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La chirurgia bariatrica è la migliore arma per sconfiggere l’obesità: tantissimi benefici per chi decide di sottoporsi ad un mirato intervento

Il peso dell’obesità sta letteralmente mettendo in ginocchio la nostra società: cattiva alimentazione e stili di vita che non rientrano minimamente negli standard ideali del benessere, sono le cause che stanno aiutando il diffondersi di una patologia che troppo spesso viene sottovalutata.

I pericoli derivanti dall’obesità sono davvero tanti e tutti insieme riescono a creare un mix perfetto di sostanze esplosive, pronte a deflagrare da un momento all’altro. Una vera e propria bomba ad orologeria, il cui timer però si può fermare, proprio grazie alla chirurgia bariatrica e gli specifici interventi previsti per i casi limite.

I pazienti, che sono costretti a combattere con l’obesità, diventata un fardello troppo pesante da portare con sé e con cui convivere, possono tornare a sorridere e godersi una salutare vita.

Oltreoceano, in America, sono stati condotti due differenti studi a lungo termine, che hanno confermato che la chirurgia resta il rimedio più efficace per scongiurare l’esplosione di una bomba molto instabile, conosciuta come obesità.

L’efficienza del bendaggio gastrico

Il primo studio, condotto su pazienti obesi, i quali si erano già sottoposti allo specifico intervento di bendaggio gastrico, ha dimostrato che era stato allontanato, proprio ricorrendo alla chirurgia, il pericolo più grave a cui è possibile andare in contro: la morte.

I parametri emersi dalla mirata sperimentazione hanno dimostrato che chi si era sottoposto al bendaggio gastrico presentava una probabilità di morire, prendendo i parametri medici registrati come punto di riferimento (è brutto parlarne così, ma è la cruda realtà), più bassa di circa il 60%, rispetto a chi, invece, aveva lasciato campo libero all’obesità, senza intervenire chirurgicamente.

Inoltre, coloro che si erano sottoposti al bendaggio gastrico non hanno fatto registrare nessun ricovero ospedaliero, se non quelli per normale checkup.

Sconfiggere l’obesità definitivamente

È possibile sconfiggere l’obesità ed avere benefici risultati anche a lungo termine? Certo, chi decide di intraprendere la strada della chirurgia bariatrica potrà godere di tantissimi benefici, non solo nel breve termine (subito dopo l’intervento), ma anche a distanza di tanti anni.

Infatti , il secondo studio ha dimostrato proprio quanto appena detto: a distanza di più di 13 anni, i pazienti, che si erano sottoposti al bendaggio gastrico per sconfiggere l’obesità, mostravano ancora un peso inferiore a quello del momento dell’intervento.

L’aver mantenuto un giusto peso per tantissimi anni, può essere tradotto in termini medici come: pressione arteriosa contenuta in normali parametri, quadro glicemico nettamente migliorato, miglioramento della funzionalità renale e scomparsa del diabete in chi ne era affetto.

Questi due studi a lungo termine hanno evidenziano l’importanza della chirurgia bariatrica per contrastare e sconfiggere definitivamente l’obesità, con conseguenti effetti benefici sull’organismo che si protraggono per molti anni.

Forse, con un po' di informazione scientifica in più, in tanti potrebbero essere spronati e guarire da questa pericolosa patologia.

Chirurgia 1 – Obesità 0!

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pepe nero

Il pepe nero è un valido alleato della linea: aiuta a bruciare e grassi e a previene la formazione di cellule adipose

 Per mantenersi in forma, per ritrovare quella che nel comune pensare è definita come “linea perfetta”, ovvero per bruciare in modo mirato i grassi in eccesso, si è disposti a tutto, anche a rinunciare ai più piccoli piaceri della tavola. Ma, non tutti sanno che, il pepe nero, presente in tantissime pietanze, quelle che vengono definite proprio come dannose in termini di peso, aiuta proprio ad eliminare i grassi in eccesso, senza troppa fatica.

Mantenere una forma fisica perfetta è molto difficile e tale epica impresa assume una dimensione degna di essere raccontata nei grandi classici del mito greco, quando si va più in là con l’età. Cosa fare? È davvero necessario rinunciare a tutto, diventando schiavi di un pensiero fisso che limita qualsiasi libertà culinaria? No, basta mangiare sano, praticare sport e, magari, stare attenti a quelle che sono le nascoste virtù benefiche di molti cibi.

Dalla Sejong University della Corea del Sud, giunge a noi una notizia molto gustosa: il pepe nero, utilizzatissimo in cucina e troppo spesso etichettato come alimento dannoso, è utilissimo per perdere peso. Infatti, questa spezia è in grado di tenere a bada i grassi e di prevenire la formazione di nuove cellule adipose.

