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Gioacchino Lorelli-300x225Con ordinanza numero 21 del 13 giugno corrente anno il Sindaco di San Pietro in Amantea, Gioacchino Lorelli, ha firmato un'ordinanza con l'obbligo da parte dei proprietari di immobili e di abitazioni a comunicare al comune l'arrivo, anche per brevi periodi, di ospiti provenienti da fuori regione.

Di seguito il testo dell'ordinanza.

il sindaco di San Pietro in Amantea "ordina a tutti i cittadini residenti in San Pietro in Amantea, proprietari di immobili e locatari immobili presenti sul territorio comunale di comunicare al Comune oltre che alla Questura di Cosenza la locazione, anche per breve periodo, di unità abitative oltre che delle identità degli inquilini, anche se familiari, al fine di un adeguato controllo nel rispetto delle norme igienico-sanitarie e comportamentali di contrasto alla diffusione del sars COV 2 fissato dal Ministero della Salute è dalle autorità regionali all'indirizzo di posta elettronica Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. utilizzando il modello unico scaricabile sul sito web dell'ente www.sanpietroinamantea.it

inoltre il sindaco di San Pietro in Amantea ordina ai cittadini, non residenti, proprietari di immobili che rientrano per le ferie e locatari immobili propri sul territorio comunale l'obbligo di comunicare al Comune oltre che alla Questura di Cosenza il loro arrivo e/o le persone alloggiate nel proprio immobile, anche se familiari, o la locazione anche di piccole unità abitative e l'identità degli alloggiati nel proprio immobile, anche se familiari, e degli inquilini, , al fine di un adeguato controllo nel rispetto delle norme igienico-sanitarie e comportamentali di contrasto alla diffusione del sars COV 2 fissato dal Ministero della Salute è dalle autorità regionali all'indirizzo di posta elettronica Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. utilizzando il modello unico scaricabile sul sito web dell'ente www.sanpietroinamantea.it

Pubblicato in Politica

salvinoAl Commissario Regionale Cristian Invernizzi

Al Segretario Nazionale Matteo Salvini

Gentilissimi,

con la presente comunico il mio addio alla Lega. Non posso sentirmi rappresentato da un leader che tenta di annullare con l’uso costante dei social, disertando le sedi istituzionali, i presidi di democrazia che rendono l’Italia forte, unica e coesa. C’è un momento in cui la campagna elettorale deve conoscere la parola fine e lasciare il passo al confronto e alla discussione. Nella mia seppur breve permanenza non ho riscontrato nella Lega nessuno di questi elementi. Ci sono già stati esempi di “uomini soli al comando” e la storia insegna che non sono di certo questi i modelli da seguire”.

La Politica, quella autentica non può basarsi su slogan ad effetto, su post sulle reti sociali o su aperitivi consumati in spiaggia. Esiste una liturgia democratica che merita rispetto e considerazione ed esiste anche un rapporto analisi – proposta che non può essere ignorato o calato dall’alto.

Non si possono invocare “pieni poteri”: perché ciò colliderebbe frontalmente con l’egregio lavoro svolto dai nostri padri costituzionalisti che hanno espresso i desideri e la volontà di una popolazione ferita che guardava alla rinascita e allo sviluppo. Non si possono chiedere “pieni poteri”, evocando un decreto adottato dal parlamentotedesco nel 1933, che determinò l’avvio della dittatura nazista. Ciò che Papa Giovanni Paolo II definì, a ragione, il “male assoluto”. Ma nel mio addio non c’è solo una valutazione ideologica. Anche i contenuti, pochi per la verità, offerti al dibattito penalizzano le regioni del Sud e, di conseguenza, coloro che vivono queste realtà. Il regionalismo differenziato, così come concepito dalla Lega, va a toccare le fasce più povere: chi ha di più avrà sempre di più e chi ha di meno avrà sempre meno. È innegabile che questo provvedimento, basato sulla (il)legittima richiesta di autonomia da parte di tre delle più ricche regioni del Paese, penalizza i territori più poveri. Non dobbiamo dimenticare, e lo ricordiamo ogni giorno sulla nostra pelle, il divario che esiste tra l’area settentrionale e quella meridionale dello Stivale. Un divario che si evince nella sanità, nei trasporti, nella scuola, nelle politiche sociali. Per la Calabria in particolare, al danno del minore sviluppo si aggiungerà anche la beffa di vedersi ridurre i diritti di cittadinanza già precari, per via delle minori entrate fiscali dovute agli alti tassi di disoccupazione e alla fragilità del tessuto produttivo. Una prospettiva inaccettabile, come quella che negli anni 60/70, divise il mondo del lavoro in lavoratori di serie A e di serie B, che finirebbe per allargare il solco fra la parte ricca e quella meno ricca del Paese. Senza lo sviluppo del Sud per l’Italia non c’è un futuro.

