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"Pd alla resa dei conti: Adamo elimina (anche) Giudiceandrea

Quando è guerra è guerra. E in guerra vince chi spara di più. E a sparare contro Giudiceandrea, così come vi avevamo annunciato, è Luigi Guglielmelli.

 

 

Che si aggiunge alla già folta schiera di cecchini che Nicola Adamo ha mobilitato contro di lui.

Nicola ha deciso che Giudiceandrea non deve più far parte della loro paranza perché non lo ritiene affidabile.

E se si vuole ricandidare a consigliere regionale è meglio che inizi a cercarsi un altro partito da sfruttare.

Tanto, dice Nicola, Giuseppe è abituato a saltare fossi.

Perché il nostro prossimo candidato a consigliere regionale già c’è.

Ed è Luigi Guglielmelli.

Il perché Nicola abbia deciso di schierare le sue truppe in assetto di guerra contro Giudiceandrea è intuibile: impossessarsi totalmente di quel che resta del PD in Calabria, lasciando “dentro” solo coloro i quali hanno giurato obbedienza a lui e a Palla Palla.

E Giudiceandrea, che ha pretese di poltrone e velleità politiche varie, non rientra nell’idealtipo di Nicola.

C’è da scommetterci che dietro la ferma volontà di Nicola di dar battaglia a Giudiceandrea, c’è anche lo zampino di Ferdinando Aiello.

Che tanto si era speso per far eleggere Giudiceandrea in consiglio regionale.

Una “cortesia” che Giudiceandrea non ha mai ricambiato.

Tant’è che una volta eletto non c’ha pensato su due volte a mollare Aiello, pugnalandolo alle spalle.

Per meglio sistemare il suo culo sulla poltrona.

Lo scopo di Nicola e Palla Palla è quello di formare un bel gruppone di fedeli cagnolini, senza oppositori interni, e giocarsi quei pochi voti clientelari che gli sono rimasti alle prossime regionali, con la speranza di conquistare qualche nicchia di potere che gli permetta di sopravvivere ancora un altro po’.

E quei pochi voti clientelari che sono rimasti non bastano più per sistemare tutti. E le scelte si impongono.

Ecco perché Giudiceandrea, capito questo, tenta la sortita televisiva convinto, nella sua infinita stupidità, di impressionare Nicola e Madame Fifì, e di costringerli quantomeno ad una contrattazione.

Non capendo invece di aver fornito l’assist giusto a Nicola, che ora può accusarlo di mettere in cattiva luce il PD con le sue esternazioni personali non concordate con il partito, per dare il via al plotone di esecuzione.

Insomma Giudiceandrea, per Nicola, è nu lignu stuartu che è meglio abbandonare al proprio destino.

Porta sulu problemi. E di questo dovrà farsene una ragione anche Palla Palla che, se costretto a scegliere tra Nicola e Giudiceandrea, non potrà far altro che abbandonare il suo servo sciocco al proprio destino. Con la scusa di: “chi è causa del suo mal pianga se stesso”.

Di fare la sparata da Giletti non gliela aveva ordinato il medico.

L’attacco di Guglielmelli è mirato. Sa dove colpire.

E spara centrando il bersaglio della vera ragione del fare politica di Giudiceandrea: il denaro. E dice: se Giudiceandrea è così interessato a far risparmiare i cittadini abolendo i vitalizi ai consiglieri, come mai non scioglie il suo gruppo in consiglio regionale “Democratici e Progressisti”, di cui è il presidente, che costa alla collettività quasi 200mila euro all’anno, ed è attualmente composto da due persone? Che utilità ha mantenere questo gruppo in consiglio?

La risposta è semplice dice Guglielmelli: mantenere la gestione dei fondi destinati ai gruppi. Altro che lotta alla casta!

Guglielmelli svela a chi ha ancora qualche leggerissimo dubbio sulle qualità politiche del comunista col culo degli altri, la vera natura politica di Giudiceandrea: garantire a se stesso e alla sua cerchia, benessere e privilegi, amministrando, oltre il suo già lauto stipendio, altre forme di economia, che la carica di consigliere comporta.

Ma la sua parabola politica finisce qui. Mettersi contro Nicola non è cosa di tutti, men che meno di un Giudiceandrea qualsiasi. Nicola ha già sentenziato: Giudiceandrea e Guccione sono fuori, e questo è già nei fatti.

Non resta che “ratificarlo”. Ma non tutti i mali, a volte, vengono per nuocere. Chiusa una porta si apre un portone.

E il portone per Giudiceandrea potrebbe essere proprio Guccione. Una loro eventuale alleanza potrebbe, in qualche modo, disturbare il manovratore.

E non è detto che ciò non accada.

Chi guerra!

Da Iacchite - 11 aprile 2018

 

Pubblicato in Calabria

Riceviamo e pubblichiamo il seguente comunicato stampa del PD

“Si è svolta nella serata di lunedì 9 aprile l’Assemblea degli iscritti al Partito Democratico di Amantea, Sezione “Moro-Berlinguer”.

Un’assemblea partecipata e aperta, alla quale hanno partecipato cittadini, elettori del PD ed esponenti del mondo dell’associazionismo e sindacale. Presente anche l’Assessore comunale Emma Pati.