Ecco i benefici del pepe nero

Come riesce il pepe nero ad accelerare la naturale azione brucia grassi? Il merito va alla piperina, sostanza in esso contenuta e che dona quel sapore pungente, tanto amato da milioni di persone. Il pepe nero per dimagrire è utilizzato anche in specifici integratori termogenici, i quali stimolano il metabolismo, trasformando il corpo umano in una vera e propria stufa, che genera calore soprattutto a livello dei tessuti adiposi.

La piperina si presenta, quindi, proprio come la perfetta sostanza (naturale) che spinge tali processi brucia grassi, ottenendo risultati ancor più veloci e sorprendenti.

Tante sono le proprietà terapeutiche e, quindi, i benefici del pepe nero, ma due sono le caratteristiche principali, punti cardine dello studio coreano di cui prima. Oltre che accelerare il metabolismo, il pepe nero favorisce il normale processo digestivo, fornendo un valido aiuto nell’assorbimento intestinale dei nutrienti.

Lo studio

I ricercatori coreani sono partiti proprio da quanto detto in precedenza, cercando di capire in che modo la piperina riuscisse ad eliminare il grasso in eccesso e a bloccare la formazione di nuove cellule adipose.

Questa particolare sostanza contenuta nel pepe nero riesce ad interferire in modo diretto proprio con i geni che portano alla formazione del tessuto adiposo: insomma, riesce a convincere (non si sa se con le buone o con le cattive) tali geni a bloccare la loro normale azione. Inoltre, la piperina è in grado di scatenare una potente reazione a catena dal punto di vista metabolico, utilissima per il controllo dei grassi.

Il pepe nero, da molti condannato, si prende la sua rivincita: gli estratti della piperina rappresentano quanto di più utile esiste in natura per la creazione di rimedi molto efficaci contro il sovrappeso e l’obesità.

Una sostanza davvero molto vivace: una vera e propria peperina, anzi piperina!

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Sempre più persone sono affette da disturbi alla vista: ecco come allontanare il rischio di miopia, godendosi il panorama.

Sempre più persone soffrono di disturbi alla vista e i dati sono davvero preoccupanti per gli anni a venire: trattasi di un trend negativo, dominato dalla miopia.

Problemi non più legati soltanto all’età, ma la miopia colpisce sempre più persone, soprattutto tra i giovanissimi, nonostante le continue campagne di prevenzione.

Perché, oggi, questa particolare patologia, caratterizzata in molti casi dalle miodesopsie, si sta espandendo a macchia d’olio?

I fattori sono tanti: le cattive abitudini di vita, le quali hanno preso piede con la nuova smart society, che ruota attorno alle nuove tecnologie, mettono in serio pericolo la salute dell’occhio. Passare tante ore al computer, davanti ai videogame, ovvero stare chinati con lo sguardo impresso sul display dello smartphone, sono tutti comportamenti sbagliati, che affaticano l’occhio e lo danneggiano, portando, nella maggior parte dei casi, alla miopia. Infatti, mettere a fuoco gli oggetti a distanza ravvicinata, in condizione di luce artificiale per molte ore, impedisce il corretto sviluppo del sistema visivo.

Cattive abitudini che si traduco anche in meno tempo trascorso all’aria aperta: spegnere il dispositivo elettronico tanto amato, ormai compagno fedele di una quotidianità sempre più tech, e trascorrere delle ore all’aria aperta sarebbe il miglior modo per tenere lontana la miopia.

La miopia si combatte all’aperto

Sulla rivista Ophthalmology è stato recentemente pubblicato uno studio, anzi una vera e propria previsione: nel 2050 una persona su due sarà affetta da miopia.

Un dato davvero preoccupante, soprattutto per i più giovani, che forti del oro ottimismo e della loro salute di ferro, troppo spesso ignorano le conseguenze del cattivo uso dei moderni dispositivi e dei benefici di una sana passeggiata all’aria aperta.

I fattori ambientali, secondo gli scienziati, sono decisivi: più i bambini trascorrono del tempo all’aperto, meno alto è il rischio di contrarre la miopia, anche in casi in cui si parla di ereditarietà. Non è una cura, ma un sano modo di prevenire questo specifico disturbo visivo.

Quindi, l’esposizione alla luce naturale per diverse ore al giorno, non solo aiuta ad abbassare il rischio di contrarre questa malattia, ma anche a costruire degli alti ostacoli per rallentare la sua corsa nei soggetti già miopi.

