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poloiticaLeggo, sempre su Tirreno News, fonte inesauribile di notizie su Amantea, che il consigliere comunale, Roberto Aloisio, ha rinunciato ad una caterva di “deleghe”. Probabilmente l’intenzione del sindaco era quella di delegare i consiglieri comunali più fidati a seguire alcune tematiche, e questo perché la delega al consigliere comunale, per chi non lo sapesse, è un atto di pura rappresentanza. Per intenderci, l’assessore alla Manutenzione svolge poteri esecutivi ed amministrativi, avendo lui la diretta responsabilità della delega, nonché potere autonomo, gestionale e di firma. La stessa delega ad un consigliere comunale affida semplici funzioni collaborative di carattere generale, ma estranee a quelle competenze prettamente assessoriali. E del resto è ciò che stabilisce l’articolo 42 del TUEL(Testo unico degli enti locali), che individua nella figura del consigliere comunale funzioni di indirizzo e di controllo politico-amministrativo dell’attività della Giunta (composta da Assessori) e del Sindaco. Il consigliere quindi non può essere chiamato a gestire direttamente un settore dell’amministrazione per conto del Sindaco perché si troverebbe contemporaneamente nella posizione di controllato (in quanto consigliere delegato) e di controllore (in quanto consigliere). Secondo la giurisprudenza però lo statuto comunale però può prevedere la delegabilità da parte del sindaco ad un consigliere di alcune competenze, che non comportino l’adozione di atti a rilevanza esterna e compiti di amministrazione attiva, limitate ad approfondimenti collaborativi per l’esercizio diretto delle predette funzioni da parte del sindaco che ne è titolare. Un probabile motivo della rinuncia delle innumerevoli deleghe, da parte del consigliere Aloisio, potrebbe risultare la presa di coscienza dello stesso sul valore effettivo di una “delega”. Infatti, il consigliere comunale delegato non è componente della giunta. Non riveste la carica formale di assessore, ma solo quella di “delegato” nei settori indicati».  Vale, tuttavia, il criterio generale secondo il quale il consigliere può essere incaricato di studi su determinate materie e di compiti di collaborazione circoscritti all'esame e alla cura di situazioni particolari, che non implichino la possibilità di assumere atti a rilevanza esterna, né di adottare atti di gestione spettanti agli organi burocratici.
Il consigliere, infatti, svolge la sua attività istituzionale in qualità di componente di un organo collegiale, il consiglio, che è destinatario dei compiti individuati e prescritti dalle leggi e dallo statuto. 
Poiché il consiglio svolge attività di indirizzo e controllo politico-amministrativo, partecipando «alla verifica periodica dell'attuazione delle linee programmatiche da parte del sindaco e dei singoli assessori» (art. 42, comma 3, del Tuel) ne scaturisce l'esigenza di evitare una “inadeguata” commistione nell'ambito dell'attività di controllo.  Meglio tardi che mai, per il consigliere Aloisio, scoprire che le deleghe sono molto fumo e niente arrosto. Meglio andare a funghi, ed essere coinvolto direttamente nell’azione.

Gigino A Pellegrini & G el Tarik

Pubblicato in Politica

induzioneNon c’è singolo personaggio la cui vita non sia rovinata dall’avere pochi soldi o dall’averli troppo tardi nella vita, o dalle pressioni di convenzioni sociali che sono ovviamente assurde ma non possono essere messe in discussione. Un’attempata zitella ricompensa con bevute una vita inutile; un bel ragazzo sposa una donna abbastanza vecchia da poter essere sua madre; un modesto maestro rimanda il matrimonio con la donna amata fino a quando entrambi sono di mezza età e inariditi; un uomo di buon cuore è infastidito a morte dalla moglie; una donna straordinariamente intelligente e vivace sciupa la possibilità di una relazione amorosa avventurosa con un uomo più anziano e ricade nella futilità del quotidiano; in ciascun caso la ragione ultima del disastro sta nell’obbedire al codice sociale accettato o nel non avere abbastanza risorse per aggirarlo. Alcune delle sopracitate situazioni sono abbastanza tipiche del Mezzogiorno d’Italia.

