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Catocastro è il bellissimo ed antico nome del fiume che dalle colline appenniniche giunge ad Amantea.

Il nome ha il significato di fiume che passa sotto (Dal greco κατά : sotto) il luogo fortificato ( dal greco Καστρον (luogo fortificato, rocca) latinizzato in castrum.

Un passato molto lontano, allora.

Ma forse un presente difficile e per taluni versi inaccettabile.

Troppe volte questo benedetto fiume degli amanteani è sporco e forse inquinato.

Sembra un gioco ottico di colori come un caleidoscopio.

Talvolta le sue acque sono limpide e chiare.

Tanto limpide che una volta erano piene di vita , pesci ed anguille comprese.

E le sue acque servivano per irrigare i terreni coltivati da decine e decine di famiglie che vivevano con i prodotti derivati dalla piana del quartiere omonimo.

Talvolta, come oggi, le sue acque sono di color marrone e tutto quanto trasportato si deposita nel mare.

Altre volte sono state nere o fortemente grigio scure e della causa di tale colore la gente non ha saputo niente.

L’Arpacal ci ha scritto che le analisi sono state fatte, ma che la procura di Paola ha segretato tali risultati.

Sicuramente per condurre opportune indagini penali.

Nemmeno il comune ed il sindaco, quale massima autorità sanitaria, sembra abbia saputo niente.

Ma prima o dopo sapremo.

Magari come conseguenza di qualche avviso di ultimazione delle indagini condotte dalla Procura

O forse con un decreto di archiviazione.

Pubblicato in Cronaca

Nelle primissime ore della mattina del sette ottobre, poco dopo le 10, abbiamo postato l’articolo dal titolo “Il Catocastro “nero” ed il mare “nero”, corredato dalle foto delle acque nere del fiume Catocastro e delle acque nere antistanti la foce.

 

Nell’articolo sottolineavamo l’impegno del corpo di Polizia municipale, due agenti del quale era stati alla foce del fiume e si accingevano a risalirlo per capire il punto di immissione.

Più tardi il comune evidenziava che non era stato possibile rilevare il preciso punto di scarico, ma anche di essersi “subito attivati per il tramite del Comando dei Vigili Urbani e, d’intesa con la Procura della Repubblica, abbiamo prelevato dei campioni del materiale sversato che lunedì sarà consegnato all’Arpacal, per le necessarie analisi”.

La nota concludeva ringraziando il Maresciallo Avolio dei carabinieri Forestale per essersi recato sul posto prontamente per un sopralluogo e lanciando l’ipotesi che potesse trattarsi degli effetti del “ dilavamento di zone bruciate”

 

L’amministrazione si impegnava a tenere la popolazione aggiornata sugli sviluppi.

Giorno 10 ottobre, infine, il comandante della PM locale certificava l’avvenuto prelievo delle acque e l’invio all’Arpacal.

Fintanto non sapremo che cosa e chi abbia inquinato il Catocastro ed il nostro mare saremo preoccupati.

Sono inaccettabili queste continue violenze al nostro ambiente ma è ancora più inaccettabile la sostanziale indifferenza della società civile amanteana.

Ora l’Arpacal cortesemente ci informa che gli esiti delle indagini sono stati acquisiti dalla competente procura della repubblica di Paola e che essi saranno resi pubblici non appena i giudici daranno la necessaria autorizzazione

Possiamo, così, supporre che non si tratti di nerofumo.

Curiosi e preoccupati ringraziamo ed aspettiamo.

Appena possibile vi faremo sapere.

Pubblicato in Primo Piano

Riceviamo e pubblichiamo

“Nella mattinata di sabato scorso, come tutti oramai ben sanno, dalla foce del fiume Cmtocastro di Amantea e’ avvenuto uno sversamento di una sostanza di colore nero. In poco tempo, la parte antistante del mare si è colorata di nero.

Un fatto sicuramente gravissimo che offende tutta la comunità amanteana che giustamente si è subito allertata, per i possibili pericoli che potrebbero derivare da quanto accaduto. Sicuramante non si stratta, come qualcuno simpaticamente ha dichiarato, di “dilavamento di zone bruciate”.

