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Ci scrive Francesco Gagliardi:

“La Befana? Chi era questo caro e favoloso personaggio che portava i regali ai bambini nella notte dell’Epifania?

Era una simpatica vecchietta che ogni anno immancabilmente la notte del 5 gennaio scendeva dai camini delle case e portava doni a tutti i bambini del mondo.

Ho usato il verbo al passato perché credo ormai che questa cara vecchietta con la gobba e col naso un po’ adunco, piena di rughe e di acciacchi vari, sia completamente sparita dalla circolazione.

Vi siete chiesti il perché?

I bambini di oggi ricevono i regali dai propri genitori ogni giorno dell’anno, non devono necessariamente aspettare la Befana.

E poi la calza appesa al caminetto è stata sostituita dall’albero di Natale, vuoi perché nelle case non c’è più il caminetto, vuoi anche perché l’albero di Natale ha preso il posto nelle tradizioni natalizie del nostro antico presepio.

Abbiamo dimenticato le nostre tradizioni ed abbiamo importato quelle del Nord Europa e della lontana America.

Ci siamo emancipati anche noi. I doni, dunque, i bambini di oggi li ricevono a Natale e li trovano sotto l’albero di abete inghirlandato e ben illuminato.

E li trovano, cosa ancora più strana e buffa allo stesso tempo, ogni giorno nelle edicole, nelle cartolerie, nelle librerie e nelle farmacie, ovunque, allegati alle riviste di mamma e papà.

Nelle edicole, una volta, trovavi soltanto libri, giornali e riviste, oggi invece, trovi di tutto. L’edicola, come la farmacia o il supermercato, è diventata un bazar .

E gli editori, in crisi di vendite, allegano a riviste e giornali, oltre ai libri, di tutto e di più.

E così la povera vecchietta vistasi esautorata e negletta, e anche per l’età avanzata e per gli acciacchi vari,si è trasferita in qualche paradiso terrestre, forse in Egitto, sul Mar Rosso, dove vanno a svernare le persone facoltose alla ricerca di un sole caldo, di spiagge meravigliose e di alberghi accoglienti.

O forse, visto che nella nostra Italia ricca e opulenta non ci sono più bambini poveri, semplici, ingenui e buoni soprattutto, si è trasferita con tutto il suo armamentario magico in luoghi più accoglienti dove i doni,i semplici regali, i cari giocattoli di una volta fatti di pezza e di latta, sanno ancora di sorpresa e riescono ancora a rendere felici i bambini dal cuore ingenuo e tenero.

O forse è sparita per sempre, precipitata in qualche burrone inaccessibile dove neppure i Vigili del Fuoco, le squadre di soccorso alpino e quelle del pronto soccorso del 118, riescono a raggiungerla. O forse ha consumato la scopa magica che le consentiva di volare.?

Per volare in alto nei cieli e sopra i tetti delle case usava sempre una lunga scopa fatta con rami di erica, come quelle che usavano una volta gli spazzini per pulire le strade.

Oggi sono scomparse le scope e sono scomparsi pure gli spazzini.

E chi va più nei boschi bruciacchiati dalle fiamme estive a trovare e raccogliere i ramoscelli di erica per confezionare le scope?

Scomparsi gli spazzini, scomparsa l’erica, scomparse le scope, la Befana è andata in pensione.

Mi rifiuto di pensare che sia già morta.

Se fosse ancora in vita oggi dovrebbe avere più di centocinquanta anni.

Era già vecchia e decrepita allora quando io ero ancora bambino e, sono passati circa ottanta anni da quella magica sera, in cui la vidi per la prima e l’ultima volta col sacco sulle curve spalle colmo di giocattoli riempire la mia calza appesa al caminetto, figuriamoci ora.

Era nonna e bisnonna allora e facendo bene i calcoli oggi dovrebbe essere quattro o cinque volte nonna e dovrebbe avere una nidiata di figli e nipotini.

Avrà insegnato, ora che è vecchissima e stanca, il mestiere di Befana ad uno di loro, oppure il suo magico segreto e la scopa miracolosa che le consentiva di volare se li ha portati nella tomba o li ha rinchiusi in un cassetto?

Fu la prima e l’ultima volta che incontrai la Befana, perché dopo quell’incontro fortuito non venne più in casa mia di sera quando ancora eravamo svegli, ma neppure di notte quando tutti eravamo a letto e dormivamo.

L’incantesimo si era sciolto e la cruda realtà aveva già preso il posto dell’innocenza.

Per me fu una vera delusione, la prima delusione della mia vita.

Altre se ne aggiunsero in seguito, ma quella fu la più tremenda, la più lunga e la più triste da poter dimenticare.

Ma oggi, ormai anch’io vecchio, anche se dopo tanti anni scoprii che era stata la nonna Teresa a travestirsi da Befana,so che la vera, quella che porta ancora i regali ai bambini buoni di tutto il mondo, esiste davvero.

