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Da Iacchite - 9 Dicembre 2019

Calabria Verde è nuovamente sotto attacco da parte della procura di Catanzaro.
Questa volta la conferma non viene dai soliti rumors ma bensì da una lettera (che assume la connotazione di “aperta“) che il Generale Mariggiò (tuttora commissario di Calabria Verde) aveva scritto nei mesi scorsi ai capi delle procure di Catanzaro e di Salerno nella quale in maniera abbastanza forte metteva in evidenza comportamenti “scorretti” che sarebbero scaduti nella illegalità da parte dei magistrati e forze dell’ordine che indagano nei suoi confronti.

La lettera è stata pubblicata qualche settimana fa da uno dei peggiori media di regime che infestano tuttora il panorama calabrese e sono al servizio di corrotti e traffichini.

Tralasciando il modus operandi di un ex (a questo punto) Generale dei Carabinieri, che con la sua lettera pubblica viene meno a qualsiasi giuramento nei confronti del suo Corpo di riferimento, si possono ipotizzare diversi scenari che giustificano questo comportamento così particolare da parte di un uomo delle istituzioni.

Prima ipotesi

Attacco stile Oliverio&Adamo nei confronti della magistratura, come per mettere le MANI AVANTI, perché – come confermato dallo stesso Generale nella sua lettera – ci sono delle indagini che colpiscono il Mariggiò e pertanto anche il presidente Oliverio (caso La Rupa, Manutenzione Automezzi, Illegittimità di vari incarichi, disastro ambientale, transazione imprenditore napoletano Matacena e cosi via…).

Ciò che colpisce di più è il modo con il quale il Generale inveisce sui magistrati e sulle forze dell’ordine. Infatti l’imputato Mariggiò senza mezzi termini mette in evidenza la malafede della Finanza e dei pm, l’incompetenza degli organi inquirenti e la ricerca di quest’ultimi di una vetrina mediatica per ottenere promozioni e prestigio… Da quale pulpito viene la predica, verrebbe istintivamente da replicare.

Ma c’è di più: Mariggiò arriva finanche a sfidare Gratteri (tanto ormai gli buttano merda addosso tutti, perché non dovrebbe farlo anche lui?) imitando in tutto e per tutto Palla Palla e Capu i Liuni… Certo, questa lettera potrebbe essere dettata dalla “paura” e pertanto la miglior difesa è l’attacco, con il solito corollario di “vittimismo pallapalliano”.

Seconda ipotesi

Il Mariggiò, da Generale dei Carabinieri, sa il fatto suo. Non si spaventa di nessuno e mette in evidenza le porcherie delle procure di Catanzaro e Castrovillari… Risulta così agli occhi della gente un uomo sicuro di quello che ha fatto, secondo la sua testa discretamente bacata… Perché poi dovrebbe spiegare ai cittadini come mai asseconda ancora i desiderata di un truffatore conclamato come Oliverio e di un ladro di stato come Adamo…

Terza ipotesi

La terza ipotesi è quella che preferiamo. Sembra di rivivere il film “Salvate il soldato Ryan”… in questo caso Mariggiò, uomo di legge e di politica.

Nella lettera, il buon commissario fa dei nomi quando invece sarebbe proprio il caso di non farli (parla dell’ex direttore generale Furgiuele, che gli riferisce delle indagini in corso su di lui, così come gli hanno ordinato Oliverio e Adamo…), rimprovera Gratteri colpito dal “presenzialismo mediatico” e descritto quasi come se fosse in preda ad estasi mediatica, ed infine preannuncia nuovi guai giudiziari ad Oliverio (in questo caso non serve un profeta…).

Quindi sembra proprio che il Generale mandi qualche messaggio a qualcuno avvertendolo “Caro amico, o mi tiri fuori da questo casino o faccio cadere il palazzo con tutti i cortigiani”. E i segnali ci sono tutti…

La sua presunta illegittimità ad operare (garantita dopo tre anni da un parere legale a pagamento di un avvocato già conosciuto per relazioni alquanto bizzarre), il mancato allontanamento di Furgiuele e le dichiarazioni riservate dello stesso al Generale, il mancato allontanamento dell’altro truffatore, Campanaro, e la necessità di ridimensionare la grana Cooperfin (tentativo andato a vuoto) ed infine tutte le porcherie fatte in nome e per conto di Oliverio (ultima quella di portare 150 forestali per riempire la sala della kermesse dei circoli Pd per la richiesta di ricandidatura del presidente…).

Voi dite che questi “messaggi” del Generale funzioneranno? Innanzitutto Mariggiò resta al suo posto e non si dimette, come pure aveva preannunciato. Poi ci sarà da vedere come va a finire questa storia di Oliverio che si ricandida alla Regione e infine rimane da verificare se Gratteri sarà messo in condizione di “attaccare” o, come al solito, sarà costretto a raccogliersi la coda tra le gambe e… presentare qualche altro libro.

Pubblicato in Calabria

“Deve fare un passo indietro” “Nei territori dobbiamo rinnovare molto”.

Lo ha detto il segretario del Pd, Nicola Zingaretti, a Rai Tre.

Rispondendo a una domanda sulle inchieste giudiziarie che hanno riguardato esponenti del Pd e anche il governatore calabrese, Mario Oliverio, Zingaretti ha osservato: “In Calabria c’e’ un’indagine, la Procura sta indagando.

Abbiamo già detto, anche al presidente attuale, che io credo sia tempo opportuno, anche se è stato fatto molto, di voltare pagina, di costruire per le prossime amministrative calabresi un progetto che allarghi, che – ha aggiunto il segretario del Pd – metta più forze e anche nuove energie in campo, che individui una candidatura nuova e più unitaria e che interpreti di più il rinnovamento che quella regione esprime.

Anche in Calabria abbiamo aperto un processo di rinnovamento perché credo che adesso gli italiani si aspettano questo da noi, non solo criticare chi governa, e lo faremo all’infinito per il bene dell’Italia, ma anche offrire alle regioni e in Italia un’alternativa.

Quindi – ha sostenuto Zingaretti – anche nei territori dobbiamo rinnovare molto di quello che abbiamo trovato”.

Alla domanda se a Oliverio non sarà chiesto un passo indietro, Zingaretti ha risposto: “Nelle elezioni regionali sì, questo già l’ho detto”. (AGI)

Da Iacchite - 8 Agosto 2019

Il Movimento 5 Stelle ad Amantea da qualche tempo non dà più notizie di se.

