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Secondo i carabinieri il veterinario avrebbe redatto falsi verbali in cui attestava il prelevamento di campioni ematici per tutti i capi di bestiame, quando invece il sangue proveniva da un solo animale. Sequestrati i tre allevamenti

 

 

 

I carabinieri del NAS di Cosenza, a seguito di una complessa attività investigativa, hanno deferito quattro persone alla Procura della Repubblica.

Gli indagati sono un veterinario impiegato presso l’ASP calabrese e tre persone, tutte appartenenti alla medesima famiglia e titolari di tre diverse aziende per l’allevamento di bovini.

Gli accertamenti dei carabinieri hanno acclarato che il veterinario, incaricato di effettuare i controlli presso le tre aziende, redigeva dei verbali falsi con il concorso degli allevatori, in cui attestava il prelevamento di campioni ematici per tutti i capi di bestiame

Invece il sangue proveniva da un solo animale.

I Nas, appurate le circostanze del reato mediante delle analisi di laboratorio, hanno posto sotto sequestro tutti e tre gli allevamenti, dal valore totale di 200.000 euro circa.

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Cenadi. Un'anziana donna è morta in seguito ad un incidente domestico avvenuto nella tarda mattinata di oggi a piccolo centro delle Preserre catanzaresi.

 

 

 

 

 

La donna, di 99 anni, secondo una prima ricostruzione, sarebbe morta per le gravissime ustioni riportate a causa delle fiamme generate da un contatto ravvicinato con una stufa.

Il corpo sarebbe stato trovato quasi completamente carbonizzato.

Sul posto sono intervenuti i carabinieri della compagnia di Catanzaro e della stazione di San Vito sullo Ionio e il medico legale Isabella Aquila. 

L'incidente si è sviluppato in pochi minuti.

Con l'anziana in casa (un'abitazione a due piani) c'era una familiare

Ella appena si è resa conto che la donna non rispondeva si è recata nella sua stanza, trovandola già semicarbonizzata

Ha allora allertato gli inutili soccorsi.

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Nella mattinata del 7 maggio 2019, i militari del nucleo di Polizia economico-finanziaria della Guardia di Finanza di Catanzaro hanno eseguito un’ordinanza di applicazione delle misure cautelari nei confronti di un dirigente generale della Regione Calabria e del direttore generale dell’azienda Calabria lavoro, per i quali viene disposta la sospensione dall’esercizio del pubblico ufficio.

Il provvedimento è stato emesso dal giudice per le indagini preliminari del tribunale di Catanzaro, su richiesta della procura della repubblica di Catanzaro, nell’indagine condotta dal sostituto procuratore dott. Vito Valerio, con il coordinamento del procuratore aggiunto dott. Vincenzo Capomolla e del procuratore della repubblica dott. Nicola Gratteri.

Il provvedimento è stato eseguito nei confronti di Fortunato Varone (dirigente generale della regione calabria) e Giovanni Forciniti (direttore generale di calabria lavoro) in relazione al reato di abuso in atti di ufficio.

Contestualmente all’esecuzione dell’ordinanza cautelare e nell’ambito della stessa attività di indagine, i militari del comando carabinieri per la tutela dell’ambiente – reparto operativo – sezione operativa centrale di roma hanno proceduto alla notificazione dell’avviso di conclusione delle indagini preliminari anche nei confronti di altri diciotto indagati.

Le contestazioni preliminari vengono mosse a carico di amministratori pubblici, esponenti politici, imprenditori, e riguardano, a vario titolo, i delitti di associazione a delinquere finalizzata alla commissione di reati contro la pubblica amministrazione, corruzione aggravata, turbata libertà degli incanti, traffico di influenze illecite, frode in pubbliche forniture, abuso in atti di ufficio.

Le complesse attività investigative, delegate inizialmente e principalmente ai carabinieri del comando per la tutela ambiente s.o.c. di roma nonché in ultima parte ai finanzieri del nucleo di p.e.f. di catanzaro, sono state condotte attraverso l’ausilio di intercettazioni telefoniche e ambientali, con l’acqusizione di consistente documentazione e con l’esecuzione di consulenze tecnico-specialistiche di professionisti incaricati dal pubblico ministero per valutare analiticamente le procedure di gara di appalti pubblici e di nomina di posizioni dirigenziali apicali.

In particolare, sono stati posti al vaglio i bandi di gara relativi al collegamento metropolitano cosenza-rende-unical, alla riqualificazione del collegamento ferroviario cosenza-catanzaro, alla realizzazione del nuovo ospedale di cosenza, al ripristino della tratta ferroviaria turistica della sila, alla realizzazione del museo di alarico, alla nomina del direttore generale di calabria lavoro.

Le indagini così condotte hanno consentito di ipotizzare la sussistenza di un gruppo organizzato di soggetti che, nei rispettivi ruoli politici, amministrativi, istituzionali ed imprenditoriali, si muovono nell’interesse di orientare, in proprio favore, tutte le attività connesse alla realizzazione di opere pubbliche in ambito regionale ed all’individuazione illecita di persone da nominare in ruoli amministrativi strategici.

Gli indagati, di volta in volta, concorrenti nelle condotte illecite si muovono nella principale direzione di individuare e determinare le scelte strategiche di interesse regionale, quindi, di mantenere il controllo sulle procedure di aggiudicazione delle principali opere pubbliche e di favorire la realizzazione delle stesse attraverso il coinvolgimento di imprese intranee o comunque sponsorizzate dagli indagati, nonché di indirizzare le rilevanti nomine in ruoli amministrativi e/o istituzionali in capo a soggetti ritenuti favorevoli ai desiderata del gruppo.

Si è ipotizzata una diffusa e stratificata gestione illegittima della cosa pubblica regionale, in cui le decisioni di alta amministrazione (nella gestione degli appalti come nelle nomine dirigenziali) intervengono all’interno di un cerchio chiuso ed alimentato da favoritismi e facilitazioni in evidente pregiudizio degli interessi pubblici sottesi.

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