I lavori – coordinati da Antonio Chiappetta – sono stati aperti dalla relazione del Tesoriere Antonio Morelli che ha partecipato alla platea la situazione delle casse del Partito. In seguito all’approvazione del bilancio consuntivo 2017 e del preventivo 2018, sono state formulate una serie di proposte per l’autofinanziamento delle attività del Partito.

L’Assemblea ha, quindi, affrontato una analisi dei possibili scenari post voto, approfondendo le dinamiche calabresi e locali. Nella sua relazione introduttiva il Segretario Enzo Giacco ha espresso parole di apprezzamento nei confronti dell’azione messa in campo dal governatore Oliverio ed ha sottolineato le buone cose fatte dai governi Renzi-Gentiloni. Ha quindi posto l’attenzione sulle problematiche che riguardano Amantea ponendo l’attenzione sulle priorità che devono rientrare nell’agenda dell’amministrazione comunale.

La discussione è stata animata da tanti interventi, contributi e proposte riguardanti il governo della città.

A conclusione dei lavori l’Assemblea unanime ha approvato il seguente dispositivo:

«Ripartiamo con umiltà e unità e con una mobilitazione straordinaria.

Organizziamo assemblee aperte nei seimila circoli Pd.

Ripartiamo dal nostro popolo.

Tutti devono essere parte di questo lavoro»

È uno dei passaggi fondamentali del pensiero di Maurizio Martina del dopo 4 marzo: “la nostra comunità prima delle correnti”.

Questo spirito rappresenta un auspicio ed una speranza.

L’auspicio che il nostro essere comunità prevalga sul disfattismo e sia linfa di nuova motivazione. Che il protagonismo locale, con i sacrifici che questo comporta, sia utile a stimolare davvero il Partito ad investire sui territori e sulla partecipazione diretta dei Circoli alle scelte politiche da compiere.

La speranza che tale prospettiva possa tradursi, però, in una partecipazione consapevole superiore, che si accompagni ad una lettura politica e culturale capace di interpretare intimamente il presente.
In questo quadro è necessario che le unità organizzative territoriali offrano un contributo edificante.

Non solo interrogandosi, bensì agendo.

Ci sono due cose che noi possiamo fare.

•La prima è aprirci ulteriormente alla partecipazione della società civile anche lavorando sulla capacità di fare rete. Il Partito locale – e questo è un bene - è molto cambiato negli ultimi anni. E gode, oggi, del contributo di diversi nuovi iscritti espressione proprio della società civile. Questo lavoro di apertura deve continuare. Dall’altra parte è necessario investire nelle reti. L’esperienza della “Rete Difendiamo La Salute” deve essere estesa a tutti i temi riguardanti le povertà, le fragilità, le vulnerabilità. In questo senso possiamo (e dobbiamo) fare un lavoro umile ma concreto per meglio interpretare e riconoscere le situazioni più delicate, mappare i disagi ed affrontarli con le politiche ovvero, dinnanzi alla eventuale sordità dei diversi livelli istituzionali, con azioni di lotta. A tal riguardo salutiamo con favore la proposta di collaborazione avanzata dal Segretario dello Spi Cgil in data odierna – Salvatore Amendola – sui temi concernenti il Piano sociale di zona.

•La seconda: riformulare le priorità dell’azione di governo. A giugno, dopo un anno dalle elezioni, sarà necessario e doveroso fare il punto delle cose fatte dall’Amministrazione comunale. È importante, tuttavia, riformulare sin da subito il quadro delle priorità del governo cittadino, sintetizzabili in cinque punti:

1. Occupazione

Una volta approvata la programmazione del fabbisogno sarà necessario accelerare le procedure per potenziare l’apparato comunale che in questo momento si trova fortemente sottodimensionato in tutti i settori. Un dato che sta creando non pochi disagi e lentezza nel dare risposte alla Città. Una ulteriore e seria riflessione, inoltre, va fatta per i servizi appaltati all’esterno. Realtà finalizzate soprattutto all'inserimento lavorativo di soggetti socialmente svantaggiati non possono produrre precarizzazione patologica. Il tema di una clausola a salvaguardia della dignità del lavoratore va affrontato.

2. Lungomare

Bisogna iniziare quanto prima i lavori del Lungomare.

3. Periferie e contrade

È necessario avviare celermente i lavori già programmati nelle periferie e nelle contrade, dove alcune case sono ancora difficilmente raggiungibili perfino dai mezzi di soccorso.

4. Centro storico

In previsione della stagione estiva è necessaria una basilare opera di riqualificazione delle vie d’accesso, messa in evidenza dei percorsi storici e ordinaria cura degli spazi. In quest’ottica una riflessione va fatta anche sulla valorizzazione del “Percorso della conoscenza” e dei ruderi restaurati della Chiesa di San Francesco.

5. Poliambulatorio e Casa della Salute

Occorre convocare con urgenza il tavolo tecnico istituzionale per verificare lo stato di avanzamento del piano di fattibilità ed accelerare l’iter per convenzionare la Casa della salute di Amantea.

Queste priorità dovranno rappresentare per il Partito un Patto con la Città.

