anni fa con gli amici della Provincia Cosenza non per la triste vicenda che l’ha colpita, ma per le sue bellezze naturali, per il suo paesaggio meraviglioso, per le sue casette caratteristiche, le case di Kodra, dalla curiosa forma umana; per i suoi vicoletti incantati; per i caratteristici comignoli,veri e propri capolavori artistici. Ogni casa ne esibisce uno diverso dalla forma capricciosa.

Hanno la funzione non solo di aspirare il fumo dai camini, ma anche di tenere lontano gli spiriti maligni; per la roccia maestosa ed imponente “La Timpa del Demanio” alta più di 800 metri che mi ha colpito appena entrato nel borgo; per le Gole famosissime e frequentatissime da chi vuole fare sport estremo e perché no, anche per l’antico e caratteristico ponte medievale in pietra soprannominato Ponte del Diavolo.

E poi per gli abitanti del luogo molto cordiali ed accoglienti; per i costumi che indossano; per la lingua dei loro padri che ancora parlano; per i balli e i canti caratteristici che ebbi modo di apprezzare ultimamente a Cosenza in Piazza Fera in occasione di una festa annuale dove si erano riuniti per l’occasione tutti i Comuni calabresi di lingua arberesh.

Ora la Magistratura indaga, ma cosa vuole indagare.

A chi vorrà attribuire la morte dei 10 villeggianti e amanti della natura che in un giorno di agosto hanno trovato la morte nelle Gole del Raganello?

Alle Gole del Raganello, all’acqua che si è ingrossata, alla pioggia dei giorni scorsi, all’imprudenza dei villeggianti?

O forse al Sindaco della cittadina che non ha fatto sapere il comunicato emesso dalla Protezione Civile?

La tragedia si poteva evitare si sono domandati in molti.

E’ stata una fatalità,una triste fatalità.

Contro la natura che quel giorno assolato di agosto si è manifestata con la sua forza dirompente non si poteva fare nulla. Sono stati davvero sfortunati quelli che hanno perso la vita.

Pubblicato in Calabria

Il nostro amico Francesco Gagliardi ci scrive di una pietosa storia umana

Una mamma inglese 4 anni fa ha perso un figlio giovanissimo malato di tumore al cervello e spesso si reca al cimitero per depositare alcuni fiori sulla sua tomba e recitare alcune preghiere.

Passava giorni interi a piangere davanti alla sua tomba.

Direte: Che c’è di strano? Nulla.

E’ consuetudine che molti di noi spesso ci rechiamo al cimitero a salutare parenti ed amici scomparsi, ai quali abbiamo voluto bene.

Però a questa mamma sconsolata ed afflitta per la perdita del figlio giovane è. capitato qualcosa di strano, di eccezionale.

Ogni qual volta si reca al cimitero un pettirosso si avvicina e le fa compagnia, le sta accanto.

Prima si è posato sul piede della signora , poi sulle sue mani, guardandola fisso negli occhi.

La signora lo ha filmato con il suo cellulare.

E’ scoppiata a piangere. “Ecco il segno che aspettavo da Jack”, così si chiamava il figlio morto.

Lo ha postato su facebook che ha avuto fino ad oggi milioni di visitatori.

La signora ha interpretato questo particolarissimo incontro come un piccolo segno d’amore e della presenza del figlio, capace di andare ben oltre la morte.

E’ un segno dal cielo?

Sono tante le storie, le leggende, i simboli legati a questo minuscolo uccellino che oggi si vede in giro sempre meno dalle nostre parti.

Il pettirosso è il simbolo della vita che sopravvive anche nel freddo dell’inverno e forse per questo che da sempre ha emozionato l’uomo.

Ci è stato raccontato che fu questo piccolo uccellino che impietositosi strappò dalla testa del Cristo morente sulla Croce una spina che le causava tanto dolore.

Una goccia di sangue macchiò il suo petto.

Da allora il petto dell’uccellino è diventato rosso vivo. Gesù, morente sulla Croce, per ringraziarlo, decise di lasciargli quel segno rosso.

Una vecchia tradizione popolare poi ci dice che se vediamo un pettirosso dietro una finestra chiusa significa che l’inverno con freddo e neve è imminente.

Per i cristiani è il pettirosso che accompagna le anime nel regno dei morti.

Pubblicato in Mondo

X agosto, la chiesa festeggia San Lorenzo.

