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Il Partito Democratico ovvero il Partito Comunista Italiano è tornato al Governo dopo un anno di astinenza e il suo segretario Nicola Zingaretti a Ravenna a conclusione della festa dell’Unità è stato accolto trionfalmente dai simpatizzanti sulle note del famoso inno dei comunisti:-Avanti popolo alla riscossa, bandiera rossa trionferà-.

Qualcuno si è scandalizzato, io no.

E sapete perché? Perché il Partito Comunista Italiano non è morto.

 

E’ stato sconfitto dalla storia, in Russia e negli stati europei che dopo il conflitto mondiale furono invasi dall’Unione Sovietica, ma in Italia esiste ancora.

E l’altro giorno, durante il giuramento dei Ministri, un esponente comunista, Ministro del secondo Governo Conte, si è presentato indossando una bella cravatta rossa.

Il Partito Comunista Italiano ha cambiato nome diverse volte in questi ultimi anni dopo il crollo del muro di Berlino per prendere in giro la gente, ma i dirigenti sono rimasti sempre gli stessi e gli agitprop e i trina ricciuti, pur cambiando pelle come i serpenti, sono rimasti sempre fedeli al marxismo e allo stalinismo.

La falce e il martello ce l’hanno sempre nei loro cuori. Il P.C.I. non è mai morto.

E’ vivo. E ieri sera i comunisti erano tutti a Ravenna a festeggiare il loro segretario, ma soprattutto il ritorno a Palazzo Chigi grazie al matrimonio con gli ex nemici 5 Stelle.

Cantavano a squarciagola, battevano le mani e le bandiere del partito garrivano al vento.

Una nota stonata, non c’è che dire.

Mancavano le bandiere rosse con la falce e il martello.

Sul palco con Zingaretti c’erano Gentiloni e Franceschini, i quali forse anche loro sussurravano piano piano :-Viva il comunismo e la libertà-.

Si sono vergognati? Macchè! Anche loro provengono da un partito che per prendere per i fondelli gli italiani ha usato la croce di Cristo nel simbolo del partito.

E quando con tangentopoli il partito si è sciolto come neve al sole, senza vergognarsi, sono confluiti nel PDS, nel Ds, nel Pd che vuol dire Partito Comunista Italiano. Se Gentiloni e Franceschini non la pensavano come quelli che intonavano “Bandiera Rossa” avrebbero dovuto abbandonare la manifestazione. Invece sono rimasti accanto al loro segretario, hanno risposto al saluto e hanno  cantato l’inno dei lavoratori.

Provengono, è vero, dalla Democrazia Cristiana, ma da quella democrazia cristiana catto comunista. E ora che dopo un anno di astinenza e digiuno sono entrati a Palazzo Chigi e in Europa anche loro hanno intonato “Bandiera Rossa”, perché solo e soltanto con i metodi marxisti e stalinisti hanno potuto occupare le comode poltrone parlamentari.

E l’inno della Democrazia Cristiana se lo sono dimenticato?

Forse “Bianco fiore simbolo d’amore” non l’hanno mai cantato.

E poi cosa ci azzeccano Gentiloni e Franceschini con la festa dell’Unità.

Ma questo giornale esiste ancora?

Il giornale è scomparso, la festa è rimasta, e i comunisti ancora ci sono e nelle manifestazioni di piazza si fanno ancora sentire intonando “Bandiera Rossa” e mangiando hot dog e salsicciotti. Bandiera rossa trionferà, viva il comunismo e la libertà.

Pubblicato in Italia

I vari studi criminologici sulle mafie nigeriane confermano che dagli anni ’80, il crimine organizzato nigeriano si è ramificato in tutto il mondo. Tra i vari Paesi in cui ha attecchito stabilendo solide radici vi rientra senza dubbio l’Italia. Ci siamo chiesti quindi quali potrebbero essere le motivazioni per l’arrivo del crimine organizzato nigeriano in Italia. Non vi sono dubbi circa il fattore principale: le mafie seguono i flussi di denaro.