Il Partito Democratico di Amantea chiede, inoltre, al governo provinciale e regionale di prestare un’attenzione straordinaria riguardo i tempi di realizzazione della Casa della Salute, l’emergenza concernente le infrastrutture scolastiche (per cui si rende necessario ristrutturare la struttura ex Giudice di Pace), l’apertura del Palazzetto dello Sport ed i tempi di scorrimento della graduatoria del bando porti (per risolvere le criticità oggi presenti al Porto Turistico di Campora).

Un’ultima considerazione

Il dissesto, gli stringenti vincoli di bilancio, la riduzione dei trasferimenti centrali, le difficoltà a “fare cassa” con gli introiti di competenza locale si sono inevitabilmente tradotti in minore welfare, opportunità, servizi e sviluppo, e maggiore povertà, insicurezza, precarietà. Ma ciò non deve rappresentare un alibi.

Da una parte, è necessario un cambio di passo dell’amministrazione.

Dall’altra, bisogna riflettere sull’opportunità di andare oltre le attuali realtà amministrative, e fare leva sulla capacità delle nostre comunità di evolversi in collettività più ampie, mettendo a sistema economie, risorse, competenze, potenzialità.

In questo senso, è possibile aprire una riflessione sul grande comune. Amantea può guidare consapevolmente e responsabilmente quello che potrebbe essere un processo capace di rappresentare un punto di volta per il benessere delle cittadine e dei cittadini.

È necessario lavorare tutti insieme per contribuire a migliorare la qualità della vita delle persone ed alleviare le pene di chi vive situazioni di difficoltà.

Bisogna generare fiducia tra di noi e con gli altri.

Questo auspicio dovrà guidare l’azione politica del Partito.

9 aprile 2018 L’Assemblea degli iscritti al PD Amantea Sezione “Moro-Berlinguer”

Pubblicato in Primo Piano

portroneSe fosse ancora in vita Dante Alighieri avrebbe potuto intitolare questo articolo così:-Non c’è maggior dolore che ricordarsi dei tempi felici nella miseria-. Il 4 marzo scorso si sono svolte regolarmente e democraticamente le elezioni nazionali per il rinnovo della Camera dei Deputati e del Senato della Repubblica. Nessuno dei partiti in lizza è riuscito ad avere la maggioranza per poter formare da solo un nuovo governo. Comunque dalla competizione sono usciti vincitori il Movimento 5 Stelle e la Lega. Amara sconfitta del Pd di Renzi, uscito con le ossa rotte al di sotto del 20% dei voti. E Matteo Renzi, Segretario del Pd che fino al 4 marzo si vantava con orgoglio e baldanza di essere il primo partito in Italia col 40% di voti è stato costretto a dimettersi. Ha subito riconosciuto la sconfitta e si è messo momentaneamente da parte dicendo che da oggi in poi farà il semplice Senatore della Repubblica, invitando il suo partito a fare l’opposizione in Parlamento. Chi ha vinto è tenuto a fare il Governo, sempre se ci riuscirà ed avrà i numeri necessari. Ma non tutti i Deputati e Senatori del Pd vogliono fare opposizione. Non ci sono abituati. E poi non vogliono lasciare le comode poltrone che occupano. Infatti segretamente starebbero lavorando per fare fuori Renzi definitivamente e il grillino Di Maio, candidato del Movimento 5 Stelle a Presidente del Consiglio. Andrea Orlando e Dario Franceschini abbarbicati alle poltrone come l’edera hanno un piano segreto che dovrà materializzarsi dopo i fallimenti di Salvini e Di Maio a formare un nuovo Governo. Infatti stanno già interloquendo con alcuni parlamentari del Movimento grillino. Stanno pensando anche in questo senso due personaggi che il popolo italiano ricorda certamente. E i ricordi non sono belli. Uno è quel Romano Prodi che fu costretto a dimettersi sfiduciato dalla sua stessa maggioranza che per ben due volte aveva vinto le elezioni. L’altro è quel personaggio, Presidente del Consiglio da pochi mesi, che di notte tra il 9 e 10 luglio del 1992 mise le mani nelle tasche degli italiani rubando agli onesti cittadini che avevano un conto corrente bancario il 6 per mille su tutti i depositi. Mi riferisco a Giuliano Amato, il quale avendo ricevuto onori e gloria dal PSI e dal suo Segretario Bettino Craxi, non solo non è andato al suo funerale, ma neppure una sola volta è stato a depositare un garofano rosso sulla sua tomba ad Hammamet.

Quale sarebbe la condizione per formare un Governo Pd e Movimento 5 Stelle? Far fuori contemporaneamente Renzi e la sua pattuglia rimastagli fedele e Di Maio. Dicono Franceschini e Orlando che il Pd non potrà mai votare un Governo Di Maio e lo hanno fatto capire ai 5 Stelle. E lo dovrebbe capire anche Di Maio il quale dovrebbe fare un bel passo indietro: Rinunciare alla Poltrona. Ma è giusto, avrebbe detto alla Stampa uno dei registi della operazione, che ci arrivino piano piano. E chi dovrebbe essere il Premier? Un premier votabile. E chi potrebbe essere? Romano Prodi o Giuliano Amato. Mamma mia! E questi due personaggi sono la novità della XVIII Legislatura Repubblicana? Immagino che Franceschini e Orlando abbiano fatto una bella seduta spiritica alla quale abbia partecipato anche Romano Prodi come costui ha fatto 40 anni fa quando seppe dov’era prigioniero il grande uomo politico democristiano l’On. Aldo Moro. Renzi ha capito quello che si sta muovendo alle sue spalle e ha fatto dire al suo fedelissimo capogruppo al Senato Andrea Marcucci:- Il Pd non sosterrà mai nessun Governo del Movimento 5 Stelle. Se qualche dirigente vuol cambiare posizione, lo dica chiaramente-. Chiaramente non lo diranno mai. Sono, da vecchi marpioni della politica, a tramare in segreto e poi pugnalare alle spalle.

