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bAR bILOTTI DISTRUTTOAlcuni giorni fa e precisamente il 19 maggio u.s. abbiamo pubblicato su Tirreno News il seguente articolo:- Forte esplosione stanotte a Cosenza. Bar completamente distrutto-. Nella notte del 18 maggio c’era stata una forte esplosione e che aveva devastato il Bilotti Café situato in Via Caloprese in Cosenza nei pressi di Piazza Bilotti ex Piazza Fera. Vi avevamo raccontato che il fortissimo boato aveva svegliato e terrorizzato tutti gli abitanti della zona. Una violenta esplosione, probabilmente una bomba ad alto potenziale posizionata all’interno del locale aveva non solo distrutto il Café ma danneggiato i negozi adiacenti e il fabbricato. Un muro interno era completamente crollato e il portone completamente distrutto. Vi avevamo raccontato che l’esplosione in piena notte, e meno male che in quell’istante nessuno passava per Via Caloprese, aveva creato panico, sconcerto e paura, tanta paura tra la gente cosentina. La gente terrorizzata diceva accorsa numerosa sul posto del vile attentato:-Mamma mia, la mafia si è svegliata!- E si raccomandavano alla Madonna del Pilerio, Santa Patrona della città di Cosenza:- Madonnina bella, pensaci tu-. Per paura di altre bombe e per dare la possibilità alle Forze dell’Ordine e ai Vigili del Fuoco di effettuare i rilievi al fine di accertare l’origine dell’esplosione e per mettere al sicuro il caseggiato e gli abitanti della zona, i Vigili Urbani avevano chiuso al traffico l’intera Via Caloprese da Piazza Bilotti e Piazza Loreto, causando gravissimi disagi agli automobilisti. Calcinacci, pietre, mattoni, cucine, frigoriferi, bicchieri, tutte le apparecchiature del bar scaraventate contorte e bruciacchiate fuori dal bar al di là della strada. Ora a quasi due settimane dall’attentato risulta indagato il proprietario del Bar per truffa e danneggiamento. E meno male, non è stata la mafia. Possiamo tirare un sospiro di sollievo. Possiamo benissimo passeggiare liberamente e uscire anche la sera, tempo permettendo. Gli inquirenti appena giunti sul posto si erano insospettiti ed hanno indagato a fondo. Avevano trovato, guarda caso, le chiavi del locale attaccate alla porta. Chi aveva messo la bomba doveva essere per forza chi aveva le chiavi del locale. E chi aveva le chiavi del locale? Il legittimo proprietario. Dunque, per gli inquirenti, il proprietario del locale aveva messo la bomba. I motivi? Ancora non si sanno. Secondo quanto si apprende la Procura della Repubblica di Cosenza ha notificato al titolare del Café Bilotti una informazione di garanzia per i danni arrecati.

Pubblicato in Cosenza

cartello contro i tedeschiIl “Picchio News” ci ha fatto sapere che al Maracuja Café in Piazza Vittorio Veneto di Macerata il titolare ha affisso all’ingresso del locale un avviso ai clienti di nazionalità tedesca che recita presso a poco così:- I tedeschi pagano il caffè in base allo spread-. Lo sfondo del cartello ben visibile e a caratteri cubitali porta i colori della bandiera tedesca. Perché il titolare del caffè se ne è uscito con questa curiosa e divertente trovata? Si è sentito offeso, come del resto avrebbero dovuto sentirci tutti gli italiani, perché i tedeschi hanno chiamato gli italiani un popolo di scrocconi ed evasori. E poi anche ci hanno accusato che non sappiamo votare. Si è dunque voluto vendicare ed ha fatto benissimo. Gli italiani oltre ad essere un popolo di santi, poeti, navigatori, è un popolo che con ironia e goliardia sa rispondere alle provocazioni che ci giungono dall’estero e dalla Germania in particolare (vedere un mio articolo precedente). E poiché i tedeschi, ancora una volta ci hanno accusato che non sappiamo votare e che da oggi in poi saranno i mercati ad insegnarci a come votare, il locale del bar applicherà ai soli clienti di nazionalità tedesca un listino prezzi speciale variabile a seconda dello spread. Se lo spread sale, salirà anche il prezzo della “tazzulilla e cafè”, se scende, scenderà anche il prezzo del caffè. E’ stata, non c’è dubbio, una simpaticissima idea del gestore del locale che ha fatto certamente ridere, ma ha fatto anche un po’ riflettere. Per alcuni è stata una risposta irriverente e provocatoria. Niente di tutto questo. E’ una risposta goliardica e poi i tedeschi se l’hanno meritata dopo aver pubblicato quelle vignette satiriche e irriverenti sui loro giornali. E’ una provocazione? E’ una esagerazione? E’ un insulto? E’ una risposta irriverente? Chiamatela come volete. Ma è sempre una simpaticissima risposta goliardica che servirà a far capire ai tedeschi che noi italiani non accettiamo nessuna ingerenza negli affari interni del nostro paese. Noi votiamo chi ci pare e piace e non accettiamo consigli da nessuno. Sappiamo sbagliare da soli. E poi da quale pulpito arriva la predica! Voi ci insegnerete a votare bene e noi vi insegneremo a comprare benissimo. Pagate la nostra “tazzulilla e cafè” in base allo spread e gustatela, perché da voi è una ciofeca.

