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Pochi sanno cosa sia e pochissimi se ne curano o si informano.

Il glifosato è un diserbante sistemico fitotossico per tutte le piante.

A differenza di altri prodotti, viene assorbito per via fogliare (prodotto sistemico), ma successivamente traslocato in ogni altra posizione della pianta per via prevalentemente floematica.

Questo gli conferisce la caratteristica di fondamentale importanza di essere in grado di devitalizzare anche gli organi di conservazione ipogea delle erbe infestanti, come rizomi, fittoni carnosi ecc., che in nessun altro modo potrebbero essere devitalizzati.

L'assorbimento del prodotto avviene in 5-6 ore, e il disseccamento della vegetazione è visibile in genere dopo 10-12 giorni.

Il successo del glifosato è dovuto alla sua bassa pericolosità, dovuta a vari fattori, tra i quali vi è la bassa tossicità per l'uomo rispetto agli erbicidi in uso all'epoca della sua introduzione.

Il prodotto ha una penetrazione molto bassa nel suolo, limitata a una profondità di circa 20 centimetri, va incontro a facile degradazione in quanto facilmente attaccato e distrutto dai batteri presenti nel suolo e, di conseguenza, è molto limitata la probabilità che suoi residui riescano a raggiungere le falde acquifere.

Questo è confermato dalla sua maggior presenza nelle acque superficiali e nella scarsa frequenza di rinvenimento nei pozzi.

Riduce, inoltre, il consumo e la degradazione del suolo, poiché evita di dover sottoporre ad arature profonde i terreni destinati a coltivazione.

Nel tempo, sul glifosato, si sono succedute diverse valutazioni di rischio da parte di Agenzie governative; secondo un'inchiesta di Le Monde del 2017 relative a cosiddetti "Monsanto papers" tali valutazioni sarebbero state oggetto di tentativi di influenzarle da parte di Monsanto, .

Però nel marzo 2015, l'organismo internazionale IARC (International Agency for Research on Cancer) ha classificato la sostanza e i fitofarmaci che la contengono come "probabile cancerogena per l'uomo" inserendola nella categoria 2A.

Studi in laboratorio hanno dimostrato che il glifosato induce nelle cellule danni a livello genetico e stress ossidativo.

Escludendo un lieve incremento di linfomi non Hodgkin tra gli agricoltori esposti, le prove di carcinogenicità sull'uomo e sugli animali sono limitate.

A novembre 2015, l'EFSA-Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare, con una procedura che prevede una valutazione tecnica da parte di un ente di uno stato membro, in questo caso il BfR tedesco, ha concluso che "è improbabile che il glifosato costituisca un pericolo di cancerogenicità per l'uomo" e ne ha proposto "nuovi livelli di sicurezza che renderanno più severo il controllo dei residui di glifosato negli alimenti".

Nel marzo del 2017 un nuovo studio della ECHA (l’agenzia per le sostanze chimiche dell'Unione) ha concluso che il glifosato non può essere considerato cancerogeno né genotossico.

In Italia il 7 ottobre 2016 è entrato in vigore il Decreto del Ministero della salute del 6 settembre, con il quale si dispone la revoca dell'autorizzazione all'immissione in commercio dei prodotti fitosanitari contenenti Glifosato con il coformulante Ammina di sego polietossilata (n. CAS 61791- 26-2) a partire dal 22 novembre 2016 e al loro impiego a partire dal 22 febbraio 2017.

Oggi l’Europa con una decisione, che ha registrato il voto favorevole di 18 Paesi, nove contrari fra cui l’Italia ed un astenuto, ha rinnovato per cinque anni l’autorizzazione per la commercializzazione e l’utilizzo del prodotto.

Il governo ha ridisegnato i collegi in Calabria. Eccoli.

Alla Camera.

8 i collegi uninominali: Reggio Calabria, Palmi, Vibo Valentia, Catanzaro, Crotone, Cosenza, Corigliano Calabro e Castrovillari.

12 in seggi assegnati con sistema proporzionale.

6 nella zona sud : Reggio, Palmi, Vibo e Catanzaro.

6 nella zona nord Crotone, Cosenza, Corigliano Calabro e Castrovillari.

Al Senato

4 i collegi uninominali : Corigliano Calabro-Crotone, Castrovillari-Cosenza, Catanzaro-Vibo Valentia e Reggio Calabria-Palmi

6 i seggi assegnati con il sistema proporzionale

Quello che emerge è che alla Camera la Lombardia guadagna un deputato e lo “sottrae” al Veneto. I lombardi eleggeranno cioè 102 deputati (anziché i 101 del 2013) mentre i veneti ne eleggeranno 50 anziché i 51 delle ultime politiche. 

Per quanto riguarda la Calabria, alla Camera ci saranno otto collegi uninomali: Reggio Calabria,

I collegi uninominali modificati, rispetto alla suddivisione del 1993, sonocirca 60.

La regione con il maggior numero di deputati è la Lombardia (la regione più popolosa d’Italia) che porterà alla Camera 102 deputati, 37 eletti con il sistema uninominale e 65 con il plurinominale.

La Lombardia rispetto al 2013 guadagna 1 deputato a scapito del Veneto che passa da 51 a 50.