Pubblicato in Italia

Vae Victis è la celebre esclamazione attribuita a Brenno, capo dei Galli Sènoni, invasori di Roma nel 4° sec. a. C.

Ne hanno parlato diversi storici romani tra cui Tito Livio (Annali, V, 48).

E’ usata per affermare o per lamentare il primato della forza sul diritto e soprattutto come amaro commento dinanzi ad una crudele sopraffazione o ad un beffardo accanimento di chi ha di fronte un avversario non più in grado di difendersi.

Sembra una frase congeniale alla situazione del PD calabrese

Ne ha parlato Laratta sostenendo che «sarebbe un grave errore rispondere alla crisi in cui versa il Pd calabrese con un "accordicchio" che porti a una semplice e frettolosa sostituzione del segretario regionale, senza uno straordinario piano di rilancio del partito. E conclude sostenendo: sbrighiamoci o ci cacceranno a calci»

Ne ha indirettamente parlato Bevacqua scrivendo a Gentiloni ed invitandolo ad intervenire per accogliere nel più breve tempo possibile la richiesta proveniente dalla Regione Calabria, affinché possa essere avviato senza indugio il ripristino dei luoghi e il ristoro dei danni, anche in ragione dell’approssimarsi della stagione turistica estiva che, per i territori e le comunità interessate, rappresenta una delle principali risorse economiche e reddituali, come se non credesse ad Oliverio.

Ne ha parlato il Consigliere regionale Giuseppe Giudiceandrea che ha dichiarato di non partecipare alla nuova assemblea del Pd.

“Ancora una volta un rinvio... e ancora i vertici di un partito allo sbando, privo dei componenti delle segreterie provinciali e con i suoi uomini tutti ai loro posti di comando dopo una debacle storica (14,2 % su base regionale e 13.3 % in provincia di Cosenza, 5/6% in meno rispetto al già nefasto 19% nazionale.

E mentre a Roma si cede il passo a una dirigenza nuova e accreditata, qui da noi pare non sia successo nulla...

Hanno fatto bene il presidente Oliverio e Battaglia a non parlare, ché ne avrebbero avute cose da dire.

Io sono andato via, e il 4 non tornerò in assemblea.

Se non ci saranno doverose assunzioni di responsabilità, vere e reali basi di un rilancio del partito non volto alla conservazione di posizioni asfittiche personali, sarà assolutamente inutile la partecipazione alla non vita di un partito democratico morto”.

Franco Nunziata scrive “Ho appena appreso che,a Lamezia, è in corso l'Assemblea Regionale del P.D. Ed io che sono componente della stessa non sono stato neanche invitato. Altro che "riprendere i rapporti con la base"! In Calabria la slavina elettorale del 4 Marzo non ha ancora insegnato nulla ai locali dirigenti e governanti del P.D”.

In sostanza la Calabria, come il Titanic, affonda, al timone non c’è nessuno e l’orchestra suona.

Sappiamo come la storia finisce.

La nave affonda, due terzi dei passeggeri muoiono, solo un terzo si salva.

Per Dimenticare!

Se c’è un parametro che, oggi più che mai, indica, in modo tangibile, il possibile o probabile successo od insuccesso dei politici ad ogni livello territoriale ( comuni, province, regioni, stato), sicuramente è quello della reazione che il popolo elettore ha avuto di fronte alla auto-esaltazione dei risultati raggiunti.

Ne ha parlato il presidente emerito Giorgio Napolitano, nella veste di presidente del Senato, nel suo intervento a palazzo Madama che ha aperto la legislatura, in un passaggio sottolineato dall'applauso dell'Aula. 
Il passaggio più straordinario è quello in cui ricorda che i comportamenti elettorali «hanno mostrato quanto poco avesse convinto l'auto-esaltazione dei risultati ottenuti negli ultimi anni da governi e da partiti di maggioranza»

In sostanza ha proseguito aggiungendo che «Ha contato molto il fatto che i cittadini abbiano sentito i partiti tradizionali lontani e chiusi rispetto alle sofferte vicende personali di tanti e a diffusi sentimenti di insicurezza e di allarme».

Ed è per questo, ha concluso, che «Sulla scena politica nazionale il voto del 4 marzo ha determinato un netto spartiacque, a inequivocabile vantaggio dei movimenti e delle coalizioni che hanno compiuto un balzo in avanti clamoroso nel consenso degli elettori e che quindi di fatto sono oggi candidati a governare il paese»

Ed infatti è proprio per questo che «Il partito che nella scorsa legislatura aveva guidato tre governi ha subìto una drastica sconfitta ed è stato respinto all'opposizione». 

