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ahi servaAhi serva Italia, di dolore ostello, nave sanza nocchiere in gran tempesta, non donna di provincia, ma bordello. Così il sommo poeta Dante ci presentò l’Italia di allora nel sesto canto del Purgatorio. Dante lancia una vera e propria invettiva contro l’Italia del suo tempo, dilaniata da lotte intestine, nido di corruzione e di decadenza e poi contro Firenze, la città che gli ha dato i natali e che lo ha ripudiato costringendolo all’esilio. L’Italia, luogo di sofferenze, priva di un governo autorevole, in balia degli eventi, divisa in fazioni che non sa fare altro che litigare. Ma questa è l’Italia di Dante oppure l’Italia di oggi?Chiediamoci: L’Italia da allora è veramente cambiata? Macché! Non é cambiato proprio nulla. Al tempo di Dante i disaccordi erano tra Guelfi e Ghibellini, ora sono tra leghisti e movimento 5 stelle, tra destra e sinistra. L’Italia non funzionava allora, non funziona anche oggi. I nostri governanti invece di pensare a cose serie e migliorare le condizioni economiche di tanti milioni di italiani che soffrono la fame e la miseria, si preoccupano, invece, di cose futili ed insignificanti. Il Ministro degli Interni Matteo Salvini che viene lasciato dalla sua compagna Isoardi. Il papà del Ministro Di Maio che ha pagato degli operai in nero e che alcuni anni fa ha costruito nel suo giardino delle baracche. L’On. Santelli che fa gli auguri di compleanno all’ex Governatore della Calabria Scopelliti ora in carcere. Il Sindaco di Cosenza Occhiuto non doveva abbattere l’eco mostro, l’ex Jolly Hotel, perché non aveva ricevuto ancora l’autorizzazione. A Cosenza per la notte di San Silvestro chi verrà? Un cantante melodico o una pop star? Le tessere per ottenere il reddito di cittadinanza chi dovrà stamparle e a chi dovranno essere spedite? Paura per Angel Merkel: il suo aereo è dovuto atterrare per emergenza. Fabrizio Corona, l’ex re dei paparazzi, litiga con Ilary Blasi al Grande Fratello Vip. Ma alla gente comune, alla gente che non arriva alla fine del mese, a quelli che per avere un pasto caldo fanno la fila alle mense della Caritas, se ne fottono di queste cose. E poi senza parlare delle cose che non funzionano e delle follie della burocrazia. Un signore, Virginio Anselmi, si è visto arrivare una bolletta della luce di zero euro. Avete letto benissimo, amici: zero euro. O pagava al più presto, entro 25 giorni dal ricevimento della lettera raccomandata con ricevuta di ritorno, oppure gli staccavano la luce. Ma cosa doveva pagare se la bolletta era di zero euro? Ad una anziana donna, per giunta vedova da pochi giorni, è arrivata anche a lei una raccomandata dalla società elettrica che le intimava di saldare regolarmente le fatture precedenti. Secondo voi, quanto potrebbe essere l’importo dovuto? 10, 100, 1000 euro? No, l’importo dovuto era di un centesimo, o,o1 euro. Ma il colmo è che il saldo di quel centesimo sarebbe dovuto avvenire tramite bonifico bancario in una unica soluzione. Un centesimo in una unica soluzione! E dopo aver effettuato il pagamento la signora avrebbe dovuto inviare copia del bonifico via fax all’ufficio di Vinovo, altrimenti le avrebbero tagliato l’energia. Ma per un centesimo tagliate l’energia ad una signora? Dove siamo arrivati! In quale stato viviamo? Ma perché arrivino ai cittadini per lo più anziani ed indifesi simili raccomandate con quelle modalità e poi per cifre irrisorie? Possibile che gli impiegati preposti non abbiano null’altro da fare? E che dire di quel Vigile del Fuoco che per salvare un gatto cadde da un albero e si fece male? Secondo la burocrazia la colpa è del Vigile. Non doveva salvare il gatto perché non chiese aiuto. Ma un gatto, un animale, poteva chiedere aiuto? Cose dell’altro mondo. Allora aveva ragione Dante quando scrisse: Nave senza nocchiero in gran tempesta, non donna di provincia, ma bordello!.

