BANNER-ALTO2
A+ A A-

Redazione TirrenoNews

Dal 2005 la Redazione di TirrenoNews.Info cerca di informare in modo indipendente e veloce.

 

LogoTirrenoNews

Email: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Un anno intenso per i vigili urbani: nonostante la carenza di organico sono stati garantiti i servizi essenziali in città. Ecco i dati del comandante Zucco della PM di Lamezia Terme:

La relazione sul 2012 è stata illustrata il 18 mattino dal comandante Salvatore Zucco, affiancato dal tenente colonnello Sergio Rubino e dall'assessore al ramo Pina Abramo.

Un anno particolarmente impegnativo per i vigili urbani che, nonostante la cronica carenza di personale (all'appello mancano infatti 40 unità), sono riusciti a garantire dei servizi essenziali per la città.

Sono appena 57 poliziotti municipali, di cui solo il 60% idoneo a stare sulla strada( cioè 34).

La sintesi dei dati:

20.476 sanzioni elevate, 2.561 punti decurtati e 28 patenti ritirate.

140 incidenti stradali rilevati, di cui 80 con lesioni, 4 con prognosi riservata e 50 senza lesioni;

9 notizie di reato trasmesse alla A G

11 conclusioni indagini,

110 sono stati i sopralluoghi tecnici effettuati.

4 persone arrestate in flagranza di reato per omissione di soccorso e favoreggiamento alla prostituzione;

108 notizie di reato e

93 persone denunciate.

113 ispezioni ad attività commerciali su aree private e pubblico in seguito ad accertamenti d'ufficio, esposti, e richieste di altri enti o a controlli durante il servizio;

14 ordinanze di chiusura o sospensione attività commerciali controllate,

647 controlli in occasione dei mercati settimanali, feste patronali, fiere e sagre varie.

21 le violazioni contestate a esercizi commerciali e

115 le violazioni contestate per il commercio su area pubblica (vendita abusiva o irregolare).

38 sequestri amministrativi di merce e attrezzature in genere,

11 sequestri giudiziari di merce con marchio contraffatto, il tutto per un totale di 10mila pezzi sequestrati.

7 sono state le violazioni rilevate al codice della strada per collocazione abusiva di pubblicità.

433 accertamenti vari in materia edilizia,

97 accertamenti effettuati su delega dell'autorità giudiziaria,

40 le comunicazioni di notizie di reato redatte per costruzioni realizzate in assenza di concessione o autorizzazione;

32 i verbali amministrativi di violazioni urbanistico edilizie e

14 i verbali di sequestro di immobili abusivi, apposizione sigilli e nomina custode giudiziario.

53 verbali di inottemperanza,

19 verbali di dissequestro,

18 ordinanze di demolizioni,

4 verbali di rimozione e di riapposizione di sigilli e

119 sopralluoghi per conto o congiunti con settori tecnici.

75 sono state le ispezioni finalizzate alla tutela ambientale o al controllo dei cicli lavorativi aziendali,

30 i sopralluoghi per accertare l'ottemperanza di ordinanze per motivi di igiene,

22 i reati contravvenzionali accertati e conseguente informativa all'autorità giudiziaria,

27 i reflui fognari denunciati,

20 gli accertamenti igienico-sanitari,

7 interventi di emergenza di protezione civile e

213 sanzioni amministrative in materia ambientale.

Nel 2012 in cassa è entrato milione di euro rispetto a 680mila dell'anno precedente.

La Società italiana di geriatria e gerontologia (Sigg) e Datanalysis, ha condotto un’indagine su 1500 anziani con più di 75 anni,rilevando che 3 milioni di anziani sbagliano dosi e terapia perché non vedono bene, magari quante gocce versarsi, o non si ricordano.

Un errore che può capitare frequentemente, visto che tra gli intervistati, 6 su 10 soffrono di due o più malattie, e uno su tre di almeno una patologia.

Tanti i problemi. Scatole simili per forma e colore, gocce invisibili, nomi quasi uguali, pastiglie piccole che si possono confondere fra loro, bugiardini incomprensibili, blister con troppe pillole e non numerate.

Queste le principali insidie che mandano in confusione gli anziani quando devono prendere un farmaco, tanto che uno su due si trova in difficoltà con le terapie.

Il risultato è che circa la metà degli over 75, cioè 3 milioni (su una popolazione di 6 milioni), sbaglia dosi e terapia.

Cosa fare allora?

