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arredamentoArredare casa è come proiettare il proprio essere è come quando un pittore si trova di fronte alla propria tela bianca e di quella tela ne fa una sua opera.

L’importanza di circondarsi di ciò che ci piace, che ci fa stare bene è fondamentale nella propria vita, in qualsiasi ambito del percorso che ci troviamo ad affrontare.

Per questo anche nel nostro habitat, nella nostra casa dove trascorriamo le ore più serene, più tranquille e festose l’arredamento è fondamentale per migliorare la nostra percezione di vita e di conseguenza la qualità.

E’ per questo che oggi vogliamo parlarvi di un sito e-commerce che rappresenta di sicuro uno dei fiori all’occhiello per quanto riguarda l’arredamento, ma può essere considerato anche un “buon amico” che ci consiglia e ci indica come rendere migliore il nostro ambiente.

L’Outlet del Mobile, infatti, è un’azienda specializzata nella vendita di arredamento sia esso per casa o per ufficio, con un occhio di riguardo come per qualità e convenienza.
L’azienda è presente anche sul territorio italiano con un punto vendita a Melendugno (Lecce) dove è possibile disporre anche di consigli pratici e consulenze nella scelta dell’arredamento nello sviluppo di soluzioni personalizzate e vantaggiose in termini di qualità/prezzo e un accurato servizio di post vendita.

L’Outlet del Mobile presenta inoltre una vasta gamma di brand in modo da soddisfare qualsivoglia esigenza e proporre ai clienti una vasta gamma di mobili italiani, ma anche complementi d’arredo sempre curati nei minimi dettagli, sfruttando l’esperienza e le infinite conoscenze nell’ambito l’azienda presenta numerosissime partnership con i più grandi produttori del settore quali: Lube, Stosa, Le Fablier, Stilema, Colombini, Febal, SMA, Cosatto, Gieesegi, Tomasella, Arrex e tanti altri marchi Italiani.

Sul sito e-commerce dell’Outlet del Mobile potrete quindi disporre di tutte le informazioni che cercate, inoltre potrete sfogliare i cataloghi degli arredi per la zona giorno, i divani in offerta, i tantissimi lampadari e tanto altro, conoscere i prodotti più acquistati, quelli più apprezzati, quelli consigliati dall’azienda ed inoltre potrete anche mettervi direttamente in contatto telefonico (tramite numero verde) con un team di specialisti in grado di aiutarvi, indirizzarvi e soddisfare le vostre richieste.
Per ultimo ma non di minore importanza vi segnaliamo la sezione “sottocosto”, nella quale troverete tantissime offerte di mobili, ma non solo che l’azienda è in grado di proporre a prezzi vantaggiosi, una sezione in continuo aggiornamento e che di sicuro vi darà la possibilità di acquistare ciò che da tempo state cercando al miglior prezzo sul mercato.

Adesso che vi abbiamo parlato dell’Outlet del Mobile, non vi resta che visitare lo shop online, trovare ed acquistare comodamente da casa e con pochi click l’arredamento dei tuoi sogni

Pubblicato in Casa e Life Style

Casa mutuo chiavi fgNonostante la crisi economica che ancora oggi imperversa inesorabilmente nel nostro Bel Paese, sono molte le giovani coppie in procinto di sposarsi, interessati interessate all’acquisto della prima casa. Ma è conveniente o no acquistare una casa con i tempi che corrono? Facciamo un po’ di chiarezza al riguardo.

L’acquisto di una casa è sempre una scelta importante per ovvie ragioni, tuttavia per chi è interessato a questo argomento, si rivela di vitale importanza conoscere le agevolazioni fiscali che consentono di risparmiare qualche bel soldino. È altresì importante sapere in quali casi si perdono le agevolazioni fiscali e come bisogna muoversi in modo tale da evitare di pagare delle sanzioni piuttosto salate.

Per poter accedere alle agevolazioni della prima casa dunque, l’acquirente deve dichiarare nell’atto di compravendita il possesso eventuale, di altri immobili. Nello specifico, il compratore non deve possedere:

-       altra abitazione - in via esclusiva o in comunione con il coniuge - ubicata nello stesso Comune in cui è presente l’immobile che si vuole comperare con le agevolazioni prima casa

-       altra abitazione acquistata su tutto il territorio nazionale con i benefici prima casa

Altri requisiti che bisogna possedere riguardano l’abitazione in sè. In particolar modo, è cosa nota a tutti che le agevolazioni sono riconosciute solo ed esclusivamente per abitazioni non di lusso. Quindi a tal riguardo sono escluse dagli sgravi fiscali le seguenti strutture:

-       abitazioni di tipo signorile

-       ville

-       castelli e palazzi caratterizzati da elementi storici e artistici

Ovviamente l’immobile per cui si decide di applicare il beneficio, deve essere posizionato nel Comune di residenza del compratore.