Per quanto riguarda i seggi uninominali chi ne perde di più, rispetto al 1993, è la Basilicata che da 5 passa a due, e l’Umbria che da 5 passa a 3.

Tra le città Roma è quella che elegge più deputati: 11, Milano si ferma a 6, mentre Napoli e Torino ne eleggeranno 4.

I collegi plurinominali sono stati poi formati dall’aggregazione di collegi uninominali contigui. 

Ai 618 seggi che verranno assegnati in Italia (232 con il sistema uninominale e 386 con il plurinominale) vanno aggiunti i 12 seggi assegnati dagli italiani all’estero.

Al Senato i collegi uninominali sono 116, mentre i proporzionali 193. Sei saranno i senatori eletti dagli italiani all’estero.

Come per la Camera la regione che elegge il numero maggiore di senatori è la Lombardia.

La Basilicata, come già accadeva nelle precedenti leggi elettorali, avrà più senatori che deputati. Questo perché, secondo il comma 3 dell’articolo 57 della Costituzione, tutte le regioni, tranne Molise e Valle D’Aosta abbiano un numero di senatori non inferiore a 7.

Pubblicato in Calabria

bandieraL’Italia, il paese dove io sono nato e abito dopo aver lavorato, sceso e salito tante scale all’estero, è un bel paese. Abitato, però, da tanti furbetti, furfanti, falsi e imbroglioni.

E da tantissimi giovani laureati e molto preparati che, non trovando un posto di lavoro, prendono un volo low cost e oltrepassano i confini del nostro paese con poche cose nello zainetto ed un computer in mano e molte, ma molte aspettative in testa. Sono diversi dai nostri nonni, dai nostri padri che espatriavano con la valigia di cartone legata con lo spago. Sono dei cervelli in fuga. Gente che parte perché vuole dimenticare, vuole lasciare alle spalle un paese che non piace più, dove per far carriera o trovare un posto di lavoro devi fare tante giravolte e qualche volta addirittura vendere il tuo corpo. Partono non per imparare ma per dimenticare i soprusi ed i compromessi. Vi voglio raccontare ora alcune storie di questi giorni che hanno catalizzato l’attenzione della gente e riempito le pagine dei giornali. Sono storie diverse tra loro, ma che ben ci presentano uno spaccato dell’Italia che non vuole cambiare. Tutte hanno un punto di partenza comune: la falsità e gli imbrogli.

Domenica 6 novembre u.s. si è votato in Sicilia per il rinnovo dell’Assemblea siciliana e per l’elezione del Governatore. E a 48 ore dalla fine dello spoglio delle schede un deputato regionale appena eletto è stato posto agli arresti domiciliari. Eletto con 5.418 preferenze nella lista messinese dell’UDC è stato arrestato per associazione a delinquere e per evasione fiscale. Il neo Deputato regionale era tra i candidati detti impresentabili. Ma per l’On. De Luca anche questa inchiesta finirà in una bolla di sapone come gli altri 14 processi: archiviati e con sentenza di assoluzione.

Carne avariata in scuole ed ospedali: blitz dei NAS di Firenze. Sequestrata oltre mezza tonnellata di carne avariata destinata ai bambini delle scuole e ai degenti delle strutture ospedaliere. I responsabili sono finiti agli arresti per associazione a delinquere finalizzata alla truffa ai danni degli Enti Pubblici. Nell’inchiesta sono coinvolte 17 persone tra cui commercianti, personale preposto alla ricezione della merce, militari e veterinari dell’Asl.

A Foggia e a Bari 4 giudici tributari sono stati arrestati con l’accusa di corruzione, falso e truffa per aver venduto sentenze. I commercianti che avevano debiti o contenziosi con il fisco pagavano i giudici e la facevano franca. Le sentenze venivano pilotate in cambio di denaro e favori. Alcuni erano addirittura nei libri paga dei commercianti.

A Cosenza sono stati indagati 33 insegnanti assunti nelle scuole con titoli di studio falsi. La Procura di Cosenza ha chiuso le indagini ritenendo gli insegnanti responsabili di falsità ideologica commessa da privato e falsità materiale in atto pubblico. L’attività investigativa condotta dai militari dell’ Arma dei Carabinieri è stata avviata nell’ottobre del 2016. Gli insegnanti avevano esibito le attestazioni contraffatte per aumentare i punteggi nelle varie graduatorie e nelle assunzioni nelle scuole primarie e dell’infanzia. Alcuni dirigenti scolastici hanno già adottato provvedimenti urgenti di sospensione nei confronti degli insegnanti fedifraghi assunti sulla base di titoli di studio risultati falsi.

In vari Comuni italiani molti dipendenti, i cosiddetti furbetti del cartellino,vengono pizzicati a timbrare il cartellino per poi allontanarsi arbitrariamente dal posto di lavoro. Non solo arrecano grave danno ai cittadini ma anche alla pubblica amministrazione e non fanno fare bella figura all’Amministrazione comunale e al Sindaco che forse li ha assunti. Si è concluso appena un mese fa il processo a Cosenza contro alcuni dipendenti del Comune di Pedace accusati a vario titolo di truffa aggravata perché assenteisti. A Villanova d’Asti addirittura sono stati indagati il Comandante della Polizia Municipale e un suo agente. Quest’ultimo la mattina presto strisciava il suo badge e quello del suo capo che vive a Torino, ma che arrivava sul posto di lavoro senza alcuna giustificazione due ore dopo.