Secondo Giuseppe Paolisso, presidente della Società italiana di geriatria e gerontologia occorre “ avere a disposizione medicinali semplici da riconoscere, in confezioni facili da manipolare, con nomi chiari e foglietti illustrativi che non diano adito a dubbi: per tre milioni di over 75 invece le confezioni di pastiglie, gocce e compresse non sono adeguate alle proprie condizioni e impossibili da usare senza fare errori. Tutto questo può aumentare il rischio di effetti collaterali”

Un altro grande problema è la spesa per i farmaci.

Nonostante le campagne di sensibilizzazione fatte, solo il 30% dei 6 milioni di over 75enni conosce i generici, e circa 900mila li usa. Il resto si serve dei farmaci “griffati”, più costosi. La spesa media annuale del Servizio sanitario nazionale per gli anziani over65 è di 10 miliardi di euro l’anno, cioè circa 900 euro per ciascuno, di cui solo 1 miliardo è per i generici.

Poi il geriatra è sconosciuto alla maggioranza degli anziani: solo uno su tre si è rivolto allo specialista per un consulto. Il che fa sì che il 45% degli anziani assuma farmaci inappropriati, spesso per la gestione del colesterolo alto o per ridurre la coagulazione del sangue.

Insomma spesso, molto spesso gli anziani sono soli con se stessi e le loro insufficienze.

Leggiamo su http://ulisse.sissa.it/ questo interessante articolo nel quale si parla della sentenza del Giudice che ha confermato le accuse agli scienziati ma nel mentre si tenta un disperata difesa degli stessi. Leggete e giudicate voi, ma noi vi ricordiamo la domanda clou: “a cosa serve la Commissione Grandi Rischi se i terremoti sono assolutamente imprevedibili?”

“Lascia allibiti il documento del giudice unico Marco Billi, che motiva la sentenza del 22 ottobre scorso, e che va ben al di là delle tesi contenute nella requisitoria dei pubblici ministeri. Nel documento (la versione integrale sul sito dell’INGV) si arriva ad affermare che (pagina 297)

La tesi secondo la quale l’attività di riduzione del rischio sismico consiste solo nel miglioramento delle norme sismiche, negli interventi di consolidamento strutturale preventivo e nella riduzione della vulnerabilità delle strutture esistenti (“l’unica difesa dai terremoti consiste nel rafforzare le costruzioni e migliorare le loro capacità di resistere al terremoto”), dunque, non costituisce solo oggetto di una eccezione difensiva ma rappresenta, secondo gli imputati, il prevalente, se non addirittura l’unico, strumento di mitigazione del rischio sismico.

Tale tesi difensiva appare assolutamente infondata. In tema di valutazione e di mitigazione del rischio sismico, l’affermazione secondo la quale “l’unica difesa dai terremoti consiste nel rafforzare le costruzioni e migliorare le loro capacità di resistere al terremoto” appare tanto ovvia quanto inutile.

Questo perché, continua il giudice:

I Comuni italiani, quasi tutti caratterizzati da estesi centri storici risalenti nei secoli, richiederebbero, per rafforzare le costruzioni esistenti e migliorare la loro capacità di resistere al terremoto, risorse finanziarie talmente ingenti da risultare concretamente indisponibili.

Insomma mancano i soldi… ma non basta. Si afferma anche che “la necessità di rafforzare le costruzioni e migliorare le loro capacità di resistere al terremoto” “ricorda più una clausola di stile che un intento concretamente attuabile”!

Ricordiamo che il processo a sette dei partecipanti alla riunione della Commissione Grandi Rischi del 31 marzo 2009 si è concluso in primo grado con la sentenza a 6 anni di reclusione per omicidio colposo per tutti e sette gli imputati. Per la storia del processo si veda l’articolo Processo L’Aquila: ecco la sentenza di primo grado, pubblicato su OggiScienza e i riferimenti in esso contenuti.

Affermare che sia inutile l’opera di prevenzione dei rischi sismici, attraverso la costruzione e l’adeguamento di edifici che rispettino le norme antisismiche, è semplicemente assurdo. La sentenza e le sue motivazioni spostano l’attenzione e il focus dal punto fondamentale che è proprio quello della prevenzione: si pretende risposte immediate e certe per risolvere in poche ore o pochi giorni una carenza che potrebbe essere risolta solo con anni di impegno. Serve una maggiore conoscenza della pericolosità del territorio, la consapevolezza della vulnerabilità e dell’esposizione al rischio e l’azione congiunta di scienziati, istituzioni, autorità nazionali e locali, operatori dei media e società civile. E naturalmente i necessari investimenti. Si tratta insomma di una scelta politica e sociale di medio e lungo termine, che in Italia non viene però affrontata e che questa sentenza ritiene non rilevante, mettendo così in pericolo milioni di persone. Sappiamo infatti che l’Italia è un paese molto sismico e la maggior parte della popolazione italiana vive in una zona a rischio sismico.