Noi mortali ricordiamo questo giorno famoso perché è il giorno delle stelle cadenti.

Ma di stelle cadenti ce ne stanno tutto l’anno, solo che durante l’inverno e le altre stagioni è difficilissimo vederle.

Alziamo quindi, amici di Tirreno News, oggi 10 agosto, in questa notte magica,lo sguardo verso il cielo per assistere allo spettacolo delle stelle cadenti ed esprimiamo ad occhi chiusi dei desideri.

Si avvereranno? Non lo so di sicuro.

Io, quando ero bambino, guardando le stelle che cadevano ho espresso tantissimi desideri.

Alcuni si sono avverati, altri no.

Anche oggi ogni anno milioni di persone si organizzano e si danno appuntamento sulle spiagge, in collina, in montagna, lontani dai luoghi luminosi, per assistere come facevo io quando ero un bambino allo straordinario spettacolo delle stelle cadenti.

Ma non sono stelle che cadono ci dicono gli astronomi ed è bene precisare.

Quelle che si vedono sono uno sciame di detriti originato da una cometa che penetrando nell’atmosfera a grandissima velocità bruciano e nel cielo lasciano quella caratteristica scia.

Questo giorno del 10 agosto lo ha reso famoso un grande poeta italiano, Giovanni Pascoli, il quale per ricordare il padre Ruggero, ucciso quando ancora lui era piccolino, da una persona rimasta ignota, mentre tornava a casa della sua famiglia con il calesse portando in dono alle figlie due bambole e che ora lo aspettano invano, ha intitolato una delle sue poesie più belle proprio 10 agosto.

Il poeta paragona la morte del padre a quella di una rondine, uccisa senza motivo, mentre tornava al suo nido portando nel becco un insetto, la cena dei suoi rondinini.

Il padre portava in dono due bambole alle due figlie che lo stavano aspettando e venne ucciso, la rondine portava nel becco un insetto ai suoi rondinini che pure loro la stavano aspettando perché avevano fame e venne uccisa.

Il poeta prende spunto dalla notte di San Lorenzo quando le stelle cadono più abbondantemente e lo trasforma in un pianto del cielo che vuole ricordare ogni anno la morte del padre.

Per Giovanni Pascoli le stelle che cadono non sono altro che lacrime del cielo sulla malvagità degli uomini. San Lorenzo, io lo so perché tanto / di stelle per l’aria tranquilla/ arde e cade, perché sì gran pianto / nel concavo cielo sfavilla.

Pubblicato in Belmonte Calabro

Il 6 agosto 2018 due gravissimi incidenti stradali hanno causato morti e feriti e la violenta esplosione di un’autocisterna che trasportava liquidi infiammabili sulla A14 all’altezza di Borgo Panicale ha fatto crollare addirittura una porzione di cavalcavia dell’autostrada.

Il bilancio è stato drammatico.

Oltre 100 feriti, alcuni molto gravi per le ustioni riportate.

Coinvolti finanche 11 agenti di Polizia e Carabinieri.

Le fiamme sprigionatesi dopo una violenta esplosione hanno distrutto non solo l’autocisterna e il camion con cui si schiantata, ma anche diverse auto parcheggiate sotto il cavalcavia e danneggiato diverse abitazioni.

La forte esplosione è stata udita da tutta la città e la colonna di fumo e di fiamma che si è alzata è stata davvero impressionante.

Le cause? Dai filmati si vede chiaramente l’autocisterna che tampona un camion. L’autista non frena, va diritto contro il Tir.

Malore del conducente? Colpo di sonno? Stava parlando al cellulare? Un attentato?

Le Forze dell’Ordine indagano.

Intanto il bilancio è davvero drammatico.

Al momento si contano un centinaio di feriti,una decina molti gravi per le gravi ustioni riportate. Molte case e automobili hanno riportato gravi danni.

Una vera devastazione.

L’autostrada è stata chiusa e le ripercussioni sul traffico sono fortissime. Per ripristinare la normale viabilità, assicurano i tecnici, servirà parecchio tempo.

Già la Procura di Bologna ha aperto un’inchiesta per disastro colposo.

L’altro grave incidente si è verificato nel foggiano dove hanno perso la vita 12 extracomunitari stipati in un furgone come bestie che avevano finito di lavorare nei campi e tornavano a casa.

