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Ci fu un tempo in cui il Venezuela era l’Eldorado.

 

Tante le navi che partivano con a bordo migliaia di italiani di tutte le regioni, calabresi compresi.

Ora gli aerei riportano nelle antiche patrie gli immigrati di un tempo.

 

Scappano dal Venezuela. Scappano se possono. Scappano se hanno conservato il passaporto italiano. E per fuggire chiedono anche aiuto alla Patria.

Se il Venezuela fosse vicino avremmo migliaia di barconi pieni di centinaia di migliaia di profughi di rientro.

 

E non potendo verso l’Italia o la Spagna od altro paesi europei si avviano verso la vicina Columbia od il più lontano Cile.

Nel solo Friuli sono ritornati circa 15mila persone, discendenti compresi.

 

In Calabria non si hanno stime( figurarsi) ma se l’ emigrazione di ritorno è come quella di Amantea sono ben più di decine di migliaia.

Hanno fame. Sono ammalati e non trovano medicine, medici ed ospedali.

 

La Sanità.

Sta facendo il giro del mondo in questi ultimi giorni, la foto del reparto di maternità di un ospedale della città di Barcelona nel Nord del Venezuela.

Ha destato l’indignazione sui social network e i media di tutto il mondo quell’immagine dei neonati ancora ricoverati nell’ormai famosissimo reparto.

Invece che nelle solite cullette con le sbarre di fronte al finestrone dal quale i parenti si divertono ad indovinare le somiglianze, i bambini a Barcelona, dormono dentro scatole di cartone.

 

Nell’ultimo anno le immagini che son arrivate fino a noi del Venezuela non ci hanno raccontato cose belle.

Tutt’altro. Ci hanno abituati a vedere e a pensare a quella terra come un Paese alla completa deriva, povero, se non poverissimo, e preda di una crisi ormai irreversibile.

Quello che un tempo era stato rifugio e terra promessa per molti europei in cerca di fortuna e una vita migliore, è oggi invece una trappola senza via di scampo.

Dopo le code ai supermercati, il razionamento del cibo e la mancanza di medicinali, arriva anche il collasso del sistema sanitario con le strutture totalmente impossibilitate a curare i malati e del tutto impreparate ad accogliere nuove vite.

Le tristi immagini che in queste ore si susseguono sui social, ci arrivano soltanto grazie alla disperazione dei medici, impotenti spettatori del tracollo del Paese.

Mentre il presidente Maduro discute con l’opposizione e continua a gridare al complotto internazionale guidato dai colossi economici, la popolazione allo stremo è costretta a rovistare nei cassonetti in cerca di cibo.

Quasi il 90% dei cittadini venezuelani salta regolarmente i pasti perché semplicemente non può permettersi di mangiare tutti i giorni.

Il governo ovviamente continua a tacere, con il presidente Maduro trincerato nella sua impopolarità e nel suo totale fallimento, tuttora ancora restio a chiedere aiuto alle organizzazioni internazionali e umanitarie.

Perché ormai si tratta di crisi umanitaria e nient’altro.

Non è più una crisi politica, non si può più parlare di fallimento dello Stato, né di crisi del governo. Adesso in Venezuela è soltanto emergenza.

Secondo alcune stime, che non potranno mai essere molto precise dato il silenzio più totale di tutte le istituzioni governative, l’inflazione dovrebbe essere al momento al 700%.

L’entità della crisi che attraversa il Venezuela può essere più facilmente colta se si pensa che da mesi il Paese, unico membro occidentale dell’OPEC, importa il petrolio dagli Stati Uniti.

Arrivati dunque ad un punto di non ritorno, le speranze di recuperare il Paese da una fine certa sono sempre meno.

La Fame

La gente è talmente magra che migliaia di cittadini venezuelani attraversano il confine con la Colombia per acquistare cibo e medicinali non più disponibili nei negozi e tra le distribuzioni pubbliche organizzate dai chavisti in Venezuela.

