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Redazione TirrenoNews

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Riceviamo e pubblichiamo da parte dell' Associazione "CIVITAS - Laboratorio di idee", che ricordiamo essere presente sul nostro territorio come una associazione per la Promozione Sociale, un comunicato stampa su una proposta progettuale per la partecipazione ad un bando nazionale. 

Di seguito il testo del comunicato stampa:

 

L’Associazione “CIVITAS - Laboratorio di idee” ha sottoposto all’attenzione dell’Ambito Territoriale Sociale – Distretto 3, una proposta progettuale per la partecipazione all’Avviso “EDUCARE IN COMUNE”, Presidenza del Consiglio dei Ministri, Dipartimento per le Politiche per la Famiglia, volto a stimolare azioni e iniziative di contrasto alla povertà educativa.

 

Il bando prevede la possibilità di finanziare proposte progettuali per un ammontare che va da 50.000€ a 350.000€.

La nostra proposta ha l’obiettivo di immaginare e definire un “tessuto” di azioni coordinate che possono fornire supporto e stimolo al “potenziamento educativo” e alla integrazione sociale di minori e delle loro famiglie che si trovano in situazioni di disagio economico e di esclusione sociale, coinvolgendo nella realizzazione una rete di Associazioni presenti sul territorio dei 9 Comuni, che vedono la presenza di qualificati esperti pedagogisti, psicologi, cultori di teatro, cinema, fotografia, gruppi di volontariato (quali ad esempio le sezioni territoriali AVIS), da porre in collegamento con le strutture di gestione dell’Ambito Territoriale Sociale.

 

Venerdì 26 febbraio, la Conferenza dei Sindaci dell’Ambito Territoriale Sociale ha deciso di far sua la proposta da noi avanzata, debitamente integrandola con i suggerimenti avanzati dai Sindaci dei diversi Comuni, e decidendo quindi di presentare la proposta progettuale così definita per la partecipazione dell’Ambito Territoriale Sociale al Bando “Educare in Comune”.

 

Vogliamo ringraziare l’Ambito Territoriale Sociale, più specificamente l’Ufficio di Piano e la Conferenza dei Sindaci, per l’attenzione ed il favore che hanno voluto riservare al nostro contributo progettuale.Consideriamo questa esperienza come un positivo esempio di integrazione e sinergia tra Enti pubblici ed Enti del Terzo Settore, che speriamo possa essere replicabile anche per il futuro.

 

L’elaborazione del progetto è avvenuto a titolo completamente gratuito da parte della nostra Associazione e non potremo essere partner delle Azioni previste dal Progetto, in caso di sua approvazione e finanziamento.

 

Il motivo che ci ha spinto a essere parte attiva della progettazione è quello di promuovere l’idea di realizzare una grande, omogenea area urbano/paesaggistica che comprende i Comuni di Aiello Calabro, Amantea, Belmonte Calabro, Cleto, Fiumefreddo Bruzio, Lago, Longobardi, San Pietro, Serra Aiello. Vediamo questo progetto come una concreta occasione per dimostrare che mettendo insieme comuni energie e volontà, si possono progettare e realizzare iniziative a maggior valore aggiunto per il nostro splendido territorio.

 

 

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La notizia è di qualche giorno fa, anche se non è stata diffusa alla stampa, la Capitaneria di Porto di Amantea ha sequestrato due rinomati lidi, di recente costruzione, in agro di Amantea, e pare che agli stessi proprietari degli stabilimenti balneari siano state notificate salate contravvenzioni.

 

Da quanto è dato sapere pare che i due lidi non avessero una autorizzazione annuale, ma semestrale, ne diviene di fatto che gli stessi a fine estate avrebbero dovuto smontare tutti i prefabbricati esistenti lasciando l’arenile allo stato naturale.