Questo ha motivato le organizzazioni criminali nigeriane a muoversi verso il nostro Paese e tramite esso invadere anche l’Europa.

Il fenomeno migratorio cominciò con la grande crisi degli anni ‘80 che portò la Nigeria verso la corruzione endemica e la più grande depressione economica del Paese. Questi eventi purtroppo hanno significato nuove opportunità di lavoro all’estero e quindi molti nigeriani emigrarono soprattutto avendo come meta il nostro Paese. Ovviamente assieme a tante brave persone nel flusso migratorio si mossero anche molte componenti della criminalità organizzata locale.

La Nigeria è il paese più popoloso dell’Africa, quindi, statisticamente, ha anche numero maggiore di persone coinvolte in attività criminali. Molti laureati disoccupati con ottime competenze informatiche hanno approfittato del boom dell’informatica negli anni ’90 e sono diventati specialisti nel settore dei crimini informatici. La famosissima truffa alla nigeriana è una truffa postale, sia informatica sia tradizionale, tra le più diffuse al mondo, inventata nel 1992 per lettera e nel 1994 per e-mail. Esistono numerose varianti ma in genere si presenta uno sconosciuto che non riesce a sbloccare un conto in banca di milioni di dollari, questi, sarebbe un personaggio noto che avrebbe bisogno di un prestanome che si occupi dell’operazione al suo posto in cambio di una percentuale. L’ammontare del raggiro è molto remunerativo senza che le autorità possano davvero fare qualcosa per fermare il fenomeno. Può sembrare assurdo ma da questa semplicissima truffa ha inizio il crimine transnazionale nigeriano.

In Italia, i gruppi criminali nigeriani ormai hanno stabilito partnership con tutte le mafie locali (ndrangheta, camorra, mafia siciliana, mafie pugliesi). Alcuni membri della mafia nigeriana confermano il dato già noto a noi studiosi della materia che i nigeriani s’ispirano alla struttura e ai metodi operativi delle famiglie mafiose italiane, usando l’intimidazione per gestire le loro attività e cercando di governare sia le imprese legali sia illegali attraverso il sistema delle estorsioni.

I gruppi criminali nigeriani hanno avuto un tale successo nel mimare le famigerate famiglie che la polizia italiana ha iniziato a considerarle “mafia”. Possiamo affermare senza timore di smentita che la mafia nigeriana oggi in Italia ha una struttura attiva, partenariati internazionali e una strategia criminale ben pianificata. L’arrivo di un gran numero d’immigranti nigeriani per le mafie autoctone ha significato all’inizio poter appaltare alcune attività criminali meno remunerative. Nel tempo però il crimine organizzato nigeriano si è affermato grazie alla grande richiesta di prostitute nigeriane e ha portato nel mercato italiano cocaina e soprattutto crack.

Agli inizi degli anni novanta, i locali notturni iniziarono ad assumere buttafuori nigeriani come sicurezza, sostituendo gli italiani che erano più inclini alla violenza e attiravano l’attenzione indesiderata della polizia. Questo ha dato una risorsa di marketing ai nigeriani coinvolti nella droga, che hanno potuto ampliare il loro mercato vendendo nei locali notturni. Questo ha consentito loro di affermarsi come spacciatori della catena di distribuzione di cocaina e crack.

La mafia nigeriana, prima di stabilirsi in Italia, ha creato sempre accordi di non belligeranza con le mafie autoctone. Per introdurre la droga in Italia, i nigeriani, utilizzano corrieri remunerandoli con circa tremila euro per ogni trasporto andato a buon fine. Si tratta soprattutto di donne, provviste di regolari permessi di soggiorno, che sono utilizzate non più di due o tre volte per evitare che la ripetizione dei visti insospettisca la polizia di frontiera. Ad alcune di queste donne particolarmente fedeli all’organizzazione è conferito il titolo di “maman” per avviarle alla gestione delle prostitute (vere e proprie schiave sessuali) di esclusiva origine nigeriana.

