BANNER-ALTO2
A+ A A-

La nave della ong spagnola si trova da sette giorni in mare con 121 persone a bordo: Spagna Malta e Italia,non vogliono accoglierla

La nave Open Arms, della ong spagnola ProActiva Open Arms, è in mare da sette giorni con a bordo 121 persone salvate nel Mediterraneo tra l’1 e il 2 agosto.

 

Come successo in casi simili negli ultimi mesi, il governo italiano si è rifiutato di fare entrare la nave nelle sue acque territoriali e di fare sbarcare le persone a bordo; in base al “decreto sicurezza bis”, se la Open Arms dovesse violare il divieto rischierebbe l’arresto del suo equipaggio, la confisca della nave e una multa fino a 1 milione di euro.

Per ora nessun altro governo si è fatto avanti offrendo aiuto.

La Open Arms quindi si trova in attesa al largo di Lampedusa.

L’1 agosto, pochi giorni dopo aver ripreso la navigazione dopo una sosta per un problema tecnico, la Open Arms aveva recuperato 52 persone alla deriva su un piccolo gommone a largo della Libia. Il giorno seguente, in piena notte, erano state salvate in circostanze simili altre 72 persone. In tutto a bordo della Open Arms c’erano quindi 124 persone, tutti migranti partiti dalla Libia: tra loro c’erano anche due donne all’ottavo e nono mese di gravidanza e due bambini molto piccoli.

Open Arms aveva scritto inoltre che molte delle persone salvate avevano «evidenti segni di tortura».

Già dopo il primo salvataggio, la Open Arms aveva chiesto un “porto sicuro” per poter attraccare e fare sbarcare i naufraghi salvati.

L’Italia si era rifiutata e il governo aveva fatto sapere che era stato firmato un decreto che vietava all’imbarcazione l’ingresso e il transito nelle acque territoriali italiane.

Le due donne in gravidanza e la sorella di una di loro erano state fatte sbarcare per ragioni mediche, ma a bordo, ha spiegato il Manifesto, sono rimasti 32 minori, tra cui due bambini di 9 mesi.

Negli stessi giorni il governo italiano aveva firmato un decreto simile relativo alla nave Alan Kurdi, che aveva salvato 40 migranti e cercava un porto sicuro per sbarcare.

I migranti sulla Alan Kurdi, gestita dalla ong tedesca Sea Eye, sono sbarcati domenica a Malta dopo un accordo tra il governo maltese e quello tedesco per la loro ricollocazione in Europa.

La ong ProActiva Open Arms si trova però in una condizione più complicata, e non ha il sostegno del governo spagnolo.

La Open Arms ha detto di aver ricevuto minaccia di una multa fino a 900.000 euro anche da parte della Spagna, che vuole vietare la prosecuzione delle attività di soccorso tra la Libia e l’Italia e si è detta indisponibile ad accogliere altri migranti salvati.

Al momento non è chiaro cosa succederà alla Open Arms. Il governo italiano non sembra intenzionato a cedere e accogliere i 121 migranti a bordo, così come il governo maltese e quello spagnolo.

La situazione, come in altri casi recenti, potrebbe sbloccarsi grazie a un accordo tra i governi europei per il ricollocamento dei migranti o se la Open Arms decidesse di violare il divieto italiano, con tutti i rischi conseguenti. ProActiva Open Arms ha fatto intanto sapere di aver presentato ricorso al Tribunale dei minori di Palermo per chiedere che venga stabilito lo sbarco dei minorenni a bordo della sua nave.

Pubblicato in Mondo

Questa è una commedia cosentina che ha avuto tanto successo in passato.

Io ho avuto il piacere di assistere allo spettacolo due estate fa presso lo Stadio Comunale di Amantea.

 

 

 

 

 

Nella commedia i soldi spicci piovevano in Piazza Riforma a Cosenza e i cosentini, credendo di essere diventati tutti ricchi, correvano in massa a raccogliere quel ben di Dio che arrivava dal cielo.

Ma cessato il temporale e con il ritorno del sole tutte le monete sparivano, lasciando solo i danni alle cose.

Una scena da film.

La commedia ha avuto tanti successi ed è stata replicata varie volte anche fuori Cosenza e fuori la Regione Calabria.

Ha dato tante soddisfazioni e ha fatto ridere e divertire migliaia di spettatori.

Ma quello che vi racconto oggi, amici miei carissimi, è pura verità.

I soldi sono piovuti davvero su una strada statale e gli automobilisti si sono fermati per raccoglierli.

Il fatto si è verificato nello Stato della Georgia negli U.S.A. e i soldi erano dollari.

Le banconote, tantissime, sono fuoriuscite accidentalmente, non si conosce ancora il motivo, da un furgone portavalori che percorreva l’autostrada.

