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Il sospetto aggressore è stato già arrestato dalle forze dell'ordine, che hanno utilizzato il taser per bloccarlo

Almeno cinque persone sono rimaste ferite per accoltellamento nella giornata di oggi, venerdì 11 ottobre, a Manchester in Inghilterra.

L’episodio si è verificato nei pressi di un centro commerciale. Sull’accaduto, oltre che la polizia, indaga l’antiterrorismo.

 

 

Secondo quanto riporta ‘Ansa’, il sospetto aggressore è un uomo sui 40 anni, che è già stato arrestato dalle forze dell’ordine.

Gli agenti hanno bloccato l’uomo utilizzando la scarica elettrica di un taser.

Diversi testimoni hanno raccontato di aver assistito a scene di paura, testimoniate anche da alcuni video, e di un attacco condotto coltello alla mano contro persone e clienti scelti apparentemente in maniera casuale.

La polizia britannica, secondo quanto riportato da Ansa, ha incriminato l’uomo arrestato di terrorismo.

Nella zona, che è stata transennata, sono intervenute diverse pattuglie e alcune ambulanze.

Il transito dei tram, stando a quanto aggiunge la ‘BBC’, è stato fermato all’altezza della centrale Exchange Square.

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L’Italia non è speciale.

E’ sola!

E la sentenza della Corte Europea di Strasburgo ne è la palese ed ultima dimostrazione

La Corte ha chiesto all’Italia di rivedere l’ergastolo ostativo.

Vuole che si perdoni chi ha ucciso con efferatezza decine e centinaia di persone in nome del “buonismo” e del “perdonismo”.

Nella sentenza della Cedu infatti lo Stato viene invitato a riformulare la normativa che prevede l'ergastolo ostativo in modo da non tener conto esclusivamente della mancanza di collaborazione con la giustizia.

Dal 22 ottobre la situazione potrebbe registrare un'accelerazione: la Corte Costituzionale è chiamata a decidere se la norma è legittima o meno.

Per il presidente emerito della Consulta Valerio Onida, che ha fatto parte del collegio di difesa di Viola, il carcere duro è «incostituzionale: bisogna che il legislatore modifichi la norma, se non lo facesse permarrebbe una violazione strutturale della Convenzione europea e si aprirebbe la strada a nuove condanne».

Una vergogna.

All’Italia non viene riconosciuto il dovere di combattere la mafia secondo le modalità che solo l’Italia può determinare!

Ed ecco cosa dice Gratteri.“È stata demolita la lotta alle mafie”.

’ durissimo il giudizio del procuratore di Catanzaro, Nicola Gratteri, dopo la sentenza con la quale la Corte Europea di Strasburgo ha chiesto.

Per un magistrato che da anni lotta in prima linea contro la ‘ndrangheta, la sentenza è illogica e irrazionale, “perché un boss non smette mai di essere tale, per cui l’idea che un giorno possa comunque uscire dal carcere diventa, comunque, la prospettiva per tornare a essere un capo a tutti gli effetti, mantenendo in maniera sempre più forte i contatti con l’esterno”.

Rispondendo alle domande dell’Agi, Gratteri non esprime dubbi: “Con questa decisione passa l’idea che si possa commettere qualunque crimine, tanto prima o poi potrai uscire dalla galera, conservando la caratura criminale che deriva dalla forza di non collaborare, ma di chiudersi nell’omertà assoluta”.

Rischia di scomparire, dunque, a parere del magistrato, un punto cardine nella lotta alle mafie: “Il regime del 41 bis e quello dell’ergastolo hanno rappresentato fino ad oggi – ha affermato il procuratore Gratteri – la garanzia che il boss sarebbe rimasto in carcere senza poter più esercitare il suo potere, anche per questo molti di essi hanno deciso di collaborare, cosa che adesso rischia di non avvenire più”.

Gratteri è preoccupato per gli effetti che potranno esserci non solo in Italia: “I mafiosi tireranno ora un grande sospiro di sollievo, perché quello espresso dalla Corte di Strasburgo è un principio devastante per il nostro sistema antimafia che – ha aggiunto - non può essere paragonato o uniformato a quello di altre realtà perché qui ci sono specificità assolutamente diverse”.

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Charles Drennan, importante vescovo della Nuova Zelanda, si è dimesso oggi per avere avuto un comportamento «inappropriato» con una donna.

L’episodio è venuto fuori dopo che la donna coinvolta, di cui non si conosce l’identità, aveva contattato la Chiesa cattolica neozelandese, che aveva affidato il caso a un investigatore indipendente.

 

 

Non è chiaro se l’inchiesta sia stata portata a termine, ma Drennan ha dato le sue dimissioni al Papa prima che il contenuto dell’indagine venisse diffuso.

Papa Francesco ha poi accettato la richiesta di Drennan. 

La Chiesa cattolica neozelandese ha fatto sapere che non rivelerà ulteriori dettagli della vicenda su richiesta della donna coinvolta.

Drennan, 59 anni, era vescovo dal 2012 della diocesi di Palmerston North, una delle sei entità in cui sono raggruppate le parrocchie cattoliche del paese.

Era stato nominato un anno prima da Papa Benedetto XVI, che Drennan definiva «un grande maestro», e con cui aveva collaborato all’interno della segreteria di Stato vaticana (l’equivalente della presidenza del Consiglio italiana).

L’età in cui un vescovo va in pensione è fissata a 75 anni.

Non è chiaro se Drennan rimarrà all’interno della Chiesa cattolica oppure farà richiesta di lasciare i sacramenti, cioè di lasciare lo status di membro del clero.

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