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venezuela01Per il leader dell'opposizione venezuelana, Juan Guaidò, il presidente Nicolas Maduro "è ormai uno sconfitto". "Ha paura in vista del primo maggio - ha proseguito Guaidò - perché il nostro ambiente naturale è la libertà, e quindi dovranno perseguitare tutto il Venezuela". L'autoproclamato presidente ad interim ha quindi invitato tutti alla "grande marcia dell'1 maggio" che servirà per "mettere fine alla dittatura" di Maduro.

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Simon Bolivar 3Venezuela per una visita di cinque giorni che si concluderà il 10 aprile e durante la quale verificherà le carenze di cui soffre la popolazione. In un tweet in cui ha annunciato il suo arrivo, Maurer ha spiegato che l'Icrc "resta estremamente preoccupata circa il benessere dei venezuelani, con molti di essi che mancano di servizi basici".

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maduroI servizi segreti di Nicolás Maduro hanno arrestato due stretti collaboratori del presidente ad interim Juan Guaidó. Ma l’Italia perpetua ancora il silenzio sul regime venezuelano

“Gli Stati Uniti condannano i raid dei servizi di sicurezza di Maduro e l’arresto di Roberto Marrero, capo di Gabinetto del presidente ad interim Juan Guaidó”. La condanna contro l’ultima azione del regime di Nicolás Maduro arriva immediata, via Twitter, dal segretario di Stato americano, Mike Pompeo. Il presidente ad interim del Venezuela, Juan Guaidó, ha denunciato che alle 2 del mattino, ora locale, il suo capo di Gabinetto, Roberto Marrero, è stato arrestato in un blitz compiuto dagli agenti del servizio di intelligence venezuelano Sebin a Caracas. Gli agenti hanno arrestato – e rilasciato qualche ora dopo – anche Sergio Vergara, capogruppo in Parlamento del partito Voluntad Popular, al quale appartiene Guaidó.

Arresti arbitrari, perquisizioni e intimidazioni con cui il regime di Maduro continua a fare pressione sull’opposizione venezuelana, inviando al contempo un messaggio alla società civile: tutti sono in balia al regime, anche i personaggi più esposti pubblicamente, a livello nazionale e internazionale.

Una situazione che finalmente preoccupa anche all’Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, Michelle Bachelet. In un comunicato, l’ex presidente del Cile ha dichiarato che “l’importanza e la gravità della crisi alimentare, nelle cure sanitarie e nei servizi di base non è stata riconosciuta da Nicolás Maduro e questo ha fatto sì che le misure adottate siano risultate insufficienti”.

“I diritti economici e sociali si sono deteriorati in modo drammatico dal luglio del 2018 – ha aggiunto Bachelet – e le popolazioni più vulnerabili, come i bambini, le donne incinte, gli anziani e le popolazioni indigene sono stati particolarmente colpiti […] il sistema sanitario continua a deteriorarsi, con un impatto molto significativo sulla mortalità materna ed infantile […] più di un milione di bambini non vanno più a scuola, principalmente perché i genitori non sono in grado di fornire loro una prima colazione, i programmi di alimentazione scolastica non funzionano, manca il trasporto pubblico e mancano anche i docenti”. Bachelet ha ricordato che più di 3 milioni di venezuelani sono emigrati a causa della crisi e che “la scarsità di acqua, di gas naturale e il collasso del trasporto pubblico continuano causare danni a molte persone e, insieme all’iperinflazione, generano condizioni economiche estreme che hanno provocato migliaia di proteste sociali”.

Il presidente del Parlamento, Antonio Tajani, ha scritto su Twitter che “la detenzione arbitraria del capo di gabinetto del presidente Juan Guaidó è un altro colpo alle libertà fondamentali del popolo del Venezuela da parte del regime. Condanno fortemente questa azione. Deve essere liberato immediatamente!”.

Invece il governo italiano si mantiene “neutrale”, nonostante ci siano quasi 200mila di cittadini italiani residenti in Venezuela e più di 2 milioni di venezuelani di origini italiane.