Altro settore sotto controllo delle mafie nigeriane è l’accattonaggio. Quando, cedendo al sentimento di umana pietà, regaliamo un euro all’immigrato che ci attende fuori dal supermercato, al semaforo, davanti al ristorante o al bar, è bene sapere che, di quell’euro, forse neppure cinque centesimi gli rimarranno in disponibilità. Il resto finirà all’organizzazione che lo controlla e cioè ai nigeriani. E’ un settore molto redditizio che va tutto a beneficio della mafia nigeriana. Se si pensa alle molte centinaia di fonti, da cui questo flusso di denaro proviene (parcheggi, questua, prostituzione, spaccio, caporalato), si parla d’ingenti guadagni che nessuna attività legale è in grado di eguagliare. Guadagni che la mafia nigeriana utilizza per acquistare droga, cercare altre rotte di smercio, aprire attività di copertura, come centri interculturali, circoli ricreativi e negozi etnici. In quasi tutte le regioni italiane a organizzare il caporalato sono i mafiosi nigeriani che schiavizzano gli altri clandestini sfruttandoli in condizioni totalmente disumane.

Nell’ultima relazione antimafia la DIA conferma che le cosche nigeriane sono radicate in almeno sette regioni: Lazio, Campania, Calabria, Piemonte, Puglia, Sicilia e Veneto, dove trattano da pari a pari con la malavita italiana e ci sono otto città che sono i loro capisaldi: Torino, Verona, Bologna, Roma, Napoli, Palermo, Bari, Caserta. I pentiti e le tante operazioni di polizia rivelano che anche Padova, Macerata, Ferrara e nella piccola regione del Molise sono entrate a far parte di questo elenco e che in Sardegna, a Cagliari in particolare, c’è un forte radicamento dei Supreme Eye, mentre in Lombardia cominciano a farsi vedere anche i cd. colletti bianchi della mafia nigeriana nel bresciano, nell’hinterland milanese e nella bergamasca.

Stando alle ultime indagini la mafia nigeriana avrebbe messo in piedi un altro orribile mercato che riguarda il traffico di esseri umani e di organi. Il mercato è così florido che esiste anche un listino prezzi: un rene varrebbe cinquantamila euro, le cornee ventimila, il midollo ventimila e il cuore, duecentocinquantamila euro. La grande adattabilità della mafia nigeriana è il suo punto di forza e le modalità operative diverse per ogni gruppo fanno sì che agli inquirenti resti incomprensibile e difficile da perseguire la loro attività criminale.

Le nostre mafie si nutrono tramite il condizionamento delle attività economiche, passando per la corruzione di politici, pubblici funzionari, imprenditori, appalti ottenuti illegalmente, minacce e intimidazioni, per ottenere il controllo del territorio. La criminalità nigeriana invece non essendo in grado di agire come le mafie autoctone si dedica a tutto ciò che non interessa direttamente alle mafie locali e gli accordi di non interferenza di conseguenza giocano a favore sia dell’una sia dell’altra organizzazione criminale.

Il primo germoglio criminale nasce proprio nei centri di accoglienza, mentre uno dei fattori in grado di alimentare questa giro potrebbe essere anche il flusso degli sbarchi. Dalla Libia sono reclutate e obbligate a imbracarsi giovani donne nigeriane, le quali una volta in Italia sono messe sui marciapiedi, costringendole non solo a prostituirsi ma a diventare schiave nei campi e nelle imprese italiane. I soldi ricavati da prostituzione e droga, pertanto, sono il carburante che tiene in vita le varie cellule africane che sono il vero cordone ombelicale della mafia nigeriana.

Secondo il Servizio Centrale Operativo della Polizia di Stato alcuni arrestati membri del clan Vikings avevano come base operativa il Cara di Mineo, in provincia di Catania. Pertanto, anche i centri di accoglienza andrebbero maggiormente attenzionati. Questa nuova mafia sta diventando sempre più potente e pericolosa ma giacché è quasi invisibile agli occhi dei più ed è poco conosciuta dall’opinione pubblica e dall’associazionismo antimafia, se ne parla troppo poco. Forse è arrivato il momento di affrontare più seriamente il problema!