Ed è proprio sulla Calabria che Matteo Salvini e la Lega hanno dimostrato una totale assenza di considerazione. Siamo alla vigilia di una competizione elettorale importante e le uniche dichiarazioni fatte su tale tema riportano testualmente: “stiamo lavorando al progetto Calabria, prima che ai nomi”. Come si può dare forma e sostanza ad un progetto senza i “nomi” di chi lo dovrà realizzare. Prima si devono individuare le persone e poi fare un programma. Se fosse vero il contrario è come costruire una casa senza un ingegnere che ne curi il progetto. Tutto verrebbe confezionato a monte: una sorta di prefabbricato strutturale di incarichi e funzioni. Andando nel merito: come si può edificare una “casa” se, ad oggi, non esiste una struttura di partito, nonostante il commissario Cristian Invernizzi sia stato nominato il 15 aprile. In quasi sei mesi le cose sono peggiorate e le divisioni sono evidenti. Ci sono persone in Calabria che avrebbero fatto molto meglio di lui. Ma le scelte dell’alto nella Lega sono quelle preferite: salvo poi chiedere a chi opera sul territorio voti e consensi che non possono essere più espressi per alimentare una macchina, ma per risolvere problemi.

                                         Il Sindaco di San Pietro in Amantea

Gioacchino Lorelli

Pubblicato in Primo Piano

rifiuti-1024x571Anche questa volta San Pietro in Amantea è al centro della cronaca locale perché nel comune verrà realizzata una discarica per il trattamento della frazione organica del rifiuto solido urbano. I commenti e le reazioni non si sono fatti attendere. Il Sindaco Gioacchino Lorelli smentisce la notizia:Mai verrà realizzata una discarica nel territorio di competenza comunale. Ma andiamo con ordine.

Ieri Tirreno News e Qui Cosenza hanno dato notizia che due Comuni della Provincia di Cosenza ospiteranno discariche ed eco distretto. Ne ha dato notizia il Sindaco di Rende, presidente dell’ATO rifiuti Cosenza, dopo l’incontro con i Sindaci della Provincia per fronteggiare l’emergenza rifiuti. Non tutti i Sindaci della Provincia erano presenti, solo 56 hanno partecipato all’assemblea. I 56, però, all’unanimità hanno votato le proposte per dare un nuovo corso alla gestione dei rifiuti nel cosentino. E’ stato scelto il Comune di Morano Calabro per accogliere e trattare la spazzatura dei 150 Comuni e la costruzione di una bioraffineria per trasformare la frazione organica in biogas. Per quanto riguarda il conferimento della frazione residue saranno realizzate due discariche e sono stati scelti due Comuni: Carpanzano e San Pietro in Amantea. A stretto giro di posta la notizia, come abbiamo visto, viene smentita dal Sindaco di San Pietro in Amantea:-Nessuna discarica verrà mai collocata nel territorio di competenza comunale.- Voglio sottolineare l’avverbio MAI, che vuol dire neanche una volta, in nessun caso. Ne prendiamo atto. Però ribadisce che di concerto con gli organismi regionali e con altre municipalità del comprensorio è stata data ampia disponibilità alla realizzazione di un impianto per il trattamento della frazione organica del rifiuto solido urbano. Benissimo, non ci sarà una discarica, ma certamente ci sarà un nuovo impianto. Non lo vogliamo chiamare DISCARICA? Lo chiamiamo Impianto? E quale sarebbe la differenza? Se non è zuppa, è pan bagnato. Sono sicuro che chi mi legge sa cosa vuol dire. Si dice riferito a cose o persone che sono pressappoco identiche. Voglio augurarmi che questa volta il Signor Sindaco non mi accusi di aver divulgato notizie false e tendenziose come ha fatto due anni fa quando scrissi che il Comune di San Pietro in Amantea era invaso dai cinghiali. Altro che invasione. I cinghiali scorazzano indisturbati nel territorio giorno e notte. Allora scrisse che era una invenzione e una opinione della mente illuminata del Prof. Gagliardi. Questa volta ho riportato la notizia data dal Sindaco di Rende. Non è dunque una mia invenzione o una mia opinione se il Sindaco ha affermato che in San Pietro in Amantea verrà realizzata una discarica per fronteggiare l’emergenza rifiuti della provincia di Cosenza. Doveva smentire il Sindaco di Rende che è il Presidente dell’ATO rifiuti. Mi fermo qui. Non ho nessuna intenzione di fare polemica. Voglio solo augurarmi che se ci sarà una discarica nel Comune di San Pietro in Amantea il Signor Sindaco abbasserà le tasse per la raccolta dei rifiuti solidi urbani.

