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gia suri

Il 17 febbraio scorso il Presidente della Repubblica ha decretato lo scioglimento del Consiglio comunale di Amantea per condizionamenti esterni della criminalità organizzata, assegnando la gestione del Comune alla Commissione straordinaria.

La Commissione straordinaria, come noto, esercita per Legge le funzioni spettanti al Consiglio comunale, alla Giunta e al Sindaco nonché ogni altro potere e incarico connesso alle medesime cariche. La Commissione straordinaria, quindi, deve garantire, oltre alla rimozione degli elementi pregiudizievoli all’interesse pubblico emersi dagli accertamenti degli organi investigativi, il buon andamento dell’Ente e il funzionamento regolare dei servizi alla Comunità.

Proprio sul buon andamento dell’Ente e sul funzionamento regolare dei servizi da erogare alla Comunità voglio esprimere qualche considerazione.

Mi risulta che il servizio di “spazzamento” e pulizia della Città non viene effettuato da più di 15 giorni. La mancata erogazione di un primario servizio pubblico, appunto la pulizia della Città, è un fatto non giustificabile che può causare nocumento, non solo al decoro della Città, ma soprattutto alla salute pubblica. E’ bene evidenziare che l’assenza del servizio di pulizia delle vie cittadine e degli spazi pubblici s’inserisce, peraltro, nella fase emergenziale che stiamo vivendo a causa della diffusione del contagio da Covid-19.

Altre criticità persistono nella gestione del servizio manutentivo, vista la cronica carenza di personale adibito e la difficoltà organizzativa interna all’Ente.

Ancora, il servizio di raccolta dei rifiuti, attualmente svolto dalla società Lamezia Multiservizi SpA, potrebbe subire l’interruzione in questi giorni a causa della scadenza del relativo contratto di servizio (scadenza fissata alla fine di questo mese). Nulla è pubblicato ad oggi sul sito del Comune circa l’eventuale rinnovo di questo fondamentale servizio.

Non vi è dubbio che l’emergenza sanitaria da Covid-19 che ha investito anche la nostra Comunità – emergenza tra l’altro resa un po’ più lieve dalla meritoria opera svolta dai volontari di alcune associazioni cittadine – richiede un supplemento d’impegno e lavoro da parte di chi oggi amministra la Città di Amantea (uno dei principali centri della provincia di Cosenza).

Auspico che dopo il necessario periodo di “presa visione dello stato dell’arte”, la Commissione straordinaria inizi a dare risposte alle “sacrosante” e giuste esigenze di una importante Comunità come la nostra, costituita da tanta gente onesta e laboriosa e che ha mostrato complessivamente in queste settimane – al di là di qualche sporadico caso – compostezza e senso di responsabilità nel far fronte all’emergenza sanitaria, peraltro, ancora in atto.

Esprimo, in ultimo, un convincimento maturato nell’esperienza amministrativa fatta al nostro Comune: la maggiore diffusione del senso di legalità in una Comunità non può prescindere dall’esemplare impegno costantemente fornito da suoi amministratori.  

Amantea, 28 aprile 2020                                   

Gianfranco Suriano  

Pubblicato in Primo Piano

comuneil coordinamento del Basso Tirreno Cosentino ha protocollato presso il Comune di Amantea la richiesta di un incontro con il Commissario Prefettizio, dott.ssa Antonia Maria Grazia Surace, alla quale i militanti di FDI del territorio vogliono rappresentare la situazione locale al fine di mettere a disposizione della commissione già insediatasi elementi utili al fine di meglio governare la Città in questi 18 mesi di loro permanenza.

Amantea non è città mafiosa, lo vogliamo dire con forza, è composta da cittadini onesti e operosi che non meritano l’etichetta attribuita dai media in seguito allo scioglimento del consiglio comunale, tra l’altro provvedimento giunto a consiglio dimissionario, è città di turismo, con strutture imprenditoriali di alta qualità, è città commerciale che ricopre un ruolo strategico su tutta la costa tirrenica, è città dell’agroalimentare nota a livello internazionale grazie alla Cipolla Rossa, è città di cultura con un dinamico tessuto sociale in cui operano numerose associazioni, ad Amantea si può vivere tranquillamente anche se negli ultimi anni si è vista costretta ad affrontare una crisi economica le cui radici non sono da ricercare solo nella politica come sarebbe facile dire, ma anche in fattori contingenti.