Attenderemo si faccia luce sulla natura della sostanza e, personalmente, mi auguro si giunga a verita’ in tempi rapidissimi.

In verità, di una cosa sono rimasto sorpreso.

La sindaca di un comune limitrofo ad Amantea non ha perso tempo e non ha atteso di capire precipitandosi a descrivere l’accaduto come l’ennesino sversamento di IDROCARBURI.

Inoltre, la stessa, afferma che da anni si verificano indisturbate attività illecite sugli argini del fiume che starebbero avvelenando le acque antistanti la cittadina tirrenica calabrese.

Il post e’ stato ripreso dalla rete e sono state divulgate le immagini del mare di Amantea con la grande macchia nera a sud del fiume Catocastro con le affermazioni dure della sindaca del comune limitrofo.

Ora, apprezziamo la proattività dell’intervento della sindaca, evidentemente preoccupata per la salvaguardia del nostro mare, e riteniamo giusto fare fronte comune ma è stata evidentemente poco accorta per la potenza delle dichiarazioni troppo generiche ed eccessivamente precipitose.

Affermare che da anni si verificano indisturbate attività illecite sugli argini del fiume significa essere a conoscenza di siffatte attività criminali; in qualche modo la sindaca e’ informata che in modo perpetuo si verificano situazioni dannose che stanno compromettendo la salute del nostro mare.

Se non si tratta di supposizioni, allora invitiamo la sindaca a fare chiarezza sulle sue dichiarazioni denunciando i responsabili di quanto si verifica da tempo nel fiume Catocastro; se lo farà noi saremo al suo fianco !!

Su questo non bisogna esitare, come d’altronde non si e’ esitato a denunciare quanto accaduto sabato scorso.

Quindi, nulla contro tali dichiarazioni se fondate, chiediamo solo più fermezza e maggiore incisività; quando è in ballo la salute delle persone non si possono trattare argomenti così sensibili con supposizioni!!

Noi siamo cauti, sappiamo che sono stati prelevati dei campioni per gli esami del caso, attendiamo dunque che la Procura di Paola, informata, faccia il suo lavoro per portare alla luce la verità..

Per il bene di tutto il territorio e’ necessario fare chiarezza al più presto su quanto accaduto , perche’ cose del genere non si sarebbero dovute verificare e non si verifichino ma più !!

Vincenzo Lazzaroli

Stamattina il cellulare ha squillato ripetutamente.

In tanti mi hanno segnalato il vicino Catocastro di un violento colore bruno-nero

Qualcuno ha aggiunto” Io non ti ho detto niente …. Ma è una vergogna! . Se vuoi scattare qualche foto.”

 

Qualcun altro , invece, mi ha detto “Vai a vedere il mare, vai a vedere il mare!”

Ed ancora “ Vai subito che ci sono andati i Vigili Urbani!”

Non faccio in tempo, ma li vedo su via Dogana.

Faccio loro segno e si fermano.

Sono i due giovani vigili non di Amantea.

Segnalo che sto andando a vedere il mare…

“ E’ nero. Siamo stati alla foce , il fiume è scuro ma non si sente puzza di fogna”.

Poi, come rispondendo ad una domanda non ancora fatta, aggiungono “ Stiamo risalendo il corso del Catocastro…!”.

Non resto certamente sorpreso, sono vigili che valgono!

Arrivo a mare, salgo sul rilevato ferroviario e scatto queste foto.

Il fiume è nero come quello che vidi , diversi anni fa, quando qualcuno liberò la vasca di sedime dei fluidi della lavorazione delle olive.

Che sia successa la stessa cosa , visto che fra poco comincia la campagna olearia?

Ma possibile che la arroganza di questa gente arrivi al punto di non temere nemmeno che qualcuno, come successo, chiami la polizia e la stampa?

Ed il bello è che poi si sosterrà che il mare non è inquinato.

 

NO! E’ solo nero. Oggi, domani ,magari, sarà marrone e dopodomani di chissà quale colore.

Certo nemmeno io ho sentito puzza di fogna, ma non so cosa abbia colorato le acqua del vecchio Catocastro.

Certo non possiamo credere alla fake che stia per nascere un pozzo di petrolio!.

