Dedico un po’ di attenzione a quei pochi o tanti amanteani che da dieci anni celebrano scherzosamente un evento della storia che appartiene ai comuni della costa tirrenica calabrese.
Quella nave alla quale per molti anni si affidavano i “cjuoti” perchè venissero portati nel lontano manicomio di Nocera Inferiore, dove spesso, restavano dimenticati dalla società fino alla fine dei loro giorni.
Parliamo del tempo in cui nemmeno non c’era la ferrovia e le strade erano parimenti inesistenti, così che i trasporti erano affidati alle navi.
Oggi Gaetano Campaiola, Turuccio Colla e pochi altri conservano alla memoria collettiva questo evento drammatico per i poveri “cjuoti” e le loro famiglie, ma dissacrandolo e sdrammatizzandolo.
Impossibile non ringraziarli, anche se ben altri ringraziamenti meriterebbero, per esempio da parte del comune che –secondo noi - dovrebbe riconoscere e premiare la loro attenzione alla storia del paese.
Similmente per l’altro evento de “U ciucciu i San Giuvanni”.
I due eventi che dovrebbero essere attestati dalla pubblica amministrazione nella loro dignità e valenza culturale e turistica.
Nel nostro piccolo dedichiamo all’evento de “U juornu di Cjuoti” ed a loro questo nostro modesto lavoro , richiamando il banditore che un tempo Amantea utilizzava al posto dell’attuale WhatsApp e che si potrebbe usare accompagnato non dalla campanella o dalla trombetta ma dai tamburi.
U bannu
Sentiti, sentiti, gente de la mantia.
Sentiti, ca parramu de la nostra cjotia.
Stasira alla taverna facimu festa grande,
si balle, si mange, si ride e si cante.
Alli nove stasira! Tutti, partecipati.
E nun vi faciti canusciri, veniti maschjerati.
Cuntamu la storia da nave di cjuoti,
Ca passavi a si ricogljri tanti mantiuoti.
A Nucera inferiore pua li portave,
E china rimanje cuntientu restave.
“Almeno- dicje- pè stavota u sinnicu è fricatu
pecchì la nave n’un minn’ha purtatu.
Signu rimastu ancora alla mantia
a fari ogni juornu na bella ciotja”.
E puri a vua vi dicu “Gioia mia,
un v’inni jati : restati alla mantia.
U paisi di cjuoti e di la cjotia
evviva, evviva i cjuoti d’amantia”
Giuseppe Marchese