Vincenzo Musacchio – Presidente dell’Osservatorio Antimafia del Molise

Pubblicato in Italia

Se lo ricordino gli amici dei 5stelle ora che saranno chiamati ad esprimersi sul governo PD-M5s.

La storia leggerà le loro scelte.

Ovviamente non lo dico io, lo dice, tra gli altri, nientemeno, che Zingaretti

Lo fa dicendo ne restano a bordo ancora 31.: “Il governo non faccia finta di nulla”

 

 

 

 

 

Intanto l'Alan Kurdi, dopo che anche i ministri Trenta e Toninelli hanno firmato il divieto di ingresso, ha fatto rotta verso Malta.

Il segretario Pd: "È la conferma che in Italia sull'immigrazione bisogna cambiare tutto"

Già sabato Nicola Zingaretti aveva dichiarato che quanto sta succedendo “non è umano”.

E ieri il segretario del Pd ha scritto su Twitter: “La vicenda Mare Jonio conferma che in Italia sull’immigrazione bisogna cambiare tutto.

Coinvolgere con autorevolezza l’Europa, unire sicurezza, legalità e umanità è possibile.

Il Governo non faccia finta di niente, stiamo parlando di esseri umani”.

Ecco il problema.

Una ipocrisia galoppante, inarrestabile, irrefrenabile.

La distruzione dei valori della cultura italiana venduti all’Europa ed altri.

Ma perchè i migranti diventano esseri umani solo quando sono sulle navi delle ONG e non anche nei centri libici o nel deserto libico?

Perché Zingaretti, il Papa, i PPMM non dispongono l’invio di navi, magari delle stesse ONG, per prelevare i migranti dai campi libici, pullman per portarli in sicurezza nel deserto, militari disarmati nei loro paesi di provenienza per offrire la possibilità di venire tutti in Italia( non dico in Europa).

Non ci sarebbe più bisogno di porti sicuri

Non ci sarebbero più annegamenti.

Non ci sarebbero più ingiustizie nel mondo.

W il Papa che apre il Vaticano ai migranti .

W certa magistratura che scopre i diritti dei migranti

Wn Zingaretti che vuole cambiare la politica verso le “migrazioni” aiutando l’Africa a venire in Italia.

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Catanzaro. “La possibile nascita di un governo targato Movimento 5 Stelle e Pd non significa in alcun modo che la stessa alleanza debba essere replicata nelle regioni e nelle varie realtà locali prossimamente chiamate al voto”.

E’ quanto afferma, in una nota, la deputata del Movimento 5 Stelle, Federica Dieni.

 

 

 

 

 

“Quanto al presunto patto elettorale, paventato da alcune testate locali, tra Pd e M5S alle prossime elezioni comunali di Reggio Calabria – aggiunge Dieni – affermo, senza temere smentite, che non esiste, in tal senso, alcun contatto, né dialogo finalizzato a un’intesa, tra il Movimento e il Pd o tra il Movimento e il sindaco Falcomatà.

Il M5S, a Reggio, non stringerà alleanze con altri partiti o forze politiche”.

“La maggioranza degli iscritti alla piattaforma Rousseau, nel luglio scorso – sostiene ancora Dieni – ha dato il via libera a collaborazioni elettorali solo con liste civiche.

Qualsiasi altra ipotesi, a Reggio e nel resto della Calabria, è quindi destituita di ogni fondamento”.

La Dieni sa usare bene le prole.

  1. La Dieni dice che ““La possibile nascita di un governo targato Movimento 5 Stelle e Pd non significa in alcun modo che la stessa alleanza debba essere replicata nelle regioni e nelle varie realtà locali prossimamente chiamate al voto”. Ma non esclude che “non possa”!
  2. Sempre la Dieni dice “affermo, senza temere smentite, che non esiste, in tal senso, alcun contatto, né dialogo finalizzato a un’intesa, tra il Movimento e il Pd o tra il Movimento e il sindaco Falcomatà. Ma non esclude che non possa esistere!

Insomma. Chi vivrà ,vedrà!