E’ il secondo grave incidente stradale che si è verificato in quella zona dove avevano perso la vita altri quattro braccianti, sempre nord africani.

Il furgone che trasportava i braccianti è andato a sbattere contro un camion che trasportava farinacei ed è stato violentissimo, tanto è vero che i Vigili del Fuoco hanno impiegato diverse ore per estrarre i corpi dalle lamiere contorte.

Ancora da chiarire la dinamica dell’incidente mortale.

Fatto sta che in una settimana due tragici incidenti, identici, hanno causato la morte di braccianti nord africani che dopo aver raccolto pomodori per una intera giornata e che avevano appena finito di lavorare nei campi sotto un sole cocente ritornavano a casa.

Il furgone poteva trasportare al massimo 9 persone.

Ne trasportava 12.

Ora sono scoppiate, come al solito, le polemiche e si da la caccia e la colpa al caporalato e a chi sfrutta questi poveri disgraziati che sono costretti a lavorare 12 ore al giorno per un piatto di lenticchie.

La morte sulle strade foggiane di 16 immigrati, braccianti agricoli, è un boccone molto amaro e indigesto che abbiamo dovuto trangugiare in questi primi assolati giorni di agosto.

Pubblicato in Italia

Caro Direttore. L'articolo che hai pubblicato nell'aprile dello scorso anno è di attualità.

Purtroppo sono stato accusato di aver esagerato e che non è vero che i cinghiali scorazzano per le vie del paese.

 

 

L'esistenza dei cinghiali è stato, hanno detto e scritto, una invenzione del Prof. Francesco Gagliardi.

Invenzione un corno.

I cinghiali ci sono, eccome e stanno facendo gravi danni all'agricoltura.

Forse ora qualcosa si sta muovendo.

Sono troppi e bisogna prendere severi provvedimenti.

Bisogna abbatterli e subito, domani potrebbe essere troppo tardi.

Ti prego di ripubblicare l'articolo. Con sensi di stima. Ciccio Gagliardi

Era il 04 Aprile 2017 quando postavamo la amara nota del nostro amico Francesco Gagliardi.

Ciccio scriveva che“Cinghiali indisturbati scorazzavano nelle vie di San Pietro in Amantea”

“Cinghiali grandi e piccoli da diversi anni indisturbati scorazzano per le vie e nelle piazze del centro abitato di San Pietro in Amantea.

Se il Signor Sindaco e l’Amministrazione Comunale vogliono davvero tutelare la sicurezza e l’incolumità degli abitanti del piccolo borgo dovrebbero autorizzare la caccia ai cinghiali.

So che ora la caccia è vietata, ma è preferibile avere un abitante vivo che un abitante morto.

Perché dovrete sapere, amici lettori di Tirreno News, che i cinghiali sono pericolosissimi specialmente se in compagnia dei piccoli.

In alcuni Paesi si sono verificati luttuosi episodi dove alcuni uomini intervenuti per difendere i loro giardini, i loro frutteti e i loro prodotti agricoli sono stati aggrediti e morti dopo l’aggressione del branco.

Prima che succeda qualcosa di brutto anche nel nostro paese invito il Signor Sindaco ad assumersi tutta la responsabilità.

I cinghiali scorazzano e passeggiano indisturbati, non hanno più paura di nulla, per le vie del centro e la notte circondano le case ed entrano nei giardini, negli orti, nei terreni, rovistando dappertutto facendo danni incalcolabili.

Dove passano loro la terra sembra lavorata con il trattore.

E non esagero.

Basta recarsi a Terramarina, al Vallone soprano e sottano, alle Valle, al Ponte del vallone e ognuno potrà notare lo scempio che questi animali moltiplicati a dismisura combinano.

Oltre ad essere pericolosissimi perché attaccano l’uomo sono molto dannosi all’agricoltura.

Mangiano l’uva e danneggiano le viti, distruggono le piantagioni di granturco e gli alberi da frutta specie quando sono ancora piccoli.

L’altro giorno mentre ero nel mio terreno del Vallone intento a tagliare l’erba sono stato avvicinato da un branco di cinghiali ancora in tenera età.

Ho avuto tanta paura e sono stato costretto a scappare in casa per l’incursione di un grosso cinghiale, credo che fosse la madre del branco.

Ho fatto in tempo a chiudere il cancello in ferro altrimenti sarebbe entrato nel “catoio”.

