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Riceviamo e pubblichiamo:

“Verso il tutto esaurito per la doppia prima assoluta in Calabria di “Solo”, il nuovo fantasmagorico show di Arturo Brachetti, il trasformista più famoso al mondo, che sarà in scena il 10 marzo al Teatro Cilea di Reggio

Calabria e il giorno dopo, 11 marzo, al Teatro Rendano di Cosenza.

Come lo ha definito lo stesso genio del trasformismo, è il suo spettacolo più surreale di sempre.

Due tir di attrezzatura, impianti, costumi e scenografie, quindici super tecnici, ben 50 nuovi personaggi, sette stanze di una casa magica piena di inimmaginabili sorprese, effetti ad altissima tecnologia tra cui laser e 3D mapping, ombre cinesi e sand-art, una serie di novità assolute, incanteranno gli spettatori per oltre novanta minuti.

In questo incredibile spettacolo mozzafiato, Arturo Brachetti aprirà le porte della sua casa in miniatura, fatta di ricordi e di fantasie; una casa senza luogo e senza tempo, in cui il sopra diventa il sotto e le scale si scendono per salire.

Illusione, poesia e magia, si mescoleranno in uno show nato per il pubblico di tutto il mondo. Dopo l’Italia, infatti, Brachetti comincerà il suo giro internazionale.

Tra le stanze di questa casa magica, ci sono quella dell’infanzia, con personaggi come Biancaneve, Peter Pan Frozen, la stanza della musica con Pavarotti, Madonna, Michael Jackson, Elvis Presley, la stanza dei segreti e della fantasia.

“Dentro ciascuno di noi esiste una casa come questa, dove ognuna delle stanze racconta un aspetto diverso del nostro essere.

È una casa segreta, senza presente, passato e futuro, in cui conserviamo i sogni e i desideri”, afferma il geniale artista, considerato in molti paesi un autentico mito vivente nel mondo del teatro e della visual performing art.

Gli ultimi biglietti sono in vendita in tutti i punti Ticketone (Reggio: B’art e New Taxi; Cosenza: Inprimafila; Lamezia. Uffici Pegna). Tutte le informazioni sono reperibili al numero telefonico 0968441888 e www.ruggeropegna.it.

Con lo show di Arturo Brachetti si apre la trentunesima stagione di spettacoli di Ruggero Pegna, che poi proseguirà con gli appuntamenti di “Fatti di Musica Radio Juke Box 2017”: l’unica tappa in Calabria del tour di J-AX E Fedez del 3 aprile al Palacalafiore di Reggio e la prima volta a Cosenza di Notre Dame De Paris, l’Opera dei Record di Riccardo Cocciante, dal 23 al 25 giugno allo Stadio San Vito/Marulla.

Nei prossimi giorni saranno annunciati gli eventi estivi della storica rassegna.

“Ogni anno – afferma Ruggero Pegna – cerco di intercettare e proporre al pubblico calabrese, oltre a spettacoli attesi e di assoluto spessore artistico, anche alcune tra le novità assolute. Il nuovo spettacolo di Brachetti è tra i più belli e suggestivi mai realizzati, di quelli che non si dimenticano per tutta la vita!

Mi auguro che anche questa trentunesima edizione sia apprezzata dal pubblico, il vero protagonista di ogni evento”.

 

Pubblicato in Reggio Calabria

Nel tardo pomeriggio di avantieri, Agenti della Volante, nell’ambito del piano di contrasto alla criminalità diffusa ha arrestato un cittadino rumeno colto in flagranza di reato per furto con destrezza di un orologio marca Swaroski presso un negozio di preziosi ubicato in centro città.

 

In particolare dopo un lungo inseguimento, iniziato da Piazza Kennedy, e successivamente proseguito con vari equipaggi delle Volanti, tempestivamente intervenuti sul luogo del delitto, allertati dall’esercente, si riusciva a bloccare la fuga del ladro all’altezza di Viale Mancini.

Gli Agenti della Polizia di Stato a causa della traffico cittadino si ponevano all’inseguimento del malfattore a piedi e riuscendolo a bloccare dopo circa 300 mt., nella circostanza il cittadino romeno opponeva resistenza all’arresto provocando ferito lacero contusa ad uno degli Agenti della Polizia di Stato che senza non poche difficoltà riusciva ad immobilizzarlo grazie all’intervento di altri Colleghi.

