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Non esageriamo però! Amantea non è certamente l’unica cittadina che si presenta con una indicibile puzza di fogna.

Non dovunque. Però è vero che in alcune zone la puzza è roba da togliere il respiro.

Si d’accordo, non dappertutto, per fortuna.

Ma la cosa più strana è che tutti, o quasi, sanno da cosa dipende.

Non è un fatto di oggi, infatti.

Dura ormai da decenni e decenni.

Ma nessuno vuole adottare le misure giuste per correggere questa grave situazione.

 

 

Ma perché questa puzza?

Semplice. Nei bagni di casa nostra la puzza( normalmente) non si avverte perché in fondo al WC c’è acqua che impedisce al fetore della fogna di entrare in casa.

Anche se la rete fognante che passa per le vie cittadine è sigillata per cui ordinarimente il fetore non riesce ad uscire.

Ben diversa è la rete delle acque bianche che, per captare la pioggia, deve avere apposite griglie di raccolta.

E’ da lì che quando piove entra l’acqua ma è anche da li che esce la puzza di fogna.

Esce eau del fogne solo quando e perché qualcuno ha collegato la sua fogna alla rete delle acque bianche.

Ad essere buoni si può anche dire che potrebbe non saperlo.

Ed allora un tempo suggerii ad uno dei sindaci di Amantea di fare un manifesto per avvertire la popolazione che si sarebbe provveduto a chiudere il flusso delle acque bianche con palloni otturatori.

Il pallone otturatore bloccarebbe sia il flusso delle fogne illecitamente immesse nelle acque bianche e perfino la puzza.

Ovviamente i “cessi” si riempirebbero ed appena riempito il tubo della fogna non scaricherebbe più.

Questo blocco del funzionamento imporrebbe la denuncia al comune e quindi la soluzione al problema.

Senza denuncia penale però, perche si terrebbe conto del principio della buona fede.

Proprio per questo la cosa rimarrebbe riservata.

Ma non è servito suggerire.

Il principio vale ancora oggi .

Se qualche politico vuole gli ulteriori elementi tecnici sono a disposizione.

Giuseppe Marchese

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Esiste ancora quella bell’Amantea fatta da persone che hanno dato lustro a se stesse, alla propria famiglia ed alla città.

Va solo scoperta e portata alla luce, ieri come oggi.

Parlo di grandi e piccoli uomini, rimasti nel “paese” od emigrati.

Di gente colta o di gente semplice , ma sempre umile.

Ecco una bella pagina che presenta Gigino Aloe e che tratta dall’Auser può essere intesa come esemplificativa del nostro assunto:

 

 

 

“Noi amanteani di una certa età conosciamo la storia di vita e professionale di Luigi Aloe o meglio di Gigino Aloe il fratello di Roccuzzu e Roberto Aloe.

Adesso con il libro di Luigi Garlando dal titolo “Mosche, cavallette,scarafaggi e premio Nobel “ viene messo a fuoco con nitidezza l’enorme lavoro scientifico fatto dallo scienziato Amanteano.

Le sue scoperte sono state di essenziale supporto alle geniali intuizioni di Rita Levi Montalcini sul fattore di crescita nervoso siglato NGF che le valsero il primo Nobel per la medicina nel 1986.

Il libro ripercorre la difficilissima vita adolescenziale,fatta di privazioni ed enormi sacrifici che lo portarono in ultimo in Germania per lavorare ed aiutare economicamente la famiglia.

Però accanto a queste traversie e per la malattia che lo colpì con relativo ricovero in ospedale, senza nessun accanto, ricevette la visita, per iniziativa del prelato del posto del prof Rigobello di Perugia.

Quell’incontro segna la svolta di vita del futuro scienziato. Il prof lo segue, lo invita a riprendere gli studi, si diploma nel contempo gli trova un lavoro modesto nel laboratorio di biologia dell’università dove alleva scarafaggi ed insetti.

E proprio in quel periodo la “ professoressa Rita Levi Montalcini aveva bisogno in America, per le sue ricerche, di una persona capace proprio di un tale lavoro.

“Si trasferisce in America all’università Saint Louis nel Missouri e qui inizia un poderoso lavoro di laboratorio che lo porta a sensazionali scoperte.

Inutile dire quali immani sforzi abbia dovuto affrontare ma la passione per il lavoro è la curiosità, tipica degli scienziati, hanno fatto si che tutto venisse superato.