Come mai non fa più opposizione come un tempo alla maggioranza Pizzino?

 

 

 

 

 

Assistiamo oramai da tempo ad un silenzio irrituale, visti i precedenti di “lotta” da parte dei consiglieri comunali Francesca Menichino e Francesca Sicoli, che non può passare di certo inosservato.

Eppure la Giunta Pizzino, se avesse “operato” in qualche altra realtà sarebbe già stata sciolta per le note vicende che tutti sappiamo e conosciamo e per le quali – beninteso – il Movimento 5 Stelle si è battuto coraggiosamente.

Epperò arresti e avvisi di garanzia a politici e funzionari locali sono passati inosservati.

Ma adesso, ci si chiede, c’è qualcosa che sfugge un po’ a tutti?

Potrebbero essere le prossime elezioni regionali il motivo di questo silenzio?

C’è qualche inciucio tra Pizzino e il M5S mirato a sostenere qualche eventuale candidato del Movimento?

Tra l’altro sembrerebbe che anche l’altro consigliere comunale di opposizione Robert Aloisio, dopo essere stato allontanato dalla maggioranza, vuole ritornare all’ovile…

Infatti anche il suo silenzio è motivo di riavvicinamento, come confermato da voci insistenti in città.

E così il solo che è rimasto a fare opposizione è il consigliere Signorelli, che in questi giorni, ha richiamato i suoi colleghi di opposizione proprio perché il loro ruolo non viene svolto con professionalità eppure tutti sanno perfettamente che Pizzino, i suoi “capi” e i suoi scagnozzi hanno affondato la nostra povera Amantea.

Speriamo allora che l’opposizione rinsavisca…

Da Iacchite -29 Luglio 2019       Lettera firmata

Pubblicato in Cronaca

Può scattare l’effetto dignità e questo è un pericolo.

Provate a leggere cosa scrive Iacchitè, stampatelo e conservatelo:

“Cosenza: l’elenco dei politici del Pd (locale) che non vogliono il reddito di cittadinanza

 

 

Abbiamo cercato di capire chi sta raccogliendo le firme a Cosenza per abolire il reddito di cittadinanza e perché.

A promuovere questa iniziativa principalmente il Pd, seguito da Forza Italia e da qualche altro politico parassita.

Partiamo dal perché: è noto a tutti, specie ai calabresi, che il Pd, FI e simili hanno sempre costruito il loro consenso sul perverso meccanismo del voto di scambio politico/clientelare e politico/mafioso. Da noi non si è mai votato per adesione ad un progetto politico, o per la condivisione ideologica di principi e valori di questo o quel partito, da noi, e non solo, l’elettore morto di fame ha sempre votato il politico disposto a pagare e a dare in cambio di qualcosa: denaro, promesse di sistemazione, contributi fittizi, false pensioni, disbrigo di pratiche e ‘mmasciate varie. Una situazione che ha creato, nel corso del tempo, i cosiddetti pacchetti di voti detenuti da politici imbroglioni e mafiosi di ogni ordine e grado. Infatti il problema principale del politico ladro, in tempo di elezioni, è quello di rastrellare, attraverso la truffa e il peculato, più denaro possibile dalle casse pubbliche da “distribuire”, in campagna elettorale, ai tanti morti di fame disposti a vendere il proprio voto per 50/100 euro, per assicurarsi l’elezione. Un classico che più classico non si può. Del resto si sa che le campagne elettorali costano: per l’elezione a consigliere regionale o deputato, servono almeno 300.000 euro in contanti, buoni agganci masso/mafiosi e tante false promesse. Ecco perché sono preoccupati del reddito di cittadinanza: senza più poveri e morti di fame, comprare voti a 50/100 euro diventa una impresa molto difficile. E senza voti, non c’è elezione. E se non sei eletto la vigna è finita!

Ma chi sono i personaggi politici cosentini che osteggiano questa misura, pensata per aiutare veramente chi vive da sempre in estrema difficoltà economica?

Cominciamo da quelli del Pd che sono i promotori di questa vergogna:

Ernesto Magorno, già segretario del PD è noto come don Magorno per via della sua vicinanza al boss Muto, così come lui stesso dice in una intercettazione dei Ros. Un mafioso prestato alla politica. Nonché un codardo della peggiore specie.

Enza Brunio Bossio alias Madame Fifì. Esponente di spicco del Pd calabrese da sempre impegnata a truffare il cittadino e lo stato. Famosa è la truffa di miliardi di vecchie lire messa a segno in Calabria dalla Madama sul “piano telematico” mai partito. Le sue principali linee di azioni politica sono il ricatto e l’imponimento mafioso. A dire questo di lei, definendola una vera e propria delinquente, il dirigente pubblico intercettato dalla Dda di Catanzaro all’interno dell’operazione “Lande desolate”. Non c’è intrallazzo a danno dello stato e del cittadino, a queste latitudini, a cui lei non abbia partecipato.

Nicola Adamo, alias Capu i Liuni, storico esponente del Pd cittadino e marito di Madame Fifì, nonché il più delinquente, insieme al sindaco di Cosenza Occhiuto, tra i politici cosentini. A dire questo di lui sempre il dirigente pubblico intercettato dalla Dda di Catanzaro nell’inchiesta “Lande desolate”. La sua specialità, così come dicono inchieste e processi prescritti a suo carico, è la mazzetta. Ne ha prese a dire basta. Tant’è che la sua ricchezza, ben nascosta, è nota a tutti. Il vero e proprio deus ex machina di tutto il malaffare che circola dalle nostre parti e non solo. Un soggetto pericoloso, da cui è meglio stare alla larga.

Palla Palla, ovvero l’attuale presidente della Regione Calabria, Mario Oliverio, in esilio, per ordine della procura di Catanzaro, in quel di San Giovanni in Fiore. Oliverio è tra i principali fautori del clientelismo politico/elettorale in terra calabra. La sua principale attività politica è quella di sistemare parenti e amici degli amici. Famosa è anche la sua generosità nel concedere finanziamenti e progetti a finti imprenditori il cui unico scopo e quello di arraffare il malloppo e sparire, strafregandosene di “finire l’opera”. Un despota che utilizza “la cosa pubblica” per meri fini privati, e solo per favorire se stesso, i propri familiari, e gli amici degli amici. Famose sono anche le sue tante retribuzioni. Non si sa quanto guadagna al mese. E nonostante ciò non paga neanche il meccanico, o il gommista, preferisce fare il cambio gomme a spese dei cittadini.