 

In altre parole, le due strutture, prettamente estive, oggetto del sequestro, avevano ricevuto il sostanziale parere favorevole della Soprintendenza e l'assenso edilizio del Comune di Amantea a montare lo stabilimento balneare, purché solo per un semestre all’anno, anche se pare che altri lidi, anche di minore metratura, siano stati autorizzati alla annualità, probabilmente diversi anni fa, ed inoltre gli stessi proprietari dei lidi sequestrati pare abbiano più volte richiesto la medesima annualità.

 

Non conosciamo i percorsi argomentativi e logico giuridici per cui la semestralità dell'installazione era corretta, mentre, non era ammissibile il mantenimento annuale, pare che si era dovuto occupare del provvedimento di diniego di autorizzazione paesaggistica il Comune di Amantea in ordine al permesso di costruire inoltrato dagli stabilimenti balneari per il mantenimento delle stesse per l'intero anno solare.

 

Per il nostro Comune e per la Capitaneria di Porto deve ritenersi che, laddove gli Enti competenti intendano determinarsi in tal senso, occorre che la irremovibilità dello stabilimento sia supportata da specifiche ragioni di protezione dell'ambiente diverse ed ulteriori rispetto a quelle ritenute compatibili con l'esistenza dell'impianto nel periodo balneare.

 

La Soprintendenza da quello che sappiamo è tenuta a dar buona contezza, certo fin dalla originaria autorizzazione paesaggistica, per far constare la consustanzialità della temporaneità delle strutture balneari rispetto alla fruizione collettiva del paesaggio e, a più forte ragione, quando si tratta del mantenimento per tutto l'anno delle strutture stesse, delle ragioni specifiche in ordine alla contrarietà della permanenza dello stabilimento coi valori del paesaggio e dell'ambiente costiero, sottesi al vincolo.

 

Nel momento in cui la normativa comunale e regionale ammette la facoltà dei concessionari di mantenere strutture fino a copertura dell'intero anno solare, pur con caratteristiche di precarietà funzionale, è evidente che la valutazione di compatibilità fra la permanenza annuale e le ragioni di fruizione sono state operate a monte dal legislatore regionale.

 

In tal senso, solo circostanze del tutto eccezionali possono motivare un diverso e più restrittivo orientamento rispetto a quanto domandato dal balneare interessato e quanto, di regola, concedibile secondo la normativa regionale.

 

Ne consegue che il tempo massimo di permanenza delle strutture è quello enunciato dalle normative regionali e alimenta una posizione di interesse legittimo degli eventuali interessati, al punto da determinare una potenziale compressione dello stesso solo in caso di superiore e impellenti ragioni di interesse pubblico, diverse dalla mera questione di compatibilità con le permanenti ragioni di fruizione del paesaggio.

 

Restiamo in attesa comunque di conoscere tutte le motivazioni a favore e contro il sequestro delle strutture, ci auguriamo, dato anche la bellezza delle stesse strutture, che la situazione possa presto definirsi favorevolmente per le parti.

 

 

Canna fumaria sporca, il tetto prende fuoco

Lunedì, 15 Marzo 2021 13:11 Pubblicato in Cronaca

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Principio di incendio sul tetto di una casa privata in via Fiumara ad Amantea, nella periferia Nord della citta tirrenica.

 

Stamattina ad accorgersi del fuoco alcuni vicini dell’abitazione posta a ridosso della statale 18, gli stessi hanno provato, temerari, a spegnere o comunque a contenere l’incendio prima che i Vigili del Fuoco, arrivati in venti minuti da Paola, arrivassero sul posto con autobotte e autoscala.

 

La recente diffusione di tetti di tipologia ventilata e struttura portante in legno comporta, sotto l’aspetto antincendio, una facile e rapida propagazione delle fiamme, una difficile individuazione del focolaio a causa dei numerosi possibili percorsi dei fumi, e poi, in fase di spegnimento, una certa difficoltà di attacco delle zone coinvolte dalla combustione perché favorendo la circolazione dell'aria rende più veloce la propagazione delle fiamme.

