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giuseppe-conteRenzi e Salvini uniti per far cadere il Governo Conte bis. Le testate giornalistiche nazionali mettono la notizia in prima pagina da diversi giorni. Tra i due Matteo pare che ci sia un accordo segreto e che abbiano un piano comune: far cadere il Governo giallo rosso e uccidere politicamente il nemico comune Giuseppe Conte per dar vita ad un nuovo governo. Non può succedere. Non hanno i numeri in Parlamento per fare un nuovo governo. E questo lo sanno benissimo. Se non avranno i voti degli altri partiti sarà un bel sogno ,ma irrealizzabile. Ma per il bene del paese qualcosa potrebbe anche accadere: un governo di scopo che traghetti il paese verso elezioni politiche anticipate. Conte e Zingaretti non ci stanno e secondo il giornale “La Repubblica” per blindare la legislatura, per estromettere i renziani ed evitare che si torni alle urne, stanno cercando il sostegno di alcuni fantomatici Senatori di Italia Viva e Forza Italia, i cosiddetti “Responsabili”, che in realtà non ci sono. Fonti di Italia Viva e Renzi in particolare continuano a sostenere che non ci sarà nessuna fuga. Per quanto riguarda Forza Italia, se dovesse aiutare a tenere in vita Conte, sarebbe l’inizio della fine. Scomparirebbe definitivamente dalla scena politica italiana. Ma anche Forza Italia ha già declinato l’invito. Ora a Conte restano due opzioni: Dimettersi oppure scendere a patti con Renzi. Sceglierà la seconda opzione. Non lascerebbe mai di sua spontanea volontà Palazzo Chigi. Infatti ha già incominciato a chiedere aiuto e consigli al Presidente della Repubblica Mattarella per parlare di Matteo Renzi e della situazione critica, delle tensioni nella maggioranza di governo. L’Italia affonda, il Governo non sta facendo nulla e la scena politica italiana è monopolizzata da Renzi e delle tensioni tra Italia Viva e il resto della maggioranza giallo rossa. Matteo Renzi ha già il plotone di esecuzione pronto a sparare contro Conte. I fucili sono puntati con i colpi in canna che potrebbero mettere la parola fine all’attuale governo. Ma non spara. Sta bleffando, come al solito. Alza la voce, minaccia, i suoi Ministri non partecipano al Consiglio dei Ministri, per essere al centro dell’attenzione mediatica, cerca maggiore visibilità perché il suo partitino è al disotto del 4%. I continui attacchi a Conte e al Pd stanno occupando da diversi giorni le prime pagine dei giornali. Una strategia politica escogitata da Renzi che potrebbe portare maggiori consensi al suo partito, metterlo al centro del dibattito mediale, e forse questa è la vera ragione, per avere più posti nella spartizione delle nomine dei prossimi giorni nelle società pubbliche. E le sceneggiate continuano. Ieri sera, infatti, a “Porta a Porta” di Bruno Vespa ha chiesto l’elezione diretta del Premier, la cancellazione del reddito di cittadinanza. Ha annunciato: niente sfiducia a Conte, niente crisi di governo, sfiducia al Guardiasigilli rinviata alle calende greche. E poi le solite polemiche, gli avvertimenti, le minacce. Renzi non ha passato il Rubicone, non è andato fino in fondo. E ha rivelato la sua paura di votare.

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di maio lasciaROMA. E così dopo una settimana di surreali smentite di cui ancora non si è capito il senso, oggi Luigi Di Maio farà il suo clamoroso passo indietro da capo politico del M5S. Sempre che sarà tale fino in fondo. A soli cinque giorni dal voto che dall’Emilia Romagna potrebbe terremotare il governo e l’alleanza con il Pd. Ma è arduo comprenderlo perché la sua strategia in queste ore è sfumata, ingolfata di mezze verità, notizie veicolate per depistare e spostare l’attenzione.

