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Non mi brucio per colpa vostra!

Sembra questa la parla d’ordine che Mario Oliverio professa a pieni polmoni.

Sembra che dopo essersi scottato ripetutamente, vuoi con la esclusione della Lanzetta, vuoi con la nomina di De Gaetano, ora il Governatore dica basta!

Basta alla presenza di consiglieri regionali in giunta!

Una scelta che se fosse stata fatta e pubblicizzata prima delle elezioni regionali avrebbe potuto portare grosse novità tra gli eletti, alcuni dei quali hanno goduto di consensi indirizzati dalla presunzione o speranza di trovarsi un assessore regionale amico!

Nessun problema per la sua vittoria, questo è certo; si sa bene che la Calabria orienta e sorregge la vittoria del suo candidato e che per evitare tentazioni da ”dominus” alterna uomini e partiti.

Ed infatti questa volta Oliverio è stato molto attento sollecitando l’attenzione di Roma sulla giunta in elaborazione, all’insegna dell’- Hai visto mai che….- e della condivisione delle responsabilità.

La cosa simpatica è che se da un lato c’è la certezza che i consiglieri regionali saranno esclusi dalla giunta( una garanzia perché nessuno parli o si lamenti) dall’altro c’è la incredibile affermazione che la giunta senza consiglieri sarà una giunta di “ alto profilo”

Ma come i migliori quindi starebbero fuori dalla politica?

E se lo dice Oliverio c’è da crederci.

Staremo a vedere.

Chissà che la Calabria senza politici imbrocchi la strada per la sua salvezza?

Pubblicato in Catanzaro

Il PD di Amantea scrive al Presidente Oliverio: “ Caro Presidente, siamo consapevoli del fatto che abbiamo davanti giorni decisivi per il futuro della nostra Regione e del nostro Partito.

I fatti emersi in seguito alla conclusione delle indagini della magistratura di Reggio Calabria, relative al finanziamento dei gruppi consiliari nella passata legislatura, non solo sono gravi ma fanno emergere – se confermati – un deficit di moralità che investe l’intera classe politica regionale.

Una prospettiva che ci preoccupa molto, perché crediamo nella “buona politica” e perché ad Amantea da qualche mese – partendo dalla fase preparatoria del Congresso di Circolo – siamo alle prese con un’importante e finora proficua iniziativa di coinvolgimento di cittadine e cittadini. Un’opera che rischia davvero un calo di motivazione, se non si dà un’immagine diversa del Partito e delle nostre rappresentanze istituzionali.

Quanto sta avvenendo in questi giorni, non solo lede la nostra sensibilità di dirigenti politici, ma rischia di allontanare quanti hanno iniziato a mostrare simpatia ed interesse verso l’azione del Partito e che oggi rischiano di essere riassorbiti dall’antipolitica.

Noi riteniamo che la partecipazione sia linfa vitale per il Partito Democratico, e che questa possa dare sostegno anche alla tua opera. Per tale ragione come Circolo di Amantea chiediamo - nel caso specifico - maggiore trasparenza e controllo delle risorse assegnate ai gruppi consiliari, e – in generale – che questo governo regionale possa caratterizzarsi nel segno della moralità.

Anche noi - in sintonia con quanto espresso nei giorni scorsi dalla Conferenza Episcopale Calabra - attendiamo che il Governo regionale inizi ad operare con maggiore incisività in una regione in cui è necessario ricostruire, prima di ogni cosa, la fiducia dei cittadini nelle istituzioni, e nutriamo una forte aspettativa nel fatto che l’etica non resti vuota parola ma si traduca in comportamenti, atti amministrativi, scelte politiche.

Conosciamo la tua storia e la tua sensibilità, ed è per tale ragione che esprimiamo un sincero e profondo sostegno al tuo intento di cambiare passo ed aprire una stagione nel segno della discontinuità e del cambiamento già dalla nomina della futura giunta regionale.

