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Venezuela, Guaidò si proclama presidente: sì di Trump Ira Maduro: Diplomatici Usa via in 72 ore

Juan Guaidò, capo dell'Assemblea Nazionale di Caracas, il Parlamento dominato dall'opposizione, si è proclamato presidente ad interim del Venezuela con il benestare del presidente americano Donald Trump, primo a riconoscerlo.

Durissima la reazione del presidente 'detronizzato' del Venezuela Nicolas Maduro, che ha annunciato la rottura dei rapporti diplomatici con Washington in un discorso dal balcone di palazzo Miraflores, sede del suo governo: il personale diplomatico americano "ha 72 ore di tempo per lasciare il Paese", ha dichiarato Maduro secondo quanto riferisce il sito El Nacional.

"Giuro di assumere formalmente le competenze dell'esecutivo nazionale come presidente incaricato del Venezuela per arrivare alla fine dell'usurpazione, ad un governo di transizione e indire libere elezioni", ha dichiarato Guaidò, pronunciando il suo giuramento a piazza Juan Pablo II a Caracas, davanti alla folla di migliaia di persone che partecipano alla manifestazione contro il governo. Maduro si è insediato due settimane fa per un secondo mandato da presidente del Venezuela, ma l'opposizione e diversi paesi lo ritengono illegittimo, non avendo riconosciuto i risultati delle elezioni.

Dopo il discorso di Guaidò, l'annuncio del presidente degli Stati Uniti Donald Trump: "Oggi riconosco ufficialmente il presidente dell'Assemblea nazionale venezuelano, Juan Guaidò, come presidente ad interim del Venezuela", ha scritto Trump in una nota

sottolineando che "in questo ruolo come legittimo ramo del governo eletto dal popolo venezuelano, l'Assemblea nazionale ha invocato la costituzione del Paese per dichiarare illegittimo Nicolas Maduro e dunque il suo incarico vacante". Trump ha poi assicurato che continuerà ad usare tutta la forza "del potere diplomatico ed economico degli Stati Uniti per fare pressione per il ripristino della democrazia venezuelana". "Incoraggiamo gli altri governi dell'emisfero occidentale - continua il presidente - a riconoscere Guaido come presidente ad interim del Venezuela e lavoreremo in modo costruttivo per sostenere i suoi sforzi per ripristinare la legittimità costituzionale". Infine, Trump dichiara che "continuerà a ritenere l'illegittimo regime di Maduro direttamente responsabile per ogni minaccia che possa porre alla sicurezza del popolo venezuelano". Sul Venezuela "tutte le opzioni, sempre, tutte le opzioni sono sul tavolo", ha dichiarato poco dopo alla stampa.

"Il presidente è Nicolas Maduro", ha dichiarato Diosdado Cabello, vice presidente del partito di governo, citato dal quotidiano El Nacional dopo il giuramento di Guaidò. "Lasciamo chi vuole essere presidente venire a vederci a Miraflores, perché il popolo è qui, a difendere Maduro, ha detto Cabello, riferendosi alla sede del governo. Cabello è presidente dell'Assemblea Costituente, l'organo filo governativo con il quale il regime ha voluto sostituire l'Assemblea Nazionale.

Intanto, però, sono diversi i Paesi e le organizzazioni che sta stanno riconoscendo il 35enne Guaidò come presidente ad interim. Da Luis Almagro, segretario generale dell'Organizzazione degli Stati Americani (Osa) arrivano infatti "le nostre congratulazioni a Juan Guaidò come presidente ad interim del Venezuela. Ha il nostro riconoscimento per procedere verso il ritorno del paese alla democrazia", ha twittato Almagro, meno di un'ora dopo il riconoscimento da parte di Trump. In precedenza l'Osa non aveva riconosciuto la legittimità del secondo mandato di Maduro. L'organizzazione, che riunisce tutti gli stati delle Americhe, aveva chiesto l'avvio di un dialogo politico e la convocazione di nuove elezioni.