Immagino la emozione della scoperta quel 9 marzo 1968, ore 3 e 23 del mattino e poi le altre. Il libro scorre e si legge facilmente ed pieno di citazioni entusiasmanti che potrebbero essere di esempio a tanti giovani.

La vita del dottor Luigi sa di favola romanzata, ma è la realtà.

Devo aggiungere che Lui conserva lo stesso carattere di sempre, scherzoso ed affabile e per nulla fa sentire ad amici e conoscenti il peso della sua bravura ed autorevolezza.

La colta umiltà è una sua peculiarità del suo carattere. Per me che lo conosco da molti anni posso dire che è sempre Gigino che ho conosciuto da sempre.

Spero che tanti compaesani possano leggere e suggerire di leggere la fantastica vita di un normale scienziato amanteano.”

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ritiSu alcuni giornali regionali è stata pubblicata una notizia che ha destato scalpore e sconcerto negli abitanti di Amantea e paesi vicini. All’ingresso del cimitero di Amantea sono stati rinvenuti i resti di una gallina sgozzata, frutta e verdura tagliata, fiori, monili, amuleti, palline di pane, sigari e sigarette. Subito si è pensato a qualche rito satanico e a qualche setta operante nella zona. E chi ha operato nelle vicinanze di Amantea tantissimi anni fa? La setta di Contrada Muschicella nel Comune di San Pietro in Amantea. A distanza di 31 ancora il piccolo Comune rimbalza all’onore della cronaca nera senza alcun motivo plausibile. Ma perché i giornalisti della carta stampata hanno voluto ricordare ai lettori che una sera di maggio del 1988 i Carabinieri di Amantea, guidati dal caro ed indimenticabile Maresciallo Mazza, trovarono il cadavere di un uomo legato ad una sedia all’interno di una stanza la cui porta in ferro era stata saldata dall’esterno? Oggi come ieri il mio paesello è diventato tema di bizzarre congetture e discussioni. Sono trascorsi 31 anni da quel terribile giorno e del Gruppo di preghiere del Rosario si sono perse le tracce. Tra le tante cose rinvenute davanti il cancello del cimitero di Amantea c’era anche una bottiglia di vino proveniente dalla Regione Piemonte. Ecco la prova. Piemonte, Calabria, Muschicella, San Pietro in Amantea. C’è un filo diretto ora come allora con altri gruppi del torinese. Pura casualità, congetture grossolane, pericolose e pretestuose. Se fossero stati alcuni adepti di San Pietro in Amantea avrebbero potuto liberamente usare il loro cimitero che si trova in una zona isolata, facilmente raggiungibile attraverso una strada asfaltata, lontano dalla vista degli abitanti ora ridotti al lumicino. Dei fatti di 31 anni fa giornali e televisione ne hanno parlato a iosa ed anche a sproposito. Si sono scomodati giornalisti famosi e Enzo Biagi nell’ultimo numero della sua rubrica ne ha fatto “Un caso”. Inviati speciali della Radio e della Televisione sono piombati come falchi in Contrada Muschicella, perché volevano capire il movente del delitto e perché vedevano dietro il fanatismo religioso storie di mafia, ‘ndrangheta, camorra, droga, rapimenti, riciclaggio di denaro sporco, etc. Per loro il fanatismo religioso era una copertura, dietro ci sarebbero dovuti essere altri collegamenti, altri traffici illeciti, rapine e sequestri di persona. Niente di tutto questo. Il Gruppo dei fanatici di Muschicella non era coinvolto nelle azioni criminose: rapimento del piccolo Marco Fiora e rapina in banca a Cosenza. Scrissero che furono rinvenuti tantissimi soldi, forse provenienti da rapine e sequestri di persona. Balle. Niente di tutto questo. Gli abitanti del luogo furono sbattuti in prima pagina e furono additati come mafiosi e delinquenti. La gente del luogo, invece, è gente onesta e laboriosa, sempre ospitale, generosa, cordiale, come del resto tutta la gente dei paesi vicini. Chi è stato in San Pietro in Amantea e chi ha frequentato i sampietresi lo può liberamente e francamente confermare. I delitti, i riti satanici, le sette religiose sono estranei alla tradizione, alla cultura del piccolo borgo. Il tempo avrebbe dovuto cancellare ogni cosa e della setta nessuno ne avrebbe dovuto più parlare. Da tempo è calato il mistero della setta, da tempo è calato il silenzio sulla piazza di San Pietro in Amantea, i ricordi si sono affievoliti e zio Antonio, il fondatore del “Gruppo del Rosario” non potrà mai più risuscitare perché le preghiere si sono bruscamente interrotte.

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