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Giorgia Rombolà è una giornalista calabrese che da tempo vive e lavora a Roma, alla Rai.

Ha lavorato al TgR e adesso fa parte del gruppo di RaiNews24.

In particolare, è una cronista politico-parlamentare.

 

Oggi sul suo profilo Fb ha raccontato una storia incredibile.

Questo è successo a me, e non a qualcun altro.

È successo alle 14.30 su un treno della linea A della metro di Roma. Fermi a una fermata, trambusto, urla e il pianto disperato di una bimba.

Una giovane, credo rom, tenta di rubare il portafoglio a qualcuno.

La acciuffano e ne nasce un parapiglia, la strattonano, la bimba che tiene per mano (3/4 anni) cade sulla banchina, sbatte sul vagone.

Ci sono già i vigilantes a immobilizzare la giovane (e non in modo tenero), ma a quest’uomo alto mezzo metro più di lei, robusto (la vittima del tentato furto?) non basta.

Vuole punirla.

La picchia violentemente, anche in testa.

Cerca di strapparla ai vigilantes tirandola per i capelli.

Ha la meglio.

La strattona fina a sbatterla contro il muro, due, tre, quattro volte.

La bimba piange, lui la scaraventa a terra.

Io urlo dal vagone: “Non puoi picchiarla, non puoi picchiarla”.

Ma non si ferma.

Io urlo ancora più forte, sembro una pazza.

Esco dal vagone, mi avvicino e cerco di fermarlo.

Solo ora penso che con quella rabbia mi avrebbe potuto ammazzare, colpendomi con un pugno. “Basta, basta”, urlo.

I vigilantes riescono a portare via la ragazza.

Lui se ne va urlando, io risalgo sul treno.

E lì vengo circondata.

Un tizio che mi insulta dandomi anche della puttana dice che l’uomo ha fatto bene, che così quella stronza impara.

Due donne (tra cui una straniera) dicono che così bisogna fare, che evidentemente a me non hanno mai rubato nulla.

Argomento che c’erano già i vigilantes, che non sono per l’impunità, ma per il rispetto, soprattutto davanti a una bambina.

Dicono che chissenefrega della bambina, tanto rubano anche loro, anzi ai piccoli menargli e ai grandi bruciarli.

Un ragazzetto dice se c’ero io quante mazzate.

Dicono così.

Io litigo, ma sono circondata.

Mi urlano anche dai vagoni vicini.

E mi chiamano comunista di merda, radical chic, perché non vai a guadagnarti i soldi buonista del cazzo

Intorno a me, nessuno che difenda non dico me, ma i miei argomenti.

Mi guardo intorno, alla ricerca di uno sguardo che seppur in silenzio mi mostri vicinanza.

Niente. Chi non mi insulta, appare divertito dal fuori programma o ha lo sguardo a terra.

Mi hanno lasciato il posto, mi siedo impietrita.

C’è un tizio che continua a insultarmi.

Dice che è fiero di essere volgare.

E dice che forse ci rivedremo, chissà, magari scendiamo alla stessa fermata.

Cammino verso casa, mi accorgo di avere paura, mi guardo le spalle.

E scoppio a piangere.

Perché finora questa ferocia l’avevo letta, questa Italia l’avevo raccontata.

E questo, invece, è successo a me.

Da Iacchite - 5 dicembre 2018

Pubblicato in Italia

I genitori: «Stavamo dormendo»

Roma si è svegliata con un grande dolore nel cuore.

La notizia è scioccante: una quattordicenne è morta dopo essere precipitata dal sesto piano.

Ci troviamo nel quartiere Ostiense, in via della Villa della Lucina,

uno stradone che collega via Giustiniano Imperatore a largo delle Sette Chiese, non lontano dalla Colombo.

LA FAMIGLIA - «Non ci siamo accorti di nulla, stavamo dormendo» hanno detto i genitori sconvolti agli agenti di polizia arrivati sul posto.