A differenza della maggior parte dei viaggiatori, i quali, nei loro resoconti del viaggio nel meridione, aggiungono spesso giudizi negativi sugli abitanti, io non posso esentarmi dal mostrare invece costantemente simpatia per le genti del Sud Italia, soprattutto per i calabresi di cui conosco e ammiro la dignità e la gentilezza. Ciononostante, non posso dimenticare, sull'Italia meridionale post-unitaria, il focatico, l’imposta diretta personale riscossa per fuoco o famiglia, in genere in misura uguale qualunque fosse il numero dei componenti e il loro reddito. L'evidente decadenza del Sud in confronto agli splendori del passato; le vessazioni del nuovo Stato con i dazi: il contribuente tenuto a pagare l’imposta personale, sia che fosse capofamiglia sia che vivesse solo anche senza essere provvisto di beni sia che vivesse con altri ma fosse provvisto di redditi propri. Anche se l'abitazione comprendeva più gruppi familiari. Ritornando a vivere in parte nel Sud, non ho potuto non notare la contorta “dipendenza” tipica degli sconfitti che viene ribadita quasi quotidianamente in qualsiasi circostanza, anche nel cercare con diritto di ottenere un qualsiasi banale certificato. Anche in questo viene sottolineato il “favore” che ti viene fatto. Osservo come su gran parte della collettività vi sia una spada di Damocle! Secondo il racconto di Cicerone, Damocle era un membro della corte di Dionisio II, detto il “Vecchio”, tiranno di Siracusa. Damocle, in presenza del tiranno, durante un banchetto iniziò a toccare con mano i piaceri dell'essere un uomo potente. Solamente al termine della cena egli notò, sopra la sua testa, la presenza di una spada sostenuta da un esile crine di cavallo. Dionisio gli propose allora di prendere il suo posto per un giorno, così da poter assaporare tale fortuna, e Damocle accettò. Dionisio fece sospendere sul suo capo la spada perché Damocle capisse che la sua posizione di tiranno lo esponeva continuamente a grandi minacce per la sua incolumità. Immediatamente l’ingenuo Damocle perse tutto il gusto per i cibi raffinati che stava assumendo, nonché per i bellissimi ragazzi che gli stavano intorno e chiese al tiranno di poter terminare lo scambio, non volendo più essere "così fortunato”. Forse esposto per anni in eccesso ad altre culture, orgoglioso della storia della propria regione, mi son sentito intrappolato in un freddo e fumoso paese cattolico dove è impossibile stare a proprio agio senza una spessa imbottitura di ipocrisia tra l’uomo ed il mondo che lo circonda. Dietro il mio tono rabbioso e dolente avvertivo la percezione che gli orrori della vita nella Calabria post unitaria e Savoiarda fossero in gran misura non necessari. Il sudiciume, la stupidità, l’abiezione, la povertà sessuale, la dissolutezza nascosta, la volgarità, le cattive maniere, l’atteggiamento di censura – queste cose sono superflue, poiché il moralismo di cui sono una reliquia non sostiene più la struttura della società. Gente che avrebbe potuto essere felice, senza perdere in capacità, scelse invece di essere triste, inventando tabu insensati con cui terrorizzare sé stessa.

Gigino A Pellegrini & G el Tarik

Pubblicato in Italia

voto02Tutti conosciamo il rinnegamento di Pietro e tutti siamo sempre pronti a deprecare e a condannare questo vile atto compiuto da un discepolo di Gesù nei Suoi confronti, proprio nel momento in cui più che mai Gesù avrebbe avuto bisogno di solidarietà e di sostegno da parte di coloro che più gli erano stati vicini.

Ritengo utile soffermarmi un po’ sui particolari di questo episodio per cercare di cogliere, come sempre, degli spunti utili.

 Dopo aver arrestato Gesù, lo condussero via e lo fecero entrare nella casa del sommo sacerdote. Pietro lo seguiva da lontano.  Siccome avevano acceso un fuoco in mezzo al cortile e si erano seduti attorno, anche Pietro si sedette in mezzo a loro. 

Vedutolo seduto presso la fiamma, una serva fissandolo disse: “Anche questi era con lui”.

 Ma egli negò dicendo: “Donna, non lo conosco!”.  Poco dopo un altro lo vide e disse: “Anche tu sei di loro!”. Ma Pietro rispose: “No, non lo sono!”.  

Passata circa un’ora, un altro insisteva: “In verità, anche questo era con lui; è anche lui un Galileo”.  

Ma Pietro disse: “O uomo, non so quello che dici”. E in quell’istante, mentre ancora parlava, un gallo cantò.  Allora Gesù, voltatosi, guardò Pietro, e Pietro si ricordò delle parole che il Signore gli aveva detto: “Prima che il gallo canti, oggi mi rinnegherai tre volte”. 

Una riflessione attenta sul comportamento di Pietro dopo la cattura di Gesù e sulla facilità con cui passò da una conclamata fedeltà al rinnegamento del suo Maestro avrebbe potuto essere una preziosa lezione per il neo eletto sindaco di Amantea al quale è bastato una sola volta per rinnegare il suo mentore e ideatore della lista che ha vinto le elezioni.

“Vuoi che la tua fidanzata continui a lavorare? Allora tu, lei e la sua famiglia mi dovete votare.” È questo il ricatto che ha fatto finire in carcere il consigliere comunale di Amantea, Marcello Socievole, 53 anni, e il suo mentore politico, l’ex consigliere regionale ed ex sindaco Franco La Rupa, 61 anni.
Per i magistrati della procura di Paola sono entrambi responsabili di voto di scambio e tentata estorsione in concorso, mentre a Socievole la procura contesta anche il reato di violenza privata.
I fatti risalgono alla campagna per le ultime amministrative. All’epoca, secondo quanto emerso dalle indagini dei carabinieri del comando provinciale di Cosenza, il consigliere comunale era alla ricerca di voti che ne garantissero l’elezione, mentre La Rupa si muoveva come sostenitore-ombra della coalizione guidata dall’attuale sindaco di Amantea, Mario Pizzino.