Pubblicato in Mondo

Riceviamo e pubblichiamo:

Ieri mattina abbiamo appreso da alcuni amici con incredulità e sgomento che sulla Provinciale 247 Amantea – Cosenza si era verificato un orribile incidente stradale in cui erano state coinvolte una macchina e uno scooter.

Hanno perso la vita una donna ed un uomo.

L’uomo di 39 anni, residente a Luzzi, sposato con un figlio, amante dei motori, a bordo della sua motocicletta si stava recando ad Amantea per partecipare al 1° raduno automobilistico, mentre la donna, Paola Scialis di anni 42, di Belmonte Calabro, insieme al suo compagno, che nello scontro è rimasto ferito e poi accompagnato all’ospedale di Paola per le cure del caso, molto nota non solo nel Basso Tirreno Cosentino e non solo, si stava recando in San Pietro in Amantea per partecipare ad un incontro con le autorità del luogo per discutere di una sua eventuale partecipazione ad un progetto SPRAR.

Paola e Luca sono morti sul colpo.

Paola sbalzata dalla macchina è finita sul selciato priva di vita, mentre Luca è stato sbalzato in un canneto del fiume Catocastro.

Son dovuti intervenire i Vigili del Fuoco per ricuperare il corpo dello sfortunato centauro.

E’ il primo incidente mortale che io ricordo che si è verificato sulla provinciale.

Era una bella giornata di sole che riscaldava i cuori e molti erano già a mare per il primo bagno di stagione, le ginestre in fiore emanavano un dolce profumo.

Nessuno poteva immaginare che l’ultima domenica di maggio avrebbe potuto funestare una così bellissima e dolcissima giornata di primavera.

Quando la notizia si è sparsa in un baleno nessuno voleva crederci.

Paola era molto conosciuta nella zona e molto apprezzata.

Il suo dolce sorriso sapeva conquistare tutti e tutti le volevano un sacco di bene.

– Ancora una volta – così ha commentato l’accaduto la C News 24 – le strade calabresi mietono spighe rigogliose, incuranti di quanti piangono e si addolorano nel vedere che una domenica di primavera non è soltanto profumi e tiepidi raggi, ma anche disperazione e tragedia, inestricabili di un destino beffardo-.

E il giornale online Jacchité così ha scritto.- Ciao Paola, piange il mondo dell’arte e del teatro. La sua casa a Belmonte Calabro era luogo di incontri teatrali, musica, laboratori culinari, di costruzioni di marionette.

Organizzava incontri sull’importanza di abitare con arte e fantasia i nostri luoghi, residenze artistiche e molto altro.

E inondava ogni angolo, ogni spazio che frequentava con il suo sorriso e la sua pazzia.

Proprio ieri sera era stata protagonista di uno spettacolo a Cosenza.

Oggi un tragico quanto beffardo destino ha spezzato i suoi sogni, la sua gioventù, la sua voglia di vivere e di donare amore, portandosi via con sé anche la tanta umanità che ancora Paola aveva da dare-.

Io me la ricordo bene questa ragazza solare, simpatica e preparata, non solo perché era figlia di un mio amico carissimo, ma anche perché una sera del mese di agosto di alcuni anni fa venne a San Pietro in Amantea e si esibì in Piazza Pietro Mancini (Nmienzu a Chiazza) riscuotendo un successo straordinario.

Applausi a scena aperta.

Tutti rimasero entusiasti della sua performance.

Ciao cara Paola, ti accompagnino I santi e gli Angeli nella Santa Gerusalemme.

Pubblicato in Primo Piano

Amici lettori di Tirreno News, ci risiamo.

