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Furono accusati di avere ucciso i loro compagni di viaggio, durante la traversata dalla Libia alla Sicilia, perché cristiani.

 

 

I giudici della corte di Assise li hanno riconosciuti colpevoli di omicidio, ma non dell'aggravante dell'odio religioso.

Per questo motivo sei extracomunitari sono stati condannati, mentre altri otto imputati sono stati assolti.

Condannato anche un settimo uomo accusato non di omicidio, ma di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina.

Dovrà scontare quattro anni.

Il processo nasce dal racconto di alcuni migranti soccorsi ad aprile del 2015.

Sbarcati a Palermo, raccontarono che alcuni nigeriani e ghanesi sarebbero stati gettati in mare aperto perché cristiani da una quindicina di altri "passeggeri", musulmani.

 

La corte li ha condannati a 18 anni ciascuno.

 

Gli imputati, accusati di omicidio plurimo aggravato, sono ivoriani, senegalesi e maliani.

La Procura aveva chiesto quattordici ergastoli ipotizzando l'omicidio volontario, ma la corte non ha creduto al movente religioso.

Il racconto di uno dei testimoni chiave del processo, un uomo a cui sarebbe stato ucciso il fratello durante quella tragica traversata, era già stato giudicato "inattendibile e non riscontrato"dal tribunale dei minorenni, dove è stato giudicato un altro giovanissimo indagato per la presunta strage.

Diciotto anni di carcere e un milione e 200 mila euro di multa sono stati inflitti a Mohamed Kantina, Ousman Camara, Kabine Konate, Kulibali Uma, Morizio Mouri e Hamed Doumbia.

A quattro anni è stato condannato lo scafista Seckou Diop.

A tutti la corte d'assise ha riconosciuto le attenuanti generiche.

Sono stati assolti, invece, Jean Baptiste Mabie, Abubacar Keit, Kante Bakadialy, Aboubakar Sidibe, Moustafa Toumadi, Moussa Kamagnate, Kaba Somauro e Biliti Abbas.

La corte ne ha ordinato la scarcerazione e l'espulsione.

I legali degli imputati hanno sostenuto che i 12 migranti sarebbero morti annegati perché il gommone avrebbe cominciato a imbarcare acqua e sarebbero caduti in mare.

Pubblicato in Italia

soldi imA Sanremo residenti infuriati coi richiedenti asilo. Pur avendo vitto e alloggio pagati, gli immigrati vanno in giro a chiedere l'elemosina (con lo smartphone in mano)
Tutto questo succede a Sanremo, ma anche nella nostra città di Cosenza specialmente nella nuova Piazza Bilotti e davanti ai negozi e supermarket  troviamo gli immigrati che chiedono l’elemosina. Non usano il cappellino, ma un bicchiere di plastica. Qualcuno ancora da una piccola offerta, la maggioranza della gente però si sente infastidita e borbottando qualcosa passa oltre, neppure li guarda.

Sanremo - Cappellino per l'elemosina da una parte e smartphone o sigaretta dall'altra.

 È questo l'identikit del "nuovo" profugo. Una figura che impazza, da mesi ormai, per le strade del centro di Sanremo, scatenando polemiche tra gli abitanti, che si sentono molestati ad ogni angolo con insistenti richieste di denaro da parte degli immigrati.
"Ehi, capo, un euro". Oppure: "Signora, una piccola offerta per mangiare". Ma quale offerta per mangiare: per loro vitto e alloggio sono gratuiti. E meno male, altrimenti al posto delle sigarette o delle schede telefoniche, con i soldi dell'elemosina gli immigrati dovrebbero comprarsi il mangiare. Ma la gente ormai lo ha capito e se all'inizio c'era ancora qualcuno che allungava una piccola offerta, oggi quei cappellini sono più o meno vuoti. "Hanno già tutto", lamentano i più. Resta soltanto il fastidio procurato a turisti e abitanti che in questi giorni di festa affollano la centralissima via Matteotti, il quartiere del teatro Ariston.
Le forze dell'ordine non possono fare nulla. Motivo? Hanno tutti lo status di rifugiato politico e, quindi, sono protetti dalla legge. Se a ciò aggiungiamo che l'accattonaggio non è reato, i conti sono presto fatti. Ma torniamo ai telefonini. Nelle vie di grande afflusso chiedono tutti l'elemosina, allungando il cappellino sotto il naso dei passanti, ma una volta girato l'angolo, ecco uscire magicamente dalle tasche smartphone e pacchetti di sigarette. Insomma, bella la vita da rifugiato.