Panico tra gli automobilisti? Macché!

Tutti si sono fermati, hanno mandato in tilt l’intera viabilità, hanno abbandonato le loro macchine e si sono messi in fila per raccogliere i dollari che svolazzavano dappertutto.

Traffico bloccato e impazzito, ma più impazziti gli increduli automobilisti che con furia e spintoni raccattavano i dollari e li nascondevano nelle tasche e nei sacchetti di plastica.

Alcuni automobilisti, però, dopo l’appello della Polizia, hanno deciso di restituire le banconote raccolte.

Le immagini di un video che mostra questa vera e propria pioggia di dollari ha fatto il giro dei social.

Questa volta non si è trattato quindi di una scena di un film Hollywoodiano, ma della realtà.

Pubblicato in Belmonte Calabro

semaferoCollins è arrivato con il barcone, dopo un viaggio da incubo nel deserto di due anni, in fuga anche da abusi sessuali in famiglia. A Milano si è messo a distribuire curriculum ai semafori per cercare lavoro. Matteo Viviani lo mette alla prova

Si chiama Collins, ha 37 anni, e arriva dalla Nigeria. È arrivato in Italia con un barcone dopo aver attraversato il Mediterraneo. A Milano ha iniziato a cercare lavoro in una maniera originale.

Anziché mettersi ai semafori a lavare i vetri delle macchine o a vendere fiori, lui ha iniziato a distribuire curriculum. “Ho bisogno di lavorare perché voglio diventare indipendente”, ci dice. Racconta di saper lavare i piatti, tagliare i prati e imbiancare.

Così Matteo Viviani lo mette alla prova con l’aiuto di un ristoratore di Milano, un professionista del verde e un imbianchino. In cucina Collins tra piatti, bicchieri e spugne si sente a suo agio. Con il taglio della siepe è un po’ impacciato. Con pennelli, rulli e vernici va meglio. Collins ha dimostrato di avere tanta voglia di imparare. Se volete e potete aiutarlo, lui è pronto! 

fonte iene.mediaset.it

Pubblicato in Italia
maduroI servizi segreti di Nicolás Maduro hanno arrestato due stretti collaboratori del presidente ad interim Juan Guaidó. Ma l’Italia perpetua ancora il silenzio sul regime venezuelano

“Gli Stati Uniti condannano i raid dei servizi di sicurezza di Maduro e l’arresto di Roberto Marrero, capo di Gabinetto del presidente ad interim Juan Guaidó”. La condanna contro l’ultima azione del regime di Nicolás Maduro arriva immediata, via Twitter, dal segretario di Stato americano, Mike Pompeo. Il presidente ad interim del Venezuela, Juan Guaidó, ha denunciato che alle 2 del mattino, ora locale, il suo capo di Gabinetto, Roberto Marrero, è stato arrestato in un blitz compiuto dagli agenti del servizio di intelligence venezuelano Sebin a Caracas. Gli agenti hanno arrestato – e rilasciato qualche ora dopo – anche Sergio Vergara, capogruppo in Parlamento del partito Voluntad Popular, al quale appartiene Guaidó.

Arresti arbitrari, perquisizioni e intimidazioni con cui il regime di Maduro continua a fare pressione sull’opposizione venezuelana, inviando al contempo un messaggio alla società civile: tutti sono in balia al regime, anche i personaggi più esposti pubblicamente, a livello nazionale e internazionale.

Una situazione che finalmente preoccupa anche all’Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, Michelle Bachelet. In un comunicato, l’ex presidente del Cile ha dichiarato che “l’importanza e la gravità della crisi alimentare, nelle cure sanitarie e nei servizi di base non è stata riconosciuta da Nicolás Maduro e questo ha fatto sì che le misure adottate siano risultate insufficienti”.

“I diritti economici e sociali si sono deteriorati in modo drammatico dal luglio del 2018 – ha aggiunto Bachelet – e le popolazioni più vulnerabili, come i bambini, le donne incinte, gli anziani e le popolazioni indigene sono stati particolarmente colpiti […] il sistema sanitario continua a deteriorarsi, con un impatto molto significativo sulla mortalità materna ed infantile […] più di un milione di bambini non vanno più a scuola, principalmente perché i genitori non sono in grado di fornire loro una prima colazione, i programmi di alimentazione scolastica non funzionano, manca il trasporto pubblico e mancano anche i docenti”. Bachelet ha ricordato che più di 3 milioni di venezuelani sono emigrati a causa della crisi e che “la scarsità di acqua, di gas naturale e il collasso del trasporto pubblico continuano causare danni a molte persone e, insieme all’iperinflazione, generano condizioni economiche estreme che hanno provocato migliaia di proteste sociali”.

