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Il Tribunale monocratico di Lamezia Terme, Sezione Penale, ha condannato Giuseppe D’Ippolito, deputato del Movimento Cinquestelle, alla pena di mesi quattro reclusione per la diffamazione in danno dell’allora senatore Pietro Aiello.

Il Tribunale ha concesso all’imputato il beneficio della sospensione condizionale della pena e della non menzione, condannandolo al risarcimento del danno da quantificarsi in separato giudizio civile.

D’Ippolito è stato altresì condannato a rifondere le spese processuali e le spese sostenute dalla parte civile. Assolti, invece una giornalista e il direttore responsabile del Lametino.

Tutti gli imputati erano accusati del reato di diffamazione: l’avvocato lametino in quanto, nel corso di una conferenza stampa svoltasi durante la campagna elettorale per le elezioni comunali di Lamezia Terme, nella qualità di candidato a sindaco di Lamezia Terme, aveva falsamente attribuito ad Aiello di essere stato rinviato a giudizio nel processo “Perseo”; la giornalista De Sensi (difesa dall’avvocato Francesco Bevilacqua) per aver riportato la notizia seppure inserendo la dichiarazione di D’Ippolito in un virgolettato e Notarianni, in qualità di direttore responsabile del giornale online Il Lametino.

Già nel corso dell’istruttoria era emerso che, per un errore dell’Ufficio di Procura, era stata elevata l’imputazione nei confronti del Notarianni, il quale, come aveva fatto notare il suo avvocato, Francesco Bevilacqua, non ricopriva all’epoca dei fatti l’incarico di direttore responsabile.

Il pm ha chiesto l’assoluzione per i due giornalisti e la condanna, a due mesi di reclusione, per D’Ippolito. La parte civile, Pietro Aiello, assistita dall’avvocato Nunzio Raimondi, associandosi alla richiesta di condanna formulata dal pm, ha chiesto il riconoscimento del risarcimento del danno.

I difensori degli imputati (Gulisano per D’Ippolito e Bevilacqua per De Sensi e Notarianni), hanno chiesto rispettivamente l’assoluzione dei loro assistiti.

Al termine dell’udienza il senatore Piero Aiello ha dichiarato: «Dopo anni di sofferenze e una vera e propria persecuzione mediatica, inizio a vedere i risultati del mio costante e sereno affidamento alle leggi ed alla magistratura: in tanti, e fra questi anche D’Ippolito – così come ha confermato la sentenza di oggi -, nel corso della triste vicenda dalla quale sono uscito a testa alta e senza ombra alcuna, hanno strumentalizzato un procedimento diffondendo notizie non vere, al chiaro scopo di ledere la mia reputazione.

Ora arriva anche per loro il giudizio ed una sentenza che, a questo punto, dovranno spiegare ai loro elettori, verso i quali hanno fino ad oggi inneggiato alla legalità.

E D’Ippolito dovrà anche spiegare presto perché ha prodotto in giudizio un documento dai contenuti in apparente contrasto con una registrazione audio/video prodotta dall’imputata Dei Sensi.

Di questa sentenza – ha soggiunto l’ex senatore Aiello – saranno informati il presidente della Camera dei Deputati, il presidente del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Lamezia Terme, per quanto di loro competenza e il capo politico del Movimento Cinquestelle per le determinazioni a termini di regolamento.

Voglio inoltre rassicurare che non defletterò mai dalla tutela giudiziaria della mia immagine di uomo pubblico, avendo a cuore il mio decoro e la mia reputazione, al di sopra di ogni altro bene.

Lo devo a mio padre, carabiniere, ed alla educazione che mi ha impartito: non la legalità a chiacchiere ma vissuta nei fatti, con irreprensibile condotta quotidiana a servizio della mia gente.

Ringrazio, infine, i miei familiari ed i miei amici per avermi sostenuto sempre e con grande comprensione nei momenti difficili: l’affermazione della giustizia, che inesorabile arriva, ancora una volta, serva anche a loro a comprendere che in essa bisogna credere, incrollabilmente.

Ringrazio in ultimo l’avvocato professore Nunzio Raimondi, che mi ha assistito con altissima competenza e che, ancora una volta, ha saputo far valere egregiamente le mie ragioni».

A margine della notizia, il gruppo consiliare Catanzaro da Vivere ha così commentato: «Accogliamo con grande soddisfazione la sentenza del Tribunale monocratico di Lamezia Terme, che ha condannato il deputato Cinquestelle, Giuseppe D’Ippolito, per il reato diffamazione in danno dell’allora senatore Piero Aiello.

È stata fatta giustizia su una dichiarazione falsa che lo stesso d’Ippolito aveva attribuito ad Aiello in occasione di una conferenza stampa tenutasi durante la scorsa campagna elettorale per le comunali di Lamezia Terme.

Questa sentenza ripristina e conferma, se ce ne fosse ancora bisogno, la corretta immagine e l’alta reputazione di Piero Aiello che può uscire a testa alta dopo la pronuncia giudiziaria che cancella ogni ombra su una figura inattaccabile dal punto di vista personale e politica».

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Eccovi due sorprendenti notizie sull’ambiente in Calabria

La prima.

Centinaia di pesci morti sono stati ritrovati nel canale che poi sfocia a mare nell’area industriale ex sir.

 

 

 

Tante le segnalazioni e diverse le foto apparse in queste ultime ore sui social che denunciano questa situazione anomala.

Molti infatti i cittadini che si sono dimostrati preoccupati e che si sono chiesti quale possa essere la ragione della moria di così tanti pesci.

Da quanto si apprende, pare siano state avvertite le autorità competenti per tutte le analisi che dovranno accertarne le cause e le responsabilità.

La seconda.

Niente sul sito dell’Arpacal.

Nessuno è andato a fare prelievi?

Nessun comunicato dalla Guardia Costiera.

Nessuno li ha informati ?

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Era stato accusato di violenza sessuale su minorenne.

Si trovava in carcere dal dicembre scorso dopo il fermo disposto dalla Procura lametina.

 

 

 

 

Secondo l’accusa, Muraca avrebbe rivolto in più circostanze pesanti attenzioni sessuali nei confronti della minorenne.

Una situazione venuta alla luce da alcune intercettazioni ambientali in cui sarebbero emersi gli approcci sessuali nei confronti della ragazza.

Partendo da questo poi la Guardia di Finanza di Lamezia Terme ha compiuto ulteriori accertamenti sulla vicenda, dai quali poi è scaturito il fermo.

Ora l’ex consigliere comunale Luigi Muraca, cl. 1968, accusato di violenza sessuale aggravata nei confronti di una minorenne va ai domiciliari

Il Tribunale di Lamezia Terme, accogliendo l’istanza della difesa di Muraca, gli avvocati Anselmo Torchia e Piero Chiodo, ha concesso i domiciliari all’ex consigliere

La decisione è stata presa al culmine dell’udienza tenutasi al Tribunale, nel corso del processo che è proprio alle prime battute.

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