Pubblicato in Italia

Ecco cosa scrive Sergio Ruggiero Consigliere comunale Gruppo “La nuova Primavera”.

“Oggetto: Sulla posizione della Sindaca circa il numero degli immigrati.

Tanto per non essere equivocato, sono all’opposizione e lì rimango, per una montagna di ragioni che adesso sarebbe inutile elencare.

Ma sul problema degli immigrati intendo dire qualcosa, in particolare circa la richiesta di controllo del numero che la Sindaca Sabatino ha rappresentato alla Prefettura, preso atto che la quota di 2,5/1000 abitanti ad Amantea è già ampiamente superato.

Questo numero stabilisce, per sintetizzare, una soglia di accettabilità funzionale all’accoglienza.

Vuol dire che noi stiamo facendo la nostra parte di fronte ad un grave problema del quale, in quanto Consigliere comunale, non posso non parlare.

Un problema enorme che, io temo, non tarderà a presentare salatissimi conti a carico delle Comunità costrette a subire oltremodo una graduale “invasione” dagli esiti futuri imprevedibili.

La Sindaca nell’ultimo comunicato scrive: “La mia protesta non è affatto contro gli immigrati, vittime di un sistema malato, ma è contro il business che ormai ha preso una piega pericolosa per la comunità che amministro”.

E ha ragione, perché parla di sistema malato e di affari.

Ed io nel sistema malato includo la retorica dell'accoglienza che talora si spinge a derubricare questo dramma come opportunità, o addirittura come arricchimento.

Follia! Arricchimento economico? Non diciamo sciocchezze!

Arricchimento culturale? Ma se non ci interessa approfondire neanche la nostra di Cultura, come pensiamo di essere credibili volendo far intendere che ci interessa la cultura altrui?

In questo mazzo di carte, ciò che appare invece lampante è l'oscena complicità del capitale, dell’affarismo che si nutre di disperazione e di illusione e di un “pensiero” parolaio che del mondo in cui vive si ostina a non capire niente, abituato com’è ad una narrazione ideologica della realtà e ad usare a tutti i costi un linguaggio “politicamente corretto”.

Diego Fusaro scrive: “… Non si tratta qui del problema dell'accoglienza dei singoli migranti, che è opera in sé umana e giusta. Si tratta, invece, del macrofenomeno dell'immigrazione che è promossa strutturalmente dal capitale e difesa sovrastrutturalmente dalle sinistre. Il capitale ha bisogno dell'immigrazione per distruggere i diritti sociali e la residua forza organizzativa dei lavoratori. Il capitale mira a renderci tutti come migranti, senza diritti, senza lingua, senza coscienza oppositiva. L'immigrazione è uno strumento della lotta di classe, è lo strumento con cui il capitale uccide diritti sociali e abbassa il costo del lavoro”.

Nella migliore delle ipotesi, dunque, si paventa una guerra tra poveri, e non oso pensare alla peggiore delle ipotesi. Non voglio alimentare inutili paure, ma questo io intravedo.

La Sindaca scrive ancora: «…la teoria è molto bella, la pratica è un’altra cosa, da sindaco ho il dovere di tutelare i miei cittadini e mettere in campo tutte le mie prerogative per garantire loro la sicurezza e la vivibilità della città».

Anche su questo Monica ha ragione.

Qualcuno di sera dovrebbe farsi un giro per certe zone di Amantea, oppure dovrebbe parlare con la gente che abita nei paragi di via Firenze, per capire che il numero degli immigrati è un problema enorme di fronte al quale non si può prescindere da un’equa distribuzione.

Anche perché parlare di accoglienza è facile, promuoverla e farla invece è tutta un’altra storia considerando le ristrettezze dei bilanci e gli enormi problemi che comporta l’amministrazione delle Comunità locali sulle quali il “Sistema malato” scarica dall’alto il precipitato di scelte disastrose.

L’amministrazione comunale di Amantea non funziona?

Ne sono convinto, ma questo non chiarisce il tema in oggetto.

