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Su Eurointelligence, Wolfgang Münchau offre una piccola rassegna stampa e commenta in prima persona la recente crisi diplomatica tra Francia e Italia. Anche agli occhi degli europeisti convinti, come è Münchau, l a mossa di Macron sembrerebbe, per modalità e tempi, un vero e proprio colpo di testa fatto per motivi di politica interna, ed evidenzia la sua debolezza politica e la sua inadeguatezza per il ruolo. Non solo, infatti, compatta il governo italiano, ma toglie anche al presidente francese ulteriore credibilità come leader del fronte europeista alle prossime elezioni europee. Anche gli europeisti convinti dunque non esitano più a definirlo un buffone.

La Francia ha richiamato il suo ambasciatore in Italia, una mossa che non ha precedenti dalla Seconda Guerra Mondiale. La causa scatenante è stata l'incontro tra Luigi Di Maio e i gilets jaunes, ma in gioco c'è molto di più.

Di Maio e Matteo Salvini stanno attaccando Emmanuel Macron da mesi. Fino ad ora il presidente francese ha ignorato questi attacchi considerandoli insignificanti e ha ribadito che tratta soltanto col primo ministro italiano. Cosa è cambiato? Elevare una crisi politica ad affare di stato è una mossa alquanto straordinaria, che avrà conseguenze politiche. Macron ci ha riflettuto?

Per prima cosa esaminiamo la causa scatenante: Di Maio si è incontrato con membri della lista di Ingrid Levavasseur e di un altro dei rappresentanti più espliciti dei gilets jaunes, il controverso Christophe Chalencon. Di Maio ha quindi postato una foto tutti insieme in un tweet entusiasta su Twitter. La Levavasseur non c'era, aveva anche avvertito che Di Maio stava pregiudicando il progetto su cui stavano lavorando e ha ribadito che, anche se erano presenti dei membri della sua lista, la lista non c'entra niente. Quindi questa foto è soltanto un po' di fumo negli occhi, destinato agli elettori Cinque Stelle? La strategia di fomentare il risentimento contro il presidente francese può essere un modo per aumentare la sua visibilità in vista delle elezioni europee? Secondo il canale televisivo italiano La 7, la settimana scorsa Giuseppe Conte avrebbe detto ad Angela Merkel che Di Maio punta ad attaccare la Francia per recuperare il terreno perso in vista delle elezioni europee, poiché è rimasto indietro rispetto a Salvini che ha già dalla sua parte il tema dell'immigrazione.

Adesso che Macron ha risposto in modo così pesante, il gioco è cambiato. Il fatto che Chalencon abbia invocato un colpo di stato militare nelle prime settimane dei jilets jaunes aiuta il governo francese a sostenere la tesi per cui questo, dopo tutto, è un affare di stato. Ma non ci sembra un collegamento essenziale. Lo stesso ambasciatore è rimasto sorpreso dalla mossa di Macron di richiamarlo a Parigi. Les Echos cita un ex-ambasciatore in Italia che la considera una reazione eccessiva e pensa che sarà di breve durata.

Cosa ne viene a Macron? A livello europeo, Macron può sperare di rianimare il suo fronte anti-populista. Manda un'immagine forte, di un presidente che agisce se provocato. Gli elettori francesi di destra che lo hanno considerato troppo remissivo nei confronti degli interessi tedeschi col trattato di Aachen potrebbero rallegrarsi di questa risposta vigorosa all'Italia.

Ma questa messa in scena avrà effetti duraturi? Non gli si ritorcerà contro se cercherà egli stesso di formare un'alleanza transnazionale per le elezioni europee?

C'è un intento strategico dietro la decisione di Macron?

Non si può negare che la decisione francese di richiamare il suo ambasciatore dall'Italia rappresenti una grave crisi europea. Come ricordano i giornali italiani, questa è la prima volta che accade dal 1940 - quando si verificò per ovvie e differenti ragioni. I media italiani riportano che la decisione non è stata preceduta da una telefonata. Il ministro degli esteri lo ha appreso da un comunicato stampa, come chiunque altro. L'effetto immediato della mossa di Emmanuel Macron è quello di creare coesione tra il governo italiano e i suoi critici. Prendete Lucia Annunziata, direttrice dell'Huffington Post Italia e nota ospite dei talk show televisivi, una persona che abbiamo sempre reputato vicina a Matteo Renzi. Di seguito la sua analisi di stamani:

"Improvvisamente, in un primo pomeriggio qualunque di febbraio, siamo entrati in "guerra" con la Francia. Ma il conflitto arriva in un precipitare di dichiarazioni, risposte, e ragioni esposte e negate, che si susseguono in un percorso affrettato, imprevisto, caotico: nessun passo formale fra i governi delle due nazioni, nessun passaggio istituzionale o telefonata fra i vertici dei due paesi. Precipitiamo in uno scontro frontale Italia-Francia per via extraistituzionale, come se si trattasse di uno scontro fra due partiti. Che, alla fine, è esattamente quello di cui si tratta: due campagne elettorali che si incrociano e che esplodono nello spazio comune europeo."