A segnalare il corpo della povera ragazza al 112 è stato un passante alle 9.30:

«Correte! C'è una ragazza a terra».

LE IPOTESI- Al momento l'ipotesi più accreditata sembra il suicidio.

La giovane aveva il cellulare in mano: tra le ipotesi al vaglio il gesto volontario, magari dopo aver ricevuto un messaggio sgradito, o la caduta accidentale durante un selfie estremo.

Non si esclude però neanche la possibilità di un incidente. 

LE INDAGINI - Gli agenti sono subito arrivati nella strada e hanno visto l'orribile scena.

Poi sono arrivati il magistrato e il medico legale.

La polizia e i tecnici stanno cercando di ricostruire l'accaduto.

Sul marciapiede qualcuno ha subito portato dei fiori, mazzi colorati per dare l'ultimo saluto alla giovane. 

Pubblicato in Italia

Momenti di terrore, ieri sera, per una ragazza romana 20enne, residente nella zona commerciale della Romanina.

La giovane era scesa in strada con il proprio cane prima di andare a dormire quando, a pochi metri dalla propria abitazione è stata affrontata da due individui a piedi, che, dopo averle spruzzato dello spray urticante al volto, hanno iniziato a molestarla pesantemente mettendole le mani addosso.

Le grida della vittima sono state udite dalla madre, una donna di 57 anni, disabile, che è comunque corsa in aiuto della figlia venendo fatta, a sua volta, bersaglio dalla furia dei due sconosciuti che l’hanno colpita violentemente al volto.

Provvidenziale è stato l’arrivo di una gazzella dei carabinieri dell’Aliquota Radiomobile della Compagnia di Frascati che ha interrotto l'aggressione dei due uomini, mettendoli in fuga. Poco dopo, i militari sono riusciti a bloccarne uno: si tratta di un cittadino romeno di 34 anni, che è stato arrestato con le accuse di violenza sessuale e lesioni personali.

Mamma e figlia sono state trasportate all’ospedale di Frascati: la ragazza è stata visitata e dimessa con uno stato ansioso reattivo e un eritema al labbro provocata dallo spray urticante, mentre alla mamma, che ha avuto la peggio, è stata diagnosticata una lieve irregolarità delle ossa nasali e una forte contusione allo zigomo sinistro.

La prognosi per la donna è di 30 giorni, salvo complicazioni. Il loro aggressore è stato rinchiuso nel carcere di Regina Coeli mentre i carabinieri dell’Aliquota Radiomobile della Compagnia di Frascati hanno avviato una vera e propria caccia all’uomo, tuttora in corso, per rintracciare il complice.

Pubblicato il: 15/11/2018 18:04

Pubblicato in Italia

Amici, questo che sto per raccontarvi non è una fake news come potrebbe apparire a prima vista. Anche a Roma dopo Torino aprirà una casa di appuntamenti con escort e gigolò al silicone..

Di cosa realmente si tratta?

Sono delle sexy bambole al silicone e la capitale d’Italia all’ombra del Colosseo e del Cupolone diventerà la seconda città italiana ad offrire questo servizio ai turisti e ai cittadini romani che ne faranno richiesta.

Circa un mese fa la casa di appuntamenti di LuminDolls era stata aperta a Torino, poi fatta chiudere perché non a norma.

La notizia dell’apertura anche a Roma di una casa di appuntamenti con sexy doll ha fatto molto scalpore.

Ma di cosa veramente si tratta?

Non ci sono bambole gonfiabili, né sex robot, ma bambole vere ad altezza naturale al silicone che riproducono alla perfezione le fattezze delle donne.

Con queste si può fare regolarmente sesso.

Il costo è di euro 80 per mezz’ora.

Stiamo davvero impazzendo.

Con 80 euro possiamo fare l’amore con una bambola.

Cosa siamo costretti a leggere e a scrivere nell’anno del Signore 2018!

Eppure quando è stata aperta la casa di LuminDolls a Torino è stata presa d’assalto dai clienti con prenotazioni anche da altre città italiane.