I prodotti di primo consumo scarseggiano sempre più e le misure adottate da Maduro già l'anno scorso, la chiusura delle frontiere per controllare e reprimere il contrabbando di prodotti sovvenzionati dallo Stato, hanno solo aggravato il malcontento della popolazione.

A metà luglio scorso in soli 2 giorni 130.000 persone hanno attraversato il confine con la Colombia.

Riso, fagioli, zucchero, farina di mais, lenticchie, carta igienica e sapone: è questo l'oro che i venezuelani riportano a casa alla chetichella dalla Colombia.

Un fatto che non accade da pochi giorni ma da mesi, anche se mai con numeri così massicci.

La violenza.

Nel Paese la violenza è a livelli inimmaginabili: supermercati ed empori hanno ricevuto tutti, almeno una volta, la visita di qualche saccheggiatore e la devastazione da tempo è passata a danno dei privati cittadini.

La lotta per la sopravvivenza, in Venezuela, non è più solo in coda ma anche per strada: rapimenti lampo dei più abbienti, violenza e una paura che pervade le fasce più basse della popolazione.

“La gente è incattivita, saccheggia i camion che trasportano il cibo e sempre più spesso durante quelle interminabili file si arriva alle mani”.

Alcuni giorni fa diversi malviventi hanno fatto irruzione nel Centro Italiano Venezuelano di Caracas come era già successo a Casa d’Italia di Maracay

I malviventi dopo essere riusciti a rubare solo un televisore ed aver maltrattato alcuni impiegati sono stati messi in fuga dal servizio di vigilanza dell’istituzione e l’intervento opportuno di “Polibaruta”.

Stando alle prime versioni raccolte dalla Polizia, che avrebbe arrestato 6 delinquenti implicati nel blitz, pare che ad agire sia stata una banda integrata da una dozzina di malviventi.

L’inflazione.

Al mercato «tutto costa al prezzo del dollaro, per comprare un biglietto verde ci vogliono 1.100-1.200 bolivares e uno stipendio in media è di 40mila bolivares al mese.

Ecco un altro motivo perché ora è sempre più difficile andarsene».

 

A peggiorare ulteriormente la situazione l'aggiornamento arrivato dal Fondo Monetario Internazionale; l'inflazione dovrebbe aumentare fino ad massimo del 1600% nel 2017.

Le contestazioni a Maduro

Recentemente Maduro faceva jogging in una strada di Isla Margarita Margarita, la più grande delle isole di Nueva Esparta, quando è stato contestato in strada ed è dovuto scappare via inseguito da centinaia di persone.

Auguri Venezuela!

Pubblicato in Mondo

specchioIl recente viaggio a Vancouver aveva i presupposti di essere come qualsiasi altro viaggio fatto in passato. - una prova di resistenza jet-lag, incontri saltuari, luoghi della memoria di quello che avrebbe potuto essere e non lo è stato, ed altro. Questo viaggio invece mi ha riservato una sorpresa, per molti versi inimmaginabile.