Annunziata non si schiera con le tattiche di Luigi Di Maio, ma riserva gran parte della sua critica a Macron. Considera la sua decisione un segno di debolezza, visto il fallimento nel procurarsi il necessario sostegno alla sua visione europea.

In Italia, la generale reazione politica è stata contenuta. Il Primo Ministro Giuseppe Conte ha detto di essere semplicemente sbalordito - senza parole, più che arrabbiato. I politici Cinque Stelle hanno interpretato la reazione di Macron come un colpo di cannone che dà inizio alla campagna per le elezioni europee, e promettono di farlo anche loro. La Lega ha cercato di prendere le distanze dai Cinque Stelle, mentre la rivalità tra i due partiti cresce in vista delle elezioni europee. E, come suggerisce un articolo del Corriere di stamani, questo conflitto ha risollevato il profilo pubblico dei Cinque Stelle, rimasto sotto tono rispetto a quello della Lega. In un colpo solo, i Cinque Stelle sono di nuovo sulla ribalta.

Nikolas Busse offre una prospettiva diversa nel suo commento sul Frankfurter Allgemeine. Non si concentra tanto sul fatto che Macron abbia ragione o torto ad agire in questo modo, quanto sull'impatto negativo che i populisti italiani hanno già avuto sulla cultura del dialogo politico in Europa. L'intera idea dell'integrazione europea è quella di risolvere le differenze legittime in modo civile, attraverso le negoziazioni. Quando un ministro italiano dialoga con dimostranti violenti, incluso un uomo che invoca una dittatura militare in Francia, ha attraversato una linea rossa. I teppisti di destra e di sinistra in Europa sono riusciti a distruggere le relazioni bilaterali tradizionalmente buone tra gli stati membri, in un breve periodo di tempo.

Scrive Wolfgang Münchau del Financial Times:

Macron ha trasformato un confronto politico transfrontaliero in un confronto tra stati. Supporrei, ma non posso esserne certo, che ci siano altri calcoli dietro questa mossa, oltre a quello che ci è stato detto. Suppongo anche, ma non posso esserne certo, che abbia una strategia d'uscita. Ha considerato se diventerà più facile o più difficile per lui dar vita a un'alleanza in un paese dove non ha alleati naturali nello spettro politico - eccezion fatta per Matteo Renzi, il lupo solitario della politica italiana? Un'altra domanda è come questa storia finirà nei paesi più piccoli della UE, che tradizionalmente sono sensibili alle prepotenze da parte dei paesi UE più grandi. I politici come Sebastian Kurz si schiereranno con il vicino italiano o con Macron?

Mi chiedo anche come Angela Merkel consideri questa situazione. Suppongo che Macron non l'abbia nemmeno consultata sulla decisione - poiché non si è nemmeno preoccupato di avvisare né Conte né il Presidente italiano Sergio Mattarella. Mattarella ha agito in modo molto professionale e si è offerto come mediatore nella disputa. Per quale motivo Macron non lo ha cooptato prima di prendere la decisione? La mossa di Macron coincide con un'altra: cancellare la sua partecipazione alla Conferenza sulla Sicurezza di Monaco per concentrarsi sui temi interni. Sono solidale con la posizione francese sul Nord Stream 2, ma non è stupido attaccare l'Italia e la Germania nello stesso giorno? In Inghilterra, ricordo che fino a non molto tempo fa il concetto di "diplomazia tedesca" era considerato un ossimoro. In questi giorni, se volete vedere reazioni diplomatiche impulsive, dovete guardare a sud delle Alpi e a ovest del Reno. La modalità delle decisione, la mancanza di coordinamento e la breve cronistoria della presidenza Macron mi portano a concludere che sia stato un atto impulsivo, fatto nel contesto della politica interna, senza alcuna considerazione per il bene e gli interessi della UE. La tragedia degli europeisti come noi è che il nostro rappresentante politico più illustre nella UE agisce come un buffone

Wolfgang Münchau, 8 febbraio 2019

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Francia e Germania difendono l’Europa ma firmano patti nazionalisti.

Della serie #noisiamonoievoi nonsieteuncazzo#

Aquisgrana, ecco perché il patto tra Francia e Germania è contro l’Italia

Roma, 22 gen – Buffo che i detrattori del sovranismo e della capacità di autodeterminazione dei popoli siano anche quelli che, in un contesto di ricordi storici come quelli legati a de Gaulle e Adenauer, mettono nero su bianco accordi bilaterali che puzzano di corsia preferenziale e di nonnismo verso i paesi considerati alla stregua di un cattivo studente passibile di bacchettate.

O meglio, ci vuole della faccia tosta per far tutto questo pazziare.

Ebbene, la Francia e la Germania, ossia Macron e la Merkel, questa faccia tosta ce l’hanno.

E per dirla con tutti i sepolcri imbiancati di coloro che chiedono all’Italia un comportamento da paese normale e civile, non è affatto normale che questi due si incontrino serenamente ad Aquisgrana per siglare un patto bilaterale che creerà una superpotenza all’interno dell’Unione Europea e della Nato, soprattutto se viste le precedenti lavate di capo che i due maestrini hanno riservato a noi e a quelli di Visegrad, rei, a detta loro, di aver ceduto alle lusinghe del riformismo sovranista.