Avremo un Governo giallorosso, un Governo formato da due partiti che in comune non hanno nulla, ma proprio nulla.

Si sono odiati e tuttora si odiano, sono divisi su tutto.

Una sola cosa li unisce: la poltrona.

Ormai Zingaretti, Orlando, Gentiloni, Franceschini, Minniti, Del Rio, Castagnetti, Martina con l’acquolina in bocca non credono l’ora di accomodarsi alla tavola imbandita e alcuni si sono legati già al collo il tovagliolo e aspettano con ansia l’arrivo delle portate.

Anche Matteo Renzi vuole accomodarsi alla mangiatoia, infatti è stato il primo a spingere per un governo Pd – M5Stelle, governo che fino ad ieri ha sempre osteggiato, ma ora ha fatto marcia indietro come un voltagabbana qualsiasi, forse per rompere le scatole al suo segretario del partito, perché spera in un prossimo domani di prendere il suo posto, posto che ha dovuto lasciare dopo la batosta sul referendum e sulle elezioni politiche del 4 marzo dello scorso anno. Questi signori che ho pocanzi nominato sono una combriccola di imbroglioni che stanno facendo una trattativa per accaparrarsi i Ministeri importanti e non discutono di programmi e di contenuti. Si sono riuniti varie volte in casa degli amici comuni, nel Parlamento, a Palazzo Chigi e hanno discusso soltanto dei personaggi da far accomodare nelle sedie della mangiatoia. Hanno discusso, si sono azzuffati, perché vogliono trovare un posto a Conte e a Di Maio per i 5 Stelle, ai tanti tromboni e trombati del Pd e agli ex Ministri dei governi Letta, Renzi e Gentiloni. La trattativa ancora in corso mentre scrivo è davvero complicatissima. Ci vogliono far credere che vogliono salvare l’Italia, invece stanno lavorando per salvare il loro posteriore. E gli italiani che stanno lasciando le spiagge assolate e stanno ritornando in città e al lavoro usato cosa dicono, cosa pensano di questa crisi di governo agostana, di questa crisi che comunque vada a finire, avrà delle conseguenze disastrose? Sono indignati. Sono nauseati. E il partito del non voto, secondo i sondaggi, aumenta. L’alleanza di facciata e di convenienza sono certo che avrà un finale disastroso. L’alleanza nata per punire il traditore, il fascista, il nazista, il razzista Salvini e per impedire agli italiani di andare al voto, è la fine della politica. Così ha twittato Enrico Mentana:- Che leader è un capo politico che giura:- Mai un governo col partito che ruba i bimbi alle famiglie con l’ellettroshock e poi un mese dopo è pronto a farci un governo? E che partito è quello che finge di dimenticare quelle accuse pur di tornare al governo dopo solo un anno di purgatorio?- Il primo, caro Mentana, è un quaquaraqua direbbe Sciascia. E quel partito che finge di dimenticare è “nu pisciaturu”. Purtroppo, già da stasera, tutto il Pd si è seduto a tavola con il M5Stelle e tutte e due hanno iniziato ad attribuirsi le poltrone che più contano. E così avremo ancora una volta un Governo non votato dagli italiani. Che sfortuna! Che maledizione! La sovranità non appartiene più al popolo. In 6 anni il Pd è andato al governo senza mai aver vinto le elezioni. Tutto è a posto, tutto è legittimo, purché non si dica che quello che fanno lo fanno per l’interesse dell’Italia e degli Italiani. Esulta Zingaretti dopo aver visto Di Maio e Conte. – Il confronto è partito, è un fatto positivo per dare un governo di svolta, un governo serio, non uno come il precedente, che è caduto dopo 14 mesi-. Sì, un governo che deve svoltare a sinistra, un governo serio, perché il precedente non lo è stato. Un governo molto serio, perché il precedente ha fallito. Il guaio è che in questo nuovo governo che sta per nascere ci saranno personaggi fallimentari che hanno governato la cosa pubblica per diversi anni e che sono stati bocciati dagli italiani perché ci hanno portato alla rovina e allo sfascio. E la chiamano svolta!

