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“Lamezia Terme – Gli agenti del Commissariato di Polizia di Lamezia Terme hanno denunciato un 28enne originario della Nigeria per minacce, resistenza a pubblico ufficiale e rifiuto di fornire le proprie generalità.

 

 

In particolare, la squadra volante del Commissariato è intervenuta in seguito ad una chiamata alla Centrale con la quale era stato segnalato una persona che infastidiva i clienti in ingresso ed in uscita di un supermercato di Lamezia.

Gli agenti intervenuti all'ingresso del supermercato, hanno tentato di identificare il O.B., che si sarebbe rifiutato di fornire le proprie generalità e li avrebbe minacciati.

Il 28enne nigeriano, O.B., è stato accompagnato in ufficio, identificato e denunciato alla locale Procura della Repubblica di Lamezia”.

Poveri migranti!.

Ora nemmeno l’elemosina possono chiedere?

Ed allora che cosa devono fare?

Ma siamo certi che il giovane nigeriano non incontrerà nessun problema.

Siccome si tratta del suo unico lavoro forse i giudici lo assolveranno.

Lo hanno fatto con uno spacciatore figurarsi per minacce, resistenza a pubblico ufficiale e rifiuto di fornire le proprie generalità!.

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Lamezia Terme - Paolo Mascaro, se lo vorrà, potrà ricandidarsi alle prossime elezioni.

È stata infatti rigettata dal Tribunale di Lamezia la richiesta di incandidabilità avanzata nei suoi confronti dal Ministero dell’Interno,

 

che insieme agli ex consiglieri comunali Pasqualino Ruberto e Giuseppe Paladino lo aveva ritenuto diretto responsabile dello scioglimento del consiglio comunale. L'incandidabilitá è stata invece accolta nei confronti degli altri due ex consiglieri.

I tre, nelle udienze tenute nei mesi scorsi nel tribunale lametino, hanno avuto modo di poter esporre le proprie ragioni dinnanzi al Collegio composto dai giudici (Presidente Fontanazza e a latere Aragona e Regasto).

Il 22 maggio, giorno dell’ultima udienza per l’incandidabilità dell’ex sindaco Paolo Mascaro e degli ex consiglieri comunali Giuseppe Paladino e Pasqualino Ruberto, si era conclusa la fase dibattimentale con le discussioni degli avvocati e da allora si era in attesa della sentenza.

In quell’occasione si era proceduto prima con la discussione da parte dell’Avvocatura di Stato e poi dei legali di Mascaro (Marasco, Spinelli e Palamara), Paladino (Canzoniere) e Ruberto (Murone), i quali avevano ribadito l'inesistenza assoluta di ogni presupposto per la dichiarazione di incandidabilità.

Mascaro in questi mesi si è detto “molto fiducioso.

Abbiamo prodotto e spiegato tutto al meglio – aveva aggiunto - non ci resta che aspettare”. Oggi, poi, è arrivata la decisione.

La richiesta di incandidabilità

Ruberto e Paladino risultano indagati nell’ambito di “Crisalide”, operazione che ha dato il la all’arrivo della commissione d’accesso in Comune, a Mascaro, invece, venivano addebitati, il suo possibile conflitto d’interesse per aver difeso, durante il suo mandato, imputanti in processi di mafia in cui il Comune era parte civile, ma anche, cinque specifici atti amministrativi dei quali è stato ritenuto responsabile: appalto mensa scolastica, verde pubblico e manutenzione stradale, affidamento beni confiscati alla ‘ndrangheta e disordine amministrativo.

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Il Tribunale monocratico di Lamezia Terme, Sezione Penale, ha condannato Giuseppe D’Ippolito, deputato del Movimento Cinquestelle, alla pena di mesi quattro reclusione per la diffamazione in danno dell’allora senatore Pietro Aiello.

Il Tribunale ha concesso all’imputato il beneficio della sospensione condizionale della pena e della non menzione, condannandolo al risarcimento del danno da quantificarsi in separato giudizio civile.

D’Ippolito è stato altresì condannato a rifondere le spese processuali e le spese sostenute dalla parte civile. Assolti, invece una giornalista e il direttore responsabile del Lametino.