Ogni qual volta l’Italia e gli italiani cercano di alzare la testa e di far valere le proprie ragioni, come d’incanto, dalla stampa estera sono arrivate una serie di critiche contro il governo nascente del Prof. Giuseppe Conte, contro i due leader Di Maio e Salvini, contro tutti gli italiani, nessuno escluso, definiti scrocconi ed evasori.

 

Gli articoli scomposti specialmente della stampa tedesca e le vignette diffamatorie apparse sulle copertine dei maggiori quotidiani tradiscono un evidente nervosismo.

Hanno paura dell’Italia e degli italiani.

Hanno forse capito che il Prof. Conte che si accinge a formare un nuovo governo dopo le elezioni nazionali del 4 marzo u.s. non sarà un servo sciocco della signora Merkel e dei burocrati di Bruxelles.

Non si recherà a Berlino col cappello in mano, balbettando e come il vecchio Fracchia non dirà più:- Come è bella lei!-.

L’attacco volgare e le critiche contro il Governo italiano che dovrebbe nascere sono arrivate puntualmente.

E’ un assedio a tenaglia che va dalla Gran Bretagna alla Germania.

E dalla terra della “culettona” sono arrivate le accuse più dure.

E’ incominciato il giornale online “Spigel” il quale così ha scritto:- Una nazione (quella italiana) prima chiede qualcosa per lasciarsi finanziare il suo proverbiale “dolce far niente” e poi minaccia coloro che dovrebbero pagare se questi insistono sul regolamento dei debiti .

I mendicanti dicono grazie, quando gli si dà qualcosa.

L’Italia può continuare a praticare l’evasione fiscale -.

Ha proseguito l’attacco all’Italia e ai suoi nascenti governanti il Frankfurter Aligemeine Woche. Nella copertina è disegnato un furgone Ape con la bandiera italiana e i simboli della Lega e del Movimento 5 Stelle che precipita in un burrone.

E l’Economist che non è stato mai tenero verso l’Italia e i suoi governanti in una vignetta ha rappresentato il Premier italiano Prof. Conte vestito da Arlecchino in mezzo ai due padroni Di Maio e Salvini che discutono fra di loro.

La vignetta, per chi ancora non l’avesse capito, ci vuole ricordare la commedia di Carlo Goldoni: Il servitore di due padroni-. Mentre la Suddeutsche Zeitung è stata ancora più dura.

In una vignetta si vede un malato (l’Italia) nelle mani di due dottori, dottor Pesta e dottor Colera, Di Maio e Salvini.

Non è la prima volta che la stampa tedesca usa articoli al vetriolo e vignette volgari contro l’Italia e gli italiani. Alcuni di voi certamente ricorderanno la copertina dello “Spiegel” di alcuni anni fa.

Una pistola adagiata su un bel piatto di spaghetti fumanti. Come per dire che gli italiani sono tutti mafiosi.

Arrivati a questo punto sarebbe il caso che qualcuno, certamente non i radical shick, si facesse sentire, alzasse un po’ la voce, tirasse qualche pugno sulla tavola, e replicasse per le rime a queste accuse assurde e volgari.

Dovrebbe fare ne’ più ne’ meno come ha fatto Il Piccolo Patriota Padovano magistralmente descritto da Edmondo De Amicis nel libro Cuore.

Un ragazzo malvestito, lacero e macilento, imbarcato su un piroscafo che lo doveva portare a Genova da Barcellona, durante il viaggio incontrò dei facoltosi signori che prima, per farsi notare da alcune signore gli fanno l’elemosina e poi, bevendo e discutendo dei loro viaggi, incominciano a parlare male dell’Italia e degli italiani.

Gli alberghi e le strade ferrate non funzionano, gli Italiani sono tutti truffatori e briganti, gli impiegati non sanno leggere.

Uno di loro stava per dire Ladri, ma non potrà finire la parola perché una tempesta di soldi si rovesciò sulle loro teste e sulle loro facce.

Il ragazzo che aveva ricevuto i soldi da quei signori, affacciatosi fuori dalla tenda della sua cuccetta disse con disprezzo:- Ripigliatevi i vostri soldi, io non accetto l’elemosina da chi insulta il mio paese-.

Non l’ha fatto Monti, non l’hanno fatto neppure Letta, Renzi e Gentiloni, forse lo farà il Prof. Conte.

Ecco perché hanno paura e i tedeschi ci attaccano.

I servi di Merkel e Bruxelles stanno per lasciare le poltrone.