Nonostante i nostri cattivi stili di vita e un accentuato menefreghismo per la nostra salute (a tutti i livelli) e per ciò che ci circonda, la natura si prodiga ancora per rendere la nostra vita migliore, cercando di regalarci sempre ciò che di meglio c’è.

La luce naturale diurna come naturale medicina: sfruttiamola!

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Il sonno è un momento importante e va vissuto nel migliore dei modi. Una buona e sana dormita aggiusta l’umore, permette al corpo di riprendersi dalla spossatezza accumulata durante il giorno, scarica lo stress ed evitare anche alcuni disturbi alimentari (eh sì!).

 

Tra i fattori che meglio aiutano a conciliare il sonno, un ruolo importantissimo viene giocato dal materasso. Un buon materasso, adatto alle nostre esigenze, ci permetterà di dormire sonni tranquilli, riprendere le energie, sconfiggere mal di testa cronico ed al contempo migliorare (o quanto meno non aggravare) eventuali disturbi posturali. Va quindi scelto con attenzione: la regola del non accontentarsi facilmente, qui è sacrosanta.

Come scegliere?

Primo: il materasso deve adattarsi a chi lo utilizza. Alcuni preferiscono materassi rigidi, altri soffici, chi soffre il freddo e quindi predilige materassi avvolgenti e caldi, chi invece soffre il caldo e quindi sceglie materassi a molle insacchettate rivestiti in materiali confortevoli; c’è chi soffre di lombalgia, per fare un esempio, e quindi ricerca un materasso adatto al suo problema. E poi va da sé che deve essere antiacaro, antiallergico, antibatterico, ecologico, per non parlar poi del prezzo. Insomma, le caratteristiche da considerare sono molte.

Da questo, si può altresì dedurre che non esisterà mai un materasso che si adatti completamente alle nostre richieste, ma fin dove sia possibile, è bene provare a cercare.

Ricapitolando, innanzitutto si considerino le caratteristiche personali che fan sì che un materasso sia differente da un altro. Un buon materasso dovrebbe permettere di non sacrificare le ore di sonno seguendo le preferenze individuali.

Secondo: deve sostenere il corpo in una posizione neutra, che ne segua le curvature naturali ben distribuendo la pressione esercitata dal peso corporeo (va quindi anche preso in considerazione il proprio peso). Se troppo rigido il materasso solleciterà eccessivamente alcune parti del corpo costringendoci ad una posizione non corretta. Al contrario, se troppo morbido, i punti di pressione del nostro corpo il supporto adeguato, lasciandoci spossati al mattino. Per tale ragione è sempre meglio adottare materassi ergonomici, capaci di adattarsi facilmente alle forme naturali del nostro corpo. Tuttavia, un materasso sufficientemente rigido è da consigliarsi a quanti soffrono di lombalgia.

Quindi la seconda regola è quella di trovare un buon materasso che dia corretto sostegno alla schiena.

Terzo: quello giusto è quello sul quale non si sente alcuna pressione; si deve aver la sensazione di galleggiare in aria. Questo è anche il modo per capire se è tempo ormai di cambiare o meno il nostro vecchio materasso. Secondo gli esperti occorre sempre provare, prima dell’acquisto, rimanendo 10 minuti stesi sul materasso. Se ci si alza senza alcun dolore allora è stato trovato il materasso giusto.

Materassi a molle

I materassi a molle, come dice il nome stesso, sono strutturati su di una serie di molle affiancate l’una all’altra e rivestite di materiali spugnosi e tessuto. Sono attualmente i più diffusi e ne esistono di due tipi: materassi a molle tradizionali (o ortopediche) e materassi a molle insaccate. La variante ortopedica è quella maggiormente presente nelle nostre case; la loro struttura permette una buona ventilazione interna ed offre un buon sostegno alla schiena (soprattutto per chi ha una corporatura robusta). Il materasso a molle insaccate, invece, rappresentano la scelta ideale per chi vuole dormire su un materasso privo di elementi rigidi. Grazie alle sue qualità ergonomiche ben si adatta alle forme del corpo di chi vi riposa e le sue molle ne seguono in piena autonomia la postura; in pratica si adatta al corpo del dormiente.

Nella maggior parte dei casi non v’è rapporto diretto qualità/prezzo, pertanto è possibile trovare questo tipo di materassi anche a prezzi stracciati. Tuttavia occorre fare attenzione ed evitare modelli troppo economici, facili ad affossarsi nel tempo.