       

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bimboAmici, ecco a voi un avvenimento curioso che ha fatto sorridere anche il Santo Padre Papa Bergoglio. Un bimbo sale sul palco della Sala Nervi durante l’udienza papale e conquista la scena. Sette mila fedeli l’altro giorno hanno partecipato all’udienza papale presso la Sala Nervi in Vaticano e sul palco c’erano il Santo Padre e alla sua destra Mons. Georg e una Guardia Svizzera sull’attenti. Improvvisamente, un vivace bambino argentino di tre anni, muto fra l’altro, è scappato all’attenzione della madre ed è salito sul palco per nulla intimorito dalla platea di migliaia di persone, né dalla presenza del Santo Padre che in quel momento stava parlando, né dalla Guardia Svizzera. Il Santo Padre e Mons. Georg si sono messi a ridere di gusto ed hanno seguito con lo sguardo il bambino che con disinvoltura correva sul palco e che poi si mise ad importunare finanche la Guardia Svizzera, attirato, forse, dai colori vivaci dell’uniforme e accarezzandogli poi la mano coperta dai bianchi guanti e poi a afferrare la lunga alabarda. Anche le migliaia di fedeli presenti all’udienza sono scoppiati a ridere davanti a questa scena davvero singolare. La madre è subito accorsa ma i suoi tentativi per fermarlo sono stati infruttuosi. Il Santo Padre si è rivolto al bambino chiedendogli un bacio e lo ha pure abbracciato. “ E’ un argentino, è indisciplinato “ così ha commentato poi Papa Francesco. “Anche se muto sa comunicare, sa esprimersi. Ma c’è una cosa di più, è libero. Tutti possiamo chiederci: sono altrettanto libero davanti a Dio? Davanti a Dio, tutti dovremmo avere la libertà di un bambino davanti a suo padre”. Il Santo Padre ha poi chiesto la grazia per il piccolo affinché possa parlare. Il piccolo, di nome Wensel, è di origine argentina, ma vive a Verona. Era presenta a Roma con la madre con la delegazione di una Onlus per l’Autismo.

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culluriCuddruriaddru, culluriellu, grispella, ditelo come vi pare, scrivetelo come vi piace, chiamatelo come vi aggrada, quale che sia la pronuncia e lo scritto, rimangono sempre le cose più belle e saporite che abbiamo mangiato. Fino a pochi anni fa le nostre mamme friggevano i cullurielli solamente durante le feste di Natale perché erano ritenuti da tutti i dolci tipici della tradizione natalizia calabrese e cosentina in particolare. Amara chilla casa can nun si fria, recita un antico proverbio. Nelle case colpite da un lutto recente durante le feste natalizie non si friggevano i cullurielli, i turdilli, le scalille e i ciccitielli. E allora era usanza mandargli i fritti natalizi in grande abbondanza, perché in questo festoso appuntamento al quale partecipavano tutti gli amici e i parenti, i vicini e i lontani, i fritti erano simboli di festa e perciò non si friggeva nelle case colpite da un lutto e che un antico proverbio, come abbiamo visto, definisce per tale motivo:- Amara chilla casa can un si fria!-. I cucullurielli erano e sono tuttora, malgrado gli usi e i costumi sono notevolmente cambiati, i dolci tipici della nostra tradizione natalizia e ogni comune ha la sua ricetta anche se per tutti gli ingredienti sono sempre gli stessi: la farina, le patate,il lievito di birra, il sale e l’olio. Ora, però, li troviamo in ogni sagra paesana durante tutto l’anno e la gente fa la fila per assaporare questo prezioso dolce a forma di ciambella. A Cosenza, lungo Corso Mazzini, la via principale della città, durante la festa della cioccolata, c’erano tre stands dove si friggevano i cullurielli e l’odore dell’olio fritto si spandeva ovunque. I cullurielli fritti dai pasticcieri di Acri erano davvero ottimi. Quindi, amici, se vi trovate in qualche sagra paesana fermatevi a gustare un paio di cullurielli anche quelli farciti con acciughe preferibilmente di Amantea. E se siete ospiti in qualche albergo di Amantea, gustate le squisite grispelle. Sono fantastiche. Una volta, quando il gas ancora non c’era, i cullurielli venivano fritti al caminetto con un treppiede di ferro comprato dagli zingari che reggeva una grande “frissura” nera su un fuoco allegro e scoppiettante. Quando l’olio era bollente si procedeva con la frittura dei cullurielli girandoli solo una volta. Bastavano pochi minuti e i cullurielli erano pronti per essere gustati. Si mangiavano caldi, freddi perdevano il sapore e l’odore. Le nostre nonne incominciavano a friggerli la Vigilia dell’Immacolata, il giorno in cui noi bambini incominciavamo a preparare il presepe. Questa antica tradizione, questo appuntamento, questo rito, grazie a Dio, in alcuni paesi è ancora rimasto. Era un momento di condivisione in famiglia e tra amici. Ma ora, purtroppo, scomparso il caminetto a legna, scomparsa la grande” frissura” nera affumicata, è scomparso anche l’antico rito di friggere i cullurielli in casa. Li andiamo a comprare nelle rosticcerie o negli stand delle sagre paesane, Vigili Urbani permettendo. A Cosenza, l’altro giorno in Piazza Bilotti, sono stati inaugurati i mercatini di Natale. Abbiamo trovato una novità che ci ha deluso e reso tristi: Niente cullurielli. Qualcuno ci ha detto che non si possono friggere e vendere nelle vie per motivi igienici. La vendita di questo cibo preferito dai calabresi e dai cosentini in particolare bandito dai mercatini ci ha lasciati alquanto perplessi e amareggiati. Non vedremo più nelle vie e nelle piazze della nostra città nessun viandante o turista occasionale con un bel culluriellu caldo in mano. E per le vie e le strade non sentiremo quella tipica scia di fritto unica e inconfondibile che ci faceva venire l’acquolina in bocca. E non sentiremo più la voce di qualche bambino che con insistenza chiedeva alla mamma:- Mamma, sono stato bravo, me lo compri nu culluriellu?-