Oltre a non essere normale, è assai indicativo di ciò che andiamo dicendo ormai da tempo immemore.

V’è un asse franco-tedesco che determina gli equilibri all’interno dell’Europa intera potendo far pendere la bilancia del rigorismo purchessia dalla loro parte, ossia dalla parte di chi ha fatto dell’austerità un mantra inattaccabile, sebbene Juncker abbia ammesso, giorni or sono, la portata devastante di tali misure soprattutto se applicate in un contesto di crisi economica.

Sempre che non avesse alzato il gomito. Per non parlare della questione delle questioni, ossia dell’accoglienza/respingimento dei clandestini afro-islamici che dalla Primavera araba si riversano sulle coste dell’Europa del sud e principalmente su quelle italiane, senza che i due paesi egemoni abbiano mai proferito parola se non per darci una pacca sulla spalla e riderci dietro.

Gli eventi scatenanti questo esodo biblico sono oltretutto dovuti a quella Francia presieduta da Sarkozy che, coadiuvata dal Nobel per pace Barack Ussein Obama, scatenò i bombardamenti contro Gheddafi consegnando le chiavi della Libia a tribù, trafficanti di uomini e sigle del terrore islamico. Ci disarcionarono dal cavallo delle buone relazioni tessute col dittatore libico grazie alle quali avevamo una corsia preferenziale in fatto di petrolio, gas e appalti libici concessi ad aziende italiane. E oggi, con questo accordo, nessuno penserà più di chieder conto ai cugini francesi di quanto fatto otto anni or sono. Anzi, si prefigura una cortina d’omertà ancora più spessa e impenetrabile data l’instaurazione di rapporti ancor più forti tra i due colossi europei. La Francia, così si legge nelle sedici pagine del trattato, avrà come obiettivo anche quello di far entrare la Germania nel gruppo di paesi che in seno alla Nato hanno il potere di veto. Privilegio, questo, concesso ai vincitori del secondo conflitto mondiale. E Macron, dopo questa promessa, ha l’ardire di rinfacciarci il passato fascista riconducendovi l’obbligo d’accoglienza.

Una risposta necessaria

A proposito di facce toste, chissà cosa diranno i pasdaran dell’europeismo e i talebani anti-Brexit. Quei Renzi tutti imbellettati, giovani rampanti che pensavano di essere dei Macron italiani ma del tutto incapaci di comprendere il vero senso della simpatia intercorrente tra Francia e Germania ossia un collaborazionismo tutto loro che mai ha tenuto conto delle istanze altrui e della dignità altrui. Fatto sta, però, che la Merkel si è data una zappata clamorosa sui piedi quando pensò di accogliere un milione di immigrati, sostanzialmente tutti siriani, ritenendo che ciò non avrebbe avuto una ricaduta sull’assetto sociale e sulla tenuta della sicurezza del suo paese. E Macron, beh su di lui v’è poco da dire visto che dice già tutto il movimento spontaneo denominato “gilet gialli” che dalle periferie islamizzate chiede il diritto per i propri figli di vivere la Francia vera e non quella cosmopolita e afflitta dalla mentalità erasmus. Non godono entrambi di ottima salute, e dunque questo sembra il tentativo di chi, non potendo far conto su sé stesso, si affida al motto “l’unione fa la forza”.

L’Italia deve a questo punto stringere i legami col gruppo di Visegrad e con tutti coloro che ritengono inaccettabile un accentramento di potere di questo tipo all’interno di un contesto propagandistico del genere volemose bene e boia ai sovranisti. Identità, cultura, difesa del proprio passato e, perché no, una serrata opposizione alle misure imposte da Bruxelles, il tutto in vista di una rinascita (anche) economica che lascerà la libertà ai nostri imprenditori di restituire grandezza a questo paese. Adesso o mai più.

Lorenzo Zuppini

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Il dato di fatto incontestabile è che in tutta Italia i negozi grandi o piccoli che siano, presenti o meno nei centri commerciali, stanno chiudendo.

Insomma siamo in presenza di un calo vertiginoso dei loro numeri.

Tante (troppe) saracinesche giù.

 

I dati, pur contestati, dicono che negli ultimi 10 anni i negozi sono calati di quasi 63mila unità (-10,9%) a fronte di un aumento di quasi 40mila unità (+13,1%) di alberghi, bar e ristoranti e di una crescita del 77,6% del commercio on-line o porta a porta.

Secondo la stima di Confcommercio, si parla di un meno 13 per cento per i negozi tradizionali ma in compenso di un più 11 per le bancarelle.

Queste acquisite da migranti ed extracomunitari

Secondo la stima di Confesercenti In Italia, la situazione è questa:

-boutique di abbigliamento -20%,

-ferramenta e costruzioni -19,9%,

-macellerie -17%,

-oreficerie, profumerie -17,5% e

-librerie -17%.

In Calabria la Confcommercio dice che hanno chiuso il 32% delle imprese individuali ed invocano politiche sostegno

In Calabria il 32,1% delle 7.849 imprese individuali iscritte nel 2014, risulta avere chiuso i battenti al 31 dicembre 2018.

