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Qualche tempo fa il Professor Stefano Rodotà, un calabrese degno di tale nome, si chiedeva: “Quali sono i doveri dell´uomo pubblico?

Quale dev´essere la sua moralità?

 

 

Possono convivere vizi privati e pubbliche virtù? Può il politico coltivare la pretesa di stabilire egli stesso fin dove può giungere lo sguardo dei cittadini? E soprattutto: qual è il rapporto tra verità e politica nel tempo della comunicazione globale?”.

Quando il gruppo “Rosa Arcobaleno” se ne andava in giro per le strade di Amantea a chiedere i voti a quelli che sarebbero da lì a poco stati i propri elettori, prometteva, innanzitutto, di amministrare la cosa pubblica come un buon padre/madre di famiglia.

Un buon padre/madre di famiglia, per i suoi figli, per la sua famiglia pretende il meglio.

Per far sì che il meglio sia il prodotto finale avrebbe dovuto sfruttare al meglio le potenzialità economiche (e non solo) che aveva a disposizione.

Quando lo stesso gruppetto prometteva di amministrare la cosa pubblica come un buon padre/madre di famiglia prometteva di amministrare al meglio il denaro pubblico a disposizione, promettendo di non sperperare inutilmente nemmeno un centesimo di quel patrimonio.

Un buon padre/madre di famiglia non poteva permettersi di non sapere la fine dei propri soldi.

Un buon padre/madre di famiglia avrebbe dovuto controllare ogni centesimo di spesa del proprio bilancio familiare per far si che si potesse produrre il meglio con il meno.

Un buon padre/madre di famiglia non si sarebbe mai sognato di dire “non sapevo”.

Quando un amministratore pubblico sostiene di non sapere ammette, usando un eufemismo, la propria inadeguatezza ad amministrare la cosa pubblica.

Bisogna sapere che chi si prefigge come obiettivo (abusare del ruolo che dovrebbe vederli agire in favore della cittadinanza) certamente ha imparato a tendere insidie, dissimulare gli intenti, mistificare, ingannare, rubare, rapinare e abusare del proprio ruolo di amministratore.

Questo convincimento garantisce loro una presenza non più generica, ma "Divina" , del ruolo che cosi viene svolto non più nel nome e nel solo interesse del popolo.

Ma in quello personale, come avviene oggi nell'Italia repubblicana, dove ha messo piede una burocrazia tiranna e auto-referenziale.

In grado di gestire anche le scelte di chi deve governare, ormai, sotto la loro più totale soggezione. La grande farsa ebbe inizio con la fine del conflitto mondiale e la Repubblica Parlamentare.

Dalla elezione mediata del parlamento Nazionale, il mandato imperativo e revocabile, la riduzione del diritto amministrativo a rango di diritto civile; tutte cose che avrebbero dovuto favorire le istanze dal basso e l'iniziativa popolare.

Questo lo si affermava nel momento in cui si affacciavano più forti sulla scena politica nazionale i grandi movimenti di massa, come il socialismo e l'anarchismo, uniche e sole idee, a base popolare, che si opponevano all'individualismo ed al liberalismo.

Nell'ambito degli umani diritti e doveri, la liberal-democrazia affermava che il diritto era la facoltà di fare o di non fare una cosa, che doveva essere unita al dovere degli altri di rispettare la cosa che la persona faceva o non faceva.

Chiaramente tutto questo è lontano anni luce dagli interessi prevalenti di chi gestisce la Cosa Pubblica in questo nostro Paese che si affaccia sul mare di Ulisse utile solo, ormai, ad una esteriorità pubblicitaria.

Bisognerebbe che Sparaballe, per una volta, invece di andarsene in giro, per le strade infreddolite del paese, a diffondere la novella del potere, dovrebbe rientrare al calduccio del Municipio e dire ai suoi padroni che la tanto decantata democrazia non è solo governo del popolo, ma governo "in pubblico".

In questa semplice e profonda autenticità, sta l´inammissibilità delle loro menzogne, che si trasforma proprio nella pretesa di non rendere conto dei propri comportamenti da parte di chi ha liberamente scelto di uscire dal rassicurante spazio privato per essere protagonista nello spazio pubblico.

Gigino A Pellegrini & G el Tarik

Pubblicato in Primo Piano

giginoRiceviamo e pubblichiamo.

L’ultima volta che si è sentita la sua voce per le strade di Amantea è stato circa 3 mesi fa in occasione di una immensa "chiazza", marrone, putrescente, che interessava larga parte della spiaggia.