In linea generale, questi sono i requisiti che occorre possedere. Tuttavia bisogna fare un’altra considerazione, ovvero: ci sono alcuni fattori che potrebbero far decadere gli sgravi fiscali. Ebbene si, ecco qui di seguito alcuni elementi che possono portare alla perdita delle agevolazioni:

-       false dichiarazioni nell’atto di compravendita.

-       il mancato cambio di residenza.

Qualora l’acquirente si trovi in un altro comune diverso dalla residenza in cui è ubicata la prima casa, ciò comporta il decadimento delle agevolazioni fiscali. Infatti la legge a tal proposito parla chiaro: bisogna stabilire entro un determinato lasso di tempo, più specificatamente entro 18 mesi dall’acquisto della prima casa, il cambio di residenza all’interno del Comune in cui si effettua lo stesso.

Infine si può perdere il beneficio anche nel caso in cui nell’arco dei primi 5 anni di acquisto della casa, si venda a terze parti l’immobile. Anche nell’ipotesi di una donazione, si determina la decadenza dell’immobile.

Se ciò avviene l’acquirente dovrà:

-       versare le imposte risparmiate

-       versare gli interessi

-       pagare una sanzione pari al 30% dell’imposta

Se invece si comunica alle Agenzie delle Entrate la perdita dei requisiti, è possibile che l’acquirente paghi in misura ridotta quanto citato precedentemente, per ravvedimento operoso. Una volta presa visione di questi requisiti non resta che rivolgersi ad un’ agenzia immobiliare per la scelta del proprio locale abitativo.

Pubblicato in Italia

portroneLe poltroncine di design rappresentano il complemento di arredo ideale per tutti coloro che hanno intenzione di arricchire e di valorizzare la propria casa in modo elegante ed efficace. Queste sedute raffinate e sofisticate hanno il pregio di poter essere considerate anche elementi a sé stanti, il che vuol dire che non devono per forza essere abbinate a un tavolo o venire affiancate da una poltrona. Proprio per questo motivo, tra l'altro, possono trovare spazio in molti ambienti di un'abitazione: non solo il soggiorno, ma anche - per esempio - la sala da pranzo, la camera da letto, lo studio o la taverna. Con l'arrivo della bella stagione, poi, può essere un'idea interessante quella di esporre una poltroncina sul balcone o di collocarla in giardino, eventualmente avendo l'accortezza di riportarla in casa o di coprirla in maniera adeguata in presenza di condizioni meteo non favorevoli.

Così come le sedie di design, dunque, anche le poltroncine di design hanno tutte le caratteristiche per valorizzare i contesti in cui vengono inserite. L'aspetto estetico costituisce - come si può ben immaginare - un aspetto decisivo che contribuisce a definirle: l'occhio vuole la sua parte, e non è solo un modo di dire, ma anche un modo per sentirsi a proprio agio in casa propria. Si immagini a come potrebbe essere fastidioso ritrovarsi ogni giorno davanti a un complemento di arredo poco gradevole, o comunque non in armonia con il resto dei mobili.

Design e creatività

Le peculiarità estetiche delle sedie di design e delle poltroncine per cui si potrebbe decidere di optare variano, quindi, in funzione dei gusti personali, ma anche del contesto: la creatività dei designer può assumere forme e modalità differenti, complice uno studio sempre più approfondito dei materiali che permettono agli esperti del settore e alle aziende produttrici di sbizzarrirsi in modi impensati fino a poco tempo fa. Senza arrivare agli estremi dei prodotti realizzati con le stampanti 3D e personalizzati al massimo, certo è che oggi le poltrone possono essere caratterizzate da forme davvero curiose.

La praticità si coniuga con soluzioni estetiche anche coraggiose: il risultato è che gli ambienti che vengono arredati acquisiscono una particolarità unica e ben definita. Ma è importante, ovviamente, che sia i colori che i materiali si integrino nel modo più armonico e più equilibrato possibile con lo stile del resto della casa. Se c'è un errore che è bene evitare, questo consiste nel lasciarsi travolgere da un eccessivo entusiasmo e decidere di comprare un prodotto da cui si è affascinati ma che c'entra ben poco con tutti gli altri arredi e che quindi potrebbe diventare una pecora nera.

I colori e le forme

Qualunque sia il tipo di poltroncina su cui si punta, è indispensabile che le sue tonalità cromatiche riflettano il più possibile i colori della stanza in cui essa viene posizionata. Eventuali azzardi possono essere tentati solo se gli altri mobili sono contraddistinti da tinte neutre o abbastanza spente: in un caso del genere si può lasciare spazio a colori più accesi. Diversa è la situazione di un arredamento che propone già delle cromie forti e dominanti: in una circostanza del genere, infatti, è preferibile non sovraccaricare più del dovuto.