Se infatti l’amministrazione Pizzino non è riuscita ad intercettare e soddisfare le istanze dei cittadini, sebbene debbano tenersi in conto molti elementi che solo per esemplificare potremmo ricondurre anche al dissesto e alla carenza di personale oltre ad una evidente litigiosità interna dovuta al diverso orientamento politico della maggioranza, il provvedimento adottato sulla base di infiltrazioni delinquenziali è caduto sulla città come un fulmine a ciel sereno, incomprensibile da chi vive e opera all’esterno del palazzo comunale e per questo riteniamo utile è doveroso far conoscere le motivazioni che hanno condotto il Consiglio dei Ministri alla adozione di un provvedimento così pesante.

Siamo convinti che questa città saprà riscattarsi ancora una volta, avrà la forza dii recuperare l’immagine che si era costruita nel tempo attraverso l’impegno dei suoi cittadini, oggi popolo mortificato dal provvedimento adottato dal consiglio dei Ministri.

L’incontro che abbiamo chiesto sarà dunque utile per presentare tutto il buono che la città di Amantea ha da offrire, ci metteremo a disposizione della commissione per offrire spunti e proposte su come amministrare la nostra città, su ciò che a nostro avviso va affrontato sin da subito per salvaguardare l’economia del territorio, le tradizioni culturali, gli eventi, ovviamente in prospettiva di un rilancio che già deve guardare in maniera ottimistica oltre il drastico momento di emergenza sanitaria che stiamo vivendo.

Il coordinatore

Fabio Garritano

Pubblicato in Cronaca

foto per comunicatoI nostri cari antenati latini usavano dire: ”Repetita iuvant”. Certamente, l’atto del ripetere ha quasi sempre un’accezione positiva, contribuisce al raggiungimento di una maggiore comprensione, al consolidamento delle conoscenze teoriche e di quelle pratiche.          Epperò, quello che si è ripetuto ad Amantea nei giorni scorsi non ha nulla di positivo.

Se il Consiglio dei Ministri, ha deliberato lo scioglimento, per diciotto mesi, del consiglio comunale di Amantea e il contestuale affidamento dell'amministrazione dell'ente a una commissione straordinaria, non ha alcun senso positivo per la città ed è, semmai, gravissimo che si tratti di un evento che si è già verificato in passato.

Un fatto di una pesantezza morale enorme, che colpisce al cuore la città, già duramente provata dal dissesto finanziario in cui versa l'Ente comunale.

Inutile nascondersi che ora ci aspettano tempi difficili cari concittadini di Amantea, perché è sempre un dolore abdicare dalla partecipazione popolare e affidare la gestione del futuro di una Comunità a dei commissari esterni, che avranno il compito, non facile, di rimettere in sesto la macchina comunale, senza una approfondita conoscenza delle peculiarità del territorio e di tutte le sue problematiche.

Con la tristezza nel cuore, comunque, mi sembra necessario e doveroso ribadire un concetto di fondamentale importanza.

Amantea non è una comunità di mafiosi; i cittadini non possono pagare colpe che, evidentemente, dovrebbero essere di poche specifiche persone che negli ultimi anni hanno gestito la cosa pubblica. Guai a generalizzare e colpevolizzare un intero popolo, fatto di gente onesta che, con tanti sacrifici, porta avanti l’intera città. Personalmente, mi batterò per contrastare chi avrà la presunzione di etichettare la mia comunità come mafiosa, magari cercando odiose strumentalizzazioni.

Se ci saranno delle responsabilità verranno individuate, gli organi giudiziari preposti faranno certamente luce sulla vicenda. Perché questo ora merita Amantea, verità, trasparenza e molta presa di responsabilità.

Purtroppo il danno prodotto dai soliti faccendieri, che hanno governano la città da oltre un ventennio, è anche un danno morale oggettivo, che mina quella voglia di partecipazione dei cittadini alla vita politica.