 

Successivamente l’arrestato, presso gli uffici della Questura veniva sottoposto ad accurata perquisizione personale che permetteva il rinvenimento della refurtiva celata nelle parti intime. 

Dalla successiva attività investigativa, con l’acquisizione dei filmati della video sorveglianza della gioielleria veniva acclarati ulteriori elementi di reato a carico dell’arrestato.

Pubblicato in Cosenza

I carabinieri della stazione di Cosenza Principale hanno arrestato ieri mattina, su ordine di carcerazione emesso dal Tribunale di Catanzaro, una coppia di coniugi di 53 e 49 anni, entrambi romeni e già sottoposti alla misura degli arresti domiciliari.

 

I due stavano infatti scontando una condanna a 5 anni di reclusione per i reati di violenza sessuale su minore, sfruttamento della prostituzione minorile e pedopornografia, commessi a Cosenza tra il 2011 e il 2014, quando furono fermati in quanto, vistisi scoperti, stavano pianificando la fuga.

I due facevano prostituire le proprie tre figlie, allora minorenni.

 

I carabinieri scoprirono pure che gli incontri con i clienti venivano filmati.

Il sociologo Antonio Marziale, Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza della Regione Calabria, intervenendo in riferimento all’arresto, su ordine di carcerazione emesso dal Tribunale di Catanzaro, di una coppia di coniugi di 53 e 49 anni, entrambi romeni e sottoposti alla misura degli arresti domiciliari dovendo scontare la condanna a 5 anni di reclusione per i reati di violenza sessuale su minore, sfruttamento della prostituzione minorile e pedopornografia, perpetrati a Cosenza ha dichiarato.

“Provo una rabbia incontenibile nell’apprendere che due disgraziatissimi genitori facevano prostituire le proprie figlie minorenni, filmandole e dandole in pasto a chissà quali e quanti fruitori, ma mi dico smarrito quando apprendo che le leggi in vigore nel nostro Paese consentono a simili criminali di beneficiare degli arresti domiciliari.

 

Non c’è crimine più turpe dello sfruttamento sessuale dei minorenni e ciò a prescindere da qualsiasi giustificazione sociale, economica o di altro genere.

Chi abusa, chi compartecipa all’abuso, chi filma e divulga, alimentando un mercato dalle cifre incontenibili, commette un crimine contro l’umanità debole e indifesa e come tale deve essere punito.

Mi dico schifato – conclude il sociologo – da un garantismo eccessivo, che concedendo benefici ai criminali violenta ulteriormente la sensibilità delle vittime e ciò non può definirsi giustizia”.

Pubblicato in Cosenza

Stamattina attraversando Piazza Bilotti ho avuto una sgraditissima sorpresa.

 

 

In Piazza ho avvistato cumuli di cartoni, coperte e tende improvvisate, rifugio notturno dei clochard.

In passato dormivano sotto i ponti lontano dalla vista dei cittadini cosentini, ora che il freddo notturno si è attenuato un poco dormono all’aperto.

 

Piazza Bilotti è diventata così un dormitorio pubblico.

 

Fino alle ore 11 nessuno ha visto nulla.

Ora il grave problema dei bivacchi si è ripresentato nella sua gravità a pochi metri dai tavolini messi, credo, dall’Amministrazione comunale.

 

Poi, dopo le 11, qualche cittadino ha segnalato il cumulo di cartoni e la tenda e subito è scattato l’intervento del personale preposto per procedere allo sgombero del materiale ingombrante.

Pubblicato in Cosenza

ROSSANO MANUFATTOCosenza 18 febbraio 2017 - Militari della Stazione Carabinieri Forestale di Rossano ha nei giorni scorsi posto sequestro un manufatto di nuova costruzione realizzato abusivamente su area demaniale.

