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E’ incomprensibile che Mario Oliverio possa pensare di avere successo ove si presentasse alla competizione elettorale regionale

Mille le ragioni

L’ultima è il Corap che è probabile finirà davanti alla magistratura penale e non solo alla Cote dei Conti!

Contestuale la mancata Approvazione del bilancio 2020, donde l’esercizio provvisorio lasciando così la patata bollente al prossimo governatore che potrà operare solo per dodicesimi.

E senza dimenticare che la Regione è stata già “avvisata” il 23 ottobre scorso dalla Corte dei conti che ha evidenziato un buco di 266 milioni di euro.

Ecco perché Oliverio impegna ottantamila euro per cinque convegni“da svolgersi nella giornata del 9 dicembre 2019, in contemporanea, nei comuni di Squillace, Corigliano-Rossano, Pizzo, Scilla e Santa Severina, in location da definire”.

Rosso Calabria si chiama l’iniziativa, una campagna finalizzata a valorizzare le produzioni viticole locali.

E non è certamente incolpevole Oliverio se la Calabria ha il reddito pro capite più basso d’Italia( se non dell’Europa) sideralmente più basso delle altre regioni italiane ed europee.( Banca d’Italia Economie regionali L’economia della Calabria Numero 18 - giugno 2019)

Ed ancora non è incolpevole Oliverio se la Calabria insieme con la Puglia è la regione con il maggior numero di disoccupati

Ed inoltre non è certo incolpevole Oliverio se la calabria ha la peggiore sanità italiana

Potremmo continuare a lungo

Chiudiamo con una riflessione: che i calabresi che hanno avuto benefici da Oliverio lo votino pure, ma che nessuno pensi che “palla palla” possa dare posti di lavoro e prebende nel 2020 perché non sarà certamente governatore .

Gratteri a parte………..

Pubblicato in Calabria

La deputata del Pd, intervenuta riunione della Direzione provinciale del partito di Cosenza “Oliverio ha fatto tanto per la Calabria con dei cambiamenti importantissimi contro tutto e tutti”.

La replica di Oddati “triste e grave che si ricorra a questi metodi per alzare polveroni. Gratteri non ha suggerito nulla a nessuno”

Non accettiamo imposizioni, rivendichiamo l’autonomia e siamo pronti al dialogo.

 

Dalla partecipata riunione della direzione provinciale del Pd cosentino nel mirino è finita la segreteria nazionale e il commissario Graziano, ma anche l’assoluta necessità di uscire dall’empasse del partito che a 60 giorni dalle elezioni, non ha espresso ancora un nome.

O meglio, per la direzione provinciale del Pd cosentino un nome c’è ed quello di Mario Oliverio che sarà comunicato allo stesso Graziano.

E a sostenere la ricandidatura del governatore uscente anche la deputata Enza Bruno Bossio, presente alla riunione che ha spiegato quale sarebbero i motivi del veto su Oliverio “come si fa a mortificare così un dirigente nazionale? – ha detto la Bossio – devono dare una spiegazione razionale.

Anzi, ve la dico io.

È Gratteri che ha ordinato a Zingaretti di non ricandidare il Presidente uscente.

Proviamo a resistere per la nostra dignità, la nostra forza e quei piccoli cambiamenti che abbiamo fatto.

In questi 5 anni, contro tutti, il governatore Oliverio ha fatto dei cambiamenti importantissimi: dalle infrastrutture, alla ferrovia jonica, alla velocizzazione del treno verso Roma, agli aeroporti fino alle scuole.

L’unica cosa dove il presidente non è riuscito a intervenire è la sanità perchè sia con il Governo precedente, poi con quello gialloverde e ancora con quello in carica l’unica cosa che sono riusciti a fare è quello del Commissariamento”.

Oddati “Gratteri non ha suggerito nulla a nessuno”

A replicare alle affermazioni della parlamentare cosentina è Nicola Oddati della segreteria nazionale Pd “vorrei dire all’Onorevole Bruno Bossio che il procuratore Gratteri ovviamente non ha suggerito nulla a nessuno.

Ed è molto triste e grave che si ricorra a questi metodi per alzare polveroni e fuggire dalla realtà. È stato semplicemente il buon senso e l’amore per la Calabria a suggerire un processo di cambiamento e un rinnovamento della proposta politica del Partito Democratico”.

Pubblicato in Cosenza

L’Italia non è speciale.