Materassi memory foam

I materassi Memory Foam sono realizzati con strati di schiuma (foam) di diverse densità che rispondono oltreché al peso anche alla temperatura corporea; il calore corporeo ammorbidisce il foam facendo sì che questo si adatti nel migliore dei modi alle forme del nostro corpo. Una volta utilizzato, però, questo materasso riprende gradualmente la sua forma originale, garantendone le future prestazioni nel tempo. Offrendo un adeguato sostegno alla schiena, grazie alla consistenza rigida, contribuisce ad alleviare piccoli fastidi alla schiena, agevola il rilassamento dei muscoli e nervi, eliminando contratture e tensioni e il senso di stanchezza che si prova al risveglio quando non si è riposato bene. In fine è ultratraspirante ed impedisce il proliferare di acari o l’accumularsi di polvere.

Lo svantaggio principale del Memory Foam deriva proprio dalla sua caratteristica principale: poiché sensibile al calore per adattarsi alle forme del corpo, difficilmente disperderà il calore stesso procurando notevole caldo nel dormiente (e quindi sconsigliato a chi soffre molto il caldo).

Materassi in lattice

I materassi in lattice sono realizzati in gomma naturale o sintetica, sono molto elastici e ben si adattano al profilo del corpo, favorendo un rilassamento totale della muscolatura e migliora la circolazione sanguigna. Inoltre permette alla colonna vertebrale di mantenere una linea corretta durante le ore di sonno, impedendo il sorgere di mal di schiena al risveglio. Il lattice è un materiale traspirante dunque impedisce il formarsi di acari, muffe e l’accumulo di polvere ed ha anche proprietà battericide; è anche ecologico in quanto prodotto vegetale, riciclabile e biodegradabile.

La rigidità del lattice però non è sempre apprezzata da tutti, quindi se si gradisce un modello più morbido il lattice non è il materasso più adatto.

Materassi gonfiabili

I materassi gonfiabili, in fine, adottano camere piene d’aria in sostituzione delle molle, coperte da uno strato di schiuma. Il loro uso è per lo più rivolto a persone con lesioni al midollo spinale, costretti a letto per tempi molto prolungati. Li si può regolare sì che non esercitino per troppo tempo pressione sullo stesso punto del corpo, evitando il formarsi di lesioni cutanee in pazienti immobilizzati.

Il difetto maggiore di questo modello sta proprio nella difficoltà, talvolta, che si incontra nel regolare l’aria all’interno delle camere.

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Riceviamo e pubblichiamo:

E' con piacere che vi comunico che si terrà presso la Terrazza del Lido Azzurro, sul Lungomare di Amantea, in data 23 luglio 2016 alle ore 20.00, un incontro divulgativo sul tema dell'obesità e delle malattie correlate dal titolo "L'evoluzione umana passa per l'obesità.

 

Alimentazione e Chirurgia Bariatrica Metabolica a confronto per risolvere il problema obesità."


Prima della discussione i partecipanti interessati saranno valutati gratuitamente attraverso la raccolta di dati clinici (pressione arteriosa, frequenza cardiaca, peso ed altezza con calcolo del body mass index, percentuale di massa grassa, circonferenza addominale, anamnesi personale e familiare) che attentamente elaborati potranno fornire il proprio fattore di rischio per eventi cardiovascolari.

 

 

Durante l'incontro verranno trattati in maniera chiara, semplice e comprensibile i temi caldi legati all'obesità, in particolare gli aspetti legati alle malattie correlate ed loro risoluzione: da uno stile di vita adeguato alla chirurgia dell'obesità.
L'incontro è organizzato dal Dr. Francesco Caruso, medico-chirurgo - specialista in chirurgia dell'apparato digerente ed endoscopia digestiva - dirigente medico in chirurgia generale, oncologica, mininvasiva, e dell'obesità presso il Policlinico San Marco di Bergamo – Gruppo San Donato. Parteciperanno all'incontro diversi specialisti in materia di alimentazione e patologie correlate all'obesità.

 

Un ringraziamento speciale ai proprietari ed allo staff del Lido Azzurro che si sono dimostrati immediatamente sensibili al tema e disponibili ad ospitare l'incontro.
L'evento è gratuito, autofinanziato ed aperto a tutti gli interessati. Non ci saranno raccolte fondi. Ai partecipanti sarà offerto un buffet di benvenuto.

Domani 18 novembre presso il Dipartimento della salute in Catanzaro si terrà l’incontro con il DG Riccardo Fatarella nel corso del quale sarà chiesto di mantenere il laboratorio di analisi cliniche, il potenziamento della rete specialistica e la istituzione della Casa della salute.

