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presidenteIl presidente della Repubblica ha registrato un videomessaggio per gli italiani: "Supereremo questo momento, abbiamo un sistema sanitario efficiente. Siamo un grande paese

ROMA – “Care concittadine e cari concittadini, l’Italia sta attraversando un momento particolarmente impegnativo. Lo sta affrontando doverosamente con piena trasparenza e completezza di informazione nei confronti della pubblica opinione. L’insidia di un nuovo virus che sta colpendo via via tanti paesi del mondo provoca preoccupazione. Questo è comprensibile e richiede a tutti senso di responsabilità, ma dobbiamo assolutamente evitare stati di ansia immotivati e spesso controproducenti“, dice il presidente Sergio Mattarella in un videomessaggio alla nazione sull’emergenza coronavirus.

E prosegue: “Siamo un grande Paese moderno, abbiamo un eccellente sistema sanitario nazionale che sta operando con efficacia e con la generosa abnegazione del suo personale, a tutti i livelli professionali”.

“OSSERVARE INDICAZIONI SUGGERITE DA SCIENZIATI”

“Il governo, cui la Costituzione affida il compito e gli strumenti per decidere, ha stabilito ieri una serie di indicazioni di comportamento quotidiano, suggerite da scienziati ed esperti di valore. Sono semplici ma importanti per evitare il rischio di allargare la diffusione del contagio. Desidero invitare tutti a osservare attentamente queste indicazioni: anche se possono modificare temporaneamente qualche nostra abitudine di vita. Rispettando quei criteri di comportamento, ciascuno di noi contribuirà concretamente a superare questa emergenza”.

“SUPEREREMO QUESTO MOMENTO”

“Supereremo la condizione di questi giorni. Anche attraverso la necessaria adozione di misure straordinarie per sostenere l’opera dei sanitari impegnati costantemente da giorni e giorni: misure per l’immissione di nuovo personale da affiancare loro e per assicurare l’effettiva disponibilità di attrezzature e di materiali, verificandola in tutte le sedi ospedaliere”. Lo dice il presidente della Repubblica in un videomessaggio alla nazione sull’emergenza coronavirus.

“MOMENTO RICHIEDE UNITA’ E CONCORDIA”

“Il momento che attraversiamo richiede coinvolgimento, condivisione, concordia, unità di intenti nell’impegno per sconfiggere il virus: nelle istituzioni, nella politica, nella vita quotidiana della società, nei mezzi di informazione”, dice ancora Mattarella.

“DECIDE CABINA DI REGIA, NO INIZIATIVE PARTICOLARI”

“Alla cabina di regia costituita dal Governo spetta assumere – in maniera univoca- le necessarie decisioni in collaborazione con le Regioni, coordinando le varie competenze e responsabilità. Vanno, quindi, evitate iniziative particolari che si discostino dalle indicazioni assunte nella sede di coordinamento”. Lo dice il presidente della Repubblica Sergio Mattarella in un messaggio sull’emergenza coronavirus.

“NO ALLARMISMI E IMPRUDENZE, FIDUCIA NELL’ITALIA”

“Care concittadine e cari concittadini, senza imprudenze ma senza allarmismi, possiamo e dobbiamo aver fiducia nelle capacità e nelle risorse di cui disponiamo. Possiamo e dobbiamo avere fiducia nell’Italia”, conclude Mattarella.

Video Mattarella

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Al Teatro la Scala di Milano la sera del 7 dicembre è andata in scena, inaugurando come al solito la nuova stagione lirica, la Tosca di Giacomo Puccini.

Era presente nella tribuna d’onore il Capo dello Stato Mattarella accompagnato per l’occasione dalla figlia Signora Laura, e nelle tribune laterali circondato da gente altolocata, da uomini politici attualmente al Governo e da vari esponenti dei ceti dominanti.

E il popolino?

Quello che si alza presto la mattina per prendere il tram, quello che lavora otto ore al giorno?

Quello non c’era. Non ci poteva essere.

 

 

 

Non c’erano gli operai, i cassintegrati, i precari, i disoccupati, quelli in cerca di prima occupazione, quelli che percepiscono il reddito di cittadinanza, le casalinghe, i portinai, i facchini, i netturbini, le cassiere.

Un operaio o un lavoratore precario non può prendersi il lusso di pagare il biglietto d’entrata al Teatro 3000 euro, cifra che corrisponde più o meno a tre stipendi di un lavoratore normale.

