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Un ponte è crollato nel Sud della Francia causando una vittima, un ragazzo di 15 anni.

Il ponte sospeso sul fiume Tarn, in Francia, è caduto questa mattina e un camion e un'automobile che lo stavano percorrendo sono cadute nel fiume.

 

 

 

 

 

 

Un primo bilancio riportato dal quotidiano locale La Depeche du Midi, parla di un morto, un ragazzo di 15 anni.

Secondo le prime informazioni, il camion aveva un peso superiore a quello consentito per percorrere il ponte, che si trovava a Mirepoix-sur-Tarn, a nord-est di Tolosa

Mondo Lunedì 18 Novembre 2019

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La multinazionale dà seguito a quanto detto durante la presentazione della trimestrale, quando il presidente e ceo Lakshmi Mittal aveva spiegato che di fronte alla contrazione della domanda il colosso sarebbe rimasto "concentrato sulle nostre iniziative per migliorare le prestazioni e la nostra priorità è ridurre i costi". Dal 23 novembre stop a tre altoforni tra Cracovia e Dabrowa Gornicza, spenta anche una fornace vicino a Chicago e addio all'acciaieria di baia di Saldanha

Liquidazione in Sudafrica, stop alla produzione in Polonia e negli Stati Uniti. ArcelorMittal è in fuga non solo da Taranto, ma anche da Cracovia e Dabrowa Gornicza, Indiana Harbor e baia di Saldanha. Una raffica di chiusure e spegnimenti di altoforni è stata annunciata dal colosso dell’acciaio negli ultimi giorni. Dando seguito a quanto detto durante la presentazione della trimestrale, quando il presidente e ceo Lakshmi Mittal aveva spiegato che di fronte alla contrazione della domanda la multinazionale sarebbe rimasta “concentrata sulle nostre iniziative per migliorare le prestazioni e la nostra priorità è ridurre i costi, adattare la produzione e concentrarci per garantire che il flusso di cassa rimanga positivo”. Tradotto: fermare la produzione in diverse parti del mondo, dopo un primo rallentamento in primavera, e l’addio all’ex Ilva, una ‘zavorra’ sui conti secondo Moody’s che ha avvisato ArcelorMittal del rating a rischio se non si perseguirà, velocemente, all’addio all’acciaieria italiana.

Così nel giro di pochi giorni sono arrivate tre mosse, oltre a quella su Taranto, per passare dalle parole ai fatti. In Polonia l’azienda ha bloccato la produzione nei tre altoforni a Cracovia e Dabrowa Gornicza, dando seguito a quanto aveva già previsto in primavera quando alla fine vennero fermati gli altoforni nelle Asturie. La multinazionale si è detta “costretta a interrompere temporaneamente le operazioni primarie” dal 23 novembre. Un blocco a tempo indeterminato: si ripartirà “quando le condizioni del mercato miglioreranno” a sufficienza.

“Le nostre tre fornaci – ha spiegato l’ad di ArcelorMittal Polonia, Geert Verbeeck – stanno al momento lavorando al loro minimo tecnico, quindi non possiamo ridurre ulteriormente i volumi di produzione. Dal momento che la situazione del mercato dell’acciaio continua a deteriorarsi e le previsioni restano cupe, purtroppo non abbiamo altra scelta”. La sovrapproduzione mondiale si attesta attorno alle 400 milioni di tonnellate e, secondo Eurofer, la domanda di acciaio in Europa è attesa in calo del 3,1% nel 2019, contro le previsioni precedenti di una flessione dello 0,4%. Tutto a causa di dazi e crisi del settore automotive. Le rassicurazioni di Verbeeck sull’occupazione non hanno convinto i sindacati polacchi. Per Krzysztof Wójcik, leader di Nszz, si tratta del “martedì nero del nostro centro siderurgico” e ha quindi lanciato un appello al premier Mateusz Morawiecki, nonché alle autorità regionali, per salvaguardare gli 800 posti di lavoro e i livelli salariali.

Se in Polonia, almeno nelle intenzioni, ArcelorMittal parla di una fermata legato ai cicli del mercato, in Sudafrica ha invece deciso di liquidare il suo stabilimento nella baia di Saldanha entro il primo trimestre del 2020. Con un comunicato stampa diffuso dai media locali, la compagnia ha dichiarato che l’acciaieria “sta subendo gravi perdite finanziarie che si prevede continueranno per il prossimo futuro”, perciò intraprende “una liquidazione condotta a condizioni normali delle attività commerciali legate alle operazioni siderurgiche”. Secondo ArcelorMittal, il siderurgico – nel quale sono occupate circa 1.000 persone – “ha perso il proprio vantaggio strutturale in termini di costi per competere efficacemente sul mercato di esportazione” a causa, in primis, “della materia prima e dei prezzi regolamentati”.