Riconoscimento anche da Brasile e Paraguay, che hanno annunciato di voler riconoscere Guaidò come legittimo presidente del Venezuela. "Il Brasile riconosce Juan Guaidò come presidente ad interim del Venezuela - ha twittato il presidente brasiliano Jair Bolsonaro -, il Brasile sosterrà politicamente ed economicamente il processo di transizione così che democrazia e pace sociale possano tornare in Venezuela".

"Il Paraguay esprime il suo sostegno al presidente ad interim del Venezuela Juan Guaidò. Conta su di noi per sostenere nuovamente la libertà e la democrazia", ha scritto su Twitter il presidente del Paraguay Mario Abdo Benitez.

Stessa reazione dall'Argentina: "Voglio esprimere il mio appoggio alla decisione del presidente dell'Assemblea nazionale venezuelana Juan Guaidò, riconoscendolo come presidente ad interim di questo paese", ha twittato il presidente argentino Mauricio Macri.

E anche il Canada si appresta a riconoscere Guaidò come presidente ad interim. A confermarlo, il ministero degli Esteri canadese.

(Afp) Pubblicato il: 23/01/2019 19:26

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05 agosto 2018 «Questo è stato un tentativo di uccidermi. Oggi hanno cercato di assassinarmi»: poche ore dopo il fallito attentato al presidente del Venezuela Nicolas Maduro, lo stesso capo dello Stato ha annunciato così - in un discorso alla nazione - di essere scampato a un attentato alla sua vita durante la parata militare a Caracas in occasione dell'81esimo anniversario della creazione della Guardia nazionale.

Un attentato con droni esplosivi che ha provocato sette feriti e che Maduro ha subito attribuito all'estrema destra venezuelana in collaborazione con “cospiratori” a Miami e Bogotà, tra cui anche il presidente della Colombia Juan Manuel Santos.

La reazione del governo colombiano non si è fatta attendere: un funzionario dell'ufficio del presidente ha definito infondate le accuse di

Il Venezuela non riesce più a rispettare le consegne di petrolio ai clienti

Una rivendicazione è giunta all’agenzia di stampa Ap da parte di un quasi sconosciuto gruppo che si fa chiamare 'Soldati in T-shirt' .

In un tweet il gruppo ha reso noto di voler colpire il presidente con due droni carichi di esplosivo, ma che i velivoli sono stati abbattuti dai soldati prima che potessero raggiungere il loro obiettivo. L'agenzia Ap precisa che non è stato possibile verificare in modo indipendente l'autenticità del messaggio. «Abbiamo dimostrato che sono vulnerabili»: recita il testo del tweet.

«Oggi non ha avuto successo - prosegue -, ma è solo una questione di tempo».

Da parte sua, il capo dello Stato venezuelano ha inoltre sostenuto che alcuni dei finanziatori dell'attacco si trovano a Miami, augurandosi che il presidente Usa Donald Trump sia «disposto a combattere i gruppi terroristici».

Alcuni dei responsabili dell'attacco, ha poi detto, sono stati catturati. Le immagini, in diretta tv, mostrano Maduro mentre parla al Paese: improvvisamente si sente un rumore in lontananza, simile ad una esplosione, mentre qualcuno guarda verso l'alto.

Alla destra del palco si intravede un soldato cadere a terra, l'uomo cerca di aggrapparsi al ministro della Difesa.

Le telecamere si spostano poi sulla parata militare e qualche attimo dopo si vedono i soldati che rompono le righe e corrono al riparo.

Qualche minuto più tardi il ministro delle Comunicazioni, Jorge Rodriguez, ha fatto il punto della situazione in diretta tv, confermando che si è trattato di un «attentato» e che il capo dello Stato è rimasto «incolume».

«Nel momento in cui una sfilata militare stava concludendosi sull'Avenida Bolivar di Caracas, si sono udite alcune esplosioni che si è potuto verificare riguardavano artefatti volanti di tipo drone che contenevano cariche esplosive e che sono esplosi vicino al palco presidenziale ed in alcune zone residenziali», ha detto Rodriguez: i droni «hanno causato il ferimento di sette persone».

