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Forse Nicola Zingaretti non è mai stato in Calabria.

Eppure 6 circoli del PD in Calabria scendono in campo per lui .

Ci sono anche sei segretari Pd del lametino fra i 170 firmatari della lettera inviata dalla Calabria al candidato alla segreteria nazionale del partito, Nicola Zingaretti, per invitarlo a partecipare a una grande iniziativa in Calabria per presentare il suo programma elettorale.

Iniziano, dunque, a delinearsi anche in Calabria gli schieramenti in vista del congresso la cui data ancora deve essere indicata dalla commissione nazionale.

Nella lettera, comunque, che ha raccolto 170 firme in tutte le province, compaiono anche le prese di posizione dei segretari di sei circoli del comprensorio lametino e si tratta di

-Alberto Darrò, Segretario Soveria Mannelli;

-Leonardo Ferraiolo, Segretario S. Pietro a Maida;

-Mario Talarico, Segretario Carlopoli;

-Massimo Di Bella, Segretario Curinga;

-Pasqualino Burghi Segretario San Mango d’Aquino e

-Umberto Gigliotti, Segretario Cicala.

Scelte autonome? Non ci crede nessuno!

Appena scende vedremo i capobastone e sapremo…..

Pubblicato in Calabria

Se lo è chiesto Paolo Pollichieni suscitando la nostra curiosità

Una curiosità ancora più forte atteso che il grande giornalista calabrese ha ricordato che la Calabria aveva due del PD nella precedente commissione, cioè Enza Bruno Bossio e Magorno.

 

E così abbiamo indagato scoprendo :

-che la commissione è composta da 25 deputati e 25 senatori.

Questo l’elenco completo dei Deputati: Davide Aiello, Piera Aiello, Stefania Ascari, Vittoria Baldino, Giusi Bartolozzi, Gianluca Cantalamessa, Andrea Caso, Andrea Dara, Wanda Ferro, Paolo Lattanzio, Maurizio Lupi, Carmelo Miceli, Luca Migliorino, Dalila Nesci, Andrea Orlando, Erasmo Palazzotto, Luca Rodolfo Paolini, Nicola Pellicani, Antonio Pentangelo, Erik Umberto Pretto, Angela Salafia, Jole Santelli, Gianni Tonelli, Walter Verini, Pierantonio Zanettin.

Questo l’elenco completo dei senatori: Teresa Bellanova, Giacomo Caliendo, Antonella Campagna, Margherita Corrado, Giovanni Endrizzi, Antonella Faggi, Laura Garavini, Mario Michele Giarrusso, Pietro Grasso, Antonio Iannone, Elio Lannutti, Alessandrina Lonardo, Giuseppe Mangialavori, Franco Mirabelli, Enrico Montani, Nicola Morra, Marco Pellegrini, Pasquale Pepe, Antonio Saccone, Christian Solinas, Raffaele Stancanelli, Dieter Steger, Valeria Sudano, Francesco Urraro, Luigi Vitali.

-che Deputati e senatori sono stati scelti dai rispettivi partiti.

-che il Partito Democratico, infatti, ha indicato i nomi dei suoi membri per la Commissione Bicamerale Antimafia: si tratta dei senatori Franco Mirabelli (Lombardia) Vicepresidente del Gruppo PD al Senato, già componente della precedente Commissione Parlamentare Antimafia,Valeria Sudano (Sicilia), Teresa Bellanova (Puglia) e Laura Garavini (Circoscrizione Estera) e dei deputati Walter Verini (Umbria), Andrea Orlando (Liguria), Carmelo Miceli (Sicilia) e Nicola Pellicani (Veneto).

 

Pubblicato in Politica

“Caro Presidente – si legge nelle lettera di dimissioni invita al presidente dem, Matteo Orfini – dopo il nostro Forum nazionale tenuto a Milano il 27 e 28 ottobre scorsi ritengo assolto il mandato affidatomi dall’Assemblea nazionale il 7 luglio

 

quando, eleggendomi, indicava per la mia segreteria una serie di obiettivi utili alla ripartenza del Pd dopo la sconfitta elettorale di marzo.