Il problema è che Napolitano ha indicato la luna ma la gente a cui è antipatico( o che lo ritiene responsabile di tanti errori fatti in passato) e sono tanti, invece di guardare la luna gli ha guardato il dito.

La verità è che Napolitano ha parlato a tutti gli italiani

E soprattutto a quelli che si sono venduti al potere da chiunque espresso.

Dovunque detenuto.

Ha parlato ai governatori delle regioni.

Ai presidenti delle province .

Ai sindaci.

Dicendo loro: Non vi illudete che con la stampa di regime ( del tipo Minculpop) e con l’auto esaltazione riuscirete ad acquisire consensi. Al massimo potrete comprare o mantenere i Lanzichenecchi ma non vincere le battaglie e tantomeno le guerre! E comunque le armate mercenarie metteranno tutto a ferro e fuoco e lasceranno di voi una immagine ben diversa da quella che avreste voluto diffondere. Ed è certo che chi vi subentrerà potrà non avere remore a sputtanarvi. Glielo chiedono gli elettori stanchi, affamati ed incazzati!

Ecco perché al di là delle ragioni reali che hanno fatto cambiare opinione a Napolitano è bene guardare alla luna non al dito!

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urna-elettoraleRisultato uscito dalle urne il 4 marzo 2018: Hanno vinto Salvini e Di Maio, è stato sonoramente sconfitto Renzi e per il Pd è stata una disfatta senza precedenti. Per risollevarsi da questa inattesa e sonora batosta ce ne vorrà del tempo. Sono già incominciate le diatribe e le notti dei lunghi coltelli. Ora tutti a domandarsi:- Di chi la colpa? Perché c’è stata questa rivoluzione? Perché tanta moria di personaggi eccellenti? Perché tanti Ministri in carica sono stati trombati dal corpo elettorale? E Gentiloni non aveva ben governato?-. La risposta è semplicissima:- Gli italiani che si sono recati alle urne vogliono, desiderano un cambiamento radicale. Non si fidano più dei vecchi tromboni che hanno governato l’Italia da trenta anni senza mai risolvere i gravi problemi che affliggono la povera gente -. Renzi, malgrado sia stato eletto senatore nella sua Toscana, non è stato un Segretario e un ex Presidente del Consiglio affidabile. Per anni ha continuato a dire bugie e a raccontare un’Italia che non esiste nella realtà e un’immagine di società italiana che non c’era. Non ha capito che la società italiana è cambiata, che le imprese sono in crisi e lasciano l’Italia ed emigrano altrove, che le famiglie soffrono e che i bonus elargiti non hanno risollevato le sorti di milioni di famiglie che vivono sotto la soglia della povertà, che i disoccupati aumentano, che la disoccupazione giovanile fa spavento, che l’immigrazione incontrollata genera paura, preoccupazione e disagi, che la delinquenza e i furti sono in continuo aumento, che la gente che vive in periferia non è più tranquilla, che i vecchi vengono derubati e malmenati, che lavorare fino a 70 anni è un assurdo, che milioni di giovani con la laurea sono costretti a lasciare il proprio paese ed emigrano all’estero in cerca di fortuna e di un avvenire migliore. Ecco allora il perché hanno vinto Salvini e Di Maio. Non c’è da stupirsi, dunque, se anche in San Pietro in Amantea, piccolo paese, hanno preso un centinaio di voti e in Amantea il Movimento 5 Stelle ha sbancato e Salvini 400 voti. Perché hanno fatto una campagna elettorale senza parlare di populismo, di antifascismo, di razzismo, di Jus soli, di cittadinanza allo straniero, di accoglienza ed integrazione, ma hanno parlato dei problemi reali degli italiani, dei servizi sanitari sempre più scadenti, dei servizi ferroviari in dismissione, delle strade nazionali e provinciali che sono mulattiere, della scuola che non funziona, dei disagi giovanili, dei terremotati che ancora non hanno ricevuto una casa e che le macerie sono ancora agli angoli delle strade. Hanno cercato di dare risposte alle paure della gente. Milioni di italiani hanno scelto Salvini e Di Maio, voglio augurarmi che il botto sia arrivato a Roma nel Palazzo del Quirinale e Mattarella non faccia come ha fatto l’ex Presidente Napolitano, perché checché se ne dica, sono stati lasciati soli in mezzo ad una strada, magari con figli piccoli e disoccupati e non sono stati aiutati. Il Governo e la maggioranza parlamentare che ha governato l’Italia non ha saputo spiegare ai padri di famiglia e alla povera gente che vive in ristrettezza economica, che con la pensione di fame non arriva alla fine del mese, come mai non ha dato loro nessun sussidio. Invece, chi arriva in Italia con le carrette del mare anche da clandestino riceve accoglienza, aiuti, vitto, alloggio in alberghi a 4 stelle, intenet gratuita e soldi. E questo non è razzismo. Il popolo italiano non è razzista e mai lo è stato, malgrado le famigerate leggi razziali volute da Mussolini. Gli italiani hanno votato Salvini e Di Maio perché non hanno creduto alle promesse fatte da Renzi e dal Pd. E le riforme fatte da Letta, Renzi e Gentiloni non hanno impedito un impoverimento continuo del paese. Adesso andranno al Governo Salvini o Di Maio. Manterranno le loro promesse fatte? Dove piglieranno i soldi? La sfida sta tutta qui. I soldi in bilancio sono pochi e il debito pubblico è alle stelle. E allora? Bisogna fare dei sacrifici e incominciare a tagliare per davvero la spesa pubblica. I costi della politica sono davvero esagerati e le tasse sono in continuo aumento. I vitalizi e le pensioni dei dirigenti d’azienda, dei parlamentari, dei consiglieri regionali, dei dipendenti di Camera e Senato sono esorbitanti. Bisogna dargli una sforbiciata subito, ora ci hanno i numeri in Parlamento per farlo. I soldi che si ricaveranno saranno certamente pochi, però il consenso tantissimo. Il Pd non l’ha fatto. Riusciranno a farlo Salvini o Di Maio? Speriamo che una volta andati al Governo non si dimentichino delle promesse fatte agli italiani. Ma ora comincia il bello. Bisogna fare il Governo e né Salvini, né Di Maio hanno abbastanza parlamentari per farlo da soli. I Parlamentari che mancano a tutte e due sono troppi. Impossibile questa volta ricorrere ai soliti voltagabbana che per un pugno di lenticchie salgono sul carro del vincitore. La compravendita di voti in questa legislatura non è sufficiente. A meno che non si pensi davvero ad una alleanza o ad un accordo tra il Movimento 5 Stelle di Di Maio, la Lega di Salvini e i Fratelli d’Italia della Meloni con la benedizione di Silvio Berlusconi.