Amantea, 1 luglio 2015 PD Amantea

Pubblicato in Primo Piano

Ecco la nota stampa inviata dai Gruppi Consiliari Movimento 5 Stelle Rende - Amantea - Corigliano e Mirto Crosia: “ Aveva promesso discontinuità con il passato, Mario Oliverio, e si è trovato con una giunta azzerata proprio dalle spese pazze del passato oltreché con diversi compagni e sostenitori di partito mandati al confino per gli stessi identici motivi. Aveva promesso una marcia nuova per la nostra regione ma ad oggi ci ritroviamo a navigare a vista in pieno regime emergenziale.

 

I cittadini calabresi meritano qualcosa di diverso e domani mercoledì 1 luglio, dalle 9 alle 18, saremo a Reggio Calabria di fronte a Palazzo Campanella per protestare contro questo governo regionale delle larghe intese. Una sola richiesta sottostà alla nostra manifestazione pacifica ma intransigente che si racchiude nello slogan #MarioDimettiti, con tanto di hashtag che contraddistingue il popolo della rete. Loro possono barricarsi dentro il palazzo, noi ci accamperemo fuori, per ricordargli che nella vita serve Onestà per ricevere il rispetto.

Purtroppo ci troviamo di fronte a una classe politica che non prova vergogna neanche davanti a uno scandalo come quello di “Rimborsopoli”. I cittadini calabresi si sentono presi in giro, defraudati dei loro diritti di giustizia, soverchiati dal potere, schiaffeggiati dalla violenza, anche verbale, delle ultime pezze giustificative che ancora Oliverio ha il coraggio di proferire.

Si deve ripartire da zero, da nuovi concetti e nuovi programmi. Per questo il governatore Oliverio si deve dimettere e lo deve fare subito.

Continuano i consiglieri comunali affermando che : “Chi è causa del suo male pianga se stesso”.

Il governatore Mario Oliverio non può addossare le proprie responsabilità sulle spalle di tutti i cittadini calabresi. Nessuna nuova squadra potrà ridare dignità a questo governo regionale la cui giunta, di per sé monca, è stata completamente azzerata dall’inchiesta “Erga Omnes” portata avanti dalla Procura di Reggio Calabria.

Scontato dire che non ci fidiamo di questa classe politica, del suo modo di agire e di operare. Scontato dire che quegli assessori sono stati fortemente voluti da Oliverio, così come altri nomi noti finiti nell’inchiesta, che hanno portato voti e consensi all’attuale presidente.

È vero che Oliverio non ha responsabilità diretta in questa inchiesta, ma ha una responsabilità politica perché si è fatto garante del ruolo istituzionale di alcuni di loro. Nonostante da più parti gli siano arrivati campanelli d’allarme, ha preferito portare avanti nomine di pura convenienza.

La Calabria e i calabresi non avevano bisogno di un’ulteriore onta e invece lui, noncurante di tutto, ha preferito rispondere a scelte dettate dal “pacchetto voti” anziché dall’alto profilo professionale e morale.

Pubblicato in Politica

La Calabria sta morendo di tangenti, ‘ndrangheta, corruzione, debiti, immoralità, indecenza. Ma ora un genio la salverà: vuole alzare l’asticella della legalità! Così sarà certo che nessuno la supererà. Non è che resti senza amici? Ma ecco cosa scrive Gigino A Pellegrini & G el Tarik.

 

“Secondo la World Bank, nel mondo si pagano ogni anno più di 1.000 miliardi di dollari di tangenti e va sprecato, a causa della corruzione, circa il 3 per cento del Pil mondiale. Applicando questa percentuale all’Italia, si calcola che annualmente l’onere sui bilanci pubblici è nella misura di 50-60 miliardi di euro l’anno, come una vera e propria tassa immorale e occulta pagata con i soldi prelevati dalle tasche dei cittadini.

 

Una situazione disastrosa e appesantita dai danni politici, sociali e ambientali, nel panorama italiano logorato in ogni settore. Sempre più spesso, infatti, attività illegali come il traffico illecito di rifiuti o l’abusivismo edilizio, magari “rivestito” con il rilascio di concessioni illegittime, sono accompagnate da un sistematico ricorso alla corruzione di amministratori pubblici e rappresentanti politici, funzionari incaricati di rilasciare autorizzazioni o di effettuare controlli.