                                                          

Pubblicato in Italia

elezioni-amministrative-2018Il 10 giugno prossimo anche in Calabria gli abitanti di 53 comuni calabresi si recheranno alle urne per eleggere il Sindaco e il Consiglio Comunale. Il più popoloso comune calabrese è Corigliano Calabro. Eventuale ballottaggio domenica 24 giugno. I Comuni più vicini a noi sono Serra d’Aiello e San Lucido. Ma anche in questa tornata elettorale di primavera molti cittadini non andranno a votare perché in alcuni comuni non è stata presentata alcuna lista. Nessuno viole diventare Sindaco, nessuno vuole diventare consigliere comunale. Anche nella nostra Calabria c’è un comune che non andrà per la terza volta consecutiva al voto. E’ il comune di San Luca tristemente noto alla cronaca nera per le faide delle cosche mafiose e per rapimenti e uccisioni degli anni passati. Ma San Luca è anche il paese di Corrado Alvaro. Anche in Sardegna ci sono 6 paesi in cui non si è trovato nessuno disponibile a candidarsi. Se questo succede in Calabria e in Sardegna, un motivo c’è. Nei comuni piccoli i Sindaci sono più esposti e meno tutelati. Poi se in quei paesi la mafia la fa da padrone allora è comprensibile la rinuncia dei cittadini a candidarsi. La vita è sacra. Il Sindaco di Bari nonché Presidente dell’ANCI così ha detto:- A spaventare sono le minacce della criminalità organizzata. Fare il Sindaco è un mestiere difficile che costringe a scontrarsi con ostacoli burocratici. Le risorse sono poche e gli obblighi molti, con una miriade di scelte scomode, impopolari e a volte rischiose come risulta l’alto numero di amministratori minacciati-.

Pubblicato in Calabria

aeroporto-Crotone-De-Felice-1080x581Con stupore e incredulità leggendo “La Stampa” di Torino di oggi 14 maggio ho appreso che la Regione Calabria riapre finalmente l’aeroporto “Sant’Anna” di Crotone, senza viaggiatori, pagando 570 mila euro di fondi pubblici a favore della Compagnia Rynair, la quale garantirà i collegamenti con le città di Pisa e di Bergamo soltanto per i tre mesi estivi e fino al prossimo mese di ottobre. Il cronista nel titolo ha voluto rimarcare che l’aeroporto Sant’Anna è senza viaggiatori e quindi inutile e superfluo perché già operano in Calabria due aeroporti efficienti, come quello di Lamezia Terme e di Reggio Calabria. Una storia che sembra non avere mai fine. Infatti l’aeroporto venne chiuso nel 2016, ma oggi, col primo giugno sarà riaperto. Il Governatore della Calabria On. Mario Oliverio, presentando le due nuove rotte, quelle di Pisa e di Bergamo, ha così commentato:- Abbiamo sostenuto la ripresa dei voli perché nessuna compagnia vola gratis-. E così la Regione Calabria e i Comuni della Provincia di Crotone si sono impegnati a sostenere la compagnia irlandese per fare funzionare l’aeroporto. La Corte dei Conti Europea nel 2014, due anni prima della chiusura definitiva dello scalo, lo aveva definito “superfluo” perché non aveva mai raggiunto il traguardo fissato a quota di 300 mila passeggeri all’anno. Ora il Sales and Marketing Manager per l’Italia di Rynair John Alborante ha fissato come obiettivo 70 mila clienti con queste due nuove rotte estive: Pisa e Bergamo. Obiettivo forse irraggiungibile, anche perché l’ultima compagnia che aveva investito su Crotone, l’austriaca Flyservus, in due anni aveva ricevuto soltanto 47 prenotazioni. Ma l’apertura dell’aeroporto è di vitale importanza per gli abitanti di Crotone e della provincia, anche perché la città e dintorni vivono praticamente isolati. Per raggiungere Roma i treni impiegano più di otto ore. Per non parlare poi della strada statale 106, conosciuta da tutti col nome di strada della morte, dove gli incidenti mortali sono all’ordine del giorno.