Pur di accumulare preferenze, i due politici non avrebbero esitato ad utilizzare ricatti e minacce.
Oggetto delle pressioni un ragazzo di Amantea, obbligato a convincere la fidanzata e la famiglia di lei a votare per Socievole, pena il mancato rinnovo del contratto di lavoro che la ragazza aveva con la scuola materna gestita dal comune di Amantea attraverso una cooperativa. Un ricatto cui nessuno – né i due fidanzati, né la famiglia di lei avrebbe accettato di sottostare.
Per tentare di sottrarsi i genitori della ragazza avrebbero persino registrato di nascosto Socievole, minacciando poi di denunciarlo. Ma il consigliere comunale non avrebbe tenuto minimamente in conto la loro determinazione. Al contrario, avrebbe tentato di intimidirli prospettando un’azione giudiziaria nei loro confronti. Anche in questo caso però, le minacce del politico non avrebbero avuto effetto alcuno.
Quel nastro è stato messo a disposizione degli investigatori, che in pochi mesi hanno trovato evidenze e riscontri alla denuncia dei due fidanzati e dei genitori di lei. Elementi sufficienti a chiedere e ottenere l’arresto del politico e del suo mentore.
 Se oggi abbiamo delle certezze che ci sembrano incrollabili, non è detto che in momenti di dura prova, queste certezze non vacillino e non siano più tali. Quando si guarda ad Amantea ci si può aspettare di tutto. E si può anche scoprire che i malavitosi, oltre a tessere le file del potere e della politica, è capace anche di far eleggere oppure sciogliere un consiglio comunale solo perché non gradisce le linee imposte da amministratori pubblici fedeli e lontani da logiche mafiose. Chiaramente non è questo il caso. I signori che oggi occupano il ruolo di amministratori hanno accettato di far parte del gruppo pur sapendo dove, questo loro atto volontario, li avrebbe condotti, E così, usando le regole della liberal democrazia possono esser fatti fuori da i loro mandanti: basta minacciare un buon numero di consiglieri comunali, obbligandoli a dimettersi, e il gioco è purtroppo fatto poiché di conseguenza viene decretato lo scioglimento dell'amministrazione e la decadenza del sindaco che, come se non fosse successo nulla, ha dichiarato: "Ci siamo proposti con un progetto politico chiaro, indirizzato alla legalità e alla trasparenza. Sono queste le due direttrici che segnano il nostro cammino, oggi come in futuro, nel rapporto con la comunità e con le nuove generazioni, linfa vitale della società.” Senza tentennamenti ha aggiunto “L'onestà è il nostro credo".

Gigino A Pellegrini & G el Tarik di ritorno dal Libano

 

Pubblicato in Primo Piano

ponteLe Amministrazioni Comunali, in quanto non proprietari bensì custodi dei beni comuni, dovrebbero esercitare nei confronti di tali beni un diritto di cura fondato non sul singolo interesse, come nel caso del diritto di proprietà, bensì sull'interesse generale.

Agli amministratori viene chiesto di essere "disinteressati" in quanto dovrebbero andare oltre il diritto di proprietà per prendersi cura di beni che sono di tutti.

In entrambi i casi, si tratterebbe di un'evoluzione quanto mai positiva della specie umana, che dimostrerebbe in tal modo di saper uscire dalla ristretta cerchia familiare e dall'individualismo proprietario per aprirsi al mondo.

Questo porta all’interesse pubblico che è “generale”, cioè di tutti, solo in questo senso: perché tutti, attraverso i meccanismi della rappresentanza politica e attraverso l’esercizio dei diritti di libertà costituzionalmente garantiti, devono avere la possibilità di partecipare alla scelta.

D’altra parte, in un ordinamento democratico ed in una società complessa in cui gli interessi da proteggere sono tanti e fra loro in vario modo confliggenti (ad esempio, l’ambiente e lo sviluppo), questo è l’unico modo per concepire correttamente (dal punto di vista giuridico) l’interesse pubblico. Nell’Ordinamento italiano vige il principio per cui l’interesse “pubblico” (come qui definito), quando è individuato dalle istituzioni legittimate con l’osservanza della Costituzione e del diritto, prevale su qualsiasi altro interesse, “generale” o “non generale” che sia : ad esempio, il Comune che in sede di pianificazione urbanistica decide, nel rispetto delle leggi, in un certo momento e in una certa situazione, di consentire l’edificazione di una vasta area, individua come interesse pubblico (perciò prevalente) l’interesse (di per sé “generale”) allo sviluppo economico sull’interesse (anche questo di per sé “generale”) alla maggiore tutela dell’ambiente.

 

A fini di utilità generale la legge può riservare originariamente o trasferire, mediante espropriazione e salvo indennizzo, allo Stato, ad enti pubblici o a comunità di lavoratori o di utenti determinate imprese o categorie di imprese, che si riferiscano a servizi pubblici essenziali o a fonti di energia o a situazioni di monopolio ed abbiano carattere di preminente interesse generale.

Dopo tale premessa, veniamo alle miserie locali e alla vecchia SS18 ormai parte della rete viaria di Amantea. In località “Catocastro”, a unire le due sponde del fiume che porta lo stesso nome, vi è un ponte in acciaio costruito agli inizi del 1900 che da anni desta preoccupazione nella popolazione che deve attraversarlo. Inoltre, nel 2013 l’Amministrazione comunale riteneva il ponte “di importanza strategica ai fini della protezione civile in quanto rappresenta una via di fuga dal centro Storico”.

Questo faceva spendere alla stessa Amministrazione € 9.997,90 per uno “Studio di vulnerabilità statico/sismica” dello stesso ponte, presentato dall’ing. Clemente Caruso. Non è dato sapere i risultati di tale “indagine”.