Occorre opporsi alla “nostra” criminalità? Mi pare ovvio, ma questo non esclude l’obbligo di affrontare con la dovuta onestà intellettuale la questione dell’immigrazione, facile bacino predatorio di opportunisti e gente senza scrupoli, anche evocando le paure degli abitanti che rappresentano un malessere strisciante da capire.

Durante l’ultimo Consiglio comunale, tra le altre cose la Sindaca ha detto di preoccuparsi perché ha due figlie adolescenti che normalmente escono di casa. In quanto genitore, condivido questo timore e questa forma “genuina” di espressione del sentimento umano che la raffinatezza della politica “corretta” a mio parere dovrebbe imparare ad ascoltare e rispettare.

Nel precisare che sono un cristiano e come tale credo nei valori dell’accoglienza e della misericordia, che non nego passaggi in macchina a nessuno, che faccio l’elemosina spesso scambiando col beneficiario di turno qualche parola e dispensando semmai qualche confidenziale pacca sulle spalle, nel riferire che un paio di immigrati islamici sono amici miei, Allahu Akbar, con chiarezza lapidaria dico alla Sindaca che su questo punto possiamo concordare.

Amantea 23.11.2016                         Sergio Ruggiero

Pubblicato in Primo Piano

Lontano da noi che abbiamo dato atto dei successi nella lotta alla droga dei Carabinieri e sollecitato la stessa amministrazione comunale a lodare pubblicamente il forte impegno di carabinieri della stazione di Amantea, non apprezzare questa ultima brillante operazione dell’Arma. Anzi.

 

Ma non vorremmo che si formasse lo stesso stereotipo “Calabresi=’ndranghetisti” che, nato da menti poco oneste, sembra irrefrenabile, al punto che viaggia dappertutto senza alcuna giustificazione, al punto che 10, 100, mille o diecimila delinquenti calabresi portano disonore a milioni di calabresi onesti.

 

E similmente non possiamo accettare che nasca lo stereotipo “ Immigrati = spacciatori” ed ancora meno che si possa pensare che tutti gli immigrati ospiti in Amantea siano spacciatori o consumatori di droga.

 

Lo ricordiamo.

Stiamo parlando di decine e decine di immigrati che al mattino presto inforcano le biciclette e vanno ad offrire la propria fatica ed a spargere il proprio sudore nei campi e dovunque sono richiesti.

Stiamo parlando di decine e decine di immigrati che insieme con gli addetti del centro nepetino non hanno mancato di segnalare lo stato di grave disagio nel quale versavano, per la presenza, intorno a loro, di spacciatori e forse consumatori.

Il problema, per come ci viene segnalato, discende dalla stessa legge che sanziona, pontificando, al punto che spacciatori già condannati continuano a godere delle provvidenze statali come avviene per tutti gli altri profughi onesti ed alla ricerca di un futuro per se ed i propri cari.

Il problema è che se questa marea di disperati alla ricerca di un futuro migliore deve rispettare le nostre leggi , le stessi leggi dobbiamo rispettarle anche noi .

 

Per esempio accelerando da parte delle commissioni deputate l’esame delle domande di richiesta di asilo nella qualità di rifugiati.

Con i flussi di arrivo attuali i tempi di risposta sono di circa 2 anni.

Sono tempi di attesa così lunghi che scoraggiano anche chi avrebbe diritto di essere accolto.

Ed il Italia ormai è il caos, al punto che sempre più persone scappano dai centri di accoglienza.

E soprattutto occorre rendere effettivi ed immediati i rimpatri soprattutto degli spacciatori, dando attenzione a chi scappa dal dolore e dalle tragedie ma accetta e rispetta le nostre leggi e la nostra civiltà..

Pubblicato in Calabria

Scrive il segretario del PD:

Ho letto la risposta della Sindaca Monica Sabatino alle mie riflessioni sulla sua lettera al Prefetto.

Nella stessa mi si accusa di aver estrapolato «informazioni parziali», strumentalizzandole.

 

 

 

Ho seguito l’invito rivoltomi dalla Sindaca a rileggere le sue affermazioni; ed ho riletto sia la lettera al Prefetto che la risposta al sottoscritto.