Unica informazione certificata dal suo staff è: «Domani (oggi, ndr) il ministro Di Maio farà un annuncio importante». E quale potrebbe essere se non questo, di cui si parla da oltre una settimana? Ma la domanda resta la stessa del primo giorno in cui si è cominciato a parlare del suo addio: cosa ha in mente Di Maio? Domanda che resta la più interessante perché lo interroga in quello che nell’intimo di un politico è il motore fondamentale: il potere, e l’ambizione di tenerselo stretto. E infatti nessuno tra i suoi fedelissimi osa smentire l’ipotesi che in realtà si tratta di un arrivederci e non di un addio. Un passo di lato controllato - a soli cinque giorni dal voto che dall’Emilia Romagna potrebbe scuotere il governo e l’alleanza con il Pd - per ritornare alla testa dei grillini dopo averli osservati massacrarsi senza più lui a fare da capro espiatorio. «Vediamo cosa saranno in grado di fare senza di me», è lo sfogo che gli hanno attribuito più volte i collaboratori. Di Maio tornerebbe a proporsi con una sua squadra, una segreteria chiamata in altro modo, e dentro la quale vuole in tutti i modi la presenza della sindaca di Torino Chiara Appendino. Un progetto complicato, perché la politica sa essere spietata con chi rinuncia allo scettro, anche se per poco. Questa nuova sfida però non si terrebbe agli Stati Generali di marzo che proprio Torino dovrebbe ospitare. Ma successivamente, quando matureranno meglio i tempi. Due mesi sono troppo pochi e suonerebbero come una farsa se si ricandidasse a capo politico dopo così poche settimane.

FONTE NOTIZIA

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Il Consiglio dei ministri ha deciso di impugnare la legge della Regione Calabria n. 34 del 04/10/2019, recante “Provvedimenti urgenti per garantire l’erogazione dei servizi sanitari in ambito regionale”, in quanto le disposizioni in essa contenute relative ai rapporti di lavoro del personale delle aziende sanitarie regionali interferiscono con le funzioni demandate al Commissario ad acta per l’attuazione del piano di rientro dal disavanzo sanitario, in violazione dell’art. 120 della Costituzione.

Inoltre, ponendosi in contrasto con i principi di coordinamento della finanza pubblica e con il principio di copertura finanziaria, la legge viola gli articoli 117, terzo comma, e 81 della Costituzione.

Le questioni relative al personale precario saranno considerate nell’ambito dell’esame parlamentare della manovra di bilancio, si precisa nella nota del Cdm.

Salva-precari, Bova(nella foto): “Illegittima? Lo avevo preannunciato in Consiglio”

«Non mi coglie affatto di sorpresa la decisione del Governo nazionale di impugnare la legge con cui il Consiglio regionale calabrese aveva cercato di salvare i precari del comparto Sanità. In realtà, proprio in occasione del voto di approvazione in Aula di quel testo, fui l’unico a sollevare pubblicamente il grave rischio di illegittimità costituzionale a cui la norma andava incontro. Pericolo che avevo già evidenziato in Commissione Sanità».

È secco il commento di Arturo Bova, consigliere regionale di ArticoloUno e presidente della Commissione contro la ‘ndrangheta in Calabria, in merito alla norma regionale impugnata dal Governo centrale e spiega: 

«Era chiaro già allora, infatti, che in tema di stabilizzazione dei precari, il Consiglio Regionale non avesse alcun potere normativo sulla materia del termine massimo di proroga dei contratti flessibili, riservata alla competenza esclusiva del Parlamento nazionale, per di più essendo la Sanità calabrese commissariata dal 2009.

Evidenziavo, dunque, che solo al Commissario ad Acta per il Piano di Rientro spettasse il potere di procedere al rinnovo dei contratti a tempo determinato e che, comunque, tale rinnovo giammai avrebbero potuto superare il limite massimo dei 48 mesi».

«Cosciente della Spada di Damocle pendente su quella norma– continua Bova -, mi ero subito attivato per confrontarmi con il ministro della Salute Roberto Speranza e interessarlo della vicenda, tanto che – come lo stesso ministro ha annunciato nelle scorse ore – la soluzione-ponte è in dirittura d’arrivo.

E questa volta si tratterà di una soluzione reale e concreta, non di una norma vuota e illegittima».