Gli unici segni della “campagna di indagini e prove sia in situ che in laboratorio” sono dei solchi profondi che attraversano il sopracitato ponte, e che sono andati a far compagnia ad una cinquantina di buche già presenti per tutto il tragitto e che nel tempo hanno danneggiato decine di macchine. In aggiunta, all’uscita nord del ponte esiste una biforcazione che conduce alla chiesetta di San Giuseppe. Sulla destra di questa strada vi sono delle abitazioni servite da una stradina (via Indipendenza, che però non permette alle auto di raggiungere la seconda delle abitazioni come risulta da una “diffida” formale , presentata, a Giugno del 2016, nella persona del Sindaco da parte del signor Giuseppe Veltri, al fine di far rispettare quanto è nell’interesse di tutti ….di esercitare il sacrosanto diritto all’accesso “ alla propria abitazione”.

Chiaramente ad oggi il ponte è sempre nelle pessime condizioni di sempre e la richiesta-diffida del sig. Veltri rimane e rimarrà lettera morta. Quello che servirebbe a questa Cittadina derisa e umiliata, sarebbe un profondo cambiamento di ‘senso’, non più di segno: intendendo con questo il recupero della più originale, più forte e più grande tradizione che ci appartiene, che appartiene a tutti quei paesi che si affacciano sul grande lago Mediterraneo. Purtroppo, si sta facendo sempre più strada un sentimento di scoramento anche nei più entusiasti delle finalità dello Stato. Vedo negli Amanteani una rinuncia, forse dovuta ad una stanchezza della mente, dello sguardo e del cuore. Una sempre più accentuata sfiducia nella ragione e nella capacità di creare una nuova realtà degna della storia di questo paese.

Gigino A Pellegrini & G el Tarik

comeNel film “Sleeper” (Il Dormiglione) di Woody Allen, Miles Monroe, entrato in ospedale nel 1973 per un'ulcera, viene ibernato e scongelato due secoli dopo. Nel futuro le coppie si appartano in un'apposita macchina cilindrica, l'Orgasmatron, in grado di portare uomo e donna all'orgasmo in pochi secondi. Fino a duecento anni prima l'amore era spesso chiamato l'emozione suprema, una esperienza di picco. Al suo risveglio Miles scopre che, durante il suo lungo sonno, era scoppiata la guerra nucleare e il mondo era stato diviso in due blocchi, uno dei quali comandato dal "Grande Leader". Miles si finge un robot e riesce a fuggire, poi si unisce ai ribelli e penetra in un laboratorio dove tentano di clonare il leader con ciò che resta di lui dopo un attentato. La seduzione del design anni sessanta dalle forme morbide e sinuose richiama certamente il tema dell’erotismo che, nei films, si manifesta anche attraverso il ruolo della nuova tecnologia. In “Barbarella” la Excessive Machine è un complicato meccanismo di tortura che obbliga la vittima ad avere un orgasmo mortale: si tratta di una specie di sarcofago-fisarmonica dentro il quale viene infilata la protagonista e che, suonato come una pianola meccanica, porta la donna fino al piacere fatale. Barbarella , però, riesce a neutralizzare la macchina mandandola in tilt. Siamo entrati nell'era dei social network, degli avatar e della scomparsa dei contatti umani nella vita reale? Anche il sesso, dunque, è destinato a diventare qualcosa di digitale e impalpabile.

 

Il film "Her" di Spike Jonze nel 2014 regalò al cinema il primo orgasmo tra un essere umano e una voce robotica.

Nel mondo odierno, di Internet e dei social media la rotta, su cui veleggiare per trovare l'amore può essere più difficile che mai. Il 1990 ha visto la nascita di una nuova tendenza: Speed dating. Ideato da un rabbino californiano per aiutare i single ebrei a fare nuove conoscenze e a sposarsi. Il trend era dettato dalla velocità della vita moderna dove le persone non hanno più il tempo di passare attraverso il codice del corteggiamento vecchia scuola.

 

Lo Speed ​​dating fa ruotare gli interessati con appuntamenti molto brevi tête-à-tête, che durano da tre a otto minuti.

Dopo una rotazione completa l'organizzatore compila una lista di preferenze, e assicura che coloro che si piacciono a vicenda possono incontrarsi realmente e in maniera prolungata. Secondo alcuni scienziati moderni, gli esseri umani genererebbero impressioni durevoli di un potenziale compagno-amante entro i primi tre secondi del rendez-vous. Il tradizionale modo di fare risulterebbe obsoleto. Dunque, appuntamenti, telefonate, lettere e messaggi, sarebbero solo portatori di ansia non salutare. Al contrario, fin da oggi, le persone possono aumentare le loro scelte amorose in modo esponenziale attraverso servizi di incontri online come OkCupid e Match.com.

Nel post scriptum del 1984 per Il nome della rosa, il romanziere e filosofo italiano Umberto Eco ha scritto circa le difficoltà di dire "ti amo" in un'epoca in cui quelle parole erano state esaurite. Ad esempio, quando un amante moderno chiede "perché proprio io e non un-altro?" la partner, se onesta, non può che rispondere "perché sei uno di loro."

 

In un mondo dove esistono le nostre conversazioni in centri di server cloud-based nel deserto finlandese, dove una generazione sta crescendo condizionata per condividere momenti privati ​​in spazi pubblici, forse anche noi censuriamo noi stessi; plasmiamo noi stessi come se da un momento all'altro qualcuno potrebbe sintonizzarsi. Una donna trentenne ha scritto che quando era lontana dal suo fidanzato in viaggio d'affari a Tokyo, e un terremoto scosso il suo albergo, ha mantenuto la webcam accesa mentre dormiva in modo che potesse vegliare su di lei e avvisarla in caso di pericolo.