Pubblicato in Crotone

giro d italiaCon riferimento ad alcuni articoli apparsi sui giornali di oggi riguardanti il Giro d’Italia, le notizie false divulgate dai giornalisti RAI al seguito del Giro, le dichiarazioni del Governatore Oliverio e del Sindaco di Cetraro, il quale è indignato perché la RAI ha mortificato la dignità di una città, la notizia falsa del ritrovamento di una nave dei veleni rinvenuta nelle acque antistante Cetraro, mi preme far sapere ai lettori di Tirreno News quanto da me scritto alcuni anni fa. E’ bufera politica, scrivono i giornali, sulla notizia della nave dei veleni di Cetraro. Il servizio di cronaca della RAI sul giro d’Italia relativo a Cetraro è una vergogna……. che doveva essere di festa e invece è diventato delle polemiche della rabbia…

E’ vero, i fusti della nave fatta affondare nelle vicinanze di Cetraro non contenevano e non contengono sardine come ha affermato l’Avv. Claudia Conidi difensore del pentito di ‘ndrangheta Fonti. Ma non contenevano e non contengono neppure veleni come da mesi hanno scritto alcuni giornali calabresi e come Fonti ha sempre affermato. E la nave non è la Cunsky. Il relitto è una nave affondata addirittura durante la prima guerra mondiale. Urlare a gran voce al mondo intero che il nostro mare era inquinato dai veleni e dai rifiuti tossici provenienti dalla nave che il Fonti aveva fatto affondare nel nostro mare ha causato un grave danno alla Calabria, ai suoi abitanti, ma soprattutto agli albergatori e pescatori. La nave dei veleni al largo di Cetraro non è la Cusky? Cosa importa. Cunsky e non Cunsky, bisogna dire che il nostro mare è avvelenato. L’emergenza deve continuare. Invece di tirare un sospiro di sollievo continuiamo a farci del male. Invece di rallegrarci che le ricerche hanno dato esito negativo alcuni irresponsabili continuano ad alimentare ingiustificati allarmismi. Perché continuare a gridare al lupo al lupo e insistere nel recupero del relitto se si tratta di un relitto di circa cento anni fa? Recuperare la nave costerà centinaia di migliaia di euro. Non sarebbe meglio spendere questi euro per l’emergenza ambientale e intervenire in quei luoghi dove le discariche abusive di rifiuti tossici hanno causato gravissimi danni alla Calabria? Non sarebbe meglio spendere questi euro nei Comuni calabresi dove ancora non funzionano i depuratori? Non sarebbe meglio spendere questi soldi per migliorare la balneazione del nostro Mare Tirreno? Il Mare Tirreno è malato, gravemente ammalato. Quest’estate molti turisti hanno abbandonato le nostre spiagge perché il mare faceva veramente schifo. Liquami dappertutto e il colore da azzurro diventava all’improvviso marrone. Questa è la vera emergenza e non le solite trovate. La minaccia alla nostra salute non viene dalle navi dei veleni che nessuno ancora è riuscito a localizzare, ma dalle sostanze inquinanti e cancerogene che ogni anno vengono riversate nel nostro mare. Il Governatore della Calabria On. Loiero alcuni anni fa ha chiesto scusa ai turisti. Ora cosa si inventerà? Davvero le acque del nostro mare sono da bere? E’ disponibile ancora l’On. Oliverio, Presidente della Provincia di Cosenza ( ora Governatore della Calabria), a bere un bel bicchiere di acqua del nostro mare? Chi ripagherà i calabresi del danno fino ad oggi ricevuto? Chi ha inventato questa bufala perché adesso tace? E l’Assessore Greco condurrà ancora una volta I Sindaci del Tirreno Cosentino sotto le finestre della Camera dei Deputati e chiederà scusa ai calabresi per aver innescato inutili allarmismi e causato a tutti i ceti produttivi gravissimi danni? Non lo farà mai perché sia Greco che i Sindaci sono più preoccupati adesso che l’allarme veleni è cessato. Non hanno più argomenti, non possono più andare in televisione, non possono più organizzare cortei e inveire contro il Governo nazionale perché ha abbandonato la Calabria. No veleni, no party. No Cunsky, no bufale. Fine degli allarmismi. La nave affondata presso Cetraro è il Catania, una nave innocua, priva di scorie radioattive, ma con le stive piene di grano, cotone e manganese, silurata il 16 marzo del 1916 da un sommergibile tedesco.

Pubblicato in Italia

arrotinoL’Agenzia fotografica francese Afp per celebrare il 1° maggio ha pubblicato un album fotografico contenente 22 professioni che non esistono più. Ne ha dato notizia l’altro giorni “La Stampa” di Torino. Sfogliando l’album si scoprono universi professionali nascosti negli angoli più inaspettati. A Nuova Delhi c’è un solo grammofonista; a Belgrado c’è l’’ultima ombrellaia che ripara ombrelli nel suo negozio; in Italia un solo gnomonista, costruisce e ripara meridiane; ad Atene un solo calzolaio che crea scarpe in pelle su misura; a Bangladesh c’è un solo uomo che pulisce orecchie anche a domicilio; in Egitto c’è l’unico sviluppatore di fotografie; in Columbia un ragioniere di strada che sbriga pratiche amministrative.