Pubblicato in Belmonte Calabro

Il sindaco di San Pietro in Amantea sgombra il campo da ogni dubbio: nessuna discarica verrà mai collocata nel territorio di competenza comunale. “Di concerto con gli organismi regionali e con altre municipalità del comprensorio, è stata data ampia disponibilità alla realizzazione di un impianto per il trattamento della frazione organica del rifiuto solido urbano. Null’altro”.

«Nello specifico – aggiunge Gioacchino Lorelli, primo cittadino del centro collinare – San Pietro è stato inserito tra i destinatari del progetto denominato “Forum” che, dal punto di vista finanziario va a rivalersi sul “Por Calabria Fesr 2014- 2020”.

Il sito in questione sarà progettato dagli esperti del Consiglio Nazionale delle Ricerche e prevede, con l’ausilio di tecnologie innovative, di incentivare in maniera significativa e funzionale la riduzione dello smaltimento in discarica degli scarti di cibo e degli alimenti che potranno essere destinati a compostaggio, diminuendo così l’impatto ambientale da essi generati. L’obiettivo di questa iniziativa è agire in maniera consortile con gli altri comuni del comprensorio che hanno già aderito al progetto con delibera di consiglio per riutilizzare in maniera eco compatibile i materiali che, già per tradizione, nelle famiglie contadine, venivano destinati alla crescita degli animali domestici. Il sito potrà accogliere un’utenza di circa 30 mila abitanti».

Della realizzazione di questo progetto si è approfonditamente discusso nell’assemblea della cosiddetta Aro (Area raccolta ottimali) che ha avuto luogo lo scorso 5 settembre, su disposizione del presidente Roberto Perrotta, presso il comune di Paola.

«In quella riunione – conclude Gioacchino Lorelli - era presente il vice presidente dell’Ato (Ambito territoriale ottimale) di Cosenza Vincenzo Granata. Dove è stato verbalizzato che nel territorio di San Pietro in Amantea non sorgerà mai nessuna discarica» ma solo un sito di trattamento della FORSU in compost .

L’eco-distretto della Provincia di Cosenza, che presumibilmente si farà a Morano Calabro prevede l’ampliamento di discariche già esistenti e la costruzione di nuove ( ma non Sicuramente nel Territorio di San Pietro in Amantea), che dovrebbe risolvere l’annoso problema dello stoccaggio del pattume prodotto.

Una soluzione che potrà essere facilitata solo se di amplifica la capacità di riutilizzo e di riciclo.

È solo ed esclusivamente in questa direzione che il sindaco di San Pietro ha dato e confermerà il via libera.