Sono nato in un piccolo paese sul mare, anche se è quello di Ulisse. Per molti anni mio ​​padre, Giuseppe ha lavorato in Venezuela, ma dopo circa 9 anni decise di rientrare in Italia. Al massimo, lo vedevo ogni tanto. Non lo frequentavo molto. In quelle rare occasioni, la conversazione era di solito molto banale. – cosa avremmo mangiato, che film avremmo visto in TV - o circa la mia vita a Roma. Non ha mai volontariamente dato molte notizie su se stesso e, anche se ero molto curioso, avevo imparato a non spingermi oltre con lui. Sapevo che aveva affrontato la sua dose di sfide lungo la strada, e che sempre, in qualche modo, questo giustificava la sua reticenza ai miei occhi. Cresciuto, dopo i dieci anni come orfano di padre, venne giovanissimo ospitato in casa dalla futura mia nonna, sposandosi la prima delle figlie ma non ancora mia madre. In genere, come già accennato, mio padre non parlava mai con qualcuno ma a qualcuno. Semplicemente non era nella sua natura discutere. In pochi istanti, sono tornato indietro nel tempo ed ho cominciato a immaginarlo come doveva apparire da spaventato. Avevo appena superato l’esame di chimica e fisica. Cercando di barcamenarmi con le materie tecnologiche. In un piccolo paese come il nostro sulla costa tirrenica, mio ​​padre aveva trovato rifugio nel mondo avvolgente della carte da gioco; anche perché Amantea ( il paese dove sono nato in Calabria) non era Caracas o Miami. Si lamentava ogni tanto della morte del padre, avvenuta troppo presto e che lo aveva costretto ad interrompere gli studi dopo la quinta elementare. Forse avrebbe potuto diventare un professore di fama mondiale, forse anche un premio Nobel. Almeno così diceva. La sua vita di bell’Antonio in erba stava per finire, e una saga di conflitti e morte stava per iniziare. Dopo la guerra, perse la moglie, sposò la cognata, mia madre e nel 49 partì per il Venezuela, aveva bisogno di padroneggiare una nuova lingua e trovare un nuovo lavoro. Col senno di poi, era chiaro che mai più avrebbe avuto la possibilità di “realizzare il suo vero potenziale”. Era amareggiato per la ferita alla gamba che lo costrinse a camminare in maniera un po’ strana? Non credo. Quella cosiddetta “stranezza” l’aveva trasformata in un suo stile particolare che lo rendeva unico. Difficile da dire. Parlava di tutto, ma di se stesso molto poco. In questi giorni, qui a Nanaimo sull’Isola di Vancouver, la consapevolezza, di quella che deve essere stata la delusa vita di mio padre, non mi ha abbandonato un momento. Ci sono altri segreti della sua vita in agguato in qualche luogo della Terra? Per questi, non mi rimane molto tempo per cercarli. La domanda che mi pongo è abbastanza semplice! Perché, allora, tanta tristezza nell’anima, tanta delusione? Perché le persone e le situazioni a volte ci deludono? So che è il modo in cui ci si sente a volte, ma non è questo il motivo per cui si prova delusione, amarezza. In realtà, il mio disappunto non ha nulla a che fare con altre persone, luoghi o circostanze. Il fatto è che in realtà il disappunto o delusione non ha origine fuori di me, anche se lo avverto come tale.

Il tempo sta per cambiare sul Pacifico. E’ un mattino quasi grigio ma non mi dispiace. Chiaramente non riesco a controllare le condizioni atmosferiche né la magnificenza di questo luogo. Decido, così, di lasciar andar via questi pensieri e bere un caffè americano seduto sulla terrazza, mentre due canoe lasciano il piccolo porto per andare a pesca.

“Tra venti anni non sarete delusi dalle cose che avete fatto… ma da quelle che non avete fatto. Levate dunque l’ancora, abbandonate i porti sicuri, catturate il vento nelle vostre vele. Esplorate. Sognate. Scoprite.”
(Mark Twain)

Gigino A Pellegrini & G el Tarik

Pubblicato in Calabria

Sembra incre dibile ma è vero.

Un paese co me il Vene zuela ricchis simo di pe trolio manca di energia elettrica per ché non piove!

Già!

Le correnti calde di “El Nino” hanno prosciugato il bacino della centrale idroelettrica di Guri che rifornisce il 70% del fabbisogno nazionale.

E così ecco le iniziative di Maduro.

La più semplice il cambiamento del fuso orario di 30 minuti.

Poi il taglio dell'elettricità per quattro ore al giorno, per 40 giorni, nei 10 Stati (su 24) più popolosi, con l'eccezione della capitaleCaracas.

Ora la chiusura di venerdì delle scuole, dall'asilo al liceo.

Ed inoltre come ha annunciato il vicepresidente Aristobulo Isturiz per risparmiare energia si lavorerà solo lunedì e martedì "Mercoledì, giovedi e venerdì saranno di riposo nel settore pubblico con l'eccezione delle mansioni fondamentali e necessarie".

Il resto?

E’ tutto a posto salvo una inflazione che non ha pari al mondo( in Venezuela nel 2015 ha raggiunto il 180% ) e la solita mancanza di beni di prima necessità e le lunghe file per i negozi pubblici a basso prezzo.