Damiano Covelli, consigliere comunale del Pd a Cosenza e noto parassita sociale. Covelli detiene, al momento, il record di incassatore di stipendi senza aver mai fatto un solo giorno di lavoro nella sua vita: è impiegato all’Università, dove non ha mai messo piede, è consigliere comunale e tra gli inventori del trucchetto dei gettoni di presenza nelle commissioni (convocare commissioni fittizie a dire basta per incassare i gettoni di presenza), e risulta anche portaborse dell’onorevole Madame Fifì. Tre stipendi per passeggiare dalla mattina alla sera su Corso Mazzini. Nonché famoso ‘mmasciataro al Comune al servizio degli amici degli amici.

Giuseppe Giudiceandrea, già comunista col culo degli altri, passato al Pd ed eletto consigliere regionale con il voto clientelare di Ferdinando Aiello. Nella sua vita non ha mai fatto nulla di comunista anche se lui si definisce tale. L’ unica preoccupazione è la sua sistemazione economica, per il resto solo chiacchiere e distintivo. Non ha promosso niente che non andasse a favore dei ricchi e potenti amici di Palla Palla. Un servo sciocco che firma carte a comando.

Marco Ambrogio, consigliere comunale di minoranza del Pd ma da sempre vicino alla maggioranza del sindaco Occhiuto. Ambrogio è la classica figura squallida del piccolo politico locale che si sente statista, ma che nella realtà non è neanche capace di fare una O con il bicchiere. Ha costruito, insieme alla moglie, Rosaria Succurro, assessore della giunta Occhiuto, una vera e propria “azienda privata” all’interno delle attività pubbliche del Comune: un bel giro di affidamenti diretti e non solo, ai loro amici e parenti. Maggioranza e opposizione insieme per lucrare, utilizzando impropriamente le loro prerogative pubbliche, a danno del cittadino. Il peggio del peggio.

Bianca Rende, consigliere comunale Pd. Figlia d’arte e di famiglia che ha sempre vissuto di denaro pubblico. Una famiglia di impastettati che ha l’obbligo di servire il padrone che li ha sistemati, prima ancora che i cittadini. Bianca è la tipica figura radical chic che pubblicamente si dice dispiaciuta per i morti nel Mediterraneo, e per la fame nel mondo, salvo poi, quando c’è da mettere in scena qualcosa di pratico, sparire per viaggi esotici e festini vari.

Luigi Guglielmelli, attuale segretario provinciale del Pd. Un personaggio buono per ogni stagione, e per ogni corrente. Basta che gli dai uno stipendio, senza lavorare, e lui diventa fedele più di Fido. Il tipico cagnolino che scodinzola attorno ai potenti per qualche osso. Privo di dignità e spina dorsale è il prototipo del servilismo che regna all’interno del Pd e della subalternità ai vecchi marpioni di cui sopra. L’ipocrisia è la sua specialità, predica bene e razzola male.

Stefania Covello, già deputato Pd e trombata alle ultime elezioni. Figlia del più noto Franco, democristiano della peggiore specie, e tra i maggiori responsabili dell’arretratezza sociale ed economica della regione Calabria. L’unica cosa che sono riusciti a fare è stata quella di dilapidare milioni di euro per promuovere i propri interessi e quelli dei loro amici e parenti. Gente senza scrupoli che non ha mai pensato alle ripercussioni sociali delle loro azioni clientelari. Hanno prodotto miseria e povertà in ogni dove, mentre la loro famiglia si è arricchita a più non posso. Una gatta morta senza un briciolo di coscienza civica e sociale.

Questi sono solo alcuni tra i personaggi del Pd, i più noti, che osteggiano il reddito di cittadinanza. Tutta gente che si è arricchita a far schifo con il denaro pubblico. Gente che ha casa al mare, in montagna, in America, a Londra, a Roma. Gente che manda i figli nelle migliori università e che ogni anno gli paga la vacanza all’estero, senza contare i pampini i 100 euro che se ne vanno nel fine settimana sti barri barri. Gente abituata a mangiare nei ristoranti e a vestire di marca, e che sotto sotto, perché non possono dirlo pubblicamente, odia i poveri.

E la dimostrazione del loro odio verso i poveri, è proprio la raccolta firma contro il RdC: solo loro e i lori figli possono permettersi i lussi, i poveri e i loro figli devono restare poveri e succubi al loro volere. I poveri sono funzionali al loro benessere, senza poveri che vendono i voti come fanno ad essere eletti? Ecco perchè si battono affinchè la povertà da noi regni sempre sovrana.

Continua – domani presenteremo quelli di Forza Italia

Da Iacchite - 25 Gennaio 2019

Pubblicato in Paola

Buongiorno direttore,

abbiamo bisogno di lei. Qui a Campora San Giovanni, frazione del comune di Amantea, l’ufficio postale è chiuso da più di un mese senza nessuna ragione e provoca gravi disagi agli utenti, specie quelli più anziani.

 

Praticamente trovano la scusa che il palazzo dove c’era prima l’ufficio postale non è agibile ma dicono una falsità perché è sotto gli occhi di tutti che il sindaco ha dato l’agibilità, visto e considerato che nello stesso palazzo ci sono altre attività regolarmente aperte.

Non si tiene conto incredibilmente delle centinaia di persone che hanno difficoltà ad arrivare all’ufficio postale più vicino ovvero quello di Amantea perché viene negato loro un servizio importante e fondamentale e per giunta senza motivazione.

La cosa più sconcertante è che nonostante il sindaco e i cittadini abbiano sollecitato più volte l’apertura, questi signori posticipano il giorno della riapertura dell’ufficio ormai da un mese cambiando continuamente la data e prendendoci per il culo in maniera inaccettabile nè tantomeno hanno pensato di inserire una posta mobile. Faccia qualcosa lei per vedere se questa indecenza finisce…

Lettera firmata

Da Iacchite - 25 novembre 2018

Ndr Dopo tre nostri articoli, finalmente un “camporese”, peraltro anonimo, parla della chiusura dell’ufficio postale di Campora San Giovanni, parla di questo grave problema e lo fa inviando una lettera virtuale-visto che la posta è chiusa- , incomprensibilmente anonima, a Iacchitè.

Una sola domanda.

