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Sergio Ruggiero è sicuramente un valore aggiunto per la nostra Amantea.

Un valore, in fondo, nemmeno riconosciuto e valorizzato.

Una sorta di “nemo profeta in patria” .

Non scherzavamo quando dicevamo che oggi è l’amanteano più conosciuto in Italia.

Non possono essere un caso allora i premi che gli vengono riconosciuti

L’ultimo in questi giorni.

Infatti il romanzo, che rievoca la partecipazione di Amantea alla battaglia di Lepanto, ha ricevuto il terzo posto da una giuria d’altissimo profilo chiamata a valutare gli oltre quattrocento romanzi provenienti dall’Europa e dall’Estero.

Parliamo del Premio letterario Internazionale “Gian Antonio Cibotto”

E parliamo del suo ultimo romanzo storico “Il periplo degli immortali” edito dalla casa editrice dell’amanteano Franco Mannarino.

Tra i partecipanti si segnalano nomi illustri e Case editrici di primissimo piano.

La cerimonia di premiazione si terrà domenica 27 Maggio, nel “Ridotto” del Teatro Sociale di Rovigo.

IL PODIO

“SILLOGE DI ROMANZI” - Brunella Gentili (Padova)

“PER CRISTO E VENEZIA” - Sybil Von Der Schulenburg (Germania)

“IL PERIPLO DEGLI IMMORTALI” - Sergio Ruggiero (Amantea CS)

Il Concorso Internazionale è organizzato dalla UILDM di Rovigo con il patrocinio della Regione Veneto, di Confindustria Venezia Area Metropolitana di Venezia e Rovigo e del Comune di Rovigo Assessorato alla Cultura, in collaborazione con l’Associazione Culturale “Il Circolo” di Rovigo, il quotidiano La Voce di Rovigo, la casa Editrice Helicon, la Rivista “Nuova Tribuna Letteraria”, il Periodico “Ventaglio Novanta”.

Auguri Sergio!

Un altro successo, un altro premio per l’amico Sergio Ruggiero

Vogliamo segnalare questo ennesimo apprezzamento ottenuto dallo scrittore amanteano con la bellissima recensione di Rita Mantuano .

Ecco cosa scrive la Presidente dell’Associazione Culturale “Bruzia libera:

 

 

 

“Una narrazione sorprendente, un meraviglioso incastro di destini, in un crescendo di emozioni che a tratti sfocia nella commozione.

Per la conclusione del racconto, per la poesia dei sentimenti proposti con intensità struggente, per il tenore degli argomenti e per la rappresentazione di una Calabria eroica e dignitosa in cerca di riscatto, ricca di misteri, di tradizioni e di Storia, che grazie ai romanzi di Sergio Ruggiero posso dire di conoscere un po’ meglio e di amare un po’ di più.

E’ difficile spiegare quale sia la caratteristica saliente di questo libro di 500 pagine.

E tuttavia emerge la scrupolosa ricostruzione storica e la definizione dei contesti.

Il racconto dipana una storia d’amore, di guerra, d’amicizia e di coraggio.

E di un mistero che si risolve solo alla fine consegnando a Betta la beghina, la figura più oscura del romanzo, la definitiva condanna.

Di altissimo livello sono i dialoghi sulla morale e sulla stregoneria, tra Betta e don Remigio, un sacerdote dai viziosi trascorsi, sullo sfondo dell’atmosfera controriformista calabrese che stava ancora consumando il dramma dei Valdesi.

Bello il personaggio di Petrilishca, giovane eroico e maledetto, così come ottimamente disegnati sono i due protagonisti principali, Sbardo e Mariella, due popolani di Amantea che un destino avverso vorrebbe separare e condannare all’infelicità.

Si affiancano importanti comprimari: il priore francescano, un saggio dall’etica granitica e dallo spirito eletto, e la Curandera, esempio di quella cultura sincretica e maghesca un tempo tanto diffusa, abile nell’erboristeria, nell’esorcismo e nella pronuncia di formule segrete tramandate.

La partecipazione di Amantea alla battaglia di Lepanto, combattuta nel 1571 tra Cattolici europei e Islamici ottomani, ricostruita nel romanzo con estrema accuratezza anche nelle implicazioni politiche, è la circostanza storica di riferimento rappresentata sia dal punto di vista dei combattenti, sia dal punto di vista del popolo, con le sue speranze e le sue paure, espresse talora nella forma della maledizione ai Saracini, talora con l’invocazione di un soccorso al Padreterno o alla Madonna michelizia, la Pinta, icona amanteana a me tanto cara, assurta a ruolo di protettrice dei combattenti della Cristianità.