I responsabili di questa casa di piacere garantiscono l’anonimato e la massima discrezione.

La società che gestisce queste case di appuntamento non è italiana ma spagnola e prima di Torino aveva aperto altre case delle bambole erotiche anche a Mosca.

Ma le case d’appuntamento, i famosi bordelli come volgarmente chiamati, in Italia secondo la legge Merlin non sono proibite?

I bordelli non sono stati chiusi nel lontano 1958?

Certo che sono stati chiusi ed è severamente proibito aprirli.

Allora le case delle bambole erotiche aperte in Italia si possono chiudere?

Qualcuno dice di no, perché nelle case di appuntamenti non ci sono donne che si prostituiscono, ma soltanto bambole al silicone.

Bambole che addirittura si possono comprare liberamente su Amazon.

Quale è la vostra fantasia?

Una segretaria sexy?

Una calda infermiera?

Una spinta studentessa?

Ce le hanno tutte.

Le loro sexy bambole sono pronte per piacervi e per venire incontro ai vostri vividi sogni.

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Desirée, testimoni: “Venduta per un po’ di droga dall’amica, lei era lì mentre la violentavano” – di Enrico Tata

“Può darsi che l’ha venduta per un pezzo, due pezzi di eroina. Ha detto ‘fate quello che volete, sco**tela’”,

hanno raccontato due testimoni ai microfoni di Fanpage.it in relazione alla morte di Desirée, la 16enne drogata, uccisa e violentata in un palazzo abbandonato di San Lorenzo. “L’amica era lì, era sul letto mentre la violentavano”, sostengono.

“Un’amica l’ha portata lì, ha visto tutto, ma non parla. Può darsi che l’ha venduta per un pezzo, due pezzi di eroina. Ha detto ‘fate quello che volete, sco**tela’”.

Le ultime ore di Desirèe. A parlare sono due testimoni, che ai microfoni di Fanpage.it hanno raccontato le ultime ore di Desirée, la 16enne drogata, uccisa e violentata in un palazzo abbandonato di San Lorenzo, quartiere universitario di Roma.

Secondo i due testimoni “era una ragazza tranquilla e non si drogava, neanche beveva, vi ho detto tutto.

Era tranquilla, cioè io l’ho vista in piazza, bella, carina, passava sorridente. Io alle 20 e 30 sono uscito di casa e l’ho vista in piazza“, raccontano.

Poi, per ragioni che gli investigatori devono ancora accertare, Desirée è stata portata all’interno dello stabile dove vivrebbero senzatetto e migranti.

“L’amica stava sul letto, hanno violentato Desirée davanti a lei”

“L’amica fumava il crack dalla bottiglia, stava sul letto e vedeva quello che faceva, l’hanno violentata davanti a lei. Tu lì dentro entri solo per prendere la droga. Lì c’è l’eroina, la cocaina, tutto ci sta, vai a capire se ha bevuto la birra e dentro c’era qualcosa”, raccontano ancora i due a Fanpage.it.

Da quello che emerge dall’autopsia, Desirée probabilmente è morta per soffocamento e sul suo corpo, trovato avvolto in una coperta, c’erano segni evidenti di violenza.

Per capire se la ragazza sia stata drogata o avesse spontaneamente fatto uso di stupefacenti bisognerà attendere gli esiti dell’alcol test.

Per il momento gli investigatori hanno già ascoltato diversi testimoni, inclusa l’amica di Desirée.

I poliziotti sono al lavoro per chiarire la sua posizione ed eventuali responsabilità di quanto accaduto.

Fonte: fanpage.it – Titolo originale: Desirée, testimoni: “Venduta per un po’ di droga dall’amica, lei era lì mentre la violentavano”

https://www.informarexresistere.fr/desiree-testimoni-san-lorenzo/

Pubblicato in Italia

La vicenda del bilancio riequilibrato evidentemente è grave se il sindaco Mario Pizzino ha deciso di salire al Roma dove avrà un incontro con i tecnici del Ministero.