 

Questa è la mia proposta di nota esplicativa:

“La Calabria è l’ultima regione italiana per PIL e per reddito medio, la prima per “evasione” sanitaria.

La Calabria , secondo i dati diffusi in questi giorni, è l’ultima regione italiana nella classifica dei Lea (Livelli essenziali di assistenza) avendo conquistato nel 2014 la maglia nera che apparteneva alla Campania .

Questa la graduatoria che mostra crudamente la verità della sanità calabrese.

1° - Toscana 217 (nel 2013  214, 1°)                         2° - Emilia Romagna 204 (204, 2°)
3° - Piemonte 194 (201, 3°)                                       4° - Liguria 194 (187, 6°)
5° - Lombardia 193 (187, 6°)                                    6° - Marche 192 (187, 4°)
7° - Veneto 189 (190, 5°)                                          8° - Basilicata 177 (179, 12°)
9° - Sicilia 170 (165, 9°)                                            10° - Umbria 165 (179, 8°)
11° - Abruzzo 163 (152, 10°)                                    12° - Puglia 161 (134, 15°)
13° - Lazio 154 (152, 11°)                                         14° - Molise 148 (140, 13°)
15° - Campania 139 (127, 16°)                                  16° - Calabria 131 (135, 14°)

Non c’è (ancora) o comunque non è pubblica la graduatoria dei LEA tra distretti ed all’’interno dei distretti tra le distinte aree territoriali.

Se ci fossero queste graduatorie potremmo avere la conferma che il comprensorio di Amantea è l’ultimo in Calabria per servizi sanitari.

Ovviamente, ove siano o saranno redatte e pubblicate le graduatorie alle quali facciamo riferimento, siamo pronti a leggere ed a valutarle.

Questa di ultimi tra gli ultimi è una condizione illegittima ed una situazione vergognosa.

Siamo, cioè, in presenza di disparità inaccettabili .

Disparità che hanno determinato , oggi consapevolmente, la forte reazione sociale scattata in questi ultimi giorni dopo anni di spoliazione e depauperamento del Poliambulatorio, cioè della unica struttura sanitaria rimasta dopo la scomparsa dell’Asl di Amantea e del Distretto di Amantea.

Una disparità che il commissario Scura, emissario inviato “dai potenti re d’Italia” per porre rimedio alle condizioni vergognose della sanità calabrese, voleva, e vuole, aumentare proponendo, con violenza ingiustificata ed inaccettabile abuso, la chiusura del laboratorio pubblico di analisi cliniche , che è una delle poche cose che funzionano , a dispetto di tutto.

E così centinaia di cittadini ed associazioni dei comuni dell’ex distretto di Amantea( Amantea, Aiello calabro, Cleto, Serra d’Aiello, San Pietro in Amantea, Lago, Belmonte Calabro, Longobardi, Fiumefreddo Bruzio) , in rappresentanza dei circa 30mila abitanti residenti e, nel caso, delle altre decine di migliaia dei comuni della provincia di Catanzaro, hanno promosso la rete della salute che oggi è a questo tavolo, per difendere gli utenti, in sostituzione di una politica per lo più disattenta, inane, parolaia e senza spina dorsale.

Siamo qui per dire basta al saccheggio dei servizi sanitari dal comprensorio di Amantea.

Per dire basta alla disattenzione degli amministratori e dei governatori passati.

Per dire basta alla supponenza dei tecnici.

Siamo qui per ricordare gli elementi della nostra rivendicazione sociale:

-conservazione e potenziamento del laboratorio di analisi cliniche, che, lo ricordamo, serve anche una parte della popolazione dei comuni della provincia di Catanzaro ;

-completamento quali-quantitativo della rete degli specialisti atta a dare risposta in tempo reale alle esigenze della popolazione del comprensorio che-va ricordato- durante l’estate raddoppia la richiesta di prestazioni.

-eliminazione della impossibili liste di attesa anche previa dotazione delle attrezzature necessarie e/o sostituzione di quelle carenti od obsolete ;

-attivazione della casa della Salute, in luogo del Poliambulatorio.

Non essendo dotato questo territorio né di ospedale, né di casa di Cura, si impone, infatti, una più che qualificata medicina preventiva atta a ridurre:

- la ospedalizzazione;

-la evasione ospedaliera extra regionale;

-il ricorso ai medici privati, peraltro mancanti;

-i costi di movimento sul territorio che devono sopportare le famiglie di questo ambito territoriale.

Incredibile che non si comprenda che una insufficiente medicina preventiva crea danni anche irreversibili alla salute dei nostri amministrati e che non si comprenda come questa condizione muova verso la ospedalizzazione, anche extra regionale .