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tradita-retCari amici di Tirreno News, ieri vi ho parlato di un sacerdote che è stato costretto ad annullare una celebrazione funebre perché la donna non era ancora morta. Oggi, invece, leggendo il giornale inglese Daily Mail, vi voglio raccontare una storia che non so se sia vera, o inventata da qualche buontempone che si diverte a fare degli scherzi esilaranti e che ama creare problemi per farsi quattro risate e per divertimento oppure inventata dai giornalisti del giornale per far vendere molte copie del giornale in crisi di vendita. Una ragazza tradita dal suo fidanzatino il giorno delle nozze lo pianta in asso e annulla il matrimonio. Ma cosa fa questa signorina tradita? Il giorno del suo matrimonio alla presenza di tutti, parenti, damigelle, sacerdote e invitati, legge dall’altare scioccanti e hot messaggini del suo fidanzatino scambiati la sera prima con un’altra donna evidentemente la sua amante. La ragazza stava festeggiando con le sue damigelle sorseggiando champagne la notte prima del matrimonio quando riceve una miriade di messaggi inviati sul suo telefonino da uno sconosciuto che evidentemente sapeva il suo numero di telefono e la informava che il suo futuro sposo la tradiva, se la spassava con un’altra donna e che si scambiavano piccanti messaggi. La futura sposa di nome Casey, devastata e scioccata, scoppia in lacrime. Il suo futuro sposo che ama tanto e che lo conosce da 4 anni addirittura la tradisce il giorno prima delle nozze. Non si da pace, però non si da per vinta, sa come difendersi e come far pagare al fedifrago fidanzato la scappatella e le hot conversazioni. E così si inventa un piano di attacco diabolico. Metterà fine alla relazione leggendo durante la celebrazione del sacro rito tutti i messaggini che i due diabolici amanti si sono scambiati. E così il giorno fissato la sposa promessa si presenta in chiesa seguita dalle damigelle, dai parenti e dagli amici invitati per il matrimonio, mentre il fidanzato non ha nessuna idea di cosa sarebbe successo da un momento all’altro. Prima ancora che il sacerdote iniziasse il sacro rito del matrimonio e prima ancora che dicesse voi tu Casey sposare il qui presente Alex secondo il rito di Santa Romana Chiesa, la ragazza, vestita con l’abito bianco nuziale, legge dal suo telefonino i messaggini piccanti che i due diabolici amanti si erano scambiati la sera prima del matrimonio. Lo sposo, rosso in volto e tremante, si precipita fuori dalla chiesa seguito dai parenti e dal suo testimone di nozze. La sposa, invece, informa i presenti che non ci sarà nessun matrimonio e li invita, comunque, al pranzo di nozze già preparato. Ha detto con una voce ferma che non ci sarà nessun ricevimento di matrimonio, ma che ci sarà, invece, una celebrazione di onestà. Amici, voi credete a questa storia? Io sono scettico. E’ vera o falsa la vicenda che vi ho raccontato? Chiunque può inviare messaggini infamanti e non veritieri. Ha fatto bene o ha fatto male la sposina tradita ad annullare in quel modo il suo matrimonio che con cura aveva preparato? Se la storia è vera quella fanciulla ha avuto davvero un bel coraggio e la scappatella al suo futuro sposa gliela ha fatta pagare cara.