Faccio quindi seguito agli impegni presi, dimettendomi dall’incarico di segretario”.

“E chiedendoti – prosegue Martina – di poter convocare a breve l’Assemblea stessa per gli adempimenti conseguenti.

Fino a quel momento garantirò ovviamente per la mia parte un ordinato lavoro di tenuta in attesa delle nuove deliberazioni”.

“Ritengo che in questi mesi complessi il nostro lavoro abbia aiutato a impostare il percorso d’impegno necessario ai democratici dall’opposizione all’alternativa alle forze che oggi governano pericolosamente il Paese.

Siamo tornati in tanti territori, abbiamo cercato di rilanciare l’idea di un partito fianco a fianco alle persone che vogliamo rappresentare, pensando prima di tutto a chi ha di meno e a chi sta peggio.

Con la manifestazione di Piazza del Popolo a Roma abbiamo dato voce alla comunità democratica che vuole combattere per un’Italia migliore.

Con il Forum di Milano abbiamo cercato di mettere in chiaro gli impegni del nostro riformismo radicale: emancipazione, cittadinanza, ecologia, Europa”.

“Sono davvero convinto – prosegue Martina – che lo spazio dell’alternativa nel paese sia largo e che tocchi ora al Pd muovere l’iniziativa in modo aperto, unitario e plurale.

Oggi è giusto definire la nuova fase di questo percorso pensando innanzitutto alle prossime scadenze elettorali e in particolare alle cruciali elezioni europee di fine maggio 2019.

Ne va del destino europeo e della nostra democrazia.

“Colgo l’occasione per ringraziare te, la presidenza, e tutti i componenti dell’Assemblea nazionale per la collaborazione e l’impegno garantito in questa fase molto particolare della vita del nostro partito.

Mi piace ricordare uno dei messaggi più forti incontrati in questi mesi di lavoro intenso e appassionato: noi siamo somma, non divisione.

Lo dobbiamo alle donne e agli uomini del Partito Democratico e lo dobbiamo all’Italia”, conclude Martina.

Roma, 30 ott. (AdnKronos)

Pubblicato in Italia

Meta.- Rinvio a giudizio per Giuseppe Tito, sindaco di Meta e consigliere metropolitano del Partito Democratico, e altre sette persone tra dirigenti comunali e imprenditori coinvolti nell'inchiesta della Procura della Repubblica di Torre Annunziata sull'assegnazione degli appalti nel Comune costiero.

A deciderlo, pochi minuti fa, è stato il gup del Tribunale oplontino Antonio Fiorentino.

A carico del primo cittadino si ipotizzano i reati di corruzione, induzione indebita a dare o promettere utilità, abuso d’ufficio, turbativa d’asta, peculato, omessa denuncia e falso.

Di questi dovrà rispondere durante il processo che prenderà il via il prossimo primo febbraio: «Sono sereno - fa sapere Tito, assistito dalla penalista Paola Astarita - Il dibattimento sarà l'occasione per dimostrare la mia correttezza».

Meta, per il sindaco Peppe Tito arriva il rinvio a giudizio “Vado avanti”. Come già anticipato da Positanonews il Tribunale di Torre Annunziata ( Napoli ) ha rinviato a giudizio oggi il sindaco Giuseppe Tito .

Vado avanti”, ha detto il sindaco Peppe Tito.

Invece il Partito Democratico ha fatto sapere che per il codice deontologico non può candidarsi.

Il Rinvio a giudizio per il Sindaco di Meta Giuseppe Tito e per gli altri imputati è stato adottato tutti i reati ipotizzati. Così ha deciso il GUP Antonio Fiorentino del Tribunale di Torre Annunziata a termine dell’udienza odierna conclusasi intorno alle ore 14.

Il processo inizierà il prossimo 1° febbraio. Ma è probabile che finisca in prescrizione visto che il reato principale è relativo alla gestione dei parcheggi quando Tito era assessore , cioè oltre quattro anni fa.

Il gruppo di maggioranza ha già espresso vicinanza al sindaco “Saremo con lui”.