Il sindaco sarà a Roma quale sindaco di Amantea ma si avvarrà delle sue conoscenze professionali ed esperenziali per essere stato funzionario prefettizio in vari comuni calabresi.

Il sindaco cercherà la quadra del cerchio, cioè la soluzione di un problema complesso, di una situazione complicata.

Perché il problema del bilancio del comune di Amantea è un problema di difficile soluzione.

Se fosse stato facile il comune di Amantea non sarebbe andata in dissesto.

Ed ora non rischierebbe di vedersi sciolto perfino l’attuale consiglio comunale.

Chiariamo che il problema è l’equilibrio tra entrate ed uscite.

Le ultime sono certe e si accumulano progressivamente giorno dopo giorno.

Le entrate, invece, solo per lo più ipotetiche, virtuali.

Facciamo un esempio.

Se la previsione del ruolo dell’acqua è di circa 2milioni e mezzo ma ne viene pagato solo il 60 % questo vuol dire che alla fine dell’anno mancherà 1 milione.

Come trovarlo per avere il pareggio del servizio acquedotto ?

Qualcuno sostiene che basta chiudere l’acqua a chi non paga il tributo così da costringerlo a pagare.

A questa ipotesi si ribadisce che l’acqua è un servizio primario e non è possibile chiudere la sua erogazione.

A questa obiezione si risponde che se non si chiude la erogazione a chi non paga il tributo questo dovrà essere pagato da chi già paga l’acqua.

Ma se fosse così chi non paga l’acqua potrebbe consumarne quanta ne vuole e perfino sprecarla o rivenderla magari al vicino di casa che non è nemmeno allacciato alle rete idrica.

D’altro canto se il comune non incassa i tributi dai morosi non potrà pagare la regione che come già sta facendo ridurrà la fornitura all’intero comune

In questo modo a che chi paga il tributo mancherà dell’acqua potabile per colpa di chi non lo paga.

Non solo ma il comune non avrà i mezzi finanziari per ridurre le perdite di rete ed il miglioramento della rete.

Non solo ma essendo il tributo dell’acqua comprensivo dei costi del disinquinamento della fogna la città avrà nemmeno un mare pulito.

Qualcuno dice che al contrario occorre agire riducendo le perdite di rete così da risparmiare sull’acquisto di acqua e di riflesso sui tributi iscritti nel ruolo.

Qualcuno dice che occorre una fortissima lotta alla evasione tributaria, magari chiudendo la erogazione dell’acqua a chi possiede piscine allacciata all’acqua potabile.

Qualcuno dice che occorre una fortissima lotta agli allacci abusivi.

Insomma il problema è reale ed irrisolvibile.

Se la gente non paga il consiglio comunale sarà sciolto ed il comune sarà gestito da commissari ministeriali che dovranno trovare la soluzione che se esiste può anche essere trovata dalla attuale amministrazione.

Formuliamo gli auguri più fervidi al sindaco perché faccia il miracolo che Amantea si aspetta.

Non è solo la sua amministrazione a rischio ma tutta la città.

Pubblicato in Politica

Il 90% degli adolescenti considera normale consumare cannabis e fumare spinelli, anche in casa.

Circa il 50% lo vede fare ai propri compagni prima di entrare in classe, il 66% una volta usciti di scuola.

 

Il carattere di "normalità" che ha assunto il consumo di cannabis, non più vissuto come comportamento deviante come in passato veniva considerato, in analogia con il consumo di eroina, emerge da una ricerca su 2.671 ragazzi delle scuole superiori, licei e istituti professionali. La ricerca non si è basata su domande dirette su consumi e vissuti personali ma sulle esperienze di amici e compagni di scuola.

Dall'indagine, svolta dalla Asl Roma 2, insieme alla Cooperativa Parsec, emerge che il 90% degli intervistati racconta di conoscere o frequentare amici che consumano, in modo regolare o sporadico, cannabis.