Per Matteo Perego, deputato di Forza Italia, Roma deve prendere posizione al più presto. Con un tweet ha invitato al Movimento 5 Stelle e la Lega a rompere il silenzio: “Preoccupa l’arresto del capo di gabinetto del presidente Guaidó. Il governo italiano prenda immediatamente posizione e richieda ufficialmente il rilascio di Roberto Marrero. In Venezuela è crisi umanitaria e di diritti. Impossibile voltarsi dall’altra parte”.

fonte notizia formiche.net

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farmaciCome vi avevamo anticipato si stanno per raccogliere farmaci per i venezuelani. Farmaci di cui hanno grande bisogno. Non soldi che non arriverebbero mai e che sarebbero preda di chissà chi. Comunque padre Rocco non disdegna di ricevere anche soldi ma da usare per i bisognosi di amantea. E si perché anche ad amantea ci sarebbero casi di bisogno di cui Padre Rocco si prende carico. Ma ci sembra che il bisogno principale sia quello dei venezuelani e degli italo - venezuelani. Grazie per quanto farete

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venezuela01Ad amantea sono rientrati centinaia di italo venezuelani scappati dalla loro nuova patria dove si erano creati un futuro, una famiglia. Nessuno se ne è preoccupato, né lo stato, né la regione né il comune, né la Chiesa e le due organizzazioni solidali. É come se non esistessero, come se non avessero problemi, italiani dimenticati dagli italiani che vedono solo i migranti ospitandoli anche in albergo. Ed invece esistono. Eccome se esistono. E solo loro sanno la verità sulla grave situazione del venezuela e dei loro amici e parenti che ancora vi abitano. Una verità terribile se è vero che stanno per raccogliere medicinali da inviare in Caracas e da li nel resto del venezuela. Stando a quanto si dice i farmaci saranno inviati grazie a padre rocco. Per fortuna esiste ancora qualche prete coraggioso. Parliamo per esempio di padre Lunar parroco della chiesa ". Dolce nome di Gesù" a Petare sobborgo orientale di Caracas. Vi faremo sapere dove consegnare i medicinali anche salvavita per neonati, bambini ed anziani.

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venezuelaPrima inquisizono Guaidó e poi guarda caso arriva la luce.

Il sistema elettrico del Venezuela, paralizzato da giovedì scorso, ha recuperato la sua funzionalità al 100%. A comunicare la fine del blackout è stato il ministro della Comunicazione venezuelano, Jorge Rodriguez, che ha anche annunciato che giovedì 14 marzo riprenderanno le attività di lavoro, mentre le scuole resteranno chiuse fino a venerdì.

Fonte notizia

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venezuela-siriaLo annuncia il senatore Usa Rubio su twitter citando un tweet della tv venezuelana. Lunedì scuole e uffici chiusi. Guaidò chiederà lo stato di emergenza

Ottanta bimbi morti in nel reparto neonatale di un ospedale paralizzato dal blackout in Venezuela. E' la notizia shock twittata dal senatore repubblicano Marco Rubio, mentre da Caracas il governo Maduro annuncia la decisione di chiudere scuole e uffici e il leader dell'opposizione Juan Guaidò quella di chiedere lo stato emergenza in un paese ormai a pezzi.

A quasi 72 ore dall'inizio del più grande blackout della storia, il Venezuela è in ginocchio, completamente bloccato, senza mezzi di trasporto e provviste. Ma le notizie più drammatiche arrivano proprio dagli ospedali, che non possono utilizzare i macchinari salvavita. "Secondo alcune informazioni almeno 80 sono i morti nel reparto neonatale dell'ospedale universitario di Maracaibo, Zulia, da quando è iniziato il blackout giovedì", twitta Rubio, postando la notizia della tv venezuelana VPItv. E aggiunge: "se ingenti aiuti non saranno consegnati presto, il timore è che ci sarà una catastrofe senza precedenti". Timore condiviso da Guaidò che ha deciso di chiedere al Parlamento di dichiarare lo Stato di emergenza nazionale e ha fornito una serie di dati in grado di delineare plasticamente la drammatica situazione nel paese: il blackout continua a lasciare al buio completo 16 stati del Venezuela, mentre altri sei hanno solo parzialmente l'energia elettrica. La totale assenza di elettricità è costato finora al settore privato, in un paese già economicamente in ginocchio, 400 milioni di dollari. Una situazione insostenibile che non sembra però preoccupare Maduro e i suoi, che continuano a postare tweet rassicuranti, pur correndo ai ripari. "Il governo bolivariano ha deciso di sospendere le lezioni e le attività lavorative lunedì 11 marzo - ha scritto il ministro della Comunicazione Jorge Rodriguez - per sconfiggere, con la forza della verità e della vita il brutale attacco terroristico contro il popolo. Insieme vinceremo". E poco dopo ha twittato Maduro, postando un video che lo riprende tranquillo e sicuro di sé mentre dà indicazioni ai governatori e li invita a mantenere la calma. "Continuiamo a lavorare per recuperare il sistema elettrico nazionale", scrive, assicurando che "la macabra strategia di portarci ad uno scontro fallirà. Vinceremo!".