La prima è riservata a persone alto borghesi, agli industriali, agli uomini di Governo, ai vari Magistrati di grido, agli esponenti dei ceti dominanti, ai ricchi, a quelli che mangiano giornalmente ostriche e caviale, a quelli che indossano vestiti griffati.

Questi e solo questi hanno lungamente applaudito il Capo dello Stato.

Molti giornalisti hanno commentato positivamente la lunga ovazione ricevuta, oltre quattro minuti, pochi l’hanno commentata negativamente tra cui il filosofo che la sera vediamo spesso in televisione nei vari talk show Diego Fusaro e il giornalista Daniele Capezzone.

Macabro spettacolo, non vi era la sera del 7 dicembre alla Scala di Milano neppure un operaio, neppure un fattorino.

Spettacolo riservato solo ed esclusivamente a persone alto borghesi che vivono al centro delle grandi città, che si spostano con Ferrari e Lamborghini, che si cibano di ostriche e caviale, alla faccia della povera gente che non arriva neppure alla fine del mese e si deve accontentare della generosità dei volontari della Caritas e dei centri del Banco alimentare.

I lavoratori, quelli veri, erano fuori al freddo tenuti a bada dalle Forze dell’Ordine per evitare eventuali disordini e contestazioni, che non ci sono stati, perché non hanno nessun diritto di accedere allo spettacolo.

Niente parolacce, niente insulti, niente lancio di uova marce, niente carica della Polizia.

Quindi per Fusaro e Capezzone il nostro Presidente della Repubblica, uomo di grande levatura morale, è stato applaudito e celebrato soltanto da una minoranza di borghesi e di radical chic che non rappresentano la maggioranza del popolo italiano.

E quei lunghi applausi non sono rappresentativi del vero sentimento diffuso nel paese con le gravi crisi in atto dell’Alitalia e delle acciaierie di Taranto, con ponti che crollano, autostrade chiuse, fiumi che straripano, terremotati che ancora dopo tanti anni non sono rientrati nelle loro case gravemente danneggiate, alluvioni che danneggiano le colture, sardine che protestano nelle varie piazze italiane contro Salvini, il razzismo e il fascismo, tasse che aumentano, spazzatura che invade strade e marciapiedi, autobus urbani che bruciano, diplomati e laureati che abbandonano i loro cari e i loro affetti e migrano all’estero.

Geniale la vignetta postata dal social in cui si vede raffigurata una coppia molto ricca e ben vestita che, uscendo dal teatro, di fronte alla mano tesa di un mendicante, commenta con disprezzo:- Attenta cara, c’è un altro di quei fascio populisti-.

Ndr Grande Francesco. Uno dei pochi che ama la verità!

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Dottoressa carissima la presa di posizione del Ministro dell’Istruzione Lorenzo Fioramonti secondo cui “ LA SCUOLA DEVE ESSERE LAICA”, perciò il crocifisso dovrebbe essere tolto dalle aule scolastiche, mi spinge a scrivere questo articolo.

Un Ministro del nuovo governo italiano che ignora una sentenza definitiva della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo che sancì che il crocifisso poteva essere affisso nelle aule delle scuole pubbliche italiane è molto grave.

Nel dibattito riaperto dal Ministro sono intervenuti in parecchi.

Anche l’Arcivescovo di Monreale Mons. Pennisi ha detto la sua.

Per lui togliere il crocifisso servirebbe solo ad aiutare il leader della Lega Matteo Salvini.

Utilizzerebbe la vicenda per la sua battaglia contro il Governo.

Si è solamente preoccupato che la rimozione del crocifisso dalle nostre aule scolastiche avrebbe favorito l’avanzata politica ed elettorale della Lega.

Non ha difeso il simbolo della cristianità.

Evidentemente anche per lui come per tanti altri quella croce non vale niente, non dice più niente al mondo di oggi. Era ed è soltanto un ornamento.

E come ha detto alcuni anni fa un certo Adel Smith di religione islamica, nella trasmissione di Bruno Vespa “Porta a Porta” :- Cristo sulla croce è un cadavere in miniatura appeso ad un pezzo di legno-.

Sostituiamolo quindi, come dice il Ministro, con il mappamondo o una carta geografica.

Bella trovata.

Ma il mappamondo e le carte geografiche nelle nostre scuole ci sono sempre state.

Io dico che il crocifisso appeso al muro delle aule scolastiche non deve essere rimosso.

C’era quando io frequentavo le scuole elementari tra le immagini del Re Vittorio Emanuele e del Duce Benito Mussolini.