Anche la famiglia gli è vicino a sostegno della prossima campagna elettorale “Già ci aspettiamo che i giornali parlino e gli attacchi, siamo preparati. Ma gli staremo vicino”.

Al momento Peppe Tito non ha fatto alcun comunicato, ma già era previsto il rinvio a giudizio.

La campagna elettorale è già cominciata e probabilmente la sua sarà una lista civica senza tessera del PD, come già anticipato, con un possibile avvicinamento a De Magistris.

Pubblicato in Italia

La Federazione di Cosenza parteciperà convintamente alla Manifestazione nazionale indetta dal Partito Democratico a Roma per il prossimo 30 Settembre al fine di costruire l’alternativa politica, sociale e dal basso a questo governo sempre più posizionato a destra e sempre più inconcludente negli atti di governo e per incoraggiare gli italiani ad abbandonare la paura e a tornare a lottare per i diritti civili, sociali ed economici.

Allo stesso modo, in questi giorni, si sta lavorando all’organizzazione della Festa regionale de l’Unità, in piena collaborazione con l’Unione regionale, che quest’anno si terrà a Rogliano nella nostra provincia.

Sarà un’occasione importante per discutere e confrontarsi sulla nuova organizzazione da dare al Partito ma soprattutto delle politiche che il PD intende mettere in campo sia a livello nazionale che regionale.

Martedì 2 Ottobre, inoltre, sarà convocata la Segreteria provinciale di cui fanno parte

Armando Bossio,

Concetta Castiglione,

Livio Chidichimo,

Simona Colotta,

Maria Crescente,

Maria Pia Funaro,

Luigi Gagliardi,

Enzo Giacco,

Manuela Giordano,

Vincenzo Granieri,

Carmine Le Pera,

Luca Lepore,

Cesare Loizzo,

Francesco Madeo,

Paolo Pappaterra,

Gabriele Petrone,

Carmine Quercia,

Margherita Ricci,

Era Rocco,

Antonio Tiano,

Francesca Tolve,

Riccardo Ugolino,

Cristiana Viola,

Alessandro Porco (che assumerà il ruolo di Vice-Segretario),

con diversi punti all’Ordine del giorno tra cui l’organizzazione della Festa regionale, la programmazione dell’attività politica, la nomina dei Dipartimenti provinciali e dei Forum tematici.

Durante la riunione, infine, il Segretario Provinciale Luigi Guglielmelli provvederà ad assegnare le deleghe e le funzioni ad ogni membro della Segreteria al fine di consentire ad ognuno di lavorare al meglio nei settori di loro competenza e dare così un contributo operativo e di contenuto all’intero PD della Provincia di Cosenza.

Pubblicato in Cosenza

Atti osceni davanti a una minorenne. Il giudice assolve l'albanese: "Non è reato". E Salvini scrive a Bonafede: "Rivedere la depenalizzazione voluta dal Pd"

Masturbarsi in pubblico non è più reato, nemmeno se la belva lo fa davanti a una minorenne.

 

A deciderlo è stato il governo di centrosinistra. Risultato: un 28enne albanese che si era toccato davanti a una ragazzina non avrà conseguenze penali ma solo una multa. Un'ingiustizia che ha spinto Matteo Salvini a scrivere al ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, per chiedergli di rimediare, al più presto, a "un altro regalo del Pd agli italiani a cui cercheremo di rimediare".

"Giù le mani dalle donne e dai bambini!". Salvini ora vuole andare fino in fondo. Affinché un altro episodio, come quello raccontato la scorsa settimana dal Gazzettino di Venezia, non capiti nuovamente. I fatti risalgono a quattro anni fa, quando a San Donà di Piave una ragazzina, che si era riparata dalla pioggia nell'androne di un palazzo, era incappata nell'albanese che, dopo essersi abbassato i pantaloni, avava iniziato a masturbarsi proprio davanti a lei. Venutolo a sapere, i genitori lo avevano portato a processo per atti osceni nella speranza che la giustizia potesse fare il suo corso e assicurare l'orco dietro alle sbarre. Ma così non è stato. Perché, se fino a qualche anno fa il reato di atti osceni in luogo pubblico veniva punito con la reclusione da 3 mesi a 3 anni, nel 2016 un decreto legislativo voluto dal precedente governo lo ha depenalizzato. Adesso gli atti osceni "in luogo pubblico o aperto o esposto al pubblico" vengono puniti con una semplice sanzione amministrativa.