Questo il dato che si riafferma senza troppi stupori nel 2014, che vede la Calabria in testa alla classifica nazionale per il numero di persone arrestate: 224, seguiti dai 210 in Piemonte, dai 154 in Toscana, dai 130 in Campania e dai 209 arresti in Lombardia dove sono state eseguite ben 15 inchieste, concentrate nella cosiddetta “zona grigia”, l’élite fatta di colletti bianchi, tecnici compiacenti e politici corrotti.

La corruzione è stata ed è uno dei problemi più gravi della vita politica e sociale italiana. Machiavelli la detestava con tutto se stesso, e ci ha lasciato una descrizione della città corrotta che merita di essere letta: “Di qui gli ordini e le leggi, non per pubblica, ma per propria utilità si fanno; di qui le guerre, le paci, le amicizie, non per gloria comune, ma per soddisfazione di pochi si deliberano. E se le altre città sono di questi disordini ripiene, la nostra ne è più che alcuna altra macchiata; perché le leggi, gli statuti, gli ordini civili, non secondo il vivere libero, ma secondo la ambizione di quella parte che è rimasta superiore, si sono in quella sempre ordinati e ordinano” (Istorie, III. 5)

Un popolo non corrotto, al contrario, dovrebbe essere saggio, e saper guardare lontano, dovrebbe porre il bene comune al di sopra del bene individuale e immediato e in questo modo difendere l’uno e l’altro.

Quale esempio Machiavelli citava (oggi farebbe ridere), la città di Roma.,….

Finché il politico di turno calabrese lavorerà in questo o quell'ufficio amministrativo pubblico, egli immaginerà che ciò gli dia il diritto di fare e disfare a suo piacimento.

Questa è, invece, pura e semplice prepotenza. Si tratta di imparare a insegnare politicamente, e noi non l'abbiamo imparato, non solo; ma non sappiamo ancora neanche affrontare in modo giusto il problema.

L'altra grande tumescenza è l'analfabetismo attuale. Mi viene da dire che finché nel nostro paese esisterà un fenomeno come questo, sarà difficile parlare di educazione politica. Non si tratta qui di un problema politico, ma di una condizione senza la quale parlare di politica non è possibile. L'analfabeta moderno è al di fuori della politica, dovrà prima imparare l'alfabeto. Senza di questo non può esservi politica, senza di questo vi sono soltanto chiacchiere, pettegolezzi, favole, pregiudizi, ma nessuna politica. Infine, se esiste un fenomeno come la corruzione, se è possibile una cosa di questo genere, non si può parlare di politica. E qui non ci si avvicina neppure alla politica. Con tali presupposti, in Calabria non si potrà fare della politica perché tutte le misure rimarranno sospese in aria e non daranno alcun risultato. Una legge, se applicata in pratica in un ambiente dove è permessa e diffusa la corruzione, non farà che peggiorare le cose. In condizioni simili nessuna politica è possibile; qui mancano le condizioni fondamentali perché ci si possa occupare di politica. La realtà meridionale, nei suoi centri decisionali, non è statica, ma è, al contrario, animata costantemente da correnti e processi, vecchi e nuovi, che si indirizzano soltanto in una direzione, con un unico fine: una gestione ottimale del sottosviluppo meridionale, al fine di garantire la riproduzione delle classi dominanti e il mantenimento dei ruoli di forza che le vedono protagoniste. Più di una vera e propria marginalizzazione del Mezzogiorno nello scenario nazionale, è più probabile che si tratti di un processo di progressiva subordinazione. Non è vero, infatti, che il sottosviluppo meridionale sia, come si dice, apparentemente statico. Solo superficialmente la situazione (politica ed economica) meridionale è quella di una infinita stazionarietà, di un immobilismo secolare. In Calabria, l'attività corruttiva sembra avere assunto una configurazione di "sistema" che oltretutto contribuisce a impedire la correzione di mali antichi che hanno frenato lo sviluppo del Paese e sbilanciato la struttura della società italiana e del suo sistema politico. La situazione calabrese è disastrosa. Non c’è più posto per l'onestà, la correttezza, l'affidamento, l'osservanza delle norme liberal democratiche. La violazione "legale" della legalità ha assunto, in misura dilagante, una delle peggiori e più deleterie delle sue manifestazioni: la corruzione!