Gigino A Pellegrini & G el Tarik

Pubblicato in Mondo

padellaDa una analisi dei siti politici realizzati finora, emerge la persistenza di un modello di comunicazione verticale ed unidirezionale, che nei siti istituzionali si affianca ad una limitata utilizzazione delle potenzialità della rete per fornire servizi effettivi ai cittadini. Se è vero che le tecnologie sono un agente di trasformazione radicale degli assetti sociali, allora, dobbiamo aspettarci grandi trasformazioni nella forma stessa della democrazia attuale. Ma quale tipo di democrazia sarà questa democrazia virtuale futura? Quello che si intravvede è una democrazia virtuale che sta per rivelarsi in tutta la sua pericolosa illusione e che nasconde un nuovo e tecnologico totalitarismo? Il momento attuale ci pone di fronte a un paradosso. I primi quindici anni di questo secolo sono stati un periodo di progressi sorprendenti nel settore delle comunicazioni e delle tecnologie dell'informazione, tra cui la digitalizzazione, piattaforme video accessibili, smartphone, l’accesso a Internet per milioni di persone e molto altro. Questi cambiamenti dovrebbero essere indice di un processo di crescita, sia dell'individuo sia delle collettività, e sull'incremento della stima di sé, e dell'autodeterminazione, e dovrebbero far emergere risorse latenti che avrebbero potuto portare l'individuo ad appropriarsi consapevolmente del suo potenziale. Eppure, nonostante questi cambiamenti, nel mondo occidentale, la democrazia - un sistema politico basato sul concetto di empowerment degli individui - è in questi anni diventata paludosa. Il numero di nazioni “democratiche” oggi non è maggiore di quello che era all'inizio del secolo. Quando la polarizzazione avviene senza un consenso generalizzato sulle regole del gioco democratico, lo stesso sistema rischia l’implosione. Inoltre, gli autocrati hanno, in modo significativo incrementato il monitoraggio, vincolando, e persino bloccando le cosiddette tecnologie che dovevano essere di “liberazione”. Il capitale, è indotto da un istinto potente alla concentrazione e alla sua legittimazione. Non è affatto vero che la tecnologia digitale abbia disarticolato le gerarchia di potere e la sua concentrazione. I media restano fortemente oligopolistici, intrecciati con le élite che detengono l’autorità politica e il loro ruolo di intermediazione è ancora potentissimo. Insomma, quello della socializzazione democratica del potere comunicativo attraverso la tecnologia è nulla più di un mito accuratamente coltivato da chi attraverso una selezione dell’agenda pubblica – dove il silenzio su ciò che non si dice conta più di quello che si dice – riproduce un’egemonia ferrea sulle masse. Al facile ottimismo che in varie forme si è manifestato nelle affermazioni dei teorici della democrazia elettronica, si oppone una fitta schiera di critici le cui argomentazioni non sono prive di rilievo. Infatti la democrazia telematica, facendo a meno degli istituti della mediazione e della rappresentanza politica, potrebbe dare luogo ad un rapporto diretto tra governante e governato. La partecipazione popolare si ridurrebbe così ad una sorta di sondaggio elettronico. In parte lo è già oggi. Se poi si pensa alla grande influenza che mezzi di comunicazione hanno nella determinazione della opinione pubblica, ci rendiamo conto che la destabilizzazione dell'equilibrio tra forme e istituzioni della politica può far emergere la parte dormiente della stessa democrazia, indirizzandola verso forme pericolose di "tecno-populismo". Dalla democrazia diretta si passerebbe alla democrazia plebiscitaria, che è l'anticamera della tirannide. A volte, si possono avere idee così sbagliate che solo una persona molto intelligente può ritenerle valide.

Gigino A Pellegrini & G el Tarik

Pubblicato in Italia

acquaNessun uomo entra mai due volte nelle stesse acque, perché l’acqua non è mai la stessa, ed egli non è lo stesso uomo. Anche se si tratta del Mare di Ulisse, il mare è l’acqua più pura e più impura. Per i pesci che la popolano è potabile e permette loro di vivere, mentre per gli esseri umani è imbevibile e nociva. Il filosofo greco Eraclito traeva origine dalla consapevolezza del mistero che circonda l’umanità, ma anche dall’impotenza di squarciare il velo della non-conoscenza. Da tale buio proviene l’angoscia esistenziale, schiacciata dalla volontà di indagare, di risolvere razionalmente gli interrogativi che opprimono gli esseri umani. La risposta da alcuni è ritenuta impossibile, altre volte una falsa soluzione è prospettata dal possesso dei beni terreni, mezzi per godersi la vita, eludendo il fine ultimo. E il tempo impietoso trascina i suoi passi e non concede tregua. Inseguendo le ombre di sogni impossibili e brancolando tra i tentacoli dei problemi sociali e individuali, l’uomo alla fine solamente si accorge che il suo percorso sta per volgere al termine e spesso capita che non abbia neppure la possibilità di avvedersene, fulminato sul sentiero della vita dalla sorte avversa, senza aver avuto la possibilità di trovare risposte.

Forse una storia era destinata a durare perché non era una storia d’amore. Era una storia di pioggia e di sole, di vento e di calma, d’attesa e passione, d’amicizia e condivisione, di tempo e concretizzazione, di sintonia e incomprensione, di silenzi e rumori. Non era una storia d’amore. Era una storia. Con dentro l’amore. O, forse, era amore. Con dentro una storia… Così l’uomo scopre, avendone l’opportunità, che Lei manca ma non si può dire. Manca al di là del mancabile. Manca il fatto di non poterle dire che manca. Allora la follia induce a scrivere su di un foglio bianco con una penna senza inchiostro, per scrivere, urlando, che Lei non c’è in maniera spropositata. Senza lasciare spazio tra le parole, perche una tale mancanza non consente fiato. Si continua a scrivere, pur senza inchiostro su carta bianca, un foglio bianco, vuoto, senza Lei. La Sua mancanza è la più presente di tutte le assenze.