A pagina 72 del documento del giudice si scrive:

Nel capo di imputazione, infatti, il P.M. non contesta agli imputati la mancata previsione del terremoto, la mancata evacuazione della città di L’Aquila o la mancata promulgazione di uno stato di allarme, ma addebita agli imputati la violazione di specifici obblighi in tema di valutazione, previsione e prevenzione del rischio sismico disciplinati dalla vigente normativa.

Questo argomento viene ripreso anche altrove (per esempio a pagina 185). Tuttavia a pagina 198 leggo: “Dire che in una zona sismica non si possono escludere terremoti, significa operare una vuota tautologia, in quanto se una zona non fosse interessata da terremoti non sarebbe definita sismica”, indicando così che gli imputati avrebbero dovuto fare una valutazione della probabilità di un evento più forte: ma quanto più forte? quando? dove esattamente?

Più esplicitamente a pagina 246 il giudice scrive che “le conoscenze e i dati (gli indicatori di rischio che verranno di seguito esaminati) a disposizione degli imputati a L’Aquila il 31.3.09 permettevano certamente di poter formulare una fondata valutazione di prevedibilità del rischio”, mentre a pagina 248 “la previsione del rischio è invece la formulazione di un giudizio, di una valutazione prognostica, circa la realizzazione in concreto di una situazione potenziale e circa quelle che potranno essere le possibili conseguenze dannose derivanti da un accadimento non prevedibile quale il terremoto.” Di fatto quindi si addebita agli imputati la colpa di non aver previsto un evento imprevedibile, perché la previsione del rischio del terremoto è inscindibile con quella del terremoto stesso, che come è noto, e dato per scontato anche dal Pubblico Ministero, è imprevedibile… (pagina 256).

A pagina 264 “Gli imputati, alla data del 31.3.09, conoscevano ed avevano a disposizione una serie di indicatori per formulare un adeguato giudizio di prevedibilità del rischio a fini di prevenzione.”

Supponiamo che fosse possibile (cosa che non è e forse non sarà mai) prevedere i terremoti con esattezza a distanza di pochi giorni o ore dal loro verificarsi, individuando ora, luogo e intensità precise. Saremmo probabilmente in grado di salvare molte vite umane (purché capaci di implementare piani di evacuazione efficaci!), e questo sarebbe un risultato indiscutibilmente inestimabile. Tuttavia il terremoto farebbe comunque il suo corso distruggendo case, fabbriche, scuole, monumenti… così come è stato all’Aquila. Ricordiamo che, oltre alle 309 vittime, 65.000 persone sono state costrette a lasciare le loro case. Ricordiamo che ancora oggi la città è devastata: non solo il centro storico non è stato ricostruito ma nemmeno il tessuto sociale ed economico.

Nessuna fantascientifica capacità di previsione potrebbe mai evitare questa distruzione. Il terremoto è un evento incontrollabile.

Che cosa facciamo allora? Aspettiamo e incolpiamo coloro che da anni stanno facendo il proprio lavoro, seriamente e apertamente, per migliorare la conoscenza e le capacità di protezione dai terremoti? Celebriamo un processo dopo l’altro, e nelle aule dei tribunali speriamo di rendere giustizia a chi ha perso famigliari e amici o la propria casa? E nel frattempo lasciamo che la violenza del terremoto (inevitabile in un paese come l’Italia) faccia il suo corso e lasci interi paesi senza passato, presente e futuro?

Le persone continueranno a morire, e città e territori a essere distrutti. Questa notte stessa, in uno qualunque dei comuni italiani, potrebbe avvenire un terremoto devastante, senza nessun preavviso immediato.

Morte e distruzione si possono evitare, e si sarebbero potuti evitare anche all’Aquila. Gli strumenti e le conoscenze sufficienti sono a disposizione da molto tempo.

Innanzitutto esiste la mappa di pericolosità sismica che è stata elaborata dai simologi italiani e messa a disposizione di tutti. Dal 2006 — tre anni anni prima del terremoto dell’Aquila — la mappa è una legge dello Stato e rappresenta uno strumento importantissimo per proteggersi dai terremoti. Questa carta, già nota a tutti gli esperti, è stata mostrata e discussa anche nella riunione della Commissione Grandi Rischi: nella mappa, L’Aquila è segnata come zona ove la pericolosità sismica è massima, indipendentemente dal fatto che ci siano o meno delle sequenze sismiche in atto.