San Pietro in Amantea li 17/09/2019        

                                                                                               IL SINDACO

                                                                                           Gioacchino LORELLI

Pubblicato in Basso Tirreno

VedutaIeri 29 maggio alcuni Professori della Università della Calabria hanno esaminato il voto dei calabresi nell’ultima consultazione elettorale di domenica scorsa. Sono arrivati a questa conclusione sconcertante:- I calabresi sin dal 2014 hanno sempre rincorso e premiato il nuovo-. E così è stato anche quest’anno. Il Prof. Antonio Costabile, ordinario di Sociologia Politica ha parlato di voto di scambio, di voto di appartenenza, di voto d’opinione, però anche di un voto che i sociologi definiscono a razionalità limitata. In questo Seminario dove c’era un folto e attento pubblico, tra cui il Presidente della Provincia di Cosenza Iacucci, candidato al Parlamento Europeo nelle ultime consultazioni, dove ha ottenuto un ottimo risultato, si è parlato anche di San Pietro in Amantea, piccolo Comune del Basso Tirreno cosentino, dove la Lega di Matteo Salvini ha ottenuto 132 voti cioè il 60% dei voti ed è risultato il Comune più leghista di Calabria. Congratulazioni. Davvero un bel primato e tutti ne siamo davvero orgogliosi. Come mai si sono chiesti i relatori che i cittadini del borgo abbiano votato in massa la Lega di Salvini? Nella lista leghista non c’era nessun candidato locale, eppure la Lega ottiene uno strepitoso successo. Il motivo? Io vi confesso francamente lo ignoravo. Ho appreso soltanto ieri sera che il Sindaco del mio paese Gioacchino Lorelli, che si era presentato nell’ultima competizione comunale con una lista civica, ha cambiato schieramento politico. E’ passato alla Lega di Salvini. Non commento. Non mi interessa. Ognuno è libero di fare ciò che meglio crede. Il Prof De Luca così ha detto:- Se un Sindaco ha tanta influenza, dobbiamo forse pensare che in molti non sappiano chi votare-. E’ la prima volta che capita, purtroppo, che i miei cari paesani non abbiano saputo chi votare. Da sempre San Pietro in Amantea è stato un feudo della Democrazia Cristiana (anno 1948 un plebiscito per l’On. Benedetto Carratelli, oltre 800 voti di preferenza) e poi dagli anni sessanta in poi con l’avvento del centro sinistra metà dei voti andavano alla Democrazia Cristiana e l’altra metà al glorioso Partito Socialista di Nenni e di Giacomo Mancini, di cui io, modestamente, facevo parte e ricoprivo la carica di Vice Sindaco. San Pietro in Amantea è stato sempre coerente ai suoi ideali e mai ha premiato il nuovo che avanza o è salito sul carro del vincitore o ha rincorso la novità del momento.

Pubblicato in Politica

Ci hanno inviato la foto di una porta con attaccate diverse e diverse mancate notifiche.

La porta sembra un albero di Natale.

Apprezziamo, comunque, il brillante lavoro fatto dal notificatore del Comune di San Pietro in Amantea.

Un notificatore che , probabilmente, ben sapendo che si tratta di una residenza finta si è attrezzato di buste di plastica nelle quali ha infilato le buste dell’agenzia delle entrate così che resistano nel tempo.

 

 

Alla pioggia, al vento.

Ci hanno anche detto che perfino le Forze dell’ordine hanno avuto difficoltà a trovarlo e che la strada di accesso alla detta abitazione veniva chiamato il “miglio verde” dal colore delle buste che venivano notificate!

Quello che sorprende, però, è come mai l’ufficio anagrafe non prenda atto che l’intestatario manca ormai da molto tempo da Via Tuvolo 7.

E’ ben noto, infatti, che i servizi anagrafici ai sensi del Dpr n. 223 del 30 maggio 1989 "Regolamento anagrafico" e della legge n. 1228 del 24 dicembre 1954 "Legge anagrafica" hanno il potere-dovere di aggiornare la residenza di chi abita o non abita in un luogo.

Pubblicato in Longobardi

Riceviamo e pubblichiamo:

Ai lettori di Tirrenonews che hanno aperto le mie precedenti lagnanze vorrei far loro conoscere, attraverso la missiva del 19.12.2017 e posta in visione, il singolare linguaggio che solitamente adotta il sindaco di San Pietro in Amantea verso le persone non di suo gradimento.

Della prima, contrariamente a quanto il sindaco afferma, lo scrivente è stato solo recentemente soddisfatto. Sulla seconda parte ecco cosa ha risposto il cittadino Ferruccio Policicchio.