Gli elementi fondamentali che caratterizzano il mondo in cui l'uomo è costretto a vivere sono il mutamento, il divenire e la contraddizione. Forse è questo il messaggio che il filosofo greco lanciava attraverso i suoi oscuri poemi, nei quali cercava di parlare ad una società profondamente mutata e che non sembrava disposta ad ascoltarlo. La guerra è il padre del mondo, diceva Eraclito, e la realtà è un perpetuo fluire e trasformarsi di tutte le cose. Lo stato di quiete che appare a volte nelle cose, in realtà non è altro che un precario equilibrio fra forze opposte. E’ come una lucida follia, oppure l’oscura chiarezza. Il tutto privo, in apparenza, di qualsiasi senso logico. L’uomo è riuscito a inventare tutto tranne la soluzione ai mali gravi, alla melanconia alle assenze e alla morte. Vivere allora si trasforma in un atto imposto di cui pesa la scelta all’origine, sicuramente diversa se fosse stata concessa, in un fantasiosa ipotesi, la libertà di decidere se affacciarsi alla vita oppure no. E i macigni in cui il passo inciampa durante il cammino esistenziale sono tanti e diversi tra loro.E alla fine ci attende l’abisso. “O viva morte, o dilettoso male,/come puoi tanto in me, s'io nol consento?” come scriveva Francesco Petrarca. Allora ci vorrebbe qualcuno che ci facesse capire che la conciliazione degli opposti non può essere compiuta solo nel pensiero, ma anche nella realtà sociale. Biasimando la mentalità bigotta, i comportamenti superstiziosi della gente o l’uso di adorare delle immagini che è lo stesso che parlare col muro.

In piedi davanti al mare
meravigliato della propria meraviglia:

io un universo d’atomi
un atomo nell’universo.

Gigino A Pellegrini & G el Tarik

Pubblicato in Italia

fotoQualcuno in maniera superficiale deumanizza le persone di cui parla, le rende un numero.

A nessuno interessa guardare una persona negli occhi e vedere quanta sofferenza esprimano.

Questo potrebbe essere definito un articolo contro l’indignazione. Ma come, replicheranno gli indignati, con tutto quel che accade per cui è sacrosanto indignarsi, stai a vedere che ora il problema è l’indignazione!

Con gli scandali che germogliano a cadenza settimanale; la corruzione, le inefficienze, i disservizi, gli esempi d’inciviltà che affliggono i cittadini di Amantea ogni giorno – come sarebbe possibile non indignarsi?

E poi l’indignazione serve a cambiare, se si pensa che dall’altro lato c’è soltanto la rassegnazione. Dunque è meglio essere indignati che rassegnati.

A me sembra che il punto, però, sia un altro.

Ed è concreto, storico, non astratto: il problema non è l’indignazione in generale, ma l’indignazione che è venuta montando in questa cittadina tirrenica negli ultimi anni.

Un’indignazione che da qualsiasi punto di vista la si osservi non rappresenta più una soluzione.

 

Negli ultimi tempi tutta la Giunta di potere è diventata una vera e propria protagonista mediatica. Il tema è sempre lo stesso, quello dello “sdegno” da parte dei signori del Municipio, che, attraverso Sparaballe, ne diffonde la novella per le strade novembrine di Amantea.

Queste poche righe non vogliono essere di natura “strettamente” politica, ma esprimere una grande preoccupazione. Viviamo in un’epoca in cui la notizia deve viaggiare veloce, arrivare al cittadino senza preamboli o giri di parole. Sembra ormai che non abbiano nessuna importanza i perché, o l’importanza delle fonti, ma solo il carico emotivo.

 

C’è però un anello mancante tra l’indignazione e la partecipazione attiva a bloccare tutte le malefatte di una Amministrazione come quella Amanteana , su questo c’è poco da discutere.

L’anello è l’esercizio di indignazione a distanza, per così dire, che impigrisce, anche se è vero che c’è poco rinnovamento nei partecipanti alle manifestazioni: chi non partecipa si è abituato a riconoscere slogan e manifesti già visti altrove, anzi a tutte le manifestazioni di qualunque genere esse siano.

A tutto questo disfacimento partecipano a pieno titolo i media locali con quello di creare, si, proprio di creare un nemico esterno. Si osservi bene, per esempio, Salvini della Lega, una persona che cavalca l’onda dell’indignazione e della rabbia di un paese in ginocchio, indirizzandola verso delle minoranze a vantaggio del proprio partito.

Ritornando in casa nostra; a tutto questo aggiungerei che i “leaders” stessi dell’opposizione sembrano avere scarsa conoscenza del sistema che vogliono “abbattere” e precipitano in luoghi comuni di ingenuità imbarazzante. L'indignazione è lo sport nazionale italiano ergo degli Amanteani. I campionati, a cui partecipano i due terzi della popolazione, vengono trasmessi in diretta tv ogni giorno, nei telegiornali e nei salotti televisivi dei principali network nazionali.

