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san lucidoIl caso di San Lucido, zona rossa dal 17 marzo, è stato oggetto di un approfondimento de “Il Fatto Quotidiano”. I contagiati sono 52.

Il Fatto Quotidiano questa mattina ha dedicato un lungo approfondimento al comune di San Lucido, zona rossa ormai da un mese. Nell’inchiesta firmata da Selvaggia Lucarelli vengono messi in evidenza i paradossi che hanno accompagnato il paese dai 6 contagiati del 17 marzo ai 52 attuali.

Fonte e approfondimenti su CosenzaChannel.it

Pubblicato in Primo Piano

ponte-savutoLa recente mareggiata che ha imperversato sul Tirreno calabrese ha offerto la misura del rischio che stiamo correndo. Lidi balneari distrutti, lungomare fortemente danneggiati, spiagge spogliate dalla sabbia, di tutto e di più.  Si avvertono rischi per abitazioni prossime al.mare e per alcuni villaggi turistici. Si avvertono forti rischi per taluni tratti del rilevato ferroviario

 E soprattutto per molti tratti dalla statale 18. Tra i tanti il tratto di Amantea e Falerna. Esiste quindi in rischio più che fondato che Amantea possa restare isolata dai collegamenti con l'aeroporto, con la Sicilia, con gli ospedali di Lamezia e Catanzaro. E la soluzione è sempre la stessa, rifare il Ponte sul savuto. Ma se è così, perchè i sindaci interessati non fanno nulla? Nemmeno protestano? Sono chiusi nel loro guscio come le lumache?

 

Il 26 maggio 2019 i cittadini di San Pietro in Guarano sono stati chiamati alle urne per le elezioni comunali 2019.

È stato eletto il sindaco Mario Veltri della lista civica Insieme SI Cresce .

Ma Francesco Acri della Lista Civica Presenza Democratica ha presentato ricorso avverso la elezione del sindaco Veltri che era direttore sanitario dell’azienda Ospedaliera di Cosenza nel periodo antecedente l’elezione.

Ora il Tribunale di Cosenza ha accolto il ricorso elettorale proposto dichiarando la ineleggibilità del sindaco Veltri.

Il Tribunale , quindi, ha «dichiarato l’ineleggibilità di Mario Veltri a sindaco di detto Comune, donde la sua decadenza, con ogni ulteriore conseguenza di legge».

Si preparano nuove elezioni

Pubblicato in Cosenza

Con la Sentenza n. 4175/2019 il TAR del Lazio, sezione territoriale di Roma, ha annullato l’Ordinanza Sindacale n. 624/2018 del Comune di Tivoli (RM).

Nelle relative motivazioni sono state avvalorate delle tesi, secondo le quali il suddetto Decreto è carente di determinatezza, motivazione e mostra lacunosità nella connessa istruttoria.

Difatti nel testo del documento in esame, si può notare che i comportamenti vietati non sono ben descritti ed inquadrati nella tutela di gravi e non semplici, pericoli che minacciano la sicurezza urbana, come il semplice abbigliamento ed atteggiamento di chi presumibilmente si prostituisce, che possono essere riportati anche a situazioni ed intenzioni estranee al sesso a pagamento. Inoltre, si può denotare la mancanza di una giustificazione per adottare in via eccezionale e temporanea un provvedimento in contrasto a problematiche, le quali appaiono in questo caso ordinarie e permanenti e la sola e semplice data di scadenza, iscritta nel relativo testo, non può essere giustificativa per un atto obbligatoriamente contingibile ed urgente, il quale risulta oltretutto valido su tutto il territorio del rispettivo Comune.

Viene oltretutto citato, ai sensi della Sentenza della Corte Costituzionale n. 115/2011, che i provvedimenti sindacali in questione devono rispettare lo Stato di diritto, quando questi pongono dei divieti, anche se i connessi poteri vanno a tutelare beni e valori, ovverosia, le citate interdizioni devono avere dei limiti d’applicazione od addirittura non poter essere applicate per nulla, se queste violano i diritti fondamentali dei cittadini.

Si menziona di seguito il testo della suddetta Ordinanza Sindacale.