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partiti-625-copia5 marzo 2018, il giorno dopo il voto. Ieri il popolo italiano si è recato alle urne e ha votato. Dalle urne è uscito un risultato clamoroso e sconcertante: Movimento 5 Stelle primo partito; Il centro destra è la prima coalizione ma lontano dalla maggioranza; il Pd è stato sconfitto ovunque; scompaiono le regione rosse; Casini, il vecchio democristiano, batte Errani, il vecchio comunista, nella rossa Bologna; flop del Presidente del Senato Sen. Grasso e del Presidente della Camera On. Boldrini; la sconfitta del Pd è la peggiore della storia dal 1948 in poi; Nani e ballerini sonoramente sconfitti, pochi i sopravvissuti; Nencini e Lorenzin ottengono un seggio alla Camera dei Deputati malgrado le loro liste siano giunte sotto l’1%; a Cosenza per il candidato Mancini è un flop madornale, è una debacle che lascerà degli strascichi. Dopo una sconfitta del genere molti dirigenti dovranno mettersi da parte. I banderuoli, i voltagabbana questa volta sono stati emarginati dagli elettori. Il vento gelido del Nord si è abbattuto sull’Italia e ha rovinato i piani di Renzi e Berlusconi. Il Pd è sceso al di sotto del 20 % e Forza Italia è stata superata per la prima volta dalla Lega. Nell’Italia meridionale e nella nostra Calabria e principalmente a Cosenza dove appena un anno fa vide la trionfale vittoria del Sindaco Occhiuto un vento caldo ha spazzato il cielo coperto di nuvole che minacciavano neve, pioggia e grandine. La vittoria del Movimento 5 Stelle va al di là delle più rosee previsioni. Per Renzi, Grasso, D’Alema, Boldrini, Fedeli, Franceschini, Pinotti, Serracchiani, Minniti e per i calabresi Magorno e Santelli è stato un 25 luglio quando in quel giorno funesto cadde il Cav. Mussolini. Quasi tutti i sondaggi li davano perdenti, ma non si aspettavano un crollo così cruento. L’esito delle urne è stato questa volta inequivocabile, tanto è vero che i maggiori dirigenti del Pd hanno accettato la sonora batosta. Il Partito di Renzi che nelle ultime elezioni europee aveva raggiunto il 40% dei voti ora si deve accontentare di appena il 19%. Ora se vuole sopravvivere deve prendere iniziative importanti e fare mea culpa per gli errori commessi per le composizioni delle liste e per la campagna elettorale sbagliata. La prima cosa da fare è dimettersi per davvero. Quella di ieri sera è solo una farsa e per guadagnare tempo. Arrivati a questo punto mi corre l’obbligo di fare alcune considerazioni. Non crolla l’affluenza alle urne come si era paventato. La campagna denigratoria non ha dato i frutti sperati. Rispolverare l’antifascismo e l’antiberlusconismo non ha pagato. La collaborazione con i radicali di Emma Bonino e con i centristi fuoriusciti da Forza Italia è stata un flop. Il flop dei nanetti e dei ballerini è evidente. Gli elettori non hanno creduto alle promesse fatte ancora una volta da Berlusconi. La flat tax non è stata vincente. Le mance elargite dai Governi di centro sinistra non sono servite a niente.