E’ sola!

E la sentenza della Corte Europea di Strasburgo ne è la palese ed ultima dimostrazione

La Corte ha chiesto all’Italia di rivedere l’ergastolo ostativo.

Vuole che si perdoni chi ha ucciso con efferatezza decine e centinaia di persone in nome del “buonismo” e del “perdonismo”.

Nella sentenza della Cedu infatti lo Stato viene invitato a riformulare la normativa che prevede l'ergastolo ostativo in modo da non tener conto esclusivamente della mancanza di collaborazione con la giustizia.

Dal 22 ottobre la situazione potrebbe registrare un'accelerazione: la Corte Costituzionale è chiamata a decidere se la norma è legittima o meno.

Per il presidente emerito della Consulta Valerio Onida, che ha fatto parte del collegio di difesa di Viola, il carcere duro è «incostituzionale: bisogna che il legislatore modifichi la norma, se non lo facesse permarrebbe una violazione strutturale della Convenzione europea e si aprirebbe la strada a nuove condanne».

Una vergogna.

All’Italia non viene riconosciuto il dovere di combattere la mafia secondo le modalità che solo l’Italia può determinare!

Ed ecco cosa dice Gratteri.“È stata demolita la lotta alle mafie”.

’ durissimo il giudizio del procuratore di Catanzaro, Nicola Gratteri, dopo la sentenza con la quale la Corte Europea di Strasburgo ha chiesto.

Per un magistrato che da anni lotta in prima linea contro la ‘ndrangheta, la sentenza è illogica e irrazionale, “perché un boss non smette mai di essere tale, per cui l’idea che un giorno possa comunque uscire dal carcere diventa, comunque, la prospettiva per tornare a essere un capo a tutti gli effetti, mantenendo in maniera sempre più forte i contatti con l’esterno”.

Rispondendo alle domande dell’Agi, Gratteri non esprime dubbi: “Con questa decisione passa l’idea che si possa commettere qualunque crimine, tanto prima o poi potrai uscire dalla galera, conservando la caratura criminale che deriva dalla forza di non collaborare, ma di chiudersi nell’omertà assoluta”.

Rischia di scomparire, dunque, a parere del magistrato, un punto cardine nella lotta alle mafie: “Il regime del 41 bis e quello dell’ergastolo hanno rappresentato fino ad oggi – ha affermato il procuratore Gratteri – la garanzia che il boss sarebbe rimasto in carcere senza poter più esercitare il suo potere, anche per questo molti di essi hanno deciso di collaborare, cosa che adesso rischia di non avvenire più”.

Gratteri è preoccupato per gli effetti che potranno esserci non solo in Italia: “I mafiosi tireranno ora un grande sospiro di sollievo, perché quello espresso dalla Corte di Strasburgo è un principio devastante per il nostro sistema antimafia che – ha aggiunto - non può essere paragonato o uniformato a quello di altre realtà perché qui ci sono specificità assolutamente diverse”.

Pubblicato in Mondo

grattariNicola Gratteri, Procuratore della Repubblica di Catanzaro, entra a far parte del corpo docenti dell'Università di Catanzaro "Magna Grecia"; nello specifico, come comunicato dal bando del sito ufficiale dell'ateneo, il magistrato sarà tra i professori della Scuola di Specializzazione per le Professioni Legali.

La nota ufficiale dell'Ateneo

La UniCz ha affidato al proprio portale di riferimento la comunicazione dell'ingresso di Gratteri all'interno del proprio corpo docenti. Nella nota che comunica l'apertura dei termini per l'iscrizione alla Scuola di Specializzazione, si legge che "l’offerta formativa della SSPL di Catanzaro prevede innovativamente, per l’anno a. a. 2019/2020, l’inclusione di ulteriori moduli pratici, una serie di seminari che proporranno l’approfondimento di temi di attualità calibrati in funzione dello svolgimento delle prove concorsuali, e la presenza di nuovi qualificati docenti, tra i quali anche il Procuratore della Repubblica di Catanzaro – dr. Nicola Gratteri".

La Scuola di Specializzazione, sottolinea il comunicato dell'ateneo calabrese, si pone lo scopo di "sviluppare negli Allievi l’insieme di attitudini e di competenze caratterizzanti la professionalità dei magistrati ordinari, degli avvocati e dei notai". Tale obiettivo tiene conto anche dei recenti sviluppi in materia di legislazione ed alla relativa integrazione di normative internazionali.