Ma chi fine ha fatto lo spirito “combattivo” dei camporesi, la giusta pretesa di attenzione e di rispetto , l’orgoglio dei “frazionisti”, la combattiva minoranza politica?

Ahimè qualcosa sta cambiando, ma ci sembra in peggio!

Scrive Iacchitè:

“La procura della Repubblica di Paola e quindi il procuratore Pierpaolo Bruni ha accelerato le indagini sul giro di soldi di Agostino Iacovo e dopo aver proceduto ad arrestarlo di nuovo nello scorso mese di marzo, sulla base di una serie di novità

 

investigative che lasciano ben pochi subbi sul fatto che evadesse il fisco e autoriciclasse denaro, qualche giorno fa ha arrestato anche il sindaco di Guardia Piemontese, Vincenzo Rocchetti. Il personaggio era stato indagato – sempre a marzo – nell’operazione che ha portato al sequestro di 17 maxi pannelli pubblicitari tra Guardia ed Acquappesa ed era stato attenzionato. Si è scoperto invece che aveva fatto “bonificare” i suoi uffici dalle microspie della procura di Paola addirittura con fondi pubblici. Ora è in carcere e si tratterà di capire se finalmente vuoterà il sacco. E le probabilità sono molto alte…

Agostino Iacovo è cetrarese ed è stato coinvolto nell’operazione Plinius contro il clan di Franco Muto, portata a termine dai carabinieri del Comando provinciale, della Compagnia di Scalea e del Ros lo scorso 12 luglio 2013. Dopo un periodo di detenzione e dopo la successiva permanenza agli arresti domiciliari, Iacovo era tornato in libertà. L’annullamento del capo di imputazione 10, la caduta del reato di concorso esterno in associazione mafiosa, rendeva non ipotizzabile il reato contestato e quindi le relative decisioni restrittive. Il nome di Agostino Iacovo compariva varie volte nel fascicolo dell’inchiesta Plinius ed è sempre riferito alla gestione degli spazi pubblicitari nel territorio del Tirreno. Ma evidentemente le attività investigative, a partire dall’arrivo di Bruni a Paola, hanno dato altri indizi e non serve essere profeti per ipotizzare che dietro i movimenti di Agostino Iacovo ci possa essere anche il clan Muto.

Da qualche tempo, Agostino Iacovo lavorava a stretto contatto con il colosso della pubblicità calabrese ovvero La C-Pubbliemme.

È La C-Pubbliemme il sistema perfetto che usano Mario Oliverio e Madame Fifi per pagare la stampa amica e sparare le bordate contro i politici “nemici”. pubblicità La C, per chi non lo sapesse, è la televisione di famiglia di Nicola Adamo e della sua consorte-megera, Madame Fifì.

Ci vuole una faccia come il culo per lavorare a La C, dove i soldi arrivano con un meccanismo semplice semplice. La Regione, spesso attraverso Fincalabra ma non solo, riempie di soldi la struttura, di proprietà di Domenico Antonio Maduli, l’imprenditore vibonese deus ex machina anche della Pubbliemme, divenuto in pochi anni improvvisamente ricco e gradito ai politici più impresentabili del PD, e poi avventurarsi anche a fare la morale..

E ci vuole una faccia come il culo a farsi fare ogni mattina i telegrammi da Nicola Adamo e Madame Fifì recitando a soggetto come solo i servi sciocchi sanno fare e parlando pure di libertà di stampa.

Il direttore responsabile di questo bellissimo caravanserraglio è Pasquale Motta, ex segretario di Nicola Adamo, candidato sindaco PD, naturalmente trombato, al Comune di Nocera Terinese.

Lui dirige il sito mentre la televisione è affidata ad un altro cameriere, che si chiama Pietro Comito. Due servi matricolati, pronti ad obbedire ad ogni comando. 

Il motto della tivù adamitica è “l’informazione a 360 gradi” ma, com’è fin troppo chiaro, nei fatti, questo tipo di informazione, nella migliore delle ipotesi, si ferma a 90 gradi. Con tutto quel che segue.

Ricapitolando: la Regione, insieme a Fincalabra, ha riempito di denari La C. Che con i nostri soldi paga la stampa amica di Oliverio.

Chi ha il coraggio di denunciare queste vicende, come il sottoscritto, viene attaccato in prima persona grazie ai galoppini della megera, ma è del tutto evidente che gli attacchi di questa congrega di imbroglioni altro non sono che medaglie da mettersi al petto.

Io non ho mai avuto centinaia di migliaia di euro da Fincalabra per diffondere (aprite le orecchie) in Calabria le immagini di un viaggio in Cina. Clientele e sprido (diciamo qui a Cosenza) a na lira.

LA REGIONE COMPRA I MACCHINONI DI MADULI-MERDULI

Pubbliemme, dal canto suo, sfrutta gli stagisti, che vengono sistematicamente epurati dopo qualche mese di prova e anche i dipendenti, “pagati” con somme irrisorie (500 o 600 euro).

Questo per garantire il guadagno del signor Maduli (dipendenti e stagisti sfruttati lo hanno ribattezzato in “Merduli”, che forse suona meglio), della compagna (anche di merende) e amministratore ombra Maria Grazia Falduto, oltre ai soliti lacché Motta, Francesco Occhiuzzi (il cetrarese che ha lasciato Ten e Occhiuto per accasarsi da quelle parti) e via franando.

Dall’ufficio commerciale di Pubbliemme non è difficile appurare che la Regione compra anche i macchinoni di questi signori: è il caso di una Audi A4 (targata DH642NE) acquistata nel 2007, la cui polizza è scaduta a maggio 2016.

L’ultimo attestato di rischio è del 2013, l’ultima polizza pagata dell’1 agosto 2013.

Una denuncia per smarrimento del certificato di proprietà fa, inoltre, presupporre anche un giro più strano che interessa questi veicoli. E non deve essere certamente l’unico.

Maduli-Merduli gira in Range Rover, la Falduto in Mercedes, la vamp(a) e responsabile commerciale Piera Nocciolo pure in Mercedes, lo scudiero di Motta, tale Enrico Paduano, in Bmw. Certo, le annaffiature periodiche della Regione aiutano anche a far fronte a spese del genere.

LE AZIENDE “SCATOLE CINESI” E I LEGAMI CON IL CLAN MUTO

Pubbliemme poi è piena di aziende (tipo Affitalia) collegate, alle quali vende e dalle quali compra gli spazi in un circolo vizioso che riguarda in via quasi esclusiva l’azienda.