“Nella seconda parte della nota n. 2989 del 19 dicembre 2017, tentando di rispondere a degli interrogativi relativi alla delibera di Giunta n. 45/2017, così si è espresso:

(…) «Anche un cieco si sarebbe reso conto che si tratta o di un refuso o di un copia e incolla sbagliato. Può capitare a chi “fa”. E può sfuggire la correzione. L’atto è pero in sé è inoppugnabile atteso che(…)».

La sottolineatura nella citazione è stata inserita per evidenziare un altro “refuso”.

Si dia una regolata: o si tratta di un refuso o di un copia e incolla sbagliato. I “refusi”, anche se non ha idea di cosa siano, come lei l’intende, negli atti emanati da codesta amministrazione si susseguono, da rigo a rigo, da atto in atto, rincorrendosi uno dietro l’altro. Ed è proprio vero che: «Non è la solita pagliuzza. È peggio». Anzi, È MOLTO PEGGIO!!!

In ogni caso, eccellente giustificazione per un amministratore, ma non altrettanto per chi non è cieco. Quindi, stando al suo modo di esprimersi: «Tutto perfetto. Ottimo. Grazie. Aspettiamo, gradevolmente, altri interventi del genere». (nota del 23.2.2016 protocollo n. 285)

Sarebbe bastato una banale richiesta di scuse. Di un gesto di umiltà non è morto mai nessuno, nemmeno chi «FA» e che viene pagato perché «FACCIA» BENE!!!!!!!!!!

Purtroppo l’ignoranza, i cui sintomi sono: cattiveria, presunzione, invidia e cattiva educazione, è una patologia che colpisce molti.

Invece ha ancora osato scomodare, parlando al plurale e non capendo s’è un plurale maiestatis o sta scrivendo in compagnia sotto dettatura (ancora un refuso!!!???), un capolavoro della nostra letteratura dicendo: «il personaggio che più ci ha colpito e che ci ispira non è esattamente “Azzecca Garbugli”. E nemmeno le “Donna Prassade”. Da cui preferiamo stare alla larga.»

Curioso: due personaggi secondari del romanzo. (Piace ricordare che il marito di donna Prassede non credendo alla peste morì di peste).

Vuole cortesemente essere più chiaro ed esplicito sul chi e quante sarebbero le «Donna Prassade» a cui fa riferimento?

Io, invece, tra i personaggi del noto romanzo, sono stato colpito da don Rodrigo e dai suoi “bravi”. Personaggi che l’etica personale impone di non condividere, ma di respingere e combattere come fece, al contrario di don Abbondio, fra Cristoforo. Ed ecco perché!

Don Rodrigo, come lei sa (o loro sanno), era un signore/tiranno.

Il signore/tiranno è un personaggio spietato che prende tutto ciò che vuole. Assetato di ricchezza e di gloria. Inesorabile con gli altri ma indulgente con sé stesso. Un personaggio tipicamente italiano, soprattutto nelle contraddizioni. Oltre che rozzo, è ignorante uomo d’armi o di governo. È spesso un mecenate che si vanta di possedere una cultura che non ha, ma che trova sempre qualcuno ad adularlo e a lasciare ai posteri un suo falso ritratto inzuccherato di lusinghe e di lodi. La sua empietà è tale da non rispettare neppure la santità delle Chiese. Basti dire che i “bravi” della famiglia Baglioni di Perugia (cosa certamente a lei-loro nota) ridussero il duomo di quella città a una specie di caserma dove dormivano, bivaccavano e ricevevano donne di malaffare. Per le stesse funzioni (cosa certamente a lei-loro nota) adibirono anche il palazzo del governo.

Il debole comune a tutti i signori/tiranni sono le donne. Gli piacciono tutte.

Il Nostro preferiva le donne del popolo, odiava i lunghi preamboli e nelle conquiste amorose andava per le spicce, naturalmente non intendeva trovarsi tra i piedi mariti o innamorati gelosi, per cui: “Questo matrimonio non s’ha da fare”.

Il signore/tiranno è detestato per i suoi ordini spietati che, facendosi scudo della legge, esige una ubbidienza totale, immediata, pena la vita. I sudditi lo temono e ne desiderano la morte. Quando muore, il più delle volte, è di crepacuore o per avvelenamento.