Ma la vicenda della legge “salva-precari” non è un caso isolato: «Devo aggiungere che, purtroppo, lo stesso modus operandi attuato su questa specifica vicenda, il Consiglio regionale – trovandosi incredibilmente unito da destra a sinistra – non aveva esitato ad utilizzarlo anche in occasione dell’approvazione della legge sull’integrazione tra i poli sanitari catanzaresi “Mater Domini” e “Pugliese-Ciaccio”.

Anche in quell’occasione, il mio testo che metteva al riparo da qualsiasi rischio di illegittimità costituzionale fu messo da parte in Commissione, e in Aula ne fu approvato un altro evidentemente zeppo di illegittimità che fu poi impugnato dal Governo.

Da allora, per quanto mi batta per emendare quel testo con i correttivi necessari a dare finalmente vita e sostanza all’azienda ospedaliera unica di Catanzaro, i miei appelli pubblici e formali non hanno ottenuto alcuna attenzione né da parte dei colleghi consiglieri, né tantomeno da parte del presidente Oliverio.

E intanto i calabresi emigrano alla ricerca di una Sanità che sappia dare risposte rapide ed efficaci, i vincitori di concorso non trovano lavoro e i precari vedono sempre più distante la loro stabilizzazione»

Strill

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Il Pd trema.

Gli ortodossi del Movimento 5 Stelle contrari all’alleanza col Partito Democratico dopo lunghi 10 anni di scaramucce, di insulti e di vaffanculo, sono pronti a votare “No” sulla piattaforma Rousseau. E Luigi Di Maio nell’incontrare il Premier designato “Giuseppi” Conte ha alzato il tiro e ha dato l’ultimatum ai dem.

Solo ieri sono incominciate le trattative del Premier e già i due maggiori partiti politici che formano la maggioranza litigano.

 

 

Si son messi insieme per fermare l’avanzata leghista e per non dare agli italiani il diritto al voto e già, dopo solo due giorni, sono incominciati a volare gli stracci. E siamo all’inizio. Cosa succederà dopo è un mistero. Il panico ha preso il sopravvento e ai piddini che già avevano prenotato un posticino nella mangiatoia è venuto un mal di pancia dopo aver ascoltato le parole di Giggino:- Alcuni punti del nostro programma sono irrinunciabili altrimenti si tornerà al voto-. Al voto, al voto. Ma cosa è saltato in mente al caro Giggino? Al voto, mai e poi mai. Il Pd si adeguerà turandosi il naso a tutto quello che lui vorrà e sarà inserito nel programma. Non ci sarà nessun problema. Non ci saranno ostacoli quando c’è un nobile fine da raggiungere. Il taglio dei parlamentari? Per tre volte hanno votato “No”, ora, però, per il loro bene e per il bene degli italiani voteranno “Sì”. Li accuseranno di incoerenza politica e di cambiare direzione come canne al vento? Chissenefrega! E il programma di svolta? Quale svolta. Non ci sarà nessuna svolta. E’ stato uno slogan, una frase ad effetto per prendere per fessi gli italiani. Ma gli italiani davvero sono tutti fessi? Non direi. Forse lo sono quelli che nelle ultime elezioni politiche hanno votato Pd e M5Stelle, perché hanno creduto alle loro bubbole. Si aprirà una nuova stagione politica. I lavoratori, i pensionati, i giovani studenti, i disoccupati, quelli che hanno perso il lavoro, le massaie, la gente comune che non arriva a fine mese perché percepisce una pensione di fame, non ci crede. E’ stata salutata in modo positivo solo da Trump, da Macron, dalla Merkel, da Bruxelles, dal Vaticano, dai Vescovi, dal mondo finanziario, dalle cooperative, dai cantanti, dagli attori e da alcuni giornalisti. Di quelli che non hanno mai lavorato e non hanno mai sofferto la fame e la miseria. E così Fiorella Mannoia non potrà più attaccare Salvini. Fazio e la Litizzetto non avranno più argomenti validi per “il tempo che fa”. Vauro ha finito di disegnare vignette con Salvini che cala le brache. Lerner e Travaglio dovranno inventarsi nuovi nemici da combattere. Zingaretti ha rilanciato il tema della scuola. Ma il problema scolastico non lo aveva risolto Renzi con “La buona scuola”? Zingaretti è andato oltre: formazione gratuita per i figli dall’asilo nido fino all’Università. Poteva, però, inserire nel programma per fare tutti contenti la culla sin dalla nascita e la cassa da morto gratuita per tutti. E di Amatrice e degli altri luoghi colpiti dal terremoto? I cittadini di Amatrice possono ancora aspettare. Dopo aver sistemato Franceschini, Gentiloni, Minniti, Del Rio, Orlando, gli amici e parenti nei posti di comando, allora, forse, si ricorderanno di Amatrice, dei terremotati che hanno perso la casa e della ricostruzione. E del lavoro e della disoccupazione giovanile? C’è tempo. Sono problemi che non interessano agli italiani. Molte famiglie non hanno pane. E quale è il problema? Gli daranno le merendine del Mulino Bianco, gli scaffali dei supermercati sono pieni. Ed ora lasciamoli lavorare in pace per il bene nostro. Per il momento sono interessati alle poltrone. Ancora una volta stanno prendendo per i fondelli il popolo italiano il quale, suo malgrado, è costretto a ingoiare qualsiasi rospo.