Per esempio, a Cosenza Pubbliemme è famosa per aver “bruciato” 1 milione e mezzo di euro al Comune per mancato pagamento dei canoni per i tabelloni 6×3 in sei anni di appalto. Finanche quel truffatore di Occhiuto si è reso conto del danno che ha combinato Maduli-Merduli e gli ha chiuso i ponti con lodevole efficacia.

Pubbliemme tuttavia non si è scomposta minimamente e visto il giro di aziende che ha, sapete cos’ha fatto? Ha fatto comprare i tabelloni ad una ditta di Scalea sua complice, tale Publidei, recentemente finita nel mirino della giustizia. 

Sì, perché il deus ex machina di questa Publidei di Scalea (e non solo) è proprio Agostino Iacovo, oggi di nuovo agli arresti dopo essere stato messo in manette già il 4 marzo dell’annoscorso. Iacovo è cetrarese, aveva messo in piedi un giochino di 14 società “scatole cinesi” e tutti sanno (come abbiamo dimostrato) che è legato mani e piedi al clan Muto. Così come tutti sanno che il clan Muto ha ottimi rapporti (per usare un eufemismo!) con il locale di ‘ndrangheta del Pd gestito da don Magorno e Madame Fifì.

Ritornando al ruolo di Publidei, il suo intervento, almeno a Cosenza, ha risolto il problema della pubblicità e dei manifesti elettorali. Poiché Pubbliemme non poteva esporsi con il Comune di Cosenza causa debiti, l’ha fatto direttamente il buon Agostino Iacovo garantendo regolarmente la sua propaganda perdente prima a Lucio Presta e poi a Carletto Guccione. In parole povere, si vende a Pubbliemme e guadagna da Pubbliemme: sono pochissimi i clienti reali. Tutto falso, tutto virtuale.

Queste pratiche si chiamerebbero truffa se non ci fossero a Cosenza magistrati incolti, ignavi, figli di altri magistrati e vincitori di concorsi grazie all’interventismo di Maria Immacolata, che passano il loro inutile e noioso tempo a discettare di furti di pollame, a presentare libri, a sentirsi Dei onnipotenti e venerati da un numero ridotto di lacchè e di donnine. Speriamo che l’intervento di Pierpaolo Bruni porti al risultato sperato ovvero allo sputtanamento del “sistema” di Iacovo, Maduli, Pd e Pubbliemme.

La C sembra quella tv privata siciliana, diretta da un magistrale Pino Colizzi, che compare ne La Piovra. E’ un concentrato di fellatio politica, di disconoscenza delle basi culturali e deontologiche del giornalismo, utile solo ad ingrassare i corifei di Oliverio e compagnia che si azzuffano come le galline di Battiato per dire quanto sono belli, sani e forti lo statista di San Giovanni in Fiore, la magara di Grimaldi e ru vruacculuni du Spiritu Santu. Che da quel pulpito fetido si levino anche lezioni di giornalismo è veramente troppo. La Calabria oscura accetta connivenze e collateralismi ma non può veramente trasformare il letame nei fiori di Fabrizio De Andrè.

C’è un letame che resta letame. Sempre.

Da Iacchite- 2 agosto 2018

Pubblicato in Paola

Leggiamo su Iacchitè del 30 giugno 2018 :

“Conferenza surreale del PD amanteano

Una conferenza del tutto surreale quella di ieri alla Piazza Calavecchia di Amantea.

 

 

Già partiva con forti possibilità di comicità: il segretario del PD amanteano che è parte della maggioranza in una lista civica, ha voluto fare un resoconto dell’operato del suo partito su quest’anno di governo.

Lo ha fatto il giorno in cui la notizia della operazione “Multiservizi” ha toccato anche esponenti del PD locale.

La conferenza è iniziata con più di un’ora di ritardo.

E non solo perché il segretario è arrivato fuori orario ma anche perché, in una triste rappresentanza della gestione del suo operato, non sono riusciti a far partire né il proiettore né tre microfoni.

Così il segretario ha deciso di parlare senza microfono ad un pubblico di una ventina di familiari e tesserati dove l’età media erano i 65 anni.

Sempre sulla scia della incoerenza, le prime parole sono state per attaccare chi usa i social per criticare democraticamente il loro operato per poi dire che hanno voluto incontrarsi in piazza per il loro carattere democratico e la loro voglia di scambio di idee ma subito chiarire che non avrebbero permesso interventi del pubblico e non avrebbero dato nessuna risposta in merito a dati sull’operato dell’amministrazione.

Dalle poche cose che siamo riusciti a sentire tra risate imbarazzate di gente che cenava in piazza, ci siamo sentiti perplessi del ringraziamento del segretario ai ragazzi del Beach Volley, anche loro vittime della mancanza di vicinanza da parte del Comune di Amantea.

Non meno sorprendente è stato il fatto di non aver speso neanche una parola sugli arresti.

Il segretario ha voluto rinchiudersi anche in piazza nel suo mondo dove non esistono criticità ed è lui il protagonista.

Purtroppo gli amanteani abbiamo ben capito la realtà: il Re è nudo.

Magari è ora che lo sappia.

Intanto noi dell’Associazione La Guarimba ieri siamo riusciti a far parlare di Amantea su Il Sole 24 ORE e su Repubblica grazie alla sesta edizione del festival che organizziamo senza soldi comunali e che ancora oggi aspetta il permesso dal Comune di Amantea.

La richiesta è stata protocollata più di 30 giorni fa.

Associazione La Guarimba

Ndr Il sito è come sempre pronto a ricevere eventuali note di risposta da parte di Giacco, del PD o dell’amministrazione comunale.

Pubblicato in Cronaca

Impossibile non riprendere la dura e coraggiosa denuncia firmata indirizzata al dr Bruni e postata da Iacchitè. Eccola:

Caro Dr. Bruni, da magistrato di pregevole carriera, è certamente a conoscenza che per sconfiggere la corruzione che si rintana nella pubblica amministrazione è importante il contributo di tutti i cittadini.

Lei pensi che una buona parte degli abitanti dell’Alto Tirreno cosentino, si sentirebbero disposti a collaborare con le autorità di governo, solo quando, però, la Procura di Paola da Lei diretta iniziasse a dare dei segnali di contrasto in tale direzione.

Consideri però che, per anni, il livello di impunità è rimasto granitico ed elevato.

In questo quadro allarmante, quanti sarebbero disposti a denunciare?