La metastasi di questo mortale melanoma ha ormai raggiunto moltissimi settori di attività, dove pubblico e privato incrociano e condividono interessi ormai di natura criminale. Al continuo perpetrarsi di truffe e raggiri per ottenere illeciti finanziamenti, corrisponde, per converso, la incapacità, specialmente nel Sud, di spendere i ricchi stanziamenti europei per legittimi progetti di sviluppo.

In tale contesto, l'Italia è primatista delle frodi comunitarie, con in testa Calabria e Sicilia. In risposta a tutto questo e a quello che sta succedendo nel parlamento calabrese, il presidente della Regione, Mario Oliverio elevandosi a geniale giudice sportivo, pensa di aver trovato la soluzione: "Alzare l’asticella della legalità”.

Pubblicato in Primo Piano

partito democratico diviso NDicono che la maggioranza che ha eletto Ernesto Magorno non ci sia più.

 

La prova sarebbe nella riunione dei renziani di oggi a Luzzi, dove Andrea Guccione - col placet dello stesso Magorno - ha convocato un incontro dei big dell'area che fa riferimento al segretario-premier.

 

Mario Oliverio, invece, ha dato appuntamento a tutti per martedì a Lamezia Terme.

 

Secondo molti, le due iniziative sono in contrapposizione e sono rappresentative di due differenti modi di rilanciare la giunta regionale uscita distrutta dalla inchiesta della Procura di Reggio Calabria.

Ed ovviamente dietro tali iniziative ci sarebbe il gioco delle correnti renziane (Lotti-Boschi vs Delrio-Guerini).

Ma c’è chi prova a defilarsi.

E’ il caso dei franceschiniani di "AreaDem" Nicodemo Oliverio e Franco Laratta che annunciano di non volere «partecipare a nessuna delle diverse iniziative politiche in campo nelle prossime ore in Calabria, salvo che non si tratti di riunioni degli organismi ufficiali del Pd.

I due dichiarano “Siamo infatti convinti che prima di tutto vada perseguita l'unità del partito. Obiettivo che la segreteria regionale del Pd avrebbe dovuto tentare a tutti i costi, già nei mesi scorsi. E non attivarsi a dividere ulteriormente anche l'area di riferimento. In una fase così delicata e grave per la politica calabrese, non serve null'altro che l'unità e la compattezza del gruppo dirigente di un partito, che è chiamato a dare risposte forti e immediate ad una situazione che non ha precedenti, mettendo così il presidente Oliverio in condizione di dare al più presto alla Calabria un governo forte e di altissimo profilo, fuori da equilibrismi e dalle logoranti logiche di appartenenze».

«Invitiamo tutte le parti in causa e tutte le anime del Pd calabrese a deporre le armi della lacerazione e della contrapposizione, perché di questo passo si rischia di finire nel baratro! Urgono scelte di rottura con tutto quello che finora è stato. Per il Pd calabrese questa è l'ultima chiamata: o si cambia nel segno dell'unità, o non ci saranno appelli. La Calabria deve immediatamente uscire dalla condizione gravissima in cui è venuta a trovarsi»

Pubblicato in Calabria

Chi altri se non Maria Carmela Lanzetta avrebbe il DIRITTO( od il DOVERE) di parlare della vicenda di rimborsopoli?

Lei che si dimise da Ministra per diventare assessore della regione Calabria come vice presidente , incarico che rifiutò proprio per la presenza di Antonino De Gaetano nell'esecutivo.