Non è dunque sufficiente segnalare il caso ai Carabinieri di Amantea, alle Guardie Provinciali e alle Guardie Forestali che ogni giorno pattugliano la zona, bisogna intervenire al più presto prima che sia troppo tardi. Finora nessuno ha fatto nulla, solo chiacchiere.

E con le sole chiacchiere non si risolvono i problemi.

Da tempo abbiamo segnalato la presenza dei cinghiali che scorazzano indisturbati nel nostro paese mettendo in serio pericolo l’incolumità dei cittadini, specialmente ora che si avvicina l’estate e il nostro antico borgo si popola con l’arrivo di tanti bambini che amano giocare all’aperto.

Per la Coldiretti, l’aumento dei danni, delle aggressioni ed anche degli incidenti mortali ad opera dei cinghiali, è il risultato della incontrollata proliferazione dei cinghiali che ha superato in Italia il milione di capi.

E non esagero e non è neppure una battuta di pessimo gusto, ora come ora, nel mio paese ci sono più cinghiali che persone.”

Pubblicato in Campora San Giovanni

Cari anziani di Tirreno News, non aprite le porte di casa a nessuno.

Ancora una volta ci dobbiamo occupare di truffa agli anziani soli i quali vengono avvicinati da una donna e con la tecnica dell’abbraccio vengono derubati.

 

 

Sfilano con mestiere gli orologi d’oro, i portafogli, le catenine e tutto quello che hanno addosso.

Sono sempre le donne le truffatrici che con una scusa banale si avvicinano all’anziano e gli chiedono l’indirizzo stradale o gli propongono con faccia tosta una prestazione sessuale.

Poi lo abbracciano, lo baciano, lo stringono forte e poi con grande abilità e destrezza gli rubano tutto. Il povero malcapitato non ci ha capito nulla.

Quindi le donne, dopo il colpo, si allontanano in fretta e qui entra in azione un complice, il quale con una macchina si allontana velocemente.

L’Arma dei Carabinieri ha organizzato numerosi incontri in diverse province italiane con gli anziani per spiegare la tecnica dell’abbraccio e altre tecniche che i ladri e i truffatori per lo più donne belle e avvenenti usano per mettere a segno le truffe.

Le tecniche più diffuse vanno oltre a quella dell’abbraccio per strada, dal finto tecnico che si presenta in casa per controllare il contatore dell’acqua,, della luce, del gas, al finto Vigile fino allo specchietto retrovisore rotto.

Il finto tecnico del gas si introduce in casa degli anziani soli fingendo che ci sia una fuga di gas e quindi la deve aggiustare. Il finto avvocato che chiede denaro per conto di un parente che ha avuto un incidente o problemi con la giustizia.

Il finto Carabiniere indossando a volte anche la divisa fa uscire di casa la vittima designata fingendo di dover fare dei controlli.

E poi abbiamo lo specchietto della macchina rotto. Il truffatore fa fermare la vittima designata,unna donna anziana al volante, e l’accusa di avergli danneggiato lo specchietto e chiede un risarcimento danni.

Cari anziani di Tirreno News, non aprite le porte di casa a nessuno.

Quando uscite di casa e siete soli lasciate a casa l’orologio e le catenine d’oro.

Prima di fare entrare sconosciuti in Casa controllate sempre la loro identità facendo una semplice telefonata agli enti incaricati che effettuano i controlli.

Non esitate di contattare il 188. E poi siete guardinghi quando camminate per le vie, non date confidenza agli sconosciuti.

Riceviamo e con vivo piacere pubblichiamo la relazione del prof Gagliardi letta in occasione del primo premio di Poesia intestato ad Ines Nervi in Carratelli orgaizzato dalla pro LoCo di San Pietro in Amantea.

 