Impossibile che non si comprenda che una insufficiente medicina specialistica sul territorio crei non solo danni anche irreversibili alla salute dei nostri amministrati e spinga da un lato al ricorso ai privati con depauperamento dei servizi pubblici che tutti noi dovremmo essere qui a rappresentare ed a difendere, a maggiori costi di movimento sul territorio, se non ad evasione territoriale anche per la specialistica.

Sappiamo che la attuale struttura nelle more del suo previsto completamento strutturale può essere flessibilizzata ad un appropriato uso per l’invocato completamento e potenziamento del poliambulatorio nell’attesa della esecuzione dei lavori onde la attuazione della invocata Casa della salute.

Registriamo una intensa consapevolezza sociale verso la Casa della salute , consapevolezza che ha determinato una prima straordinaria presenza nell’incontro del 21 ottobre scorso dal quale è nato questo di oggi.

Una consapevolezza che è stata percepita dal dr Riccardo Fatarella che in questa occasione ringraziamo pubblicamente.

Una consapevolezza che continua a crescere soprattutto quando è proprio il dr Fatarella a dichiarare che “ c'è una scarsa attenzione ai servizi territoriali anche se c'è stato un lieve miglioramento sottolineato anche dal rapporto del ministero”. 

Una consapevolezza che ha sollecitato i tecnici della Rete per la salute, che come noto annovera la adesione di oltre settanta associazioni del comprensorio di Amantea, i quali hanno pronto un modello evoluto di casa della salute che può diventare spendibile per la intera regione.

Osserviamo che la mobilità extraregionale ha un costo circa 240 milioni di euro all’anno, di cui 86 milioni di euro annui relativi alla ASP di Cosenza.

Parliamo di una mobilità extra regionale che interessa circa 23mila pazienti.

Quasi un quarto dei costi di mobilità riguardano il tirreno cosentino ( parliamo di 19.149.150,00 euro) e quasi un quarto del trasmigranti ( 5772) sono del distretto del Tirreno, segno palese della insufficienza della sanità del tirreno cosentino di dare risposta alle esigenze della popolazione di questo territorio, che, invece,   sotto il profilo residenziale è meno di un sesto della intera provincia!

Ed è da supporre che non sarebbero meno drammatici i dati della migrazione specialistica, soprattutto per quanto riguarda Amantea.

Purtroppo i dati non sono stati diffusi per cui sembra di essere qui a parlare di aria fritta.

Ambedue le migrazioni , come detto, determinano insostenibili costi di movimento per la popolazione tanto più in un territorio che non ha mezzi di linea che aiutino i pazienti nei loro viaggi per cui spesso la gente non si cura.

E’, tra l’altro, il caso delle persone anziane che vengono invitate ad eseguire mammografie di controllo nel lontano ospedale di Cetraro che non è nemmeno servito da mezzi pubblici di linea!

Una vergogna per il tecnico che lo ha ipotizzato, una vergogna per il politico che lo permette!.

A queste condizioni inaccettabili occorre porre fine definitivamente ed immediatamente.

Nel ricordare che Amantea, diversamente da Paola, Cetraro e Praia a mare, non colse la opportunità del finanziamento, concesso a fine anni sessanta dall’onorevole Giacomo Mancini, di un proprio ospedale, ed oggi ne paga amaramente le conseguenze in termini di qualità dei servizi sanitari, vogliamo augurarci che oggi la classe politica sia migliore di quella precedente ed operi l’ invocato riequilibrio territoriale dei servizi sanitari.

Tutto oggi nasce da questa parola riequilibrio dei servizi , riequilibrio dei diritti.

A Lei dr Fatarella ed al Presidente Oliverio formuliamo questa richiesta fermo restando che saremo sempre più pronti a muovere su questa intrapresa.

Giuseppe Marchese

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Poliambulatorio di AmanteaAMANTEA (CS)  Si è svolto in data 29 ottobre l’incontro della Rete comprensoriale “Difendiamo la Salute”,  un’assemblea partecipata anche grazie alla crescita quotidiana delle adesioni. Durante i lavori è stata individuata la delegazione che farà parte del tavolo tecnico – che si insedierà lunedì 16 novembre presso il Dipartimento Salute della Regione Calabria, diretto dal Prof. Fatarella –  conquistato dalla Rete per discutere del potenziamento dei servizi sanitari, del completamento funzionale della struttura e dell’assegnazione al Comprensorio di Amantea di una “Casa della Salute”.