Il presidente del Parlamento, Antonio Tajani, ha scritto su Twitter che “la detenzione arbitraria del capo di gabinetto del presidente Juan Guaidó è un altro colpo alle libertà fondamentali del popolo del Venezuela da parte del regime. Condanno fortemente questa azione. Deve essere liberato immediatamente!”.

Invece il governo italiano si mantiene “neutrale”, nonostante ci siano quasi 200mila di cittadini italiani residenti in Venezuela e più di 2 milioni di venezuelani di origini italiane.

Per Matteo Perego, deputato di Forza Italia, Roma deve prendere posizione al più presto. Con un tweet ha invitato al Movimento 5 Stelle e la Lega a rompere il silenzio: “Preoccupa l’arresto del capo di gabinetto del presidente Guaidó. Il governo italiano prenda immediatamente posizione e richieda ufficialmente il rilascio di Roberto Marrero. In Venezuela è crisi umanitaria e di diritti. Impossibile voltarsi dall’altra parte”.

fonte notizia formiche.net

Pubblicato in Italia

neriLe forze armate di Malta hanno comunicato che una delle sue motovedette ha salvato i migranti verso la fine di martedì dopo che una nave italiana inviata per soccorrerli ha subito un’avaria.

L'Italia è impegnata in un battibecco con Malta, il paese più piccolo dell'Unione europea, su chi dovrebbe accogliere migranti salvati nel Mediterraneo.

Il numero di migranti illegali che entrano nell'Unione europea è precipitato bruscamente per il terzo anno consecutivo nel 2018, ha dichiarato il mese scorso il capo dell'agenzia di controllo alle frontiere dell'UE Frontex.

Ma migliaia di persone da Medio Oriente e Africa tentano ancora la pericolosa traversata. Gli arrivi hanno esacerbato le tensioni politiche e alimentato un aumento dei partiti anti-immigrazione in tutto il continente. 

Fonde notizia

sputniknews.com

Pubblicato in Italia

Su Eurointelligence, Wolfgang Münchau offre una piccola rassegna stampa e commenta in prima persona la recente crisi diplomatica tra Francia e Italia. Anche agli occhi degli europeisti convinti, come è Münchau, l a mossa di Macron sembrerebbe, per modalità e tempi, un vero e proprio colpo di testa fatto per motivi di politica interna, ed evidenzia la sua debolezza politica e la sua inadeguatezza per il ruolo. Non solo, infatti, compatta il governo italiano, ma toglie anche al presidente francese ulteriore credibilità come leader del fronte europeista alle prossime elezioni europee. Anche gli europeisti convinti dunque non esitano più a definirlo un buffone.

La Francia ha richiamato il suo ambasciatore in Italia, una mossa che non ha precedenti dalla Seconda Guerra Mondiale. La causa scatenante è stata l'incontro tra Luigi Di Maio e i gilets jaunes, ma in gioco c'è molto di più.

Di Maio e Matteo Salvini stanno attaccando Emmanuel Macron da mesi. Fino ad ora il presidente francese ha ignorato questi attacchi considerandoli insignificanti e ha ribadito che tratta soltanto col primo ministro italiano. Cosa è cambiato? Elevare una crisi politica ad affare di stato è una mossa alquanto straordinaria, che avrà conseguenze politiche. Macron ci ha riflettuto?

Per prima cosa esaminiamo la causa scatenante: Di Maio si è incontrato con membri della lista di Ingrid Levavasseur e di un altro dei rappresentanti più espliciti dei gilets jaunes, il controverso Christophe Chalencon. Di Maio ha quindi postato una foto tutti insieme in un tweet entusiasta su Twitter. La Levavasseur non c'era, aveva anche avvertito che Di Maio stava pregiudicando il progetto su cui stavano lavorando e ha ribadito che, anche se erano presenti dei membri della sua lista, la lista non c'entra niente. Quindi questa foto è soltanto un po' di fumo negli occhi, destinato agli elettori Cinque Stelle? La strategia di fomentare il risentimento contro il presidente francese può essere un modo per aumentare la sua visibilità in vista delle elezioni europee? Secondo il canale televisivo italiano La 7, la settimana scorsa Giuseppe Conte avrebbe detto ad Angela Merkel che Di Maio punta ad attaccare la Francia per recuperare il terreno perso in vista delle elezioni europee, poiché è rimasto indietro rispetto a Salvini che ha già dalla sua parte il tema dell'immigrazione.