Dalla bozza di verbale della riunione della Commissione Grandi Rischi del 31 marzo 2009, e riportato a pagina 87 del documento del giudice, Boschi (allora presidente dell’INGV) dichiara che “Gli eventi ricadono nella zona sismica appenninica, indicata da queste due strisce rosse, che è una delle più sismiche d’Italia…” e ancora “In realtà ci preoccupa perché ci sono stati terremoti fortissimi…” Giulio Selvaggi (allora direttore del Centro Nazionale Terremoti dell’INGV) dice anche che: “Quindi non è lo sciame o la sequenza che ci deve allarmare, ma dobbiamo preoccuparci se viviamo in zone sicure o no, sia per le abitazioni, che per gli edifci, come le scuole”, mentre ”Sotto il monte Urano la faglia non dorme. La frattura della crosta terrestre che si credeva silente è attiva: una situazione che può creare terremoti … Faglia che, per la sua lunghezza – precisa telefonicamente Fabrizio Galadini (sismologo dell’INGV)– potrebbe essere potenzialmente responsabile di terremoti di magnitudo tra 6,5 e 7 della Scala Richter.” Tutto ciò non viene considerato rilevante, ma lo sono invece solo le dichiarazioni che sono state interpretate come rassicuranti (spesso in modo forzoso dai media), prima fra tutte la famosa intervista a De Bernardinis (pagina 225 e seguenti), che però è avvenuta prima della riunione.

Insieme alla mappa, come già detto, si deve attuare il rinnovamento del patrimonio edilizio italiano che oggi non è in grado di sopportare scosse che in altri paesi non farebbero cadere neanche un cornicione. È importante sottolineare che non sono i terremoti a uccidere ma gli esseri umani che con negligenze, trascuratezze e interessi illeciti impediscono e ostacolano l’opera di prevenzione: esiste una relazione (dimostrata) tra indice di corruzione e morti nei terremoti (cfr Forti terremoti a confronto).

Nel documento del giudice, a proposito del patrimonio edilizio aquilano, a pagina 727 si elencano le carenze strutturali degli edifici in cui sono morte le persone a cui si riferisce questo processo: tutte presentano una vulnerabilità sismica alta o medio-alta per errori di progetto, ristrutturazioni sbagliate, carenze costruttive, assenza di interventi di riqualificazione, vetustà… ma a pagina 714: “In altri termini, i profili che nel caso di specie si qualificano come “fatto illecito altrui” rientrano certamente nella sfera di prevedibilità degli imputati così da non costituire, nella sequenza concausale, fatto eccezionale.”

Il giudice fa poi riferimento alla cronica mancanza di fondi delle amministrazioni pubbliche! È verissimo che l’adeguamento del patrimonio edilizio (anche storico) implica degli investimenti. Tuttavia è stato dimostrato che interventi di ripristino del costruito non a norma possono essere realizzati a basso costo, e salvare vite umane. Esistono importanti organizzazioni internazionali che svolgono questo lavoro (vedi Geohazard International). Inoltre ci si deve anche chiedere quanto ci costa la devastazione dopo ogni terremoto. Sicuramente molto di più di quanto ci costerebbe una pianificazione sensata, che oltre a evitare tante morti inutili proteggerebbe il tessuto economico e sociale delle zone colpite.

Il processo dell’Aquila ha altri aspetti che andrebbero approfonditi. Perché tra i sette imputati non si è fatta nessuna distinzione di ruoli? Gli imputati, lo ricordiamo, sono Franco Barberi, presidente vicario della Commissione Grandi rischi, Bernardo De Bernardinis, vicecapo del settore tecnico del Dipartimento di Protezione civile, Enzo Boschi, allora presidente dell’INGV, Gian Michele Calvi, direttore di Eucentre e responsabile del progetto CASE, Claudio Eva, ordinario di fisica all’Università di Genova (tutti componenti della Commissione Grandi Rischi) e inoltre Mauro Dolce, direttore dell’ufficio rischio sismico del Dipartimento della Protezione civile e Giulio Selvaggi, allora direttore del Centro nazionale terremoti dell’INGV.

Perché tra i presenti alla riunione, i responsabili delle autorità locali, in particolare il sindaco dell’Aquila Massimo Cialente e l’assessore alla Protezione Civile della Regione Abruzzo Daniela Stasi, il dirigente responsabile della Protezione Civile della Regione Abruzzo Altero Leone, non sono tra gli imputati? Proprio loro a cui la legge affida il compito della salute e della salvaguardia dei cittadini?

