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Gli irrequieti di Gigi el Tarik

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Un vecchio sciamano, pellerossa della tribu' degli Stoney nel sud deserti ficato dell'Alber ta, le “Bad Lands” , era un guaritore che usava la Rosa di Jericho per curare.

 

Un giorno il vecchio saggio venne chiamato dalla figlia di una donna che lamentava forti dolori addominali. Lasciato il suo teepee, raggiunse la donna ammalata. Dopo averla osservata per qualche minuto, inizio' a recitare le sue preghiere e, davanti agli occhi increduli della giovane figlia dell'inferma, poggio' il piccolo bulbo secco di una rosa di Jericho sullo stomaco della donna.

Con le mani fece cadere qualche goccia d'acqua sulla pianta, che come per magia si apri' trasformandosi come se fosse una piccola felce.

 

Quasi simultaneamente il dolore scomparve, mentre la pianta si apriva al contatto con l'acqua. La giovane figlia stupita, chiese allo sciamano spiegazioni. Il vecchio indiano, senza scomporsi piu' di tanto, le spiego' che quella pianta viene spazzata dai venti come piccola sterpaglia, sradicandosi da sola quando l'acqua e' troppo scarsa diventando nomade come la tribu' a cui appartenevano.

I canadesi, per non dire tutti i nordamericani, a differenza degli Europei sono abituati a cambiare molto spesso località, a spostarsi in luoghi diversi soprattutto per trovare nuovi lavori, perchè i posti di lavoro in Canada non sono "a vita" come in Italia. Questo e' uno dei motivi per cui le case, si fa per dire, sono costruite con materiali poco costosi, ed in modo che si possano costruire velocemente, come pure gli arredamenti che non sono sofisticati come in Europa.

Così dovendo cambiare città, la casa sarà più facilmente vendibile oppure potrà essere demolita, se non addirittura spostata in altro luogo. Il fratello di Vanessa ha chiamato qualche giorno fa da Slave Lake, un paese a circa 250 km da Edmonton,per dire che la settimana prossima si trasferisce.

Ha trovato un lavoro migliore e lo ha preso al volo. Lascerà quello vecchio venerdi e comincera' quello nuovo lunedì prossimo in Winnipeg nella provincia del Manitoba a circa 1300 km di distanza. In un'altra citta', in un'altra Provincia, cosi' su due piedi, ma non e' una cosa cosi' rara per i nordamericani trasferirsi da un momento all'altro, l'ho gia' visto succedere diverse volte quando vivevo qui. Fa impressione questa cosa, oltre che tristezza.Ieri sono andato a salutare il fratello di Vanessa e ad aiutarlo con il trasloco.

E' incredibile quanti oggetti inutili possa conservare un uomo solo in tutta una vita. A differenza di altri, non e' capace di buttare nulla o per meglio dire, non ha mai avuto nessuna intenzione di farlo. E' come se vivesse meta' qui e meta' la', in un passato non lontano. Ascolta ancora gli lp in vinile collezionati da ragazzo. Wayne, cosi' si chiama, e' un meticcio della tribu' degli Algoquin, una popolazione indiana nomade che, come quasi tutti gli indiani d'America viveva in tende fatte di pelli nei climi più miti e in quelli più rigidi facevano ricorso a vari tipi di riparo, tra cui capanne costruite con blocchi di ghiaccio o di terra e rifugi interrati.

Dove abbondava il legname venivano costruite case di legno, altrove si utilizzava la paglia per coprire semplici capanne. Abitazioni caratteristiche sono il Tepee degli indiani delle praterie, il chikee dei seminole della Florida, gli hogan dei navajo. Apparentemente semplici, queste strutture erano il frutto di sapienti tecnologie.

Inoltre, per i Cherokees, ad esempio, il rosso era il colore del successo e del trionfo, il blu quello della sconfitta e del dolore, il nero rappresentava la morte e il bianco la pace e la felicità.Questo per sottolineare quanto fossero diverse le tribù e del tutto indipendenti tra loro.

Erano popoli liberi che rispettavano la natura e gli altri, amavano anche la loro indipendenza. Le varie razze erano nemiche tra loro e di questa debolezza approfittarono gli invasori occidentali, servendosi degli uni contro gli altri. All’interno delle tribù le guerre erano senza spargimento di sangue. Per sfogare le energie i giovani guerrieri si sfidavano e combattevano tra loro con il “tomahawak” l’ascia da guerra di pietra aguzza legata ad un manico. Il seppellimento o il dissotterramento del Tomahawak segnava la pace o la guerra con i vicini.
Nella lotta contro i “visi pallidi” divenne una micidiale arma letale. Oggi, che tutto questo non esiste piu', nelle riserve vive il 35% della popolazione indiana.

E’ quella parte di “Popolo Rosso” che non si è integrato nell'attuale vita nordamericana. Le riserve indiane commerciano la loro “merchandise”, prodotti artigianali. Scrittori nativi vendono i propri libri ispirati alla più affascinante civiltà del mondo. Ad agenzie di turismo che organizzano soggiorni e viaggi di studio in cui i Pellerossa, portano gli ospiti a visitare i luoghi sacri, una volta rigorosamente vietati ai “visi pallidi”.

Lasciano assistere alle loro feste tradizionali con canti e balli. Fino a poco tempo fa una persona poteva rifugiarsi nelle riserve e farsi adottare da una tribù; oggi queste persone non sono più accettate perché l’iniziazione è stata abrogata e si ottiene soltanto con il matrimonio. Il canadese medio sembra avere ereditato la parte del nomadismo dei nativi e cambia continuamente abitazione, addirittura spostandosi solo di un piano nello stesso stabile. Altri, e non sono pochi, vivono la loro vita in mobile homes, spostandosi facilmente da da un oceano all'altro e trasferendo, a volte, la propria abitazione, portandosela sul groppone come le lumache . Un continuo viaggio lungo una vita intera. Una componente importante quanto negativa del nomadismo canadese e' la perdita dei “contatti” con gli altri e la possibilita' di perdere di vista anche gli amici. Enrico Potestio, immigrato a Edmonton nel lontano 1963, per oltre 20 anni ha coltivato una bella amicizia con un ispettore del gruppo investigativo della polizia della citta'. Una volta andato in pensione, Kenneth, il detective e' scomparso dalla vita di Enrico. Il canadese errante è una persona dalle molteplici identità, imprevedibile, che non si rinchiude nel territorio individuale trasformandolo in una prigione felice. Al contrario si mette in cammino alla ricerca di un qualcosa....non piu' i bisonti. Forse va alla ricerca dell’altrove trasportando con sé i sogni , poiché solo attraverso il viaggio, egli può dire di esistere, e solo riflettendo sul comportamento degli altri esseri umani,e del “nuovo” può comprendere se stesso.

Edmonton nov 8 2015                       Gigino A Pellegrini & G el tarik

Ultima modifica il Lunedì, 09 Novembre 2015 20:33
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