E c’era alle mie spalle quando poi sono diventato maestro.

Non mi ha dato nessun fastidio.

Anzi. Il crocifisso non si deve toccare, signor Ministro.

Con tanti problemi che ci sono oggi in Italia e nella nostra scuola in particolare, lei, signor Ministro, non ha nulla da fare?

Noi non rinunceremo mai alla nostra civiltà, alla nostra storia, alla nostra cultura, alla nostra identità, alle nostre tradizioni.

Non è assolutamente vero che il crocifisso appeso alle pareti delle aule scolastiche offende il credo religioso degli alunni provenienti da altri paesi e ne limita la libertà religiosa.

Le mamme e i papà provenienti dall’Africa e dall’Asia, regolarmente o irregolarmente, salvati in mare dalle ONG o dalle navi della nostra Guardia Costiera ,vogliono restare a vivere in Italia?

Vogliono mandare i propri figli a frequentare le nostre scuole pubbliche? Padronissimi. E’ cosa buona e giusta.

Devono, però, imparare prima di ogni cosa a rispettare le nostre leggi, le nostre tradizioni, la nostra cultura, la nostra civiltà e i simboli della nostra religione.

E ai sacerdoti e ai Vescovi che forse indegnamente portano sul clergyman la croce e stanno zitti, non reagiscono, non intervengono nel dibattito vorrei dire che quel Cristo è morto ed è resuscitato anche per loro.

E al signor Ministro anziché occuparsi del Crocifisso si occupi piuttosto di altre cose importanti ed urgenti che assillano la nostra amata Italia e la nostra scuola in particolare. Molte scuole chiudono perché i muri, le pareti, i solai crollano, classi ancora senza maestri o professori e lui si preoccupa di salvaguardare il Crocifisso nascondendolo in un tiretto della cattedra.

Siamo evidentemente alla presenza di un problema psichiatrico oltre che politico e religioso.

C’è il sospetto che il Ministro fosse un po’ alticcio e che a Palazzo Chigi giri troppa birra.

A Lei, dottoressa cara, quando insegnava nei Licei il Crocifisso che aveva dietro le spalle le ha dato fastidio?

Mi risponda sinceramente e questa volta lasci stare Salvini e il razzismo perché non è “ petrusinu ad ogni minestra”.

Utilizzare la vicenda per la battaglia di Salvini contro il Governo è una invenzione del Vescovo di Monreale che ha utilizzato i media per farsi un po’ di propaganda.

Francesco Gagliardi

 

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Ecco la soluzione per il problema dei migranti secondo Mattarella:

1)l’Italia li fa sbarcare e li ospita;

2) L’Europa (campa cavallo) li redistribuisce tra i suoi stati membri( e mo mangi!);

3) L’Europa li rimpatria . ( chi di speranza vive disperato muore)

"Ho ringraziato Steinmeier per la disponibilità ad accogliere i migranti.

 

 

 

 

 

Crediamo sia necessario che i Paesi che avvertono la responsabilità attivino meccanismi comuni di redistribuzione e la Ue dovrebbe assumere l'onere dei rimpatri, nel rispetto dei diritti umani per quelli che non hanno diritto a restare nella Ue, perché l'Unione è in grado di farlo con maggiore efficacia di quanto non possano fare i singoli paesi membri".

Lo ha detto il presidente Sergio Mattarella al termine del colloquio al Quirinale con l’omologo tedesco Frank Walter Steinmeier, incontro al quale era presente anche il ministro degli Esteri Luigi Di Maio.

Una vera e propria dichiarazione di fallimento dei rimpatri a parte dell’Italia visto che non siamo in grado nemmeno di rimpatriare i tunisini (Quanto alle nazionalità dichiarate al momento dello sbarco, nel 2019 sono nettamente prevalenti i tunisini (1.736 arrivi), seguiti dai pakistani (862) e gli originari della Costa d'Avorio (701) )

Ieri sera a Lampedusa un gruppo di tunisini appena arrivati ha inscenato un sit in di protesta davanti alla chiesa madre del paese chiedendo di potere rimanere in Italia e di non essere rimpatriati.

Gli arrivi dalla Tunisia, dove domenica scorsa si è votato per le presidenziali, sono aumentati anche grazie alla situazione di instabilità politica e all'allentamento dei controlli.