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Numero 47, ‘o muorto che parla! Amici alzi la mano chi non ha mai giocato almeno una volta nella vita a tombola. Da ragazzo io ho giocato a tombola con i miei amici diverse volte sull’ astrachiello di qualche caseggiato per ore ed ore e poi la vigilia di Natale aspettando la Messa di mezzanotte. Quando usciva il numero 47 tutti gridavamo:- Il morto che parla -. Ma davvero i morti parlano? Quando uno è morto non parla più. Ma qualche volte può succedere, qualche volta parla, eccome. Quando specialmente il morto non è morto per davvero. Succede spesso quando le persone dichiarate morte sono ancora in vita. Adesso vi voglio raccontare la storia di una donna di un paesino dell’hinterland Sassarese data per morta da un medico dell’ospedale dove era stata ricoverata per un ictus cerebrale i cui familiari avevano già preparato il funerale, come si conviene per una persona cara, ma che poi in fretta lo hanno dovuto disdire perché la signora risultava ancora in vita nel reparto di terapia intensiva. Quando appresero la notizia della morte della signora i familiari non avevano perso tempo. Subito si erano recati nella parrocchia di appartenenza e con il parroco avevano stabilito il giorno e l’ora della funzione religiosa. Il parroco, che conosceva la signora, fece subito suonare le campane della chiesa a morte. La notizia si è sparsa in un baleno tra gli abitanti del quartiere udite le campane a morte. I familiari della signora si sono poi recati presso un gestore delle pompe funebre e hanno finanche scelto la bara. Tutte le prescrizioni burocratiche erano state svolte alla perfezione e furono finanche appesi ai muri del quartiere i manifesti mortuari. Anche i fiori erano stati acquistati ed era stato concluso l’iter per l’occupazione del loculo nel cimitero del paese. Ritornati in ospedale per prelevare il cadavere della signora hanno scoperto, però, che la signora non era morta, era ancora in vita. In serata un comunicato dell’ospedale ha chiarito tutto. C’è stato evidentemente un errore di comunicazione tra il medico e i familiari. Il Primario si è poi scusato con la famiglia della signora che è ancora in vita. Per le campane a morte e per il funerale c’è ancora tempo. Ma non è la prima volta che succedono cose del genere. Una donna data per morta, camminava lungo la via di un paesino, ha visto il suo manifesto funerario, però poi il funerale è stato sospeso perché la donna all’anagrafe risultava ancora in vita. E’ una storia vera e la signora si chiama Carla Piola, di 88 anni, residente a Lendinora. Tutta colpa di un errore commesso dall’ospedale dove era deceduta un’altra signora pure lei di Lendinora, di anni 88, che si chiamava anche lei Carla, ma di cognome faceva Paiola. Il solerte impiegato dell’ospedale per avere omesso una semplice vocale, la “a”, ha dichiarato defunta un’altra donna, stessa età, stesso nome di battesimo, stesso comune di residenza, che abitava, guarda caso, a pochi metri dalla donna deceduta davvero. Ecco perché non si sono potuti eseguire i funerali della signora Paiola nonostante fosse morta per davvero. Sebbene morta, per la burocrazia risultava ancora in vita e quindi per le persone ancora in vita non si possono fare i funerali. Fino ad oggi non ho mai visto esequie di persone ancora in vita. Al cinema forse. Amici, avete visto che casino combinano a volte gli impiegati del Comune e dell’ospedale.. Non sono dunque i defunti che fanno casino, bensì i vivi. Ha ragione il grande Totò quando nella poesia “A Livella” fa dire al netturbino Esposito Gennaro rivolgendosi al nobile Marchese di Rovigo e di Belluno:- Sta pagliacciata ‘è ffanno sulo ‘e vive: Nuje simmo serie…appartenemmo à morte!-