Fonde notizia

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Guaidò chiede all'Italia: "Fate la cosa giusta"

Un invito all'Italia "a fare la cosa giusta", perché "usare la scusa che ci potrebbe essere qualcosa di peggio di questo non è vero", è arrivato dall' autoproclamato presidente ad interim Juan Guaidò in un'intervista esclusiva al TG2.

All'indomani del voto al Parlamento europeo che lo ha riconosciuto, con una risoluzione non legislativa, come legittimo presidente ad interim del Venezuela, il leader dell'Assemblea nazionale ha commentato l'astensione degli eurodeputati italiani dei partiti di maggioranza come "una probabile mancanza di informazioni".

Meno male che c’è Di Maio!

"Noi non vogliamo arrivare al punto di riconoscere un soggetto che non è stato votato dal popolo come presidente", ha replicato Di Maio.

"In questi anni - sottolinea il capo politico dei Cinque Stelle - siamo stati già scottati da ingerenze di stati occidentali in altri Stati.

"In Venezuela - aggiunge - il cambiamento lo decidono i cittadini, noi siamo dalla parte della pace, della democrazia, dobbiamo creare i presupposti per favorire nuove elezioni".

  Dopo aver ricordato che "il 90% della popolazione vuole il cambiamento, il 90% scommette sulla democrazia", ha detto ancora Guaidò affermando che "c'è un piccolo gruppo che sta assassinando" e ha parlato di "70 giovani assassinati in una settimana dal Faes (le forze speciali di polizia) e 700 persone in carcere, 80 minorenni addirittura bambini".

"Maduro ha perso il controllo del Paese e la popolazione sta soffrendo".

Rispondendo a una domanda riguardo alle dichiarazioni del sottosegretario Manlio Di Stefano, che ha avvisato sul rischio di fare in Venezuela lo stesso errore fatto in Libia, taglia corto: "In Venezuela non è possibile una nuova Libia".

Questo, spiega, "denota scarsa conoscenza" di quanto sta avvenendo in Venezuela, ha aggiunto Guaidò invitando "il sottosegretario a informarsi su quello che sta succedendo adesso" nel Paese.

Adnkronos

(Foto Afp)

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Quale è la chiesa di Papa Francesco?

Certamente non quella dei vescovi che vivono in Venezuela e che colgono quotidianamente ed a piene mani il dramma di quel popolo

Infatti i vescovi venezuelani hanno preso posizione contro il presidente in carica, Nicolas Maduro.

ama solo i migranti ma non i venezuelani

Sulle tensioni in corso in Venezuela è intervenuto anche Papa Francesco, che chiede di mettere fine alle violenze, ma non si schiera con i vescovi.

“Voglio solo una soluzione pacifica”

“Io do il mio sostegno a tutto il popolo venezuelano, che si trova in sofferenza: se cominciassi a dire ‘date retta a questi paesi o a quegli altri’, entrerei in un ruolo che non conosco e sarebbe una grave mancanza di prudenza pastorale da parte mia”, ha dichiarato Bergoglio durante il viaggio di ritorno dalla sua visita ufficiale a Panama.

“Ho manifestato vicinanza, ho espresso i miei sentimenti: provo sofferenza.