E siamo felici che un po’ di coscienza ambientalista si stia manifestando nella nostra cittadina, se sono stato chiamato io e, soprattutto, se sono stati i chiamati i Vigili Urbani , anche se non ci spieghiamo come mai non siano stati chiamati gli agenti della Guardia Costiera ed i carabinieri ex forestali e tantomeno i medici dell’ufficio di igiene del Distretto del tirreno cosentino.

Certo non ci dispiacerebbe che questi agenti percorressero tutto il Catocastro alla ricerca di tubi nascosti che ogni tanto servano per immissioni abusive, li tappassero , ed in particolare denunciassero gli inquinatori

Fintano non sapremo che cosa e chi abbia inquinato il Catocastro ed il nostro mare.

Certo che le violenze al nostro ambiente continuano nella sostanziale indifferenza della società civile e della politica amanteana.

 

 

 

 

Pubblicato in Cronaca

Eravamo nella canonica dove c’era l’unico calcio balilla di tutta Catocastro.

Lo avevamo portato a braccia dalla falegnameria dove era depositato sotto una catasta di vecchie tavole ed una montagna di polvere e di segatura.

Lo avevamo riparato ed ora era NOSTRO.

Il parroco due volte a settimana ce lo faceva usare.

Una partita per uno.

Poi disse “un’altra partita a chi mi avverte la zia Maria che dopodomani mattina alle sette dirò la messa per suo marito”

E poi concluse” Mi raccomando di dirglielo perché se non viene non mi paga il servizio”

Ma nessuno di noi si offrì.

La zia Maria aveva la fama di essere una “magara” e tutti ne avevamo paura.

E così il parroco cambiò la persona alla quale dire messa.

Quando tornai a casa chiesi ai miei e ad altre persone chi fosse la Zia Maria

Ne ebbi risposte completamente diverse

“Una vecchietta difficile…”

“Una brava donna che la vedovanza ha reso intrattabile…”

“Una che fa l’affascino…”

“Una magara…”

“Una che parla con gli spiriti…”

Solo una vecchietta, invece, mi disse “ Una vecchia amica. Anzi se vai a trovarla dimmelo che mi ci porti i saluti e qualcosa … sai è molto povera e sola”

“Ma allora perché la gente ne ha paura?” Le chiesi.

“ Su chiù i vuci ca i nuci……! E pua a gente è malamente. Ma tu pecchì c’è jiri?”

Le raccontai il fatto ed anche che il parroco non le diceva più la messa al marito.

“No,no! Fatti dire un’altra data e vai a trovarla. Anzi portale i saluti e questo pacchetto di caffè e un kg di zucchero”

E così feci.

Abitava in uno stretto vicoletto che aveva però una finestra sul mare, dove lei si affacciava spesso, anche d’inverno e quando il mare era in tempesta, ed una finestra sul vicolo principale da dove passavano, al tempo, gli abitanti di Catocastro che salivano dagli orti sottostanti , quelli che erano la loro fortuna e che provvedevano a dar loro di che vivere.

Era settembre e sugli alberi ancora c’erano i fichi, quelli più dolci e più saporiti

Gliene raccolsi un po’. Erano il mio regalo.

Mi vide arrivare ma non pensava, mi disse dopo, che mi recassi a casa sua.

Soprattutto perché avevo le mani piene.

Le dissi chi ero, chi le mandava i saluti ed i regali, poi le dissi che il parroco le avrebbe detto messa al marito la mattina dopo alle sette

Lei fino a quel momento molto silenziosa mi fece un lieve, appena accennato sorriso, poi mi chiese:” Ma tu non hai paura di me? Non ti hanno detto peste e corna di me?”

“Si,si. Ma poi ho parlato con donna Franceschina che mi ha detto tante belle cose di voi….!”

Sorrise lievemente, poi socchiuse gli occhi e mi sembrò che stesse guardando indietro nel tempo, magari al tempo della loro giovinezza, spensierata come tutte le giovinezze, quando ricordate, e mi chiese :“ E che cosa ti hanno detto gli altri”.

“ Di tutto, persino che fate l’affascino, che siete una magara e che parlate con gli spiriti…”.

Ecco un altro sorriso, triste, questa volta, “E tu non credi agli spiriti?”.