Altrimenti non si spiegherebbe il fatto che i cittadini di Amantea, evidentemente stanchi e rassegnati, sembrano aver sottovalutato la portata di questo scioglimento.

Non vi è stata una reazione d'orgoglio da parte della città dopo questa brutta vicenda, una levata di scudi ed un moto di indignazione che, pure, si potevano immaginare.

A livello nazionale Amantea è stata etichettata, nuovamente, come paese di Mafia, e, per una realtà   che vive di turismo e di commercio, il ritorno potrebbe essere devastante per i prossimi mesi.

Bisogna reagire dissociandosi da questa situazione; bisogna scendere in piazza tutti insieme per dire che il popolo di Amantea è fatto di gente onesta che si dissocia dalla Mafia.

Il silenzio NON fa certamente bene; dobbiamo dare voce alla legalità che è insita nel nostro territorio e riprenderci, da cittadini onesti, l'onorabilità che qualcuno ci vuole togliere.

Ecco perché chiedo alle associazioni di categoria, alle associazioni di volontariato, alla scuola, al mondo cattolico a tutti, di manifestare pubblicamente e nei modi che riterranno opportuni, il proprio sdegno ed il rifiuto netto di qualsiasi manovra di accostamento del nome di Amantea a quello della mafia.

Ora bisogna rimboccarsi le maniche, dobbiamo reagire tutti insieme per trovare, nella comunità, giovani preparati e coraggiosi capaci di costruire un progetto di riscatto da offrire al nostro paese.

Bisogna dire basta ai soliti “faccendieri” professionisti della politica, ai portatori d'interesse che per più di vent'anni hanno gestito la cosa pubblica in modo disastroso. Il vaso è colmo, bisogna aprire gli occhi e uscire dal torpore a testa alta.

La mia azione politica continuerà imperterrita e più forte che mai; nei prossimi giorni, appena i commissari prenderanno per mano la macchina comunale, chiederò loro un incontro e mi metterò a disposizione per riportare quelle che sono le istanze che arriveranno dal territorio e per scongiurare gli effetti potenzialmente devastanti di questo nuovo scioglimento.

Ora, davvero, inizia il lavoro più difficile, ma io che amo spassionatamente il mio paese non mi arrenderò, continuerò a lottare a testa alta per dare un'altra opportunità al popolo di Amantea.

Non possiamo più aspettare che qualcuno faccia queste scelte al nostro posto, ora o mai più!!

                                                                                   -Vincenzo Lazzaroli-

Pubblicato in Politica

gianfranco surianoLo scioglimento del Consiglio comunale per accertati condizionamenti da parte delle locali organizzazioni criminali è un atto doloroso per un’intera Città. Lo è ancor di più per Amantea che negli ultimi anni ha dovuto “incassare” anche la dichiarazione di dissesto finanziario.

A dire il vero, credo che su questo tema ogni osservazione, valutazione o addirittura “dissertazione” sia al momento inopportuna, se non del tutto fuori luogo, in quanto non si conoscono ancora le motivazioni che hanno indotto, in concorso tra di loro, la Commissione d’accesso, le Forze dell’Ordine, il Comitato provinciale per la sicurezza e l’ordine pubblico, la Procura della Repubblica, la Prefettura, il Ministero dell’Interno, il Consiglio dei Ministri e in ultimo, non per importanza, la Presidenza della Repubblica a decretare lo scioglimento del Consiglio comunale di Amantea. Infatti, non entrerò nel merito di tale decisione.

Invece, nella nostra Città (dove la politica con la P maiuscola è scomparsa da tempo), attraverso i social, i siti web o la stampa, leggiamo sul tema di tutto e di più: chi denuncia il fatto che gli amanteani, per effetto dello scioglimento, sono ora considerati tutti mafiosi; chi grida all’ingiusta sospensione della democrazia; chi paventa il fatto che lo scioglimento del Consiglio sia il frutto di un atto politico strumentale e di parte.

Andiamo con ordine.