Forse pochi, anzi quasi nessuno, constatato che da molti anni sull’Alto Tirreno cosentino le probabilità che un evento corruttivo trovi la giusta punizione sono pari allo zero.

Allora capirà perché nel nostro territorio ci sono così poche denunce …

Probabilmente perché tutti temono le conseguenze del proprio gesto oppure lo ritengono inutile …

E non hanno tutti i torti.

Una soluzione ci sarebbe e dovrebbero cercarla insieme, magistrati e cittadini: la soluzione sta anche in quei pochissimi articoli scritti da quei pochissimi giornalisti coraggiosi che denunciano gli eventi di corruttela che si nidificano nella pubblica amministrazione.

Lei, dr. Bruni, magistrato con la M maiuscola, dovrebbe lanciare un segnale forte, affinché quella parte di cittadinanza onesta trovi il coraggio, anche attraverso la forma dell’anonimato, cosi come riconosciuto dalle ultime norme dall’autorità anticorruzione, di denunciare quei disegni criminali architettati dalle menti perverse riconducibili a quei pochi stolti amministratori locali, coadiuvati da tecnici astuti e senza scrupoli, che danneggiano sistematicamente il tessuto economico di una parte della Calabria che potrebbe vivere delle proprie risorse e delle proprie bellezze paesaggistiche, solo se si ristabilisse il principio della onestà amministrativa.

Lei, dr. Bruni è stato nominato da poco tempo alla guida della Procura di Paola, ma quello che legge adesso non è certo il primo lamento che Le giunge da questo lembo di terra e devo riconoscere che oggi i traffichini che legiferano buona parte dei nostri comuni, la temono e questo è un buon segno.

Le confesso, dr. Bruni, che spesso mi capita di leggere, come capiterà anche a Lei, articoli che richiamano le condotte degli amministratori comunali che: agiscono indisturbati, sfidando la legge nell’affidarsi appalti milionari, riconducono con le solite trame di Penelope gli incarichi a familiari e affini, favoriscono gli affidamenti alle cooperative di amici e amministratori dello stesso ente…

Una vergogna senza fine, uno stillicidio di reati amministrativi perpetrati senza nessun diniego giudiziario e con un’arroganza e una presunzione senza eguali.

Ad oggi, l’unica opposizione al sistema dei malandrini, è rappresentata da qualche giornale – tra i quali “Iacchitè” – che non lesina pagine e pubblicazioni di articoli ingombranti, che potrebbero suscitare l’orticaria a qualche amministratore che indossa un colletto bianco, sporco di malaffare e corruzione.
Di recente, ho letto un articolo riguardante l’affidamento di un incarico di natura tecnica in favore di una dottoressa in chimica farmaceutica, la quale risulterebbe, secondo l’articolo, amministratore unico della società unipersonale senza che nella stessa compagine societaria figurassero soci con qualifiche tecniche e professionali.

Come dire: un medico, con tutto il rispetto per la categoria, istituisce una società e si aggiudica gli incarichi per la costruzione di un ponte…

Certamente non mi sentirei sicuro di attraversarlo, considerato che il progetto o la relazione potrebbero essere firmate da un qualsiasi professionista o tecnico dietro il pagamento di una ingente somma di denaro, visto e considerato che oggi tutti sono disposti a vendersi per un pugno di euro.

Lei, dr. Bruni, è a conoscenza dei fatti, non voglio assolutamente pensare che un magistrato del suo rango non si sia fatto un’idea sui quei pochi amministratori imbroglioni e traffichini che amministrano con fare spregevole e irrispettoso della giustizia.

Indossi per un solo istante i panni di un cittadino che non riesce ad arrivare a fine mese, suda sette camicie per garantire i pasti giornalieri ai propri figli ed è costretto ad osservare questo scempio: -cooperative legate ad amministratori locali e rappresentate da membri della stessa famiglia aggiudicarsi appalti per svariate migliaia di euro;

-imprese edili legate a sindaci ed amministratori locali aggiudicarsi appalti per centinaia di migliaia di euro ricadenti nella stazione unica appaltante della stessa area amministrativa;

-professionisti che gravitano nell’utero della fertilità costante che si pongono sempre sull’ ovocito che feconda migliaia di euro in favore degli stessi tecnici legati dal cordone ombelicale ai soliti amministratori truffaldini e privi di scrupoli; amministratori comunali che, nel corso degli anni, si sono succeduti alla guida dei comuni e li hanno manovrati al fine di frodare soldi pubblici per costruire edifici commerciali in contemporanea con i lavori pubblici che si realizzavano nel comune dove amministravano…

E poi, caro dr. Bruni, c’è la cupola delle imprese edili, brave a creare un cartello simile a quello colombiano per la droga.

Sono stati bravi a creare un apparato di imprese edili legate ai soliti amministratori locali, basta che Lei dia un’occhiata alle gare di appalto degli ultimi 8 anni gestite sull’Alto Tirreno cosentino e riscontrerà che il 90% dei lavori sono stati indirizzati, con il metodo dell’appalto pilotato dai tecnici compiacenti, verso le stesse imprese.

Esempio: l’impresa “X” prende il lavoro “a” nel comune di Grisolia, l’impresa “Y” nel comune di Aieta, l’impresa “Z” in quello di Santa Domenica Talao, l’impresa “W” a Maierà e cosi via, senza dilungarci più altrimenti la nausea aumenterebbe a dismisura.

Come potrà verificare, sono, per la maggior parte, tutte riconducibili alla stessa associazione di prenditori legati ad amministratori locali e affini familiari, creata con lo scopo di far ruotare i lavori alle ditte che avallano il patto criminoso.

La invito a riflettere e di conseguenza adottare misure per ripulire tutto il marciume che si annida nella pubblica amministrazione così da spazzare le sacche putrefatte zeppe di malaffare e corruzione.

Lettera firmata (il nome lo faremo solo al dr. Bruni ovviamente)"

Pubblicato in Primo Piano

Un anno fa – più o meno di questi tempi – le esigenze giornalistiche avevano giustamente richiesto la ribalta e la cosiddetta “prima pagina” per i tre arrestati eccellenti dell’operazione “Robin Hood” contro i papponi di Calabria Etica e così le fotografie di Pasqualino Ruberto e Nazzareno Salerno e le accuse contro il dirigente regionale Vincenzo Caserta hanno girato per tutta Italia.