Questa è l’Italia che a noi non piace e che purtroppo non vuole cambiare

Pubblicato in Italia

Ricordate quell’Italia a forma di stivale che era diventata una nazione quando i Savoia avevano mandato Garibaldi ad annettere prima il regno delle due Sicilie e poi la Roma dei Papi?

 

Quella che 100 anni fa per conservare i suoi confini ha sacrificato 651 mila soldati?

Quella che ha combattuto una guerra mondiale nella quale sono morti 589 mila civili?

Beh, non esiste più.

Lo ha dichiarato proprio il Presidente Mattarella durante la Cerimonia di consegna delle decorazioni dell’Ordine Militare d'Italia dicendo: “I nostri confini sono, ormai, quelli dell'Unione Europea”.

Beh! Dirlo proprio il 4 novembre ci sembra una offesa a chi ha dato la vita per la patria, per la terra dei suoi avi, per la famiglia, per il futuro dei suoi figli.

C’è un po’ di confusione, forse.

Se i confini degli italiani sono quelli dell’Europa , è evidente che gli “italiani” non esistono più e che ormai ci sono soltanto “europei”.

E se gli italiani sono soltanto europei vuol dire che nemmeno l’Italia esiste più.

O al massimo l’Italia è una regione dell’Europa.

E’ una posizione già datata, in verità, Mattarella aveva parlato di confini anche a Vinitaly, dicendo che il vino è passato ”Da prodotto antico a chiave di modernità: un esempio di valorizzazione di assetti esistenti che si è rivelato risorsa preziosa anche nelle fasi più dure della crisi. Il risultato è stato un successo parimenti nell’export. I numeri che, in questa giornata, sono stati ricordati ne sono testimonianza conferma di come il destino dell’Italia sia legato al superamento delle frontiere e non al loro ripristino”.

Basta frontiere , allora.

Tutto aperto. Tutto di Tutti. Ma non degli Italiani.

Già gli italiani ormai non ci sono più. L’Italia non è più un nazione.

Pubblicato in Italia

bognaQuesta che sto per raccontarvi non è un fake news.

E’ la sacrosanta verità. Sulla tangenziale Ovest di Milano, a poca distanza del casello di Melegnano dell’Autostrada A 1, è apparsa una scritta bianca sull’asfalto e di alcuni metri a caratteri cubitali che indicava la direzione per BOLOGNIA.

Avete letto bene, amici lettori, c’era scritto proprio BOLOGNIA. Quando il telegiornale satirico di Canale 5 “Striscia la notizia” ha fatto vedere questo strafalcione sono saltato dalla poltrona. Essendo stato un maestro elementare ho accusato un lieve malore.

La scritta BOLOGNIA non è stata scritta da qualche buontempone o da qualche innamorato respinto, è stata scritta dai dipendenti dell’Autostrada del Sole che hanno rifatto la segnaletica orizzontale e credo che fra tanti ci siano alcuni che sappiano almeno scrivere correttamente.

Quando sono stati assunti hanno dovuto superare alcune prove. Qualche prova di Dettato, spero.

Ma io mi domando:- Ma questi signori hanno frequentato la scuola elementare o almeno qualche corso serale? Certamente non la vecchia scuola di una volta, ma forse la Buona scuola di oggi. Ai miei tempi i miei marmocchi non avrebbero mai scritto un errore ortografico così evidente. Ora lo strafalcione è stato corretto. E’ bastato un velo nero di catrame per coprire la “i” di troppo. Ma di errori grammaticali e ortografici, orrori e strafalcioni, sono pieni i muri dei nostri paesi e delle nostre città.

Alcuni sono stati commessi senza dubbio per fretta o distrazione, la maggior parte, però, sono figli dell’ignoranza. Eccovene alcuni: Fuori dall’Itaglia! Sei la cosa più bella che abbia mai esistito! Mi ai lasciato il segno! Io x te muoro! Entrare a d’agio, ci stanno i bambini. Zitto,zitto, quattro, quattro! Io ho stato qua.

E potrei continuare all’infinito. Basta guardare “striscia la notizia” e Cristiano Militello che ogni tanto con la sua rubrica Striscia lo striscione ci fa divertire e sorridere.