Ma dove possono essere collocate le sedute di design? Al di là dei luoghi tradizionali come il soggiorno o la sala da pranzo, è bene non escludere anche ambienti che, in teoria, c'entrano poco o niente, come per esempio il bagno. Proprio in questa parte della casa, invece, una seduta può essere molto importante, utile non solo per appoggiare i vestiti, ma anche - per esempio - per sedersi e per rilassarsi dopo essere usciti dalla doccia o dalla vasca. 

Pubblicato in Casa e Life Style

casaLa vita di una piccola cittadina dovrebbe avere tutti i vantaggi e le agiatezze delle grandi città, senza averne i danni. La popolazione dovrebbe abitare case rese più sane e più belle da chi le progetta e costruisce. Anche in questo caso, il mondo piccolo borghese apparecchia il terreno all'ormai matura trasformazione in peggio del vivere sociale. In teoria amerebbero il “bello”; mentre nella praxi, questo elemento viene considerato non molto importante. A segnare i confini dell’urbanistica di una moderna cittadina non è dunque uno specifico culturale, bensì, e soltanto, uno specifico urbanistico ed economico: un patrimonio abitativo fortemente degradato e deteriorato, l'assenza dei servizi sociali più elementari, la concentrazione in esso delle fasce marginali della popolazione urbana. Opere strutturali nate dalla cattiva coscienza di piccoli borghesi che hanno collaborato alla costruzione dello stato unitario, che ha visto non solo il proliferare di incarichi ma la loro distribuzione ad un personale impreparato ed inefficiente, la cui unica qualità era lo stare dalla parte del regime imperante. Balconi senza ringhiere, palazzi senza intonaco, muri che nascondono interni desolati. Scheletri tirati su e mai terminati, progetti faraonici che hanno visto la loro realizzazione solo su carta. Al massimo potrebbero sperare in una mezza vita tridimensionale sullo schermo di un computer. Altro orrore è il non finito calabrese, che fa da sfondo a manifestazioni, a campagne elettorali, a sfilate per le vie cittadine e al passeggio delle Madonne in giro per il paese, è una presenza costante e ingombrante, una bruttura che si è impadronita della quotidianità dei calabresi. Ciascuno si imbatte quotidianamente in questa architettura dell’assenza, del non finito, così tipico e caratteristico della Calabria. La incontriamo dappertutto, passeggiando sul lungomare e vedendo la bruttura di un palazzaccio nella parte sud del lungomare. Un condominio che non ha mai srotolato il suo tappeto rosso guadagnandosi l’oscar della bellezza. Case che sono state tirate su a caso per le generazioni future e per quelle che verranno, ma che probabilmente non ci abiteranno mai. Ecco cosa rappresenta il non finito. Case con i mattoni a vista, con i tondini di ferro che spuntano dai tetti, sono proprio il simbolo delle promesse mai mantenute. In molti casi il non finito è una struttura costruita con i propri risparmi da privati. Magari da gente che se n’è andata all’estero e che sperava di poter tornare al proprio paese d’origine. Basta guardarsi intorno e si leggono insegne in spagnolo, in inglese e francese. Nomi in moltissimi casi che determinano il paese dove il proprietario ha lavorato per anni, prima di tornarsene al paesello. Il non finito non si limita alla bellezza o bruttezza. Sembrerebbe necessario passare da una dimensione estetica a una etica. Il non finito non è il classico problema di abusivismo o di una casa non finita, è un problema di luoghi di vita. Un monumento alle aspettative deluse. Un monumento al fallimento delle politiche per il ripopolamento dei paesi e dei sacrifici fatti da chi in questa terra vorrebbe vivere o tornare ma che non può perché mancano lavoro e prospettive. Però è anche molto di più, e l’aspetto estetico non è secondario. Come si può convivere con queste casacce, dormitori o strutture incomplete, progettate da mediocri che hanno pensato di arrotondare lo stipendio di insegnante in qualche anonima scuola media, spolverando il proprio diploma di laurea. Questi orrori siamo talmente abituati a vederli, a viverci accanto, a sapere che ci sono, che ormai nessuno ci fa più caso. Appartengono alla normalità. Nessuno se ne sconvolge. Al di là del bello e del brutto. Fanno parte di noi, appartengono al nostro modo di “non vivere”.