Da ottobre fino a primavera c’è una sfilza di elezioni regionali di peso, in grado di modificare non solo la geografia politica dello Stivale, in termini federali, ma anche gli schemi a livello nazionale.

Il possibile un accordo politico Pd-M5s si amplierebbe anche nelle regioni, Calabria compresa.

Umbria, Calabria, Emilia Romagna e Toscana saranno chiamate alle urne e il dialogo Pd-M5S sarà guida per accordi regionale.

 

 

In questa possibile intesa sarà eliminato Oliverio o davvero i Cinque stelle ingoieranno il rospo di votare Palla palla.

Noi non ci crediamo.

Ma non possiamo sottovalutare quello che ha detto il coraggioso senatore Magorno ( quello che beve l’acqua di mare!)

«L'interlocuzione che si è aperta a livello nazionale tra Pd e M5S può essere replicata anche in Calabria in vista delle prossime elezioni regionali».

«È fondamentale - aggiunge - aprire la via a una fase di rinnovamento che sia in netta discontinuità con la passata esperienza di governo e che possa avere come primo obiettivo l'individuazione di un candidato a governatore slegato da vecchie logiche e quindi credibile agli occhi degli elettori calabresi.

In questo senso il dialogo col Movimento 5 Stelle offre una duplice opportunità: da un lato può essere il modo per mettere in campo una proposta nuova in termini di volti e contenuti e dall’altro è l’unica via possibile per provare a cambiare le sorti di un destino che, diversamente, sarebbe già segnato e che riporterebbe la Calabria in mano alla coalizione di centrodestra».

 

Pubblicato in Calabria

Direttore carissimo, il governo giallo verde è morto e seppellito, malgrado il Ministro dell’Interno e leader della Lega Matteo Salvini vorrebbe farlo risuscitare. Ci riuscirà? Sarà molto difficile. Direi impossibile, dopo aver ascoltato in televisione quello che ha detto il Premier Conte nell’intervento al Senato alcuni giorni fa. Ma Salvini non molla, anche lui è attaccato alla poltrona come del resto Di Maio e Co. Per non parlare poi degli uomini politici del Pd.

 

 

Ha visto, direttore, sono apparsi in televisione e hanno fatto sentire la loro voce gente morta da diversi anni e che io avevo dimenticato.

Questa crisi di governo ha fatto addirittura risuscitare Romano Prodi, Walter Veltroni, Bersani, Massimo D’Alema, Pierferdinando Casini, Fratoianni, Verdini, Nencini, e mamma mia, anche la Rosy Bindi.

Mancano all’appello Cirino Pomicino, Gianfranco Fini, Ciriaco De Mita, Di Pietro e Buttiglione.

Il nuovo che avanza.