Adesso che Macron ha risposto in modo così pesante, il gioco è cambiato. Il fatto che Chalencon abbia invocato un colpo di stato militare nelle prime settimane dei jilets jaunes aiuta il governo francese a sostenere la tesi per cui questo, dopo tutto, è un affare di stato. Ma non ci sembra un collegamento essenziale. Lo stesso ambasciatore è rimasto sorpreso dalla mossa di Macron di richiamarlo a Parigi. Les Echos cita un ex-ambasciatore in Italia che la considera una reazione eccessiva e pensa che sarà di breve durata.

Cosa ne viene a Macron? A livello europeo, Macron può sperare di rianimare il suo fronte anti-populista. Manda un'immagine forte, di un presidente che agisce se provocato. Gli elettori francesi di destra che lo hanno considerato troppo remissivo nei confronti degli interessi tedeschi col trattato di Aachen potrebbero rallegrarsi di questa risposta vigorosa all'Italia.

Ma questa messa in scena avrà effetti duraturi? Non gli si ritorcerà contro se cercherà egli stesso di formare un'alleanza transnazionale per le elezioni europee?

C'è un intento strategico dietro la decisione di Macron?

Non si può negare che la decisione francese di richiamare il suo ambasciatore dall'Italia rappresenti una grave crisi europea. Come ricordano i giornali italiani, questa è la prima volta che accade dal 1940 - quando si verificò per ovvie e differenti ragioni. I media italiani riportano che la decisione non è stata preceduta da una telefonata. Il ministro degli esteri lo ha appreso da un comunicato stampa, come chiunque altro. L'effetto immediato della mossa di Emmanuel Macron è quello di creare coesione tra il governo italiano e i suoi critici. Prendete Lucia Annunziata, direttrice dell'Huffington Post Italia e nota ospite dei talk show televisivi, una persona che abbiamo sempre reputato vicina a Matteo Renzi. Di seguito la sua analisi di stamani:

"Improvvisamente, in un primo pomeriggio qualunque di febbraio, siamo entrati in "guerra" con la Francia. Ma il conflitto arriva in un precipitare di dichiarazioni, risposte, e ragioni esposte e negate, che si susseguono in un percorso affrettato, imprevisto, caotico: nessun passo formale fra i governi delle due nazioni, nessun passaggio istituzionale o telefonata fra i vertici dei due paesi. Precipitiamo in uno scontro frontale Italia-Francia per via extraistituzionale, come se si trattasse di uno scontro fra due partiti. Che, alla fine, è esattamente quello di cui si tratta: due campagne elettorali che si incrociano e che esplodono nello spazio comune europeo."

Annunziata non si schiera con le tattiche di Luigi Di Maio, ma riserva gran parte della sua critica a Macron. Considera la sua decisione un segno di debolezza, visto il fallimento nel procurarsi il necessario sostegno alla sua visione europea.

In Italia, la generale reazione politica è stata contenuta. Il Primo Ministro Giuseppe Conte ha detto di essere semplicemente sbalordito - senza parole, più che arrabbiato. I politici Cinque Stelle hanno interpretato la reazione di Macron come un colpo di cannone che dà inizio alla campagna per le elezioni europee, e promettono di farlo anche loro. La Lega ha cercato di prendere le distanze dai Cinque Stelle, mentre la rivalità tra i due partiti cresce in vista delle elezioni europee. E, come suggerisce un articolo del Corriere di stamani, questo conflitto ha risollevato il profilo pubblico dei Cinque Stelle, rimasto sotto tono rispetto a quello della Lega. In un colpo solo, i Cinque Stelle sono di nuovo sulla ribalta.

Nikolas Busse offre una prospettiva diversa nel suo commento sul Frankfurter Allgemeine. Non si concentra tanto sul fatto che Macron abbia ragione o torto ad agire in questo modo, quanto sull'impatto negativo che i populisti italiani hanno già avuto sulla cultura del dialogo politico in Europa. L'intera idea dell'integrazione europea è quella di risolvere le differenze legittime in modo civile, attraverso le negoziazioni. Quando un ministro italiano dialoga con dimostranti violenti, incluso un uomo che invoca una dittatura militare in Francia, ha attraversato una linea rossa. I teppisti di destra e di sinistra in Europa sono riusciti a distruggere le relazioni bilaterali tradizionalmente buone tra gli stati membri, in un breve periodo di tempo.

Scrive Wolfgang Münchau del Financial Times:

Macron ha trasformato un confronto politico transfrontaliero in un confronto tra stati. Supporrei, ma non posso esserne certo, che ci siano altri calcoli dietro questa mossa, oltre a quello che ci è stato detto. Suppongo anche, ma non posso esserne certo, che abbia una strategia d'uscita. Ha considerato se diventerà più facile o più difficile per lui dar vita a un'alleanza in un paese dove non ha alleati naturali nello spettro politico - eccezion fatta per Matteo Renzi, il lupo solitario della politica italiana? Un'altra domanda è come questa storia finirà nei paesi più piccoli della UE, che tradizionalmente sono sensibili alle prepotenze da parte dei paesi UE più grandi. I politici come Sebastian Kurz si schiereranno con il vicino italiano o con Macron?