Nata il 1904 e deceduta il 1987 in San Pietro in Amantea

San Pietro in Amantea elesse un Sindaco donna nel lontano marzo del 1946. La Sig.ra Ines fu una delle prime donne in Italia a ricoprire una carica istituzionale E così, due anni fa, la Presidenza del Consiglio ha deciso di onorare il ricordo delle prime donne italiane elette nelle elezioni amministrative del 1946 con una targa celebrativa. I rappresentanti dei Comuni sono stati invitati alla cerimonia e si sono ritrovati l’11 novembre del 2016 nella Sala Polifunzionale in Via Santa Maria a Roma. L’incontro è stato introdotto dall’allora Sottosegretario di Stato Luca Lotti. Era presente il Sen. Franco Marini, Presidente del comitato storico scientifico. Per ricordare il lungo e faticoso cammino delle donne nella conquista dei loro diritti sono intervenute la storica Patrizia Gabrieli e la direttrice di RAI cultura Silvia Calandrelli. Era stata dimenticata l’insegnante Ines Nervi in Carratelli di San Pietro in Amantea, la quale venne eletta Sindaco anche lei nel lontano 31 marzo 1946 appena dopo la fine della seconda guerra mondiale., quando votarono per la prima volta anche le donne. Ricoprì la carica di Sindaco fino alle elezioni amministrative del 1952. Non si ripresentò. Aveva capeggiato una lista della Democrazia Cristiana. Il 31 marzo rappresenta, dunque, negli annali della vita amministrativa del Comune di San Pietro in Amantea, una data storica, non solo perché a quella competizione elettorale, le prime dopo la caduta del regime fascista, parteciparono al voto per la prima volta nella storia anche le donne, ma anche perché venne eletta Sindaco una donna, sposata col Cav. Prof. Vincenzo Carratelli, madre di due figli in tenera età, maestra di ruolo nelle scuole elementari di San Pietro - Centro. Da quel giorno fatale le donne non furono più considerate solo casalinghe o lavoratrici senza voce, ma come ricorda la targa “ fautrici a pieno titolo della nuova politica italiana”. – Onorare e ricordare – ha detto l’On. Lotti –affinchè nel nostro Paese non si dimentichi cosa è stato. E cioè che quello del 1946 non fu solo il primo voto amministrativo ma che 10 donne furono subito elette. Oggi è normale che ci siano molto donne Sindaco, ma allora non era così. Per questo ricordiamo sperando che questo atto abbracci metaforicamente tutte le donne d’Italia.

Il 3 maggio 2017, però, dietro miei segnalazioni, finalmente a Montecitorio nella Sala delle donne è stato affisso un nuovo ritratto che si aggiunge a quelli delle Madri della Repubblica. Si è trattato dell’undicesima Sindaca Italiana eletta nel 1946, Ines Nervi in Carratelli, prima cittadina di un piccolo Comune della Provincia di Cosenza, San Pietro in Amantea. Il nostro amato Sindaco è stato ricordato nella Sala della Regina di Palazzo Montecitorio alla presenza del Presidente della Camera dei Deputati On. Laura Boldrini. Presente alla cerimonia anche il Sindaco del nostro Comune Gioacchino Lorelli con una delegazione municipale. La Signora Nervi è morta da diversi anni ed è seppellita nella tomba di famiglia nel cimitero di San Pietro in Amantea. Il 30 aprile dello scorso anno così scrissi in un articolo pubblicato su “Tirreno News”:- A tutt’oggi non le è stata intitolata nessuna strada. Io consiglierei, o meglio suggerirei in punta di piedi, al Sindaco e all’intero Consiglio Comunale, l’intitolazione in suo onore della Sala del Consiglio Comunale, per ricordare alle nuove generazioni il suo nome e l’azione politico amministrativa svolta-. Suggerimento accolto. Ora la Sala Consiliare è stata intitolata alla Signora Ines Nervi in Carratelli, uno dei primi Sindaci donna in Italia, maestra elementare. Così disse il Sindaco Lorelli nella seduta consiliare del 21 dicembre 2017 quando il Consiglio per alzata di mano ha deliberato di intitolare la Sala consiliare del Comune di San Pietro in Amantea a Nervi Ines caratelli:- L’Amministrazione non poteva ignorare la storia di questa donna esemplare, Sindaca di San Pietro in Amantea dal 1946 al 1952. Anni difficili davvero. Dove la volontà senza coraggio e polso fermo non sarebbe bastata. IntitolarLe l’aula consiliare, a seguito dei lavori di adeguamento sismico e ristrutturazione del palazzo municipale, costituisce, per l’Amministrazione tutta, un onore e un dovere-.