Sui social circolano anche foto che mostrano un incendio scoppiato in un palazzo, conseguenza - secondo alcuni - di una delle esplosioni, anche se questa ipotesi è stata smentita dai vigili del fuoco. Dopo l'attacco unità militari hanno preso posizione vicino ai punti nevralgici della zona della Avenida Bolivar. Secondo un esperto che segue da vicino il Venezuela, David Smilde del Washington Office on Latin America, Maduro utilizzerà il fallito attentato per epurare funzionari governativi e membri delle Forze Armate infedeli, oltre a imporre ulteriori restrizioni alle libertà civili per concentrare ulteriormente il potere nelle sue mani.

Venezuela, una crisi senza vie d’uscita

In tarda serata (ora locale) un piccolo gruppo quasi sconosciuto che si fa chiamare «Soldati in T-shirt» ha rivendicato il fallito attentato contro il presidente Maduro.

Il gruppo ha scritto in un tweet che voleva colpire il presidente con due droni carichi di esplosivo, ma che i velivoli sono stati abbattuti dai soldati prima che potessero raggiungere il loro obiettivo.

L'agenzia Ap, che riporta la notizia, sottolinea che non è stato possibile verificare in modo indipendente l'autenticità del messaggio. «Abbiamo dimostrato che sono vulnerabili»: recita il testo del tweet. «Oggi non ha avuto successo - prosegue -, ma è solo una questione di tempo».

(AFP PHOTO / Juan BARRETO)

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Stamattina ero in un supermercato che, come al solito e come tutti gli altri, è presidiato da un profugo che chiede d’elemosina.

Dentro due donne che parlano quella strana lingua fatta un po’ di italiano ed un pò di italo-argentino, italo brasiliano e italo-venezuelano.

“ Mamma mia- esclamo -quanti rientri di italo-venezuelani ed Italo argentini…..”

Lo zelante ed intelligente dipendente mi guarda con attenzione e mentre continua il suo lavoro mi dice” Avete ragione! In questi ultimi mesi sono rientrati diversi miei parenti dal sud America”

Poi continuando:” Lì c’è una situazione molto difficile “

Alcuni di loro mi hanno detto “ Non c’era nemmeno di che mangiare!”.

Lo guardo sorpreso!

E Lui insiste.

“E’ così! Sapete hanno venduto quanto era loro possibile. Hanno prelevato quanto avevano depositato negli USA nei tempi migliori.

Ora stanno riprendendo alla meglio le loro vecchie di case di campagna.

Una imbiancata dentro e fuori, qualche mobile nuovo- niente di particolare però- i vecchi letti, ma i materassi i cuscini e le lenzuola nuove.

Piatti, stoviglie e qualche casseruola nuova.

Case lasciate totalmente ed in fretta ed in furia trenta e più anni fa.

Hanno tagliato l’erba intorno, stanno potando i vecchi alberi, ripristinando i muretti nei campi.

Ed hanno fatto nuovi orti.

Poi molta attenzione alla loro situazione anagrafica.

Ottenere o riottenere la cittadinanza italiana è indispensabile per la iscrizione all’ufficio di collocamento.

Ma, nel frattempo, si trova lavoro, ovviamente precario, preso qualche vecchio parente o vecchio amico.

Mi vede allibito e senza parole e conclude.

“Sapete- mi da del voi, da sempre- li ho rivisti sorridere quando mi hanno detto “Qui nella nostra vecchia e bella Italia, riusciamo a mangiare, abbiamo trovato quella felicità che ci mancava ormai da anni”

Ed è felice anche lui. Sorride.

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Che strana questa Italia che dimentica gli Italiani?

Non solo quelli in Italia ( perché diversamente tanti giovani sono costretti ad emigrare?) ma anche se non soprattutto quelli all’estero!