Un dato più basso rispetto alla media nazionale che si attesta intorno al 37,4%.

E' quanto emerge da un'elaborazione di Confcommercio Calabria su dati Unioncamere e Infocamere.

E’ finito il tempo in cui il “negozio” era il principale strumento per contrastare la mancanza di lavoro.

Lo dimostrerebbe anche il dato che in Calabria il tasso di riapertura si attesta sul 3,4% mentre a livello nazionale è pari al 5,2%.

Amantea non sfugge a questa triste regola.

Mille ed una le prove.

Quando è bel tempo molti commerciati sono davanti ai propri negozi e si scambiano opinioni, quando è mal tempo puoi trovarli davanti alle vetrine e se fa freddo davanti ai loro pc.

Tante le ragioni di questa perdurante crisi.

Cominciamo dal crollo del potere d'acquisto delle famiglie.

Poi possiamo parlare del calo dei consumi. E’ innegabile che i consumatori abbiano cambiato completamente il loro modo di fare acquisti: non è solo una questione di spendere meno, ma di spendere meglio, soprattutto alla luce di maggiori servizi, garanzie e prospettive.

Per i piccoli negozi dobbiamo ricordare la concorrenza spietata delle grandi catene e dei discount, che, addirittura, ormai, ad Amantea, si fanno una serrata lotta tra di loro. E cominciano le prime chiusure.

Ne’ possiamo omettere l’alto costo dei fitti dei negozi, tanto che si costruisce ex novo o si comprano i locali.

E che dire dell’e-commerce che è in crescita costante anno dopo anno.

Un negozio sempre aperto, di giorno e di notte, consegne veloci, prezzi eguali per tutti e confrontabili.

In forte crescita anche ilcommercio ambulante, in particolare al Sud, con fenomeni di rilievo a Palermo (+259%), anche e forse soprattutto perché gran parte di loro non emette nemmeno scontrini, non paga il suolo pubblico, non paga tasse. Una panacea rispetto ai commercianti a posto fisso.

Don BiancalaniL’altro giorno anche su Tirreno News è apparso un articolo: La chiesa fa politica. Non mi sono scandalizzato affatto. Questa è una delle tante accuse che vengono rivolte alla chiesa cattolica quando il Papa, i Vescovi e i sacerdoti intervengono spesso a gamba tesa su temi di interesse civile. Ma hanno fatto sempre politica. Qualcuno ricorda certamente i famosi Comitati Civici del 1948 di Luigi Gedda e la posizione presa dalla chiesa in occasione dei referendum popolari sul divorzio e sull’aborto. Ora, addirittura, alcuni Cardinali e alcuni Vescovi vorrebbero far rinascere la gloriosa Democrazia Cristiana fondando un altro partito perché molti cattolici italiani si sono allontanati dalla vita pubblica e i loro voti si sono dispersi. Molti elettori di dichiarata fede cristiana sono rimasti a dir poco disorientati dalla decisa presa di posizione di alcuni sacerdoti sul tema Decreto Sicurezza approvato dal Parlamento Italiano e divenuto Legge dello Stato. Troppi parroci, dicono in molti, vogliono fare politica invece di fare i preti. Prendiamo il caso del parroco di Vicofaro, don Biancalani, il quale all’inizio del nuovo anno ha postato sul Web:- Speriamo in un 2019 senza razzismo, xenofobia e leghismo, allegando un video nel quale un gruppo di profughi che si trovano nella sua struttura si scatenano in danze a ritmo di musica.- Se avesse detto soltanto in un 2019 senza razzismo e xenofobia anche io mi sarei associato a lui. Non contento, però, ha poi postato un altro messaggio corredato da un gommone in mezzo al mare con sopra tutti i membri del Governo attuale giallo-verde, Lega e M5Stelle, e con la scritta a caratteri cubitali:- I have a dream-. Io ho un sogno lo ha detto per primo Martin Luther King nel suo celeberrimo discorso tenuto il 28 agosto 1963 in America davanti al Lincoln Memorial di Washington (Presidente degli USA John Kennedy). Martin Luther King ( eravamo in piena segregazione razziale) ha voluto esprimere la speranza che un giorno la popolazione di colore avrebbe goduto degli stessi diritti dei bianchi e che i suoi 4 figli avrebbero vissuto in una nazione nella quale non sarebbero stati giudicati per il colore della loro pelle. E’ questa era anche la nostra speranza. Quanti anni sono passati da allora? Tanti. Martin Luther King sognava delle cose meravigliose che avrebbero cambiato il mondo e la vita degli uomini di colore negli USA. Nel suo discorso che ha cambiato il corso della storia non c’è stata nessuna invettiva contro l’uomo bianco, non ha augurato a nessuno di morire affogato su un gommone nel fiume Mississipi. Quello che ha fatto, invece, il parroco italiano, don Biancalani, il quale ha fatto un bel sogno:- Tutti i membri del Governo che muoiono affogati nel mare come muoiono i migranti che cercano di arrivare in Italia ma che vengono respinti dalla Lega e dal Ministro Salvini-. Non solo a Salvini augura la morte, ma anche a chi vota Lega e a tutti i membri del Governo. Ma questo non è un comportamento da cristiano. Il cristiano non odia, il cristiano non augura la morte a nessuno. Gli insulti al sacerdote non si sono fatti attendere. E il Santo Padre in occasione dell’udienza del 2 gennaio si è rivolto a quei cristiani che frequentano quotidianamente la chiesa e don Biancalani la frequenta quotidianamente, eccome, ma poi si comportano da ipocriti, odiano gli altri. E’ uno scandalo, vivono odiando gli altri e parlano male della gente. Ma il parroco don Biancalani è andato oltre. Non solo parla male dei politici che non ama, ma augura loro perfino di morire affogati nel mare in tempesta come i migranti. Ha ascoltato il parroco il discorso del Santo Padre? Credo di sì. Anche lui, dunque, è un cristiano ipocrita che finge di essere un prete e poi trasuda odio contro Salvini, contro gli elettori della Lega e contro gli italiani in genere. E poi si lamentano che le chiese sono vuote.