In particolare, sono stati intervistati i ragazzi di 14 istituti del centro storico e della periferia di Roma per capire anche se il territorio di riferimento incida sulla percezione del rischio del consumo.

Il quadro che emerge rileva un rischio di un uso regolare più intenso tra gli amici degli studenti degli Istituti professionali rispetto a quelli dei Licei, mentre non si evidenziano sostanziali differenze tra le diverse aree geografiche della periferia e del centro storico di Roma.

Quasi metà degli studenti intervistati, pari al 47,2%, dichiarano che ai loro amici e/o conoscenti capita (qualche volta o frequentemente) di fumare spinelli in casa.

L'uso domestico della cannabis sembra dunque essere ampiamente diffuso tra gli amici degli intervistati.

Anche in ambito scolastico si percepisce la "normalizzazione" del consumo.

La maggioranza degli studenti afferma di avere amici o conoscenti che consumano cannabis o prima di entrare a scuola (51,4%) o all'uscita della scuola (66,6%).

Anche in questa dimensione non si rilevano sostanziali differenze tra gli studenti che frequentano le scuole del territorio della ASL Roma 2 e quelli iscritti ad istituti del centro storico.

Un forte indicatore di rischio è quello della presenza di amici che hanno avuto malori legati al consumo di cannabis.

La percentuale di soggetti che hanno dichiarato di avere almeno un amico che ha avuto un malore oscilla tra il 32,8% nelle scuole di periferia e il 33,8% nelle scuole del centro cittadino.

Anche per il rischio relativo ai problemi legali o alle segnalazioni avute per il consumo di cannabis non si notano differenze sostanziali tra le due aree geografiche.

La percentuale di soggetti che hanno dichiarato di avere almeno qualcuno degli amici che ha avuto problemi legali o segnalazioni oscilla tra il 42% nelle scuole di periferia e il 43,6% nelle scuole del centro cittadino.

I risultati della ricerca, "Sto apposto così" Cannabis: realtà e percezione dei rischi legati al consumo di cannabis negli studenti degli Istituti Superiori sono stati presentati nel corso di un convegno oggi a Roma.(ANSA).

Pubblicato in Italia

Presunto stupro a Roma nei pressi del Viminale.

La vittima è una badante italiana di 54 anni.

Il presunto stupratore sarebbe un nordafricano di circa 30 anni.

La badante italiana ha riferito"Gli ho offerto la cena, poi mi ha violentata".

 

Agli agenti la donna ha raccontato di aver conosciuto l'uomo la sera prima nella zona di Termini. I due hanno quindi deciso di rivedersi il giorno successivo.

Un appuntamento che per la vittima si è trasformato in un incubo.

Dopo aver trascorso qualche ora insieme sono andati a mangiare in un locale che si trova a pochi passi dal ministero dell'Interno.

Finita la cena, pagata dalla donna, i due si sono trattenuti nel locale fino all'ora chiusura, bevendo qualche bicchiere di troppo. Poi, una volta fuori, la donna sarebbe stata aggredita e stuprata sotto gli ombrelloni aperti del ristorante. Era mezzanotte passata da poco. L'uomo le ha preso il portafoglio e si è allontanato. In stato di choc la donna ha raggiunto il Viminale ed ha chiesto aiuto ad un agente di guardia:"Sono stata violentata".

La polizia sta indagando sul caso della denuncia per stupro di una badante italiana di 54 anni che nella notte tra mercoledì e giovedì ha chiesto aiuto ad un agente di guardia del Viminale.

Ad abusare della donna, per poi rapinarla del portafogli, sarebbe stato un nordafricano di circa 30 anni.

Questo almeno è quanto ha riferito la vittima agli agenti, come racconta RomaToday.

Le indagini infatti sono soltanto all’inizio.

La 54enne non ha riportato altri segni di violenza sul corpo.