Vogliamo parlare del Venezuela?.

Un mio amico ha dei parenti in Venezuela.

Hanno lavorato una vita e si sono costruiti una casa

Qui in Italia non hanno niente.

Niente quando sono partiti, niente adesso.

Per questo tentano di restare.

E così dal Venezuela gli hanno chiesto una mano.

Il mio amico gli ha mandato 160 euro.

Ovviamente con un sistema non ufficiale per evitare di entrare nel giro del cambio ufficiale.

Hanno ricevuto qualche milione di bolivar.

Avranno di che campare per qualche mese facendo la fila nei supermercati statali.

Anche se in Venezuela manca cibo e medicine

Una situazione così grave che il Venezuela torna all’età della pietra

“Come nell’età della pietra: così ci ha ridotto la dittatura narco-comunista di Maduro” scrive in un tweet Miquele Andolini, postando un filmato in cui un gruppo di uomini insegue e abbatte a sassate una vacca all’interno di un recinto.

Il tweet è stato rilanciato da un deputato dell’opposizione in Venezuela, Carlos Paparoni, che spiega che a Merida, città della regione andina, almeno 300 animali hanno fatto la stessa fine “solo perché la gente ha fame” (nella foto, tre fotogrammi tratti dal video. Sotto, il tweet).

Da mesi il Venezuela è scosso da proteste di piazza per chiedere cibo e medicinali e all’ordine del giorno ci sono ormai saccheggi di negozi e camion che trasportano prodotti alimentari.

L’acuta crisi economica sta rapidamente degenerando in una vera e propria rivolta sociale, con gente disperata che non trova da mangiare e reagisce come può, anche con predazioni e uccisioni di qualunque cosa si possa mangiare.

E’ accaduto agli animali dello zoo di Maracaibo: due peccari dal collare, simili a cinghiali, e un bufalo sono stati rubati e macellati e il direttore del parco zoologico ha denunciato sparizioni di dieci diverse specie.

A decine e decine di migliaia intanto sono ritornati in Italia.

Anche ad Amantea ne sono rientrati decine e decine

Molti infatti sono andati al Consolato italiano chiedendo di rientrare a spese dello stato italiano

Ma la nostra Italia ed i nostri politici spendono i soldi per i migranti economici.

A che serve allora essere nati in Italia, parlare l’italiano, avere cultura italiana ed essere stati anche emigranti?

…continua….

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Tre giornalisti, tra cui un italiano, sono stati fermati ieri in Venezuela, mentre tentavano di entrare in un carcere nello Stato di Aragua per condurre un'inchiesta.

 

La notizia è stata diffusa dal sindacato nazionale dei giornalisti, l'Sntp (Sindicato Nacional de Trabajadores de la Prensa).

L'italiano fermato si chiama Roberto Di Matteo, di Bari - a quanto si apprende - mentre gli altri due sono lo svizzero Filippo Rossi ed il venezuelano Jesus Medina.

I tre, ha reso noto il sindacato, stavano conducendo un'inchiesta giornalistica nel centro penitenziario di Aragua, nel nord del Paese, meglio conosciuto come il carcere di Tocoron, ma sono stati fermati dalla Guardia Nazionale Bolivariana.

Da quel momento, non sono riusciti più a comunicare con loro. L'Sntp ha quindi chiesto alle autorità di fornire "informazioni reali" su dove si trovino e di "garantire la vita, la libertà e l'integrità dei giornalisti detenuti".

L'appello è stato fatto proprio anche da altre organizzazioni.

La Farnesina ha fatto sapere che l'ambasciata d'Italia a Caracas, in stretto raccordo con Roma, segue fin dal primo momento il caso del fermo del connazionale Roberto Di Matteo, in stretto contatto con le autorità locali, e la rappresentanza diplomatica italiana si è prontamente attivata per prestare al connazionale tutta l'assistenza necessaria.