Esiste, esiste, eccome!

E come ero felice e contento, divenuto papà, quando la mattina del 6 gennaio aprivo insieme ai miei figli i pacchetti dei giocattoli che la sera prima avevo messo sotto l’albero o in un angolo della casa e dicevo che li aveva portati la Befana.

Dove è andata a cacciarsi ora? Dove è finita?

Aspetta con ansia che qualcuno la vada a scovare, che abbia tanta voglia di rivederla, che abbia tanta voglia di ritornare bambino.

Lei, la Befana, non si lamenta, non è irosa, ha tanta pazienza, sa aspettare.

C’è qualche bambino volontario di Amantea e dei paesi vicini che vuole sacrificare un po’ del suo tempi libero, del tempo che dedica spesso al computer, al telefonino, alla televisione, ai video giochi, alle slot machines, e vada alla ricerca di questa vecchietta a noi tanto cara?

Perché non la cercate anche voi, miei cari amici lettori di Tirreno News, insieme ai vostri figli e ai vostri nipotini?

Sarebbe davvero bellissimo andare alla ricerca di un bene perduto, delle cose belle e simpatiche di una volta, della Befana, quando nella famiglia c’era tanta concordia e tanto amore, e la sera del 5 gennaio tutti riuniti ci raccoglievamo intorno al braciere o al focolare ad aspettare il lieto evento.

Ndr: E se cambiassimo le sue sembianze?

Il 6 gennaio, in occasione della festa dell’Epifania, anche nel mio paese San Pietro in Amantea arrivava la Befana, quella favolosa vecchietta così cara ai bambini di tutto il mondo perché portava e porta ancora oggi tantissimi regali.

 

Questo mitico personaggio, secondo l’invenzione popolare e secondo i racconti degli adulti, era una brava vecchietta, anche se molto brutta, che scendeva nelle nostre case attraverso i comignoli o si infilava attraverso i buchi della porta principale portando sulle spalle un sacco stracolmo di doni e di giocattoli. Si spostava rapidamente andando a cavallo di una scopa magica.

Gli elicotteri non erano stati ancora inventati.

 

Si trattava di una figura ambivalente, perché metteva paura solo a guardarla a come veniva raffigurata, molto temibile per i suoi poteri magici:

Volava, penetrava nelle case, sapeva in anticipo chi era stato buono o cattivo.

Tutti questi poteri, tuttavia, erano esercitati in fin di bene: essa recava i doni.

E questa era per noi la cosa principale.

Noi l’aspettavamo con ansia e preoccupazione e la notte del 5 gennaio immancabilmente appendevamo una lunga calza vicino il caminetto.

Quello era il posto ideale.

-Nonna, nonna- domandavamo con tanta insistenza – verrà anche quest’anno la Befana?-

-Ma certo che verrà. Se siete stati buoni e bravi vi riempirà anche quest’anno la calza di bei regali-.

-Siamo stati bravi, nonna, dunque verrà anche per noi?-

-Ma certo, miei cari nipotini! Verrà anche per voi e per tutti i bravi bambini italiani. Questa notte a fianco a lei ci sarà un grande uomo che le suggerirà dove andare. Le dirà a chi portare i doni e quali giocattoli e regali infilare nella calza-.

E quali erano i regali che noi aspettavamo? Qualche castagna, qualche fico, due arance, due mandarini, tre o quattro caramelle al miele “Ambrosoli”, qualche cioccolatino, alcuni spiccioli, un soldatino di stagno.

Per i più fortunati una bambolina di pezza, un cavalluccio di carta pesta con le rotelline, una macchinina di latta.

Chi era quell’uomo che secondo il racconto della nonna volava al suo fianco e le suggeriva dove andare e cosa infilare nella calza?

Quell’uomo era Mussolini, il nostro Duce, che voleva tanto bene ai bambini, ai Figli della Lupa, ai Balilla, alle Piccole Italiane.

Quella notte io sognai la Befana e mi svegliai piangendo perché mi sembrava che si fosse dimenticata di me.

Fui tranquillizzato dalla nonna e mi addormentai.

Nel sogno vidi il Duce il quale con mano ferma strattonava la vecchietta e le diceva:- Ti sei dimenticata di questo bambino, come mai?

Perché non gli dai qualche giocattolo?

E’ forse stato cattivo?

No, i Figli della Lupa non sono mai cattivi.

Fai la brava, riempi la sua calza e voliamo via perché si sta facendo giorno ed io ho molto da fare-.

Era un ordine del Duce e la vecchietta, anche se a malincuore, dovette obbedire.

E così, anche nella mia calza, appesa vicino al caminetto della nonna, infilò qualcosa.

La Mattina mi alzai di buonora e corsi verso il caminetto e trovai la calza piena.