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Prima avrebbe chiamato il PD dicendo "Fate l'accordo e fermate Salvini"

La telefonata della Merkel al Pd: "Il Conte bis va fatto a ogni costo"

Il retroscena, è stato raccontato da Goffredo De Marchis in un lungo articolo pubblicato su Repubblica, e la dice lunga sulle pressioni internazionali per non far tornare gli italiani al voto.

Dopo i risultati delle elezioni in Germania si comprende la paura della Merkel.

Ma fra poco ne sapremo di più. (forse)

Ma non basta.

Appena accontentata ecco la sua (per ora) finale lamentela raccontata da Dagospia di Roberto d’Agostino

La Merkel avrebbe telefonato a Mattarella esprimendo la sua delusione per la nomina di Di Maio agli esteri.

Sembra quindi che la Merkel abbia un filo diretto con il PD e con Mattarella ( che siano la stessa cosa?)

Come mai non si lamenta dei ministri pro immigrazione che favoriranno la invasione africana ed asiatica dell’Italia?

Non rimaniamo sorpresi, invece, del fatto che “certi” italiani si lascino guidare dalla Merkel .

Tutti sappiamo che ormai l’Italia non esiste più e che questo pezzo di mondo che ha scritto e scrive gloriose pagine della storia del mondo sarà come un tempo “servo” del resto dell’Europa.

E diamo anche atto che solo la Merkel sia contestata dagli sponsorizzatori dei neo giallorossi ( Merkel, Macron e Urusla von der Leyen).

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Molto spesso i neonati soffrono di tremori neonatali.

Nei bambini i tremori non sono dovuti al freddo ma alla immaturità del sistema nervoso centrale, che risponde ai lievi abbassamenti della glicemia con piccole scariche elettriche.

I tremori neonatali possono anche essere “sotto stimolo”, vale a dire provocati dall’eccitamento del suo sistema nervoso, ad esempio alle visite pediatriche, ma anche semplicemente dal cambio del pannolino o dopo una crisi di pianto.

 

 

 

Una causa patologica invece di tremore neonatale è relativa all’assunzione di farmaci o sostanze tossiche da parte della madre durante la gravidanza.

Se il neonato presenta tremori persistenti (in termini di durata e di episodi durante il giorno) e altri parametri anomali sarà bene invece contattare il pediatra e cercare di approfondire per escludere una compromissione della corteccia cerebrale.

Sembra che anche al neo governo italiano abbia tremori,addirittura, pre parto.

Non si tratta, in questo caso, di glicemia.

Bensì , probabilmente, di crisi “sottostimolo”.

La crisi di pianto di colui al quale viene cambiato non il pannolino ma il posto di governo.

La crisi di chi perde il potere.

La crisi di chi colui la cui madre ha assunto farmaci o sostanze tossiche durante la gestazione

In questo caso non si deve chiamare il pediatra ma il Presidente della repubblica Mattarella.

E se questi elegantemente fa finta di non intervenire per rispetto della “nazione” e della “democrazia” occorre chiamare i “padri” del governo

Parliamo di Renzi, di Zingaretti, di Grillo et similia.

Aspettiamo che il neo governo nasca.

Aspettiamo che sopravviva qualche ora o giorno.

Aspettiamo che abbia i tremori neo o post natali e poi vediamo.

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battisti cesare aereo testa afpCesare battista dopo aver mentito per 37 anni ora ammette i 4 omicidi. Perché? Quale è la vera ragione? Cosa nasconde questo per me finto pentimento? Chi lo guida? Chi è il suo suggeritore? E ' facile, se uno vuole, capirne le ragioni. Sono nelle sue seguenti parole :" io parlo delle mie responsabilità, non farò i nomi di nessuno". Ed allora ci chiediamo chi stia minacciando. Quanto potenti siano questi suoi complici e compagni di merenda. E poi che cosa si aspetta da loro. Forse la grazia? Purtroppo pensiamo di si. Se é così speriamo che Mattarella vada via prima di concederla!!

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"Celebrare la Giornata del Ricordo significa rivivere una grande tragedia italiana, vissuta allo snodo del passaggio tra la Seconda Guerra Mondiale e l’inizio della guerra fredda.

Un capitolo buio della storia nazionale e internazionale, che causò lutti, sofferenza e spargimento di sangue innocente".

Lo ha affermato il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in occasione della celebrazione al Quirinale del Giorno del Ricordo, aggiungendo: "Mentre, infatti,sul territorio italiano la conclusione del conflitto contro i nazifascisti sanciva la fine dell’oppressione e il graduale ritorno alla libertà e alla democrazia, un destino di ulteriore sofferenza - ha ricordato il Capo dello Stato - attendeva gli italiani nelle zone occupate dalle truppe jugoslave".