Rimasi imbambolato, incapace di dare risposta.

“ Devi crederci!” mi disse guardandomi intensamente negli occhi .

”Gli spiriti esistono. Sono anime in pena che vagano per il quartiere, anche se pochissimi le vedono. A volte entrano anche nelle case senza che nessuno se ne accorga ed osservano quello che si fa, ascoltano quello che si dice, colgono il bene ed il male di quelle persone e di quelle famiglie”.

Po,i leggendomi il terrore negli occhi, aggiunse “Ma tu mi sembri un buon ragazzo e non devi averne paura. In particolare ora che conosci me.”

Non compresi quell’-ora che conosci me-, anzi ne ebbi un po’ timore.

Se ne accorse e cambiò il modo di affrontarmi : “Donna Franceschina ti racconta le favole, vero? Ti piacciono, vero? Quando lo vorrai ti racconterò le storie degli spiriti o, come li chiamano altri, dei fantasmi.”

“Ma ti vedo dubbioso. Forse non mi credi?”

Ero a due cuori, non sapevo cosa rispondere.

Temevo che se le dicevo di no si sarebbe offesa, ma, nel contempo, temevo che se le dicevo si, mi avrebbe raccontato storie che mi avrebbero impaurito.

Lei comprese il mio disagio, così come io compresi il suo bisogno di avere qualcuno al quale parlare, al quale raccontare.

Mi guardò negli occhi serenamente e mi chiese” I Fichi me li hai portato tu, vero? Scommetti che so dove li hai colti?”

?

“Ascolta. Donna Franceschina non ha terreni. La tua famiglia nemmeno. Tu non mi sembri un ragazzo che va a rubare … ed allora i fichi sono di ……. E lui nemmeno sa che li hai presi per portarli a me, vero?” e con mia sorpresa mi disse il nome del mio compare

Era tutto vero. Rimasi basito. Poi mi scappò un sorriso.

“ Caro ragazzo-riprese- , quello che non vedo io me lo raccontano .. loro … i miei buoni amici. Ma ora ogni tanto verrai a trovarmi tu e mi racconterai cosa succede in questo quartiere ed io ti racconterò le storie dei fantasmi che vivono intorno a noi”

Non si fermò e come un fiume continuò:“Cominciamo dalla più semplice. Ascolta. Ma prima giurami che non le racconterai agli altri fino a quando io sarò in vita!

Non aspettò nemmeno che io dicessi di si e riprese.

“ Sai intorno a noi c’è uno spirito buono. Io l’ho conosciuto diverso tempo fa. Si presentò la prima volta che mio figlio mi mandò dall’America il caffè che io abbrustolii. Gli piaceva tantissimo il profumo del caffè. Sai, anche a me piace. Ed ogni volta che preparo un caffè lui si avvicina. No , non aver paura non si fa vedere. Stai tranquillo.

Vedi qualcosa? Senti qualcosa? No , vero!

Ora stai attento.

Prese il macinino e macinò un po’ del caffè di donna Franceschina , poi riempi la ciucculatera , riattizzò le braci che covavano sotto la cenere aggiungendo qualche orfanello di mare e la mise sul fuoco rinato.

Poi continuò “ Sai questo fantasma è quello di un monaco che viveva in Catocastro moltissimi anni fa. Porta ancora l’abito bianco del suo ordine. Mi ha raccontato che amava girare silenziosamente di notte tra i vicoli buoi del quartiere accompagnato da una piccola lucerna che più che illuminare la strada illuminava il suo viso. Aveva un viso dolce, sorridente. Si vedeva che era incapace di fare male. E girare nei vicoli era il suo modo di fare penitenza per il male che era costretto a fare quando si trovava a giudicare all’interno del Tribunale di Inquisizione di cui faceva parte”

Il caffè aveva preso a bollire ed emanava un forte profumo.

Che sia stato questo o le parole della zia Maria non saprei dire, ma certo che mi sembrò di sentire una nuova presenza nella stanza.

La zia Maria prese tre vecchie tazzine ed in ognuno versò il caffè zuccherandolo.

Una per lei, una per me, ed una per lui.

Bevvi il caffè velocemente , lei, la zia Maria lo sorseggiò piano, piano come se fosse rosolio.