Era il giorno di San Valentino 14 febbraio 2015, quando l'Omerico mare, che bagna il paese veniva “nutrito” da un fiumiciattolo fognario.  Las risposta di Sparaballe non si fece attendere. Prima dicendo : “ Si tratta di stupide leggende metropolitane. Non si può parlare per sentito dire. Non possiamo più tollerare interventi di un folle che parla di cose che non sa. Abbiamo tanti di quei problemi reali in questo nostro amato paese che non dobbiamo inventarcene di falsi”. Poi  dalle pagine della stampa arrivarono le sue balle:

 “Amantea si posiziona tra le migliori zone turistiche della Calabria per la qualità del mare, tra le prime sul tratto di spiaggia del Basso Tirreno Cosentino. E' quanto affermerebbe l'Arpacal, l'Agenzia Regionale per la Protezione dell'Ambiente della Calabria, che in una nota, a seguito di controlli sul tratto marino interessato, comunica che il mare da noi è Eccellente in tutte le zone comprese nei 14 chilometri di costa amanteana”

Tenendo in non cale che la costa del medio  tirreno calabrese negli ultimi 50 anni è arretrata mediamente di 60 metri – con punte che oltrepassano i 200 metri – abbattendo case (molte delle quali abusive poiché costruite su suolo demaniale) e strade, ma abbattendo molte opere pubbliche (lungomari ed altro) realizzati con tanto di progetti di dubbia affidabilità. Questo è certamente il risultato di una “miope”, per usare un eufemismo, politica di difesa delle coste circoscritta ai comuni costieri che non hanno fatto altro che fregarsene dall’essere coinvolti armonicamente in un piano organico di difesa della “erosione”  della costa e dell’appropriazione indebita di essa da parte di imprenditori locali.   Questo è anche il risultato dello stupro urbanistico dei corsi d’acqua che sfociano nel Tirreno che hanno ridotto drasticamente il “trasporto solido” che alimenta le spiagge. Senza provvedimenti urgenti, con interventi efficaci e lungimiranti, tra qualche anno la costa arretrerà ancora generando danni e cancellerà definitivamente ciò che resta delle nostre spiagge . La struttura sociale dell’illegalità diffusa ed ambientale, è proporzionale allo status di un territorio che non sente la “necessità” di progredire con mezzi leciti; il comportamento individuale è proteso alla ricerca del successo in maniera spregiudicata, dimentico del senso civico d’appartenenza. L’adagio “occhio per occhio e dente per dente” si è insinuato nella logica comune, sedimentando un carattere fortemente orientato alla noncuranza dei fenomeni anomali di corruzione e abuso e favorendo nei cittadini persino il distacco dalla realtà locale.

Una alquanto poco credibile e direi  ridicola immagine di Amantea l’ho trovata sul Web e che in parte mi ha suggerito di scrivere questo breve articolo in risposta a Sparaballe .  “Amantea sorge tra due suggestivi promontori”. E fin qui non vi è nulla di nuovo.  Sempre secondo Sparaballe  Amantea  sarebbe un  “importante centro balneare, naturale sbocco di molti piccoli paesi del suo vasto entroterra” Questo, come sanno gran parte degli amanteani più che la realtà rappresenta il desiderio non tanto nascosto dell’attuale Amministrazione che spera di svegliarsi una mattina e trovarsi immersa in una cittadina di sogno. Non tenendo conto che le idee e il fare non cascano dal Cielo Non contento, Sparaballe infervorato e senza freni :  “Amantea, da qualche tempo vede crescere attorno a sé l'interesse l'attenzione di molta gente e non solo calabrese. Il suo territorio si presenta ben articolato, aperto e ospitale, verso cui da sempre, si sente particolarmente vocata” . Sparaballe, come un treno lanciato in una folle corsa insiste: “ Amantea gode di una buona posizione geografica e di magnifiche condizioni meteorologiche, che ci regalano senza esagerazione, almeno 300 giorni di sole all'anno. Piantata nella sua parte antica su un colle dove ancora signoreggiano i maestosi ruderi di un castello forse di epoca normanna, oggi è la sua ampia Marina che, negli ultimi cinquant'anni ha conosciuto uno sviluppo incredibile di case, vie, quartieri, strade di moderna concezione per impianto e struttura”.  Come e cosa si può replicare ad un bugiardo compulsivo come il nostro Eroe?  Ho pensato d’invitarlo, in questa prima metà di maggio, sulla spiaggia di Amantea e fargli bere un po’ di quell’acqua diventata all’improvviso da “bere” e vederlo diventare verde come un marziano.

Scritto da Gigino A Pellegrini & G el Tarik

Pubblicato in Primo Piano
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