Il sequestro è avvenuto a seguito di un controllo in località “Rinacchio” di Rossano, nella proprietà boschiva del demanio regionale dove è stato rinvenuto il manufatto con relativa recinzione ed annesse opere per la custodia di animali e il governo di animali ovi-caprini nella stagione estiva. Dagli accertamenti effettuati tali lavori erano stati eseguiti senza alcuna autorizzazione dell’Ente proprietario, Azienda Calabria Verde. Il responsabile dei lavori, deferito all’Autorità Giudiziaria, non è stato in grado di esibire alcuna autorizzazione per l’occupazione del suolo pubblico. Questa zona è sottoposta a vincolo idrogeologico forestale e paesaggistico ambientale. Si è quindi proceduto al sequestro del manufatto e della recinzione realizzata all’interno di un rimboschimento di conifere e latifoglie

Pubblicato in Cosenza

Ecco la affluenza alle urne per fascia demografica:

Comuni fascia "A" n. votanti 880 (su 991) pari al 88,80 %
Comuni fascia "B" n. votanti 280 (su 303) pari al 92,41 %
Comuni fascia "C" n. votanti 198 (su 217) pari al 91,24 %

 

Comuni fascia "D" n. votanti 145 (su 152) pari al 95,39 %
Comuni fascia "E" n. votanti 100 (su 108) pari al 92,59 %

La coalizione di Iacucci ottiene 14 seggi su 16, con il solo Partito Democratico che si accaparra ben 7 scranni.

A votare non sono stati più i cittadini, ma gli amministratori locali, in base alla legge introdotta da Graziano Delrio.

A entrare in consiglio provinciale in quota Partito Democratico sono:

-il presidente uscente Graziano Di Natale, facente funzioni dopo l’estromissione di Mario Occhiuto, e primo degli eletti con 5527 voti, 1700 più delle scorse elezioni.

-Francesco Gervasi (assessore comunale a Mendicino),

-Franco Pascarelli (consigliere comunale a Cetraro),

-Felice D’Alessandro (sindaco di Rovito),

-Pino Capalbo (consigliere comunale di Acri),

-Ferdinando Nociti (sindaco di Spezzano Albanese) e

Vincenzo Tamburi (sindaco di San Basile).

Tre seggi vanno invece alla lista “Insieme per la Provincia”:

-Lucantonio Nicoletti, consigliere comunale a Bisignano,

-Saverio Audia, consigliere a San Giovanni in Fiore, ma soprattutto

Luca Morrone, consigliere comunale a Cosenza e figlio del consigliere regionale di Forza Italia, Ennio Morrone. Il figlio d’arte è il più votato.

Il sindaco di Fuscaldo Gianfranco Ramundo, entra in Consiglio in quota Italia del Meridionel

Vincenzo Scarcello, consigliere comunale di Rossano, con la casacca di “Il Coraggio di Cambiare l’Italia”, che fa riferimento a un altro consigliere regionale di centrodestra, Giuseppe Graziano.

Per la lista Cosenza Azzurra ( lista che unisce Forza Italia, Fratelli d’Italia ed il movimento di Fausto orsomarso) entrano

Sergio Del Giudice,Consigliere comunale di Cosenza

Eugenio Aceto, consigliere comunale di Rende

Pubblicato in Cosenza

Cosche interessate agli appalti ed ai apporti con la politica.

 

La ‘ndrangheta “non è più da considerare un insieme di cosche ‘monadi’, ma un tutt’uno solidamente legato, con un organismo decisionale di vertice e una base territoriale”.

Si tratta di “una struttura dalla duplice faccia: una moderna, fluida, versatile e in grado di aggiornarsi e cogliere ogni occasione di profitto, l’altra dal carattere arcaico, fatta di regole, gradi, prassi, formule, giuramenti, santini e sangue”.

 

Una “bivalenza solo apparentemente contraddittoria” sulla quale “si è consolidato il percorso di affermazione e radicamento della ‘ndrangheta, la cui ascesa rapidissima la colloca, ora, tra le più temibili mafie a livello internazionale”.

E’ l’analisi contenuta nella Relazione relativa al primo semestre del 2016 della Direzione investigativa antimafia.

 

Sottovalutata.