Poi, improvvisamente si spense la luce.

Era normale in quegli anni, bastava un po’ di pioggia( ma non stava piovendo), oppure un po’ di vento che facesse urtare i fili( ma non c’era vento).

Istintivamente mi irrigidii, ma zia Maria mi disse “Mo vene, un ti preoccupari!”

E così fu.

La stanza si illuminò ed anche il vicolo sottostante. Solo allora mi accorsi che era già sera.

Rividi così le tazzine del caffè.

Tutte e tre vuote.

Sgranai gli occhi e muto la interrogai.

“ Si è venuto ed ha spento la luce, come fa sempre. Ancora oggi gira al buio”

No,non poteva essere. Era stata lei! Mi dissi

“No- mi rispose lei- non è come credi. Ora è tempo di andare. Tua madre potrebbe essere preoccupata. Poi domani mi porterai i saluti a Franceschina e la ringrazierai. Io domattina andrò alla messa della buonanima.”

Mi guardò e comprendendo ancora i miei dubbi mi disse.

“Ora ascolta, poi vai via, e ricorda che la mia porta per te è sempre aperta. Mi farà piacere rivederti”.

Poi battè sul vecchio tavolo “ Toc, toc, toc”. Si pose il dito sulle labbra invitandomi al silenzio.

Dopo un po’ sentii nettamente “Toc, toc, toc” che non compresi da dove provenissero.

Feci cenno col dito al piano di sopra e chiesi “ Chi ci abita?”

“Nessuno” fu la risposta.

Mi alzai e cercai di scappare ma lei mi prese delicatamente per il polso e mi rifece sedere.

Poi battè ancora una volta sul tavolo “Toc, toc” due colpi ravvicinati e subito dopo “Toc toc” altri due colpi ravvicinati.

Il dito di nuovo sulle labbra.

Tesi l’orecchio ma non sentii nulla.

Ero sulla porta augurandole la buonanotte e lei sorridendo alzò il dito verso il soffitto e sentii“Toc, toc” due colpi ravvicinati e subito dopo “Toc toc” altri due colpi ravvicinati.

Volai per i vicoli semibui fino a quando non giunsi a casa.

Ma quella notte non dormii bene. Affatto. Fu una notte da incubo.

Colpa del caffè. mi dissi.

Forse. O forse no!

Le leggende non muoiono mai.

Al più, nel tempo, cambiano, si modificano, si trasformano, si edulcorano, man mano che si tramandano di generazione in generazione.

Quella che vi raccontiamo stasera è la leggenda del fantasma di Catocastro.

Era una leggenda che si raccontava ancora metà degli anni cinquanta, quando il quartiere era abbastanza popolato, ed i vicoletti scarsamente illuminati presentavano, alternate,più illuminate e zona d’ombra capaci, queste, di suggestionare, se volete, chi li percorreva ,ma che offriva al fantasma la solita opportunità di mostrarsi senza farsi tanto vedere

I catocastresi avevano nei confronti del fantasma una doppia posizione.

C’era chi lo temeva e ne aveva paura

E c’era chi ne era affascinato e non aspettava altro che di incontrarlo

I più anziani sostenevano che si trattasse del fantasma di Vittoria Gracchi

Una donna bellissima e di cui si raccontava che sia stata la donna più bella che mai abbia abitato il vecchio quartiere.

I Gracchi giunsero ad Amantea a metà circa del quindicesimo secolo praticamente dopo che il Re Alfonso d’Aragona concesse ai fratelli Antonio e Giacomo l’autorizzazione ad esercitare la pesca del tonno e ad impiantare uno stabilimento per la sua conservazione.

Come scrive Enzo Fera è da ritenere che la antica tonnara si debba allocare nel tratto di mare che va dalla foce del torrente Catocastro, al tempo invasa dalle acque marine, agli scogli di Isca.

I Gracchi si insediarono, quindi, ad Amantea e vi costruirono la propria abitazione nei pressi del ponte levatoio di ingresso nella zona di Catocastro, nel centro storico.

La casa era di fronte alla antica chiesa di San Nicola dell’Eremo, ancora esistente, sottostante l’attuale collegio dei Gesuiti

Di questa casa esiste soltanto una stanza segreta sottostante il cortile antistante la chiesa di San Nicola.