La caratteristiche della Scuola di Specializzazione

Il corso avrà una durata biennale ed è aperto ad un numero massimo di 120 partecipanti, come riporta il bando reso pubblico dal sito dell'Università e si propone di offrire ai Laureati in Giurisprudenza una formazione specialistica altamente qualificata. L'ammissione al corso è subordinata alla vittoria del bando di concorso per titoli ed esami; è possibile iscriversi fino al 4 ottobre 2019. Tale termine può essere prorogato se si consegue il titolo accademico necessario all'iscrizione entro il 24 ottobre 2019.

Il biennio della Scuola si divide in due parti: il primo anno è standard, il secondo è specialistico in quanto consente di scegliere tra due indirizzi diversi (giudiziario-forense o notarile). La scuola prevede anche stage, tirocini formativi e, in più in generale, "attività pratiche quali esercitazioni, discussione e simulazioni di casi, stages e tirocini, discussione pubblica di temi, atti giudiziari, atti notarili sentenze e pareri redatti dagli allievi, ed implica l'adozione di ogni metodologia didattica che favorisca il coinvolgimento dell’allievo e che consenta di sviluppare concrete capacità di soluzione di specifici problemi giuridici".

La struttura dell'Università di Catanzaro

In generale, la UniCz è divisa in quattro dipartimenti (Medicina Sperimentale e Clinica, Scienze Mediche e Chirurgiche, Scienze della Salute e Scienze Giuridiche, Storiche, Economiche e Sociali) all'interno dei quali è possibile iscriversi a corsi di Laurea Triennale e Magistrale. L'offerta formativa viene integrata dalle Scuole di Specializzazione in materie mediche o giuridiche.

Molti insegnamenti sono a numero chiuso, per tanto l'accesso agli stessi è subordinato al superamento di un test di ingresso. Come avviene per altri atenei che adottano una politica simile, lo studio propedeutico ai test di ingresso è molto importante per accedere ai percorsi accademici proposti dall'Università di Catanzaro: per avere maggiori chance di successo, gli studenti possono affidarsi a portali di settore quali UnidFormazione, specializzati in orientamento e preparazione ai test di ingresso, tramite corsi online oppure in aula.

Per l'anno accademico 2019 - 2020, l'Università di Catanzaro offre i seguenti corsi di Laurea triennale: Biotecnologie, Ingegneria Informatica e Biomedica, Organizzazioni delle amministrazioni pubbliche e private, Economia aziendale, Scienze motorie e sportive, Scienze e Tecniche di psicologia Cognitiva, Scienze e tecnologie delle produzioni animali, Sociologia. A questi si aggiungono quelli pertinenti alle professioni sanitarie, ovvero Infermieristica, Fisioterapia, Logopedia, Tecniche di radiologia, Dietistica, Assistenza Sanitaria, Tecniche di Prevenzione nell'Ambiente e nel Luogo di Lavoro.

Le lauree magistrali a ciclo unico sono quattro (Giurisprudenza, Farmacia, Medicina e Chirurgia, Odontoiatria) mentre quelle biennali sono: Biotecnologie mediche, veterinarie e farmaceutiche, Ingegneria Biomedica, Psicologia Cognitiva e Neuroscienze, Scienze delle Amministrazioni e delle Organizzazioni complesse (SAOC), Economia Aziendale e Management e Scienze infermieristiche e ostetriche.

Pubblicato in Catanzaro

“Signor Procuratore, ci restituisca la legalità nelle tariffe in Calabria e ci liberi dall’odiosa “tangente” contenuta nelle bollette dell’acqua”. Inizia così l’accorato appello formulato dal Codacons al Procuratore della Repubblica di Catanzaro Nicola Gratteri.

 

“I comuni Calabresi impongono ai cittadini somme determinate in maniera illegittima – sostiene Francesco Di Lieto, vicepresidente nazionale del Codacons – si tratta di una vera e propria truffa, perpetrata nel silenzio generale e con complicità diffuse, che ha portato i Calabresi a pagare tariffe maggiorate per 190 milioni di euro. Un somma spaventosa ma che, se non si interviene, negli anni sarà destinata ad aumentare. In Calabria la gestione degli acquedotti è stata affidata, a far tempo dall’1 novembre 2004, ad una società per azioni, la SoRiCal, partecipata dalla Regione (53,50%) e dalla multinazionale francese Veolia (46,50%).