Anche io, alcuni anni fa, mi sono occupato in un libro intitolato”Viaggio nella Memoria” dei giochi infantili e popolari, dei mestieri, delle usanze e delle tradizioni. Così ha scritto il caro Prof. Attilio Perri (ahimè non più tra noi) :- Il lavoro di ricognizione di Francesco Gagliardi non solo restituisce alla coscienza storica segni e simboli dell’antica civiltà contadina ed artigiana, quanto stimola la riflessione sulla nostra società il cui principio supremo di vita è il piacere -. Oggi vi voglio parlare, amici miei carissimi, di alcune professioni scomparse che fino agli anni cinquanta c’erano anche in Amantea: l’ammola forbici, l’umbrellaru, u capillaru e u ferraciucciu.

ombrellaioL’ammola forbici si posizionava dove ora c’è l’oreficeria Dea, mentre di ferraciucci c’è ne erano due: uno in Via Nazionale e l’altro in Via Orti dove ora c’è il Cinema Sicoli. Delle altre professioni scomparse ve ne parlerò quattro alla volta ogni settimana.

-Ammola forbici, curtielli e rasuli!- questo era il grido assordante che si udiva nelle piazze il giorno del Santo Patrono. Era il grido dell’arrotino che invitava i paesani a portare le forbici, i coltelli e i rasoi per essere lucidati e molati. L’arrotino arrivava spingendo un trabiccolo simile ad una carriola. Una grande ruota, dalla quale una lunga cinta di cuoio imprimeva velocità ad una mola sempre bagnata da una goccia d’acqua che scendeva da un barattolo di latta, veniva fatta girare con la spinta del piede sinistro, e l’esperto arrotino, con le mani sempre ferme sulla mola, girava e rigirava l’oggetto prezioso fino a quando era ben lucidato e molato. L’arrotino lavorava con le mani e con i piedi e per lunghissime ore la sua schiena stava curva sulla mola.

Nelle brumose giornate novembrine nelle piazze e nelle viuzze del paese si elevava alto il grido de l’umbrellaru che invitava le comari a portare gli ombrelli per essere riparati. Portava a tracolla una cassettina con dentro gli arnesi necessari. Viaggiava a piedi. Si fermava negli angoli delle strade e si sedeva sui gradini delle scale o su di un panchetto. Con pinze, tenaglie, morsetti, fil di ferro, aggiustava e sostituiva le stecche, il collare, la forcella e, se necessario, anche l’impugnatura dell’ombrello. Poi lo apriva e lo richiudeva bruscamente, lo faceva roteare a destra e a sinistra per dimostrare alle massaie il bel lavoro eseguito e glielo consegnava soddisfatto. Si alzava e proseguiva per le vie del paese al grido.- Umbrellaruuuu!-

U capillaru era trafficante di capelli. Raccoglieva i capelli che le nostre donne, le mamme, le sorelle tenevano nascosti nei buchi delle case. Servivano, si diceva, per confezionare le parrucche e i capelli per le bambole. U capillaru era un ambulante, con la cassetta della mercanzia a tracolla piena di cianfrusaglie varie: pastori di creta, pettini, aghi, filo per cucire, elastici. I più fortunati portavano la cassettina sul portapacchi di una bicicletta sgangherata. Era festa per grandi e piccini, quando sentivamo il grido festoso di questo personaggio simpatico e sorridente che allegramente ripeteva :- U Capillaruuu!- Doveva essere un grido e pareva un lamento, sufficiente, tuttavia, perché tutte le donne abbandonassero per un momento i lavori domestici e uscissero di casa con in mano capelli arrotolati. L’ambulante poggiava la bicicletta, afferrava i capelli e con rapidità distribuiva pettini, aghi, elastici, bottoni e pastori. U Capillaru che io ancora ricordo era Giorgio ed abitava alle Rote.

maniscalcoAl mondo dei ricordi appartiene l’arte del maniscalco,mestiere ormai scomparso e per sempre. Ne restano testimonianza in alcuni portoni dove ancora oggi si vedono i ferri da cavallo appesi come portafortuna o contro l’invidia ‘a jettatura. Le botteghe artigianali erano buie ed umide. I ferri per muli e cavalli venivano preparati all’interno dell’officina. Le bestie da ferrare, invece, restavano fuori. Il maniscalco prima puliva con una paletta tagliente lo zoccolo, poi vi applicava il ferro rovente ed infine ribatteva su di esso lunghi chiodi ,“i posti”. L’unghia della bestia sfrigolava fumando e un acre odore pestifero si diffondeva tutto intorno.