 

Difatti, in questo caso, le fiamme sono divampate scaturite da un deposito di fuliggine all'interno del camino, poi la copertura in legno ed in ondulina, causa il forte vento di oggi, ha alimentato e complicato non poco il procedimento di spegnimento delle fiamme.

 

Alla fine le fiamme sono state contenute e l'edificio messo in sicurezza, per fortuna nessun danno agli occupanti dell’abitazione, solo tanta paura, qualche danno alla copertura e un po' di fumo nelle abitazioni.

 

Massima solidarieta, da parte della nostra redazione, alla famiglia colpita da questa brutta storia, ci auguriamo che possa essere presto dimenticata.

 

Negli edifici ristrutturati, comunque, gli incendi dei tetti ventilati sono aumentati di numero, negli ultimi anni di intenso freddo sono apparse numerosi allarmi di intossicazioni da monossido di carbonio in conseguenza di malfunzionamenti di apparecchi a biomassa, spesso dovuti alle pessime condizioni dei condotti di evaquazione dei fumi.

 

Probabilmente l’elevato numero di incendi connessi a camini è dovuto anche al ritorno in auge della combustione a legna.

Tali tipologie di incendio sono legate soprattutto all’impiego di combustibile solido: infatti la fuliggine si crea principalmente in presenza di combustibile solido, ed anche l’alta temperatura dei fumi è una peculiarità dell’impiego dei combustibili solidi.

Le cause di questi tipi di incendio sono principalmente dovute a una scarsa manutenzione delle canne fumarie.

Per questo motivo è importante eseguire il controllo dei fumi da personale competente, almeno in occasione degli interventi di pulizia che sono obbligatori in base alla legge e ai regolamenti vigenti nel nostro Comune. 

La fuliggine è infatti un ottimo combustibile e, grazie al notevole flusso di aria, potrebbe causare una violenta combustione che produce rapidamente molto calore.

 

 

All’esterno le faville che escono dal comignolo possono ricadere su materiali combustibili ed innescare incendi all’esterno dell’abitazione o in edifici o costruzioni adiacenti ed inoltre possono cadere nel canale di gronda e innescare una combustione nell’intercapedine del tetto.

Braci e faville possono anche essere portare dal vento in condizioni pericolose.

Questo fenomeno interessa maggiormente le case appena costruite o ristrutturate. 

 

Il problema non è il tubo d’acciaio o quanto previsto dalle nuove norme. È il sistema di isolamento di certi passaggi della canna fumaria che non funziona. Non è un caso, ad esempio, che l’incendio non si limita più alla sola canna fumaria, come accadeva una volta: l’incendio alla canna fumaria diventa puntualmente incendio del tetto.

 

 

Se la canna fumaria non è ben isolata, ad esempio, e il fuoco riesce ad entrare nell’intercapedine tra le tegole del tetto e il soffitto, l’incendio diventa ben difficile da controllare.

 

Come ci hanno spiegato i Vigili del Fuoco, oggi intervenuti sul posto, nel caso in cui la canna fumaria prenda fuoco ci sono alcune precauzioni da osservare:

Non gettare acqua nel camino dall’alto; toccando le pareti arroventate le farebbe crepare all’istante; inoltre la pressione del vapore acqueo prodotto le può indebolire o distruggere.

Bagnare con poca acqua la legna o il combustibile presente nel caminetto, o nella stufa in maniera tale da terminare la combustione in atto nell’apparecchio.

Chiudete l’eventuale valvola dell’aria di tiraggio del camino.

Allontanate mobili e altri oggetti dai muri attigui la canna fumaria.

Non tentare di spegnere il fuoco, ma chiamare il pronto intervento dei VVdFF.

 

E soprattutto attenzione al monossido di carbonio, che è un gas inodore ed incolore, poiché se respirato è un veleno che si accumula nel sangue al posto dell’ossigeno, così il cervello funziona male, la mente perde lucidità, i riflessi diventano lenti, i muscoli sono deboli e fiacchi.

Con dosi maggiori di gas diventa difficile respirare e camminare, bastano 10 minuti.

 

 

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