Il legislatore – scrive Di Lieto – prevedeva che, per quelle gestioni nelle quali il servizio idrico non era integrato ma avveniva in maniera disgiunta – come, appunto, in Calabria – la competenza per determinare gli adeguamenti tariffari era del C.I.P.E. ovvero dello Stato. In Calabria, invece, gli adeguamenti per gli anni 2004, 2005, 2006, 2007 e 2009 sono stati stabiliti con atti della Regione mentre nel 2009 e nel 2010 lo ha fatto direttamente SoRiCal. Un capolavoro”. “Ovviamente erano tutti consapevoli di aver disposto degli aumenti in maniera illegittima, – si legge nella nota del Codacons – tant’è che la Regione Calabria decise di proporre un ricorso alla Corte Costituzionale, proprio per rivendicare la propria competenza per la determinazione delle tariffe idriche”. “Nel luglio del 2009 la Corte Costituzionale (con la sentenza nr. 246/2009), bacchettando la Regione, ha ribadito la competenza esclusiva dello Stato negli adeguamenti delle tariffe idriche. Quindi la Regione non poteva e non può aumentare le tariffe. In altre parole – precisa Di Lieto – la Consulta ha dichiarato illegittimi gli adeguamenti determinati ed applicati ai Comuni calabresi da SoRiCal”.

“Eppure, signor Procuratore – continua Di Lieto – in Calabria non fu annullato nessun atto giudicato illegittimo e le tariffe non furono riportate nei binari della legalità sancita, come detto, da quella sentenza della Corte Costituzionale. Non vorremmo pensare che le sentenze della Corte Costituzionale, così come Cristo, si fermano ad Eboli”. E nella nota si precisa che “l’Assessore regionale ai lavori pubblici all’epoca del ricorso alla Consulta e della successiva sentenza era l’on. Luigi Incarnato, che oggi ricopre il ruolo di Commissario Liquidatore di SoRiCal”. “Ma non è solo la Corte Costituzionale a sancire l’illegalità calabrese. Infatti nel dicembre del 2011, la Sezione regionale di controllo della Corte dei Conti rilevò diverse criticità nella determinazione delle tariffe idriche applicate ai Comuni, – dice ancora il Codacons – ribadendo la competenza del Cipe e la mancata applicazione della delibera nr. 117/2008 della stessa Autorità. Assolutamente inascoltato, poi, è stato il Comitato di Consulenza Giuridica della Giunta Regionale, che nel ribadire l’assoluta incompetenza della Regione a modificare le tariffe idriche, addirittura ha sollecitato la Regione Calabria al ripristino della legalità tariffaria stabilendo che SoRiCal avrebbe dovuto operare i conguagli ai Comuni calabresi “tra le tariffe concretamente applicate e quelle scaturenti da una corretta applicazione delle linee guida contenute nella ripetutamente citata Delibera Cipe nr.117/2008″. Praticamente un appello a restituire i soldi!. Gli adeguamenti applicati ai comuni negli anni successivi sono stati determinati incrementando tariffe che, come visto, erano illegittime; questo ha determinato una differenza tra l’importo fatturato ai Comuni e quello corrispondente alle tariffe legittime che, – afferma Di Lieto – a tutto il 31 dicembre 2018, è valutabile complessivamente in 190 milioni di euro e che, negli anni, è destinato ad aumentare”. “Per questo motivo – conclude la nota del Codacons – confidiamo che il dott. Gratteri voglia immediatamente intervenire per ripristinare la legalità nella nostra regione e con essa la fiducia nelle pubbliche amministrazioni”.

La Direzione distrettuale Antimafia ha mobilitato 200 militari per l’operazione scattata all’alba di stamattina che ha portato all’esecuzione di 25 misure cautelari.

 

 

 

 

 

 

A capo dell’organizzazione ci sarebbero Domenico e Carmine Procopio, referenti della cosca Procopio-Mongiardo di San Sostene

Catanzaro. Oltre 200 carabinieri della Compagnia di Soverato e del Comando Provinciale di Catanzaro, hanno eseguito stamattina un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 25 persone. Il provvedimento è stato emesso dal Gip di Catanzaro su richiesta della Direzione distrettuale antimafia diretta da Nicola Gratteri. I reati contestati sono quelli di associazione finalizzata al traffico di stupefacenti ed estorsione. Secondo le indagini la gestione del traffico di droga nella provincia di Catanzaro era appannaggio della cosca Procopio-Mongiardo di San Sostene. L’operazione “Prisoner’s tax” che ha portato a 25 ordinanze di custodia cautelare fra arresti e obblighi di dimora.