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Ecco la verità di Race. Parte prima.

Da il mattino di Napoli

Molti striscioni: «Arrestato Lucano per arrestare un modello di integrazione eccellente», «Il mondo lo adora, l'Italia lo arresta».

 

 

 

A Riace migliaia di persone si sono radunate per un corteo che raggiunge la casa di Domenico Lucano, il sindaco arrestato martedì scorso per favoreggiamento dell'immigrazione clandestina.

I manifestanti, giunti a Riace per portare la loro solidarietà al sindaco ora sospeso, provengono principalmente, oltre che dalla Calabria, da Puglia, Basilicata, Campania e Sicilia. Presenti persone di ogni età.

L'assessore comunale di Napoli Enrico Panini, presente in rappresentanza del sindaco Luigi de Magistris, ha detto di essere «contro la politica xenofoba di Salvini.

Giù le mani da Mimmo Lucano».

La strada di accesso al paese è ormai bloccata dalle auto in sosta e gli ultimi arrivati vengono fatti fermare a circa 3 chilometri dal centro abitato.

Lucano saluta con il pugno chiuso.

Affacciato alla finestra di casa col pugno sinistro chiuso: così Domenico Lucano ha salutato le circa quattromila persone giunte a Riace per testimoniare la loro solidarietà al sindaco - ora sospeso - agli arresti domiciliari per favoreggiamento dell'immigrazione clandestina.

I manifestanti, dopo aver percorso le strade del paese, sono giunti sotto casa di Lucano urlandogli «Tieni duro, continua a lottare sempre. In questa battaglia di civiltà non sarai mai solo!».

Tra i manifestanti anche l'ex presidente della Camera Laura Boldrini che attacca: «Il ministro Salvini dovrebbe sapere che c'è la presunzione di innocenza, lui che è indagato per sequestro di persona aggravato non dovrebbe gioire tanto.

Magari dovrebbe darsi un po' più da fare e gioire per l'arresto di qualche capo di 'ndrina o quando la criminalità organizzata viene sradicata dai territori italiani.

Invece gioisce perché Lucano è agli arresti domiciliari.

Insomma mi sembra ben poca cosa».

Pubblicato in Italia

Ed ecco un altro pregevole intervento dell’avvocato Francesco Bernardo :

La rieducazione sociale che il Diritto Penale intende esercitare su soggetti ritenuti colpevoli è strettamente connessa al parametro dell’offesa, esistente tra la condotta lesiva posta in essere dal responsabile e il bene giuridico che quella norma penale intende tutelare.

Se, per caso, non vi è offesa al bene giuridico, nonostante una condotta (attiva od omissiva) colposa o dolosa, che integra gli elementi costitutivi della fattispecie, il soggetto non è passibile di rimprovero, di punizione, dunque, di rieducazione.

Si polarizza, dunque, la considerazione per cui il Diritto Penale costituisce extrema ratio e, in chiave garantistica e democratica, si assicura ostracismo a ipotesi di reato di pura disobbedienza al precetto sfornite di offesa.

È nota, presso i costituzionalisti, la tesi per cui lo Stato si caratterizza per il “monopolio legale dell’uso della forza” che, in chiave cogente e punitiva, esercita la propria deterrenza sulle condotte e le interazioni dei cittadini.

La Costituzione Repubblicana (tanto nominata in questo periodo di presunta necessità di formazione del Governo) ha esercitato ed esercita un ruolo dirimente per la modernità garantistica e democratica del Diritto Penale, chiamato ad attivarsi soltanto se si pone in evidenza un fatto, antigiuridico recante offesa a beni giuridici sensibili e strategici.

È in gioco, come si capisce bene, la democrazia, il garantismo, la tutela della libertà individuale la quale si pone su di un piano di presidio necessario tale da imporre agli operatori del diritto (i Giudici che intendano esprimere un giudizio di condanna) la necessità di vagliare se quel fatto attinto abbia o meno recato lesione.