Ma se la crisi continuerà e Di Maio e Zingaretti non riusciranno a formare un nuovo governo con zombi che camminano e morti risuscitati, ne vedremo delle belle, dappertutto e non solo nel Parlamento Italiano. Non hanno più rispetto. Però applicano alla lettera la Costituzione Italiana, la più bella del mondo. La conoscono a memoria e citano spesso l’Art. 60:- La Camera dei Deputati e il Senato della Repubblica sono eletti per 5 anni-. Dunque, la legislatura deve durare 5 anni. Niente voto anticipato e chi lo vuole? Solo Matteo Salvini e Giorgia Meloni. E gli altri? Gli altri hanno paura delle urne. E fanno bene a non far votare gli italiani, andrebbero a casa. Li vedremmo in fila all’Ufficio cerca lavoro che riempiono i moduli per richiedere il reddito di cittadinanza. E così faranno rientrare dalla finestra tutti quelli che gli italiani hanno ripetutamente cacciato dalla porta principale. Si farà un nuovo governo, con gli stessi uomini e niente veti. Il M5 Stelle non si farà dettare le regole dal Pd, il Pd farà altrettanto. Di Maio e Zingaretti sono pronti ad un governo di discontinuità e di svolta. Ma sanno il vero significato di discontinuità e di svolta? Non sarà facile formare un nuovo governo , dopo tutto quello che si son detti in questi anni, e per la distanza politica che hanno i due partiti e per l’eredità che lascia il governo dimissionato, però vogliono tentare. Ne hanno tutto il diritto, sono i due partiti maggiori usciti dalle urne il 4 marzo dello scorso anno. Tutto quello che faranno è perfettamente legittimo. Per me è un inciucio, per lei non lo sarà. Vabbè,   non la pensiamo allo stesso modo. Non vogliono un governo qualunque questa volta, ma un governo di svolta, un governo del fare e del disfare, che dia una speranza agli italiani. La Tav? Si può e non si può fare. Il reddito di cittadinanza? Sarà rivisto e corretto. Il decreto sicurezza? Sarà cancellato. E il taglio dei parlamentari? C’è tempo, abbiamo quattro anni di tempo. I porti? Saranno tutti aperti. L’accoglienza? Sono una risorsa. Sono davvero una risorsa vedere ogni giorno quei poveri ragazzi con un bicchiere di plastica in mano chiedere l’elemosina davanti ai supermercati. Tutti potranno venire in Italia e anche io cito il Vangelo come ha fatto Renzi nel suo intervento al Senato: Ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo dei miei fratelli più piccoli lo avete fatto a me-. E alle poltrone ci pensano? Non pensano alle poltrone, ai privilegi, ai lauti stipendi, pensano agli italiani. Che bella cosa! Che brave persone! Il M5Stelle e il Pd non lavorano per arricchire se stessi, per il vile interesse, per interessi personali e di partito come fa Salvini, loro lavorano e si sacrificano per arricchire il popolo italiano. Come? Tagliando i parlamentari, tagliando le opere inutili, chiudendo i porti e gli aeroporti inefficienti, chiudendo le scuole dove non si studia, chiudendo gli ospedali dove le formiche e gli scarafaggi camminano indisturbati nelle corsie. E così i grillini, ripuliti dal Pd, sono all’improvviso diventati presentabili. Il governo si può fare. Non ci sono ostacoli insormontabili.

Pubblicato in Italia

Catanzaro.- Continua la conta all'interno del Partito democratico in vista delle elezioni regionali rispetto alla possibile ricandidatura di Mario Oliverio.

Dopo il sostegno dei comitati pro Oliverio e il no di una parte del partito tra cui il senatore Ernesto Magorno, sono alcuni componenti dell’Assemblea nazionale del PD a chiudere all'ipotesi di un Oliverio bis.

Le firme sono quelle di Bianca Rende, Maria Marino, Serena Iacucci, Giuseppe Mazzuca, Antonella Lombardo, Cristina Viola, Gianluca Cuda, Marilina Intrieri, Maria Di Cianni, Maria Salvia e Sergio Contadino.

«La clamorosa sconfitta alle elezioni politiche del 4 marzo 2018 - scrivono i firmatari - sarebbe dovuta bastare a condurre verso la ragionevolezza il presidente della Regione Calabria, Oliverio, facendolo desistere da un proposito tanto ottuso quanto personalistico». 

«Bisogna prendere atto - aggiungono i componenti calabresi dell'assemblea nazionale - che il Pd ormai è isolato.

Sostenere che Oliverio abbia ben operato, a differenza di ciò che reputa la maggioranza schiacciante dei calabresi, non può trasformarsi da argomento di cortesia politica e istituzionale ad arma nelle mani di chi pensa di far leva su ciò per autoperpetuarsi.

La Calabria chiede un cambio di metodo e di prospettiva.

Chiede un passo di modernità e di apertura.

Paradigmatica l’incapacità di approvare la legge sulla doppia preferenza.

Dannoso e autolesionista il braccio di ferro di questi anni con Roma sulla sanità, che ha ridotto a lazzaretti i pronto soccorso degli ospedali e sta provocando un peggioramento evidente dei Livelli essenziali di assistenza e danni irreparabili alla tutela della salute dei calabresi.