Pubblicato in Italia

bonoRiflettendo, in riva all’Ulisse agitato e ad un rosso tramonto, sul sentimento di libertà e su quello passionale, sono giunto alla conclusione che ambedue costituiscono la sostanza propulsiva necessaria al superamento di ogni steccato di razza, cultura, religione, classe sociale. Qualcuno ha scritto: “Chi ama liberamente può amare chiunque e qualunque cosa.” Di certo, chi osa amare non ama ciò che gli viene imposto che deve amare, ma ciò verso cui sente spontaneamente e liberamente amore. Al contrario l’amore non libero, ma “illecito” o forzato o distorto o anche semplicemente incanalato è costretto a restringere il suo campo di azione nell’ambito di ciò che viene predestinato dalle convenzioni sociali e religiose come giusto, o comunque legittimo. Il libero sentimento si muove indipendentemente dalle limitazioni psicologiche e sociali, assumendo così un vero e proprio carattere rivoluzionario. Il libero sentimento è di fatto rivoluzionario, non nel senso che combatte direttamente le barriere umane e le regole sociali, ma nel senso più profondo del termine, in quanto si muove direttamente nella verità della dimensione umana, insomma nel cuore dell’uomo, nella sua specifica umanità, nella autenticità dei rapporti umani. È impossibile resistere al richiamo allettante della passione. La passione non ha rivali; incontrastata, domina la mente e il corpo, usurpa tutte le forze e se ne nutre impudicamente, ottenebra il lume della ragione, divora ciò che ancora non ha soggiogato con il suo potere stordente; impietosa, ruba ogni esiguo stillicidio di serenità, sospingendo subdolamente la vittima nel suo vortice. La passione annichilisce e delizia, ubriaca di vita e dissipa, crea e distrugge, affonda nei relitti dell’inferno e innalza allo splendore celestiale. Il libero sentimento rivela i moti sottili dell’indomito spirito umano, apre i cuori degli uomini ed unisce spontaneamente le persone tra loro. Il sentimento libero è un atto rivoluzionario e davanti alle barriere umane: filtra tranquillamente attraverso di esse, noncurante di esse, si muove indipendentemente da esse, e mette in relazione le energie. Ogni vera ed autentica rivoluzione, in questo come in altri casi, non è tanto una lotta contro ciò che opprime, quanto l’affermazione e la manifestazione diretta di una verità dell’animo umano, una verità di sentimento, che indirettamente fa crollare ogni realtà costruita, artificiosa e dunque falsa. L'amore appartiene per sua natura alla sfera dell'indicibile; come tutto ciò che ha a che fare con l'anima, con la dimensione più profonda e segreta dell'essere, è vicino al mistero, si accompagna al silenzio. Superare la barriera dell'inesprimibile, dare forma, corpo all'indicibile è un'impresa folle, 'piena di paura', in cui soltanto gli artisti, i poeti si sono cimentaci da sempre. Di fronte all'amata l'amante prova un senso di incredibile pienezza e, contemporaneamente, ha il sentore di aver vissuto fino a quel momento in uno stato di privazione: la sua presenza è fonte di un benessere che sembra avere possibilità inesauribili. L'esperienza sembra dirci che è la vicinanza a provocare il turbamento: qualcuno o qualcosa verso cui lo sguardo si dirige ci cattura. Ma in verità l'amore vive e si alimenta di ciò che accade in noi, della nostra interiorità. La persona su cui ho fermato i miei occhi e il mio desiderio assume per me un significato unico: è insostituibile perché soltanto essa può evocare in me delle dimensioni interiori profonde e particolarissime.

Per non scrivere d’altro..

Gigino A Pellegrini & G el Tarik

Pubblicato in Calabria

Il prossimo obiettivo adesso sarà l’Italia: lo avrebbe annunciato l’Isis sul canale di comunicazione usato dai jihadisti su Telegram.

Lo riferisce l’organizzazione Usa Site che monitora l’attività dello Stato islamico sul web.

In realtà non è la prima volta, se la notizia trovasse riscontri, che lo Stato islamico minaccia il nostro Paese, indicando addirittura di voler arrivare al Colosseo e San Pietro.

Sulla copertina di un vecchio numero di Dabiq, rivista patinata dell’Isis, campeggiava proprio una bandiera nera sopra l’obelisco di San Pietro.

Sarà vero? Non sarà vero? Intanto l’Italia si blinda.

E Paolo Gentiloni a Rimini dice "Non credo alla propaganda di questo o quel sito jihadista, ma nessun paese, neanche l'Italia, può sentirsi al sicuro dalla minaccia dell'Isis"

Si riferisce alla chat postata all’inizio di questo articolo.

Una chat , ecco la chat che minaccia l'Italia e sulla quale si legge:

"Bruxelles, Parigi, Stoccolma, Berlino, Nizza, Spagna, Finlandia, Russia... Who's next?".

Chi è il prossimo?

Ed ecco la bandiera tricolore.

La minaccia dei terroristi Isis all'Italia, è comparsa sulla chat segreta Telegram "Lone Mujahid", di cui Repubblica ha ottenuto i messaggi.

La bandiera italiana è inequivocabile.

Poco sotto, alcune scritte in inglese.

Anche queste lasciano pochi dubbi. "I nipoti di Tariq ibn Ziyad hanno seminato il terrore nei loro cuori, lo stesso faranno i nipoti del leone Omar al Muktar, che colpiranno presto!".

Roma, Milano, Firenze ?

Intanto le città vengono blindate, cementificate.

Pubblicato in Italia

Scia di sangue in Italia in questi ultimi giorni di marzo.

Sei fatti di cronaca hanno sconvolto la coscienza degli italiani.