Mi fa paura lo spargimento di sangue”, ha sottolineato il Pontefice, precisando che tuttavia prendere posizione da parte sua a favore o contro un paese “sarebbe un danno”.

Mentre era a Panama Bergoglio non ha assecondato la linea dell’Episcopato venezuelano, che ha dichiarato illegittimo il secondo mandato presidenziale di Maduro. Papa Francesco si era limitato a fare un appello per “una soluzione nell’esclusivo interesse della popolazione” del Venezuela

Una linea confermata da Bergoglio anche durante il confronto con i giornalisti sul volo di ritorno verso Ciampino: “Le parole che ho usato a Panama le ho pensate e ripensate”, ha puntualizzato.

E ancora: “Io voglio bene a tutto il popolo venezuelano che sta soffrendo”, ma “non posso mettermi in un ruolo che non conosco, sarebbe un’imprudenza. Il popolo soffre. So quello che sta passando. Io voglio una soluzione giusta e pacifica, e non voglio il sangue. Se hanno bisogno di aiuto, che si mettano d’accordo e lo chiedano”.

“Temo la violenza”, ha ripetuto più volte Francesco nella conferenza stampa tenuta sull’aereo.

  “Non mi piace la parola bilanciato”, ha però tenuto a precisare Francesco, perché il problema, secondo lui, non e’ l’equidistanza del Papa tra le parti ma la ricerca di “una soluzione giusta e pacifica” della crisi venezuelana.

Possibile che il cuore del Papa sia orientato a tutelare solo i migranti?

Possibile che il papa non sappia cosa sta succedendo e cosa sta per succedere in quel lontano paese dove sono emigranti centinaia di migliaia di Italiani molto dei quali ne stanno fuggendo?

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Il Venezuela sta vivendo un momento drammatico con decine e decine di vittime

E questo proprio mentre il Papa è a Panama vivendo la giornata mondiale della gioventù.

Ma il Papa segue le vicende del Venezuela e prega per tutti i venezuelani.

“Il Santo Padre, raggiunto a Panama dalle notizie provenienti dal Venezuela, segue da vicino l’evolversi della situazione e prega per le vittime e per tutti i Venezuelani. La Santa Sede appoggia tutti gli sforzi che permettano di risparmiare ulteriore sofferenza alla popolazione”

Intanto il mondo si divide tra pro e contro Maduro.

A favore di Guaidò gli Usa e quasi tutti gli Stati americani e dall’Ue.

A favore di Maduro la Turchia, Russia, Cina, Siria e Iran e, in America Latina, Cuba, Bolivia e Nicaragua.

Si è riunito il Consiglio di sicurezza dell'Onu

Durante la riunione straordinaria del Consiglio permanente dell'Osa, Organizzazione degli Stati americani, a Washington, il segretario di Stato Usa, Mike Pompeo, ha affermato: "Il tempo del dialogo è finito: il governo di Nicolas Maduro è illegittimo e tutti gli stati dell'Organizzazione degli Stati americani ora devono riconoscere la legittimità del presidente del Venezuela ad interim, Juan Guaido”.

Ricordiamo che Papa Francesco ricevendo martedì 11 settembre, giorno della festa di Nostra Signora di Coromoto, Patrona del Venezuela, i 46 vescovi della Conferenza Episcopale Venezuelana, giunti in Vaticano ha chiesto ai vescovi venezuelani: “restate vicini al popolo e continuate a stare accanto a coloro che più soffrono”.

Sicuramente per questo il Papa ha dato la sua benedizione a Maduro( vedi foto).

Intanto Guaidò inizia e conclude ogni suo comizio facendosi il segno della Croce!

Riuscirà la benedizione data a Maduro a risolvere questo grave problema?

Intanto monsignor Enrique Perez Lavado attraverso il suo account Twitter dice che in una chiesa assediata dall’esercito di Maduro( vedi foto)«Dentro ci sono almeno 700 persone che sono praticamente assediate». Lo spettro della violenza è dietro l'angolo.

Riusciranno le preghiere del Papa a risolvere questo grave problema?

Ultimo aggiornamento 25.01.2019 ore 15.30

Il Papa benedice Maduro

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