Ora bisogna pensare a costruire una nuova fase ed un percorso che ci porti a competere alle prossime elezioni regionali.

Non devono prevalere le tifoserie ma il buon senso e il ragionamento politico.

Dobbiamo parlare a un elettorato deluso, riconquistare il consenso dei calabresi».

«Le primarie farlocche - concludono i componenti dell’Assemblea del Pd - non farebbero altro che far perdere ancor più credibilità al partito».

Il Quotidiano

Pubblicato in Catanzaro

Oliverio non ci sta!

Il PD nazionale non può e non deve tentare di mandarlo via il Re Sole della Calabria

Loro non sono nessuno.

La Calabria è mia e guai a chi osa tentare di toccarmela.

 

 

 

 

Il PD e la Calabria non possono dimenticare che io ho parlato tra i primi del “Mare da bere” anche se non ho bevuto l’acqua come Magorno, ed oggi tutti parlano di lui e non di me.

Il PD e la Calabria non possono dimenticare che io ho fatto lo sciopero della fame tra l’altro proprio prima delle feste di Natale.

Il PD e la Calabria non possono dimenticare che io ho anche minacciato di mettermi le catene quando mi hanno mandato Scura che voleva gestire la "mia" sanità..

Ed allora io mi merito il regno di Calabria

Quello che ho tutelato dai partiti , nominando assessori non elett.

Ora non può venire uno Zingaretti qualsiasi a decidere per mio conto :

Se lo tenga il PD

Io Mi faccio il mio partito privato, una sommatoria di comitati fatti di gente a me amica.

Zingaretti lo sa che se non candida me perderà la Calabria.

Pubblicato in Calabria

Riceviamo e pubblichiamo:

“Cosenza, 18 agosto 2019 - Ha davvero senso fare le primarie in un Partito che in Calabria non esiste? Chi ha governato la Regione per cinque anni oggi viene bocciato dai calabresi.

Non c’è stato alcun golpe o abuso da parte della segreteria nazionale del Partito Democratico ma se è stata presa questa decisione è proprio perché, dopo mesi di analisi, osservazioni e confronti sulla Calabria, da Roma si sono resi conto che si è creata una vera e propria frattura tra l’esperienza di governo regionale e i calabresi e che l’89 per cento vuole voltare pagina.

Il Pd va cambiato radicalmente, è tempo che si prenda atto di quello che è accaduto in questi ultimi anni, anche perché il voto delle ultime elezioni politiche in Calabria e nel Mezzogiorno ha dato un segnale molto chiaro: è stata cancellata una intera classe dirigente che ha governato le regioni del Sud.

E ora bisogna dimostrare che il Pd vuole cambiare e costruire un’alleanza inclusiva. Penso sia necessario oggi fare un passo indietro per aprire una nuova fase.

Dobbiamo dare una chiara indicazione: non ci sono rendite di posizione per nessuno e anche questo ha impedito al Partito di nascere in Calabria.

Il Partito Democratico in Calabria non esiste e, senza prenderci in giro tra di noi, dobbiamo dire con chiarezza che il Partito è stato gestito in questi anni dal decimo piano della Cittadella e il governatore Oliverio – uomo solo al comando – non solo si è impossessato della Regione ma anche del Pd.

Ecco perché oggi chi ha incarichi di partito ha ruoli anche nelle segreterie degli assessori.

Ora anche in Calabria dobbiamo smetterla con un uomo solo al comando. Abbiamo bisogno di una nuova fase politica e di un nuovo progetto politico di governo della Regione che ci permetta di uscire dall'isolamento e da una esperienza regionale che alla prova dei fatti non ha operato con discontinuità rispetto al passato. 

Ecco perché oggi ci troviamo con un Partito debole, commissariato dove il gruppo dirigente del Pd calabrese ha deciso di farsi auto commissariare da Roma.

In queste condizioni le Primarie sarebbero solo una scorribanda di tanti soggetti estranei al PD che lo vogliono subalterno ai poteri forti della Calabria.

Giuseppe Mazzuca Assemblea nazionale Pd

Pubblicato in Calabria
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