Era passato in secondo piano invece il ruolo fondamentale del “bancomat” di questi papponi. tutti affamati di tangenti e soldi sonanti. Si chiama Ortensio Marano e viene da Belmonte, costa tirrenica cosentina, ad un passo da Amantea. 

I dieci milioni di euro di fondi comunitari stanziati per le famiglie bisognose sono stati trasferiti alla Fondazione Calabria Etica, e da qui girati attraverso un bando ad hoc ad una società privata, la Cooperfin spa dell’imprenditore Ortensio Marano, che in parte li distraeva dalla loro finalità facendoli girare su conti di gestione in modo da utilizzarli per la propria attività finanziaria, in parte li trasferiva direttamente all’ex assessore Nazzareno Salerno, mascherandoli sotto forma di prestito.

Duecentotrentamila euro: un prestito fittizio, secondo gli inquirenti, perché a fronte delle rate pagate dal politico, la società restituiva le stesse cifre per l’acquisto di quote di una società riferibile alla famiglia dello stesso Salerno.

Tutto questo un anno fa. Oggi, a distanza di poco più di un anno – appunto – scopriamo che il “bancomat”, pardon la Cooperfin, ha chiesto e ottenuto il pignoramento dello stipendio alla Regione di Nazzareno Salerno, quasi a voler dimostrare che quel “prestito” non è fittizio… Ovviamente sappiamo tutti che trattasi di mazzetta mascherata da prestito e questa mossa della Cooperfin potrebbe essere la spia di una forma di collaborazione con la magistratura e quindi con la DDA che non promette niente di buono per Nazzareno Salerno e gli altri suoi compari “papponi”.

Ricordiamo infatti che all’epoca hanno ricevuto un avviso di garanzia anche Maria Vincenza Scolieri, 41 anni, Cristiano Giacinto, 43, e Licia Soreca, 34 anni. I tre sono accusati di abuso d’ufficio in concorso “in qualità di componenti la commissione esaminatrice nominata in relazione alla gara indetta dalla fondazione Calabria Etica, per conto della Regione Calabria, in relazione a un partner di service finanziario connesso alla gestione del fondo a favore di coloro che versano in una situazione di temporanea difficoltà economica di cui al progetto “Credito Sociale”, dunque di pubblici ufficiali o comunque incaricati di un pubblico servizio”.

In estrema sintesi, Scolieri, Giacinto e Soreca avevano aggiudicato la gara alla società Cooperfin Spa nonostante fosse palese che non avesse i requisiti per poterla vincere.

Per raggiungere i propri obiettivi, Salerno ha estromesso quei funzionari che volevano escludere Calabria Etica dal progetto, tra cui l’ex dirigente Bruno Calvetta, che subì minacce e forti pressioni riprese anche dalle telecamere del Ros, e infine venne sostituito con Enzo Caserta, finito in manette nell’operazione.

Ruberto allora ha sottoscritto un avviso funzionale a quella selezione del tutto privo dei requisiti minimi per poter essere considerato un bando pubblico, non facendo alcun riferimento al valore del servizio da appaltare e individuando un termine di appena 7 giorni per la presentazione delle candidature, termine, “oltre che illegittimo anche inadeguato, in relazione alla richiesta di presentazione di un “progetto” che contenga proposte migliorative della gestione del servizio”.

Caserta ha poi omesso – pur avendo l’obbligo giuridico di intervenire – qualunque forma di controllo sulle modalità di selezione predisposte da Ruberto, mentre Marano ha concorso in questo in quanto “beneficiario della condotta illecita e negoziatore con Salerno, soggetto, a sua volta, ideatore ed istigatore della complessiva vicenda delittuosa, nonché in ultimo anche beneficiario del prezzo corruttivo che la Cooperfin Spa verserà in suo favore”.

E l’interesse della Cooperfin “non era certo la remuneratività del servizio, ma la disponibilità delle ingenti somme di cui poi avrebbe disposto in maniera assolutamente illecita”.

In definitiva, per il giudice, la predisposizione del “bando” risulta “essere stato chiaramente il frutto di una collusione fra chi lo ha formulato (Ruberto), chi ne ha affidato indebitamente la predisposizione (Caserta), chi aveva interesse a che fosse la Cooperfin ad aggiudicarsi il servizio (Salerno) e chi ne ha beneficiato, non tanto aggiudicandosi il servizio, ma appropriandosi concretamente addirittura della maggior parte (ben l’80% circa) delle somme gestite (Marano).

I 230.000 euro che sono stati trovati a Salerno sono palesemente il ricavato di una tangente. Euro versati al mafioso Salerno in due rate: la prima da 148.484 euro del 02.02.2015, la seconda da 82.255,46 euro, del 17.07.2015.

Le date dei versamenti, specie la prima, sono significative perché corrispondono allo stesso periodo (inizio 2015), quando Calabria Etica versa i soldi alla Cooperfin di Ortensio Marano. Come a dire: non appena i soldi sono stati accreditati e l’affare concluso, si passa al pagamento della mazzetta.

Dicono i magistrati: siamo di fronte ad una chiara mazzetta pagata a Salerno, in quanto ideatore del piano criminale che ha permesso alla Cooperfin di gestire il denaro del Credito sociale. E per giustificare la mazzetta, la cricca capeggiata da Salerno si inventa un prestito. E per “avallare” la tesi del prestito, Salerno versa fittiziamente anche qualche rata del presunto prestito alla Cooperfin. Denaro che Salerno riceveva attraverso versamenti, addirittura superiori all’importo fittizio della rate da pagare, guarda caso, dalla società M&M Management. E di chi è la società M&M Management? Guardo caso di Ortensio Marano, lo stesso che ha ricevuto la gestione attraverso la Cooperfin del denaro destinato al Credito sociale.

Sì, propio lui, Ortensio Marano da Belmonte, il bancomat dei papponi di Calabria Etica ma anche di Calabria Verde, per come abbiamo già documentato (http://www.iacchite.com/calabria-verde-principale-campanaro-le-grandi-manovre-cooperfin-tfr-dei-lavoratori/). Un uccellino ci aveva detto che presto ci sarebbero state novità. Ed aveva ragione. Buona fortuna a tutti!

Da Iacchite- 29 marzo 2018

Pubblicato in Belmonte Calabro

Caro Dr. Bruni, da magistrato di pregevole carriera, è certamente a conoscenza che per sconfiggere la corruzione che si rintana nella pubblica amministrazione è importante il contributo di tutti i cittadini.