Il processo di comprensione del fenomeno ha “scardinando dall’immaginario collettivo l’idea, per decenni di colpevole sottovalutazione, specie all’estero, di un crimine calabrese considerato minore e invece capace di espandersi, crescere, ramificarsi e occupare nuovi spazi: un cono d’ombra che è stato l’humus ideale per arricchirsi, specie nel Nord del Paese”.

 

‘Ndrangheta 2.0.

Le inchieste giudiziarie che hanno caratterizzato il semestre, ricorda la Dia, “confermano l’andamento già registrato negli anni precedenti, che vede le cosche in grado di intessere profonde relazioni con soggetti corrotti degli apparati istituzionali e con professionisti piegati alle logiche mafiose.

La duttilità operativa fuori Regione dell’organizzazione deriva, infatti, dalla commistione tra le professionalità maturate, soprattutto nel Nord del Paese, da affiliati di nuova generazione, diretta espressione delle famiglie, e professionisti attratti consapevolmente alla ‘ndrangheta”.

 

I settori di interesse.

Questo “connubio tra cosche e professionisti, specie di quelli operanti in settori ad alta redditività come la grande distribuzione, l’immobiliare e quello turistico-alberghiero e i forti addentellati con esponenti della pubblica amministrazione si affiancano, così, a quella che rimane la principale fonte di finanziamento, ossia il traffico internazionale di stupefacenti, e a una pressante azione usuraria ed estorsiva”.

Nel dossier si evince l’espansione del clan Muto a Roma, mentre a Cosenza ha resistito il patto federativo tra “italiani e il clan Rango”

“Il primo semestre del 2016 è stato segnato da alcune pronunce giudiziali, da operazioni di polizia e da provvedimenti amministrativi di scioglimento di enti locali che tratteggiano chiaramente non solo le moderne connotazioni strutturali della ‘ndrangheta, ma anche le strategie affaristiche e di condizionamento del tessuto sociale, economico e politico dei territori d’elezione, delle altre regioni del Paese e dell’estero. È ormai nota la connaturata tendenza della ‘ndrangheta a replicare altrove gli assetti organizzativi interni alle cosche, anche attraverso la creazione di strutture di base rispondenti alle medesime logiche criminali di quelle storicamente incardinate in Calabria”. Una analisi limpida e cristallina che dimostra quanto sia abile la ‘ndrangheta a espandersi e a riciclarsi. La relazione della Direzione Investiga antimafia riguarda il primo semestre del 2016. Sei mesi in cui, come già scritto, le forze dell’ordine hanno messo a segno diverse operazioni. Per quanto concerne la Provincia di Cosenza, gli investigatori scrivono che “il panorama criminale della provincia appare sostanzialmente immutato rispetto ai semestri precedenti, restando caratterizzato dall’operatività del gruppo RANGO - ZINGARI, sorto, nel recente passato, dalla fusione tra i superstiti della cosca BELLA - BELLA e il gruppo degli ZINGARI cosentini. L’aggregato criminale in parola avrebbe, inoltre, stretto un patto federativo con le due compagini mafiose dei PERNA-CICERO e LANZINO-RUÀ, anch’esse operanti nel capoluogo. Nel mese di marzo, proprio la cosca LANZINO-RUÀ è stata al centro di un’articolata operazione di servizio denominata Sistema Rende, conclusa dall’Arma dei Carabinieri con l’arresto di 10 persone, tra cui alcuni politici locali e esponenti di vertice della cosca. Le indagini hanno delineato un “intreccio” politico - mafioso che ha consentito ad alcuni candidati alle varie tornate elettorali per il rinnovo degli Enti locali, di ottenere l’appoggio elettorale da parte di personaggi di rilievo della citata cosca. Tra le attività illecite riscontrate - frutto di “patti elettorali mafiosi” figurano l’affidamento di spazi pubblici in gestione a personaggi appartenenti alla ‘ndrangheta; l’assunzione, presso la società municipalizzata preposta alla gestione dei servizi comunali, di soggetti vicini al gruppo criminale e la promessa dell’assegnazione di fondi pubblici, per finanziare una cooperativa creata per la gestione dell’area mercatale di Rende. La relazione passa poi ad analizzare il territorio provinciale. A Scalea si registra la presenza dei VALENTE e degli STUMMO, in contatto con i MUTO, la cui influenza si estende su tutto il versante tirrenico cosentino, da Guardia Piemontese fino al confine con la Basilicata. La città di Paola, oltre a subire l’influenza dei citati RANGO - ZINGARI, risulta segnata dalle cosche MARTELLO - SCOFANO - DITTO e SERPA, da sempre contrapposte. Ad Amantea, al confine con la provincia di Catanzaro, insistono i BESALDO, gli AFRICANO e i GENTILE, quest’ultimi colpiti da una confisca eseguita nel mese di marzo dalla Sezione Operativa D.I.A. di Catanzaro. Nello specifico è stato sottratto ad un imprenditore - peraltro nipote del capo cosca e collegato alla ‘ndrina LANZINO/DI PUPPO - un patrimonio del valore di oltre 1,2 milioni di euro, costituito, tra l’altro, da un’attività di commercio al det-taglio di abbigliamento e da quote di società operanti nel comparto della gestione degli impianti sportivi, della pulizia in genere e del commercio di autoveicoli. Sul versante ionico sarebbero invece attivi gli ABBRUZZESE, con particolare riferimento ai comuni di Cassano allo Ionio, Rossano, Corigliano Calabro, Cosenza e Scanzano Jonio (MT), mentre a Castrovillari si segnalano RECCHIA-IMPIERI. Sempre su Cassano allo Ionio si segnalano, oltre agli ABBRUZZESE, anche i FORASTEFANO-PORTOFARO-FAILLACE e i BEVILACQUA. Nella zona di Rossano e nella Piana di Sibari sarebbero infine operativi i GALLUZZI-ACRI-MORFO’, mentre a sud della provincia, tra Paterno Calabro, Rogliano e Piano Lago si segnalano i CHIRILLO. Da sottolineare che nel Lazio e in particolare a Roma, è stata riscontrata molto attiva la cosca MUTO”.