Perché il pubblico ministero, e il giudice che appoggia la sua tesi, pur addentrandosi in complesse questioni scientifiche citando ricerche molto specialistiche, non ha ritenuto di dover avvalersi di un consulente sismologo che potesse consigliarlo in questa disciplina, in cui un giurista non ha competenze, ma si permette poi di motivare la sua richiesta proprio sulla base di elementi scientifici?

Sono tutti elementi che fanno di questo processo una pessima pagina della storia di questo paese e che invece avrebbe potuto segnare un punto di svolta verso un modo più moderno e civile di affrontare le emergenze. Non credo che il progresso per la mitigazione dei rischi naturali passi attraverso l’aula di un tribunale. La protezione dai terremoti dovrebbe essere una priorità nazionale, migliorando al contempo la catena di responsabilità tra chi, scienziati, protezione civile, amministrazione centrale e locale, si deve occupare per legge di affrontare queste emergenze. Purtroppo dal 2009 a oggi pochissimo è stato fatto anche su questo fronte.

 

A questo proposito i sismologi dell’INGV (Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia), riportano l’attenzione sulla mappa di pericolosità. Secondo Lucia Margheriti e Pio Lucente: “Sapere, attraverso la Mappa di Pericolosità, che un forte terremoto potrà colpire una determinata regione entro un intervallo di tempo più o meno lungo non è cosa da poco conto. Non è una notizia particolarmente “sexy”, di quelle che attirano l’attenzione del pubblico e guadagnano i titoli a tutta pagina sui giornali. Ma è quello che serve agli amministratori per formulare le leggi e delle norme di costruzione adeguate. Questo la sismologia oggi lo può fare, e lo fa.

Nel tempo in cui viviamo gli investimenti cospicui di denaro pretendono ricavi altrettanto cospicui, certi, e soprattutto a breve termine. Quello che bisogna cominciare a chiedersi, come società e come cittadini, è se siamo finalmente pronti a investire in qualcosa che potrebbe restituire i suoi preziosi frutti solo dopo molto tempo, al di là del termine della nostra vita di singoli individui!

Siamo convinti che la tragedia dell’Aquila, con tutte le sue contraddizioni, abbia dolorosamente contribuito a far crescere la comunità scientifica sismologica italiana. Vorremmo, come ricercatori sismologi, parte di questa comunità, continuare a crescere insieme alla società che ci è intorno e di cui noi siamo parte. La condanna del Tribunale e le motivazioni presentate a nostro giudizio non vanno in questa direzione.”

BANNER-ALTO2
© 2010 - 2021 TirrenoNews.Info | Liberatoria: Questo sito è un servizio gratuito che fornisce ai navigatori della rete informazioni di carattere generale. Conseguentemente non può rappresentare una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità predefinita. Non può, pertanto, essere considerato un prodotto editoriale ai sensi della legge 62 del 7 marzo 2001. L'Autore del sito non è responsabile dei commenti inseriti nei post o dell’utilizzo illegale da parte degli utenti delle informazioni contenute e del software scaricato ne potrà assumere responsabilità alcuna in relazione ad eventuali danni a persone e/o attrezzature informatiche a seguito degli accessi e/o prelevamenti di pagine presenti nel sito. Eventuali commenti lesivi dell’immagine o dell’onorabilità di persone terze non sono da attribuirsi all’autore del sito, nemmeno se il commento viene espresso in forma anonima o criptata. Nei limiti del possibile, si cercherà, comunque, di sottoporli a moderazione. Gli articoli sono pubblicati sotto “Licenza Creative Commons”: dunque, è possibile riprodurli, distribuirli, rappresentarli o recitarli in pubblico ma a condizione che non venga alterato in alcun modo il loro contenuto, che venga sempre citata la fonte (ossia l’Autore). Alcune immagini pubblicate (foto, video) potrebbero essere tratte da Internet e da Tv pubbliche: qualora il loro uso violasse diritti d'autore, lo si comunichi all'autore del sito che provvederà prontamente alla loro pronta. Qualunque elemento testuale, video, immagini ed altro ritenuto offensivo o coperto da diritti d'autore e copyright possono essere sollecitati inviando una e-mail all'indirizzo staff@trn-news.it. Entro 48 ore dalla ricezione della notifica, come prescritto dalla legge, lo staff di questo Blog provvederà a rimuovere il materiale in questione o rettificarne i contenuti ove esplicitamente espresso, il tutto in maniera assolutamente gratuita.

Continuando ad utilizzare questo sito l'utente acconsente all'utilizzo dei cookie sul browser come descritto nella nostra cookie policy, a meno che non siano stati disattivati. È possibile modificare le impostazioni dei cookie nelle impostazioni del browser, ma parti del sito potrebbero non funzionare correttamente. Informazioni sulla Privacy