Mi chiedo anche come Angela Merkel consideri questa situazione. Suppongo che Macron non l'abbia nemmeno consultata sulla decisione - poiché non si è nemmeno preoccupato di avvisare né Conte né il Presidente italiano Sergio Mattarella. Mattarella ha agito in modo molto professionale e si è offerto come mediatore nella disputa. Per quale motivo Macron non lo ha cooptato prima di prendere la decisione? La mossa di Macron coincide con un'altra: cancellare la sua partecipazione alla Conferenza sulla Sicurezza di Monaco per concentrarsi sui temi interni. Sono solidale con la posizione francese sul Nord Stream 2, ma non è stupido attaccare l'Italia e la Germania nello stesso giorno? In Inghilterra, ricordo che fino a non molto tempo fa il concetto di "diplomazia tedesca" era considerato un ossimoro. In questi giorni, se volete vedere reazioni diplomatiche impulsive, dovete guardare a sud delle Alpi e a ovest del Reno. La modalità delle decisione, la mancanza di coordinamento e la breve cronistoria della presidenza Macron mi portano a concludere che sia stato un atto impulsivo, fatto nel contesto della politica interna, senza alcuna considerazione per il bene e gli interessi della UE. La tragedia degli europeisti come noi è che il nostro rappresentante politico più illustre nella UE agisce come un buffone

Wolfgang Münchau, 8 febbraio 2019

Pubblicato in Mondo

Francia e Germania difendono l’Europa ma firmano patti nazionalisti.

Della serie #noisiamonoievoi nonsieteuncazzo#

Aquisgrana, ecco perché il patto tra Francia e Germania è contro l’Italia

Roma, 22 gen – Buffo che i detrattori del sovranismo e della capacità di autodeterminazione dei popoli siano anche quelli che, in un contesto di ricordi storici come quelli legati a de Gaulle e Adenauer, mettono nero su bianco accordi bilaterali che puzzano di corsia preferenziale e di nonnismo verso i paesi considerati alla stregua di un cattivo studente passibile di bacchettate.

O meglio, ci vuole della faccia tosta per far tutto questo pazziare.

Ebbene, la Francia e la Germania, ossia Macron e la Merkel, questa faccia tosta ce l’hanno.

E per dirla con tutti i sepolcri imbiancati di coloro che chiedono all’Italia un comportamento da paese normale e civile, non è affatto normale che questi due si incontrino serenamente ad Aquisgrana per siglare un patto bilaterale che creerà una superpotenza all’interno dell’Unione Europea e della Nato, soprattutto se viste le precedenti lavate di capo che i due maestrini hanno riservato a noi e a quelli di Visegrad, rei, a detta loro, di aver ceduto alle lusinghe del riformismo sovranista.

Oltre a non essere normale, è assai indicativo di ciò che andiamo dicendo ormai da tempo immemore.

V’è un asse franco-tedesco che determina gli equilibri all’interno dell’Europa intera potendo far pendere la bilancia del rigorismo purchessia dalla loro parte, ossia dalla parte di chi ha fatto dell’austerità un mantra inattaccabile, sebbene Juncker abbia ammesso, giorni or sono, la portata devastante di tali misure soprattutto se applicate in un contesto di crisi economica.

Sempre che non avesse alzato il gomito. Per non parlare della questione delle questioni, ossia dell’accoglienza/respingimento dei clandestini afro-islamici che dalla Primavera araba si riversano sulle coste dell’Europa del sud e principalmente su quelle italiane, senza che i due paesi egemoni abbiano mai proferito parola se non per darci una pacca sulla spalla e riderci dietro.

Gli eventi scatenanti questo esodo biblico sono oltretutto dovuti a quella Francia presieduta da Sarkozy che, coadiuvata dal Nobel per pace Barack Ussein Obama, scatenò i bombardamenti contro Gheddafi consegnando le chiavi della Libia a tribù, trafficanti di uomini e sigle del terrore islamico. Ci disarcionarono dal cavallo delle buone relazioni tessute col dittatore libico grazie alle quali avevamo una corsia preferenziale in fatto di petrolio, gas e appalti libici concessi ad aziende italiane. E oggi, con questo accordo, nessuno penserà più di chieder conto ai cugini francesi di quanto fatto otto anni or sono. Anzi, si prefigura una cortina d’omertà ancora più spessa e impenetrabile data l’instaurazione di rapporti ancor più forti tra i due colossi europei. La Francia, così si legge nelle sedici pagine del trattato, avrà come obiettivo anche quello di far entrare la Germania nel gruppo di paesi che in seno alla Nato hanno il potere di veto. Privilegio, questo, concesso ai vincitori del secondo conflitto mondiale. E Macron, dopo questa promessa, ha l’ardire di rinfacciarci il passato fascista riconducendovi l’obbligo d’accoglienza.