Foto ANDREAS SOLARO/AFP/Getty Images)

Pubblicato in Amantea Futura

L'espressione Piove, governo ladro! è usata come bonaria parodia degli slogan dei cittadini contro il governo e in generale contro il potere costituito, colpevole, a loro dire, di tutti i mali possibili e quindi anche della pioggia.

Ma come è nata questa espressione?

Qualcuno la fa risalire alla tassa applicata alla raccolta dell'acqua piovana ai cittadini che avevano come fonte di raccolta le cisterne alimentate dalle grondaie.

Altre fonti la ricondurrebbero al tempo degli egizi, quando il governo dell'epoca aumentava le tasse nei territori che venivano sommersi dalle acque durante le esondazioni del Nilo, ricoprendo il terreno di limo il terreno era più fertile e ciò dava origine alla maggior tassazione.

Altri ancora riportano questo modo di dire ad Agostino d'Ippona che nel De civitate Dei attribuisce questa frase alla tendenza ad incolpare i cristiani di ogni problema (nello specifico, della siccità, attraverso la frase, definita proverbiale, "pluvia defit, causa Christiani sunt", liber II, cap. 3).

Più prossimo (vedi Dizionario moderno, 1905), ci si accorge che la frase nacque come didascalia di una vignetta.

Nel 1861 i mazziniani avevano preparato a Torino una dimostrazione; ma il giorno fissato pioveva, e la dimostrazione non si fece. Il Pasquino (una rivista satirica) pubblicò allora una vignetta di Casimiro Teja rappresentante tre mazziniani al riparo della pioggia dirotta e ci mise sotto la legenda: "Governo ladro, piove!". L'espressione divenne poi il motto della rivista.

Popolarmente l'espressione si ripete comunemente per satireggiare l'abitudine diffusa di dare la colpa di ogni cosa al governo, talora anche come espressione di sfogo polemico.

Insomma in ogni tempo il governo è ladro.

Cioè, i governi rubano sempre perché piove sempre

Ma ci sono governi e governi, perché ci sono piogge e piogge

Ne sa qualcosa la persona nella foto in basso!