Il resto del fabbricato crollò per incuria ed abbandono anche se si rileva la sua esistenza sino agli anni cinquanta.

Di questa stanza si raccontava che fosse da quel tempo l’abitazione del fantasma

E la prova, ancora oggi, sarebbe nel fatto che mai alcuno ha avuto l coraggio di entrarvi.

Nemmeno gli archeologi che pur in massa sono stati presenti nella nostra cittadina.

Dei Gracchi allora è rimasto qualche accenno nella storia locale ed una leggenda

La leggenda del fantasma di casa Gracchi risale alla seconda metà del quindicesimo secolo.

Un cinquantennio iniziato con la stampa della Bibbia da parte di Johannes Gutemberg su fogli di canapa prodotti in Italia e conla caduta dell'Impero Romano d'Oriente.

Si racconta che agli inizi della seconda metà del secolo, Vittoria Gracchi, la bellissima figlia di Antonio, partì da Napoli alla volta di Amantea.

Prima ancora di giungere nella sua nuova patria la nave che la trasportava venne investita da una violenta tempesta e sbattuta contro lo scoglio piccolo di Isca, quasi di fronte al vecchio porto.

Vittoria si aggrappò ad una fiancata della nave e riuscì a giungere a terra nei pressi della grotta del parco omonimo dove venne soccorsa e portata nella sua casa.

Restò in coma per diversi giorni, poi ,miracolosamente, uscì dal profondo torpore nel quale era caduta, aprì gli occhi, e balbettò alcune parole sconnesse ed incomprensibili.

Ma le sue parole rimasero sempre incomprensibili, così come il suo comportamento.

La si poteva trovare per gran parte del giorno sul piccolo terrazzo di casa sua a guardare il mare dove i pescatori di casa Gracchi pescavano i tonni con la antica tecnica delle grandi reti legate tra gli scogli antistanti Amantea , secondo la tecnica già descritta da Al Idrisi nel dodicesimo secolo e riportata anche Michele Amari,nella sua Storia dei Musulmani.

Ogni tanto durante le giornate più belle Vittoria veniva presa per mano e portata sulla fronteggiante collina di Camoli da dove si poteva vedere gran parte della costa tirrenica e le stesse isole Eolie.

Vittoria sembrava apprezzare la cosa e tornava a casa più serena.

Erano, quelli, i momenti più felici per la intera famiglia.

Ma Antonio e Giacomo cercarono di guarirla in ogni modo.

Non mancando loro certo i soldi fecero venire ad Amantea i migliori medici di Napoli, ma senza alcun risultato.

Poi si sparse la voce delle particolari virtù magiche e misteriose, dipendenti dal tipo di materia utilizzata e dal soggetto della raffigurazione, dei cammei ed intagli, quelli che furono ricercati, con fervore, da pontefici, principi e cardinali, scatenando in alcuni casi aspri conflitti tra estimatori, pronti a spendere cifre molto elevate pur di aggiudicarsi il pezzo desiderato.

Fu così che Antonio fece venire ad Amantea un bravissimo e famoso intagliatore.

Con l’ arrivo ad Amantea del giovane Filippo, si racconta, che Vittoria sembrò prendere vitalità, usci dalla sua profonda tristezza e cominciò a sorridere, per quanto ancora pronunciasse parole sconnesse , ma alternate a piccole frasi che lasciavano presagire la possibilità di un recupero totale della giovinetta.

Il cammeo la raffigurava.

Filippo era affascinato dalla bellezza di Vittoria anche se turbato dalle sue condizioni psichiche .

Filippo cominciò a sorridere a Vittoria dopo aver visto che lei istintivamente , e secondo i congiunti per la prima volta dal naufragio, gli rispondeva con il suo bellissimo e misterioso sorriso di cui lui aveva bisogno per imprigionarlo nel cammeo.

Ma nessuno si accorse che la giovane si era follemente innamorata del bellissimo giovane. Nemmeno lo stesso Filippo.

Ma stando a quale che si dice non soltanto lei amava il giovane napoletano.

Casa Gracchi in quel periodo, infatti, venne frequentata dalle più belle giovani amanteane, alcune anche sposate.