Pubblicato in Mondo

8 marzo è nel mondo la giornata della donna.

La giornata della libertà della donna.

La giornata dell’affrancamento da ogni vessazione, da ogni differenza( in negativo), dal dolore, dalle privazioni, dalla sofferenza.

Ma è anche la giornata del riscatto della donna e soprattutto della donna-madre.

Tante le celebrazioni un po’ dappertutto

Tante le mimose anche se un po’ passate, sfiorite, come sembra sfiorita questa celebrazione che appare sempre più doma ed antica.

Pochi hanno ricordato le donne del Venezuela.

Le nostre donne, le nonne, le madri, le studentesse. Italiane di prima, seconda o terza generazione che soffrono i problemi di un paese che si trova ad una svolta.

Un paese che vede da un lato un legittimo governo, quello di Maduro , post Chavez, e dall’altro le altrettanto legittime proteste e democratiche opposizioni di una grande parte del popolo venezuelano per una situazione difficile.

Un popolo in piazza per ragioni sociali ed economiche prima che politiche

Ad iniziare dalla insicurezza.

Nella sola Caracas si registrano oltre 150 morti di morte violenta solo nei fine settimana.

Non solo , ma da molti mesi mancano generi alimentari di prima necessità: latte, zucchero, farina, pane, carne ecc...

Non solo, mancano anche medicine per la dialisi, le cardiopatie ecc...

E giovani e donne protestano

Sono donne dalla forza immensa come le Madri di Plaza de Mayo che magari semplici casalinghe, spesso analfabete, hanno combattuto da una posizione di disparità assoluta rispetto al potere e senza ricorrere alle armi una battaglia dando luogo ad movimento che vive ancora oggi

A loro ed alle donne tutte del Venezuela l’augurio di Buon 8 Marzo insieme all’augurio di un futuro migliore per se se stesse , per le loro famiglie, per i loro figli.

A loro ed alle donne tutte del Venezuela l’augurio di non dover più scendere in piazza per avere pane, medicine e sicurezza.

 

 

Pubblicato in Mondo

Fortemente preoccupato per la situazione degli Italiani in Venezuela tra i quali tantissimi meridionali, Calabresi e tanti Amanteani, l’Europarlamentare Pirillo ha scritto al Ministro degli esteri Federica Mogherini la seguente nota:

Bruxelles, 5 Marzo 2014

Gentilissimo Ministro Federica Mogherini,

Il Venezuela, nei decenni passati, è stata terra di immigrazione di centinaia di migliaia di cittadini italiani.

Questi connazionali e le loro discendenze hanno continuato a mantenere oltre la cittadinanza venezuelana anche quella italiana, mantenendo forti legami con la comunità di origine.

In qualità di membro dell'Assemblea Parlamentare Euro-latina del Parlamento Europeo, sono spesso contattato da diversi cittadini venezuelani di origine calabrese che mi informano periodicamente delle attività delle comunità italiane a Caracas.

Negli ultimi giorni ho potuto ricevere numerose e drammatiche telefonate da parte di nostri concittadini, non schierati politicamente, che mi hanno descritto una situazione gravissima e sconvolgente.

Essi sono, ormai, perfino privi di taluni alimenti di prima necessità e sottoposti a coprifuoco da parte dei militari della Guardia Nazionale che non lesinano l'utilizzo di armi da guerra e di lacrimogeni. Le foto inviatemi sono inaccettabili, i nostri connazionali subiscono pesanti restrizioni alle libertà personali e di espressione e le emittenti televisive internazionali sono state oscurate per tenere all'oscuro il popolo venezuelano delle repressioni in atto.

Le condizioni di vita dei nostri connazionali sono, dunque, completamente differenti da quelle delineate nel comunicato stampa del 15 Febbraio 2014, diramato dall'Ambasciata della Repubblica Bolivaria del Venezuela presso la Repubblica Italiana.