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papa-francesco-preghieraAmici, fra circa un anno cambierà l’ultimo versetto della preghiera più famosa del mondo e certamente la più cara a noi cristiani. Quando andremo in chiesa durante la Santa Messa non vedremo più il sacerdote che con le mani alzate e gli occhi rivolti al cielo ci invita a recitare la preghiera come Gesù ce l’ha insegnata. Formati al suo divino insegnamento, osiamo dire: Padre Nostro….non indurci in tentazione-. E’ cambiata la formula della preghiera, così ha stabilito la Conferenza Episcopale Italiana. Vi ricordate la formula latina che diceva: et ne nos inducas in tentationem? Ebbene in italiano che era tradotta fino ad ieri:non ci indurre in tentazione, dal prossimo anno verrà resa con la formula: Non abbandonarci alla tentazione.. “La nuova traduzione del “Padre Nostro” appare meno letterale, ma rende meglio il significato originale e aderisce senza equivoci alla dottrina cattolica che professa un Dio misericordioso, come tale non certo propenso a indurre nel peccato i suoi figli”. La nuova edizione del “Padre Nostro” dovrà ora ricevere la “Confermatio” da parte della Congregazione per il culto divino. Ci vorrà il prossimo anno. Solo allora nelle Sante Messe sarà recitato il Padre Nostro nella nuova formula votata dai 200 Vescovi presenti nell’Assemblea Generale della CEI. Ma se i sacerdoti lo vorranno potranno recitare la nuova formula anche da subito. Anche il Santo Padre ha incoraggiato la modifica del versetto finale del Padre Nostro. Papa Francesco, infatti, già un anno fa aveva aperto il dibattito sulla traduzione della preghiera, non ritenendo corretta la versione che siamo abituati a recitare (non indurci in tentazione). “Sono io a cadere non è Lui che mi butta nella tentazione per poi vedere come sono caduto. Un padre non fa questo, un padre aiuta ad alzarci subito. Chi ci induce in tentazione è Satana, è questo il mestiere di Satana”. Anche nel Gloria ci sarà un cambiamento. Non si dirà più: E pace in terra agli uomini di buona volontà, ma Pace in terra agli uomini amati dal Signore.

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Amici, oggi vi voglio dare una notizia sensazionale sulla quale i nostri euro parlamentari hanno lavorato per molto tempo e alla fine, dopo notti e giorni di duro ed estenuante lavoro, di dibattiti a volte molto accesi, sono però arrivati alla fine ed hanno deciso che non si deve mettere il proprio nome e cognome sui campanelli di casa.

Basta una sigla.

Qualcuno si ricorderà Tino Scotti:- Confetto Falqui, basta la parola -, per propagandare un noto farmaco.

Evidentemente oltre alle leggi di economia e di bilancio da approvare, alle lettere da inviare al Ministero dell’Economia Italiano per commentare la nota di aggiornamento al DEF, il documento che contiene le intenzioni di spesa, le previsioni di crescita e di indebitamento del Governo, gli eurocrati hanno tempo per dedicarsi a cose molto più importanti che potrebbero cambiare la vita e le abitudini degli Stati membri.

Per mesi e mesi hanno discusso come deve essere la curvatura delle banane e dei cetrioli.

Ora, mentre l’Unione Europea attraversa una grave crisi, è stato deciso, per salvaguardare la privacy delle persone,che non si deve più mettere il proprio nome e cognome sul campanello della propria abitazione.

Continuando di questo passo aboliranno anche gli elenchi telefonici.