Lo scioglimento di un Consiglio comunale, per condizionamenti o infiltrazioni della criminalità, non dà luogo all’assunto che un’intera cittadinanza è da considerarsi mafiosa e ci mancherebbe… la nostra Città è popolata da migliaia e migliaia di persone oneste, operose, rispettose del prossimo, persone con la propria storia e non può essere certamente lo scioglimento del Consiglio comunale a dire il contrario. Non c’è bisogno di aggiungere altro su tale argomento anche per quanto dirò, brevemente, in avanti.

Per quanto riguarda la democrazia, c’è da dire che l’intervento dello Stato – nell’esercizio del potere straordinario che la legge gli affida, nel caso specifico lo scioglimento di un Consiglio comunale – è finalizzato a garantire (o ripristinare) il buon andamento dell’Ente, la libera determinazione dei suoi organi elettivi, il regolare funzionamento degli uffici comunali al servizio e nell’interesse legittimo della Comunità. In sostanza, lo scioglimento del Consiglio comunale, per le ragioni appena esposte, è decretato proprio per ricostituire la vita democratica interna ed esterna all’Ente.

Con riferimento alla paventata evenienza che lo scioglimento del Consiglio comunale possa essere solo un atto politico strumentalmente determinato da questo e quel partito politico, tale affermazione va rigettata con decisione in quanto palesemente lesiva della reputazione e dell’immagine di chi ha lavorato, sicuramente in buona fede e con professionalità, alle indagini e alle verifiche nel nostro Ente (ripeto, Forze dell’ordine, Prefettura, Procura, Ministero dell’Interno). Sono sicuro che queste affermazioni che mettono in dubbio il buon operato delle Istituzioni predette siano state proferite con superficialità e senza conoscere le procedure e gli organi che valutano e determinano lo scioglimento di un Consiglio comunale. In caso contrario, per il futuro consiglierei più prudenza e maggiore rispetto per le Istituzioni.

Infine, considerato che il nostro è ancora uno Stato di diritto che prevede l’esercizio del ricorso anche allo scioglimento del Consiglio comunale, chi ne ravvisasse la necessità o i presupposti, una volta ricevuti e valutati gli atti, avrà l’opportunità di ricorrere in giudizio per vedersi riconosciute le proprie ragioni con l’annullamento del decreto di scioglimento.  

Ho cercato di sintetizzare al massimo alcuni concetti per non “tediare” più di tanto i lettori, anche se gli argomenti trattati meriterebbero e meritano ben più ampio approfondimento.

   

Amantea, 16/2/2020                                

Gianfranco Suriano  

Pubblicato in Politica

comune-amantea-01L’Esecutivo del Partito Democratico di Amantea si riserva di intervenire nel merito dello scioglimento del Consiglio appena saranno note le motivazioni.

La consiliatura Pizzino era comunque giunta al capolinea “per manifesta incapacità” di azione amministrativa”.

È stato questo il motivo per cui, un anno addietro, abbiamo aperto la crisi di maggioranza e perché lo scorso mese di settembre abbiamo chiesto una ulteriore verifica sulle problematiche irrisolte. All’inizio di questo anno, non rilevando significativi cambi di passo, siamo stati costretti a prendere le distanze, tirandoci fuori dalla maggioranza stessa e determinandone, di fatto, la caduta.

Alla luce di tutto ciò, le dichiarazioni rese dall’on. Sapia appaiono fuori luogo, confermando la strumentalità che ha costantemente caratterizzato la iniziativa del M5Stelle.

È grave che l’on. Sapia tratti i cittadini di Amantea come se fossero persone avverse al “bene comune” e non dotate del coraggio della libertà. Scrive infatti Sapia: “la comunità locale avrebbe potuto avere un’altra amministrazione, stabile, coraggiosa e capace, se avesse prevalso il senso del bene comune e il voto libero per la nostra candidata sindaco”. Noi riteniamo che la stragrande maggioranza dei cittadini di Amantea amino il loro paese e che esprimano il loro voto in piena libertà e coscienza. Parole pesanti come le pietre, quelle di Sapia, e di offesa all’intera comunità.