Ero felicissimo.

Gli altri bambini, quelli meno abbienti, che non avevano ricevuto la visita della Befana, si recarono frettolosamente alla Casa del Fascio e lì trovarono i regali che la Befana e il Duce avevano lasciato

Per loro c’era la Befana fascista.

Ogni bambino riceveva il suo dono e se lo stringeva felice al seno.

Alcuni, poi, quelli più poveri, ricevevano dei pacchi dono con dentro giocattoli, bambole di pezza, vestitini, scarpe, libri, quaderni, farina, zucchero, marmellata.

Erano tutti felicissimi.

Il nostro Duce e la Befana avevano pensato anche a loro.

Non avevano dimenticato nessuno.

Aveva ragione la mia cara nonna.

Anche quell’anno era arrivata puntualmente la Befana.

  1. A)“Amantea.Che cosa ti ha portato la Befana?” Chiede il misterioso amanteano alla città
  2. a)“Ma come? Ancora credi alla Befana?” Risponde la città.
  3. A)“Perché non dovrei crederci? Tu non credi, ancora, alla politica, o meglio ai politici?” Risponde un po’ piccato l’amanteano cercando di far ritornare la sua città sul binario del gioco di domande e risposte, ben sapendo che il dialogo tra la città ed i cittadini sembra essersi spezzato da tempo, forse irrimediabilmente.

b)“Touché!”. Risponde amaramente Amantea. “Già ! Hai ragione credere ai politici è come credere alla Befana”.

A)Ed allora il misterioso cittadino spara il suo “Lo sai quale è la differenza tra la befana ed i politici? “

b)“No!” Risponde dopo un lungo attimo di riflessione e guardandosi intorno alla ricerca di suggerimenti od indicazioni che,però, non pervengono

A)Sorride sornionamente l’amanteano, intuendo di avere di fronte una città vecchia e che non si aggiorna, che non vive il suo e nostro oggi, che non sa rispondere ad una domanda, che manca di fantasia, che non sa sorridere di se stessa e nemmeno delle sue componenti…..... “La prima è che normalmente la befana porta doni, mentre i politici portano fregature e tasse”

“La seconda è che la befana tratta i bambini da bambini, mentre i politici trattano tutti come bambini.

“La terza è che la befana dura un giorno, ed invece i politici quando va male durano 5 anni e se va malissimo si ricandidano”

“La quarta è che la befana viene festeggiata mentre i politici si festeggiano da soli.

“ E potrei continuare…..”

b)“ Insomma si capisce che ai politici preferisci la befana: ma poi?” chiede la città.

A)“No! Ci stiamo perdendo. T i ho chiesto cosa ti ha portato la befana?” Insiste il cittadino, ora un po’ infastidito. “ Doni o cenere e carboni?”

b)“Ok, ok! Mi hanno telefonato tantissime persone chiedendomi di interporre i miei buoni uffici per farle eleggere sindaci per i prossimi anni, promettendomi mare e monti. Pensa che uno di loro, sapendo quanta amarezza avverto per la dissacrazione urbanistica del “mio” territorio, mi ha detto che bloccherà tutto il selvaggio processo urbanistico in essere destinando lo spazio residuo libero ad opere di urbanizzazione, primarie e secondarie, tipo parchi a verde , piste ciclabili, parcheggi, eccetera. Ed un altro mi ha detto di non credergli perché proprio lui ha investito comprando un sacco di terreno che ora intende rendere edificabile. Non so a chi credere…!”

A)“A nessuno, a nessuno!” Ricorda che sono politici…..” interrompe l’amanteano.

b)Amantea lo guarda, perplessa. “ Ma insomma tutti coloro che si candidano sono ipocriti?” domanda la città.

A)“No! Almeno spero. Forse qualcuno che vuole salvarti ancora c’è! Ma deve amarti intensamente, perché solo amando te riuscirà ad amare gli amanteani. Diffida allora di chi vuole candidarsi per avere un posto al sole. Di chi ha finora dormito lasciando che tu piano, piano morissi, come stai morendo, ed ora pensa di potersi spendere per salvarti. Guardati intorno e vedi in che stato ti ritrovi . E soprattutto comincia a capire chi ne sia responsabile. Un’ultima cosa. Attenta non è, né sarà mai, la befana a portarti qualcosa. Dovrai essere tu ad insistere per scegliere cosa ti serve e per averla. Ecco perché questa volta se vuoi salvarti dovrai saper scegliere i nuovi amministratori”.

b“ E come faccio? Dammi un suggerimento.” Chiede la città

A)“Prova a cambiarli. TUTTI.” Risponde l’amanteano

b)“ Forse hai ragione! Ci proverò. Ma tu riferisci agli amanteani che ho bisogno di loro. Ma solo di quelli che mi amano più di se stessi”

A)”Lo farò!”

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