 

La ’ndrangheta in Calabria. Le principali ‘ndrine.

A Reggio Calabria (mandamento centrale) si conferma la presenza di un direttorio mafioso sovraordinato alle altre famiglie, rappresentato dalle figure apicali delle storiche consorterie dei De Stefano, Condello, Libri e Tegano.

Il mandamento tirrenico (piana di Gioia Tauro) è profondamente segnato dalla presenza dei Piromalli, a cui si affiancano le cosche Molè e Oppedisano, tutte ‘ndrine che operano sul porto di Gioia Tauro, uno dei principali accessi europei per la cocaina proveniente dal Sudamerica.

Il mandamento ionico conferma la “dimensione transnazionale dei traffici di stupefacenti facenti capo alla ‘ndrangheta e la capacità di questa di condizionare l’operato di pubblici funzionari e di infiltrare le attività economiche anche attraverso pressanti pratiche usurarie”

 

Le altre province.

La provincia di Catanzaro è influenzata dall’attività dei Grande Aracri di Cutro, sovraordinata ai gruppi storici dei Gaglianesi e degli Zingari. Sul versante jonico della zona di Soverato “persiste quasi incontrastata” la locale dei Gallace di Guardavalle, supportata dalle ‘ndrine dei Gallelli, Procopio e Mongiardo.

Nella provincia di Vibo Valentia domina la scena la ‘ndrina dei Mancuso, nota per la capacità di penetrazione negli apparati politico – amministrativi e nel settore economico attraverso notevoli investimenti finanziari, in una zona ad alta densità turistica.

La zona di Crotone vede la presenza dei già citati Grande Aracri, capaci di estendere la propria influenza in Calabria (anche nel basso cosentino) e fuori dalla regione (Emilia-Romagna, Lombardia e Lazio). Restano operative le storiche consorterie di Isola Capo Rizzuto (Arena, Nicoscia), Cirò Marina (Farao-Marincola) e Strongoli (Giglio).

Nella provincia di Cosenza “il panorama criminale appare sostanzialmente immutato rispetto ai semestri precedenti, restando caratterizzato dall’operatività del gruppo Rango-Zingari, sorto dalla fusione tra i superstiti della cosca Bella e il gruppo degli Zingari cosentini. Avrebbe stretto un patto con le compagini dei Perna-Cicero e Lanzino – Ruà”.