Ma dalla dichiarazione dell’on.Sapia si evince un dato assai più preoccupante per lo svolgimento della vita democratica. Infatti, non è un caso che il M5Stelle sbandiera come una sua vittoria politica lo scioglimento per infiltrazioni mafiose, criminalizzando, così, lo schieramento politico uscito vincente dalle ultime elezioni comunali.

La prova di tanta strumentalità sta nel fatto che il M5Stelle presenta la prima interrogazione parlamentare per richiedere l’invio di una Commissione d’accesso al nostro Comune il 27 marzo 2017. Ovvero tre mesi prima delle ultime elezioni comunali ed in piena gestione commissariale. Seguiranno, poi, altre due interpellanze parlamentari. Tutte e tre le interrogazioni sono state presentate dalla parlamentare pentastellata Dalila Nesci e tutte si chiudono con un quesito, sempre lo stesso, ovvero se non si ritenga opportuno “promuovere d’urgenza l’accesso al comune di Amantea ai sensi dell’articolo 143 del TUEL” (concernente, appunto, lo scioglimento dei Consigli comunali).

È evidente che la iniziativa parlamentare del M5Stelle prescinde dal merito della attività svolta dalla amministrazione Pizzino e appare pregiudizialmente colpevolista verso il Comune e la città, perfino ritorsiva per il fatto che i cittadini non avevano premiato la candidata Menichino e la sua lista.

D’altronde, che i 5stelle puntassero all’invio della Commissione d’accesso (con tanto di “dossier” autoconfezionato) ce lo conferma anche il tono trionfale dell’annuncio – a mezzo stampa, il 12 aprile 2019 – del sottosegretario, Carlo Sibilia (sottosegretario del M5Stelle agli interni con entrambi i governi Conte) il quale dichiara: “in queste ore sto firmando l’interrogazione parlamentare della deputata Nesci sulle vicende opache del comune di Amantea”. Ma in realtà la Commissione d’accesso si era già insediata.

Lo scioglimento del Consiglio Comunale rischia, dunque, di apparire come un atto politico strumentale e di parte. Tale sospetto è ulteriormente accreditato da un gossip, che se dovesse essere vero svelerebbe una realtà di inaudita gravità. Ci auguriamo, infatti, che sia priva di fondamento la notizia che si va diffondendo in città: parrebbe che addirittura il Presidente della Commissione di accesso sia uno stretto congiunto di una Senatrice CinqueStelle.

Per il resto, aspettiamo di leggere le motivazioni del provvedimento che interrompe la democrazia ad Amantea. Nella consapevolezza che si tratta di una normativa assai discussa, che – nonostante alcuni tentino di ignorare – non ha carattere sanzionatorio ma cautelare.

Esecutivo PD Amantea

Sezione “Moro-Berlinguer”

Pubblicato in Politica

L’Italia non è speciale.

E’ sola!

E la sentenza della Corte Europea di Strasburgo ne è la palese ed ultima dimostrazione

La Corte ha chiesto all’Italia di rivedere l’ergastolo ostativo.

Vuole che si perdoni chi ha ucciso con efferatezza decine e centinaia di persone in nome del “buonismo” e del “perdonismo”.

Nella sentenza della Cedu infatti lo Stato viene invitato a riformulare la normativa che prevede l'ergastolo ostativo in modo da non tener conto esclusivamente della mancanza di collaborazione con la giustizia.

Dal 22 ottobre la situazione potrebbe registrare un'accelerazione: la Corte Costituzionale è chiamata a decidere se la norma è legittima o meno.

Per il presidente emerito della Consulta Valerio Onida, che ha fatto parte del collegio di difesa di Viola, il carcere duro è «incostituzionale: bisogna che il legislatore modifichi la norma, se non lo facesse permarrebbe una violazione strutturale della Convenzione europea e si aprirebbe la strada a nuove condanne».

Una vergogna.

All’Italia non viene riconosciuto il dovere di combattere la mafia secondo le modalità che solo l’Italia può determinare!

Ed ecco cosa dice Gratteri.“È stata demolita la lotta alle mafie”.

’ durissimo il giudizio del procuratore di Catanzaro, Nicola Gratteri, dopo la sentenza con la quale la Corte Europea di Strasburgo ha chiesto.