All'epoca dell'aggressione la ragazzina aveva sedicenne. L'orco che si è masturbato davanti a lei adesso è libero di rifare la stessa schifezza con altre ragazzine. "Il governo del Pd che nel 2016 ha voluto depenalizzare gli atti osceni evitando così una pena di tre anni a malati sessuali o depravati - ha commentato il vice presidente del Senato, Roberto Calderoli - ha di fatto lasciato liberi di colpire potenziali stupratori". Salvini ha promesso che intende rimediare all'ennesimo errore commesso dal Partito democratico. Nei prossimi giorni scriverà al Guardasigilli per chiedergli di cancellare la depenalizzazione dei reati approvata dalla sinistra.

Sergio Rame - Mar, 18/09/2018 - 12:05

Pubblicato in Italia

Il Pd chiude a de Magistris: «Mai pensato alla sua candidatura»

Massimo Costa e Tommaso Ederoclite, segretario metropolitano e presidente dell'assemblea del partito democratico di Napoli, dicono:

 

 

«È davvero stucchevole il dibattito che si è aperto in queste ore.

In nessun organismo provinciale, regionale o nazionale si è mai pensato a de Magistris come nostro candidato alla presidenza della regione Campania».

«A tratti fa anche sorridere questa posizione.

Il Pd di Napoli è al governo regionale con De Luca e il nostro appoggio al presidente è indiscutibile. De Magistris è un personaggio in cerca di autore, con la città in ginocchio e i servizi al minimo storico cerca sponde per poter assecondare le sue velleità politiche.

Dorma tranquillo, nessuno pensa a lui - sottolineano –

L'unica preoccupazione che abbiamo è quella di dare supporto civile e politico ai cittadini che sono stremati per la cattiva gestione della città».

«Dopo quasi otto anni di fallimenti è comprensibile che il sindaco cerchi di riposizionarsi politicamente, la sua carriera politica va verso il suo esaurimento, e tra le Europee e la Regione Campania cerca solo di trovare una poltrona e qualcuno che gliela offra.

Il Pd di Napoli - concludono - dovrà lavorare, e molto, per mettere una pezza e cercare di far uscire la città dal guado in cui è finita.

E di questa situazione de Magistris è il principale responsabile».

Intanto De Magistris attacca de Luca dicendo che cerca i voti della Lega.

Pubblicato in Italia

Ecco cosa scrive il buon Pino Furano:

Che il PD da quando è nato (2007), raggiungendo il massimo con Renzi, ha preso per i fondelli tutti gli elettori che lo hanno votato pensando di votare per una politica di sinistra, solo gli ingenui o quelli in malafede possono disconoscerlo!

Che il M5S, che qualche idea di sinistra sembra portarla avanti, ci prenda pure per i fondelli è ancora presto per dirlo!

Io penso che se il M5S dovesse mantenere solo la promessa che dopo due legislature bisogna ritornare alla vita normale e lavorare, compirebbe il più grande atto rivoluzionario di tutti i tempi.

Proviamo a immaginare se questa regola valesse per tutti i partiti in Italia e in tutto il mondo!

Una riforma a costo zero che aiuterebbe l’affermazione e l’esercizio della democrazia!

E non è sensato pensare che questa riforma potrebbe essere un argine alla corruzione e alla clientela?

E provate a immaginare solo per un attimo l’Italia senza corruzione e clientela!”

Sarebbe l’Eden

Pubblicato in Basso Tirreno

Con 382 voti a favore e 11 contrari, la Camera ha approvato in via definitiva il decreto che dispone la cessione di 12 unità navali alla Libia per il contrasto al traffico di migranti.