E’ dovuta spesso a cause di interesse comune, come ad esempio microcriminalità, tasse troppo alte, servizi pubblici inefficienti. La caratteristica di queste crisi di “collera” è che la reazione è eccessiva e inappropriata rispetto all’ episodio (solitamente banale. Pensiero benpensante) che l’ha scatenata.

La rabbia viene espressa in modo esplosivo, non mediato dalla ragione e non di rado viene agita con comportamenti che mirano, senza volerlo, all’autodistruzione.

Malgrado le apparenze, le esplosioni di rabbia ripetute rivelano una profonda sofferenza interiore. In molti casi le persone che si indignano troppo, a causa della loro storia personale, sono particolarmente sensibili alle esperienze di perdita, rifiuto e abbandono. Una indignazione collettiva sacrosanta si trasforma in disagio personale. Per questa ragione ogni minimo segnale di rifiuto o di disinteresse da parte di una persona significativa è in grado di innescare una sensazione di disperazione che si esprime con rabbia e accuse. Nulla di più. L’indignazione si vende oggi nelle strade e sui social in rete benissimo, meglio di quasi tutto il resto, forse meglio anche di Madonna che annuncia sesso orale per tutti se vince Hilary Clinton.

 

Motivi per indignarsi, figuriamoci, questa nostra cittadina ne ha da vendere. Ed è vero pure che a certe condizioni l’indignazione serve a qualcosa. Il punto, però, è un altro.

Il problema non è l’indignazione vaga, generale, ma l’indignazione che è venuta montando ultimamente ed è quell’indignazione che, malgrado all’inizio sia stata generata da fatti concreti (la nauseante gestione della cosa pubblica), poi li ha trascesi, e s’è trasformata in una sorta di condizione dello “spirito”: uno stato d’animo autosufficiente e lievitante, pervasivo e stabile; che non ha più bisogno della realtà per sostenersi ma, al contrario, determina il modo in cui la realtà viene letta; e che in breve tempo si dilaterà a dismisura e inghiottirà qualsiasi avvenimento, cosa o persona.

Che inghiottirà, alla fine, l’intero Paese, Regione e Nazione.

Gigino A Pellegrini & G el Tarik

Pubblicato in Italia

Sì, l'idea generale era nell’emisfero destro del mio cervello, e continua a perseguitarmi. anche se non necessariamente come tema odierno.

Per molto tempo ho pensato a vari modi di realizzare le potenzialità umane; poi circa un anno fa ho rotto ogni indugio ed ho iniziato a scrivere, cercando di mettere a fuoco le mie incertezze sul futuro di quelli appartenenti alla mia specie.

 

E’ stato un processo molto lento perché ho dovuto lottare contro le favole che ci hanno raccontato per tutta la vita.

So quello che voglio dire con sufficiente chiarezza; il problema è come dare corpo alle idee. Naturalmente, si può sempre parlare durante un dialogo, ma non si può pretendere che gli altri parlino all'infinito senza diventare trasparente e faticoso. Poi c'è sempre il problema del punto di vista: chi si assume il ruolo di raccontare la storia recente?

Certamente non quella ufficiale. Hiroshima docet!

Ho avuto grandi problemi nell’elaborare, fuori dalla trama tracciata dal sistema culturale dominante, e riorganizzare i miei appunti. Ora credo di intravvedere una crepa. Temo, comunque, di dilungarmi troppo e di non essere sicuro di quello che ho intenzione di fare, con queste mie idee sul divenire dell’umanità. Beh, ho pensato, c'è sempre una memoria completa di questa esperienza. Ci si ricorda per lungo tempo di qualcosa di straordinario che è avvenuto. E in qualche misura è possibile rivivere l'esperienza mettendola nero su bianco, come si diceva una volta, in particolare la trasformazione del mondo in cui si vive e in quello che ci circonda. Si possono ottenere alcuni accenni, di tanto in tanto, sul mondo e la sua trasfigurazione, non proprio con l’intensità dell’avvenimento, ma qualcosa del genere. Ci si auspica sempre, che nel parlarne o scriverne, aiuta a osservare il mondo in un modo nuovo. E si può, addirittura, arrivare a capire molto chiaramente il modo in cui alcune persone particolarmente dotate analizzano e lo vedono. Si viene effettivamente introdotti nel tipo di “Villaggio globale” divulgato postumo da Marshall McLuhan's, e co-autore Bruce Powers, che, esplorando le nuove leggi dei mass media, intravvedevano un drammatico scontro fra punti di vista diversi. Oggi, si comincia ad avere una esperienza diretta del mondo che verrà, anche sotto l’effetto di alcuni farmaci “illuminanti”, che ci permettono, in una certa misura, di “recuperarlo” in parte. Un mondo, che certe persone privilegiate hanno avuto la possibilità di vivere sia dentro che fuori di esso, con un semplice atto di volontà, mentre veniva e viene interdetto alla maggioranza silenziosa e tranquilla. Cerco di immaginare come certe persone che conosco si comporterebbero in determinate circostanze. Naturalmente mi baso in parte su delle persone di mia conoscenza, non certo su creature frutto della fantasia, certamente meno complessi di quelle che popolano la nostra vita quotidiana e che in parte ci disprezziamo quasi intensamente. Uno dei motivi, forse, andrebbe cercato nella non staticità di una vita vissuta da nomade rendendo i rapporti con la gente complicati. Forse si è amato e odiato troppo profondamente. Ero convinto che il clima avesse un grande effetto su tutto questo, non solo la temperatura, ma la direzione del vento, e tutti i tipi di condizioni atmosferiche. Avevo inventato tutta una mitologia sul clima, pur di non restare fermo in un posto. Volendo scendere da questo mondo come se ce ne fosse uno nel quale andare a vivere in assenza di sopraffazione e sfruttamento. C'è di peggio, non solo i molti se ne stanno a guardare, ma collaborano attivamente con gli sfruttatori per realizzare quel disastro che chiamiamo società. È palese, lo sfruttamento dell'uomo sull'uomo esiste perché una élite egoista e parassitaria usa altri esseri umani come mezzi per ottenere il fine del profitto, e con esso il potere necessario a dominare il mondo. Non è altrettanto vero che lo sfruttamento avviene perché all'interno della società ci sono persone disposte a farsi sfruttare, che convivono con altri che trovano normale tollerare lo sfruttamento. Per sconvolgere tutto questo e ribellarsi, bisogna essere disposti a rimettere in discussione ogni aspetto della putrefatta concezione di società, senza alcuna limitazione, abbandonando definitivamente il deleterio atteggiamento acritico-fideistico tipico delle asservite religioni, in luogo di un sano approccio scettico-razionale comunemente usato dalla speculazione scientifica, al fine di ricercare e diffondere alcune verità nascoste . Albert Einstein soleva scrivere e condivido in parte: “Il mondo è quel disastro che vedete, non tanto per i guai combinati dai malfattori, ma per l'inerzia dei giusti che se ne accorgono e stanno lì a guardare”. 