La delegazione – rappresentativa di tutte le realtà facenti parte della Rete – è composta da: Francesco Masotti, Enzo Giacco, Egidio Viola, Laura Pagliaro, Carmela Franco, Antonella Mazzotta, Giuseppe Sconza Testa, Salvatore Amendola, Domenico Vellone, Giuseppe Marchese.

Durante l’incontro è stato rinnovato l’appello  - rivolto ai sindaci e ai Consigli Comunali – concernente l’approvazione del documento della Rete in tutte le realtà territoriali dell’ex Distretto Sanitario.

L’assemblea ha deliberato, inoltre, una serie di incontri da promuovere nei paesi del Comprensorio che saranno utili per presentare la piattaforma rivendicativa della Rete e offrire un quadro di riferimento informativo sulla “Casa della Salute”. Il primo incontro si terrà a Lago nella prima settimana di novembre.    

Pubblicato in Primo Piano

Finalmente la Chiesa si preoccupa dei bisogni dei calabresi.

Forse è un effetto del corso avviato dal nuovo papa Francesco Bergoglio. Comunque sia , era ora!

Il tema è stato la difesa dell'ospedale di Locri.

Ed a Locri il vescovo mons. Francesco Oliva ha dichiarato «E' un bene che ci appartiene, un diritto di civiltà che nessuno può toglierci. Difendiamolo e non rassegniamoci. Aderiamo e partecipiamo compatti alla manifestazione in difesa dell’ ospedale contro tagli e ridimensionamenti. Ci saremo per dire: abbiamo una dignità, che nessuno ci può togliere».

Poi il Presule ha continuato: «Locride rialzati e cammina. Difendi la tua dignità. Difendila di fronte ad ogni tentativo di usurpazione dei diritti che ti spettano. Non rassegnarti quando questi vengono negati: il lavoro da diritto diviene privilegio di pochi, le famiglie sono abbandonate a se stesse, i giovani fuggono in cerca di un destino migliore e tanti nostri borghi, di rara bellezza, si spengono nel loro isolamento. Difendiamo anzitutto il primario diritto alla salute».

Ed allora l’invito al presule ionico di venire ad Amantea.

“Monsignore, per favore, può venire a svegliare anche gli amanteani ai quali vogliono togliere non l’ospedale che non c’è , ma addirittura il laboratorio di analisi?

Monsignore può venire ad Amantea per chiedere che sia acquistata la nuova MOC, che sia acquistato un nuovo mammografo, che sia sostituita la otorina che dopo 30 anni è andata in pensione?

Ha ragione monsignor Oliva , il diritto alla salute è un diritto irrinunciabile ma sembra che i politici e i loro scherani non se ne curino ed in nome della nuova religione chiamata “spending rewiew” oltraggiano il nostro popolo inerme e da sempre abituato a soffrire in silenzio .

Allora venga ad Amantea a spiegare agli amanteani che difendersi e difendere i propri servizi soprattutto sanitari è un dovere civico irrinunciabile”

E pensare che un tempo calabrese era sinonimo di brigante!

Giuseppe Marchese

gb morelliUn’esperienza pilota che ben presto diventerà modello di riferimento per le amministrazioni locali.

 

Il comune di Amantea ha definito l’adesione al progetto “Ponte regionale”: un servizio finalizzato ad abbattere le barriere della comunicazione tra sordi e udenti. Per rendersi conto delle difficoltà che possono insorgere in questo delicato rapporto è sufficiente pensare alle problematiche che possono sopraggiungere nella semplice richiesta di un certificato o nell’esplicazione ad un dipendente dell’ente di una determinata argomentazione.

Il servizio “Ponte” è stato pensato e realizzato a tale scopo ed è accessibile tramite sms, posta elettronica, messenger ed altri canali di comunicazione che consentono a questi due mondi di interfacciarsi senza alcuna difficoltà.

«Presso il comune di Amantea – sottolinea il vice sindaco Giovanni Battista Morelli che detiene anche la delega in materia di servizi sociali – verrà realizzata una postazione fissa che, grazie alla moderna tecnologia, è in grado di ricevere le richieste del soggetto non udente traducendola poi ai vari uffici per fare in modo che essa venga evasa nel più breve tempo possibile. La persona sorda si metterà in contatto con il servizio ponte indicando all'operatore chi desidera contattare. Quest’ultimo, praticamente in tempo reale, chiamerà la persona o l'ufficio richiesto, traducendo in voce quanto il non udente indica tramite i servizi di messaggeria». «Chiaramente – spiega lo stesso vice sindaco – il progetto inizierà in via sperimentale, ma l’auspicio è che esso possa diventare un servizio stabile a disposizione dell’intera comunità, non solo amanteana. È la prima volta che tale piano viene realizzato a livello regionale ed è la prima volta che esso assume i tratti di un vero e proprio programma di assistenza sociale. Del resto l’esecutivo guidato dal sindaco Monica Sabatino è in prima linea per consentire l'abbattimento, almeno parziale, della barriera della comunicazione che ostacola la normale vita delle persone sorde».