La Lanzetta al tempo fu sostenuta solo l'allora sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, Graziano Delrio.

Mario Oliverio, no! Mario Oliverio difese De Gaetano.

Anche recentemente, De Gaetano è stato travolto da una seconda polemica riguardante la costruzione del nuovo ospedale della piana di Gioia Tauro, argomento che e' finito sul tavolo della Commissione parlamentare antimafia nel corso della visita in Calabria di pochi giorni fa.

Inutilmente il Movimento 5 Stelle ha chiesto l'audizione dell'assessore.

Davanti alla Commissione si e' presentato il presidente Oliverio che si e' assunto la responsabilità politica della nomina di De Gaetano.

Ora l’arresto di Antonino De Gaetano e le sue dimissioni

Ed Oliverio annuncia una nuova giunta: ehh,ehh,ehh.

Intoccabile. Intorno a lui può succedere tutto, ma lui non molla. Continua imperterrito come se nulla fosse.

Ed ora la domanda.

Perché Maria Carmela Lanzetta non parla?

Forse che Oliverio intenda questa volta sul serio nominarla assessore( o vicepresidente) e questa volta la Lanzetta accetti la nomina ?

Pubblicato in Calabria

Scrivono Dalila Nesci, Nicola Morra, Paolo Parentela, Federica Dieni e Riccardo Nuti:

“Il governatore della Calabria, Mario Oliverio, deve dimettersi subito. Egli ha difeso a oltranza e senza riserve morali la nomina di Antonino De Gaetano, anche col silenzio tombale tenuto nella sua recente audizione in Antimafia”.

Lo dichiarano i parlamentari M5s calabresi Dalila Nesci, Nicola Morra, Paolo Parentela, Federica Dieni e Riccardo Nuti, quest'ultimo componente della commissione Antimafia, in seguito alla notizia degli arresti domiciliari per l'assessore regionale Antonino De Gaetano, coinvolto nell'inchiesta della Procura di Reggio Calabria sulla gestione dei fondi dei gruppi consiliari.

“Nonostante destinatario di tre informative e di una richiesta di arresto per presunto appoggio elettorale dalla 'ndrangheta, De Gaetano – proseguono i parlamentari M5s – è stato mantenuto al suo posto da Oliverio, che non ha voluto ascoltare nessuno.

Pertanto l'allora ministro Maria Carmela Lanzetta rifiutò di entrare nella giunta regionale”.

“In Calabria – continuano i parlamentari M5s – le istituzioni sono fortemente inquinate e ciò ne causa l'arretratezza.

Dunque, come raccomandava Paolo Borsellino, la politica non deve attendere le sentenze della magistratura per allontanare amministratori su cui gravano forti sospetti.

Oliverio sapeva pure che De Gaetano era indagato per i rimborsi, ma ha dato una prova di forza, mostrando ai calabresi che il potere sta al di sopra dell'etica e dell'interesse pubblico.

C'è voluto l'intervento della magistratura per sgretolare l'arroganza immorale di Oliverio, che ha la responsabilità d'aver legittimato politicamente De Gaetano, contro ogni buon senso”.

“Adesso – concludono i parlamentari M5s – in Calabria è scoppiata una questione morale gigantesca tutta interna al Pd, che noi avevamo già denunciato con chiarezza in commissione Antimafia, nell'indifferenza complice del presidente, Rosy Bindi.

Adesso il segretario del Pd Matteo Renzi si assuma le sue responsabilità e cacci Oliverio”.

Pubblicato in Calabria

Si aspettava il completamento della giunta, ma è arrivata per prima la magistratura, assestando un colpo durissimo ad un governo regionale che finora si è distinto soltanto per inadempienza rispetto ai problemi della Calabria e per la sua continuità, su molti fronti, dall’ambiente alla sanità, con il precedente esecutivo guidato da Scopelliti.

Non è nostro compito entrare nei dettagli dell’inchiesta, rispetto alla quale confermiamo il nostro atteggiamento garantista, sapendo anche distinguere tra le varie posizioni, ma è innegabile che questa vicenda ponga un problema politico grande come una casa.