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Elezioni regionali Friuli Venezia Giulia.

Alla chiusura dei seggi ha votato soltanto il 49,63% degli aventi diritti al voto.

Metà degli elettori ha disertato le urne.

Ha vinto, come previsto, con una schiacciante maggioranza il candidato leghista del centro destra Massimiliano Fedriga.

Adesso si conteranno, si peseranno le preferenze date ai singoli partiti.

Il Pd, ancora una volta non ha vinto.

Ha subito l’ennesima sconfitta in una Regione italiana che governava con la Serracchiani, vice segretario del partito ai tempi di Renzi, fino ad ieri.

E’ stato, ancora una volta, umiliato da quegli stessi elettori che nel 2013 avevano dato la vittoria a Serracchiani strappandola al centro destra.

In 5 anni il Pd non solo ha perso la Regione, ma ha perso nei capoluoghi Trieste, Pordenone, Gorizia e la roccaforte operaia di Monfalcone.

Matteo Salvini gongola.

Ha atteso i risultati del Friuli a Marina di Lesina (Foggia) insieme alla sua compagna dopo due settimane di tour de force elettorale.

L’esito del voto, come del resto quello della settimana scorsa in Molise, avrà un valore politico molto rilevante.

Il Movimento 5 Stelle è in netto calo, è in evidente difficoltà.

Quindi lo spocchioso, lo spaccone, l’arrogante Di Maio, se vuole davvero governare, deve fare i conti con tutto il centro destra, nessuno escluso.

Rispetto alle elezioni politiche del 4 marzo scorso, questo è un dato di fatto importante, il Movimento ha perso 10 punti.

Tre disastri, tre flop in una sola settimana e sono davvero troppi.

E questa volta Di Maio sarà costretto ad abbassare la cresta.

L’esito del voto in Friuli avrà sicuramente riflessi nel confronto tra Di Maio e Salvini, nella complessa vicenda e ricerca di una soluzione politica per la formazione di una maggioranza di governo. vista la sconfitta del Pd e il “No” di Renzi ad una eventuale alleanza tra Pd e 5 Stelle.

Ieri sera Matteo Renzi dopo un lungo silenzio durato 2 mesi è apparso in televisione nel programma di Fazio e ha frenato il patto tra il Pd e 5 Stelle.

E’ pronto a trattare su un eventuale programma coi grillini ma ha escluso un’alleanza.

Marco Travaglio non ci sta e attacca l’ex Premier per aver detto “No” a Di Maio e di aver fatto fallire la trattativa in corso.

In una settimana due Regioni guidate dal Pd vengono conquistate dal centro destra.

Voglio augurarmi che il botto sia arrivato anche a Roma e che Mattarella non faccia come fece alcuni anni fa Napolitano quando fece finta di non aver udito il botto che arrivava dalla Sicilia.

Un bel segnale per Roma e per quei politici nostrani che a Roma dormono e amoreggiano, fregandosene del voto espresso dagli italiani.

Il crollo dei 5 Stelle dopo appena due mesi dal voto nazionale ha una logica spiegazione.

Paga il fatto di non essere riuscito a formare un governo dopo 56 giorni dalle elezioni politiche del 4 marzo u.s. dalle quali uscì come primo partito con il 32% dei voti.

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Copertina libro KoreaRicordi di guerra di un giovane calabrese che ha indossato la divisa dell’U.S.Army, S.N.11301482 e che si trovava ad Ascom City, nel 121° Evacuation Hospital, quando il 27 luglio 1953 a Panmunjon venne firmato l’armistizio tra due Coree.