Una risposta necessaria

A proposito di facce toste, chissà cosa diranno i pasdaran dell’europeismo e i talebani anti-Brexit. Quei Renzi tutti imbellettati, giovani rampanti che pensavano di essere dei Macron italiani ma del tutto incapaci di comprendere il vero senso della simpatia intercorrente tra Francia e Germania ossia un collaborazionismo tutto loro che mai ha tenuto conto delle istanze altrui e della dignità altrui. Fatto sta, però, che la Merkel si è data una zappata clamorosa sui piedi quando pensò di accogliere un milione di immigrati, sostanzialmente tutti siriani, ritenendo che ciò non avrebbe avuto una ricaduta sull’assetto sociale e sulla tenuta della sicurezza del suo paese. E Macron, beh su di lui v’è poco da dire visto che dice già tutto il movimento spontaneo denominato “gilet gialli” che dalle periferie islamizzate chiede il diritto per i propri figli di vivere la Francia vera e non quella cosmopolita e afflitta dalla mentalità erasmus. Non godono entrambi di ottima salute, e dunque questo sembra il tentativo di chi, non potendo far conto su sé stesso, si affida al motto “l’unione fa la forza”.

L’Italia deve a questo punto stringere i legami col gruppo di Visegrad e con tutti coloro che ritengono inaccettabile un accentramento di potere di questo tipo all’interno di un contesto propagandistico del genere volemose bene e boia ai sovranisti. Identità, cultura, difesa del proprio passato e, perché no, una serrata opposizione alle misure imposte da Bruxelles, il tutto in vista di una rinascita (anche) economica che lascerà la libertà ai nostri imprenditori di restituire grandezza a questo paese. Adesso o mai più.

Lorenzo Zuppini

Pubblicato in Mondo

Il dato di fatto incontestabile è che in tutta Italia i negozi grandi o piccoli che siano, presenti o meno nei centri commerciali, stanno chiudendo.

Insomma siamo in presenza di un calo vertiginoso dei loro numeri.

Tante (troppe) saracinesche giù.

 

I dati, pur contestati, dicono che negli ultimi 10 anni i negozi sono calati di quasi 63mila unità (-10,9%) a fronte di un aumento di quasi 40mila unità (+13,1%) di alberghi, bar e ristoranti e di una crescita del 77,6% del commercio on-line o porta a porta.

Secondo la stima di Confcommercio, si parla di un meno 13 per cento per i negozi tradizionali ma in compenso di un più 11 per le bancarelle.

Queste acquisite da migranti ed extracomunitari

Secondo la stima di Confesercenti In Italia, la situazione è questa:

-boutique di abbigliamento -20%,

-ferramenta e costruzioni -19,9%,

-macellerie -17%,

-oreficerie, profumerie -17,5% e

-librerie -17%.

In Calabria la Confcommercio dice che hanno chiuso il 32% delle imprese individuali ed invocano politiche sostegno

In Calabria il 32,1% delle 7.849 imprese individuali iscritte nel 2014, risulta avere chiuso i battenti al 31 dicembre 2018.

Un dato più basso rispetto alla media nazionale che si attesta intorno al 37,4%.

E' quanto emerge da un'elaborazione di Confcommercio Calabria su dati Unioncamere e Infocamere.

E’ finito il tempo in cui il “negozio” era il principale strumento per contrastare la mancanza di lavoro.

Lo dimostrerebbe anche il dato che in Calabria il tasso di riapertura si attesta sul 3,4% mentre a livello nazionale è pari al 5,2%.

Amantea non sfugge a questa triste regola.

Mille ed una le prove.

Quando è bel tempo molti commerciati sono davanti ai propri negozi e si scambiano opinioni, quando è mal tempo puoi trovarli davanti alle vetrine e se fa freddo davanti ai loro pc.

Tante le ragioni di questa perdurante crisi.

Cominciamo dal crollo del potere d'acquisto delle famiglie.

Poi possiamo parlare del calo dei consumi. E’ innegabile che i consumatori abbiano cambiato completamente il loro modo di fare acquisti: non è solo una questione di spendere meno, ma di spendere meglio, soprattutto alla luce di maggiori servizi, garanzie e prospettive.