Pubblicato il 28/03/2019

N. 04175/2019 REG.PROV.COLL.

N. 15466/2018 REG.RIC.

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio

(Sezione Seconda Bis)

ha pronunciato la presente

SENTENZA

ex art. 60 c.p.a. ,

sul ricorso numero di registro generale 15466 del 2018, proposto dall’Associazione Radicale Certi Diritti e dal Comitato per i Diritti Civili delle Prostitute – Onlus organizzazione non lucrativa di utilità sociale, in persona dei rispettivi legali rappresentanti pro tempore, rappresentati e difesi dagli avvocati D. C., C. F., G. C., con domicilio eletto presso lo studio dei primi in (omissis) e domicilio digitale come da p.e.c. da Registri di Giustizia;

contro

il Comune di Tivoli, in persona del Sindaco pro tempore, rappresentato e difeso dagli avvocati E. I., M. R., D. S., con domicilio eletto presso lo studio dell’avvocato F. F. in (omissis) e domicilio digitale come da p.e.c. da Registri di Giustizia;

per l'annullamento

- dell'ordinanza contingibile e urgente n. 624 del 06.11.2018, con la quale il Sindaco del Comune di Tivoli ha ordinato che, a decorrere dal 15/11/2018 e fino al 15/06/2019, su tutto il territorio comunale, sia fatto divieto (i) "a chiunque, sulla pubblica via e su tutte le aree soggette a pubblico passaggio del territorio del Comune di Tivoli di contattare soggetti dediti alla prostituzione, concordare prestazioni sessuali a pagamento, consentire la salita sui propri veicoli per le descritte finalità, eseguire manovre pericolose o di intralcio alla circolazione stradale, ivi compresa la sosta e/o fermata al fine di porre in essere i comportamenti delineati" e (ii) "a chiunque di porre in essere comportamenti diretti in modo non equivoco a offrire prestazioni sessuali a pagamento, assumendo atteggiamenti, modalità comportamentali ovvero indossare abbigliamenti o mostrare nudità che manifestino, inequivocabilmente, l'intenzione di adescare o di esercitare l'attività di meretricio" e con la quale è stato stabilito per la violazione della predetta ordinanza l'importo del pagamento della sanzione amministrativa pecuniaria pari ad euro 500,00;

- di ogni atto presupposto, connesso ovvero consequenziale.

Visti il ricorso e i relativi allegati;

Visto l'atto di costituzione in giudizio del Comune di Tivoli;

Viste le memorie difensive;

Visti tutti gli atti della causa;

Relatore nella camera di consiglio del giorno 13 febbraio 2019 la dott.ssa B. B. e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;

Sentite le stesse parti ai sensi dell'art. 60 c.p.a.;

Ritenuto in fatto ed in diritto quanto esposto dalle parti nel ricorso introduttivo e negli scritti difensivi;

Premesso che:

- con il ricorso introduttivo del presente giudizio l’Associazione Radicale “Certi Diritti” ed il Comitato per i Diritti Civili delle Prostitute – Onlus organizzazione non lucrativa di utilità sociale, premesse esplicitazioni, con unite allegazioni a supporto, in merito alla propria legittimazione ed all’interesse ad agire, hanno adito questo Tribunale per l’annullamento del provvedimento in epigrafe indicato, adottato dal Sindaco del Comune di Tivoli ai sensi dell’articolo 54 del D.lgs. 18 agosto 2000 n. 267 (di seguito TUEL), con il quale, in ragione dell’asserita sussistenza di esigenze di incolumità pubblica e sicurezza urbana, sono stati disposti specifici divieti, dettagliatamente indicati, a valere su tutto il territorio comunale per il periodo 15 novembre 2018 - 15 giugno 2019, con espressa comminatoria, per la violazione dei divieti medesimi, della sanzione pecuniaria pari ad euro 500,00 (cinquecento/00);

- la difesa di parte ricorrente ha dedotto vizi di violazione di legge ed eccesso di potere, contestando la sussistenza dei presupposti alla base dell’adozione dell’ordinanza impugnata, nonché censurando l’indeterminatezza delle condotte vietate e sanzionate, la carenza e lacunosità dell’istruttoria, l’assenza di un adeguato substrato motivazionale, la violazione dei principi di ragionevolezza e proporzionalità, la lesione dei diritti e delle libertà fondamentali in violazione dell’art. 2 Cost., la violazione dei principi di legalità e tipicità degli illeciti amministrativi, con prospettazione anche di profili di illegittimità costituzionale dell’art. 54 comma 4 bis TUEL, ove interpretato nel senso di legittimare il Sindaco all’esercizio del potere extra ordinem, anche per finalità di perseguire la prostituzione in quanto tale, senza, tra l’altro, considerazione alcuna delle condizioni di sfruttamento, ordinariamente sussistenti, degli individui che esercitano tale attività;