La mia lettera intende sollecitare il Suo autorevole intervento e richiamare la Sua attenzione su questa triste vicenda, in modo da poter attivare sia l'Ambasciata Italiana sia il Consolato Generale a Caracas al fine di provvedere a garantire i diritti personali fondamentali di cui devono godere i cittadini italiani residenti in Venezuela.

Convinto che Lei si stia già adoperando, nel salutarla La ringrazio anticipatamente per il suo impegno.

On. Mario Pirillo

                                                                      

Pubblicato in Italia

La Calabria, ( ma anche l'Italia,  la Spagna, il Portogallo,eccetera), ha emigrato decine se non centinaia di migliaia di emigranti nel Venezuela. Qualcuno è rientrato, molti sono ancora lì. E quelli che hanno ancora parenti sono angosciati per quanto sta avvenendo a Caracas ed in altri luoghi del Venezuela ,peraltro nel silenzio dei mass media. E si deve proprio ad un europarlamentare calabrese di aprire una finestra su questi fatti con una interrogazione che riceviamo e pubblichiamo.

“Il Venezuela sta vivendo una situazione drammatica, già 14 sono le vittime solo a Caracas.

Il Governo sta cercando di minimizzare la crisi oscurando anche la CNN ed evitando che vengano trasmesse al mondo le immagini della rivolta in corso.

Scarseggiano i beni di prima necessità e se la situazione è grave nelle città, nelle campagne va ancora peggio.

C'è un evidente rischio paese da non sottovalutare che mette a repentaglio anche coloro che hanno investito negli anni in Venezuela.

Il Presidente Maduro minimizza lo stato di crisi e parla di colpo di Stato da parte dei manifestanti.

Il Venezuela, nei decenni passati, è stata terra di immigrazione di numerosi cittadini di Stati membri dell'Unione Europea in particolare Italiani, Spagnoli e Portoghesi.

Questi cittadini e le loro discendenze hanno continuato a mantenere oltre la cittadinanza venezuelana anche quella del proprio paese di origine e devono essere considerati a tutti gli effetti cittadini dell'Unione europea.

Di fronte a questa terribile situazione chiede al Presidente della Commissione europea e all'Alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, quali azioni incisive e urgenti intendono intraprendere per garantire a quei cittadini il rispetto della libertà di espressione, di associazione e di riunione?

Se ritengono di attivarsi presso le autorità venezuelane affinché venga avviata tempestivamente un'inchiesta esaustiva ed imparziale sui morti e sulle detenzioni dei cittadini che hanno protestato per fare valere i propri diritti.

On.le Mario Pirillo”

Pubblicato in Mondo

Strano, vero?. Affatto, ci sembra. La TV di Stato è TV di potere non di in formazione. E chi governa indica di cosa e come si deve parlare. A meno che, come abbiamo riportato, non ci sia sufficiente libertà di stampa, a meno che no solo le macchine fotografiche ma anche le macchine da ripresa siano sequestrate e fare servizi dal Venezuela sia troppo rischioso e non facile come per l’Ucraina!

Ed è per questo che non si parla del Venezuela dove ancora oggi ci sono milioni di emigranti italiani con cui sono in contatto i propri parenti in Italia che mostrano la propria intensa preoccupazione per quanto sta accadendo.

Per fortuna sui media locali e le reti sociali continuano le segnalazioni di proteste antichaviste , molte volte represse con violenza.

Ieri nella capitale ci sono stati nuovamente scontri con la polizia durante una dimostrazione a sostegno di Leopoldo Lopez, giovane leader dell'opposizione, che si e' consegnato alle autorità l'altro ieri dopo un mandato di arresto emesso nei suoi confronti per istigazione alla violenza.

Barack Obama, parlando durante una visita in Messico per partecipare a un summit economico, ha chiesto al Venezuela di rilasciare i manifestanti arrestati e di rispondere alle ''legittime rimostranze'' del suo popolo.

Eppure le ragioni delle dimostrazioni son o l'aumento esponenziale della criminalità di strada, la crescita dell'inflazione, la corruzione e le poche occasioni di lavoro.

Quasi una anticipazione di quello che potrebbe succedere in Italia?

Forse!