"La zona al confine orientale dell’Italia, già martoriata dai durissimi combattimenti della Prima Guerra mondiale, assoggettata alla brutalità del fascismo contro le minoranze slave e alla feroce occupazione tedesca, divenne, su iniziativa dei comunisti jugoslavi, un nuovo teatro di violenze, uccisioni, rappresaglie, vendette contro gli italiani, lì da sempre residenti. Non si trattò, come qualche storico negazionista o riduzionista ha provato a insinuare, di una ritorsione contro i torti del fascismo" ha detto Mattarella.

"Perché - ha spiegato - tra le vittime italiane di un odio, comunque intollerabile, che era insieme ideologico, etnico e sociale, vi furono molte persone che nulla avevano a che fare con i fascisti e le loro persecuzioni".

"Per una serie di coincidenti circostanze, interne ed esterne, sugli orrori commessi contro gli italiani istriani, dalmati e fiumani cadde una ingiustificabile cortina di silenzio, aumentando le sofferenze degli esuli, cui veniva così precluso perfino il conforto della memoria" ha proseguito il Presidente della Repubblica.

"Solo dopo la caduta del muro di Berlino, il più vistoso ma purtroppo non l'unico simbolo della divisione europea, una paziente e coraggiosa opera di ricerca storiografica, non senza vani e inaccettabili tentativi di delegittimazione, ha fatto piena luce sulla tragedia delle foibe e del successivo esodo, restituendo questa pagina strappata alla storia e all'identità della nazione".

"L'istituzione, nel 2004, del Giorno del Ricordo, votato a larghissima maggioranza in Parlamento, dopo un dibattito approfondito e di alto livello, ha suggellato questa ricomposizione nelle istituzioni e nella coscienza popolare".

E "certa propaganda legata al comunismo internazionale - ha aggiunto il Capo dello Stato - dipingeva gli esuli come traditori, come nemici del popolo che rifiutavano l'avvento del regime comunista, come una massa indistinta di fascisti in fuga. Non era così, erano semplicemente italiani".

"Molti tra i presenti - ha affermato il presidente Mattarella - figli e discendenti di quegli italiani dolenti, perseguitati e fuggiaschi, portano nell'animo le cicatrici della vicenda storica che colpì i loro padri e le loro madri.

Ma quella ferita, oggi, è ferita di tutto il popolo italiano, che guarda a quelle vicende con la sofferenza, il dolore, la solidarietà e il rispetto dovuti alle vittime innocenti di una tragedia nazionale per troppo tempo accantonata"

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Da un po’ di tempo guardo stupito il cambiamento genetico che ha subito da qualche anno a questa parte il quotidiano cattolico dei vescovi italiani (Conferenza Episcopale Italiana).

 

 

Innanzitutto sul piano della linea editoriale generale: da quotidiano di carattere eminentemente religioso è diventato politico, anzi partitico, con la trattazione di argomenti di carattere religioso del tutto marginale, residuale, assolutamente insufficiente a caratterizzarlo come tale.

In secondo luogo riguardo all’impostazione politica della linea editoriale: da quotidiano rigorosamente, tenacemente super partes e con trattazione di argomenti politici minimale, si è trasformato in quotidiano di parte schierato politicamente con un solo partito, il PD, e soprattutto con Renzi e il suo stretto giro.

Ho colto questo cambiamento già da quando il Papa era Benedetto XVI.

Ma durante il pontificato di Papa Francesco non vi è dubbio che questa tendenza si è fatta più marcata e persino sfacciata.

Ieri, sul blog ‘Lo Straniero’ di Antonio Socci, ho letto un post interessante che mi ha illuminato e mi ha fatto capire le ragioni politico/culturali di tale profondo cambiamento.

Ma non pago di tale scoperta, sono andato a vedere anche se per caso ci fossero ragioni più terra-terra, in altre parole se ci fossero contributi pubblici all’editoria che avessero spinto in una direzione che non poteva non limitare l’autonomia e la libertà di questa testata storica, fondata 50 anni fa su iniziativa del futuro Papa Paolo VI, una volta davvero religiosa e cattolica e che ha cessato di esserlo.