Scompariranno i nomi, i cognomi, la via e il numero civico per tutelare la privacy degli utenti.

Quasi tutti ignoravano questa nuova regola europea, fino a quando un viennese che desiderava restare anonimo non ha voluto scrivere il proprio cognome sul suo citofono di casa.

E’ stata contattata Bruxelles e così si è scoperto che è vietato sin da ora mettere il proprio nome e cognome sui citofoni di casa.

Io ci tengo che il mio nome e cognome compaiano sugli elenchi telefonici e sul campanello di casa, perché non ho nulla da nascondere.

Se non ci fossero come farebbero coloro i quali vorrebbero telefonarmi o farmi visita? Come farebbero i postini a mettere la corrispondenza nella cassetta per le lettere?

E quanti disagi provocherei agli amici i quali arrivando sotto casa non troverebbero il mio nome sul citofono?

Ma ora bisogna rispettare la privacy di ciascuno ed allora addio nome e cognome dai citofoni.

E gli amici?

E i postini?

E i corrieri?

E gli Ufficiali giudiziari?

E i messi comunali?

Si arrangino!

Gli eurocrati hanno già deciso.

A Bruxelles, amici, si discute su queste scemenze e su queste scemenze hanno perso un sacco di tempo.

E poi dite che l’Unione Europea non serve a nulla e che i burocrati non hanno niente di utile da fare.

Se non ci fosse stato il Parlamento Europeo non sapremmo mai come avrebbe dovuto essere la curvatura della banana, la lunghezza del gambo dei carciofi, la dimensione minima delle telline.

Ah, se pensassero a cose più serie!

Qualcuno ha già detto, poco elegante se volete, ma molto efficace:- A me, me pare proprio na strunzata!-

Però ora che hanno abolito il nome e il cognome dai campanelli di casa per rispettare la privacy delle persone, ci attendiamo la eliminazione dei nomi e dei cognomi dalle tombe dei cimiteri, i nomi delle vie, i nomi delle contrade, dei paesi, delle città.

Poi, giusto per garantire la privacy, toccherà a noi, toccherà abolire i nostri nomi ed i nostri cognomi dai registri di nascita, di battesimo, di cresima di matrimonio e di morte.

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asiaAmici, oggi, finalmente, voglio darvi una bella notizia che arriva dal lontano Pakistan: Asia Bibi, una donna contadina di fede cristiana dopo otto lunghi anni di prigionia, accusata ingiustamente di blasfemia e condannata alla pena capitale nel lontano 2010, è stata liberata. Ma cosa aveva combinata questa donna sposata, con due bambini, che è stata costretta a subire maltrattamenti, ingiurie, percorse, finanche stupri? Aveva rubato? No. Aveva ucciso qualcuno? Macché! Era andata con altri uomini? Quando mai. Aveva dato da bere a due suoi connazionali non cristiani. Dare da bere agli assetati dice il Vangelo. E’ una delle sette opere di misericordia corporale. E poi dare da bere agli assetati lo dice Gesù:- Perché avevo sete e mi avete dato da bere -. Non l’avesse mai fatto. Il suo bicchiere era ed è tuttora considerato contaminato, perché toccato da una cristiana. Siamo in Pakistan, non In Italia, e lì queste cose non si possono fare. E a noi in Italia continuamente ci viene detto di collaborare con questa gente. Una persona cristiana che dà da bere col suo bicchiere ai musulmani commette blasfemia e Asia Bibi, seconda l’accusa dei Giudici, aveva offeso con atti ciò che per altri è divino, sacro. Col suo bicchiere contaminato aveva offeso la religione musulmana che lei non professava. La vicenda, non è di oggi, come abbiamo visto. Risale al 14 giugno del 2009. La donna contadina era impegnata con altre contadine del luogo, tutte musulmane, alla raccolta di alcune bacche. Ha dato da bere col suo bicchiere a due passanti. Secondo alcuni era andata a riempire una brocca di acqua. Scoppia una rissa. Asia non avrebbe dovuto dare acqua col suo bicchiere o non avrebbe dovuto toccare la brocca. Venne denunciata alle autorità sostenendo che durante la discussione avrebbe offeso Maometto. In Pakistan offendere Maometto è grave. E’ blasfemia. Venne picchiata, chiusa in uno stanzino, stuprata e infine arrestata e poi condannata a morte: Impiccagione. Ma il 31 ottobre, finalmente, dalla Corte Suprema è stata assolta dall’accusa infamante e non veritiera e secondo indiscrezioni è già in volo verso un paese libero. Il caso aveva suscitato proteste da parte dei cristiani in tutto il mondo. E diverse organizzazioni per la difesa dei diritti umani avevano chiesto la liberazione della donna ingiustamente segregata , maltrattata e condannata a morte. Lei che si è sempre dichiarata innocente. E i cristiani italiani, la sinistra, le donne, tutti pronti a scendere in piazza per futili motivi cosa hanno fatto per Asia Bibi? Nulla. Ieri alcuni giornali hanno pubblicato in prima pagina a caratteri cubitali la triste vicenda della donna cristiana: - L’incredibile silenzio della chiesa, delle donne e della sinistra italiana-. Alcuni giornalisti, fuori dal coro, però, hanno denunciato l’indifferenza dei cattolici italiani, delle istituzioni, della gerarchia ecclesiastica. Solo Papa Benedetto XVI il 18 novembre del 2010 ne chiese la liberazione. Antonio Tajani, Presidente del Parlamento Europeo, ha così twittato la liberazione di Asia Bibi:- Asia ha lasciato il carcere ed è stata trasferita in un luogo sicuro. La aspetto appena possibile insieme al suo marito e alla sua famiglia, al Parlamento Europeo -.