E forse….

Ieri tra i morti anche Genesis Carmona, la studentessa di marketing all’Università Tecnologica del Centro e nota modella, eletta Miss Turismo di Carabobo (nordovest del Paese) nel 2013, che era nella decina di persone, per lo più giovani, rimaste ferite ieri quando un gruppo armato ha aperto il fuoco contro una manifestazione antichavista a Valencia, capitale dello stato e terza città del paese. (nella foto mentre viene trasportata in ospedale con una moto!)

La giovane Genesis è morta a poca distanza dal luogo dove è stata uccisa lo scorso 7 gennaio Monica Spears Mootz, una ex Miss Venezuela e star delle telenovelas, di 29 anni.

La morte di Spears, assassinata insieme al marito da una banda di rapinatori mentre percorreva la quarantina di kilometri che separano Valencia da Puerto Cabello, sulla costa caraibica, aveva portato il presidente Nicolas Maduro a decidere un rimpasto totale del governo e a lanciare una iniziativa politica contro la violenza criminale nel paese.

Ma nessuno gli ha creduto.

E sembra abbiano fatto bene

Anche la chiesa locale in piazza. A Maracaibo un sacerdote, José Palmar, è stato raggiunto da pallottole di gomma e picchiato dai poliziotti nel corso di una manifestazione studentesca.

E nessun provvedimento è stato preso contro gli agenti del Servizio Bolivariano di Intelligence Nazionale (Sebin) –almeno 3- che secondo le inchieste pubblicate da diversi organi di stampa, sono stati ripresi mentre sparavano sui manifestanti negli incidenti del 12 febbraio scorso

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“La storia del passato, ormai ce l’ha insegnato, che un popolo affamato, fa la rivoluzion”. Così cantava Rita Pavone inconsapevole, forse, della verità del messaggio contenuto nella canzone “Viva la pappa col pomodoro” che pochi sanno essere di Nino Rota e di Lina Wertmüller. Mai verità è sembrata così vera , per esempio in Venezuela l’inflazione del bolivar è irrefrenabile come irrefrenabile è la crisi valutaria del paese. Quel Venezuela dove il Bolivar è passato dal cambio fisso di 4,3 bolivar contro 11,36 di fine gennaio mentre sul mercato nero si scambiano oltre 110 bolivar contro un dollaro. Quel Venezuela dove la criminalità è dilagante se è vero che ci sono decine e decine di migliaia di delitti all’anno. Il tasso di omicidi è di 55,2 ogni 100mila abitanti, vale a dire uno dei più alti al mondo e secondo le Nazioni Unite il Venezuela si posizionerebbe al quinto posto in questo triste primato. La situazione è talmente critica che molti venezuelani si barricano in casa dopo il tramonto e benché il Paese sia afflitto da numerosi problemi, tra cui la povertà, per loro la preoccupazione più grande consiste proprio nel dilagare della violenza. Secondo un'associazione no profit, InSight Crime, il tasso di criminalità del Venezuela è addirittura più alto di quello della Colombia, un Paese dove si sta combattendo oltretutto una guerra civile. Secondo l'associazione, le cause di una tale violenza dipendono dall'elevata corruzione, dalla mancanza di investimenti sulle forze dell'ordine, da un debole controllo delle armi e da una politica di sicurezza poco coerente. Infine, benché Caracas non produca consistenti quantità di cocaina, è comunque diventato un luogo di transito per la droga che giunge dalla Bolivia, dal Perù e dalla Colombia ed è diretta verso gli Stati Uniti Questa situazione ha indotto il nuovo presidente, Nicolas Maduro, eletto nemmeno un anno fa, a lanciare un piano sicurezza intitolato "Patria Segura" che prevede di mobilitare l'esercito e di porlo a fianco delle forze di polizia, un piano destinato al fallimento se si considera che in precedenza ci sono stati almeno una ventina di simili tentativi. Intanto Caracas è sull’orlo della guerra civile con le due fazioni pronte a scontrarsi Non solo ma sono scesi in strada gli studenti che protestano il governo di fallimenti nella gestione dell’economia, nonché dell’aumento della criminalità e mancato rispetto dei diritti umani. Decine e decine gli arresti. Numerosi i morti( ieri 3) quando un piccolo gruppo di studenti ha dato fuoco a cassonetti della spazzatura e strappato frammenti di marciapiedi e ringhiere per lanciarli contro la polizia e gli agenti hanno risposto sparando in aria. La tv locale non ha trasmesso le scene di violenze, mentre giornalisti di media stranieri, tra cui Associated Press, sono stati fermati da poliziotti, che hanno distrutto e sequestrato le loro macchine fotografiche. Una situazione in forte evoluzione fino ad una possibile guerra civile da cui può uscire un colpo di Stato da molti invocato