Poi quando il cammeo fu ultimato Filippo riprese la nave per ritornare a Napoli dove era richiesto il suo lavoro.

Vittoria ridivenne, se possibile, ancora più triste ed ancora più scontrosa

La sua dama non poteva lasciarla sola un attimo per paura che Vittoria facesse qualche fesseria.

Non se lo dicevano ma ormai erano tutti convinti che avrebbe tentato il suicidio.

E così fu.

Avvenne il giorno in cui stava per arrivare di nuovo Filippo richiamato proprio per aiutare, se e come possibile, Vittoria, che era ignara del suo arrivo ed alla quale il padre Antonio voleva fare una bella sorpresa.

La nave stava per entrare nel porto della città ed il giovane Filippo sulla prua salutava in direzione di casa Gracchi.

Tutti da terra rispondevano al saluto.

Tutti meno Vittoria che, chiusa nel suo mondo di fantasmi, approfittò di questo momento di distrazione collettiva e si buttò nel sottostante fiume dove la barca con a bordo Filippo nave stava per attraccare.

Il grido lanciato da Vittoria fu talmente disperato che Filippo e si mise a piangere sospettando la tragedia.

Si spense così questa giovane vita, proprio nel momento in cui, forse, avrebbe potuto avere quell’amore disperatamente cercato.

Nacque così la leggenda di una giovane che era stata incapace di attendere il suo amato e che si era buttata per raggiungerlo prima.

Filippo la raggiunse , la prese tra le braccia e la cullò dolcemente per due giorni interi cantandole le canzoni più belle che conosceva e parlandole del suo amore mai dichiarato.

Si racconta che il fantasma di Vittoria da quel tempo esca dalla stanza misteriosa e si aggiri, silenziosamente, tra i vicoli di Catocastro, a volte insieme con Filippo che le tiene la mano.

E si racconta che molti anni i ragazzi e le ragazze del quartiere,che avevano momenti di crisi d’Amore, la abbiano utilmente invocata.

Di Vittoria non è rimasto niente, nemmeno il bellissimo cammeo.

Solo il fantasma e la leggenda.

Una leggenda che non morirà mai.

Sta morendo invece il quartiere che ne ha visto la sua meravigliosa storia d’amore e la sua drammatica fine.

Eppure questo meraviglioso ed antico quartiere amanteano, tutto ancora da scoprire, è ricco di storie e di leggende.

Questa è una, forse la più bella.

Pubblicato in Cronaca

Ci scuseranno Michele e Bobby Solo se mutuiamo le parole della loro canzone “ Ti senti sola stasera” del 1965( oltre 50 anni fa) per richiamare quanto Giuseppe Ruperto, presidente della cooperativa Le macchie di Nocera Terinese postando la presente foto ha scritto.

”Sono oltre 20 giorni che del Savuto non arriva più un goccio d' acqua a mare , se continua così non possiamo irrigare nemmeno i nostri campi “

Anche il Catocastro e l’Oliva sono quasi all’asciutto, come mai negli ultimi sessanta anni!

Come fare allora per irrigare le colture agricole se l’acqua per i campi viene dal Savuto?

E come fare per dare acqua ai Camporesi se l’acqua della frazione viene anche essa dal Savuto?

Comunque una cosa sembra positiva ed è quella che con i fiumi secco i colibatteri non arrivano più a mare.

E poi la cosa più assurda è che a mare rischia di arrivare solo l’acqua del depuratore di Nocera Terinese.

Pubblicato in Campora San Giovanni

Nell’Antico Testamento si legge che : "le colpe dei padri ricadono sui figli".

Lo ricorda Sant’Agostino, contestato da Giuliano di Eclano il quale richiama quanto scritto nel Quarto Libro dei Re riguardo ad Amazia, figlio di Joas, re di Giuda:

 

 

Quando il regno fu saldamente nelle sue mani, mise a morte gli ufficiali che avevano assassinato suo padre, ma non uccise i loro figli, secondo la disposizione della legge del Signore, che prescrive: "Non si metteranno a morte i padri per i figli né i figli per i padri"

Non siamo arbitri delle vicende umane di questo paese ma attenti osservatori certamente.