Ed ho notato che l’oggetto è cambiato: perché mentre nella missiva al rappresentante territoriale del governo il problema sembrava essere rappresentato dai migranti (microcriminalità, assalti davanti ai supermercati per chiedere l’elemosina, danni all’alto valore turistico della città), nella risposta al sottoscritto il tema diventa l’azione contro un «business che ormai ha preso una piega pericolosa».

E’ chiaro che la Sindaca ha informazioni che ha ritenuto di non palesare.

Il problema però è che per dire cose a metà, non ce la si può nemmeno prendere – e ingiustamente - con chi già soffre una situazione di vita difficile.

Forse questa maggiore chiarezza la si poteva usare direttamente con il Prefetto.

Magari chiedendo un incontro senza dare in pasto al pubblico un’immagine di Amantea che – obiettivamente - non la rappresenta.

Credo di aver letto ed interpretato bene le parole della Sindaca.

Ma non so se lei ha fatto lo stesso con me.

La mia riflessione, non a caso, apriva con il rammarico per la mancata presentazione della domanda per l’accesso al Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati.

Entrare nella rete Sprar, infatti, avrebbe ovviato - e la Sindaca lo sa bene - a tutte le sue preoccupazioni.

Ma ottobre è passato invano.

Apprendo però che la lista Rosa Arcobaleno adesso «sta prendendo in considerazione la prossima finestra temporale».

Mi auguro un esito positivo della decisione (a proposito di teoria e pratica!)!

Con la mia nota avevo esternato la preoccupazione (credo legittima) che si diffondesse - nel caso qualche malizioso fraintendesse le parole della dott.ssa Sabatino - un’immagine distorta di Amantea, paese invece accogliente e solidale.

Un intervento, il mio, che ha suscitato nella Sindaca il bisogno di replicare (ed in qualche modo - e lo apprezzo - di rivedere la sua posizione).

A questo punto resto in attesa anche della replica al comunicato di “Azione Identitaria”, che la Sindaca non avrà potuto fare a meno di notare.

PS l’uguaglianza e la fratellanza non rappresentano ansie ideologiche, ancor meno stereotipi dietro cui celarsi

Enzo Giacco               Segretario PD Amantea

Pubblicato in Cronaca

Dichiarazione del sindaco Monica Sabatino in merito alla possibile nascita di nuovi centri di accoglienza destinati ai profughi, con riferimento alla nota stampa del segretario del Pd Enzo Giacco

 

 

«Ritengo di dover tornare sull’ argomento migranti per chiarire le posizioni da me assunte a chi, puntualmente, estrapola informazioni parziali e le strumentalizza.

Vorrei invitare il segretario del Partito democratico a leggere attentamente le mie affermazioni, senza farsi prendere da ansie ideologiche.

La mia protesta non è affatto contro gli immigrati, vittime di un sistema malato, ma è contro il business che ormai ha preso una piega pericolosa per la comunità che amministro.

Non voglio pensare che il Pd di Amantea voglia tutelare gli interessi di chi specula sulla disperazione di queste persone celandosi dietro ad un perbenismo di facciata e ad un banale stereotipo di uguaglianza e fratellanza».

«Non è con i post o le frasi ad effetto che si dimostra la propria apertura e la propria solidarietà, ma con i fatti e quando si è presentata l’occasione concreta di aiutare questi ragazzi non mi sono mai tirata indietro.

La città di Amantea ha sempre mostrato il volto umano della comprensione e dell’accoglienza e così sarà in futuro, ma non si può assistere inermi ad una continua proliferazione di centri d’accoglienza.

Per quanto riguarda l’accesso al sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati la stiamo prendendo in considerazione per la prossima finestra temporale, alla luce della circolare ministeriale dell’11 ottobre 2016, che avrebbe inserito la clausola di salvaguardia e che consente, ai comuni che diventano sede SPRAR, di ponderare il numero di presenze, gestendole direttamente.

La stessa non permette l’apertura di altri centri e consentirebbe la chiusura graduale di quelli già presenti».