- il Comune di Tivoli si è costituito in giudizio per resistere al gravame, sollevando eccezioni preliminari di inammissibilità sia per carenza delle fondamentali condizioni dell’azione sia in relazione alla proposizione del ricorso in forma collettiva, concludendo, nel merito, per il rigetto del ricorso in quanto infondato;

- alla camera di consiglio del 13 febbraio 2019, fissata per la conclusione della fase cautelare, il Collegio ha valutato sussistenti i presupposti per la definizione della presente controversia con sentenza in forma semplificata, provvedendo agli avvisi ed adempimenti prescritti in conformità alle previsioni dell’art. 60 c.p.a.;

Ritenuto che:

- l’eccezione di inammissibilità per carenza delle condizioni dell’azione non merita accoglimento;

- per univoca giurisprudenza (il che esime da citazioni specifiche) spetta al Giudice verificare, caso per caso, la ricorrenza di un interesse, idoneo a radicare legittimazione processuale, in capo ai soggetti portatori di interessi diffusi costituiti in associazioni e comitati, i quali devono comunque risultare sufficientemente differenziati e qualificati, rispetto agli interessi dei singoli associati ovvero alla generalità dei consociati di un determinato territorio, perché ad essi, appunto, possa riconoscersi il potere di agire legittimamente in giudizio;

- dall’analisi della documentazione versata in atti dalla parte ricorrente e, segnatamente, dai rispettivi statuti, emerge che sia l’associazione che il comitato perseguono specifiche finalità di promozione dei diritti e tutela delle persone e, in specie delle donne, coinvolte nel fenomeno della prostituzione, nonché di salvaguardia della sfera di autodeterminazione sessuale, attraverso iniziative, di sovente congiunte ed estese a tutto il territorio nazionale, che includono anche “l’assistenza legale e la presentazione in giudizio”;

- i sopra indicati elementi associati alle ulteriori evidenze in atti consentono di rilevare la sussistenza di un interesse diffuso, connotato da autonomo rilievo, di cui viene dedotta e allegata la lesione attraverso l’adozione dell’ordinanza impugnata, la cui protezione rientra tra le finalità statutarie delle ricorrenti, connotate da stabilità sul piano organizzativo e operativo ed operanti su tutto il territorio nazionale;

- il contenuto prescrittivo e sanzionatorio dell’ordinanza, riguardato ai fini della verifica in ordine alla sussistenza delle condizioni dell’azione, evidenzia, in particolare, una diretta afferenza con le finalità di protezione e tutela perseguite dall’associazione e dal comitato, come reso evidente, tra l’altro, dalla formulazione – ampia e, per le ragioni di seguito esposte, del tutto generica – della prescrizione che pone il divieto, per chiunque e su tutto il territorio comunale, di assumere “atteggiamenti” ovvero “modalità comportamentali” suscettibili non già di denotare l’esercizio bensì di manifestare “l’intenzione” di esercitare il sex work (espressamente: “comportamenti diretti in modo non equivoco a offrire prestazioni sessuali a pagamento, assumendo atteggiamenti, modalità comportamentali ovvero indossare abbigliamenti o mostrare nudità che manifestino, inequivocabilmente, l'intenzione di adescare o di esercitare l'attività di meretricio”), con comminatoria, in caso di inosservanza, della sanzione pecuniaria di euro 500,00 (cinquecento/00), con carattere di generalità e, dunque, astrattamente, anche nei confronti delle vittime dei fenomeni di tratta e di sfruttamento;

- del pari infondata si palesa l’eccezione di inammissibilità del ricorso collettivo sollevata dalla difesa dell’amministrazione comunale;

- per consolidata giurisprudenza, ai fini della ammissibilità del ricorso collettivo, occorre che vi sia una identità di posizioni sostanziali e processuali dei ricorrenti e che non vi sia una situazione di conflittualità di interessi, anche solo potenziale, per effetto della quale l’accoglimento della domanda di alcuni ricorrenti sarebbe incompatibile con l’accoglimento delle istanze degli altri (Cons. Stato, Sez. IV, 5 ottobre 2018, n. 5719; 6 giugno 2017, n. 2700);