Intanto non si può tacere il fatto che l’esistenza di un’indagine in corso sui rimborsi del Consiglio regionale era nota a tutti, anche al presidente Oliverio che avrebbe dovuto tenerne conto nella scelta dei suoi assessori.

Oggi la sua sicumera viene pagata da tutti i calabresi, che sicuramente si aspettavano altro da questa nuova stagione di governo, che, ancor prima di decollare, è già miseramente fallita.

Di questo, Oliverio, farebbe bene a prenderne responsabilmente atto, valutando anche l’ipotesi delle dimissioni.

La vicenda, in ogni caso, conferma la necessità di un’alternativa ad ogni livello al Pd, partito che a Roma, per conto dei tecnocrati di Bruxelles e di lobby economico-finanziarie, “lavora” per smantellare ciò che resta del welfare e della scuola pubblica, per cancellare diritti e svuotare la democrazia, mentre in periferia si conferma sempre più come aggregato di potere, subalterno a logiche affaristiche e incapace di innescare veri processi di rinnovamento della politica.

I tempi per un nuovo soggetto politico a sinistra, alternativo al Pd ed alle destre, sono maturi. L’altra Europa è al servizio di questo obiettivo.

Anche in Calabria, superando divisioni e imboccando una strada di netta rottura con il quadro politico esistente, dobbiamo fare la nostra parte, per costruire un’alternativa di governo in cui al centro ci siano i bisogni delle persone, dei ceti popolari, la salvaguardia dell’ambiente e dei beni comuni, un nuovo modello di sviluppo ecosostenibile.

I membri del Comitato nazionale de L’Altra Europa con Tsipras:

Francesco Campolongo

Luigi Pandolfi

Alessandra Basso

Pubblicato in Calabria

Signor governatore della Calabria, Mario Oliverio,

ieri non ha risposto alle mie domande in commissione parlamentare Antimafia. È rimasto in silenzio sull'iter dell'ospedale nuovo della Piana di Gioia Tauro, limitandosi a dire, con vecchia e debole scusa, che si è trovato davanti ad atti già definiti. Le ricordo che i parlamentari calabresi del Movimento 5 stelle le hanno scritto più volte sui punti oscuri del caso, ma lei ha ignorato queste segnalazioni e per risposta ha perfino accelerato l'inizio del lavori.

Inoltre, Lei ha detto di non sapere che la moglie dell'allora direttore generale del dipartimento regionale per i lavori pubblici stava in Tecnis, cioè la società appaltatrice di quell'ospedale (oltre ad un secondo previsto nella Sibaritide), il quale, grazie al suo assenso diretto sorgerà con pesanti dubbi sulle procedure: titolarità originaria e acquisto dei terreni, rimozione del vincolo di destinazione d'uso scolastico e varie deroghe di protezione civile.

Governatore Oliverio, Lei ha poi taciuto sulla nomina illegittima di Santo Gioffrè a commissario dell'Asp di Reggio Calabria, deliberata proprio dalla sua giunta regionale. A tal proposito ha fatto scena muta su chi, tra i suoi pochi assessori, le ha proposto il nome di Gioffrè, e ha asserito di non sapere che lo stesso Gioffrè fu assessore della Provincia di Reggio Calabria che in tale veste votò la delibera di anomala intestazione dei terreni per l'ospedale della Piana di Gioia Tauro.

La presidente della commissione parlamentare Antimafia ha messo la sordina su queste vicende, con dichiarazioni che all'estero farebbero inorridire perfino i marmi. Circa la presenza nella giunta calabrese di Antonino De Gaetano, nonostante le informative sul suo conto, la presidente Bindi ha infatti affermato: «Il presidente Oliverio si è assunto la responsabilità politica della scelta, fermo restando che siamo in assenza di alcun riferimento concreto o documento formale». Eppure Paolo Borsellino lanciò un monito etico chiarissimo. «I consigli comunali, regionali e provinciali – raccomandò – avrebbero dovuto trarre le dovute conseguenze da certe vicinanze sospette tra politici e mafiosi, considerando il politico tal dei tali inaffidabile nella gestione della cosa pubblica».

