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Scalea, Plinius 2: la Cassazione rigetta e dichiara inammissibili i ricorsi

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SCALEA – 31 ott. 19 - La Corte di Cassazione ha scritto la parola fine a distanza di quattro anni e cinque mesi sull’operazione denominata convenzionalmente Plinius 2.

Si tratta dell’attività dei carabinieri della compagnia di Scalea, del 21 maggio 2015, ritenuta come una sorta di prosecuzione della precedente operazione Plinius del 12 luglio 2013, che aveva colpito l’amministrazione in carica in quel periodo ed esponenti della malavita locale.

La sesta sezione della corte di Cassazione si è pronunciata definitivamente al termine dell’udienza di martedì.

La corte ha rigettato alcuni ricorsi, quelli di: Ettore Arcuri, 42 anni di Scalea; Raimondo Barbaro, 67 anni di Napoli; Franco Cipolla, 58 anni di Cetraro; Giuseppe Crusco, 49 anni, di Scalea; Gian Claudio Lombardo, 31 anni di Scalea; Guido Maccari, 37 anni di Cetraro; Giuseppe Misiano, 44 anni di Scalea; Alessandro Stummo, 32 anni di Scalea; tutti condannati, fra l’altro, al pagamento delle spese processuali.

La Corte di Cassazione ha poi dichiarato inammissibili i ricorsi di Ferdinando Aliberti, 37 anni di Scalea; Anthony Johnny Della Montagna, 29 anni di Scalea; Edone Esposito, 32 anni di Scalea; Gaetano Favaro, 34 anni di Belvedere; Emilio Iacovo conosciuto come “Miliuzzo lo stalliere” 56 anni, di Cetraro; Carmelo Valente detto “testa bianca”, 55 anni di Scalea; Luigino Valente, 38 anni di Scalea; questi ultimi condannati al pagamento delle spese processuali e ciascuno al versamento della somma di duemila euro in favore della cassa delle ammende.

Il 13 luglio dello scorso anno, la Corte d’Appello di Catanzaro aveva rideterminato la pena a: Franco Cipolla, condannato a 4 anni di reclusione e 2000 euro di multa; in primo grado la condanna era stata ad un anno; a Guido Maccari, 3 anni, 9 mesi e 23 giorni, oltre a 2.400 euro di multa; in primo grado la condanna era stata di: 3 anni, 5 mesi e 20 giorni; per Raimondo Barbaro, in ordine ad alcuni reati era stata confermata l’estinzione per intervenuta prescrizione; in ordine ad un ulteriore capo di imputazione era stata rideterminata la pena inflitta in 4 anni, 8 mesi e 20 giorni e 2.200 euro di multa; in primo grado la decisione era stata per una pena di 3 anni e 4 mesi di reclusione. Con la riqualificazione del reato, la corte d’Appello aveva deciso anche la pena per Ettore Arcuri, condannato a 8 anni e 4 mesi di reclusione; in primo grado la pena inflitta era a 8 anni di reclusione. Per Giuseppe Crusco la pena inflitta in Appello era di 8 anni e 8 mesi; in primo grado erano stati inflitti 9 anni. Per Gian Claudio Lombardo, la pena decisa era di 4 anni di reclusione e 2000 euro di multa; in primo grado la condanna era ad un anno di reclusione. Giuseppe Misiano, era stato condannato a 5 anni e 8 mesi e ad una multa di 2200 euro; nella precedente decisione la condanna era a 5 anni e 4 mesi. Alessandro Stummo era stato condannato a 4 anni e 4 mesi e ad una multa di 2.200 euro; nel precedente grado di giustizia la pena era di un anno. I giudici d’Appello avevano confermato la sentenza di I grado impugnata: Ferdinando Aliberti, 8 anni di reclusione; Antony Johnny Della Montagna, 7 anni e 4 mesi; Esposito Edone, 7 anni e 4 mesi; Gaetano Favaro, 3 anni e 4 mesi; Emilio Iacovo, 6 anni e 8 mesi; Carmelo Valente, 10 anni e 8 mesi; Luigino Valente, 7 anni e 4 mesi.

Miocomune

Redazione TirrenoNews

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