Ho seguito lo spoglio elettorale con attenzione, ad un certo punto verso le 4 del mattino mi sono addormentato e ho fatto un cattivo e nello stesso tempo un bel sogno. Mi sono trovato in un Postale della ditta Santelli di Cosenza insieme alla mia cara mamma che mi portava a Cosenza dal dott. Misasi per una visita medica che allora era un luminare nella cura delle malattie dei bambini. Mamma mi teneva stretta fra le sue braccia ed io che avevo preso il Postale per la prima volta ero felicissimo. Attraversammo montagne, paesi, villaggi e dopo tre ore di viaggio arrivammo in Piazza Riforma. Le carrozzelle tirate dai cavalli attirarono la mia attenzione. C’era il fascismo e molte persone indossavano camicie nere e lunghi stivaloni neri. Mia madre una gonnella con il famoso “sinale” e un corpetto, era una donna rurale. Ma questa donna rurale con un bel gesto sottobanco ( aveva dato una soppressata al bigliettaio Ricuzzo) aveva trovato per lei e per me un posto a sedere mentre una donna fascista era rimasta a terra. Un trillo del campanello mi svegliò di soprassalto e mi affacciai dal balcone di casa credendo di vedere soldati in marcia, giovani in camicia nera che cantavano “Fascetta nera”, ragazzi con una grande M sul petto schiamazzare per le vie cittadine con le bandiere del Fascio. Non vidi nulla del genere, solo qualche macchina e qualche donna che depositava i sacchetti della spazzatura davanti i portoni di casa. E il fascismo? Ma quale Fascismo! E’ stata una invenzione dei soliti sfascia carrozze che non avendo altro da fare scendono in piazza cantando Bella ciao, rovesciando i cassonetti della spazzatura, assaltando banche e negozi, bruciando macchine e insultando le Forze dell’Ordine. Il fascismo è morto e seppellito per sempre da oltre 70 anni. Ieri ha vinto la democrazia. Lei, caro Direttore, cosa ne pensa di queste elezioni?

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Elezioni, il crollo del Pd e di Matteo Renzi è al centro della satira del web.

Con lui anche la Boldrini e Fedeli nel mirino per aver perso la sfida uninominale.

Il popolo del web non perdona.

“Fa sorridere un fotomontaggio della Pietà di Donatello, dove si vede un morente Renzi sorretto da Maria Elena Boschi.

Entrambi si ritroveranno al Parlamento, ma da sconfitti.

E che dire del leader del Pd con la valigia in mano mentre, in fiorentino, si lascia scappare: "Maremma maiala si torna a casa".

Più fine invece la foto che ritrae il segretario dem a fianco di un enorme "Ciao", il noto motorino diventato per l'occasione un "ciaone".

E sempre Renzi è il protagonista di un altro fotomontaggio, dove l'ex premier viene ritratto come se fosse un senzatetto che chiede l'elemosina, cartello in mano e volto rattristato.

Sul cartello un messaggio: "Cerco lavoro, no voucher, no jobs act".

Per Valeria Fedeli, invece, un richiamo a quell'errore diventato ormai famoso: "Pensavo che andava più meglio", si legge in un fotomontaggio che si fa beffe dell'ex ministro dell'istruzione.

Chiaro richiamo alle due politiche sul lavoro emanate dal governo guidato dallo stesso (ex) sindaco di Firenze.

Ma la satira su web si è scatenata anche sulla Boldrini e su Luigi di Maio.

La prima, sconfitta nel suo collegio uninominale, è stata più volte vittima dell'ironia della Rete, in alcuni casi anche in maniera aggressiva.

Su Di Maio, invece, gli utenti giocano sulla poca esperienza di governo.

In un "meme" apparso su Facebook si vede il candidato premier del M5S mentre fa una ricerca su google: "Cosa fa il presidente del consiglio".

Ma davvero tutta la colpa è di Renzi?

Chi si ricorda del giovane e rampante sindaco di Firenze, quello che sfidava la vecchia politica, deciso a farne una volta per tutte tabula rasa?

Colui che doveva chiudere definitivamente con la seconda repubblica e accompagnarci nella terza?

Quel giovane di belle speranze che dalla sua Leopolda tuonava contro i vecchi colonnelli della politica, quell’audace ragazzo che, in un’Italia nauseata dagli scandali di un berlusconismo ormai al tramonto, prometteva di demolire a picconate i vecchi schemi del gioco politico semplicemente non c’è più.

Renzi si è infilato in un cul de sac che ha usato l’arma delle parole e dei selfie ed oggi, una volta che si è adagiato sui morbidi e comodi divanetti dei salotti del potere, lo troviamo stanco, fiacco, imbolsito, imborghesito,

teorico predicatore del bene, bulletto che non accetta alcuna critica al suo operato, faraonico di amici e auto.

Non esce più in bicicletta.

Oggi tutti gli danno addosso, tutti lo accusano di aver distrutto il PD mentre, invece, ne ha semplicemente mostrato i veri e profondi limiti , trovati i quali, forse, non può che rinascere.

Ma senza di lui, oramai bruciato.

 

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Venerdì 2 febbraio, alle ore 19.00, nella sala convegni del Mediterraneo Palace Hotel si terrà la presentazione delle candidature dei Capilista ed ai collegi uninominali del Partito Democratico. L’iniziativa sarà introdotta dal Segretario del locale Circolo PD Enzo Giacco e prevede gli interventi dei candidati

Enza Bruno Bossio,

 

 

Ernesto Magorno,

Capilista alla Camera ed al Senato

Sonia Ferrari,

Luigi Incarnato

Candidati ai collegi uninominali

e del Presidente della Provincia di Cosenza

Franco Iacucci.