- nel processo amministrativo, dunque, la proposizione del ricorso collettivo è soggetta al rispetto di stringenti requisiti, sia di segno negativo che di segno positivo: i primi sono rappresentati dall'assenza di una situazione di conflittualità di interessi, anche solo potenziale, per effetto della quale l'accoglimento della domanda di una parte dei ricorrenti sarebbe logicamente incompatibile con quella degli altri; i secondi consistono, invece, nell'identità delle posizioni sostanziali e processuali dei ricorrenti, essendo necessario che le domande giurisdizionali siano identiche nell'oggetto, che gli atti impugnati abbiano lo stesso contenuto e che vengano censurati per gli stessi motivi (ex multis, Cons. Stato, Sez. IV, 27 gennaio 2015, n. 363; 29 dicembre 2011, n. 6990);

- nel caso che ne occupa deve rilevarsi la sussistenza dei sopra indicati presupposti, emergendo una piena convergenza degli interessi perseguiti dall’associazione e dal comitato ricorrenti attraverso la pretesa azionata nel presente giudizio, risultando, peraltro, generiche le deduzioni articolate sul punto dalla difesa dell’amministrazione comunale;

- il ricorso è, nel merito, manifestamente fondato;

- prioritarie ed assorbenti si palesano le deduzioni dirette a contestare l’assenza dei presupposti alla base dell’adozione del provvedimento impugnato, la lacunosità dell’istruttoria e la carenza di motivazione;

- le condotte vietate e sanzionate vengono descritte nel provvedimento impugnato con un insufficiente grado di determinatezza, come reso evidente dal rilievo riconnesso anche ad “atteggiamenti”, a “modalità comportamentali” ed all’abbigliamento e, dunque, a condotte ed a profili che ineriscono alla sfera delle stesse modalità di espressione della personalità e che possono risultare in concreto non lesive di interessi riconducibili alla sicurezza urbana in quanto non dirette in modo non equivoco all’esercizio dell’attività riguardante le prestazioni sessuali a pagamento;

- a fronte di tale ampia e generica descrizione delle condotte sanzionate l’indiscriminata estensione dei divieti su tutto il territorio comunale non trova supporto nell’accertamento di situazioni specifiche riferibili all’esigenza di tutela della sicurezza urbana, dovendosi evidenziare che l’ordinamento vigente non consente la repressione di per sé dell’esercizio dell’attività riguardante le prestazioni sessuali a pagamento e ciò a prescindere dalla rilevanza che tale attività possa assumere sotto altri profili, autonomamente sanzionabili, per le modalità con cui è svolta o per la concreta lesione di interessi riconducibili alla sicurezza urbana;

- in particolare, la sussistenza di “gravi pericoli che minacciano l’incolumità pubblica e la sicurezza urbana” è solo formalmente evocata, non essendo sufficienti a sorreggere la determinazione adottata affermazioni di principio in ordine alla circostanza che il fenomeno della prostituzione su strada “sta assumendo caratteri di notevole diffusione sul territorio comunale” ovvero giudizi di valore di carattere etico e morale in assenza evidenze istruttorie fondate su elementi concreti ed attendibili atti a denotare la sussistenza del presupposto della concreta minaccia agli interessi pubblici tutelati dell’art. 54, commi 4 e 4 bis del TUEL e della eccezionalità e gravità del pericolo;

- le ordinanze contingibili e urgenti di competenza del Sindaco quale ufficiale del Governo costituiscono strumenti apprestati dall'ordinamento per fronteggiare situazioni impreviste e di carattere eccezionale, per le quali sia impossibile o inefficace l'impiego dei rimedi ordinari, e si presentano quindi quali mezzi di carattere residuale, espressione di norme di chiusura del sistema, i cui tratti distintivi sono costituiti dall'atipicità, dalla valenza derogatoria rispetto agli strumenti ordinari, dalla particolare qualificazione sia della minaccia sia del pericolo;

- la documentazione prodotta in giudizio dalla difesa dell’amministrazione denota, invero, l’esiguità della istruttoria svolta, essenzialmente incentrata su segnalazioni anonime e sulla riscontrata presenza di persone dedite alla prostituzione nello svincolo di Tivoli del Casello dell’autostrada A24 e il Mausoleo dei Plauzi, senza evidenza alcuna circa la obiettiva e concreta sussistenza di situazioni di pericolo per l’incolumità pubblica o per la sicurezza, come comprovato anche dai verbali di contestazione della violazione dell’ordinanza impugnata;