Così ho letto su ‘Lettera 43’ un articolo che aveva il seguente titolo: “Giornali, a chi sono andati i fondi per l’editoria nel 2016”.
Ma la mia curiosità per essere completamente appagata è andata sul sito della Presidenza del Consiglio – Dipartimento per l’informazione e l’editoria (http://informazioneeditoria.gov.it/it/attivita/contributi-erogati-e-agevolazioni-concesse/contributi-erogati-e-agevolazioni-concesse/2017/).

Mi pare ragionevole indicarvi l’ammontare dei contributi ricevuti da Avvenire durante i governi Letta, Renzi, Gentiloni e cioè negli anni dal 2013 al 2017.

I contributi statali di cui ha usufruito il quotidiano della CEI negli anni indicati sono i seguenti:

2017 € 2.519.173,47 (rata di anticipo al 42,05 %, il totale sarà circa quello dell’anno scorso),

2016 € 5.990.900,04 pari a circa 16.400 euro al giorno

2015 € 4.625.034,74

2014 € 3.917.868,90

2013 € 3.400.075,41

Poiché ho grande stima e rispetto per ciò che fa la Chiesa per i più bisognosi e per l’amore che essa giustamente insegna per la verità, ho voluto riportare questi dettagli.

Allo stesso modo provoca sconforto e rammarico l’ipocrisia di cui è intrisa la linea editoriale di Avvenire che è orientata a colpire con durezza e senza ragioni oggettive il Governo Conte in tutti i suoi esponenti di primo piano.

Non ha evitato però di scodinzolare anche scompostamente intorno agli esponenti degli altri governi.

Da https://www.silenziefalsita.it/2018/10/17/avvenire-pagato-per-anni-coi-soldi-pubblici-dati-dai-governi-pd-attacca-il-governo-conte-e-salvini/?fbclid=IwAR0oVySFbP20PVL1S1oI7P6UXnCcHkB1el6WOzHRzrO2LcVqz9XbPbh_oRQ

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Ecco la risposta a chi critica il nostro presidente che sembra interessato più ai problemi del mondo( vedi la schiavitù) e meno a quelli italiani.

In attesa dei poveri italiani che girano tra i rifiuti per recuperare qualcosa da mangiare, visto che non hanno la dignità di chiedere l’elemosina davanti ai supermercati, sembra che abbia preso una decisa posizione politica sulla vicenda della medicazione delle fratture nella sanità calabrese.

Non conoscete la vicenda?

E già tutte le televisioni parlano degli episodi di razzismo, e dello schiavismo, tanto per non far parlare dei veri problemi dell’Italia :

Eccola descritta dalla bella penna di ALESSIA CANDITO

“Reggio Calabria, in ospedale mancano i gessi: pazienti medicati con il cartone

Cartone al posto del gesso e un appuntamento alla mattina dopo.

Rompersi un arto di notte a Reggio Calabria è un problema, la cui soluzione deve essere necessariamente rinviata al giorno dopo, quando il reparto di ortopedia apre i battenti con i suoi (pochi) specialisti e tutto il materiale necessario per trattare fratture e lussazioni.

Di notte invece, a meno che non si tratti di casi gravi, ad occuparsene è il Pronto soccorso, perché ad Ortopedia i medici non bastano per garantire anche le guardie.

Non che il reparto di prima assistenza se la passi meglio.

Nato per rispondere alle esigenze di una città di poco più di 200mila persone, adesso è l'unico punto di riferimento per l'intera provincia e i suoi 750mila abitanti.

Saturo.

A corto di personale e di mezzi.

Così capita - e sono almeno quattro i casi documentati con tanto di foto - che dopo la visita fratture e lussazioni vengano trattati con garze, bende e cartoni per immobilizzare l'arto.

Almeno fino all'indomani mattina, quando in Ortopedia arrivano pazienti "impacchettati" alla meno peggio.

"È una situazione da terzo mondo - dice Gianluigi Scaffidi, rappresentante dell'Anaoo, il sindacato dei medici ospedalieri - anzi neanche lì si vede più". Il problema però, spiega, sta a monte. L'intero ospedale, unico hub provinciale, è sottodimensionato rispetto all'utenza cui si rivolge e la soluzione non può essere la costruzione di un nuovo polo sanitario che non si sa quando vedrà la luce. In direzione generale, cadono dalle nuvole.

"Non sapevamo nulla di tutto ciò - dicono - indagheremo.

Per domani mattina è convocata una riunione per chiarire la situazione e individuare gli eventuali responsabili.

Di certo prenderemo provvedimenti".

Beh. Ci hanno chiesto di suggerirvi di tenere sempre del buon cartone in auto. In Calabria non si sa mai!

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