Per i piccoli negozi dobbiamo ricordare la concorrenza spietata delle grandi catene e dei discount, che, addirittura, ormai, ad Amantea, si fanno una serrata lotta tra di loro. E cominciano le prime chiusure.

Ne’ possiamo omettere l’alto costo dei fitti dei negozi, tanto che si costruisce ex novo o si comprano i locali.

E che dire dell’e-commerce che è in crescita costante anno dopo anno.

Un negozio sempre aperto, di giorno e di notte, consegne veloci, prezzi eguali per tutti e confrontabili.

In forte crescita anche ilcommercio ambulante, in particolare al Sud, con fenomeni di rilievo a Palermo (+259%), anche e forse soprattutto perché gran parte di loro non emette nemmeno scontrini, non paga il suolo pubblico, non paga tasse. Una panacea rispetto ai commercianti a posto fisso.

Don BiancalaniL’altro giorno anche su Tirreno News è apparso un articolo: La chiesa fa politica. Non mi sono scandalizzato affatto. Questa è una delle tante accuse che vengono rivolte alla chiesa cattolica quando il Papa, i Vescovi e i sacerdoti intervengono spesso a gamba tesa su temi di interesse civile. Ma hanno fatto sempre politica. Qualcuno ricorda certamente i famosi Comitati Civici del 1948 di Luigi Gedda e la posizione presa dalla chiesa in occasione dei referendum popolari sul divorzio e sull’aborto. Ora, addirittura, alcuni Cardinali e alcuni Vescovi vorrebbero far rinascere la gloriosa Democrazia Cristiana fondando un altro partito perché molti cattolici italiani si sono allontanati dalla vita pubblica e i loro voti si sono dispersi. Molti elettori di dichiarata fede cristiana sono rimasti a dir poco disorientati dalla decisa presa di posizione di alcuni sacerdoti sul tema Decreto Sicurezza approvato dal Parlamento Italiano e divenuto Legge dello Stato. Troppi parroci, dicono in molti, vogliono fare politica invece di fare i preti. Prendiamo il caso del parroco di Vicofaro, don Biancalani, il quale all’inizio del nuovo anno ha postato sul Web:- Speriamo in un 2019 senza razzismo, xenofobia e leghismo, allegando un video nel quale un gruppo di profughi che si trovano nella sua struttura si scatenano in danze a ritmo di musica.- Se avesse detto soltanto in un 2019 senza razzismo e xenofobia anche io mi sarei associato a lui. Non contento, però, ha poi postato un altro messaggio corredato da un gommone in mezzo al mare con sopra tutti i membri del Governo attuale giallo-verde, Lega e M5Stelle, e con la scritta a caratteri cubitali:- I have a dream-. Io ho un sogno lo ha detto per primo Martin Luther King nel suo celeberrimo discorso tenuto il 28 agosto 1963 in America davanti al Lincoln Memorial di Washington (Presidente degli USA John Kennedy). Martin Luther King ( eravamo in piena segregazione razziale) ha voluto esprimere la speranza che un giorno la popolazione di colore avrebbe goduto degli stessi diritti dei bianchi e che i suoi 4 figli avrebbero vissuto in una nazione nella quale non sarebbero stati giudicati per il colore della loro pelle. E’ questa era anche la nostra speranza. Quanti anni sono passati da allora? Tanti. Martin Luther King sognava delle cose meravigliose che avrebbero cambiato il mondo e la vita degli uomini di colore negli USA. Nel suo discorso che ha cambiato il corso della storia non c’è stata nessuna invettiva contro l’uomo bianco, non ha augurato a nessuno di morire affogato su un gommone nel fiume Mississipi. Quello che ha fatto, invece, il parroco italiano, don Biancalani, il quale ha fatto un bel sogno:- Tutti i membri del Governo che muoiono affogati nel mare come muoiono i migranti che cercano di arrivare in Italia ma che vengono respinti dalla Lega e dal Ministro Salvini-. Non solo a Salvini augura la morte, ma anche a chi vota Lega e a tutti i membri del Governo. Ma questo non è un comportamento da cristiano. Il cristiano non odia, il cristiano non augura la morte a nessuno. Gli insulti al sacerdote non si sono fatti attendere. E il Santo Padre in occasione dell’udienza del 2 gennaio si è rivolto a quei cristiani che frequentano quotidianamente la chiesa e don Biancalani la frequenta quotidianamente, eccome, ma poi si comportano da ipocriti, odiano gli altri. E’ uno scandalo, vivono odiando gli altri e parlano male della gente. Ma il parroco don Biancalani è andato oltre. Non solo parla male dei politici che non ama, ma augura loro perfino di morire affogati nel mare in tempesta come i migranti. Ha ascoltato il parroco il discorso del Santo Padre? Credo di sì. Anche lui, dunque, è un cristiano ipocrita che finge di essere un prete e poi trasuda odio contro Salvini, contro gli elettori della Lega e contro gli italiani in genere. E poi si lamentano che le chiese sono vuote.