A capo dell’organizzazione ci sarebbero Domenico e Carmine Procopio, referenti della cosca Procopio-Mongiardo di San Sostene. I 25 indagati sono ritenuti responsabili, a vario titolo, di associazione finalizzata al traffico di stupefacenti aggravata dall’essere composta da più di dieci associati e da soggetti dediti all’uso di sostanze stupefacenti, nonché di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti ed estorsione.

L’indagine, condotta dal Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia Carabinieri di Soverato con il supporto delle Stazioni Carabinieri di Gasperina e Davoli, è stata avviata nell’estate del 2016 a seguito dell’analisi di alcune attività anti-droga eseguite nel corso di ordinari servizi di controllo del territorio.

Avrebbero permesso di documentare la gestione organizzata dell’attività di spaccio (cocaina, hashish e marijuana) da parte del sodalizio nei comuni di San Sostene, Davoli, Montepaone e Gasperina.

Il leader del gruppo era quindi Procopio che, tramite i propri adepti, manteneva costanti contatti con soggetti riconducibili alle cosche Strangio di San Luca e Gallace di Guardavalle per l’approvvigionamento di stupefacente.

È stato, inoltre, accertato l’impiego di parte dei proventi illeciti per il sostentamento di detenuti per associazione di tipo mafioso, appartenenti alla cosca, reclusi in diversi istituti penitenziari del territorio nazionale.

Nel corso dell’operazione i carabinieri hanno arrestato in flagranza Saverio Spadea e Carmela Vono, trovati in possesso di oltre 160 grammi di sostanze stupefacenti, sequestrati oltre 7 chilogrammi di stupefacente di vario genere (cocaina, hashish e marijuana).

In carcere sono finiti:

Antonio Arena, 38 anni di Montepaone
Giuseppe Corapi, 36 anni di San Sostene
Carmine Procopio, 32 anni di San Sostene
Domenico Procopio, 55 anni di San Sostene
Sergio Scicchitano , 40 anni di Davoli
Domenico Spadea, 27 anni di Gasperina
Romano Ponzo, 48 anni di Soverato
Ernesto Bertucci, 39 anni di Soverato
Carmela Vono, 49 anni di Catanzaro

Ai domiciliari sono finiti:

Alessandro Aversa, 46 anni di Davoli
Matteo Arena, 26 anni di Montepaone
Giusepe Codispoti, 25 anni di San Sostene
Francesco Grande, 24 anni di Montepaone
Annamaria Gregoraci, 24 anni di Soverato
Giovanni Gregoraci, 25 anni di Soverato
Roberto Ierace, 35 anni di Montepaone
Salvatore Lioi, 33 anni di San Sostene

Misura dell’obbligo di dimora nel comune di residenza per:

Stefano Longo, 30 anni di Soverato
Vincenzo Pacicca, 37 anni di San Sostene
Salvatore Procopio, 29 anni di San Sostene
Giuseppe Santise, 29 anni di Catanzaro
Saverio Spadea, 52 anni di Gasperina
Sergio Tassone, 27 anni di Guardavalle
Raffaele Campagna, 28 anni di Guardavalle
Marco Verdiglione, 24 anni di Stilo

Gratteri “colpisce famiglia di ‘ndrangheta che domina Soverato”

“Un’indagine importante perché colpisce una famiglia di ‘ndrangheta, quella dei Procopio, che domina sul piano criminale a Soverato e nel comprensorio di Soverato”. Così il procuratore capo della Dda di Catanzaro, Nicola Gratteri, ha definito l’operazione “Prisoners tax” con la quale i carabinieri hanno eseguito 25 provvedimenti cautelari nei confronti di persone ritenute responsabili, a vario titolo, di associazione finalizzata al traffico di stupefacenti aggravata dall’essere composta da più di dieci associati e da soggetti dediti all’uso di sostanze stupefacenti, di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti ed estorsione.