 

 

TIR che si ribalta e uccide gli operai ANAS che lavorano nell’autostrada A10; giovane di 20 anni ucciso dal branco perché ha osato difendere la sua ragazzapadre che uccide i figli di 2 e 4 anni e poi si butta in un burrone; donna trovata cadavere in una valigia a Rimini.

E poi la sconcertante sentenza di un giudice di Torino che assolve uno stupratore perché la donna non ha saputo reagire all’aggressione.

E in ultimo un Primario ospedaliero arrestato perché spezzava i femori alle pazienti anziane per impiantare protesi costosissime.

 

Ma andiamo con ordine.

Sull’autostrada A10 al Km35 tra i caselli di Albisole e Celle Ligure si è verificato un grave incidente stradale che è costata la vita a due operai intenti a ripristinare i guard rail danneggiati da un precedente incidente. Sono stati travolti da un TIR spagnolo guidato da un rumeno che a forte velocità è sbandato in curva uscendo da una galleria e poi finito contro un muro.

Il mezzo pesante si è poi rovesciato finendo la folle corse in una scarpata travolgendo una macchina di passaggio e gli operai dell’ANAS addetti ai lavori. Il conducente è stato arrestato.

 

Ad Alatri, nel Frusinate, un giovane di 20 anni è stato selvaggiamente picchiato dal branco, portato all’ospedale, operato al cervello e poi morto dopo 24 ore di agonia per le gravi ferite riportate.

Tutto è iniziato con una semplice lite.

Il giovane ha voluto difendere la fidanzata dalle avance di un albanese, forse ubriaco.

Poi il pestaggio avvenuto fuori da un locale ad opera di una decina di giovani. Di questo episodio non solo se ne sono occupate le cronache dei vari giornali italiani ma anche se ne è occupato il Presidente della Repubblica On. Mattarella, il quale, nel ricevimento al Quirinale dei candidati al David di Donatello, ha detto: "Bisogna contrastare la violenza".

 

Fuori da quel locale c’erano senza dubbio molti ragazzi, ma nessuno ha cercato di fermare quegli energumeni che con violenza inaudita hanno ucciso un ragazzo buono e docile di 20 anni.

Tragedia familiare invece a Trento. Un padre che uccide due figli, il terzo è salvo perché in gita scolastica, e poi si toglie la vita buttandosi da una rupe. Triste vicenda che ha sconvolto Trento e non solo. Alla base del folle gesto gli inquirenti ipotizzano problemi economici. Non si uccidono i propri figli se non si posseggono i soldi per comprare una casa decente. Un padre normale non fa una cosa del genere anche perché adorava i propri figli. Evidentemente qualche “rotella” è andata storta nel suo cervello. Solo un pazzo riesce ad uccidere i figli di 2 e 4 anni con un oggetto contundente alla testa.

A Rimini, poi, trovata una donna cadavere rinchiusa in una valigia. Non è la cinesina di 36 anni sparita durante una crociera con il marito. Rimini è bagnata dal mare Adriatico, la scomparsa della cinesina è avvenuta nel Mare Tirreno vicino Civitavecchia. E poi la donna nella valigia è molto più alta della cinese scomparsa. E in ultimo la donna nella valigia è una donna magrissima e denutrita, tutto il contrario della cinesina sparita il 20 febbraio scorso. Il marito è stato arrestato con l’accusa di omicidio.

A Torino un presunto stupratore viene assolto da una giudice perché ha ritenuto inattendibile l’accusa di una donna che si era più volte contraddetta. L’uomo è stato assolto perché, cosi recita la sentenza, la donna non si sarebbe difesa abbastanza, non avrebbe gridato, non avrebbe chiesto aiuto, avrebbe detto all’aggressore soltanto”basta”. Il P.M. aveva chiesto per l’imputato 10 anni di carcere. Ora, dopo il danno anche la beffa. La donna verrà processata per calunnia.

Sul caso è intervenuto, però, il Ministro Orlando, il quale ha chiesto accertamenti mandando gli ispettori in Procura. Non è questo l’unico caso in cui uno stupratore viene assolto.

Vi ricordate amici lettori di Tirreno News la sentenza shock di alcuni anni fa?

Il giudice assolve il presunto stupratore scrivendo nella sentenza:-Se la donna non voleva essere penetrata perché non ha tenute unite le gambe?- E quella sentenza della Cassazione? Con i jeans lo stupro diventa consenziente. Se la ragazza non vuole, lo stupratore non può sfilare i jeans che lei indossa.

Non si possono sfilare i jeans senza la fattiva collaborazione di chi li indossa. La ragazza si era opposta con tutte le sue forze? No. Dunque la ragazza ci stava, era consenziente. Dunque non è stata stuprata. Le motivazioni della sentenza hanno suscitato immediate polemiche perché non solo hanno umiliato la vittima ma tutte le donne italiane, il loro stile di vita.