- nello specifico, una parte consistente dei verbali di contestazione inerisce a condotte sostanziatesi nell’indossare abbigliamenti succinti atti ad adescare clientela, senza esplicitazione del nesso di interrelazione tra il “mezzo” e il “fine” e, cioè, delle modalità attraverso le quali si è ritenuto di inferire dall’abbigliamento, qualificato in assenza di specificazioni descrittive, l’“intenzione” dell’adescamento di clientela;

- in ogni caso non è dato comprendere né altrimenti emerge dalla documentazione in atti la sussistenza del presupposto della concreta minaccia agli interessi pubblici tutelati dalla disposizione del TUEL sopra richiamata, non integrati dal mero riferimento al “buon costume” ed alla “pubblica decenza”, pure espressamente indicati nell’ordinanza impugnata;

- il Collegio, inoltre, pur rilevando la palese tardività delle produzioni documentali dell’ente resistente del 14 febbraio 2019, ritiene di evidenziare, a maggiore chiarimento, nonché al fine di una esaustiva disamina della vicenda contenziosa anche nella prospettiva di orientare l’operato dell’amministrazione, che alcun rilievo può essere riconnesso alla notizia stampa estrapolata da internet, sia per la provenienza della fonte, sia tenuto conto della circostanza che la notizia riportata è successiva all’adozione dell’ordinanza impugnata, sia alla luce del relativo contenuto che individua nella città di Catania quella di destinazione dell’attività illecita oggetto dell’indagine penale, mancando una specifica interrelazione con le finalità enunciate nel provvedimento gravato. Ciò senza considerare che i fenomeni criminali correlati allo sfruttamento della prostituzione ineriscono a profili di carattere strutturale da contrastare attraverso gli strumenti ordinari all’uopo previsti dall’ordinamento;

- come chiarito, infatti, anche dalla Corte Costituzionale (cfr. sentenza n. 115 del 2011) “deroghe alla normativa primaria, da parte delle autorità amministrative munite di potere di ordinanza, sono consentite solo se «temporalmente delimitate» (ex plurimis, sentenze n. 127 del 1995, n. 418 del 1992, n. 32 del 1991, n. 617 del 1987, n. 8 del 1956) e, comunque, nei limiti della «concreta situazione di fatto che si tratta di fronteggiare» (sentenza n. 4 del 1977)”;

- nella fattispecie, anche ove si ritenesse di escludere una preordinazione della delimitazione dell’efficacia della misura al fine di assicurare il rispetto solo formale del sopra indicato carattere della temporaneità, non è dato rinvenire alcun giustificativo in ordine all’estensione del periodo indicato nel provvedimento (15 novembre 2018 - 15 giugno 2019) e ciò pure nella prospettiva, evidenziata dal difensore della resistente amministrazione nell’udienza camerale, di una asserita sperimentazione dell’efficacia della misura medesima, restando, comunque, indimostrate le concrete e gravi esigenze riferite all’incolumità pubblica ed alla sicurezza urbana;

- la stessa giurisprudenza costituzionale ha rimarcato “l’imprescindibile necessità che in ogni conferimento di poteri amministrativi venga osservato il principio di legalità sostanziale, posto a base dello Stato di diritto” (cfr. C. Cost. n. 115 del 2011, cit.), non essendo sufficiente che il potere sia finalizzato dalla legge alla tutela di un bene o di un valore e ciò, in specie, ove divieti ed obblighi imposti impongano, in maggiore o minore misura, restrizioni alla sfera dei diritti e delle libertà individuali;

- del pari fondate si palesano le deduzioni dirette a contestare la violazione del principio di proporzionalità, stante la già evidenziata ampiezza ed indeterminatezza delle condotte vietate, l’indiscriminata estensione dei divieti a tutto il territorio comunale, la diretta incidenza su diritti e libertà individuali, con previsione della irrogazione di una sanzione pecuniaria in misura fissa e generalizzata che, come correttamente rilevato da parte ricorrente e comprovato anche dai verbali di contestazione prodotti dall’amministrazione, è suscettibile di dispiegare la propria portata afflittiva essenzialmente sulle vittime della catena criminale;

- in conclusione, per le ragioni sopra esposte, il ricorso merita accoglimento, con assorbimento delle residue deduzioni, e per l’effetto l’ordinanza impugnata va annullata;

- le spese di lite seguono la soccombenza e vengono liquidate nella misura di cui al dispositivo.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Seconda Bis), definitivamente pronunciando sul ricorso in epigrafe indicato, lo accoglie e per l’effetto annulla il provvedimento impugnato.