Pubblicato in Italia

bandiera-italianaSperiamo che me la cavo, dice il “guagliune” napoletano appena uscito dal colloquio col Presidente della Repubblica Mattarella. Vuole a tutti i costi diventare Presidente del Consiglio. Vuole passare alla storia come il più giovane Premier della Repubblica Italiana.. Alle elezioni politiche del 4 marzo scorso il suo Movimento ha preso il 33% dei voti validi, non sufficienti però per formare da solo un nuovo governo. Ha bisogno di un altro partito, di destra o di sinistra, che faccia da stampella. Ha tentato di coinvolgere Matteo Salvini. Non c’è riuscito perché il leader leghista fino adesso ha tenuto duro, non ha voluto tradire la coalizione di centro destra e Berlusconi in particolare. Ora, però, dopo il fallimento con la Lega, Di Maio vuole coinvolgere il Pd, il partito che dalle urne è uscito sconfitto e umiliato. Quel partito che per cinque anni ha dovuto subire rampogne, umiliazioni, contumelie, insulti volgari, offese da Grillo, Di Maio, Di Battista e altri. Per loro i piddini erano mafiosi, schifosi. Erano delle merde, dovevano morire. La senatrice che diceva queste cose ieri sera è apparsa in televisione e non si è pentita delle parole pronunciate contro gli esponenti del Partito Democratico col quale ora vuole fare un nuovo Governo. Ma davvero le liti e le offese saranno facilmente dimenticate? Per il bene del Paese? No! Per il tornaconto personale di alcuni deputati e senatori che non vogliono perdere la comoda poltrona di Ministro. Franceschini che non vuole lasciare la poltrona di Ministro e aspira a diventare Presidente della Camera se Fico dovesse diventare Primo Ministro. Veltroni e Fassino alla spasmodica ricerca di un incarico di prestigio. Ma Veltroni non è quello che doveva abbandonare l’Italia quando venne sconfitto da Berlusconi e andare lontano lontano? Sì, è proprio lui. Doveva partire per l’Africa. Evidentemente neppure in Africa lo hanno voluto. Fassino, invece, è disoccupato e anela ad un posticino di prestigio, Di Maio permettendo. Di Maio, guagliune molto furbo e scaltro, ha dimenticato il torbido passato e guarda al futuro e cerca di trovare una intesa con quel che resta del Pd e con il reggente Martina, possibilmente con il bene placito di Matteo Renzi, che fino ad ieri è stato zitto. La strada è stretta e lunga, comunque, ci sta tentando, anche perché se si dovesse andare di nuovo al voto con la stessa legge elettorale difficilmente uscirebbe dalle urne un vincitore. Resta, però, ancora una probabile intesa con Matteo Salvini dopo il voto del Friuli Venezia Giulia. Dipende dal risultato elettorale. Per un accordo col Pd Di Maio dirà sicuramente sì a tutte le proposte che faranno i piddini salvo poi tirare loro un bel calcio nel sedere quando non ne avrà più bisogno. Ha in mente una sola cosa e non ci dorme la notte. Vuole Palazzo Chigi. Lo hanno capito pure le mosche che gli ronzano attorno. Non ci sono ostacoli quando c’è un nobile fine da raggiungere. E poi si ricorda di Macchiavelli quando dice che il fine giustifica i mezzi. E’ propenso a coinvolgere gli attuali Ministri Franceschini, Fedele, Lorenzin e perché no? Anche il desaparecido Angelino Alfano. Quest’ultimo ha fatto da stampella a Renzi e Gentiloni, continuerebbe anche con Di Maio. Che c’è di male. Che male c’è. Ma nel Pd che fu di Renzi, Bersani, Veltroni, Fassino, D’Alema, la confusione oggi regna sovrana e c’è pure spazio per un gigante della politica italiana, quel Pierferdinando Casini che nella sua lunga vita di parlamentare ha fatto casini a non finire. Ha cambiato partiti e schieramenti politici una decina di volte. Riporta “Repubblica” la dichiarazione fatta da questo illustre parlamentare:- Il Pd è davanti a scelte drammatiche. Ha bisogno del suo leader-. E chi sarebbe il leader? Ancora una volta Matteo Renzi uscito sconfitto dalle urne nel referendum costituzionale e nelle elezioni politiche del 2018. Ma Casini pensa ai fatti suoi. Se si dovesse andare di nuovo a votare chi garantirebbe per lui una nuova candidatura ed in un collegio blindato? Casini, come del resto tutti i nuovi parlamentari appena eletti due mesi fa, sono terrorizzati ora che lo spauracchio delle elezioni anticipate bussa alle porte. E così Casini, come del resto gli altri parlamentari porta borse, bussano alla porta dei grillini:- Per favore, fateci entrare. Non daremo fastidio. Staremo buoni buoni. Fate la carità ad un povero cieco!- Sì, sono diventati non solo ciechi, ma sordi e muti. Direbbe Dante Alighieri:- Ahi serva Italia, di dolore ostello. Nave senza nocchiero in gran tempesta, non donna di provincia ma bordello -. Che Iddio ce la mandi buona! Cosa possa unire il programma dei grillini e quello del Pd per me è un mistero. Tre punti soltanto, però, ci sono e sono l’antiberlusconismo, il famoso conflitto di interesse e le poltrone. Solo questi tre punti potrebbero avvicinare Pd e Movimento 5 Stelle. Ahi Italia, asservita agli interessi di uomini faziosi, ignoranti, qualunquisti, senza aver mai lavorato, luogo di sofferenza, priva di un governo autorevole, stabile e duraturo, 200 mila insegnanti che fra non molto perderanno il posto di lavoro, le nostre coste invase da immigrati africani, le nostre scuole frequentate da alunni delinquenti incalliti, dove i professori e le maestre non sanno più reagire, i pronto soccorsi intasati, malati curati per terra, per una visita medica in ospedale bisogna aspettare mesi e mesi, le nostre città invivibili ed inospitali. A Di Maio, a Renzi, a Martina, a Di Battista, a Mattarella e agli altri questo vorrei dire usando una terzina di Dante Alighieri:- Vieni a veder la gente quanto s’ama! / e se nulla di noi pietà ti move, / a vergognar ti vien de la tua fama-.