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salvinoAmici, ieri ho appreso dai social una brutta e sconvolgente notizia che cambierà la storia italiana e che ha sconvolto la mia giornata monotona e piovosa. La Signora Isoardi, conduttrice in RAI della Prova del Cuoco, ha lasciato il suo fidanzatino il Ministro degli Interni Matteo Salvini. E’ stata lei che su Instagram ha postato una foto molto intima che ha suscitato non poche polemiche annunciando la fine della loro intensa storia d’amore: - Non è quello che ci siamo dati a mancarmi, ma quello che avremmo dovuto darci ancora. Con immenso rispetto dell’amore vero che c’è stato. Grazie Matteo -.

E’ finita la storia d’amore, amici. E mo, e mo, Moplen, direbbe il grande Gino Bramieri. E a noi che ce ne frega? Si sono lasciati? La loro love story è finita? Cavoli loro. Noi abbiamo altre preoccupazioni e gravi problemi da risolvere. La Isoardi, invece non ha problemi. Percepisce un lauto stipendio dalla RAI con i nostri soldi e con quella bocca può dire ciò che vuole. Ma davvero è finita la loro storia d’amore che ha fatto impazzire il Web? Qualcuno addirittura afferma che si è trattato di una manovra pubblicitaria per far salire gli ascolti de La Prova del Cuoco che sta facendo un flop clamoroso dopo l’addio della signora Clerici. Ma davvero agli italiani interessa la loro love story andata in malore? L’Italia è flagellata dal vento impetuoso e dalla pioggia incessante che hanno causato lutti e rovine immani e i giornali italiani dedicano troppo spazio ad una storia d’amore che dovrebbe essere privata. Perché la Isoardi ha voluto mettere in piazza la sua vita privata? Un’ora segnata dal destino batte nel cielo della nostra patria. L’Italia ha dichiarato guerra alla Comunità Europea? Gli alieni sono atterrati all’aeroporto di Fiumicino? E’ stato sconfitto il cancro? E’ stato azzerato il debito pubblico? Hanno costruito in un solo giorno il ponte crollato a Genova? In Italia tutto funziona alla perfezione? La sanità, la scuola, i trasporti, il pubblico impiego, la raccolta differenziata, i lavori pubblici, le strade, le ferrovie, i ponti, i cavalcavia, gli ospedali, sono fiori all’occhiello del Governo Italiano? Macchè! Salvini è stato disarcionato dalla sua compagna. E a mmia che me ne importa? Niente. E al resto degli italiani? La stessa cosa, niente. E allora voltiamo pagina e al travaglio usato ciascuno in suo pensier farà ritorno. Il gossip lasciamolo ad altri.