 

La mafia calabrese all’estero.

La ‘ndrangheta è da tempo un’organizzazione criminale globalizzata, presente in tutti i continenti in cui esporta il proprio “modello di successo” sperimentato sul territorio nazionale. La DIA scrive di “propaggini strutturate” presenti in molti paesi europei (Germania, Svizzera, Spagna, Francia, Olanda), in Australia, nel continente nordamericano (Canada e Stati Uniti), in Messico e Costa Rica, e nel Sud America (Colombia, Argentina, Brasile).

In questi territori la ‘ndrangheta gode di basi logistiche e strutture operative utili per la gestione del traffico di stupefacenti. Alcuni paesi europei vengono invece utilizzati per riciclare i proventi illeciti (Malta, Svizzera) o come rifugio per i latitanti (Belgio e Olanda).

“In Australia sono state registrate presenze di soggetti criminali italo-australiani di terza o quarta generazione, che avrebbero costituito organizzazioni speculari alle cosche calabresi. In alcuni casi, tali gruppi sono risultati in collegamento con le omologhe strutture italiane, per l’esecuzione coordinata di attività di portata transnazionale, come il traffico di stupefacenti o il riciclaggio di capitali. Queste strutture australiane sarebbero, a loro volta, ulteriormente collegate con altre frange di diversa estrazione criminale attive sia in Europa, in Cina che Sud America, per l’approvvigionamento, nell’ordine, di droghe sintetiche, precursori e cocaina”.

 

Pubblicato in Calabria

Questo il comunicato stampa del CIF di Amantea.

 

“L’ente provincia danneggia gravemente le donne del comprensorio di Amantea.

E’ con profonda indignazione che il Centro Italiano Femminile (Cif) sez. di Amantea Provincia di Cosenza, nella persona del Suo Presidente Sig.ra Carmela Franco, in uno con la Presidente Provinciale della stessa, sig,ra Concetta Grosso, che apprende dalle pubblicazioni dei siti accreditati, che l’Ente Provincia di Cosenza ha arrecato un grave danno e pregiudizio alle richieste unanimi di una comunità finalizzate a favorire ed a contribuire alla piena attuazione e qualificazione della DIGNITÀ delle donne nel territorio del vasto comprensorio Amanteano.

 

Il CIF si era fatta promotore per l’istituzione di un corso serale I.T.C. presso l’I.I.S. di Amantea per trovare strategie utili e necessarie per la riduzione del grave disagio occupazionale che sta contribuendo alla desertificazione ed all’abbrutimento del territorio.

 

Tale corale richiesta, così per come sottoscritta e documentata da un notevole numero di donne interessate, molte delle quali versano in situazione socio economiche gravi e precarie, aveva trovato la fattiva e propositiva azione di supporto e di collaborazione da parte dell’Ente Comunale territoriale e da parte degli Organi Collegiali del Polo Scolastico che nei modi e nei termini utili previsti dalle norme hanno attivato le corrette e propedeutiche procedure per ottenere LA POSITIVA FORMALIZZAZIONE del corso serale, indirizzo Tecnico Commerciale Finanza e Marketing.

 

Purtroppo inaspettatamente l’Ente provinciale con il proprio disinteresse nell’accogliere la richiesta ha dimostrato di essere insensibile non solo all’ascolto della voce sociale del territorio nel suo complesso ma soprattutto ha negato una possibile opportunità ad una cellula sociale univocamente ritenuta destinataria di azioni di supporto e di cura.

Le donne che si sono rivolte all'Associazione che ha raccolto firme e richieste, che sono state inserite come parte integrante della pratica istruita, si vedono ancora una volta, nel nostro territorio, umiliate ed emarginata da scelte politiche miopi ed esclusivamente condizionate da logiche incomprensibili.

L’associazione CHIEDE formalmente A VOCE ELEVATA al Presidente della Provincia Avv. Graziano Di Natale di istruire una revisione delle procedure con regolare rettifica in accoglimento di quanto indispensabile alle comunità interessate.