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  1. dire noLa miseria dei contenuti e del linguaggio della proposta del SI alla modifica della Costituzione. Basta leggere il testo al quale è stato affidato il compito gravoso di riscrivere ben 43 articoli della Costituzione, per rendersi conto che questi signori scribi sono degli analfabeti che pensavano di semplificare le dinamiche costituzionali in particolare il procedimento legislativo. Per annullare il deprecato bicameralismo paritario sono giunti a un bicameralismo bordellato.

  2. Un Governo, non la governabilità, in democrazia, presuppone idee e progetti politici capaci di suscitare consenso, partecipazione, sostegno. In assenza, la democrazia degenera in linguaggio demagogico, rassicurazioni vuote, altra faccia della rassegnazione, e dell’abulia: materia passiva, irresponsabile e facile alla manipolazione. Questa è la governabilità.

  3. Con la legge elettorale Italicum e la Riforma della Costituzione sinora delineata da Renzi e dalla maggioranza governativa,  si continuerà  ad avere un Parlamento prevalentemente di nominati e  non di eletti e un sistema assurdo che vale per la maggioranza e, paradossalmente, risulta ancor più rigoroso per l’opposizione, in netto contrasto con le indicazioni date dalla Corte costituzionale, che si pronuncerà sulla legge elettorale “Italicum”, “Udite! Udite!,    dopo il Referendum costituzionale di domenica 4  dicembre.

  4. Neppure gli studiosi più esperti sono riusciti a dare una lettura univoca del numero delle nuove e diverse procedure di approvazione delle leggi.

  5. Il Senato non sarà abolito, ma trasformato in un ramo del parlamento non eletto dai cittadini, né realmente rappresentativo dei territori, pur mantenendo notevoli funzioni legislative (tra cui nuove possibili riforme costituzionali) e partecipando all’elezione dei più importanti organi dello Stato, presidente della Repubblica, giudici della Corte Costituzionale e membri del Consiglio Superiore della Magistratura.

  6. Un’informazione corretta, non falsificata, era la premessa indispensabile per il voto consapevole dei cittadini, e chi aveva le conoscenze necessarie doveva metterle a disposizione di tutti i cittadini.