L’esito del blitz, che è stato condotto dai carabinieri della Compagnia di Soverato e del Comando provinciale di Catanzaro, è stato illustrato in una conferenza alla quale, oltre a Gratteri, hanno partecipato il procuratore aggiunto della Dda, Vincenzo Luberto, che ha curato l’indagine insieme al sostituto Deborah Rizza, e dai vertici territoriali dell’Arma.

“Si tratta – ha detto Gratteri – di un’inchiesta realizzata molto bene, fondata su intercettazioni incontrovertibili, quasi in chiaro. Di particolare rilievo sono gli elementi da cui emerge che la cosca Procopio-Mongiardo interagiva con le potenti cosche Gallace di Guardavalle e Nirta-Strangio di San Luca”.   Su questo aspetto si è soffermato anche il procuratore aggiunto Luberto, per il quale “un traffico di sostanze stupefacenti non si imbastisce dall’oggi al domani, ma deve avere sempre una sorta di copertura, una legittimazione e un’autorizzazione, e in questo caso arrivava da fornitori all’ingrosso di serie A, con la marijuana venduta dai Gallace e la cocaina dagli Strangio-Nirta. Inoltre – ha rilevato Luberto – il traffico di stupefacenti non era limitato solo all’ambito locale ma si estendeva anche al mercato di Avellino, segno di una leadership della ‘ndrangheta. Capace di imporre agli altri prezzi concorrenziali”.  Luberto ha poi reso noto che “la base logistica della famiglia Procopio era un bar di loro proprietà a San Sostene, che era la centrale operativa dell’organizzazione”, organizzazione che aveva tre promotori, Domenico e Carmine Procopio e Giuseppe Corapi, e poteva contare anche sulla presenza attiva di alcune donne, due delle quali colpite da provvedimenti cautelari”.

Pubblicato in Calabria

Catanzaro - La Procura della Repubblica di Catanzaro ha chiesto il rinvio a giudizio del presidente della Regione Calabria, Mario Oliverio, accusato di abuso d'ufficio e corruzione.

 

 

 

La richiesta riguarda l'inchiesta "Lande desolate" su alcuni appalti gestiti dalla Regione Calabria.

Dall'inchiesta sono emersi presunti illeciti, in particolare, nella gestione da parte della Regione Calabria degli appalti riguardanti l'aviosuperficie di Scalea, l'ovovia di Lorica e il rifacimento di Piazza Bilotti, l'unica delle tre opere pubbliche che é stata portata a termine.

L'inchiesta, nel dicembre 2018, aveva portato al'emissione a carico di Oliverio di un provvedimento di obbligo di dimora a San Giovanni in Fiore, dove risiede, poi revocato dalla Corte di cassazione.

Il rinvio a giudizio é stato chiesto anche per l'ex vicepresidente della Regione Calabria, Nicola Adamo, e per la moglie di quest'ultimo, Enza Bruno Bossio deputata del Pd, accusati di corruzione.

L'udienza preliminare é stata fissata per il 17 ottobre.

Tra gli indagati nell'inchiesta ci sono anche l'ex sindaco di Pedace (Cosenza), Marco Oliverio, e l'imprenditore Giorgio Ottavio Barbieri.

Quest'ultimo, secondo l'accusa, avrebbe beneficiato di trattamenti di favore da parte della Regione Calabria in relazione alla realizzazione delle tre opere pubbliche oggetto dell'inchiesta, ottenendo stati d' avanzamento ed i relativi finanziamenti cui non avrebbe avuto diritto.

Martedì, 09 Luglio 2019 07:58

Pubblicato in Calabria

La Calabria è una bella terra, dal grande passato ma dal futuro incerto

Una terra dove tanti rubano e che tantissimi spogliano.

Una terra di massoni onnipotenti, di politici incapaci, di fedifraghi, di ignavi , di falsi, di ipocriti, di prostituti, di leccaculo, di opportunisti, eccetera

Ma, insieme, di persone per bene, oneste, serie, di grandi lavoratori.

Persone per le quali lei è un esempio da seguire, la speranza per i propri figli.

Stamattina, in fila dal medico si parlava di lei, di lei che è la speranza di un futuro di onestà, di giustizia, di libertà.

Un futuro che lei è in grado di garantire.

Con il suo straordinario ed immenso spirito di sacrificio.

Lei che è capace di lavorare fino alle 23.00 e ricominciare il giorno successivo alle 07.00 dimentico di quelle feste che per noi sono importanti.