Il carcere di Tocoron è tristemente noto in Venezuela per i suoi ripetuti episodi di violenza e diversi altri crimini ed il governo non è ancora riuscito a pacificare.

La Sociedad Interamericana de Prensa (SIP) ha stimato che l'anno scorso le intimidazioni e gli arresti arbitrari contro i giornalisti sono aumentati.

In Venezuela, il Colegio Nacional de Periodistas (CNP) ha denunciato un'ondata di attacchi contro i giornalisti in particolare mentre coprivano le proteste dell'opposizione anti-chavista, tra aprile e luglio.

Roberto Di Matteo, il giornalista italiano arrestato in Venezuela è stato rilasciato dalle autorità. Lo ha reso noto l'unione l'l'Sntp (Sindicato Nacional de Trabajadores de la Prensa). Insieme a lui sono tornati in libertà anche il collega svizzero Filippo Rossi e al venezuelano Jesus Medina. 

 

Alfano, rilascio Di Matteo è buona notizia  - "Abbiamo seguito la vicenda tramite la nostra ambasciata ed il nostro consolato generale a Caracas con la massima attenzione e per noi questa è una buona notizia".

E' quanto sottolinea il ministro degli Esteri, Angelino Alfano, commentando il proscioglimento da ogni accusa del giornalista italiano, Roberto Di Matteo, tornato in libertà.

 

Il papà di Roberto Di Matteo, non sappiamo se tornerà in Italia

"Non sappiamo se adesso potrà restare in Venezuela o dovrà rientrare in Italia", spiega all'ANSA il padre del giornalista italiano, Roberto Di Matteo, fermato in Venezuela dopo aver appreso, pochi minuti fa, che il figlio è stato rilasciato.

"Noi - aggiunge - speriamo rientri".

"Non lo abbiamo ancora sentito - prosegue - anche perché non ha il cellulare, glielo hanno sequestrato: suppongo che troverà la maniera per chiamare, e sicuramente contatterà prima la moglie". "Qui - aggiunge il papà del cronista - siamo tutti felici per la notizia - conclude - e speriamo stia rientrando anche perché ora dovrebbe stare attento a ogni minima mossa".

Roberto era stato fermato con l'accusa di avere introdotto senza autorizzazione nel carcere di Tocoron strumentazioni per girare video e registrare audio.

Il giornalista di origini pugliesi stava facendo una inchiesta sul penitenziario insieme con altri due colleghi: uno svizzero e un cronista venezuelano.(ansa)

Ah. Roberto Di Matteo lavora per “Il Giornale”

Le armi di di Matteo

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Il presidente del venezuela, Nicolás Maduro, e la presidente dell’Assemblea Nazionale Costituente del venezuela, Delcy Rodriguez , hanno trovato la soluzione alla fame del popolo venezuelano.

Nei prossimi mesi approderanno nei porti venezuelani 600 mila tonnellate di grano.

Il grano sarà macinato nei mulini venezuelani e trasformato in pasta di vari tipi e distribuita nei negozi.

Proprio per dare seguito a queste intenzioni il governo venezuelano aprirà grandi mulini e grandi pastifici

Inutile allora importare pasta dall’Italia.

Ecco cosa scrive il giornalista Fabrizio Verde su Hispantv:

«Oggi si apre un nuovo capitolo nelle relazioni strategiche tra Russia e Venezuela», ha dichiarato Delcy Rodriguez in riferimento al rafforzamento dell’alleanza commerciale tra i due paesi che permetterà l’approdo nei porti venezuelani di circa 600 mila tonnellate di grano nei prossimi mesi

La presidente dell’Assemblea Nazionale Costituente, Delcy Rodriguez, ha dato risalto al rafforzamento delle relazioni tra Venezuela e Russia, in una fase delicata dove Washington tiene sotto tiro il governo di Caracas.

«Oggi si apre un nuovo capitolo nelle relazioni strategiche tra Russia e Venezuela», scrive attraverso Twitter l’ex ministro degli Esteri di Caracas, in riferimento al rafforzamento dell’alleanza commerciale tra i due paesi che permetterà l’approdo nei porti venezuelani di circa 600 mila tonnellate di grano nei prossimi mesi.