Ed in ultimo il primario del Cto Pini è finito agli arresti domiciliari per corruzione, turbativa d’asta e udite, udite, indagato per presunte lesioni ad alcuni pazienti. E’ accusato di avere rotto apposta il femore ai pazienti per allenarsi e poi impiantare le protesi. Nel giro di poco più di un anno il primario avrebbe impiantato 62 protesi per motivazioni di natura prettamente economica e non per necessità. Lo ha fatto cioè soltanto per arricchirsi. Più protesi impiantava più vantaggi aveva: ricche consulenze,viaggi all’estero, alberghi di lusso, regali, cene. Dio mio come siamo caduti così in basso. Un primario, rispettato e conosciuto da tutti, per soldi e regali, metteva all’ultimo posto la salute dei suoi pazienti.

di Francesco Gagliardi

Pubblicato in Italia

Cosche interessate agli appalti ed ai apporti con la politica.

 

La ‘ndrangheta “non è più da considerare un insieme di cosche ‘monadi’, ma un tutt’uno solidamente legato, con un organismo decisionale di vertice e una base territoriale”.

Si tratta di “una struttura dalla duplice faccia: una moderna, fluida, versatile e in grado di aggiornarsi e cogliere ogni occasione di profitto, l’altra dal carattere arcaico, fatta di regole, gradi, prassi, formule, giuramenti, santini e sangue”.

 

Una “bivalenza solo apparentemente contraddittoria” sulla quale “si è consolidato il percorso di affermazione e radicamento della ‘ndrangheta, la cui ascesa rapidissima la colloca, ora, tra le più temibili mafie a livello internazionale”.

E’ l’analisi contenuta nella Relazione relativa al primo semestre del 2016 della Direzione investigativa antimafia.

 

Sottovalutata.

Il processo di comprensione del fenomeno ha “scardinando dall’immaginario collettivo l’idea, per decenni di colpevole sottovalutazione, specie all’estero, di un crimine calabrese considerato minore e invece capace di espandersi, crescere, ramificarsi e occupare nuovi spazi: un cono d’ombra che è stato l’humus ideale per arricchirsi, specie nel Nord del Paese”.

 

‘Ndrangheta 2.0.

Le inchieste giudiziarie che hanno caratterizzato il semestre, ricorda la Dia, “confermano l’andamento già registrato negli anni precedenti, che vede le cosche in grado di intessere profonde relazioni con soggetti corrotti degli apparati istituzionali e con professionisti piegati alle logiche mafiose.

La duttilità operativa fuori Regione dell’organizzazione deriva, infatti, dalla commistione tra le professionalità maturate, soprattutto nel Nord del Paese, da affiliati di nuova generazione, diretta espressione delle famiglie, e professionisti attratti consapevolmente alla ‘ndrangheta”.

 

I settori di interesse.

Questo “connubio tra cosche e professionisti, specie di quelli operanti in settori ad alta redditività come la grande distribuzione, l’immobiliare e quello turistico-alberghiero e i forti addentellati con esponenti della pubblica amministrazione si affiancano, così, a quella che rimane la principale fonte di finanziamento, ossia il traffico internazionale di stupefacenti, e a una pressante azione usuraria ed estorsiva”.

Nel dossier si evince l’espansione del clan Muto a Roma, mentre a Cosenza ha resistito il patto federativo tra “italiani e il clan Rango”