«Caro segretario, la teoria è molto bella, la pratica è un’altra cosa, da sindaco ho il dovere di tutelare i miei cittadini e mettere in campo tutte le mie prerogative per garantire loro la sicurezza e la vivibilità della città».

http://www.immigrazione.biz/upload/circolare%20_ministero_interno_11_ottobre_2016_sprar.pdf

 

Pubblicato in Politica

Spatara (Azione Identitaria): "Ha fatto bene la sindaca di Amantea a svegliarsi"

 

"Le nostre preoccupazioni , che hanno sempre dato seguito a polemiche sterili pregnanti di uno stucchevole buonismo di facciata da parte di politici ed associazioni in generale sul fenomeno immigrazione nelle nostre città, in queste ore investono anche amministratori che fino a poco tempo fa ritenevano gli stessi immigrati una risorsa per il territorio.

Questo è il caso del sindaco della città di Amantea, in provincia di Cosenza, la quale stretta nella morsa della rabbia dei suoi cittadini dovuta ad una situazione del fenomeno ormai ingestibile nella sua comunità, scrive al Prefetto della città Bruzia chiedendo il blocco del flusso immigratorio attraverso la chiusura dei centri d'accoglienza.

 

Quando il vaso è ormai colmo anche una piccola goccia può farlo traboccare, alla sindaca Monica Sabatino potrei ironicamente dire, benvenuta sul pianeta Terra, ma al di la di banali slogan e di battute fuori luogo, la problematica va affrontata con molta serietà e con una visione più generale che dia una regolamentazione a tutto il fenomeno immigratorio.

 

Qualche giorno fa il mio movimento ha inviato un libro al sindaco di Riace, che parla e descrive, già oltre quaranta anni fa, il fenomeno immigrazione con tanto di episodi analoghi a quanto oggi stiamo vivendo ed assistendo.

 

Con la reazione della Sabatino, potremmo invitare il sindaco Domenico Lucano, non solo alla lettura del libro in questione, ma anche ad ascoltare la sua collega di Amantea, la quale è diretta testimone della vera faccia dell'accoglienza che si è radicata nelle nostre comunità e che è ben lontana da quella descritta ipocritamente da chi, da questo fenomeno ormai incontrollabile, ne trae benefici economici.

Ha fatto bene la sindaca di Amantea a svegliarsi e prendere coscienza della drammatica situazione ed è quello che noi di Azione Identitaria chiediamo agli altri sindaci ed a tutte quelle amministrazioni che impegnano addirittura importanti risorse economiche per progetti di accoglienza, tralasciando invece quelle che sono le priorità dei vari territori e dei cittadini autoctoni. L'immigrazione, cosi come è stata concepita dalle strutture politiche e burocratiche sovranazionali, porterà al disordine più totale nelle nostre città ed al contempo ad uno svuotamento del continente africano e di quegli Stati dove non vi sono assolutamente guerre come falsamente riportato da mass-media e da politici come il ministro Alfano, e questo solo per giustificare le invasioni di massa con imbarcazioni di morte e tragedie.

 

Prendendo atto delle parole della sindaca Sabatino, che esprimono disagio e manifestano la completa incompatibilità dei cittadini di Amantea con gli ospiti immigrati, chiedo al Prefetto di Cosenza di dare seguito alle richieste del primo cittadino ed in più di procedere nel più breve tempo possibile nel fare un censimento di quanti immigrati, regolari e non, siano ospiti nei centri di accoglienza della provincia cosentina, di accertarne la nazionalità, dal momento che allo sbarco quasi tutti mentono su questo, di verificare le condizioni delle stesse strutture e di come vengono gestite, limitando il piu' possibile le libere uscite degli ospiti onde evitare spiacevoli fenomeni di accattonaggio ed altro, come da tempo si verificano in altre città".

 

Lo afferma una nota di Bruno Spatara, reggente regionale di Azione Identitaria Calabria.

Pubblicato in Cronaca

Notiamo che gli Italiani che vanno all’estero non sono più italiani, mentre gli stranieri che vengono in Italia diventano subito italiani.

Da non crederci (Emigrante italiano bambino)

 

Ancora oggi la Guardia di Finanza scopre e denuncia Italiani che percepiscono l’assegno sociale mensile che va da 248 a 448 euro mensili.

In sostanza da poco meno di 9 euro a quasi 25 euro al giorno

Si tratta di un nucleo speciale del Corpo della Guardia di Finanza per la Spesa Pubblica e la Repressione delle Frodi Comunitarie.

Chi viene scoperto viene denunciato all’Autorità Giudiziaria e rischia una pena da sei mesi a tre anni.