Delcy Rodriguez ha evidenziato che le spedizioni di grano russo rappresentano solo una delle prime azioni dell’Operazione Antibloqueo implementata dal governo del presidente Nicolás Maduro, per contrastare il ‘bloqueo imperiale’, imposto dall’amministrazione Trump.

Con l’obiettivo di rovesciare il legittimo governo popolare e socialista in Venezuela, il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha imposto una serie di sanzioni volte a colpire l’economia venezuelana: si proibisce l’acquisto di bond emessi dal governo venezuelano e l’impresa petrolifera statale PDVSA, così come la distribuzione di dividendi al paese bolivariano.

In ogni caso, la dirigente venezuelana ha sottolineato che il «Venezuela non è solo» e può contare sull’appoggio della comunità internazionale che permetterà alla Rivoluzione Bolivariana di contrastare efficacemente le ingiustificate e illegali sanzioni imposte dagli Stati Uniti.

Sanzioni che colpiranno il popolo venezuelano, già segnato da mesi di violenza golpista di un’opposizione spalleggiata e foraggiata da Washington.

A fare eco alla presidente dell’Assemblea Costituente Rodriguez, interviene il vicepresidente Tareck El Aissami, il quale sottolinea come il governo Maduro sia riuscito a materializzare importanti accordi, oltre a poter contare su un crescente appoggio internazionale.

Perché la comunità internazionale, a differenza di quanto cerca di far credere qualche pennivendolo di provincia in Italia, non è composta esclusivamente da Washington e i suoi paesi satellite.

Siamo contenti visto che in Venezuela ancora ci sono centinaia di migliaia di Italiani!

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E’ il drammatico appello che lanciano gli italiani emigrati in Venezuela.

"Le nostre autorità consolari non possono fare nulla, la Comunità italiana in Venezuela è allo stremo, il governo Maduro è ostile, ci stanno massacrando".

Il collegamento Skype con Caracas restituisce l'ansia e l'angoscia degli emigrati italiani - ben oltre la cifra ufficiale, 160 mila, di cui almeno 45 mila provenienti dal Nord Ovest, in particolare dal Piemonte e dalla Liguria - e anche il senso di disperazione, e di abbandono da parte della madre patria.

"Pochissimi parlano della situazione, media e tv, se non quando non si raccolgono i morti per le strade, ma qui è un'agonia lenta.

Molti di noi torneranno appena possibile in Italia, siamo una minoranza oggetto di persecuzione. Abbiamo ragazzi arrestati, minacciano le famiglie di ritorsioni, ci rimproverano di essere al fianco dell'opposizione ma tanti di noi, sino a ieri, hanno pensato solo a lavorare.

Chavez o Maduro, non importava.

Adesso è diverso.

Siamo come in Argentina ai tempi di Videla".

Si sentono esplosioni, nell'audio del pc.

"Mancano farmaci ed i negozi sono vuoti.

Ci sono scontri per le strade.

La polizia ha sbarrato le vie d'uscita di un parcheggio di un fabbricato, qui, cercano qualcuno, lanciano lacrimogeni, siamo bloccati qui dentro".

Chi parla è un quarantacinquenne che, a Caracas, dirige una catena di alberghi-ostelli, frequentati soprattutto da manager e lavoratori stranieri.

"Potrei anche chiudere - racconta -, abbiamo avuto un crollo del 70 per cento, adesso tutti hanno paura delle reazioni del presidente e delle squadre della morte, i Colectivos".

Il governo italiano tiene sotto controllo la situazione, mentre l'appello di papa Francesco di porre la chiesa come mediatore tra Maduro e le opposizioni, che reclamano nuove elezioni, è caduto nel vuoto.

Una domanda alla politica.

Perché l’Italia si preoccupa dei profughi africani ed asiatici e non degli italiani in Venezuela?