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terrenoAmici, il Governo sta per approvare alcune riforme che dovrebbero cambiare, secondo il M5S e la Lega, la vita di alcune famiglie italiane se decidessero di fare il terzo figlio. Nell’ultima bozza di Bilancio circolata ieri, oltre alla conferma del reddito di cittadinanza e alla flat tax, è spuntata, a sorpresa, la cessione di terre da coltivare alle famiglie che decidessero di fare il terzo figlio tra il prossimo anno e il 2020. Una misura adottata per favorire lo sviluppo socioeconomico delle aree rurali e la crescita demografica attraverso il sostegno alle famiglie. Quali sarebbero i terreni da dare alle famiglie? Quei terreni di proprietà dello Stato e quei terreni in stato di abbandono specialmente nelle Regioni del Sud. Saranno concessi gratuitamente per un periodo non inferiore a 20 anni. Ma c’è di più. Per i nuclei familiari è prevista anche una agevolazione per l’acquisto della prima casa nelle vicinanze dei terreni eventualmente assegnati, ossia mutui per 200 mila euro per la durata di 20 anni a tasso zero. Terreni incolti da diversi anni e terreni abbandonati nei nostri paesi ce ne sono tantissimi e sarebbe davvero bella cosa se ci fossero famiglie disponibili a ritornare nei campi, a seminare come si faceva una volta grano e granturco, a coltivare patate, fagioli, melanzane, pomodori, cavoli e i vigneti, i ficheti, gli uliveti della Variante, di Cannavina, di Camoli, di Colongi, di Gallo, di Sant’Elia, etc. I nostri vini erano rinomati e i nostri fichi erano richiesti da Marano e Colavolpe. Non molto tempo addietro le numerose famiglie calabresi abitavano nelle turre di campagna e vivevano soltanto di agricoltura e le terre erano fiorenti. Poi, vuoi per la scarsa natalità, per il calo dei matrimoni, per l’invecchiamento della popolazione, per l’emigrazione dei giovani in cerca di fortuna all’estero, i terreni sono stati abbandonati specialmente quelli collinari e al posto dei rigogliosi vigneti, ficheti, uliveti ci sono cresciute spine e calavruni. Ora il Governo si è accorto che in Italia, specialmente nelle Regioni del Sud, ci sono moltissimi terreni incolti e abbandonati e che la popolazione di anno in anno sta decrescendo. E allora per incrementare la demografia darà la terra gratis a chi ne farà richiesta ma alle famiglie con almeno tre figli a carico. Le terre ci sono, purtroppo. Mancano, però, le famiglie con tre figli. Dove sono le famiglie oggi disposte ad avere un terzo figlio se a malapena riescono a sbarcare il lunario con uno o due figli a carico? E dove sono le famiglie che desiderano ritornare alla terra? I giovani hanno lasciato la loro terra e non sono più disposti, facendo enormi sacrifici, a ritornare alle origini. Non dovevano partire. Non li dovevamo fare partire. Purtroppo sono partiti. E ogni anno 16 mila giovani calabresi vanno via, partono. Lasciano casa e famiglia alla ricerca di opportunità che qui non trovano e forse di una vita migliore. Altri giovani sono rimasti, studiano, si laureano. E poi? Alla fine, come hanno fatto i loro coetanei, partono anche loro e non hanno nessuna voglia di ritornare. Ma ritorniamo alle reali intenzioni del Governo adottate per la crescita demografica attraverso il sostegno alle famiglie. Mi è venuto alla mente un famoso slogan di Benito Mussolini:- Un popolo ascende in quanto sia numeroso -. Per questo motivo il fascismo ha incoraggiato in tutti i modi l’aumento della popolazione tassando i celibi e premiando chi faceva figli. E così istituì i premi di natalità. Molte famiglie del mio paese beneficiarono di questi premi. E ora, a distanza di 90 anni, essendo l’Italia in fase di decrescenza demografica, oltre che di crisi economica, il Governo in carica tenta di rivisitare il premio di natalità di Mussoliniano memoria con dei provvedimenti che non porteranno nessun beneficio perché non ci sono in Italia coppie che vogliono più figli.

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I Racconti

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