Condanna il Comune di Tivoli al pagamento delle spese di lite in favore di parte ricorrente, liquidate complessivamente in euro 1.500,00 (millecinquecento/00), oltre accessori di legge.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.

Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 13 febbraio 2019 con l'intervento dei magistrati:

E. S., Presidente

B. B., Consigliere, Estensore

O. F., Consigliere

Pubblicato in Italia

Lamezia Terme - Ruggero Pegna accetta la candidatura a sindaco del centrodestra ed affida a una nota l'ufficializzazione della sua discesa in campo per le amministrative del 10 novembre. 

"La forte convinzione dei partiti che hanno proposto la mia candidatura a sindaco di Lamezia Terme e la loro disponibilità ad accogliere e condividere idee, suggerimenti e linee di assoluta trasparenza - afferma il diretto interessato - hanno imposto una lunga e difficile riflessione.

Gli alti e bassi, le paure, i cambi di opinione di questi giorni, si sono mescolati agli incoraggiamenti dei tanti che, trasversalmente, mi hanno manifestato la loro stima.

L’approfondimento dei programmi dei partiti ha rafforzato la comune convinzione che Lamezia abbia bisogno di grandi progetti, di nuove visioni, che camminino insieme ad una buona, moderna, attenta amministrazione, fondata su principi etico morali e contrasto alla criminalità, per ridare a Lamezia, città ferita più volte, l’immagine, l’identità e la collocazione che merita.

Unici obiettivi: il bene comune e l’affermazione, come da potenzialità e vocazioni, di città di cultura, creatività, storia, bellezza, efficienza, lavoro, impresa, fulcro nevralgico dell’intera Calabria, centro di un’autentica area metropolitana dei Due Mari.

Non avrei mai immaginato di trovarmi davanti ad una tale proposta improvvisa e inattesa, nel pieno della mia complessa attività lavorativa che, comunque, proseguirà grazie anche ad un maggiore impegno della mia struttura".

"Accetto quindi di candidarmi - spiega infine Pegna - convinto che la mia figura possa rappresentare le speranze di tanti, al di là di specifiche appartenenze, di poter immaginare una nuova, grande e bella Lamezia, con una migliore qualità della vita e opportunità di ogni tipo, innanzitutto, per le nuove generazioni.

Confido nelle tante intelligenze di questa città, in un lavoro sinergico, nelle idee e consigli di tutti e, anche, nel coraggio e nella fede che, nella mia vita, mi hanno consentito di accettare e superare tanti momenti difficili.

Al di là di ogni risultato, potrò dire di non essermi tirato indietro e di essermi messo a disposizione del futuro della mia città".

Sabato, 05 Ottobre 2019 19:00

Pubblicato in Paola

E’ il senso della lettera che il Dipartimento Turismo e spettacolo della regione Calabria ha inviato alla dottoressa Maria Elena del Pizzo per la qualità di Presidente della associazione Pro Loco Riviera degli Oleandri ed al sindaco di Amantea.

 

 

L’oggetto della lettera è il seguente “Comunicazione chiusura ispezione art 15 comma 2 lettera E legge regionale (/2008 3d articolo 7 del regolamento provinciale delle associazioni Pro Loco”

Nel mentre arriva in tarda mattinata il seguente comunicato della Pro Loco Amantea .

Comunicato che ribaltiamo sul nostro sito:

“Grande soddisfazione nel direttivo della pro loco di Amantea “Riviera degli Oleandri”, che ha chiuso la vicenda sulla legittimità, a seguito dell’ispezione avviata su richiesta del sindaco Mario Pizzino e su spinta di altri amministratori.

La regione attesta che non ci sono gli elementi per procedere alla cancellazione dell’albo delle Pro Loco.

“Abbiamo sempre creduto in quello che facevamo - dicono i componenti del direttivo - e, insieme, siamo andati avanti caparbiamente, evitando polemiche e lavorando affinchè questa associazione potesse continuare a esistere.

Sicuramente da oggi nessuno potrà sollevare dubbi sull’esistenza della Pro Loco, e questa è sicuramente anche i una vittoria per tutta Amantea.

Un particolare ringraziamento lo vorremmo rivolgere agli iscritti, per aver creduto in noi e averci sostenuto in questi mesi.

La loro fiducia ci ha sicuramente dato una “marcia in più”! 