Per un magistrato che da anni lotta in prima linea contro la ‘ndrangheta, la sentenza è illogica e irrazionale, “perché un boss non smette mai di essere tale, per cui l’idea che un giorno possa comunque uscire dal carcere diventa, comunque, la prospettiva per tornare a essere un capo a tutti gli effetti, mantenendo in maniera sempre più forte i contatti con l’esterno”.

Rispondendo alle domande dell’Agi, Gratteri non esprime dubbi: “Con questa decisione passa l’idea che si possa commettere qualunque crimine, tanto prima o poi potrai uscire dalla galera, conservando la caratura criminale che deriva dalla forza di non collaborare, ma di chiudersi nell’omertà assoluta”.

Rischia di scomparire, dunque, a parere del magistrato, un punto cardine nella lotta alle mafie: “Il regime del 41 bis e quello dell’ergastolo hanno rappresentato fino ad oggi – ha affermato il procuratore Gratteri – la garanzia che il boss sarebbe rimasto in carcere senza poter più esercitare il suo potere, anche per questo molti di essi hanno deciso di collaborare, cosa che adesso rischia di non avvenire più”.

Gratteri è preoccupato per gli effetti che potranno esserci non solo in Italia: “I mafiosi tireranno ora un grande sospiro di sollievo, perché quello espresso dalla Corte di Strasburgo è un principio devastante per il nostro sistema antimafia che – ha aggiunto - non può essere paragonato o uniformato a quello di altre realtà perché qui ci sono specificità assolutamente diverse”.

Pubblicato in Mondo

Raffaele Cantone presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione dice «Sappiamo che la sanità è un settore pervaso da problemi di corruzione perché vi arrivano grandi risorse attraverso gli appalti».

 

 

 

E poi insiste dicendo che la sanità è anche «pesantemente oggetto di interesse da parte della criminalità organizzata, perché gestire la sanità, attraverso l’accesso alle prestazioni, significa anche gestire consensi».

Cantone ne ha parlato durante il 18/mo Convegno dell’Associazione italiana ingegneri clinici (Aiic) in corso a Roma spiegando nel corso della sua lectio magistralis che «Camorra, mafia, ‘ndrangheta e Sacra Corona Unita mettono in atto un sistema che permette di favorire i propri affiliati nelle liste d’attesa».

In questo modo«le organizzazioni criminali gestiscono quel consenso indispensabile per tenere sotto controllo la popolazione del territorio di loro interesse».

E ricorda che«abbiamo avuto purtroppo in Campania il primo caso di un’azienda ospedaliere sciolta per mafia, dove il cognato del capoclan locale aveva un ufficio all’interno e stabiliva liste per accedere a prestazioni e gestiva gli appalti. In pratica un vero dominus ufficioso».

Ma se è vero quanto dice Cantone coloro che per scelta od incapacità contribuiscono a creare le liste d’attesa sono anche loro ’ndranghetisti, visto che favoriscono la corruzione?.

Vuole forse dire cantone che un sistema Italia che funzione non solo fa giustizia ma fa anche lotta alla corruzione? E che si aspetta a far funzionare il sistema Italia?

Ed infine chi si comporta come Camorra, mafia, ‘ndrangheta e Sacra Corona Unita favorendo e scegliendo è da mandare via dalla sanità italiana pubblica?

Pubblicato in Italia

Sei in provincia Reggio, 4 Catanzaro e uno Cosenza e Crotone

E' la Calabria la regione con il maggior numero di Comuni sciolti nel 2017 perché la loro attività e la loro gestione sono state infiltrate e condizionate dalla criminalità organizzata.

Lo rileva l'ultima Relazione del Ministro dell'Interno sull'attività delle Commissioni per la gestione straordinaria degli enti sciolti per infiltrazione e condizionamento di tipo mafioso.

I Comuni calabresi nei confronti dei quali é stato adottato il provvedimento di scioglimento sono.