E quando veniamo informati, prima, e fotografiamo, dopo, che le “ pietre estetiche” del centro storico continuano a saltare ed a fare danni, ci è impossibile non rompere la tradizionale abitudine di “non giudicare per non essere giudicati “ che è si un insegnamento religioso, ma non certamente valido nella vita di tutti i giorni.

Un uso distorto della religione porterebbe ad una sorta di abnorme tolleranza sociale che tale da abituare il popolo a non parlare degli errori che,invece, poi paghiamo tutti.

Non potremmo mai capire perchè il dissesto finanziario del comune che ci sta portando lutti e dolori non sia un peccato, così come non potremmo mai capire perchè l’acciottolato funzionale delle strade del centro storico possa essere inteso sia un pregio?

E meno male che si tratta di strade scarsamente utilizzate!

È follia suggerire di bitumare tutto?

Catocastro è il vecchio quartiere di Amantea che va, come dice la storia , “da Pinta allu ponti”, cioè dal ponte sul fiume Catocastro- a nord- e fino alla fontanella della Pinta- a sud-(all’incrocio con la salitella che porta a Casa Mirabelli).

Praticamente, comprende, il palazzo delle Clarisse, la Chiesa di Sant’Elia, i ruderi della chiesa dei Gesuiti, o ruderi da poco ristrutturati della chiesa medievale di San Francesco d’Assisi, i ruderi della antichissima chiesa di San Nicola dell’Eremo, il palazzo Mileti, il palazzo Amato, il palazzo Gallo e quel gruppo di case posta sulla metà di Via Indipendenza ed, alla fine, il neo ristorante Ponte vecchio.

In sostanza pochissimi abitanti d’inverno e d’estate anche qualche turista che ha la casa di famiglia o che ha comprato una delle vecchie abitazione, magari appena ristrutturata.

Un quartiere silenzioso ma , comunque, un pezzo importante del centro storico, una parte ricca si storia che cade a pezzi senza ne nessuno se ne curi.

Fino ad ora quei Catocastresi che risiedevano nell’antico quartiere potevano accedere, da nord verso sud, con la propria auto fino alla propria abitazione anche se poi dovevano ridiscendere verso via Dogana

Ma ora, da pochi giorni per effetto della delibera di giunta n 16 del 18 luglio e della correlata ordinanza n 74 del 19 luglio, l’accesso alla abitazione è vietato.

In sostanza i Catocastresi che escono da casa, magari per scendere al supermercato sottostante, per rientrare a casa devono fare un giro lunghissimo, di oltre un km, aggravando il traffico veicolare amanteano e soprattutto quello di corso Umberto primo, in un contesto urbano quest’ultimo dove per causa dell’aumento degli esercizi commerciali e pubblici, si sta determinando un notevole incremento di visitatori che ha creato condizioni di difficile sicurezza per conducenti e visitatori.

I catocastresi lamentano in sostanza una disparità di trattamento, atteso che tutti gli altri abitanti del centro storico hanno per quasi la intera giornata la possibilità del doppio senso di circolazione.

Per queste ragioni vogliono adire le autorità e chiedere la immediata revoca della ordinanza e della correlata delibera

Loro ricordano che l’amministrazione comunale ed il comando della Polizia municipale finora hanno garantito l’accesso alle abitazioni senza che mai sia occorso alcun incidente e che pertanto appare ingiustificata la scelta attuale.

Scrivo al Sindaco dott. Mario Pizzino ed ai pochi del Consiglio comunale che, in qualche modo, conosco Enzo Giacco, Rocco Giusta, Caterina Ciccia, Robert Aloisio, Francesca Sicoli.

Io ho casa a Catocastro (era di mia nonna), ci vengo da quando sono nato e amo questa cittadina.

 

Vorrei parlare dello stato di totale abbandono nel quale questa importante parte del centro storico versa.

Dobbiamo riuscire a fare qualcosa per far ritornare a vivere questo patrimonio di Amantea. La gente ci viene sempre meno ed è difficile dare loro torto.

Vediamo, in ordine sparso, alcune cose che non vanno corredate da suggerimenti (non so quanto validi, sono ragioniere

Pubblicato in Amantea Futura
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