Una efficace descrizione dei “bravi” fu data, dallo scrittore e poeta che lei si è preso il lusso di scomodare, all’inizio del noto romanzo, correndo l’anno 1628, quando don Abbondio fece quel brutto incontro per fargli avere la notizia che: “Questo matrimonio non s’ha da fare, né domani, né mai”.

Purtroppo, ahimé, la descrizione manzoniana di quei due loschi figuri potrebbe benissimo essere applicata a due loro simili del tempo che stiamo vivendo.

I “bravi” furono personaggi di fondamentale importanza nelle grandi famiglie del Rinascimento e oltre, strani servitori pronti, per ordine del padrone, a rischiare in ogni momento la galera o la forca. Questi malviventi che, ponendosi al servizio di un signore/tiranno si assicuravano impunità e sostentamento, erano il prodotto più autentico della società repressiva di quei secoli. Il popolo non soltanto era costretto a sopportare i soprusi dei padroni, ma anche quelli dei loro sgherri. L’arma preferita dei “bravi” era generalmente il pugnale, manovrato con estrema destrezza nell’oscurità, per non essere scoperti. La loro alleata era la vigliaccheria. Colpivano preferibilmente alle spalle e non si ponevano certe limitazioni dell’onore. Il loro nome sottintende ironicamente la stima che di costoro avevano i padroni/tiranni. Non agivano soltanto e sempre per conto dei loro padroni, ma potevano essi stessi spadroneggiare nei domini dei signori/tiranni di cui erano alle dipendenze, senza che alcuna colpa venisse loro addebitata. L’impunità faceva parte della ricompensa.

Si resta in attesa di riscontro.

Se vuole può esporre la presente nell’albo on-line del comune. da parte mia sarà inviata al giornale on-line Tirrene New.

Per brevità e una più facile comprensione, si allega copia della nota sopra citata.

San Pietro in Amantea 20.9.2018. ....................................Ferruccio Policicchio

                                                             

Pubblicato in Belmonte Calabro

Riceviamo e pubblichiamo la seguente nota:

“Egr. Sig. Direttore, torno a Lei con la solita richiesta di ospitalità perché tra le attese deluse del sindaco di San Pietro in Amantea vi fu la richiesta di rispetto a chi chiede dei diritti, nello specifico il diritto a sapere e, non rendendosi conto del peso delle parole espresse, tentò di rispondere senza rispondere.

Ero partito dalla convinzione che, più che parlare forte e lanciare anatemi, fosse stato necessario parlare chiaro e perciò avevo posto a pilastro del mio atteggiamento la dignità della persona, indipendentemente dal suo orientamento politico. Poiché ciò è stato ritenuto minimale; della nota allegata, depositata il 17.9 2018 al n. 2281 del protocollo del comune di S. Pietro in Amantea, avrei preferito non parlarne né, tanto meno, renderla pubblica.

Un primo cittadino, anche se vince con il 71,2% dei voti non può negarsi, né comportarsi elargendo “edulcorate” valutazioni, come fece. Ciò potrà capirsi, credo, attraverso la lettura della nota allegata che spero avrà la bontà di pubblicare”.

         Ferruccio Policicchio         Vico Bellavista, 4 87030 S. Pietro in Amantea (Cs)

Al sig. sindaco Comune di S. Pietro in Amantea (Cs)

(Rif. nota n. 1572 del 22.08.2016)

Oggetto: Per saperne di più, ma anche per ridere un po’ in un giorno di mezza estate tra canti,  

             mangiate e ballate.

Con ritardo, e me ne scuso, riscontro alla nota citata a margine, a sua volta risposta alla lettera aperta dello scrivente, datata 15.8.2016, avente il medesimo oggetto.

Lei, in detta nota, asserendo “che il ridere fa bene alla salute”, senza soddisfare alcuna delle domande poste ha usato espressioni quali:

  1. 1)(…) legge con rassegnazione e poco gusto le cose che scrive, tant’è che, in merito alla nota ultima, non intende rispondere (…). Infatti, non ha dato alcuna risposta agli interrogativi.
  2. 2)(…) Avrebbe, però, argomenti e capacità per rispondere alle basse volgari insinuazioni che solo in una mente piena di perfidia e cattiveria possono albergare … Non ti curar di loro (…).

Devo riconoscere che ha chiuso, con una metafora ottima, anche se in modo incompleto.