Ma i tagli della famiglia Mittal toccano anche il mercato statunitense. La multinazionale ha deciso di spegnere uno dei tre altoforni nell’impianto di Indiana Harbour, vicino a Chicago., zona già colpita dalla chiusura di un altoforno di US Steel all’inizio del 2019. La decisione di ArcelorMittal, a sentire l’azienda, non comporterà licenziamenti, ma è dettata dalla fine del ciclo di vita della fornace che avrebbe bisogno di “investimenti significativi” per la ristrutturazione. L’ipotesi di ammodernamento verrà presa in considerazione solo nel caso in cui la domanda dovesse essere tale da richiedere un intervento.

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Era l’ inizio Settecento, nel pieno della in piena (PEG) Piccola Età Glaciale che vi fu dopo il periodo caldo medievale (PCM), od optimum climatico medievale, durato circa 500 anni dal IX al XIV secolo.

La piccola era glaciale (PEG, o LIA, little ice age) è un periodo della storia climatica della Terra che, pur con una non totale convergenza degli studi, va dalla metà del XIV alla metà del XIX secolo in cui si registrò un brusco abbassamento della temperatura media terrestre.

E l'inizio del XVIII secolo ha rappresentato l'apice della piccola era glaciale.

In quel periodo le popolazioni d'Europa dovettero affrontare inverni molto duri, con condizioni climatiche ben diverse rispetto ad oggi.

In Inghilterra, ad esempio, non era certo raro che il Tamigi ghiacciasse completamente da pattinarvi sopra.

Nel 1781, negli anni della Rivoluzione Francese, Venezia sperimentava un inverno rigidissimo.

Laguna gelata, generi alimentari venduti al mercato nero, mancanza d'acqua, molti poveri che morivano di freddo e di fame.

Anche nel 1929 la laguna veneta fu stretta in una banchisa di ghiaccio spessa 20 cm, ma tra il 1500 e il 1850 il fenomeno fu particolarmente frequente.

Nonostante l'abitudine ad inverni rigidi, che non si verificano più di questi tempi, in quel periodo si scatenò un'ondata di gelo così terribile da essere ricordata come eccezionale.

E l'inverno 1708/1709 con il grande gelo che già a dicembre conquistò le pianure della Russia, per muoversi ad ovest con l'Anticiclone Russo.

Era il 6 gennaio quando il gelo consistente fece irruzione in Italia a partire dalla Val Padana, gelando la laguna Veneta ed il lago di Garda secondo alcune fonti naturalmente molto datate.

Gelo che poi fu accompagnato da straordinarie nevicate nei giorni successivi su gran parte d'Italia fino in pianura.

Questo fu solo l'inizio di un'ondata di gelo lunghissima e straordinaria, con picchi di temperature glaciali non così dissimili da quelle del gennaio 1985, ma per un periodo di tempo molto più lungo.

Il gelo provocò una grave carestia su gran parte dell'Europa, che divenne una vera e propria ghiacciaia per settimane.

Quest'inverno fu probabilmente il più gelido degli ultimi 500 anni. In quel periodo si ebbero le primissime misurazioni e fra questi spicca la stazione di Berlino, in Germania, attiva già dal 1701.

Qui vediamo l'elenco dei dieci inverni più rigidi della storia, e notiamo come il 1708/1709 stacchi molto nettamente tutti gli altri.

1708/09 con -8.3
1829/30 con -6.5
1939/40 con -6.0
1798/99 con -5.3
1946/47 con -5.1
1822/23 con -4.9
1804/05 con -4.8
1962/63 con -4.8
1928/29 con -4.8
1788/89 con -4.7

Solo l'inverno del 1962/1963 risulta di memoria abbastanza recente, mentre diversi appartengono ad altri secoli.

Nell'inverno 1708/1709 ad essere gelido fu soprattutto Gennaio: sempre a Berlino la temperatura media mensile fu di -13.2°C, mentre il secondo mese più rigido fu il gennaio 1823 con -11.6°C.

La capitale tedesca registrò un minimo di -29,4 °C nel gennaio 1709, con svariate minime sotto i -25 °C e massime sotto i -20 °C.

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