L’imposizione del principio di offensività si esercita anche sul Legislatore, il Quale, nel “confezionare” in Parlamento, ovvero tipizzare un’ipotesi di reato deve descriverla nella maniera più opportuna a indicare la fenomenologia empirica della lesione (vedasi sul punto la famosa sentenza sul “plagio” da parte della Corte Costituzionale degli anni ottanta: ipotesi espunta dall’Ordinamento perché inesistente in natura).

Ha senso parlare di offesa in chiave criminogena ancor più se si pensa alle novità normative e giurisprudenziali in tema di “tenuità del fatto”, considerato il livellamento predisposto dall’Ordinamento sui gradi di offesa ai beni, capace di portare a situazioni di non punibilità.

È certamente nota l’actio finium regundorum ovvero l’attività chiarificatrice della Corte Costituzionale, che sul tema della distinzione tra droghe pesanti e droghe leggere, ha fatto opportuna applicazione del principio di offensività, considerato che ogni pena deve essere proporzionata al grado dell’offesa al bene giuridico.

In altre parole, il dibattere sulla lieve entità dell’offesa comporta l’assoggettamento a regimi di pena diversi e graduati.

Come si capisce, al grado dell’offesa, oltre ad essere collegata la proporzionalità punitiva, per uno Stato moderno, è collegata la pretesa rieducativa insistente sul soggetto responsabile e condannato, nella prospettiva, condivisibile, di deflazionarne l’assoggettamento a regime carcerario, preferendo sistemi di recupero sociale alternativi.

In questo senso vive e si autolegittima il Diritto Penale accettato e accettabile poiché aderente ad una visione di interventismo attenuato della Giustizia punitiva, limitata alla tutela di entità giuridiche astratte (i beni, dunque) che ne segnano i ritmi di attuazione.

Avvocato Francesco Bernardo

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cartello contro i tedeschiIl “Picchio News” ci ha fatto sapere che al Maracuja Café in Piazza Vittorio Veneto di Macerata il titolare ha affisso all’ingresso del locale un avviso ai clienti di nazionalità tedesca che recita presso a poco così:- I tedeschi pagano il caffè in base allo spread-. Lo sfondo del cartello ben visibile e a caratteri cubitali porta i colori della bandiera tedesca. Perché il titolare del caffè se ne è uscito con questa curiosa e divertente trovata? Si è sentito offeso, come del resto avrebbero dovuto sentirci tutti gli italiani, perché i tedeschi hanno chiamato gli italiani un popolo di scrocconi ed evasori. E poi anche ci hanno accusato che non sappiamo votare. Si è dunque voluto vendicare ed ha fatto benissimo. Gli italiani oltre ad essere un popolo di santi, poeti, navigatori, è un popolo che con ironia e goliardia sa rispondere alle provocazioni che ci giungono dall’estero e dalla Germania in particolare (vedere un mio articolo precedente). E poiché i tedeschi, ancora una volta ci hanno accusato che non sappiamo votare e che da oggi in poi saranno i mercati ad insegnarci a come votare, il locale del bar applicherà ai soli clienti di nazionalità tedesca un listino prezzi speciale variabile a seconda dello spread. Se lo spread sale, salirà anche il prezzo della “tazzulilla e cafè”, se scende, scenderà anche il prezzo del caffè. E’ stata, non c’è dubbio, una simpaticissima idea del gestore del locale che ha fatto certamente ridere, ma ha fatto anche un po’ riflettere. Per alcuni è stata una risposta irriverente e provocatoria. Niente di tutto questo. E’ una risposta goliardica e poi i tedeschi se l’hanno meritata dopo aver pubblicato quelle vignette satiriche e irriverenti sui loro giornali. E’ una provocazione? E’ una esagerazione? E’ un insulto? E’ una risposta irriverente? Chiamatela come volete. Ma è sempre una simpaticissima risposta goliardica che servirà a far capire ai tedeschi che noi italiani non accettiamo nessuna ingerenza negli affari interni del nostro paese. Noi votiamo chi ci pare e piace e non accettiamo consigli da nessuno. Sappiamo sbagliare da soli. E poi da quale pulpito arriva la predica! Voi ci insegnerete a votare bene e noi vi insegneremo a comprare benissimo. Pagate la nostra “tazzulilla e cafè” in base allo spread e gustatela, perché da voi è una ciofeca.

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Signor Mattarella, di fronte alla affermazione di Jean Claude Juncker, presidente della Commissione europea, che dice «Staremo attenti alla salvaguardia dei diritti degli africani in Italia», mi viene il dubbio se il signor Juncker non sia egli il Presidente della repubblica italiana ed ancora se esista ancora la repubblica italiana e la sua costituzione .

Non solo.

Ma mi viene in mente di chiedere al signor Juncker perché nel suo ruolo di presidente della Commissione europea abbia solo il dovere di stare attento alla salvaguardia dei diritti degli africani in Italia e non anche a quelli degli Italiani in Italia.

E’ evidente che si tratta di una aberrazione se non mentale quantomeno politica.

Ma a Lei presidente con tutto il rispetto che un Italiano deve al SUO presidente devo chiedere se non ritenga di sentirsi offeso , anche in none di tutti gli italiani.