Tutti gli imputati erano accusati del reato di diffamazione: l’avvocato lametino in quanto, nel corso di una conferenza stampa svoltasi durante la campagna elettorale per le elezioni comunali di Lamezia Terme, nella qualità di candidato a sindaco di Lamezia Terme, aveva falsamente attribuito ad Aiello di essere stato rinviato a giudizio nel processo “Perseo”; la giornalista De Sensi (difesa dall’avvocato Francesco Bevilacqua) per aver riportato la notizia seppure inserendo la dichiarazione di D’Ippolito in un virgolettato e Notarianni, in qualità di direttore responsabile del giornale online Il Lametino.

Già nel corso dell’istruttoria era emerso che, per un errore dell’Ufficio di Procura, era stata elevata l’imputazione nei confronti del Notarianni, il quale, come aveva fatto notare il suo avvocato, Francesco Bevilacqua, non ricopriva all’epoca dei fatti l’incarico di direttore responsabile.

Il pm ha chiesto l’assoluzione per i due giornalisti e la condanna, a due mesi di reclusione, per D’Ippolito. La parte civile, Pietro Aiello, assistita dall’avvocato Nunzio Raimondi, associandosi alla richiesta di condanna formulata dal pm, ha chiesto il riconoscimento del risarcimento del danno.

I difensori degli imputati (Gulisano per D’Ippolito e Bevilacqua per De Sensi e Notarianni), hanno chiesto rispettivamente l’assoluzione dei loro assistiti.

Al termine dell’udienza il senatore Piero Aiello ha dichiarato: «Dopo anni di sofferenze e una vera e propria persecuzione mediatica, inizio a vedere i risultati del mio costante e sereno affidamento alle leggi ed alla magistratura: in tanti, e fra questi anche D’Ippolito – così come ha confermato la sentenza di oggi -, nel corso della triste vicenda dalla quale sono uscito a testa alta e senza ombra alcuna, hanno strumentalizzato un procedimento diffondendo notizie non vere, al chiaro scopo di ledere la mia reputazione.

Ora arriva anche per loro il giudizio ed una sentenza che, a questo punto, dovranno spiegare ai loro elettori, verso i quali hanno fino ad oggi inneggiato alla legalità.

E D’Ippolito dovrà anche spiegare presto perché ha prodotto in giudizio un documento dai contenuti in apparente contrasto con una registrazione audio/video prodotta dall’imputata Dei Sensi.

Di questa sentenza – ha soggiunto l’ex senatore Aiello – saranno informati il presidente della Camera dei Deputati, il presidente del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Lamezia Terme, per quanto di loro competenza e il capo politico del Movimento Cinquestelle per le determinazioni a termini di regolamento.

Voglio inoltre rassicurare che non defletterò mai dalla tutela giudiziaria della mia immagine di uomo pubblico, avendo a cuore il mio decoro e la mia reputazione, al di sopra di ogni altro bene.

Lo devo a mio padre, carabiniere, ed alla educazione che mi ha impartito: non la legalità a chiacchiere ma vissuta nei fatti, con irreprensibile condotta quotidiana a servizio della mia gente.

Ringrazio, infine, i miei familiari ed i miei amici per avermi sostenuto sempre e con grande comprensione nei momenti difficili: l’affermazione della giustizia, che inesorabile arriva, ancora una volta, serva anche a loro a comprendere che in essa bisogna credere, incrollabilmente.

Ringrazio in ultimo l’avvocato professore Nunzio Raimondi, che mi ha assistito con altissima competenza e che, ancora una volta, ha saputo far valere egregiamente le mie ragioni».

A margine della notizia, il gruppo consiliare Catanzaro da Vivere ha così commentato: «Accogliamo con grande soddisfazione la sentenza del Tribunale monocratico di Lamezia Terme, che ha condannato il deputato Cinquestelle, Giuseppe D’Ippolito, per il reato diffamazione in danno dell’allora senatore Piero Aiello.

È stata fatta giustizia su una dichiarazione falsa che lo stesso d’Ippolito aveva attribuito ad Aiello in occasione di una conferenza stampa tenutasi durante la scorsa campagna elettorale per le comunali di Lamezia Terme.

Questa sentenza ripristina e conferma, se ce ne fosse ancora bisogno, la corretta immagine e l’alta reputazione di Piero Aiello che può uscire a testa alta dopo la pronuncia giudiziaria che cancella ogni ombra su una figura inattaccabile dal punto di vista personale e politica».

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