Ora la polizia sta cercando di ricostruire con esattezza l’accaduto: dal racconto della donna sarebbero infatti emerse alcune incongruenze.

Al vaglio degli investigatori ci sono i tabulati telefonici e le immagini di videosorveglianza della zona.

La polizia, che ha congelato il liquido seminale dell’uomo, è sulle tracce del presunto stupratore.

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Provvedimento del ministero dell’Interno. L’uomo è stato rimpatriato in Marocco. Tentò di obbligare il suo compagno di cella a “gioire” per i morti di Nizza(vedifoto)

Roma.Due cittadini marocchini sono stati espulsi per motivi di sicurezza dello Stato.

Il primo è un 33enne abitante in provincia di Alessandria, con numerosi precedenti per reati comuni.

L’uomo, dal carattere violento -, sottolinea in una nota il Viminale -, in più circostanze, aveva minacciato alcune persone inneggiando all’autoproclamato stato islamico ed all’ideologia jihadista.

Le indagini, avviate nei suoi confronti, hanno documentato la presenza di chiari indicatori di un processo di radicalizzazione, risultato aggravato dalla sua instabilità comportamentale.

Era stato persino allontanato dalla comunità islamica dell’alessandrino a causa dei suoi comportamenti violenti.

Il cittadino straniero è stato rimpatriato nel pomeriggio di oggi dalla frontiera aerea di Malpensa per Casablanca.

L’altro espulso è un 38enne, segnalato nel luglio del 2016 nell’ambito del monitoraggio dell’ambiente carcerario per aver manifestato indicatori di radicalizzazione religiosa.

In particolare il cittadino straniero, mentre era detenuto nel carcere di Vibo Valentia per reati in materia di stupefacenti, aveva aggredito e minacciato il suo compagno di cella per obbligarlo a festeggiare l’attentato compiuto il 14 luglio sul lungomare di Nizza.

Successivamente gli erano stati concessi gli arresti domiciliari.

Espiata la pena, è stato espulso oggi e rimpatriato in Marocco con volo diretto.

Con questi provvedimenti salgono a 317 le espulsioni eseguite dal gennaio 2015, di cui 80 nel 2018.

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De Luca è sempre più incomprensibile.

Perché chiedere consigli alla Raggi, quale sindaco di Roma, e non a De Magistris, quale sindaco di Napoli.

La foto in basso è di Napoli non di Roma!

 

Ma ecco cosa scrive De Luca

“«Potremmo chiedere consigli tecnici alla giunta Raggi sui rifiuti, che ne pensa».

Vincenzo De Luca, presidente della Regione Campania, risponde così a Maria Muscarà del Movimento 5 Stelle che ha puntato il dito contro la gestione rifiuti di palazzo Santa Lucia.

La grillina ha spiegato che, dal suo punto di vista, De Luca passerà alla storia per aver «edulcorato» i nomi degli impianti per i rifiuti.

«Non so se passo alla storia - ha ribattuto De Luca - ma io a Salerno ho portato la differenziata al 72%, ho realizzato 21 parchi urbani, bonificato le periferie, realizzato politiche sociali all'avanguardia come sugli asili nido e i servizi alla persona».

«Cittadina Muscarà, De Luca vive tranquillo - ha aggiunto - lei stia serena, non si dia pena». Muscarà mette sotto attacco anche l'impianto di Salerno, parlando delle criticità evidenziate «dall'Anac».

«Quell'impianto - ha spiegato il governatore - ha funzionato per 10 anni, dopo è stato sottoposto a ristrutturazione, lavori che si sono completati un mese fa.

Fatta la verifica, l'impianto è ripartito».

«Vorrei chiarire che i cittadini li rappresento anche io, non lei - ha concluso -.

Su comitati e sotto comitati non mi attribuisca cose che non ho detto, io dico quello che mi suggerisce la mia ragione e sul consenso la informo che sono stato eletto sindaco con il 75% dei consensi dei miei cittadini. Abbia rispetto».

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