E questo indipendentemente dal fatto che si abbia o meno reddito nel paese estero.

In sostanza lo Stato assiste non se italiano ma se abitante in Italia.

Esattamente come avviene per i profughi che vengono assistiti non perché italiani ma perché abitanti in Italia.

Solo che i profughi vengono meglio assistiti costando allo Stato più del doppio degli italiani, da 35 a 55 euro al giorno

Strana questa solidarietà a senso alternato.

 

Strana questa assistenza che scatta solo per chi abita in Italia indipendentemente dall’essere italiani o meno e si perde rimanendo italiani ma abitando fuori Italia!.

Come è cambiata questa nostra terra dai tempi in cui gli Italiani emigravano e con le loro rimesse contribuivano a costruire l’Italia ed oggi.

Un tempo i poeti (Buongiovanni – Bovio scrivevano:”o no, nun torno…mme ne resto fore e resto a faticá pe’ tuttuquante. I’, ch’aggio perzo patria, casa e onore, i só carne ‘e maciello: Só emigrante!”

Oggi invece gli Italiani all’estero “so carne da maciello, so elettori!”

Voti che cambiano le carte in tavola, ma voti vecchi, già acquisiti.

Meglio i nuovi voti quelli liberi che possono votare chi li ospita e li assiste meglio degli italiani che dormono sotto le tende ( Amatrice) o sotto i ponti o nelle auto.

No! Qualcosa è da rivedere!

Pubblicato in Italia

A Montelabbate, il 59enne era rimasto senza tetto da un anno.

Sul web un video per protestare contro i Vescovi: "Prendetevi cura prima degli italiani"

 

Ha esalato l'ultimo respiro l'11 agosto. Severino Pozzalo, nel silenzio e abbandonato dalle istituzioni che avrebbero dovuto aiutarlo.

Un uomo italiano di 59 anni è stato trovato nell'abitacolo della sua auto senza vita.

Quell'auto che era diventata la sua casa a Montelabbate (Pesaro).

Un decesso per cause naturali, dopo una vita costellata da disoccupazione, la separazione e da un anno anche dall'assenza di un letto dove dormire.

Non voleva sostegni dal Comune.

Forse per orgoglio.

 

Eppure da tempo nessuno si è attivato prontamente per aiutarlo, nonostante la sua situazione fossa a conoscenza dei servizi sociali.

Chissà se fosse stato un profugo, lo avrebbero messo un centro di accoglienza.

E' quello che pensano gli amici e gli abitanti di Montelabbate, che nei giorni scorsi hanno fatto girare un video su Facebook in cui accusano il governo e la Chiesa di dare maggiori attenzioni agli immigrati che agli italiani. "Questa vicenda grida vendetta.

Ha vissuto per un anno abbandonato dalle istituzioni.

Se sei italiano sei discriminato - ha detto in un video-denuncia il portavoce del Movimento popolare "Lega Italica", Davide Fabbri –

Mi rivolgo al cardinale (Galantino, NdR) che dice che vogliamo raccogliere voti sulla pelle dei migranti. Ma non è vero: noi italiani chiediamo solo rispetto".

Poi aggiunge: "La Chiesa non pensa ai parrocchiani che gli sono vicini, ai disoccupati".

Dalla morte di Severino Pozzalo lascia solo una domanda in bocca: perché nessuno pensa prima agli italiani?

Claudio Cartaldo- Mar, 18/08/2015 - 16:47

Ndr. Anche. Almeno, anche!

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immigrati

 

Interi popoli sono in movimento in tutto il pianeta e in modo particolare in Africa, nel vicino Oriente, nell’Asia centrale e nell’Asia del Pacifico. Fuggono da guerre, stragi, povertà; hanno come destinazione i Paesi e i continenti di antica opulenza, suscitando rari sentimenti di accoglienza e molto più frequentemente reazioni di chiusura e respingimento.

Non è il caso della Cooperativa “Attivamente” di Amantea. Per i ragazzi che hanno deciso di onorare il termine “ospitare”. Per questi straordinari ragazzi il rifugiato è una persona che nel giustificato timore d’essere perseguitato per la sua razza, la sua religione, la sua cittadinanza, la sua appartenenza a un determinato gruppo sociale o le sue opinioni politiche, si trova fuori dello Stato di cui possiede la cittadinanza e non può o, per tale timore, non vuole domandare la protezione di detto Stato.