La morale è che la missione di ieri della commissione Antimafia è stata indirizzata volutamente verso l'oscuramento di alcune vicende che tra le altre riguardano direttamente il Partito Democratico, in particolare nella provincia di Reggio Calabria; a partire dall'approdo di De Gaetano, che prima militava nei Comunisti. Nella sinistra reggina, rammento, si annoverano l'accusa di partecipazione 'ndranghetistica del sindaco – di Melito Porto Salvo – Gesualdo Costantino (Pd), ancora sotto processo, e il caso dell'altro assessore Rocco Agrippo, già condannato per concorso esterno in associazione mafiosa. Il dato storico è che Agrippo e Costantino erano nella stessa, citata giunta provinciale di Gioffrè.

Come ha potuto affermare, governatore Oliverio, che la presenza in giunta di De Gaetano «continua a essere agitata in maniera strumentale»?

Vede, il problema non è il riscontro penale, ma il controllo politico e morale degli uomini, dei loro movimenti, dei loro rapporti con l'elettorato; soprattutto nella regione in cui è nata la 'ndrangheta, che impedisce la democrazia effettiva e lo sviluppo economico e sociale.

Al suo posto, governatore Oliverio, io mi sentirei male, per i suoi «non so» e i mutismi rispetto alle mie domande. Una cosa è certa: da ieri lei non può più presentarsi come uomo del cambiamento.

Riccardo Nuti           deputato M5S, commissione parlamentare Antimafia

Pubblicato in Calabria

coppia semaforica da cantiereL’assessore alla viabilità Gianluca Cannata si è rivolto al presidente della Regione Calabria affinché venga strutturata in tempi rapidissimi una soluzione che possa risolvere il problema del traffico sulla Ss 18, nella zona situata a Sud del porto turistico.

 

«Nonostante i progetti varati – rimarca Cannata – i sopralluoghi effettuati dai tecnici e gli interventi di somma urgenza adottati dall’Anas, la Tirrena inferiore, soprattutto in località Principessa, mostra i segni dell’abbandono e dell’incuria. Un semaforo regolamenta il transito a senso alternato di marcia, trasformandosi quasi in una stazione della via Crucis durante il fine settimana, con gli automobilisti spazientiti che attendono ore e ore sotto il sole per poter raggiungere la propria meta. Una situazione al limite del paradosso che danneggia la già martoriata economia del Basso Tirreno e che dissuade turisti e visitatori dal raggiungere i centri a cavallo tra le province di Cosenza e Catanzaro. Lo stesso grido di dolore è lanciato dagli albergatori che non solo devono rapportarsi alla concorrenza di località “low cost”, ma sono anche bloccati nella programmazione degli investimenti. Ad oggi, infatti, non sono stati decisi i termini per l’apertura dei cantieri destinati all’attuazione del piano di ripascimento costiero, né tanto meno quelli per la sistemazione della Ss 18 che potrebbe definitivamente crollare con l’arrivo della prossima mareggiata».

«Mi preme inoltre sottolineare – prosegue Cannata – la gravità della situazione vissuta dagli agricoltori e dagli allevatori che operano tra Campora San Giovanni e Nocera Terinese e che devono fronteggiare l’isolamento parziale determinato dal cedimento strutturale del ponte sul fiume Savuto: un triste evento che risale al 2008 e che ancora non ha trovato soluzione. I rischi legati al crollo della Ss 18 sono enormi: la Calabria sarebbe di fatto spezzata in due e raggiungere Lamezia Terme partendo da Amantea sarebbe quasi impossibile. Anche questo purtroppo è noto. Confido dunque nell’interessamento del governatore per dare una risposta agli operatori economici, agli imprenditori ed ai cittadini che chiedono dignità ed interventi. La stagione estiva è oramai alle porte».

Comunicato comune  di Amantea.

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