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Non sarà facile dimenticare la vicenda della scomparsa delle offerte al Santuario di san Francesco di Paola.

Due le posizioni espresse, due le strade percorse.

Da un lato c’è chi invoca il Papa Bergoglio e la nuova strada della evangelizzazione . E’ il caso di don Fausto Cardamone, parroco di San Nicola di Cosenza, che accusa i frati del santuario di San Francesco di aver” tradito l'insegnamento del Santo". Don Fausto Cardamone durante l’Omelia ha tuonato “I frati hanno tradito l’insegnamento di San Francesco. Come è possibile accumulare tanta ricchezza? Comprensibile per un laico, non cosi per la chiesa che ha principi, leggi, regole ben diverse. I soldi devono servire per realizzare opere, per sostenere le comunità religiose per fare del bene, non certo per speculazioni finalizzate all’arricchimento. Io non so i dettagli della vicenda ma resto perplesso di fronte a certe cifre: un milione e mezzo, tre miliardi delle vecchie lire!.”

E la mente viaggia obbligatoriamente verso un altro evento avvenuto recentemente e nei pressi di Paola. Parliamo di quanto avvenuto nell’istituto Papa Giovanni 23° di Serra d’Aiello di proprietà della curia. Anche lì tanti i soldi spariti ed in aggiunta tanta la sofferenza degli ospiti , tanta sofferenza delle centinaia di lavoratori rimasti senza lavoro. Una ferita mai chiusa della società civile ma soprattutto della diocesi cosentina

Una posizione della di Don Fausto Cardamone che farà sicuramente discutere. Ma come non essere d’accordo con quanto afferma il parroco di san Nicola che invoca il ritorno ad una chiesa evangelica ed evangelizzante, sobria, non legata alla ricchezza, ai privilegi, al potere, al carrierismo.

L’altra strada è quella percorsa da monsignor Nunnari il quale ha fatto visita al santuario di San Francesco di Paola incontrando i padri Minimi ed esprimendo «Solidale vicinanza spirituale ai frati» che secondo il prelato sono stati vittime di una truffa.

Pur affermando che il fatto non incide certamente : «sulla trasparente figura di San Francesco di Paola, che esprime nella sua calabresità, il meglio della nostra gente e il costante richiamo alla permanente tensione di riforma della Chiesa», il vescovo sollecita «una celere risoluzione del caso, confidando nell'impegno della magistratura e di quanti sono chiamati ad indagare affinchè sia fatta piena luce sull'incresciosa vicenda nella quale non dovrà mancare la sincera collaborazione dei frati per l'accertamento della verità.”

Forse è il caso di rivedere qualcosa nella Chiesa cosentina.

Non è una soluzione alzare muri di silenzi protettivi quando gli scandali colpiscono la chiesa.

Anzi è proprio in questi casi che la società vuole che la chiesa si apra alla ricerca degli errori da chiunque fatti.

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“Non voglio giudicare nessuno, – dice Padre Fedele, seduto sull’uscio dell’appartamento di Laurignano in cui vive ospitato dai parenti, a Maria Teresa Improta – l’unico giudice è Dio. Credo però che avere una somma del genere in una cassa di religiosi sia eccessivo, se servono per opere sociali che ben vengano, ma l’accumulo di denaro fine a se steso è contro le nostre regole. San Francesco è un personaggio da imitare. Chi meglio di lui parlò di povertà ed insegnò a non avere nulla? E’ che spesso ce ne dimentichiamo, nonostante il voto di povertà. Se ho scelto di fare il cappuccino non posso possedere. Io infatti la mia pensione non l’ho mai ritirata, con atto notarile ho rifiutato di incassare l’assegno mensile che viene direttamente girato a favore prima dell’Oasi Francesca, ora del Paradiso dei Poveri. In tasca non ho nulla e ne sono orgoglioso. Il commercio in santuario e le cifre astronomiche nei conti correnti mi spaventano. San Francesco nella tomba si rivolterebbe. Spero che i frati riflettano e tornino sulle orme dei nostri fondatori: poveri, senza nulla”.

Qualcuno avrebbe dovuto vigilare.

“Funziona così – spiega Padre Fedele – l’economo redige i bilanci della struttura, poi c’è un economo provinciale e un consiglio provinciale che vigilano sulla regolarità delle operazioni finanziarie. Se ci sono anomalie interviene prima il vescovo di Cosenza, poi la congregazione, poi il Tribunale della Sacra Rota. Penso che l’ammanco non sia stato denunciato, non per coprire la vicenda, ma per salvaguardare il frate economo. Però non dovremmo avere vergogna se un fratello sbaglia. Si parla di un raggiro, ma siamo abbastanza intelligenti e preparati. L’economo è un laureato, un professionista, non il primo arrivato. La verità va detta, spesso siamo noi sacerdoti che raggiriamo gli altri. Se c’è stato un raggiro come sono finiti i soldi in operazioni di speculazioni in borsa? I fedeli sono troppo buoni, non vanno al santuario per rubare. Anzi. Donano a San Francesco i propri averi privandosene. A loro dico: non date soldi ai santi, aiutate i poveri, i nuovi poveri, i disoccupati, chi non ha niente in frigorifero, investite nel sociale, non negli oboli”.  