 

 

Dopo un pomeriggio contraddistinto dall'intervento di tutti i deputati dem.

Il Pd non partecipa al voto: “Nessuna garanzia su diritti umani”

Ci aveva provato anche Minniti ma sempre il PD aveva fermato tutto!

Passa alla Camera tra polemiche e accesi scontri politici il decreto per la cessione alla Libia di 12 motovedette, dieci ‘Classe 500’ della Guardia Costiera e due unità navali “Classe Corrubia” della Guardia di Finanza, imbarcazioni di 27 metri con un’autonomia di navigazione di 36 ore: dopo il via libera del Senato del 25 luglio, è arrivata l’approvazione definitiva, con 382 deputati che hanno votato sì, 11 voti contrari, un astenuto e il Pd che non ha partecipato alla votazione.

Lo scontro più energico si è consumato tra il M5s e il Pd che ha rallentato di molto i lavori dell’Aula. L’ultima miccia è stata un intervento della deputata friulana dei Cinquestelle Sabrina De Carlo che ha attaccato le opposizioni spiegando che non hanno a cuore il Paese tanto che se “avessimo una soluzione immediata alle guerre nel mondo, loro farebbero il tifo per i conflitti pur di remarci contro”.

Una presa di posizione che ha suscitato la protesta del Pd che ha improvvisato una sorta di ostruzionismo: tutti i deputati si sono iscritti a parlare. Marta Grande, M5s, presidente della commissione Esteri, ha cercato di placare gli animi per abbassare i toni dello scontro, ma i democratici stanno proseguendo la loro protesta.

Ma il muro contro muro è andato avanti per tutta la seduta. La tensione è palpabile e la situazione è esemplificata da quanto accaduto tra il dem Gennaro Migliore e il leghista Eugenio Zoffili, relatore al provvedimento sulle motovedette. Nel corso del dibattito, il relatore ha mostrato la sua contrarietà all’intervento del collega dem dicendogli “che c… vuoi” e aggiungendo, accompagnando il tutto con il gesto della mano, “vieni qui”. Un gesto che ha scatenato la bagarre nell’emiciclo. 

Il Pd: “Dicono no a emendamenti su diritti umani”

In precedenza l’Aula aveva respinto le pregiudiziali di costituzionalità: il deputato di PiùEuropa Riccardo Magi aveva chiesto lo stop dicendo che l’intervento, in linea con quanto stabilito dal precedente governo, è incostituzionale perché “promuove i respingimenti“. Il Partito Democratico punta il dito contro il governo:“I grillini”, ha scritto il presidente Pd Matteo Orfini, “in Aula bocciano i nostri emendamenti che su cessioni motovedette alla #Libia chiedono come condizione il rispetto dei diritti umani in quel paese. Ancora una volta dimostrano di essere esattamente come i leghisti. Anzi no, una differenza c’è: sono più ipocriti”. “Alla Camera il governo, la Lega e i Cinque Stelle svelano il loro vero volto. Respinti tutti i nostri emendamenti sul potenziamento immediato delle attività di rispetto dei diritti umani in #Libia”, scrive su Twitter il segretario Maurizio Martina.

Nel merito, spiega Piero Fassino, il Memorandum d’intesa con la Libia stipulato dal Governo Gentiloni nel 2017 prevedeva, nel sostenere la cooperazione per il contrasto dell’immigrazione illegale, “anche due impegni precisi e per noi estremamente importanti: il finanziamento di programmi di crescita sociale ed economica delle regioni più colpite dal fenomeno migratorio; e l’apertura di una nuova stagione di tutela assoluta dei diritti delle persone presenti nei centri di accoglienza temporanei, autorizzando controlli del personale dell’Oim (Organizzazione Internazionale per le Migrazioni, ndr) e dell’Onu“. Elementi che non sono nel decreto. Per questo il Partito Democratico ha quindi deciso di non partecipare al voto. Viceversa, secondo Luca Pastorino, deputato di Liberi e Uguali, si tratta semplicemente di un comportamento in continuità con le politiche del predecessore del Pd Marco Minniti“.