Per questo vogliamo augurarle un meraviglioso 2019, sapendo che potrebbe-e ce lo auguriamo tutti- essere l’anno della svolta, l’anno del destino, quello che porrà fine a questo dileggio della nostra terra.

E le assicuro che siamo in tanti ad aspettare che continuino i miracoli ai quali Lei sta abituando tutti i calabresi.

Tutti aspettiamo che la vostra e le altre procure inquisiscano coloro che ad ogni livello, dai comuni alla regione, infangano i calabresi e la Calabria.

Negli enti pubblici c’è tanto marcio da portare alla luce, tanti disonesti da inquisire.

E quello che offende è la supponenza della propria intoccabilità.

Auguri dr Gratteri, le assicuro che pendiamo dalle sue labbra.

Pubblicato in Primo Piano

La procura di Catanzaro contesta anche il reato di corruzione a Mario Oliverio.

Stamattina al governatore della Calabria è stato notificato un avviso di garanzia con questa ipotesi di reato.

 

 

 

Oltre all’abuso d’ufficio già contestato a Oliverio, adesso si procede anche per corruzione.

Ed entriamo in una situazione e in una ipotesi di reato notevolmente più grave, che tra l’altro sembrava già tratteggiata il 17 dicembre, quando per Oliverio scattò l’obbligo di dimora.

Adesso, però, Gratteri sostiene apertamente e direttamente che Palla Palla è un corrotto e non è una novità di poco conto.

L’oggetto del contendere è sempre l’appalto per la costruzione dell’impianto sciistico di Lorica, affidato all’imprenditore Giorgio Barbieri, vicino al clan Muto e che avrebbe beneficiato di risorse pubbliche non dovute assicurando in cambio il rallentamento del cantiere di piazza Fera/Bilotti a Cosenza.

Proprio per questa vicenda la procura ha deciso di formalizzare l’ipotesi di reato di corruzione, visto che è un atto contrario ai doveri d’ufficio.

Si fa più pesante il carico di accuse contro Mario Oliverio.

Una nuova grave contestazione, quella mossa dalla Procura di Catanzaro, che si aggiunge a quella già nota di abuso d'ufficio per la quale, da alcuni giorni, il governatore è sottoposto a obbligo di dimora nella sua San Giovanni in Fiore.

Le nuove accuse riguardano sempre il presunto patto da lui stipulato con l'imprenditore Giorgio Ottavio Barbieri.

Quest'ultimo, infatti, avrebbe dovuto bloccare i lavori di piazza Bilotti, a Cosenza, cosi da penalizzare il sindaco di quella città, Mario Occhiuto, e in cambio lo stesso Barbieri avrebbe ottenuto un finanziamento extra - oltre quattro milioni di euro - per completare i lavori delle piste da sci di Lorica, in Sila.

Rispetto a tali fatti, l'ufficio diretto da Nicola Gratteri ipotizzava solo il reato di abuso d'ufficio, ma era stato lo stesso gip firmatario dell'ordinanza a ravvisare un difetto di contestazione, suggerendo agli inquirenti di procedere con l'accusa di corruzione.

Detto fatto.

E non finisce qui.

Nell'avviso di garanzia,infatti, è ventilata anche un'ipotesi di associazione a delinquere dai contorni, però, ancora da chiarire.

Sempre da chiarire eventuali altri cointeressati.

Pubblicato in Calabria

Un giorno atteso da tutti i calabresi

Ovviamente in modi diversi.

C’è chi vorrebbe una pronuncia a favore del Governatore, una pronuncia che fosse anticipatrice della sua piena e totale assoluzione da parte del VERO tribunale penale.

C’è invece chi vorrebbe che il Tribunale del Riesame di Catanzaro confermasse l’obbligo di dimora disposto dal GIP

Ed anche in questo caso la speranza sarebbe quella che il presidente della Regione, Mario Oliverio, accusato di abuso d’ufficio nell’ambito dell’indagine “Lande Desolate” su presunti appalti “pilotati”, condotta dalla Dda del capoluogo calabrese, fosse irreversibilmente avviato verso la fine della sua infelice gestione della regione che ha distrutto la Calabria.

Non solo.

Ma c’è gente che, nel caso di una pronuncia favorevole ad Oliverio, spera che Gratteri ricorra ed ottenga gli arresti domiciliari

Forse domani stesso sapremo!

Pubblicato in Calabria
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