Rappresentativi di un’epoca di caste e privilegi sono i nobili guerrieri, ardenti di una devozione “crociata” che ne significa le memorabili gesta, così come espressiva di un universo di superstizione e pregiudizi è la cornice orripilante del racconto quando pennella gli anfratti popolari dell’Amantea del XVI secolo, e di corrusca violenza nelle malfamate locande delle città di mare dove i combattenti andavano a concedersi sapidi pasti con il coltello in mano e l’occhio attento ad ogni movimento, tra contrabbandieri e mala gente d’ogni sorta.

Emergono diverse chiavi di lettura, ma mi piace sottolineare la morale incarnata dalla famiglia dell’islamico Ramadan, prima nemico e poi amico e protettore di Sbardo: ci parla di solidarietà tra le genti, e ci invita a riflettere sulle ragioni e sulle colpe dei popoli di fronte alle tragedie della Storia.
Concludo dicendo che un romanzo del genere, senza dubbio accostabile ai romanzi storici più celebrati, è il frutto di un talento capace di rendere la Storia nella forma della grande narrazione, grazie a una solida conoscenza dei fatti storici, all’abilità di incastrare storiografia e immaginazione e al possesso di un raffinato registro linguistico che si attaglia a ogni circostanza: epico e incalzante nelle scene di battaglia, poetico e scrupoloso nelle descrizioni, profondo nei momenti introspettivi, delicato e lirico nei momenti dell’amore, restituendo una lettura fluida, intensa e altamente evocativa, in grado di farti scuotere e condurti ad occhi aperti nei luoghi e negli avvenimenti.
Se dovessi inquadrarlo cinematograficamente lo definirei un Colossal, uno di quei film spettacolari capaci di far piangere, ridere, sudare, soffrire, e di accompagnare lo spettatore nell’universo perduto di gente e di popoli che abbiamo nel sangue e che per tutti quanti noi sarebbe doveroso non scordare.
Rita Mantuano (Presidente Associazione Culturale “Bruzia libera”)

 

Pubblicato in Primo Piano

La Cerimonia di Premiazione è prevista per sabato 18 novembre, presso il Teatro delle Scuderie Granducali di Seravezza (LUCCA).

Ecco i finalisti premiati per la sezione Narrativa

- SARA ARENA MESTRE (VE) con “ROSI TI STO CERCANDO” Europa Edizioni

- MICHELANGELO BARTOLO ROMA (RM) con “LA NOSTRA AFRICA – CRONACHE DI VIAGGIO DI UN MEDICO EUROAFRICANO” - Gangemi Editore – Roma

- MARIA GISELLA CATUOGNO PORTOFERRAIO (LI) con “D'AMORE E D'ACQUA” - Il Foglio Letterario

- GIACOMO ROMANO DAVARE MORDEGNO (SO) con “IL PROFESSORE E IL MAGISTRATO” - Europa Edizioni

- FEDERICO FABBRI FIRENZE (FI) con “LA VERITÀ HA BISOGNO DEL SOLE” - Amicolibro Edizioni

- RODOLFO FRACASSO TRICASE (LE)con “LA VISIONE E LA SPERANZA” - Khàrisma

- GIULIO IRNEARI BERGAMO (BG) con “PLISSÉ” - Silele Edizioni

- ALESSANDRO IZZI GAETA (LT) con “IL RESPIRO DELLE ONDE” - Helicon

- FAUSTINO NERI AREZZO (AR) con “A PIEDI SCALZI NELLE STOPPIE DI GRANO” - Book Sprint Edizioni

- NICOLA NOVAGLIA VERONA (VR) con “DEJA VU” - Europa Edizioni

- SERGIO RUGGIERO AMANTEA (CS) con “IL PERIPLO DEGLI IMMORTALI” – edizioni Mannarino.

- GIUSEPPE SGARBI con “LEI MI PARLA ANCORA” - Skira Editore

- ANTONIO STOLFI REPUBBLICA DI SAN MARINO (EE) con “IL ROMANZO DELLA CONTESSA DI CASTIGLIONE” - Albatros

- ANGELO VACCARI NONANTOLA (MO) con “SANGUE FRATERNO” - Leone Editore

- LUCIA VALENTINI ROMA (RM) con “PRELUDE” - Armando Curcio Editore

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