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Ormai è un leitmotiv la nostra affermazione “Che strana questa Italia!?”

Ma ci sembra ogni giorno di più profonda, reale e vera

Già!

 

Tutti i mass media parlano dell’esodo biblico dei migranti economici dai paesi africani ed asiatici e di quello dai paesi in guerra, Siria in testa.

 

Nessuno o quasi , e solo occasionalmente, della gravissima situazione del Venezuela.

Una situazione gravissima e della quale poco o niente ci viene detto e della quale sappiamo soprattutto per quello che ci dicono gli italiani che ancora risiedono in Venezuela, ormai da diverse generazioni, e da quelli che rientrano.

Perché capiate di cosa parliamo vogliamo riportarvi una frase di Luis Vicente León ( economista, rettore universitario e presidente della Datanalisis) sul portale Prodavinci.

“In Venezuela convivono tre Paesi: quello che lotta per un futuro migliore ed è protagonista dei cortei di protesta; quello che attende ogni pretesto per saccheggiare e dare sfogo agli istinti più bassi dell’essere umano e, purtroppo, quello che vive nell’indifferenza, anzi che non vive ma sopravvive e al quale non importano né la crisi, né la povertà, né il benessere della nazione”

Ormai il Venezuela è ad un passo dal default o da una guerra civile ancora più drammatica.

Un dato per tutti lo evidenzia.

Il Governo di Maduro non ha più liquidità , tantomeno in valuta estera e per questo la Goldman Sachs ha acquisito 2,8 miliardi dollari di titoli Pdvsa (Petróleos de Venezuela ) che scadono nel 2022, con un sconto del 70% sul prezzo di mercato, sollevando le ire di Julio Borges, il deputato della minoranza che dirige l'Assemblea Nazionale , il quale ha scritto una lettera di protesta a Lloyd C. Blankfein , l'amministratore delegato di Goldman Sachs, accusando la ditta di Wall Street di cercare di fare "un rapido guadagno delle sofferenze del popolo venezuelano “.

E così , senza speranza, la fuga degli italo venezuelani.

Li incontrate ad Amantea e sono tanti

Nei giorni scorsi sono rientrati, un marito e moglie.

Ed hanno usato il trucco necessario di prendere l’aereo ( obbligatoriamente andata e ritorno) per un paese sud americano confinante ( come se dovessero andare a comprare alimenti o medicine che in Venezuela si trovano sempre meno o non si trovano) e da li, poi, prendere un aereo per Roma, in questo caso, di sola andata e ritornare in Italia.

Ma mi hanno anche detto che non tutti possono farlo.

 

E chi ha case od aziende non può ritornare perchè non troverebbe niente nel caso di un futuro ritorno.

Né può ritornare chi non ha soldi in moneta estera.

Gli ho chiesto allora se sapesse dell’esodo biblico dalla Libia e lui intuendo la domanda mi ha guardato e risposto “ Se il Venezuela fosse vicino all’Italia ci avresti trovato sulle spiagge di Isla a gonfiare gommoni …..”

Un popolo affamato

Un popolo che reagisce

Un popolo in fila per il pane

Maduro compagno

Un popolo incaxxato

 

Pubblicato in Primo Piano

Sarà un caso che immediatamente prima dell’incontro dei vescovi venezuelani con il Papa l'arcivescovo di Caracas, cardinale Jorge Urosa Savino, rampa gli indugi e dichiari che Maduro "ha perso l'appoggio popolare" e per questo ha lanciato il suo progetto di riforma costituzionale, per "impiantare un sistema totalitario, comunista, materialista e militarista", che è "contrario agli interessi di tutti, ma specialmente dei più poveri"?

Intanto un altro manifestante, appena 17enne, è stato ucciso dalle forze dell'ordine.

Ed è lo stesso governo ad ammettere che ci sono stati eccessi nella repressione delle manifestazioni dell'opposizione.