Gigino A Pellegrini & G el Tarik

gigginoLa vera Etica (il giusto) nasce dalla ontologia (dalla verità e dalla sua conoscenza). Una estetica che non sia lo splendore del vero e del giusto è condannata ad una mortale contraddizione che tanto più stridente quanto più estremo è l’impiego che se ne fa: non bastano i violini per coprire gli orrori di Auschwitz, come non basta un bel manifesto elettorale per nascondere la falsità. Così come dovrebbe far riflettere che ci siano alcuni “maestri del pensiero” in questo nostro paese che hanno grandi responsabilità nell’operare per il Bene Pubblico, con grande serenità e lucidità fanno addirittura della separazione, della scissione del vero dal giusto e dal bello la loro bandiera cultural/professionale.

Desolazione, amarezza, rabbia e senso di abbandono. È quanto manifestano i cittadini di Amantea nell’apprendere che ogni inettitudine, da parte degli Amministratori non è una giustificazione, ma una triste ammissione di incapacità di gestire la cosa pubblica. A quale conclusione deve giungere un cittadino se non che coloro che hanno prodotto tali regole sono inadatti a farlo? Si arriva alla conclusione che ogni forma di programmazione è pura fiction, pura sostituzione della realtà con una sua protesi artificiale allo scopo di procurare emozioni a chi non è più in grado di provarne nella vita di ogni giorno. Ancora una volta è dimostrato che chi è preposto alla cosa pubblica non dovrebbero essere le Autorità ma il cittadino stesso. Sono passati mesi, anni da quando le situazioni denunciate dai cittadini hanno evidenziato anomalie concrete e disagi. Sono anni che nulla viene fatto. Bisogna con forza ribadire quanto già scritto, ovvero che se il cittadino si deve sostituire a chi è deputato a fare determinati controlli, adoperandosi per sostituire chi deve amministrare la città, si ravvede la possibilità di operare dei risparmi sensibili nei costi necessari per alimentare la macchina pubblica. Così facendo risulterebbe anche meno impegnativo ed oneroso il processo di assegnazione delle cariche e degli incarichi. Ogni qual volta riflettiamo, sarebbe bene cominciare riflettendo sulle parole. Sarebbe un primo grande atto di responsabilità verso le parole, che veicolano una storia, più precisamente, la nostra storia.

Un tale atto di responsabilità terrebbe quindi conto del parlare delle parole prima che qualcuno le parli e implicherebbe un interrogarsi circa i pensieri che, attraverso di esse, potrebbero nascere nel cittadino. Esso dovrebbe precedere la scelta di ciascuna parola della riflessione, specie se si tratta di una riflessione pubblica. Premettere tale necessità significa dire già qualcosa circa l’etica, quella del parlare, e la gestione di una cosa pubblica quale è, per esempio, la lingua che parliamo. “Etica” viene dal greco ethos che vuol dire costume, abitudine, usanza. L’etica comprende il complesso delle usanze che regolano la vita sociale, così come quella di ciascuna singola persona che vive sempre, inevitabilmente, con gli altri e le cui azioni ricadono pertanto, direttamente o indirettamente, anche sugli altri. L’etica ha a che fare con il nostro vivere con l’altro e comprende, pertanto, sia la nostra vita civica che quella sociale in senso lato, ovvero la vita lavorativa, affettiva, familiare, riguarda cioè i rapporti interpersonali, anche quelli più intimi, che instauriamo. La parola “gestione”: una traduzione potrebbe essere amministrazione, che significa pure controllo e perciò tutela. “Cosa pubblica” rinvia, invece, a tutto ciò che non appartiene a un individuo, come se fosse stato lui a crearlo o acquistarlo, o perché è solo lui a usarlo, bensì qualcosa che è condiviso, che non può mai davvero dirsi proprio, che giunge dagli altri. L’etica della cosa pubblica comprende dunque gli usi che ciascuno può fare di ciò che appartiene a tutti, in quanto di ciascuno, e che, anche quando rimesso alle volontà del singolo, deve rispondere inevitabilmente dell’altro a cui pure appartiene quello spazio in cui e magari su cui egli agisce. L’etica della cosa pubblica comprende la responsabilità verso l’alterità dell’altro, verso i suoi diritti: è il dovere di garantire, nella norma, le sue libertà; è il dovere di non tradire l’altro. La gestione della cosa pubblica deve fare in modo che l’etica non venga mai trasgredita. Chi amministra non può non sapere che ogni suo agire individuale, e anche privato, con ciò che è pubblico, include una responsabilità dell’altro. Ciò che è pubblico non può mai essere  mio soltanto, tanto meno quando sono io ad averlo direttamente, per così dire, tra le mani. Al contrario infatti, in tal caso, la responsabilità dell’altro è maggiore, in quanto sono io il garante di ciò che è e deve restare di tutti.

 Gigino A Pellegrini e G el Tarik

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