Gigino A Pellegrini & G el Tarik

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il comune informaLongobardi– La maggioranza guidata dal sindaco Giacinto Mannarino ha distribuito, nei giorni scorsi, il giornalino comunale, con cui porta a conoscenza dei cittadini l'operato del proprio governo: <<delibera no triv, delibera di adesione alla legge sulla legittima difesa, delibera rondini, fibra ottica, tanta frutta gratis per tutti (del banco alimentare!), lungomare (costruito e ricostruito male più di una volta, con sperperìo di denaro pubblico!) ecc., ma Longobardi ha bisogno di programmazione e questa maggioranza, in questi anni, non solo non ha mai programmato nulla, ma si è resa responsabile del c.d. predissesto, come si evince dalla delibera di consiglio n° 11 del 02/09/2014, con la conseguenza di "tributi al massimo", "zero servizi" e "zero investimenti">>. E’ quanto affermano i consiglieri di opposizione del comune di Longobardi Francesco Cicerelli e Nicola Bruno. <<Chiunque –prosegue il capogruppo di minoranza Nicola Bruno- si rende conto che viviamo in un paese abbandonato, con grosse potenzialità, mortificate e non valorizzate da una maggioranza miope, che assiste, tra l'altro, ad un'apertura a giorni alterni degli uffici postali, al rischio chiusura della scuola elementare della frazione marina, che non è capace di garantire il servizio di raccolta differenziata nè l'acqua potabile, che non è capace di portare a termine il c.d. "casermone", il mercato coperto, il piano strutturale comunale, il piano comunale di spiaggia, di mettere a norma la tribuna del campo sportivo ed ancora, oggi, lascia intendere che la "panacea" ai nostri debiti sia l'autovelox, non utilizzato, quindi, per scopi preventivi, ma per far quadrare il bilancio e, addirittura, giustifica i debiti ed, in particolare, i debiti fuori bilancio "fatti -si legge nel giornalino- a fin di bene", come le gite o i passaggi televisivi pubblicitari! E si sono ben guardati dal riconoscere, a titolo di debiti fuori bilancio, i giornalini comunali per un totale di euro 8.289,60!>> Il vero problema <<è che qualcuno -conclude Bruno- pensa di essere in dittatura, in cui non esiste la libertà di parola e di critica e che basti un pò di frutta (tra l'altro, del banco alimentare) per poter governare. Questi sono i fatti, sotto gli occhi di tutti!>>.  

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Renzi alla Camera dei Deputati per chiedere la fiducia al propio Governo.

Dopo le dichiarazioni di voto delle forze politiche, le parole dure del Movimento 5 Stelle verso il presidente del consiglio incaricato Matteo Renzi, ecco il voto

 

Seguite l'intervento ed i risultati della fiducia direttamente sullo specchietto a destra sulla home page del nostro sito www.tirrenonews.it 

 

 

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Il Presidente ha ricevuto Pier Luigi Bersani che gli ha riferito degli incontri e delle concertazioni “ Concertazioni il cui esito non è stato risolutivo”

Non sapremo mai se Bersani è stato irrigidito dal suo stesso PD (che lo ha posto sopra l’incudine e con il martello in una mano e la falce nell’altra) o se è stato posto all’angolo del ring e martellato di pugni e schiaffi a parte degli altri partiti o gruppi o movimenti.

Lui ha detto di aver ricevuto preclusioni e richieste inaccettabili.

Noi non ci sentiamo di considerarlo un perdente, al massimo uno sparring partner; uno che aveva consapevolezza di un ruolo da agnello sacrificale,svolto con spirito di servizio fino all’estremo sacrificio.

Ora tocca a Giorgio Napolitano ed al suo “ghe pensi mi”

La frase esatta è stata: “Il presidente della Repubblica si è riservato di prendere senza indugio iniziative che gli consentano di accertare personalmente gli sviluppi possibili”

Ora ci sono due strade. La vecchia e la nuova

La prima , quella vecchia, è quella degli accordi tra i partiti, che non sembra percorribile. Nessuno si fida degli altri, ognuno ha paura degli altri.

La seconda, quella nuova, è quella degli accordi sulle cose da fare. Una strada che sembra percorribile con voti di volta in volta ottenuti su scelte concordate. Un governo che gestisce l’ ordinario, un parlamento che decide il cambiamento. Nessun voto di fiducia , quindi. Nessuno vince, nessuno perde ed il popolo controlla .

E domani Napolitano vedrà nell’ordine il PDL, il M5S, La lista civica di Monti ed infine il PD. Poi potrà decidere se dare un nuovo incarico o se assistere alla conferma in aula del fallimento del tentativo di Bersani e poi muovere verso le elezioni con Renzi premier lasciando Monti a capo del Governo.

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