Ero partito da un piccolo paese della provincia di Cosenza sperduto in mezzo al verde, avevo lasciato una casetta dove ancora l’acqua potabile veniva portata in casa da mia sorella Anna con un barile riempito nella pubblica fontana ed ora invece mi sentivo protagonista della storia mondiale in una terra dove si decidevano i destini dell’umanità. Il passo fatto era enorme, avevo mutato in poco tempo il mio tenore di vita ed avevo imparato per forza e per necessità nuovi modi di agire e di pensare, non fosse altro per non essere stritolato dagli ingranaggi e dalla routine militare. Non potevo morire senza rivedere il paesello natio, le piante di “Nmienzu u largu”, i volti amici, il muro della mia casa dove, bambino, avevo scritto “Vinceremo”, le colline dove avevo visto spuntare tante volte il sole. Già, il ricordo del sole di quelle lunghe giornate d’estate; di quella pace celestiale che regnava ovunque; dei suoni, delle voci, degli odori che salivano al cielo; del battito del martello sull’incudine e della figura di mio cugino, ancora bambino, che tirava il mantice nell’officina del padre; del canto delle cicale, monotono e regolare, che ti accompagnava sempre durante la pennichella pomeridiana. Non potevo morire ed infatti anche per questa volta la fortuna fu dalla mia parte. L’avanzata dei soldati Nord coreani venne fermata dal pronto e miracoloso intervento dei marines. La firma dell’armistizio era imminente e le agenzie “Tass” e “Nuona Cina” precisavano che la linea di demarcazione avrebbe seguito esattamente la linea del fronte, quale essa si sarebbe presentata dodici ore dopo la firma dell’armistizio. Il dramma coreano era entrato nella fase culminante: il vecchio Presidente Sud Coreano Sigman Rhee non accettava le condizioni dell’armistizio ed era disposto a condurre la guerra da solo. Eravamo convinti che la strada per tornare a casa passava necessariamente per Panmunjon ed ogni qual volta apprendevamo che si era riunita la Commissione per l’armistizio, l’America si avvicinava sempre di più. Sul fronte, intanto continuano violenti gli attacchi comunisti. La situazione è critica non solo militarmente, ma anche politicamente e diplomaticamente. Si teme da un momento all’altro un colpo di mano militare da parte del Presidente sud coreano. Syngman Rhee crea dunque nuove complicazioni e la fine della guerra in Korea viene rimandata di giorno in giorno ed intanto altre centinaia di soldati continuano a morire. L’opinione pubblica americana è stanca della tensione psicologica creata dalla lunga guerra in Korea, le madri piangono le perdite dei loro giovani figli morti ammazzati in una terra tanto lontana e sconosciuta, Wall Street rimpiange le spese militari di milioni di dollari sostenute in questi tre anni di guerra ottenendo scarsa soddisfazione e mediocre gloria. I cino nordisti con altoparlanti fanno sapere che la firma dell’armistizio è vicina e che per Natale saremo di ritorno in patria. Non ci credo molto, anche perché nel 1950 il Generale Mac Arthur aveva detto la stessa cosa, così pure il Generale Eisenhower prima di essere eletto Presidente degli Stati Uniti d’America nel 1952. Staremo a vedere. 27 luglio 1953, fine delle ostilità, da mezzanotte non si sparerà più, a Panmunjon viene firmato l’armistizio. E’ la prima buona notizia dopo sette mesi di inferno. Nelle baracche, nelle corsie dell’ospedale si sentono ripetere alcune frasi come:- Abbiamo avuto salva la vita -. – Ritorneremo finalmente a casa -. E’ la pace, è la pace, ma non c’è pace dentro il mio cuore. Immagini della guerra mi ritornano nella mente e rivedo davanti ai miei occhi gli amici che mi hanno lasciato. E’ ancora davanti ai miei occhi il triste spettacolo di uomini e donne, giovani e vecchi, frugare tra le rovine e le macerie alla ricerca di qualche oggetto domestico; il volto dei ragazzi che ti guardano con occhi impauriti e che pietosamente stendono la mano con la speranza di ricevere qualcosa; gli sguardi avviliti delle ragazze che si vendono per un pacchetto di chewing gum ed una tavoletta di cioccolato. Ma soprattutto i volti di migliaia e migliaia di soldati, avviliti, tristi, polverosi, infangati, in marcia lungo le strade e in mezzo alle risaie che vanno verso la morte. E’ impossibile dimenticare tutte queste brutture della guerra. L’inferno finalmente è finito, però porterò con me per sempre vivo il ricordo di questa triste avventura coreana. Cin cin, ragazzi, buona fortuna. Chiudo gli occhi e rivedo la mia casetta, la mia gente, i miei compagni. La giornata è splendida, molto bella, caldissima. Penso sarebbe bello un giorno rivedere i luoghi dove sono nato e ritrovare gli amici di un tempo. Chi troverò.

A luglio del 1961 sono ritornato definitivamente nella mia amata terra di Calabria.

Francesco Gagliardi

Via Guido Dorso,23

87100 Cosenza

Tel.0984-391835

Cell. 3287094710

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