 

Il rifugiato è anche chi essendo apolide e trovandosi fuori dal suo Stato di domicilio in seguito a tali avvenimenti, non può o, per il timore sopra indicato, non vuole ritornarvi. Al loro arrivo dieci giorni orsono mi son trovato insieme a questi ragazzi appartenenti alla Cooperativa quando è arrivato un pullman con dei rifugiati.

Uno di loro, un Eritreo, nello scendere dall’autobus, mi si è rivolto in inglese dicendomi: “Non sono pericoloso, sono in pericolo”. Questo suo dire mi ha portato alla mente ciò che qualche tempo fa si chiedeva un amico in Rai. Si domandava come fu possibile che i tedeschi degli anni Trenta non si fossero accorti dell'Olocausto, come poterono voltarsi di fronte al dramma degli ebrei e delle minoranze in genere. Ebbene, concludeva, è nello stesso identico modo nel quale noi ci voltiamo di fronte a questo scempio. Non ci sono i reticolati dei campi di sterminio, ma c'è un confine. Non ci sono i forni, ma navi piene di corpi in fondo al mare. Non ci sono i gerarchi in divisa nera, ma ci sono politici in camicia verde.

 

Non ci sono sfilate militari, ma silenziosi contractor ingaggiati a tempo pieno. Non ci sono le leggi razziali, ma la sospensione di Shengen. Non ci sono i treni piombati, ma campi profughi nelle stazioni. Non ci sono i nasi aquilini, ma c'è la scabbia.

Oggi alcuni di questi rifugiati, insieme ai ragazzi della Cooperativa Attivamente, hanno deciso di pulire il centro Storico di Amantea. Nel periodo di permanenza di questi giovani rifugiati verrà insegnato loro l’italiano, affidata qualche mansione di interesse sociale e per chi decide di restare, si cerca la possibilità di un lavoro. Non ci si può più nascondere davanti a tragedie di questa portata.

Questo è quello che spinge questi giovani Amanteani della Cooperativa “Attivamente” ad aprire gli occhi e riconoscere i problemi della nostra epoca, migrazioni dovute a guerre, estremismo, miseria, fame e cambiamenti climatici.

Non possiamo pensare di arrenderci o soccombere ma nemmeno di nascondere il problema o scaricarlo sul vicino, bisogna avere il coraggio di essere adulti, chiamare tutti alle responsabilità e chiamare le cose con il loro nome. Evitare di girarsi dall’altra parte regalando migliaia di disperati al lavoro nero e alla criminalità organizzata.

Quello che è sicuro è che in un contesto simile siamo tutti responsabili.

Ognuno di noi, nei propri spazi sociali e digitali, fa informazione. E quindi partiamo da noi: abbiamo il dovere di fare qualcosa. Di impegnarci per quanto possibile a diffondere anticorpi contro questo veleno fatto di mancanza di empatia verso la miseria e la tragedia di altri esseri umani e di razzismo esibito, ostentato in maniera trionfante e spavalda.

 

Belati di pecora giungono dai pendii rocciosi, dalla costa arriva il mormorio del mare e intanto da qualche parte l’utopia dei giovani della Cooperativa è diventata realtà.

Nel 2010 il regista tedesco Wim Wenders è venuto in Calabria per girare un documentario sul problema dei rifugiati.

Ma dopo aver sentito del paese dei rifugiati, ha deciso di raccontare la storia di Riace con una pellicola dal titolo “Il Volo”. “La vera utopia” ha dichiarato Wenders lo stesso anno, in occasione dei festeggiamenti per l’anniversario della riunificazione delle due Germanie. “Non è stata la caduta del muro di Berlino, ma la convivenza serena della gente di Riace”.

Oggi questo ruolo anfitrionico spetta ad Amantea che, attraverso questi suoi giovani di cui andar fieri, ha l’opportunità di mostrare la propria generosità, ospitalità e umanità a questi altrettanto giovani rifugiati scampati alle profondità del Mediterraneo.

In questa Cittadina, tra brulle pareti rocciose di un antico, dimenticato splendore, e il mormorio del mare ho scorto frammenti di un mondo migliore.

Gigino A Pellegrini & G el Tarik

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