Lei pensi che una buona parte degli abitanti dell’Alto Tirreno cosentino, si

sentirebbero disposti a collaborare con le autorità di governo, solo quando, però, la Procura di Paola da Lei diretta iniziasse a dare dei segnali di contrasto in tale direzione.

Consideri però che, per anni, il livello di impunità è rimasto granitico ed elevato.

In questo quadro allarmante, quanti sarebbero disposti a denunciare?

Forse pochi, anzi quasi nessuno, constatato che da molti anni sull’Alto Tirreno cosentino le probabilità che un evento corruttivo trovi la giusta punizione sono pari allo zero.

Allora capirà perché nel nostro territorio ci sono così poche denunce

Probabilmente perché tutti temono le conseguenze del proprio gesto oppure lo ritengono inutile

E non hanno tutti i torti.

Una soluzione ci sarebbe e dovrebbero cercarla insieme, magistrati e cittadini: la soluzione sta anche in quei pochissimi articoli scritti da quei pochissimi giornalisti coraggiosi che denunciano gli eventi di corruttela che si nidificano nella pubblica amministrazione.

Lei, dr. Bruni, magistrato con la M maiuscola, dovrebbe lanciare un segnale forte, affinché quella parte di cittadinanza onesta trovi il coraggio, anche attraverso la forma dell’anonimato, cosi come riconosciuto dalle ultime norme dall’autorità anticorruzione, di denunciare quei disegni criminali architettati dalle menti perverse riconducibili a quei pochi stolti amministratori locali, coadiuvati da tecnici astuti e senza scrupoli, che danneggiano sistematicamente il tessuto economico di una parte della Calabria che potrebbe vivere delle proprie risorse e delle proprie bellezze paesaggistiche, solo se si ristabilisse il principio della onestà amministrativa.

Lei, dr. Bruni è stato nominato da pochi mesi alla guida della Procura di Paola, ma quello che legge adesso non è certo il primo lamento che Le giunge da questo lembo di terra e devo riconoscere che oggi i traffichini che legiferano buona parte dei nostri comuni, la temono e questo è un buon segno.

Le confesso, dr. Bruni, che spesso mi capita di leggere, come capiterà anche a Lei, articoli che richiamano le condotte degli amministratori comunali che: agiscono indisturbati, sfidando la legge nell’affidarsi appalti milionari, riconducono con le solite trame di Penelope gli incarichi a familiari e affini, favoriscono gli affidamenti alle cooperative di amici e amministratori dello stesso ente

Una vergogna senza fine, uno stillicidio di reati amministrativi perpetrati senza nessun diniego giudiziario e con un’arroganza e una presunzione senza eguali.

Ad oggi, l’unica opposizione al sistema dei malandrini, è rappresentata da qualche giornale – tra i quali “Iacchitè” – che non lesina pagine e pubblicazioni di articoli ingombranti, che potrebbero suscitare l’orticaria a qualche amministratore che indossa un colletto bianco, sporco di malaffare e corruzione.

Di recente, ho letto un articolo riguardante l’affidamento di un incarico di natura tecnica in favore di una dottoressa in chimica farmaceutica, la quale risulterebbe, secondo l’articolo, amministratore unico della società unipersonale senza che nella stessa compagine societaria figurassero soci con qualifiche tecniche e professionali.

Come dire: un medico, con tutto il rispetto per la categoria, istituisce una società e si aggiudica gli incarichi per la costruzione di un ponte

Certamente non mi sentirei sicuro di attraversarlo, considerato che il progetto o la relazione potrebbero essere firmate da un qualsiasi professionista o tecnico dietro il pagamento di una ingente somma di denaro, visto e considerato che oggi tutti sono disposti a vendersi per un pugno di euro.

Lei, dr. Bruni, è a conoscenza dei fatti, non voglio assolutamente pensare che un magistrato del suo Rango non si sia fatto un’idea sui quei pochi amministratori imbroglioni e traffichini che amministrano con fare spregevole e irrispettoso della giustizia.

Indossi per un solo istante i panni di un cittadino che non riesce ad arrivare a fine mese, suda sette camicie per garantire i pasti giornalieri ai propri figli ed è costretto ad osservare questo scempio: cooperative legate ad amministratori locali e rappresentate da membri della stessa famiglia aggiudicarsi appalti per svariate migliaia di euro; imprese edili legate a sindaci ed amministratori locali aggiudicarsi appalti per centinaia di migliaia di euro ricadenti nella stazione unica appaltante della stessa area amministrativa; professionisti che gravitano nell’utero della fertilità costante che si pongono sempre sull’ ovocito che feconda migliaia di euro in favore degli stessi tecnici legati dal cordone ombelicale ai soliti amministratori truffaldini e privi di scrupoli; amministratori comunali che, nel corso degli anni, si sono succeduti alla guida dei comuni e li hanno manovrati al fine di frodare soldi pubblici per costruire edifici commerciali in contemporanea con i lavori pubblici che si realizzavano nel comune dove amministravano

E poi, caro dr. Bruni, c’è la cupola delle imprese edili, brave a creare un cartello simile a quello colombiano per la droga. Sono stati bravi a creare un apparato di imprese edili legate ai soliti amministratori locali, basta che Lei dia un’occhiata alle gare di appalto degli ultimi 8 anni gestite sull’Alto Tirreno cosentino e riscontrerà che il 90% dei lavori sono stati indirizzati, con il metodo dell’appalto pilotato dai tecnici compiacenti, verso le stesse imprese.

Esempio: l’impresa “X” prende il lavoro “a” nel comune di Grisolia, l’impresa “Y” nel comune di aieta, l’impresa “Z” in quello di Santa Domenica Talao, l’impresa “W” a Maierà e cosi via, senza dilungarci più altrimenti la la nausea aumenterebbe a dismisura.

Come potrà verificare, sono, per la maggior parte, tutte riconducibili alla stessa associazione di prenditori legati ad amministratori locali e affini familiari, creata con lo scopo di far ruotare i lavori alle ditte che avallano il patto criminoso.

Nell’augurarLe Buone Feste, La invito a riflettere e di conseguenza adottare misure per ripulire tutto il marciume che si annida nella pubblica amministrazione così da spazzare le sacche putrefatte zeppe di malaffare e corruzione.

Lettera firmata (il nome lo faremo solo al dr. Bruni ovviamente)

Da Iacchitè 20 dicembre 2017

Pubblicato in Alto Tirreno
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