Sulla porta – prima di entrare «ne la città dolente, tra la perduta gente» – il Sommo notò, non capendone il significato, la scritta: «Lasciate ogne speranza, voi ch’intrate» e il Maestro così spiegò: «Qui si convien lasciare ogne sospetto;ogne viltà convien che qui sia morta» e solo più avanti dice: «non ragioniam di loro ma guarda e passa».

Infatti, pur avendo “argomenti” e “capacità” non ha dato alcuna risposta ai quesiti posti, né tantomeno ha intrapreso altre vie per difendersi dalle basse volgari insinuazioni che solo in una mente piena di perfidia e cattiveria possono albergare.

  1. 3)(…) Quanto al contenuto degli atti la Sua nota intelligenza è tale che ogni risposta è superflua (…).

Potrebbe spiegarsi meglio?

  1. 4)(…) Le do un consiglio (non richiesto): si legga bene gli atti troverà risposta alle sue domande che, verosimilmente La tengono sveglia la notte e si faccia quattro risate, anzi otto sedici … (…).

Dio, quanto è buono! Ho accolto il consiglio, questo il motivo del ritardo, ma lei non deve dare consigli non richiesti deve dare risposte alle istanze poste dai cittadini.

  1. 5)(…) Tanto rispondere a Lei è inutile, anche perché il Popolo, i Cittadini quelli che devono (dovevano) capire, cioè quelli che né Lei né qualche accolito, avete capito ne capirete mai, hanno capito e capito bene e la valanga di voti, confluiti sulla persona di che le scrive e dei suoi collaboratori, bastano e avanzano a capire tutte le risate che da qui all’eternità può farsi in beata solitudine.

Potrebbe essere più chiaro sulla dizione “qualche accolito”? Quanti e chi sarebbero?

In queste sue parole c’è il botto finale che a me danno il sapore di un puerile entusiasmo. Considerandosi un Unto dal Signore grazie alla valanga di voti ricevuti, di essi se ne fa scudo autorizzando sé stesso a non rispondere. Sono rabbrividito perché mi ha fatto tornare alla mente un altro politico miracolato, il quale, per la valanga di voti confluiti sulla sua persona, non intendeva rispondere alla Giustizia. E ciò, secondo il suo pensiero, l’ha autorizzata ad esimersi – anche se legge con rassegnazione e poco gusto le cose che scrivo – dal dare risposte ad un cittadino (che sa di non sapere) ritenendo lei che: rispondergli è inutile.

La sua elezione, avvenuta in modo bulgaro, non fu messa in dubbio, il suo operato si !

S’è scappato dalle domande significa che c’è qualcosa da cui scappare.

Insomma, si è sforzato ad esporre nulla di che andare fiero se non avrà dato risposta:

  1. Alla determinazione n. 1 del 12.01.2016, del segretario comunale di S. Pietro in Amantea, mal posta in albo on-line e da lei definita “pagliuzza”;
  2. Alla determinazione n. 31 del 22.07.2016, del segretario comunale di Falconara Albanese (Cs), dove viene trattato l’acquisto delle corone “rubate” alla scultura della Madonna delle Grazie del nostro paese;
  3. Alla sua denuncia circa i danni arrecati alla suddetta scultura della Madonna delle Grazie.

Resto in attesa di risposta agli interrogativi già posti e a quelli che qui si pongono.

Se vuole può esporre la presente nota in albo on-line del Comune; da parte mia verrà inviata al blog Tirreno news.

Per brevità e una più spedita e facile comprensione, allego copia della nota posta a riferimento.

San Pietro in Amantea 16.9.2018.                                        (Ferruccio Policicchio)

Pubblicato in Belmonte Calabro

Abbiamo appena postato l’ articolo “Contrordine! Padre Giuseppe non sarà trasferito in San Pietro in Amantea” .

Ed ecco che riceviamo la nota puntuale e tempestiva di Padre Rocco Predoti ( che ringraziamo) che ci comunica che la seguente “Errata corrige” con la quale ci informa che “ A p.giuseppe è stato chiesto di prestare servizio a Palmi in quanto la comunità di lì necessitava di un frate.

Cosa che ha accettato di buon cuore. Mistero risolto.”

Resta però l’altro mistero.