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Tutti i ministri venezuelani hanno presentato le dimissioni al presidente Nicolas Maduro "per facilitare il rinnovo del governo in questo nuovo anno appena iniziato". Lo ha reso noto lo stesso Maduro su Twitter.

Dietro al gesto c'è l'emozione per l'omicidio dell'ex Miss Venezuela, che ha acuito l'emergenza nazionale su sicurezza ed economia. ''Ringrazio tutti i ministri per lo sforzo e per la lealtà dimostrate in questi tempi di Rivoluzione. Chavez vive! La Patria continua!'', ha aggiunto Maduro sul social network.

L'annuncio del presidente venezuelano - viene sottolineato da più parti - arriva in un momento di grande commozione nazionale, provocata dal recente, brutale assassinio dell'ex regina di bellezza, Monica Spear Mootz, e di suo marito, Thomas Henry Berry, durante una rapina.

L'episodio ha riacceso i riflettori sul tema della sicurezza, una delle maggiori sfide del Paese sudamericano, tra i più violenti del mondo per tasso di omicidi. Esecutivo e opposizione hanno così deciso di unire le forze, aprendo un gabinetto di crisi per predisporre un piano di emergenza contro la criminalità, dilagante.

In nove mesi al potere, Maduro ha poi dovuto fare i conti con un'evidente crisi economica interna, culminata in un'inflazione che ha raggiunto il 56% nel 2013. (ANSA)

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Caracas, 26 gen. - E' di 50 morti e 90 feriti il tragico bilancio della rivolta scoppiata venerdi' nel carcere di Uribana, nella città di Barquisimeto, nel nord-ovest del Venezuela. Lo ha reso noto il direttore dell'ospedale locale dr Ruy Medina. Le guardie hanno aperto il fuoco sui detenuti che si erano ribellati a una perquisizione delle celle in cerca di armi nascoste, dopo che era arrivata una soffiata su un imminente regolamento dei conti tra prigionieri di gang rivali. In una conferenza stampa tenuta questa mattina, il vice presidente Nicolas Maduro ha annunciato che le autorità hanno lanciato un'indagine sull'episodio. Il ministro del Servizio penitenziario Iris Varela ha spiegato ieri che le violenze sono esplose quando un gruppo di detenuti ha attaccato le truppe della Guardia nazionale che stavano conducendo un'ispezione. I disordini sono stati sedati al prezzo di un altissimo numero di vittime. L'opposizione ha criticato il governo per non aver esercitato i necessari controlli nel penitenziario. "A chi daranno la colpa stavolta?", si e' chiesto il suo leader ed ex sfidante di Hugo Chavez alle presidenziali, Henriques Capriles. Scene di disperazione tra i familiari in un clima di comprensibile isteria( nella foto). Quello di Uribana è solo l'ultimo di una serie di episodi simili nei carceri del Venezuela. Ad agosto, 25 persone sono morte quando due gruppi di detenuti si sono scontrati nella prigione di Yare I, a sud della capitale. Grave è anche il problema del sovraffollamento. Il Paese sudamericano ha 33 istituti penitenziari che potrebbero ospitare circa 12mila detenuti, ma secondo stime ufficiale la popolazione carceraria supera le 47mila persone. Uribana è stata costruita per contenere 850 carcerati, ma ne ospita attualmente 1.400.( dal web)

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