- 6 in provincia di Reggio (Canolo, Laureana di Borrello, Bova Marina, Gioia Tauro, Brancaleone, Marina di Gioiosa Jonica),

-4 in provincia di Catanzaro (Sorbo San Basile, Cropani, Petronà e Lamezia Terme),

-uno nella provincia di Cosenza (Cassano allo Jonio)

-e uno nella provincia di Crotone (Isola Capo Rizzuto).

Dal 1991 al 26 marzo 2018 sono stati emanati nel complesso 463 decreti ex art. 143 del testo unico sugli enti locali, dei quali 163 di proroga di precedenti provvedimenti.

Su 300 decreti di scioglimento, 25 sono stati annullati dai giudici amministrativi.

Ben 21 sono gli scioglimenti decisi nel 2017: si tratta dei comuni di Scafati (Salerno, già sciolto nel 1993), Casavatore e Crispano (entrambi della provincia di Napoli, il secondo già sciolto nel 2005), Parabita (Barletta- Andria- Trani), Lavagna (Genova), Borgetto (Palermo, che al momento era affidato ad un commissario straordinario a causa delle dimissioni rassegnate dalla quasi totalità dei consiglieri), San Felice a Cancello (Caserta), Gioia Tauro (già sciolto nel 2003 e 2008), Canolo, Bova Marina (già sciolto nel 2012) e Laureana di Borrello (questi ultimi tre in provincia di Reggio Calabria), Castelvetrano (Trapani), Sorbo San Basile (Catanzaro), Cropani (Catanzaro), Brancaleone (Reggio Calabria), Valenzano (Bari), Marina di Gioiosa Jonica (Reggio Calabria, già sciolto nel 2011), Lamezia Terme – al suo terzo scioglimento – e Petronà (Catanzaro), Cassano all’Ionio (Cosenza), Isola di Capo Rizzuto (Crotone, già sciolto nel 2003). I primi scioglimenti deliberati nel 2018 riguardano i comuni di Cirò Marina (Crotone), di San Gennaro Vesuviano (Napoli, già sciolto in passato in altre due occasioni), di Mattinata (Foggia) e di Scilla (Reggio Calabria).

Tenuto conto che 55 amministrazioni sono state colpite da più di un decreto di scioglimento, le amministrazioni locali complessivamente coinvolte nella procedura di verifica per infiltrazioni della criminalità organizzata sono state fino ad oggi 256 e di esse 231 sciolte per mafia.

Le quattro regioni maggiormente coinvolte nelle procedure di scioglimento per infiltrazioni mafiose sono la Campania, la Calabria, la Sicilia e la Puglia.

Pubblicato in Calabria

maialeI vigliacchi, i farabutti, i mafiosi anche durante le festività natalizie non si arrendono, sono sempre in agguato. Don Ennio Stamile ex parroco di Cetraro ed ora referente di “Libera” in Calabria ieri sera ha subito un grave atto intimidatorio. Stava cenando con alcuni amici scout quando ignoti hanno legato su di uno specchietto retrovisore esterno della sua autovettura un sacchetto della spazzatura con dentro la carcassa di un capretto morto. E’ chiaro il messaggio che questi delinquenti hanno voluto dare a don Ennio:- Tu farai la stessa fine del capretto. Sarai ammazzato -. Non è la prima volta che il sacerdote subisce un atto intimidatorio così grave. Nel 2002 qualcuno gli aveva fatto trovare una testa mozzata di maiale con uno straccio davanti la sua abitazione. Chiaro anche in questa occasione il messaggio mafioso:- Parli troppo, ti sarà tappata la bocca -. La testa di maiale mozzata è un messaggio mafioso di avvertimento, è la tipica epistola mafiosa, la prossima sarà la tua testa e viene recapitata a chi è inviso a un sistema di potere consolidato. E Don Ennio è inviso certamente a quel potere mafioso che opera nella nostra Regione Calabria e in special modo nel Basso Tirreno Cosentino.