No al blocco navale

L’aula di Montecitorio, durante l’esame del testo, aveva bocciato ad amplissima maggioranza un emendamento di Fratelli d’Italia che proponeva il blocco navale davanti al Paese nordafricano. “Tutti, da Lega a M5S, Pd, Leu, votano no all’emendamento di FdI per vincolare la cessione delle nostre unità navali al governo libico all’impegno di un blocco navale – scrive su Twitter la presidente di Fdi, Giorgia Meloni – Davvero un voto incomprensibile, dopo anni in cui sicuramente tutto il centrodestra ha chiesto il blocco navale…”.

Cosa prevede la legge

Il provvedimento ora diventato legge consente anche l’utilizzo di due droni da parte della Guardia costiera italiana. Si tratta di due velivoli che verranno utilizzati in via sperimentale innanzitutto per le operazioni di ricerca e soccorso in mare e che potranno essere utili ad individuare eventuali barconi in difficoltà. Inizialmente dovrebbero essere dislocati a bordo delle due navi che la Guardia costiera impiega per il pattugliamento del Mediterraneo centrale, la Diciotti e la Dattilo, ma in futuro potranno anche essere utilizzati per tutte le funzioni istituzionali del Corpo, dai compiti di polizia marittima al controllo delle coste. Entro 120 giorni dall’entrata in vigore della legge, il ministero delle Infrastrutture dovrà emanare un regolamento per stabilire le modalità d’utilizzo dei velivoli.

L’obiettivo dell’Italia è che già entro fine mese almeno le imbarcazioni della Guardia costiera (le due motovedette della Gdf dovrebbero essere pronte ad ottobre) possano entrare nella disponibilità dei libici: c’è infatti “la straordinaria necessità e urgenza di incrementare la capacità operativa” della Guardia costiera e della Marina libiche, si legge nel provvedimento, in modo da “assicurare la sicurezza della navigazione nel Mediterraneo, contrastare i traffici di esseri umani e salvaguardare le vita umana in mare”. Il decreto stanzia un milione e 150 mila euro per “il ripristino in efficienza, l’adeguamento strutturale e il trasferimento” delle imbarcazioni in Libia e un milione 370mila euro per la formazione del personale della Guardia costiera e della Marina libica.

Gentilonui aveva firmato ma non aveva consegnato le motovedette

Pubblicato in Italia

Lappano .Sei consiglieri del comune si sono dimessi sfiduciando e mandando a casa il sindaco Maurizio Biasi (Pd).

Il primo cittadino Maurizio Biasi rieletto era in carica dal 6 giugno 2016.

 

Ora dopo non poche tensioni e polemiche la crisi dell’amministrazione comunale del piccolo borgo cosentino.

A provocare il terremoto politico è stata la totale assenza di trasparenza e la totale assenza di democrazia all’interno del consiglio comunale, oltre che alle continue mancanze di rispetto nei confronti dei tre consiglieri di minoranza, componenti del gruppo Movimento Liberal Democratico e dei tre consiglieri della maggioranza, che nei mesi passati hanno costituito un gruppo autonomo in consiglio comunale di fatto staccandosi dalla maggioranza.

La presa di posizione dei sei consiglieri Iolando Iusi, Ottavio Scarpelli e Loredana Aiello (Mld) e Pasquale Principe, Giuseppe Iannuzzi ed Elvira Fabbricatore (Gruppo Trasparenza e Partecipazione) è avvenuta in consiglio comunale a seguito della votazione del revisore dei conti oltre i termini previsti dalla legge.

Infatti il Consiglio è stato convocato dal sindaco solo dopo la missiva ricevuta da parte del prefetto circa la nomina del revisore dei conti ed esponendo i consiglieri comunali a possibili responsabilità penali per comportamento omissivo.

Successivamente, è stato esaminato il punto all’ordine del giorno proposto dalla minoranza riguardante le dimissioni del consulente di staff del sindaco, il quale avrebbe operato non solo con poca trasparenza ma con pagamenti reiterati a suo favore, dei quali il sindaco non ha saputo dare chiarimenti.

Pubblicato in Cosenza
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