E soprattutto che cosa intenda ribattere ad un arrogante come Jean Claude Juncker .

Tanto se vero quello che leggo sul web. «Il governo italiano non è ancora formato e comunque noi fondiamo il nostro lavoro non sugli annunci ma su ciò che un governo fa: certamente saremo attenti affinchè siano salvaguardati interamente i diritti degli africani che sono in Italia»«Saremo attenti che i rimpatri degli africani che non hanno diritto a restare in Europa rispettino le regole dei diritti umani». 

Parlando in generale, Juncker ha detto: «non vorrei che africani e europei pensassero che la migrazione sia l'unico problema da risolvere tra l'Africa e l'Ue.

Lo giudicherei ingiurioso per il continente africano, che ha altre potenzialità, al di là del problema posto dalla migrazione». «A Abidjan a novembre, con l'Onu, abbiamo cercato di trovare risposte al rimpatrio dei migranti. Non nego le difficoltà di reinserire i migranti nei diversi Paesi del continente africano, continueremo a operare nella direzione di rimpatri che rispettino tutte le regole, in particolare, i diritti umani, per quegli africani, che sulla base della legge europea non hanno il diritto di restare nell'Ue».

Lei ha modo di informarsi meglio.

Ma se vero , mi dia la soddisfazione di credere che l’Italia sia ancora una repubblica governata dalla costituzione e non un governatorato europeo che viene posto sotto controllo da Juncker & c.

Grazie.

 

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bandiera-italianaSperiamo che me la cavo, dice il “guagliune” napoletano appena uscito dal colloquio col Presidente della Repubblica Mattarella. Vuole a tutti i costi diventare Presidente del Consiglio. Vuole passare alla storia come il più giovane Premier della Repubblica Italiana.. Alle elezioni politiche del 4 marzo scorso il suo Movimento ha preso il 33% dei voti validi, non sufficienti però per formare da solo un nuovo governo. Ha bisogno di un altro partito, di destra o di sinistra, che faccia da stampella. Ha tentato di coinvolgere Matteo Salvini. Non c’è riuscito perché il leader leghista fino adesso ha tenuto duro, non ha voluto tradire la coalizione di centro destra e Berlusconi in particolare. Ora, però, dopo il fallimento con la Lega, Di Maio vuole coinvolgere il Pd, il partito che dalle urne è uscito sconfitto e umiliato. Quel partito che per cinque anni ha dovuto subire rampogne, umiliazioni, contumelie, insulti volgari, offese da Grillo, Di Maio, Di Battista e altri. Per loro i piddini erano mafiosi, schifosi. Erano delle merde, dovevano morire. La senatrice che diceva queste cose ieri sera è apparsa in televisione e non si è pentita delle parole pronunciate contro gli esponenti del Partito Democratico col quale ora vuole fare un nuovo Governo. Ma davvero le liti e le offese saranno facilmente dimenticate? Per il bene del Paese? No! Per il tornaconto personale di alcuni deputati e senatori che non vogliono perdere la comoda poltrona di Ministro. Franceschini che non vuole lasciare la poltrona di Ministro e aspira a diventare Presidente della Camera se Fico dovesse diventare Primo Ministro. Veltroni e Fassino alla spasmodica ricerca di un incarico di prestigio. Ma Veltroni non è quello che doveva abbandonare l’Italia quando venne sconfitto da Berlusconi e andare lontano lontano? Sì, è proprio lui. Doveva partire per l’Africa. Evidentemente neppure in Africa lo hanno voluto. Fassino, invece, è disoccupato e anela ad un posticino di prestigio, Di Maio permettendo. Di Maio, guagliune molto furbo e scaltro, ha dimenticato il torbido passato e guarda al futuro e cerca di trovare una intesa con quel che resta del Pd e con il reggente Martina, possibilmente con il bene placito di Matteo Renzi, che fino ad ieri è stato zitto. La strada è stretta e lunga, comunque, ci sta tentando, anche perché se si dovesse andare di nuovo al voto con la stessa legge elettorale difficilmente uscirebbe dalle urne un vincitore. Resta, però, ancora una probabile intesa con Matteo Salvini dopo il voto del Friuli Venezia Giulia. Dipende dal risultato elettorale. Per un accordo col Pd Di Maio dirà sicuramente sì a tutte le proposte che faranno i piddini salvo poi tirare loro un bel calcio nel sedere quando non ne avrà più bisogno. Ha in mente una sola cosa e non ci dorme la notte. Vuole Palazzo Chigi. Lo hanno capito pure le mosche che gli ronzano attorno. Non ci sono ostacoli quando c’è un nobile fine da raggiungere. E poi si ricorda di Macchiavelli quando dice che il fine giustifica i mezzi. E’ propenso a coinvolgere gli attuali Ministri Franceschini, Fedele, Lorenzin e perché no? Anche il desaparecido Angelino Alfano. Quest’ultimo ha fatto da stampella a Renzi e Gentiloni, continuerebbe anche con Di Maio. Che c’è di male. Che male c’è. Ma nel Pd che fu di Renzi, Bersani, Veltroni, Fassino, D’Alema, la confusione oggi regna sovrana e c’è pure spazio per un gigante della politica italiana, quel Pierferdinando Casini che nella sua lunga vita di parlamentare ha fatto casini a non finire. Ha cambiato partiti e schieramenti politici una decina di volte. Riporta “Repubblica” la dichiarazione fatta da questo illustre parlamentare:- Il Pd è davanti a scelte drammatiche. Ha bisogno del suo leader-. E chi sarebbe il leader? Ancora una volta Matteo Renzi uscito sconfitto dalle urne nel referendum costituzionale e nelle elezioni politiche del 2018. Ma Casini pensa ai fatti suoi. Se si dovesse andare di nuovo a votare chi garantirebbe per lui una nuova candidatura ed in un collegio blindato? Casini, come del resto tutti i nuovi parlamentari appena eletti due mesi fa, sono terrorizzati ora che lo spauracchio delle elezioni anticipate bussa alle porte. E così Casini, come del resto gli altri parlamentari porta borse, bussano alla porta dei grillini:- Per favore, fateci entrare. Non daremo fastidio. Staremo buoni buoni. Fate la carità ad un povero cieco!- Sì, sono diventati non solo ciechi, ma sordi e muti. Direbbe Dante Alighieri:- Ahi serva Italia, di dolore ostello. Nave senza nocchiero in gran tempesta, non donna di provincia ma bordello -. Che Iddio ce la mandi buona! Cosa possa unire il programma dei grillini e quello del Pd per me è un mistero. Tre punti soltanto, però, ci sono e sono l’antiberlusconismo, il famoso conflitto di interesse e le poltrone. Solo questi tre punti potrebbero avvicinare Pd e Movimento 5 Stelle. Ahi Italia, asservita agli interessi di uomini faziosi, ignoranti, qualunquisti, senza aver mai lavorato, luogo di sofferenza, priva di un governo autorevole, stabile e duraturo, 200 mila insegnanti che fra non molto perderanno il posto di lavoro, le nostre coste invase da immigrati africani, le nostre scuole frequentate da alunni delinquenti incalliti, dove i professori e le maestre non sanno più reagire, i pronto soccorsi intasati, malati curati per terra, per una visita medica in ospedale bisogna aspettare mesi e mesi, le nostre città invivibili ed inospitali. A Di Maio, a Renzi, a Martina, a Di Battista, a Mattarella e agli altri questo vorrei dire usando una terzina di Dante Alighieri:- Vieni a veder la gente quanto s’ama! / e se nulla di noi pietà ti move, / a vergognar ti vien de la tua fama-.