Domenica 30 aprile ancora così scrissi su “Tirreno News”.- 1946 – 2017, settantuno anni di donne che votano e che vengono elette-. Ines Nervi in Carratelli fu votata nella seconda tornata elettorale amministrativa del 24 marzo 1946. Capeggiava una lista della D.C. in contrapposizione ad una lista civica “Stella”, capeggiata dall’Avv. Ottavio Policicchio. Era la prima volta che votavano anche le donne e che avevano la possibilità di essere elette. Il Decreto N.74, Articolo 7 del 10 marzo 1946, sotto il Governo di Alcide de Gasperi, aveva sancito l’eleggibilità delle donne. Ecco cosa scrive “Il Corriere d’Informazione” del 19 marzo 1946: Per la prima volta una scheda tra le mani. Ai seggi non manca una certa emozione, tra le donne, certo, consapevoli di vivere in prima persona un traguardo storico e di avere per la prima volta la responsabilità di cittadine, sentita in modo trasversale, senza differenza di età, ceto e istruzione, come racconta Egisto Corradi, testimone del voto di un gruppo di donne ai seggi di Lodi. “Stanno in fila, nel mattino grigio e piovigginoso tutto ben in fila e composte al portone della loro sezione elettorale, in mano il certificato, il rosario e il libro delle devozioni. Sono a malapena le sette e loro, che vengono dritte dritte dalla prima messa, sono lì pigiate ad attendere. Finalmente, a voto scodellato, comunicano le loro impressioni.- Ho fatto una croce grande, grande quanto tutto il foglio-.

Al voto del 1946 c’ero anch’io. Non ho votato perché ancora non avevo compiuto 21 anni di età, ero ancora un ragazzo, però quel giorno delle votazioni me lo ricordo ancora benissimo. E ricordo anche i giorni precedenti al voto, le adunate, i comizi elettorali del Cav. Gaetano Nesi, i volantini, i manifesti e poi lo spoglio delle schede, le ansie e le preoccupazioni dei candidati, i balli e le feste in casa del Sindaco eletto e il Cav. Carratelli, coniuge del Sindaco, al pianoforte. L’elezione di un Sindaco donna nel lontano 1946 ha rappresentato per la Calabria la punta più avanzata della rinascita dell’impegno femminile nella politica comunale. Il nuovo Sindaco eletto era una donna energica, religiosa, maestra elementare di ruolo, coniugata e madre di due figli ancora in tenera età: Carolina e Saverio. Nella lunga parentesi del fascismo le sue aspirazioni sociali e politiche sono assorbite tutte dall’impegno dell’insegnamento. Figura a volte nascosta, a volte oscurata, ma sempre presente e decisiva. Il cammino di donna Ines è stato irto di ostacoli e ricchissimo di pregiudizi, ma proprio per questo la sua lotta è stata ancora più ricca di grandi traguardi e importanti vittorie. Chi scrive è stato suo alunno in quinta elementare. Non c’era ancora nel nostro paesello un edificio scolastico, perciò le aule scolastiche di allora erano ubicate in magazzini a piano terra. La nostra aula si trovava nell’allora Via Michele Bianchi ora Via del Popolo nell’abitazione della famiglia De Grazia presso il Ponte del Vallone. La signora Ines sbaragliò gli uomini, suoi avversari politici e vinse le elezioni a grandissima maggioranza. Venne eletta alla carica di Sindaco nella prima seduta consiliare del 31 marzo 1946 con 14 voti, due in più della sua stessa maggioranza consiliare. C’è da precisare che allora il Sindaco veniva eletto dai consiglieri comunali. In quella prima tornata elettorale venne eletta anche un’altra donna, molto battagliera: Fu Lucarelli Vincenzina, la nonna paterna di Periglio, Ciccio e Sergio Grassullo. Il Sindaco Nervi restò in carica fino al 1952. Realizzò alcune opere importanti: la fognatura comunale e la pavimentazione della strada principale del paese da Piazza IV Novembre a Piazzetta Margherita, dando lavoro a decine e decine di operai di San Pietro. Da allora in poi San Pietro in Amantea ha avuto soltanto Sindaci maschi. Anche il mio paese natale ha scaricato le donne come del resto hanno fatto altri comuni calabresi. Queste donne coraggiose, intelligenti, esperte, sono rimaste “corpi estranei” in un mondo politico dominato dai maschi. Amantea ha dovuto aspettare oltre 68 anni per avere per la prima volta un Sindaco donna. Non le fecero neppure terminare la consiliatura. Venne disarcionata dalla carica di Sindaco dalla sua stessa maggioranza.

San Pietro in Amantea, 29 luglio 2018 Francesco Gagliardi

Pubblicato in Basso Tirreno
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