Invitiamo tutti i cittadini ad avvicinarsi al volontariato; la nostra associazione comprende varie fasce di età e ognuno può entrare per essere propositivo e apportare idee ed energie.

Come gruppo direttivo, paradossalmente, ci sentiamo anche di ringraziare chi è stato contro di noi e ha cercato di screditare la Pro Loco..

Infatti oggi ci sentiamo ancora più coesi e finalmente usciamo da questo periodo difficile guardando al futuro con entusiasmo, consapevoli delle nostre potenzialità..

Il nostro unico rammarico è quello di non aver potuto investire le energie nella realizzazione di una programmazione estiva di cui Amantea avrebbe avuto tanto bisogno; ma abbiamo tante idee e tanti progetti che, con l’aiuto dei nostri soci, realizzeremo.

Infine, ma non per ultimo, anche alla luce del responso dell’organo di controllo, ribadiamo la nostra disponibilità a una sinergica collaborazione con le istituzioni, così come abbiamo sempre dichiarato in questi mesi.”

Ndr. Auguri alla Pro Loco Amantea ed auguri di proficua collaborazione tra la stessa e l’amministrazione comunale.

Pubblicato in Amantea Futura

Meta.- Rinvio a giudizio per Giuseppe Tito, sindaco di Meta e consigliere metropolitano del Partito Democratico, e altre sette persone tra dirigenti comunali e imprenditori coinvolti nell'inchiesta della Procura della Repubblica di Torre Annunziata sull'assegnazione degli appalti nel Comune costiero.

A deciderlo, pochi minuti fa, è stato il gup del Tribunale oplontino Antonio Fiorentino.

A carico del primo cittadino si ipotizzano i reati di corruzione, induzione indebita a dare o promettere utilità, abuso d’ufficio, turbativa d’asta, peculato, omessa denuncia e falso.

Di questi dovrà rispondere durante il processo che prenderà il via il prossimo primo febbraio: «Sono sereno - fa sapere Tito, assistito dalla penalista Paola Astarita - Il dibattimento sarà l'occasione per dimostrare la mia correttezza».

Meta, per il sindaco Peppe Tito arriva il rinvio a giudizio “Vado avanti”. Come già anticipato da Positanonews il Tribunale di Torre Annunziata ( Napoli ) ha rinviato a giudizio oggi il sindaco Giuseppe Tito .

Vado avanti”, ha detto il sindaco Peppe Tito.

Invece il Partito Democratico ha fatto sapere che per il codice deontologico non può candidarsi.

Il Rinvio a giudizio per il Sindaco di Meta Giuseppe Tito e per gli altri imputati è stato adottato tutti i reati ipotizzati. Così ha deciso il GUP Antonio Fiorentino del Tribunale di Torre Annunziata a termine dell’udienza odierna conclusasi intorno alle ore 14.

Il processo inizierà il prossimo 1° febbraio. Ma è probabile che finisca in prescrizione visto che il reato principale è relativo alla gestione dei parcheggi quando Tito era assessore , cioè oltre quattro anni fa.

Il gruppo di maggioranza ha già espresso vicinanza al sindaco “Saremo con lui”.

Anche la famiglia gli è vicino a sostegno della prossima campagna elettorale “Già ci aspettiamo che i giornali parlino e gli attacchi, siamo preparati. Ma gli staremo vicino”.

Al momento Peppe Tito non ha fatto alcun comunicato, ma già era previsto il rinvio a giudizio.

La campagna elettorale è già cominciata e probabilmente la sua sarà una lista civica senza tessera del PD, come già anticipato, con un possibile avvicinamento a De Magistris.

Pubblicato in Italia

Forse è uno dei pochi del PD che difende i propri cittadini dai migranti!

CHE SINDACO!

Questi si che sono Sindaci da apprezzare e da rieleggere!

 

 

 

 

 

Soverato - Il sindaco di Soverato Ernesto Alecci è intervenuto a difesa di un cittadino minacciato con una bottiglia di vetro da un extracomunitario in evidente stato di alterazione e dopo averlo colpito e immobilizzato lo ha consegnato ai carabinieri.

Lo racconta la Gazzetta del sud. Il sindaco, eletto in una lista civica e candidato alla Camera col Pd alle scorse politiche, transitava in auto con un dipendente del Comune quanto ha visto l'extracomunitario colpire un signore al viso ed alla mano e poi prendere un bottiglia di vetro.