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temperaturaLeader nel continente europeo nel settore dei trasporti a temperatura controllata, Lamberet è diventato distributore di Melform per l'Italia: l'azienda da più di mezzo secolo si occupa dello studio e dello sviluppo di contenitori amovibili refrigerati e isotermici destinati alla logistica biomedicale, alla logistica alimentare e alla ristorazione. Il costruttore transalpino vanta la leadership nel suo ambito di riferimento nel nostro Paese, e a livello mondiale è in crescita da otto anni di seguito, avendo superato nel 2017 gli obiettivi di vendita chiudendo un bilancio dalle prospettive rosee.
L'accordo che è stato raggiunto con questa partnership inedita rappresenta la dimostrazione dell'intenzione del marchio di non fermarsi: Melform è da tempo una garanzia di alti standard di sicurezza che si traducono in qualità ed eccellenza, complice il suo catalogo di proposte che include un ricco assortimento di accessori e di contenitori per il food service, con un range di regolazione delle temperature che va da un minimo di 25 gradi sotto zero a un massimo di 40 gradi e una capacità variabile compresa tra i 20 e i 150 litri. Insomma, qualsiasi necessità in tema di trasporti a temperatura controllata può essere soddisfatta, sia che si parli dei piatti caldi per la ristorazione, sia che si tratti di surgelati.

La distribuzione dei contenitori isotermici forniti da Melform estende ancora di più le potenzialità del trasporto a temperatura controllata. Sono tre le temperature differenti con cui possono essere allestite le casse frigo Lamberet: ciò vuol dire che nello stesso carico è possibile trasportare il secco a una temperatura di 8 gradi, il fresco a una temperatura di 4 gradi e i surgelati a 20 gradi sotto zero. Ma la partnership con Melform va oltre: sulle casse, infatti, possono essere trasportati prodotti a qualunque temperatura compresa tra i 40 gradi e i 25 gradi sotto zero, anche in quantità limitate. Ciò costituisce un vantaggio significativo, per esempio, per le società di catering che hanno la necessità di trasportare dal caldo al freddo. Viene naturalmente rispettato l'apparato normativo in vigore, come dimostra l'omologazione NF Hygiène Alimentaire. Inoltre i contenitori Melform hanno dimensioni e capacità differenti, così da potersi adeguare a qualunque richiesta e alle esigenze più varie da parte della clientela.

Tra le altre aziende che si occupano di trasporti a temperatura controllata, non si può dimenticare DSS Trasporti: il sito web www.dsstrasporti.it è un punto di riferimento fondamentale per chiunque sia in cerca di informazioni in proposito

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