L’incontro - al quale parteciperanno Segretari di Circolo, Dirigenti provinciali e regionali PD, Sindaci ed amministratori del Comprensorio – sarà utile anche per fare il punto riguardo alle istanze provenienti dal territorio che dovranno rappresentare un impegno delle future azioni di governo.

Proprio a tal riguardo, ci teniamo a sottolineare come la credibilità delle liste del Partito Democratico sia testimoniata - oltre che dalle competenze, dall’esperienza e dalle sensibilità messe in campo – dal valore rappresentato dal forte radicamento territoriale che i candidati del PD esprimono.

È indubbio, infatti, che la traduzione dei problemi in politiche per la loro soluzione passi da una profonda conoscenza dei luoghi, dei contesti e delle criticità che questi esprimono.

E riteniamo che in questo senso il Partito Democratico nella selezione della classe dirigente abbia lavorato nel verso giusto.

L’invito è a tutti i cittadini del Comprensorio di partecipare.

Circoli PD Comprensorio Amantea

Pubblicato in Amantea Futura

Ho ricevuto una lettera indirizzata alla Redazione Tirreno News( vedi foto).

Non so chi me la abbia inviata ma non posso non ringraziarlo o ringraziarla

Si tratta di una misteriosa nota che l’esecutivo del PD ha realmente inviato al sindaco

La nota è datata 10 gennaio.

La lettera inviataci da Lamezia terme , invece, porta la data del 26 gennaio.

Una lettera di cui sa, anche, una parte( almeno) della minoranza.

Ma quello che sorprende non è tanto il mistero sulla veridicità della riunione dell’esecutivo, quanto il contenuto della nota.

Eccovelo
Caro Sindaco( un caro di prammatica, è da ritenere) , sono passati 7 mesi dall’insediamento dell’amministrazione.

Abbiamo creduto, e crediamo, che la proposta politico-amministrativa messa in campo possa realmente traghettare Amantea fuori dal difficile periodo che sta vivendo( che avranno voluto dire?).

Quelli trascorsi sono stati mesi utili ad individuare le criticità ed a ricondurle in un quadro di priorità e dovrebbero essere stati sufficienti all’amministrazione per assestarsi ed indirizzare l’attività di governo verso la normalità (?)

Tuttavia notiamo il persistere di elementi di difficoltà al netto ovviamente di quelli strutturali, quali ad esempio il dissesto ereditato( esempio di classico ed intraducibile di vocabolario politichese)

Abbiamo difficoltà a comprendere le sortite- alcune davvero pretestuose e strumentali- provenienti dall’interno della maggioranza e che, non solo, mettono in imbarazzo la squadra di governo, ma producono tensioni e ritardi che Amantea non può più sopportare. ( a chi si riferiscono? Solo a Robert? Riteniamo di no, e non solo perché Robert ha comunque affermato che è sempre nella Giunta Pizzino, ma perché in fondo il consigliere Aloisio non può rappresentare un pericolo per la maggioranza. Ci deve essere altro! Vedremo più avanti)

Ci sono inoltre tematiche che necessitano di maggiore coraggio e determinazione: ci riferiamo, innanzitutto, ai servizi essenziali ed ai relativi risvolti occupazionali. ( ecco che comincia ad uscire una prima verità!)

In questo quadro è necessario rivitalizzare il rapporto con l’apparato comunale : la volontà politica, infatti, diventa di difficile attuazione senza una burocrazia al servizio delle politiche e del cittadino.( Possibile che il PD invochi la burocrazia quale strumento per la politica? Ma sta cambiando il mondo?)

Ma prima ( prima di che?) è fondamentale dare uno scossone(!!!!), riaccendere le motivazioni( perché sono spente?), rilanciare l’azione di governo della città( perché è ferma ?); ciò significa, da un lato, non consentire a nessuno, con le proprie azioni di minare la tenuta della nostra squadra( a chi si riferiscono?)- che va tutelata assumendo decisioni sofferte ( si tratta di decisioni che il PD ha pienamente valutato e che evidentemente si riferiscono ad amministratori non iscritti al PD stesso. Il PD se ci si riferisse ad amministratori iscritti al partito sarebbe stato obbligato a chiarire al suo interno ed a suggerire i rimedi, in applicazione dell’antico detto che – i panni sporchi si lavano in famiglia!) - e, dall’altro, ripensare l’esecutivo nell’ambito del quale il partito democratico è pronto ad assumere fin da subito responsabilità diretta( Ed ecco cosa vuole il PD! Ma ripensare in che modo? Cambiando le deleghe o cambiando gli assessori? Il vero problema sembra questo. Ma quanti sono gli amministratori già iscritti al PD? Almeno tre, ci sembra: VELTRI Concetta , FERRARO Luca, PATI Emma. Fuori dl PD, invece, ci sembra, solo, IANNO PALARCHIO Andrea e POLICICCHIO Francesca. Sono loro che dovrebbero essere cambiati? E se si, a favore di chi?)

La presente rappresenta una riservata, nell’ottìca di una dialettica sincera e diretta tra il partito democratico ed il sindaco della città

Amantea 19 gennaio 2018 Esecutivo PD

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