E' quindi intervenuto e dopo che l'aggressore ha tentato di ferirlo, forte dei suoi trascorsi pugilistici, lo ha colpito con un pugno mandandolo a terra e immobilizzandolo.

In questo frangente l'extra comunitario lo ha comunque ferito ad un braccio con il collo della bottiglia.

"Ho visto la scena mentre ero a bordo di un mezzo in compagnia di un operaio comunale - ha raccontato Alecci - e sono intervenuto per la paura che potesse utilizzare la bottiglia di vetro contro i presenti.

Gli ho chiesto di stare calmo, ma si è scagliato contro di me.

Non avevo altra scelta che colpirlo per stordirlo, l' ho spinto a terra per poi trattenerlo in questa posizione fino all' arrivo dei carabinieri.

Nel tentativo di divincolarsi mi ha ferito con il vetro che aveva ancora in mano mentre minacciava me e la mia famiglia".

Pubblicato in Reggio Calabria

“Prima la cittá

Ieri sera a seguito degli ultimi avvenimenti amministrativi, su mia richiesta si sono riunite le forze di maggioranza per una verifica politica, a termine della quale è emersa la volontà ferma e decisa,da parte dell'intera coalizione,

 

di proseguire l’esperienza amministrativa che sta portando ad importanti risultati come dimostrano i finanziamenti ottenuti e le opere in corso di realizzazione.

Unanime è stata la consapevolezza che si è aperta una stagione politica piena di incognite e pericoli, e che è un dovere del mondo politico trovare gli strumenti e le azioni per garantire la continuità di un processo di crescita della città.

Le forze di maggioranza, hanno condiviso la mia proposta di un azzeramento politico della Giunta per facilitare il dialogo con le forze che si richiamano al Centro sinistra e in modo particolare con il PD, al fine di costruire un processo comune idoneo ad affrontare insieme le sfide che pone l’ultima parte della consiliatura, nonché i prossimi appuntamenti elettorali tra cui quello regionale.

Le forze di maggioranza sono concordi nel ritenere che, l’obiettivo di proseguire con la massima efficienza l’azione amministrativa, passa da un serrato confronto e dal coinvolgimento di tutte quelle forze che si ispirano ai valori del riformismo e del centro sinistra che hanno sempre garantito la governabilità e la stabilità politica e che rappresentano un baluardo a difesa dei più deboli senza distinzione di razza e di appartenenza sociale.

Il Sindaco Angelo Aita

Pubblicato in Alto Tirreno

I sindaci, si sa, nello svolgimento del loro impegnativo lavoro politico sono spesso sotto pressione.

Poi se le cose vanno è tutto facile.

Se le cose non vanno pensano di dimettersi.

Poi magari ci ripensano.

 

È quello che sembra sia successo al sindaco di San Giovanni in Fiore Giuseppe Belcastro, legato politicamente al governatore Oliverio, che si era dimesso lo scorso 7 agosto dopo essersi ritrovato senza maggioranza in consiglio comunale.

Ora Belcastro torna sui suoi passi, prima della scadenza dei 20 giorni che avrebbe reso al sua decisione irrevocabile.

Belcastro ha fatto sapere che in questo periodo «di riflessione» ha ricevuto «centinaia di attestazioni di stima e inviti a proseguire l’attività amministrativa» da parte dei cittadini.

Il sindaco, eletto nel giugno del 2015 con una percentuale bulgara (ha sfiorato il 90%) e politicamente legato al presidente della Regione Mario Oliverio, ha spiegato anche di aver interloquito con le forze politiche che sostengono la sua maggioranza.

Le divisioni nello schieramento che lo sostiene erano nate all’indomani della sconfitta delle elezioni politiche del 4 marzo quando, nel feudo del governatore, l’M5S ha preso più del doppio dei voti del Pd, si era acuita la crisi con alcune sostituzioni in giunta che non erano state condivise da parte della maggioranza.

«Un sano confronto ed una dialettica corretta hanno determinato in me – ha scritto Belcastro nell’atto protocollato giovedì mattina – la volontà di continuare un lavoro impegnativo e difficile per mantenere fede al mandato affidatomi dai cittadini».

Fuori dalle formule del politichese, ora resta capire come sia stata sanata e quanto durerà la pax nel Pd locale, partito al cui interno era maturata la spaccatura che aveva portato il sindaco al passo indietro.

Durerà?

Vedremo. In politica nulla è scritto, nulla è eterno.

Pubblicato in Cosenza
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