Al Presidente della REGIONE CALABRIA Dott. Mario Oliverio si chiede una competente ed apicale revisione dell’erronea determinazione amministrativa che può trovare luogo di riesame nelle sedi, nei modi e nei termini previsti dalle disposizioni normative.

 

Lo stesso CIF si rivolge al Direttore Generale dell’USR Calabria Dott.re Diego Bouchè per ogni adempimento funzionale alla Sua figura.

Agli Organi Collegiali del Polo Scolastico di Amantea ed all’Amministrazione Comunale di Amantea il CIF ritiene di dare merito di tutte le azioni sin qui poste in essere e esprime l’invito a continuare a supportare una iniziativa MERITEVOLE DI RISPOSTE URGENTI.

Il CIF manifesta la propria disponibilità a poter incontrare le delegazioni istituzionali affinché possano concordare ogni intervento utili al ravvedimento in difesa degli aventi diritto.

Si ritiene opportuno concludere rappresentando l’urgenza di quanto specificato in previsione dell’avvio dell’anno scolastico 2017/2018.

Amantea, 19 Gennaio 2017

                                                                               F.to Sig.ra Carmela Franco

Pubblicato in Politica

Erano le 22.00 di ieri sera 17 gennaio quando alcuni passanti notano due trolley da viaggio abbandonati in via Caloprese, a due passi da Piazza Loreto.

 

E correttamente hanno avvertito le forze dell’ordine.

Le Forze dell’ordine hanno immediatamente chiuso le strade ed hanno allertato Vigili del Fuoco di Cosenza, carabinieri e 118.

Sul posto sono stati fatti inteveniregli artificieri che con un robot radio controllato a distanza, hanno prima neutralizzato le due valigie e poi verificato il contenuto.

 

Nessuna bomba o esplosivo al loro interno.

Una valigia era totalmente vuota, mentre nell’altra era presente solo qualche vestito e nulla più.

 

Poi le valigie sono state prese in custodia dalle forse dell’ordine che dovranno per prima cosa verificarne la paternità, poi accertare anche se qualcuno le abbia volutamente lasciate incustodite di proposito per creare allarmismo.

Intorno alle 00.30 di stamattina 18 gennaio Via Caloprese è stata riaperta al traffico.

Pubblicato in Cosenza

La notizia della morte di Patrizia Schettini di anni 53 aveva fatto rapidamente il giro di tutta Amantea

 

 

Non solo per la presenza dei suoi congiunti nella cittadina cosentina, ma anche per la particolarità della sua morte.

Il giorno del decesso la donna venne trovata riversa ai piedi delle scale che conducono alla villetta di famiglia.

 

Si pensò ad un incidente domestico ma questa tesi non convinse gli investigatori, insospettiti da un graffio sul braccio della Schettini e da segni di strangolamento poi accertati dall'autopsia.

 

Saranno le indagini a portare verso il figlio più piccolo, che nel frattempo si era fatto tatuare sul braccio la frase «Nemmeno la morte ci potrà separare. Ti amo mamma».

Secondo la ricostruzione dei fatti, dopo un litigio dovuto al rendimento del ragazzo al conservatorio, l'allora 17enne, dopo uno schiaffo subìto, avrebbe avuto un raptus e avrebbe aggredito la madre.

 

I poliziotti della squadra mobile di Cosenza non trovarono segni di effrazione e quindi l’ipotesi del furto fu subito accantonata.

Quel decesso aveva, però un qualcosa di strano e così i poliziotti decisero di andare a fondo e piazzarono microspie.

E così la intercettazione.

Al genitore che gli chiedeva quello che era accaduto veramente la mattina del primo aprile scorso, il giovane si è lasciato andare: «Si, papà, l’ho uccisa io la mamma».

 

Il dialogo venne intercettato dalla polizia che aveva piazzato delle microspie dentro la casa.

La procura di Cosenza allora ordinò l’arresto del ragazzo con l’accusa di omicidio volontario.

Ed il giovane venne portato nel carcere minorile di Catanzaro.

Poi la condanna in primo grado, con rito abbreviato.

Una condanna a 14 anni e otto mesi.

Ora l’appello e la pronuncia della corte d'appello di Catanzaro.

E la pena è stata ridotta a 12 anni

Pubblicato in Cosenza
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