 

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Vittime di un raggiro o di una truffa finanziaria bella e buona consumata all'interno?. Solo la magistratura, probabilmente, potrà fare chiarezza su quanto è accaduto ai frati francescani del Santuario di San Francesco di Paola che da mesi non si capacitano per la sparizione dai propri conti di circa 2 milioni di euro, soldi provenienti da donazioni di fedeli e devoti al Santo francescano. Soldi che doveva servire per i festeggiamenti del Cinquecentenario svaniti nel nulla.

Secondo quanto riporta il Quotidiano della Calabria a scoprire l'ammanco il nuovo tesoriere al momento del passaggio di consegne avvenuto a novembre dello scorso anno. L'ex tesoriere, Franco Russo, nel momento della promozione a Roma ad assistente generale, ha lasciato le consegne ai superiori e tra queste le coordinate del conto corrente utilizzato per depositare le generose offerte dei fedeli.

Pare che al momento di andarsene abbia segnalato, senza dare particolari spiegazioni, che il conto era prosciugato da qui la sorpresa da parte dei Frati. Secondo quanto il Quotidiano è in grado di ricostruire, i fondi raccolti a partire dal Giubilieo 2000, erano depositati su due conti di Banca Nuova gruppo Popolare di Vicenza con sede a Campora, frazione di Amantea. Come da documentazione in possesso del Quotidiano, al 31/12/2005 erano disponibili sul conto ordinario 66 mila euro frutto degli interessi maturati (3,5%) di un conto deposito ad esso collegato in cui erano custoditi 1.750.0000 di euro. Nella documentazione della Banca è indicato anche il promotore finanziario a quel tempo in organico all'istituto, si tratta del dottor Massimiliano Cedolia, conosciuto per essere stato segretario di Italia dei Valori per la zona di Praia a Mare, e da qualche tempo vicino all'europarlamentare del Pd Pino Arlacchi. Massimiliano è il fratello di Flavio Cedolia, il direttore generale dell'Arsac, l'agenzia regionale nata dalle ceneri dell'Arssa e al centro di un'intricata vicenda legata al titolo di laurea che non avrebbe per ricoprire quel ruolo.

Quando il rapporto tra Massimo Cedolia e Banca Nuova si è bruscamente interrotto tra il 2006 e il 2007, forse per pura casualità, anche l'economo del Santuario Franco Russo cambia banca e apre un conto on line con IwBank del gruppo Ubi banca, istituto bancario si cui fa parte Carime.

Siamo nei primi mesi del 2007 e su questo nuovo conto confluiscono in pochi mesi i soldi depositati presso la società di gestione del conto deposito aperto di Banca Nuova. Secondo una ricostruzione contabile si tratterebbe di poco più di 2 milioni di euro che da aprile a maggio 2007 cambiano banca.

Aperto il conto con la banca online Iw Bank su quel conto, ricordiamo intestato alla chiesa del Santuario di Paola, si registrano operazioni strane, inusuali.

Si va dalla compravendita di azioni presso la borsa di Milano della Juventus fc, fino alla Banca Mps. E poi Luxottica, Fiat, Finmeccanica, Mediaset, Unicredit, Eni, Tenaris, Telecom, il tutto per centinaia di migliaia di euro. Le sorprese non finiscono qui.

Dalla lettura degli estratti conto, oltre ad operazioni di trading, ci sono decine di bonifici verso tre persone, in particolare con causale "trasferimento liquidità". Ad esempio vengono dati oltre 900mila euro ad una signora di nome Carmelina Preite; poco meno di 100mila euro con più bonifici vengono dati a Grazia Magurno e addirittura 30mila euro vengono dati a Giancarlo Muselli titolare di un conto presso un istituto di Napoli per "anticipo avvio lavori", probabilmente relativo a qualche ristrutturazione e costruzione di immobili, essendo Muselli un noto architetto.

In ogni caso non è chiaro a che titolo i soldi del Santuario vengono dati a queste persone. Inoltre non è chiaro il ruolo avuto da Padre Franco Russo, se fosse in grado da solo di fare speculazioni in borsa, oppure se sia stato consigliato da qualcuno.

Ciò che è certo è che il diritto canonico vieta operazioni di questo tipo a uomini della chiesa.

Ora dell'accaduto potrebbe essere investita anche la magistratura e le forze dell'ordine, mentre i frati francescani si sono rinchiusi nel silenzio più assoluto.(Lameziaclick)

 

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