Gli addetti che assumeranno le funzioni di ponte, saranno presenti sia presso il palazzo municipale di corso Umberto I, sia presso la delegazione di Campora San Giovanni, secondo orari e turnazioni che saranno pubblicati sul sito istituzionale dell’ente locale (www.comuneamantea.gov.it). Gli operatori in questione, che svolgeranno attività di stage e non presentano oneri a carico dell’ente, fanno parte di un percorso di formazione definito in collaborazione tra l’amministrazione provinciale di Cosenza e la “AG Formazione”, ente accreditato dalla Regione Calabria, diretto da Francesco Genovese, con sede a Paola (Cs). L’intero progetto è stato strutturato grazie alle competenze e disponibilità di Alessia e Loredana Mendicino che da anni, grazie ad una profonda conoscenza del linguaggio dei segni, si adoperano per ridurre sempre di più i disagi che i non udenti inevitabilmente avvertono.

Comunicato comune di Amantea.

Linda Morelli 2Il malato di Celiachia è una persona del tutto normale con standard di vita elevatissimi che deve però affrontare questa patologia soprattutto dal punto di vista alimentare.

Partendo da questo presupposto si è svolto ad Amantea, presso il centro congressi del Mediterraneo Palace Hotel, un corso di formazione dedicato non solo agli operatori della ristorazione ed agli albergatori, ma anche a coloro che direttamente e indirettamente devono rapportarsi con questa malattia. L’appuntamento in questione è stato organizzato dalla Regione Calabria e dall’Asp di Cosenza ed ha visto tra i principali relatori Francesco Dignitoso, dirigente dell’Unità operativa “Igiene, alimenti e nutrizione” del distretto Tirreno, Dario Macchioni, responsabile ufficio “Igiene e bevande Regione Calabria” e Antonio Cantaffa, referente dell’”Associazione italiana celiachia”.

Nel corso della sua relazione, chiara ed esauriente, Dignitoso ha messo in rilievo le problematiche di questa patologia che cresce di anno in anno e che coinvolge un numero sempre maggiore di utenti, con gravi ripercussioni sul sistema sanitario nazionale. «Da questo punto di vista – ha aggiunto il dirigente medico – è necessario conoscere nel dettaglio le conseguenze di questa malattia, allo scopo di prevenirle, rispettando una dieta ad hoc e dando modo agli operatori della ristorazione di creare dei piatti che consentano al celiaco di svolgere la propria vita sociale in tutta tranquillità. La celiachia, infatti, è un’intolleranza alimentare permanente al glutine e colpisce in media una persona su cento. Il glutine è una sostanza contenuta nei chicchi di avena, frumento, farro, kamut, orzo, segale, spelta e triticale che vengono utilizzati per produrre alimenti di uso quotidiano: pane, cereali da colazione, pasta, pizza, pasticcini, biscotti, ma anche prodotti a base di carne, salsicce e hamburger. La celiachia non deve rappresentare una condizione di inferiorità: il celiaco non è figlio di un dio minore ecco perché la collaborazione degli operatori della ristorazione è di primaria importanza. Tocca a loro e alla loro competenza strutturare menu alternativi che possano consentire al celiaco di mangiare fuori casa o di recarsi con tranquillità ad un ricevimento nuziale».

Anche il comune di Amantea ha colto questa sfida. Al corso di formazione, infatti, hanno partecipato il presidente del civico consesso con delega alle mense scolastiche Ermelinda Morelli ed i cuochi che preparano i pasti per gli alunni delle scuole. «Il nostro personale – ha spiegato la Morelli – è stato adeguatamente formato per rispondere a questo tipo di esigenza. Purtroppo un caso su due di celiachia non viene diagnosticato, appare dunque essenziale per un ente pubblico essere preparati sulle metodologie di preparazione dei piatti e sugli alimenti da utilizzare. Un motivo in più per garantire ai genitori dei bambini che frequentano la scuola la tranquillità che deriva dall’affidare i propri figli ad una struttura pubblica. Personalmente farò tesoro di quanto appreso, facendomi a mia volta portatrice delle indicazioni apprese durante il corso. Mai come in questo caso è corretto dire che è la conoscenza a fare la differenza».

Comunicato stampa comune di Amantea

Pubblicato in Calabria
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