Sul grave episodio stanno ora indagando le Forze dell’Ordine. Anche il Sindaco di Cetraro e il Consigliere Regionale Aieta hanno subito espresso la loro vicinanza a don Ennio, il quale anche questa volta certamente non si farà intimorire e procederà a testa alta per la sua strada. Solidarietà è arrivata pure dal Governatore della Calabria On. Oliverio. Così ha scritto don Ciotti, Presidente Nazionale di “Libera”:- Andiamo avanti. Ancora un grave atto intimidatorio che sollecita le nostre coscienze ad essere più vigili e che ci richiama a sentire sempre prepotente dentro di noi il morso del più, del dare e impegnarci di più. La strada da percorrere nella lotta alla criminalità organizzata ed alle illegalità è ancora lunga e ognuno, la politica,le istituzioni, i cittadini, è chiamato a fare la propria parte. Siamo vicini a don Ennio e andiamo avanti senza paura e senza alcuna esitazione, consapevoli che il nostro impegno non subirà alcun cedimento -.

Pubblicato in Calabria

Cinque nigeriani sono stati rinviati a giudizio dal gip di Palermo con l’accusa di associazione mafiosa.

Altri 14 imputati come membri della mafia nigeriana hanno scelto il rito abbreviato.

 

Un provvedimento che è stato una vera e propria corsa contro il tempo da parte del giudice per le indagini preliminari per evitare la scadenza dei termini di custodia cautelare degli stranieri detenuti.

La “Black Axe” nigeriana arriva a Ballarò

Tra le accuse contestate agli imputati, lo sfruttamento della prostituzione e il traffico di stupefacenti.

La banda si riuniva nel quartiere Ballarò del centro storico.

L’espressione Black Axe, cioè «ascia nera», che dà anche il nome all’operazione, è una specie di mafia nigeriana che proprio come Cosa nostra segue particolari riti di affiliazione, ha un linguaggio specifico e sistemi di potere dislocati in varie zone.

«Le indagini hanno accertato come l’organizzazione al suo interno riproducesse compiti, funzioni e persino organigrammi tipici di uno Stato, tanto che per indicare le figure verticistiche facevano riferimento al tipico formulario di cariche istituzionali», spiegarono gli inquirenti al momento degli arresti, spiegando che l’associazione era «basata su rigide regole fatte di “battesimi”, riti di affiliazione dei membri e precisi ruoli all’interno del sodalizio» e che l’organizzazione «garantiva il rispetto delle regole interne e la sicurezza dei suoi principali membri attraverso il braccio armato, “Bucha” o picchiatore».

Il business dei nigeriani: prostituzione e droga

L’operazione era stata condotta nel novembre del 2016 dalla Procura di Palermo – nelle indagini coordinate dall’aggiunto Leonardo Agueci e condotte da Sergio Demontis e Gaspare Spedale – e aveva portato al fermo di una ventina di persone. 

Ma soprattutto aveva fatto luce su una serie di condotte criminali finora quasi inedite a Palermo.

Un primo pezzo del puzzle la Procura lo aveva trovato quando due nigeriani avevano denunciato un’aggressione a colpi di ascia avvenuta il 27 gennaio 2014 in via del Bosco, una traversa di via Maqueda.

Un anno fa vi furono i primi arresti e adesso i primi rinvii a giudizio.

di Federica Parbuoni

Ne parla anche https://www.ilfattoquotidiano.it/2017/11/14/mafia-nigeriana-a-palermo-5-rinvii-a-giudizio-per-esponenti-di-clan-stranieri-accusati-di-416-bis-e-la-prima-volta/3977256/

Ed aggiunge anche :

““Vorrei attirare la vostra attenzione sulla nuova attività criminale di un gruppo di nigeriani appartenente a sette segrete, proibite dal governo a causa di violenti atti di teppismo: purtroppo gli ex membri di queste sette che sono riusciti ad entrare in Italia hanno fondato nuovamente l’organizzazione qui, principalmente con scopi criminali”, si legge in un’informativa dell’ambasciata nigeriana a Roma del 2011.

L’inchiesta del fattoquotidiano.it ha anche svelato come tra i nigeriani e i boss i Cosa nostra a Palermo ci fosse una sorta di accordo per spartirsi il territorio al centro della città”.

Come se ci mancassero i mafiosi!.

A chi dire GRAZIE?

Facile da capire, ma se lo volete ve lo spiegheremo meglio!

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