Perché Mons. Nolè ha nominato p.giuseppe parroco di San Pietro in Amantea appena due mesi fa ed invece p.giuseppe ora è stato trasferito a Palmi?.

Ed ovviamente resta il terzo mistero “Chi verrà a San Pietro in Amantea?”.

Pubblicato in Longobardi

Ennesima presa in giro dei parrocchiani di San Pietro in Amantea.

Il Padre cappuccino del Convento di San Bernardino, Padre Giuseppe Montesanto, nominato Parroco della Parrocchia di San Bartolomeo Apostolo non verrà più a San Pietro in Amantea perché è stato trasferito altrove.

 

 

 

Quindi il suo trasferimento in vigore dal 15 settembre è stato revocato.

In una lettera pastorale datata 26 luglio scorso Mons. Nolè, Arcivescovo della Diocesi di Cosenza – Bisignano, aveva invitato tutti i sacerdoti che erano stati trasferiti a voler curare con fedeltà e verità il passaggio delle consegne che avrebbe dovuto avvenire alla presenza di un Vicario o di un incaricato del Vescovo.

Nel comunicare le nuove nomine e i trasferimenti Mons. Nolè aveva invocato su tutti copiose benedizioni e l’assistenza materna di Maria nostra Madre e Regina.

Don Giovanni Paterno, l’attuale Parroco, è stato trasferito in Argentina, suo paese d’origine, per un’esperienza pastorale.

Però devo sottolineare con vivo rammarico che fino ad oggi non c’è stata alcuna consegna.

Il Parroco di San Pietro in Amantea è ancora Don Giovanni Paterno.

Tanto è vero che sabato prossimo celebrerà nella chiesa della Madonna delle Grazie un matrimonio e il 29 settembre celebrerà nella Contrada Gallo la Santa Messa in onore di San Michele Arcangelo.

Al suo posto sarebbe dovuto arrivare Padre Giuseppe Montesanto, OFM Conv. Amministratore. Nel borgo già fervevano i preparativi per dare un addio al caro e simpaticissimo Don Giovanni che aveva portato nella nostra chiesa una ventata di novità, tra le quali lunghe e appassionate prediche, e un caloroso benvenuto, come sempre i miei paesani hanno fatto, al nuovo Parroco Padre Giuseppe, che nuovo non era, perché varie volte si è recato nella chiesa della Madonna delle Grazie e ha celebrato le sacre funzioni quando era Parroco un altro frate cappuccino, lo scorso anno trasferito nella Parrocchia di Amantea Santa Maria La Pinta.

Tutti ora ci domandiamo:- Dove è stato trasferito Padre Giuseppe? Mistero.

Perché Mons. Nolè lo ha nominato parroco di San Pietro in Amantea appena due mesi fa e ora apprendiamo la notizia che il frate è stato trasferito altrove?

Chi verrà a San Pietro in Amantea?

Per il momento tutto tace.

A pensare male si fa peccato, ma a volte ci si azzecca.

Vuoi vedere che Don Giovanni, che proprio oggi si è recato dal Vescovo, resterà ancora per un po’ in mezzo a noi e che il suo trasferimento in Argentina è stata una farsa?

Oggi 19 settembre si è recato a Cosenza e ha presentato formali dimissioni dalla Parrocchia facendo un dettagliato resoconto all’Arcivescovo dell’appena un anno trascorso in mezzo a noi.

Domenica scorsa, alla fine della Santa Messa, ha avvisato tutti i parrocchiani presenti che avrebbe celebrato la sua ultima Santa Messa il 30 settembre e ha invitato tutti, ma proprio tutti, anche quelli dei paesi confinanti che gli sono stati vicino in questo breve periodo ad essere presenti nell’ultimo commiato.

Molti parrocchiani hanno saputo apprezzare la sua umiltà, la sua devozione alla Madonna, la sua preparazione teologica, la sua responsabile e generosa collaborazione alla vita della Parrocchia e della Diocesi.

Se andrà via ci mancherà per davvero, come del resto ci sono mancati tutti quei santi sacerdoti che lo hanno preceduto.

Voglio ricordare Don Gianpiero Fiore, Padre Salvatore Sulla e perché no? Padre Pio Marotti.

Pubblicato in Belmonte Calabro
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