“Il primo semestre del 2016 è stato segnato da alcune pronunce giudiziali, da operazioni di polizia e da provvedimenti amministrativi di scioglimento di enti locali che tratteggiano chiaramente non solo le moderne connotazioni strutturali della ‘ndrangheta, ma anche le strategie affaristiche e di condizionamento del tessuto sociale, economico e politico dei territori d’elezione, delle altre regioni del Paese e dell’estero. È ormai nota la connaturata tendenza della ‘ndrangheta a replicare altrove gli assetti organizzativi interni alle cosche, anche attraverso la creazione di strutture di base rispondenti alle medesime logiche criminali di quelle storicamente incardinate in Calabria”. Una analisi limpida e cristallina che dimostra quanto sia abile la ‘ndrangheta a espandersi e a riciclarsi. La relazione della Direzione Investiga antimafia riguarda il primo semestre del 2016. Sei mesi in cui, come già scritto, le forze dell’ordine hanno messo a segno diverse operazioni. Per quanto concerne la Provincia di Cosenza, gli investigatori scrivono che “il panorama criminale della provincia appare sostanzialmente immutato rispetto ai semestri precedenti, restando caratterizzato dall’operatività del gruppo RANGO - ZINGARI, sorto, nel recente passato, dalla fusione tra i superstiti della cosca BELLA - BELLA e il gruppo degli ZINGARI cosentini. L’aggregato criminale in parola avrebbe, inoltre, stretto un patto federativo con le due compagini mafiose dei PERNA-CICERO e LANZINO-RUÀ, anch’esse operanti nel capoluogo. Nel mese di marzo, proprio la cosca LANZINO-RUÀ è stata al centro di un’articolata operazione di servizio denominata Sistema Rende, conclusa dall’Arma dei Carabinieri con l’arresto di 10 persone, tra cui alcuni politici locali e esponenti di vertice della cosca. Le indagini hanno delineato un “intreccio” politico - mafioso che ha consentito ad alcuni candidati alle varie tornate elettorali per il rinnovo degli Enti locali, di ottenere l’appoggio elettorale da parte di personaggi di rilievo della citata cosca. Tra le attività illecite riscontrate - frutto di “patti elettorali mafiosi” figurano l’affidamento di spazi pubblici in gestione a personaggi appartenenti alla ‘ndrangheta; l’assunzione, presso la società municipalizzata preposta alla gestione dei servizi comunali, di soggetti vicini al gruppo criminale e la promessa dell’assegnazione di fondi pubblici, per finanziare una cooperativa creata per la gestione dell’area mercatale di Rende. La relazione passa poi ad analizzare il territorio provinciale. A Scalea si registra la presenza dei VALENTE e degli STUMMO, in contatto con i MUTO, la cui influenza si estende su tutto il versante tirrenico cosentino, da Guardia Piemontese fino al confine con la Basilicata. La città di Paola, oltre a subire l’influenza dei citati RANGO - ZINGARI, risulta segnata dalle cosche MARTELLO - SCOFANO - DITTO e SERPA, da sempre contrapposte. Ad Amantea, al confine con la provincia di Catanzaro, insistono i BESALDO, gli AFRICANO e i GENTILE, quest’ultimi colpiti da una confisca eseguita nel mese di marzo dalla Sezione Operativa D.I.A. di Catanzaro. Nello specifico è stato sottratto ad un imprenditore - peraltro nipote del capo cosca e collegato alla ‘ndrina LANZINO/DI PUPPO - un patrimonio del valore di oltre 1,2 milioni di euro, costituito, tra l’altro, da un’attività di commercio al det-taglio di abbigliamento e da quote di società operanti nel comparto della gestione degli impianti sportivi, della pulizia in genere e del commercio di autoveicoli. Sul versante ionico sarebbero invece attivi gli ABBRUZZESE, con particolare riferimento ai comuni di Cassano allo Ionio, Rossano, Corigliano Calabro, Cosenza e Scanzano Jonio (MT), mentre a Castrovillari si segnalano RECCHIA-IMPIERI. Sempre su Cassano allo Ionio si segnalano, oltre agli ABBRUZZESE, anche i FORASTEFANO-PORTOFARO-FAILLACE e i BEVILACQUA. Nella zona di Rossano e nella Piana di Sibari sarebbero infine operativi i GALLUZZI-ACRI-MORFO’, mentre a sud della provincia, tra Paterno Calabro, Rogliano e Piano Lago si segnalano i CHIRILLO. Da sottolineare che nel Lazio e in particolare a Roma, è stata riscontrata molto attiva la cosca MUTO”.

 

La ’ndrangheta in Calabria. Le principali ‘ndrine.

A Reggio Calabria (mandamento centrale) si conferma la presenza di un direttorio mafioso sovraordinato alle altre famiglie, rappresentato dalle figure apicali delle storiche consorterie dei De Stefano, Condello, Libri e Tegano.

Il mandamento tirrenico (piana di Gioia Tauro) è profondamente segnato dalla presenza dei Piromalli, a cui si affiancano le cosche Molè e Oppedisano, tutte ‘ndrine che operano sul porto di Gioia Tauro, uno dei principali accessi europei per la cocaina proveniente dal Sudamerica.

Il mandamento ionico conferma la “dimensione transnazionale dei traffici di stupefacenti facenti capo alla ‘ndrangheta e la capacità di questa di condizionare l’operato di pubblici funzionari e di infiltrare le attività economiche anche attraverso pressanti pratiche usurarie”

 

Le altre province.

La provincia di Catanzaro è influenzata dall’attività dei Grande Aracri di Cutro, sovraordinata ai gruppi storici dei Gaglianesi e degli Zingari. Sul versante jonico della zona di Soverato “persiste quasi incontrastata” la locale dei Gallace di Guardavalle, supportata dalle ‘ndrine dei Gallelli, Procopio e Mongiardo.

Nella provincia di Vibo Valentia domina la scena la ‘ndrina dei Mancuso, nota per la capacità di penetrazione negli apparati politico – amministrativi e nel settore economico attraverso notevoli investimenti finanziari, in una zona ad alta densità turistica.

La zona di Crotone vede la presenza dei già citati Grande Aracri, capaci di estendere la propria influenza in Calabria (anche nel basso cosentino) e fuori dalla regione (Emilia-Romagna, Lombardia e Lazio). Restano operative le storiche consorterie di Isola Capo Rizzuto (Arena, Nicoscia), Cirò Marina (Farao-Marincola) e Strongoli (Giglio).

Nella provincia di Cosenza “il panorama criminale appare sostanzialmente immutato rispetto ai semestri precedenti, restando caratterizzato dall’operatività del gruppo Rango-Zingari, sorto dalla fusione tra i superstiti della cosca Bella e il gruppo degli Zingari cosentini. Avrebbe stretto un patto con le compagini dei Perna-Cicero e Lanzino – Ruà”.

 

La mafia calabrese all’estero.

La ‘ndrangheta è da tempo un’organizzazione criminale globalizzata, presente in tutti i continenti in cui esporta il proprio “modello di successo” sperimentato sul territorio nazionale. La DIA scrive di “propaggini strutturate” presenti in molti paesi europei (Germania, Svizzera, Spagna, Francia, Olanda), in Australia, nel continente nordamericano (Canada e Stati Uniti), in Messico e Costa Rica, e nel Sud America (Colombia, Argentina, Brasile).

