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Sigaretta-elettronica-svapoIl Regno Unito è uno dei paesi europei – e non solo – dove la sigaretta elettronica è stata accolta con maggior favore. Al di là della Manica viene enfatizzato l’effetto deterrente che le e-cigarettes possono sortire nei confronti di chi sta provando a smettere di fumare. Il consumo delle tradizionali sigarette da combustione, infatti, viene considerato come un nemico ben peggiore per la salute pubblica, in grado, ogni anno, di mietere migliaia di vittime.

Tramite il ‘passaggio’ alla sigaretta elettronica è possibile intraprendere un percorso di totale cessazione del fumo. Evitando un’interruzione repentina e traumatica della routine tipica del tabagista, le e-cig (con le quali il fumatore può riprodurre la gestualità legata al consumo di una sigaretta ‘classica’) permettono di ridurre gradualmente l’assunzione di nicotina e, al contempo, evitare del tutto l’esposizione all’anidride prodotta dalla combustione delle sigarette tradizionali. In aggiunta, optare per lo ‘svapo’ per iniziare a smettere di fumare si è dimostrato più efficace rispetto alle preesistenti terapie farmacologiche ed ai rimedi contenenti nicotina.

Le conferme della Public HealthEngland

La Public HealthEngland, l’agenzia che si occupa di salute e benessere per conto del Dipartimento della Salute Pubblica, ha confermato come l’uso della sigaretta elettronica in luogo di quella tradizionale comporti una riduzione del danno pari al 95%. Per questo, le e-cig vengono consigliate e sponsorizzate, finanche dal Ministro della Salute britannico che le ha inserito nel proprio ‘Libro Verde’, ossia il prontuario delle linee guida che il dicastero adotterà nel corso degli anni avvenire.

A conferma di come nel Regno Unito le e-cig vengano considerate principalmente come uno strumento deterrente contro il tabagismo, va sottolineato come nel 2018 due negozi di sigarette elettroniche siano stati aperti in altrettante strutture ospedaliere. Una di queste – Sandwell – è stata visitata da Duncan Selbie, il direttore generale dell’agenzia esecutiva del Ministero della Salute. Questi ha elogiato l’impegno dell’intera struttura nella lotta contro il fumo e, durante la visita al vape shop interno, ha rilasciato alcune dichiarazioni raccolte dalla stampa presente: “Il fumo resta il principale assassino nel nostro Paese; ai fumatori va dato ogni genere di sostegno, utilizzando ogni prodotto che può sostituire la nicotina, comprese le sigarette elettroniche, che rappresentano una scelta intelligente per i fumatori”. Queste parole testimoniano un atteggiamento molto diverso da quello, ad esempio, assunto negli Stati Uniti dove molte amministrazioni locali stanno osteggiando la produzione e la commercializzazione delle sigarette elettroniche.

Il mercato delle sigarette elettroniche in Italia

Il Regno Unito rappresenta uno dei principali mercati europei per la sigaretta elettronica, anche grazie all’orientamento delle politiche del governo centrale. Anche in Italia le e-cigarettes stanno diventando sempre più diffuse, e non è un caso. La situazione relativa alla commercializzazione delle sigarette elettroniche nel nostro paese, infatti, è piuttosto chiara. Con la Legge di Bilancio del 2018 è stato introdotto un nuovo regime fiscale che impone una diversa tassazione ai liquidi per ricaricare i device elettronici: quelli contenenti nicotina sono soggetti ad una pressione fiscale pari a circa il doppio di quella imposta sui prodotti privi di componente nicotinica.

In aggiunta, va sottolineato come i liquidi per ricaricare i dispositivi per il ‘vaping’ facciano parte dei Monopoli di Stato. Ciò vuol dire che anche i rivenditori online, come ad esempio Vaporoso, devono essere in possesso dell’apposita autorizzazione rilasciata dall’Agenzia Doganale per i Monopoli di Stato. In alternativa, i prodotti per lo svapo possono essere acquistati anche presso i negozi fisici dei rivenditori specializzati del settore; in entrambi i casi vige il divieto di vendita ai minorenni. Per tanto, chi non ha ancora compiuto 18 anni non può acquistare né i device elettronici né i liquidi da inalazione, anche se privi di nicotina.

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Ah,stiamo parlando di ROM!

Non volevano sposare i cugini, che il padre aveva scelto come loro sposi.

E per questo due ragazze di etnia rom venivano picchiate e segregate nel campo di Pisa.

Nei confronti del genitore la polizia ha eseguito un'ordinanza di custodia cautelare in carcere.

Le indagini hanno accertato le violenze e le lesioni che erano iniziate quando una delle due giovani era minorenne, mentre l'altra ha da poco compiuto 18 anni.

Calci, pugni, pratiche umilianti come il taglio dei capelli, ma anche segregazione nella roulotte dove venivano tenute a pane e acqua.

Tutto questo non per punirle dopo piccole mancanze ma per impedire loro di frequentare i rispettivi fidanzati.

Non erano quelli che il padre aveva scelto come futuri mariti.

Dovevano sposare due loro cugini.

Le famiglie avevano già avviato le trattative per i matrimoni ed erano anche stati pagati gli anticipi in denaro.

Il piano ora è svanito in seguito all'arresto del genitore accusato di sequestro di persona, maltrattamenti, calunnia e costrizione e induzione al matrimonio, reato, quest’ultimo, introdotto dal cosiddetto Codice Rosso e che costituisce il primo caso in Italia di esecuzione di una custodia cautelare in carcere.

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Agenpress – Il premier britannico Boris Johnson ha 12 giorni di tempo, cioè fino alla fine di settembre, per presentare una proposta scritta sulla Brexit, altrimenti “è tutto finito”.

Così il premier finlandese Antti Rinne, che ricopre la presidenza di turno dell’Unione europea, aggiungendo di aver concordato questa linea con il presidente francese Emmanuel Macron.

 

 

Una fonte di Downing Street ha risposto alla Bbc che le proposte britanniche saranno fatte “a tempo debito”.

Johnson aveva dichiarato in precedenza di ritenere che il vertice dell’Unione europea del prossimo 17 ottobre fosse il momento e il luogo appropriati per trovare un accordo per un accordo divorzio consensuale e ordinato con Bruxelles, ma di essere pronto a portare il Regno Unito fuori dall’Unione alla scadenza del 31 ottobre, anche a costo di un ‘no deal’.

Il premier britannico afferma che i colloqui con l’Ue stanno facendo progressi e che il Regno Unito avrebbe presentato delle proposte di valida alternativa alla clausola del ‘backstop’ per l’Irlanda del Nord, che il governo di Londra ritiene inaccettabile.

Proposte che l’Ue dice di star ancora aspettando.

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