Calgary 0ct 25 2016   Gigino A Pellegrini & G el Tarik

Pubblicato in Mondo

giggino pellOggi, 29 settembre 2016, pur essendo lontano migliaia di km da Amantea, l’odore del nuovo sbocco della fogna nelle acque dell’Ulisse, le paure dei cittadini che si trasformano in realtà, mi costringono a scrivere ancora una volta sull’argomento, sotto gli occhi assenti e le false promesse dell'Amministrazione Comunale e dell'opposizione locale.

 

 

L’industria profumiera si è spostata da Nord a Sud del paese nella speranza di togliere dalla vista degli Amanteani perbenisti e struzzicheggianti, questa fonte inesauribile di esalazioni salutari. La maggioranza, è ormai storia risaputa, si è sempre dimostrata incapace di gestire il paese e ancor di più la rete fognaria. Unico compito assegnato all'Amministrazione Comunale, guidata dalla Sindachessa era quello di custodire l'impianto evitando che diventi bersaglio di vandali e ladri, che vorrebbero rubare il prezioso contenuto al mare nostrum e ai suoi ormai rari pesci. I sostenitori della maggioranza, quest’estate e ancora oggi, si sono scatenati su Facebook con le loro immagini di un mare da “bere”. Sprecandosi nell'utilizzare neologismi superlativi come "cristallinissimo" e "magnifichissimo".

 

Due anni fa, poco tempo prima dell'elezioni comunali, le opposizioni, a gran voce, avevano iniziato a parlare di scarico a mare, di allacci fognari, di spreco di denaro pubblico, etc; tenendo anche dei comizi in piazza.

Chiaramente, ad elezioni avvenute, hanno lasciato cadere il problema nel dimenticatoio delle loro coscienze e accontentandosi di sedere in Consiglio mentre tornava a far "discutere", si fa per dire, la salute del mare sulla costa Amanteana. Ed ecco puntuale la tragica scoperta del nuovo scolo fognario. L'ingrossamento della massa d'acqua a causa delle ultime piogge ha accentuato il problema, complice una rete fognaria al collasso. Fenomeno che emerge ogni qual volta davanti alla costa si ripresenti la consueta chiazza marrone. Una chiazza che però quest'anno ha assunto i caratteri di una vera e propria ondata di liquami, mentre tutti ne imputavano l'origine (ed il colore) alla discesa di fango e detriti dal fiume Catocastro. Sono raccapriccianti le immagini del video che mi è pervenuto mentre mi trovo sul Pacifico. Ve lo risparmio. Nell’arco di 100 metri di spiaggia l’acqua di mare è scomparsa, sostituita dalle acque nere provenienti dalla rete fognaria. Il breve video mostra la copiosa cascata di colore imprecisato su cui l’Amministrazione Comunale dovrebbe fornire qualche spiegazione. Anche perché in quella zona, lungo il percorso ciclo – pedonale ci passeggiano ogni giorno cani e padroni, giovani, anziani, mamme con bambini. Qualcuno, nelle domeniche di inverno, in quelle acque ci pesca e ci fa il bagno pure. L'allarme per la diffusione di batteri e virus è elevato, specialmente se si pensa alle dimensioni di tale cloaca a cielo aperto. Tutti i cittadini e le attività commerciali di Amantea, in particolare quelle che operano particolarmente sul lungomare e sulla spiaggia, sperano ancora nella manna dal cielo. Sperano ancora che si possa dire basta allo scarico a mare il prima possibile, ancor meglio prima dell'inizio della prossima stagione estiva. Questi cosiddetti “Amanteani” dovrebbero chiedere in massa le dimissioni dell'Amministrazione Comunale e di tutte le “forze” di opposizione se dovessero essere costretti a convivere anche l’estate prossima con la nauseabonda melma e tutte le cose che non hanno e continuano a non funzionare a causa della negligenza e strafottenza di questi signori.

Gigino A. Pellegrini & G el Tarik

 

 

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