In questi territori la ‘ndrangheta gode di basi logistiche e strutture operative utili per la gestione del traffico di stupefacenti. Alcuni paesi europei vengono invece utilizzati per riciclare i proventi illeciti (Malta, Svizzera) o come rifugio per i latitanti (Belgio e Olanda).

“In Australia sono state registrate presenze di soggetti criminali italo-australiani di terza o quarta generazione, che avrebbero costituito organizzazioni speculari alle cosche calabresi. In alcuni casi, tali gruppi sono risultati in collegamento con le omologhe strutture italiane, per l’esecuzione coordinata di attività di portata transnazionale, come il traffico di stupefacenti o il riciclaggio di capitali. Queste strutture australiane sarebbero, a loro volta, ulteriormente collegate con altre frange di diversa estrazione criminale attive sia in Europa, in Cina che Sud America, per l’approvvigionamento, nell’ordine, di droghe sintetiche, precursori e cocaina”.

 

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sogni01Innanzitutto bisognerebbe impadronirsi il più possibile della conoscenza di questi ultimi sviluppi tecnologici. A tutti i livelli. Su questa base bisognerebbe poi definire politiche adeguate a stimolare, a orientare, controllare e condizionare le innovazioni in modo che non siano sacrificate esigenze vitali dei lavoratori e dei cittadini in genere. Ma bisognerà anche saper vedere i problemi che si pongono per la composizione sociale. Credo che dobbiamo ormai considerare come un dato ineluttabile la progressiva diminuzione del peso particolare della classe operaia tipica. Le congiunture economiche possono, di volta in volta, accelerare o decelerare questa tendenza. Con la lotta si deve poi intervenire in questi processi, per evitare che essi assumano un carattere autoritario con un palese danno ai lavoratori. Ma la tendenza è ed è sempre stata quella. Alcuni traggono da ciò la conclusione che la classe operaia è morta e che con essa muore anche la spinta principale alla trasformazione. Mi sono detto, allora, che tutti noi siamo dei morti viventi, degli zombi.Secondo me non può essere così, a condizione che si sappiano individuare e conquistare alla lotta per la trasformazione altri strati della popolazione che assumono, anch’essi, in forme nuove, la figura di lavoratori sfruttati come i lavoratori intellettuali, i tecnici, i ricercatori e tutti quelli che percepiscono un salario . Sono anch’essi, come la classe operaia, una forza di trasformazione. E poi ci sono le donne, i giovani…La democrazia elettronica limitata ad alcuni aspetti della vita associata dell’uomo può anche essere presa in considerazione solo se farà parte di un disegno che avrà come fine ultimo lo stravolgimento del sistema attuale. Ci vogliono limiti precisi all’uso dei computer come alternativa alle assemblee spontanee e di piazza. Tra l’altro non credo che si potrà mai capire cosa pensa davvero la gente se l’unica forma di espressione democratica diventa quella di spingere un bottone. Dietro a questa e ad altre reali preoccupazioni che vengono segnalate rispetto alla rivoluzione elettronica c’è spesso un tradizionale sentimento delle élite intellettuali, che di fronte a tutti i fatti che significano socializzazione della cultura o della politica si ritraggono con l’impressione che questo poi finisca per schiacciare la vita dell’individuo, la creatività, l’arte. Questi stessi intellettuali, usignoli dell’imperatore di turno, hanno contribuito a “vendere” la democrazia come distinta dalle altre forme di governo per il principio secondo il quale, coloro che governano, sono soggetti al controllo di coloro che sono governati. Concludendo con l’affermare che, In una vera democrazia, il potere fluisce dal basso verso l’alto. Questa favoletta è stata raccontata in tutte le salse. In Italia, perfino nelle chiese cattoliche. Oggi, sempre questi sparaballe di turno, stanno diffondendo la novella di “Democrazia elettronica” la quale da qui a poco, rapida e “democraticamente assistita”, potrà essere usata per educare gli elettori sulle nuove tematiche, facilitare la discussione di importanti decisioni, registrare istantaneamente le opinioni e permettere alla popolazione di votare direttamente le politiche pubbliche. Alleluia! Non è tutto. Le attuali tecnologie di telecomunicazione faciliterebbero il nostro sistema politico di tornare alle radici della democrazia occidentale, così come esso è esistito nelle antiche città stato greche. Una democrazia, in altre parole, basata sulla partecipazione(non nostra, non è prevista) alla discussione politica che si svilupperebbe nell’ambito in una delle sfere pubbliche. In breve, la Democrazia elettronica si realizzerà quando i signori della guerra e della pace, che hanno dominato la scena negli ultimi secoli, decideranno di ridisegnare le nuove istituzioni politiche e i meccanismi politici che attualmente non funzionano e che contribuiscono a far crescere il senso di frustrazione della gente verso la politica. Tutti noi saremo lì a ringraziare come sempre per le briciole che cascano dal loro cielo, dicendo a noi stessi, ancora una volta: “Poteva andar peggio”.

Gigino A Pellegrini & G el Tarik

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