Ora Caracas protesta contro la riforma costituzionale lanciata da Nicolas Maduro - e respinta dall'opposizione come antidemocratica - con cortei finalizzati a raggiungere la sede centrale del Consiglio Nazionale Elettorale (Cne) da diversi punti della capitale.

La chiesa venezuelana ha preso atto che la Giornata di preghiera per la pace in Venezuela, svoltasi in tutte le diocesi del paese il 21 maggio, ed indetta per chiedere al Signore con insistenza la soluzione del problema politico ed economico, la cessazione della violenza, la fine della repressione del popolo nelle manifestazioni, il rispetto dei diritti umani, in particolare verso i detenuti politici, la validità dei valori democratici, la riconciliazione e la pace non sembra aver sortito gli effetti sperati

E forse per questo che il Cardinale Jorge Urosa Savino, Arcivescovo di Caracas ha detto che “I membri delle Forze Armate e della Polizia devono essere fautori e garanti del rispetto della Costituzione e, per vocazione, devono garantire, prima di tutto, la pace e la sana convivenza del popolo venezuelano al quale essi appartengono. Facciamo appello alla coscienza di quelli che comandano queste forze, dinanzi ai numerosi decessi di cittadini causati da abuso di autorità in azioni repressive. La responsabilità morale per gli atti che portano alla violenza, feriti e morti è di coloro che li attuano, così come di quelli che li hanno ordinati o consentiti”.

Aspettiamo cosa dirà il Santo Padre.

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Il nome è un derivato della bomba molotov un ordigno di tipo incendiario utilizzato dall'esercito finlandese nella seconda guerra mondiale ed in particolare durante la Guerra d’inverno ed oggi spesso utilizzato in azioni di guerriglia o in violente proteste di piazza.

La puputov è anche chiamata caccatov

Si tratta, infatti di bombe riempite con cacca o pipì .(nella prima foto, la fabbricazione)

Esse vengono lanciate contro i militari di Maduro .

La bomba è stata definita miracolosa nei suoi effetti.

Sembra, infatti, che i militari che ne vengono colpiti restino così impuzzolentiti da essere costretti a spogliarsi appena rientrati in caserma( in particolare i motociclisti) e soprattutto nelle loro case.

I cortei ai quali partecipano centinaia di migliaia di persone se davvero armati di Puputov diventeranno un esercito inarrestabile.

Ricordiamo che il Venezuela era il Paese più ricco del Sudamerica e ha tuttora immense riserve di petrolio.

Ma ora questo straordinario da quando il presidente Nicolas Maduro è salito in carica la valuta del Venezuela ha subito un crollo di quasi il 100% sul mercato in nero e ora per avere un dollaro servono 5.100 bolivar.

La svalutazione record ha raggiunto il -99,5% (vedi grafico di Bloomberg riportato sotto).

La caduta libera del bolivar ha depauperato i risparmi dei cittadini del quarto paese produttore di petrolio al mondo e ha reso quasi impossibile per loro l’acquisto di prodotti importati dall’estero. Negli scaffali dei supermercati mancano i beni di prima necessità.

Mancano le medicine.

Le compagnie aeree stanno disertando l’aeroporto di Caracas.

Purtroppo le proteste violente scatenate nelle strade di Caracas e di altre città del Venezuela da settimane hanno provocato la morte di decine di persone.

Ed allora la nuova forma di protesta in Venezuela con il lancio delle bombe di escrementi.

Al grido Iarmemonos : ellos con gas, nosotros con escremento( vedi foto).

La pressione sociale e le tensioni hanno anche reso più instabile il governo Maduro, che deve fare i conti con le prime defezioni.

L’ex ministro degli Interni Miguel Torres, che si è battuto contro le proteste del 2014, ha rotto con l’esecutivo e avvertito che le violenze sono ormai “fuori controllo”.

La Reuters ha dichiarato che “Quello che sta succedendo potrebbe diventare la punta dell’iceberg di un gigantesco confronto armato tra venezuelani“ che nessuno vuole”.

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