Pubblicato in Italia

Ecco la verità di Race. Parte prima.

Da il mattino di Napoli

Molti striscioni: «Arrestato Lucano per arrestare un modello di integrazione eccellente», «Il mondo lo adora, l'Italia lo arresta».

 

 

 

A Riace migliaia di persone si sono radunate per un corteo che raggiunge la casa di Domenico Lucano, il sindaco arrestato martedì scorso per favoreggiamento dell'immigrazione clandestina.

I manifestanti, giunti a Riace per portare la loro solidarietà al sindaco ora sospeso, provengono principalmente, oltre che dalla Calabria, da Puglia, Basilicata, Campania e Sicilia. Presenti persone di ogni età.

L'assessore comunale di Napoli Enrico Panini, presente in rappresentanza del sindaco Luigi de Magistris, ha detto di essere «contro la politica xenofoba di Salvini.

Giù le mani da Mimmo Lucano».

La strada di accesso al paese è ormai bloccata dalle auto in sosta e gli ultimi arrivati vengono fatti fermare a circa 3 chilometri dal centro abitato.

Lucano saluta con il pugno chiuso.

Affacciato alla finestra di casa col pugno sinistro chiuso: così Domenico Lucano ha salutato le circa quattromila persone giunte a Riace per testimoniare la loro solidarietà al sindaco - ora sospeso - agli arresti domiciliari per favoreggiamento dell'immigrazione clandestina.

I manifestanti, dopo aver percorso le strade del paese, sono giunti sotto casa di Lucano urlandogli «Tieni duro, continua a lottare sempre. In questa battaglia di civiltà non sarai mai solo!».

Tra i manifestanti anche l'ex presidente della Camera Laura Boldrini che attacca: «Il ministro Salvini dovrebbe sapere che c'è la presunzione di innocenza, lui che è indagato per sequestro di persona aggravato non dovrebbe gioire tanto.

Magari dovrebbe darsi un po' più da fare e gioire per l'arresto di qualche capo di 'ndrina o quando la criminalità organizzata viene sradicata dai territori italiani.

Invece gioisce perché Lucano è agli arresti domiciliari.

Insomma mi sembra ben poca cosa».

Pubblicato in Italia
Pagina 1 di 6
BANNER-ALTO2
© 2010 - 2021 TirrenoNews.Info | Liberatoria: Questo sito è un servizio gratuito che fornisce ai navigatori della rete informazioni di carattere generale. Conseguentemente non può rappresentare una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità predefinita. Non può, pertanto, essere considerato un prodotto editoriale ai sensi della legge 62 del 7 marzo 2001. L'Autore del sito non è responsabile dei commenti inseriti nei post o dell’utilizzo illegale da parte degli utenti delle informazioni contenute e del software scaricato ne potrà assumere responsabilità alcuna in relazione ad eventuali danni a persone e/o attrezzature informatiche a seguito degli accessi e/o prelevamenti di pagine presenti nel sito. Eventuali commenti lesivi dell’immagine o dell’onorabilità di persone terze non sono da attribuirsi all’autore del sito, nemmeno se il commento viene espresso in forma anonima o criptata. Nei limiti del possibile, si cercherà, comunque, di sottoporli a moderazione. Gli articoli sono pubblicati sotto “Licenza Creative Commons”: dunque, è possibile riprodurli, distribuirli, rappresentarli o recitarli in pubblico ma a condizione che non venga alterato in alcun modo il loro contenuto, che venga sempre citata la fonte (ossia l’Autore). Alcune immagini pubblicate (foto, video) potrebbero essere tratte da Internet e da Tv pubbliche: qualora il loro uso violasse diritti d'autore, lo si comunichi all'autore del sito che provvederà prontamente alla loro pronta. Qualunque elemento testuale, video, immagini ed altro ritenuto offensivo o coperto da diritti d'autore e copyright possono essere sollecitati inviando una e-mail all'indirizzo staff@trn-news.it. Entro 48 ore dalla ricezione della notifica, come prescritto dalla legge, lo staff di questo Blog provvederà a rimuovere il materiale in questione o rettificarne i contenuti ove esplicitamente espresso, il tutto in maniera assolutamente gratuita.

Continuando ad utilizzare questo sito l'utente acconsente all'utilizzo dei cookie sul browser come descritto nella nostra cookie policy, a meno che non siano stati disattivati. È possibile modificare le impostazioni dei cookie nelle impostazioni del browser, ma parti del sito potrebbero non funzionare correttamente. Informazioni sulla Privacy