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A Longobardi convegno “Briganti tra passato e presente, una storia da riscrivere”

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Riceviamo e pubblichiamo: “Si è svolto sabato 12 Marzo scorso a Longobardi CS il convegno dal tema “Briganti tra passato e presente, una storia da riscrivere” organizzato dall’associazione “i briganti di Longobardi” con il patrocinio del comune. Evento che non ha tradito le attese di qualità perché ha affrontato tematiche di grandissima importanza per la storia di questo territorio e non solo. Diverse e molto interessanti le relazioni che hanno alimentato la passione e la voglia di confrontarsi dei tanti relatori intervenuti e che hanno spaziato da un Sud prima dell’Unità d’Italia ricco, fiorente e prospero, sia economicamente che di fabbriche che lo facevano diventare (anche se sembra impossibile ai giorni d’oggi) paese importatore di manodopera, al contesto nel quale nacque il brigantaggio; dal ruolo delle brigantesse alle vergognose teorie di Lombroso.

Il tema del brigantaggio è assolutamente attuale, come sottolinea Franco Gaudio, profondo conoscitore e studioso del fenomeno, siamo infatti in una situazione di non uguaglianza dei diritti tra nord e sud, in termini di sanità, trasporti, istruzioni che ancora oggi fanno sì che tantissimi giovani del Sud debbano partire alla ricerca di un lavoro fuori dai confini della loro terra, a causa di un processo di unificazione nazionale che non è stato tenero e attento a tutelare adeguatamente il meridione. Lo stesso poi descrive la situazione del sud prima dell’Unità d’Italia, quando le Due Sicilie comprendevano il sud ma anche il Molise, l’Abruzzo e parte meridionale del Lazio. Le Due Sicilie erano lo Stato più industrializzato d’Italia ed il terzo d’ Europa, dopo l’Inghilterra e la Francia. Nel 1861 le Due Sicilie impiegavano nell’industria una forza lavoro pari al 51% di quella complessiva Italiana. La percentuale dei poveri al Sud era l’1,34% e la bilancia commerciale del Regno aveva un attivo di 35 milioni di ducati (560 milioni di euro attuali).

A Napoli a Pietrarsa c’era la più grande industria metalmeccanica d’Italia e vi fu in seguito istituita anche la “Scuola degli Alunni Macchinisti”. Stabilimento che precede di 57 anni la FIAT e rinomato in tutta Europa. La Ferriera di Mongiana sorgeva presso Serra San Bruno nell’aspra montagna calabra ricca di minerali di ferro era nel 1860 il maggior produttore d’Italia di ghisa e semilavorati per l’industria metalmeccanica. Le saline in Puglia e Sicilia erano le più importanti d’Europa. La flotta mercantile pari a 4/5 del naviglio italiano era la quarta al mondo con oltre 9800 bastimenti. L’industria conciaria era fortemente sviluppata e venivano prodotti finimenti per carrozze, cuoio e stivali esportati in Inghilterra, Francia e America, i guanti napoletani erano considerati i migliori d’Europa.

Il dibattito su chi furono veramente i briganti è ancora oggi molto discusso, rivoluzionari impegnati a difendere la propria libertà minacciata da un nuovo Stato venuto da lontano con le armi, o semplici malfattori, banditi, come spes­so riportato i libri di storia. Viene così posto l’accento sull’importanza della memoria storica perché senza memoria storica non c’è identità. Il professore F. Santacroce parte dalla situazione di povertà dei contadini, ai quali non rimaneva altro da fare che diventare briganti. Il destino dei contadini era quindi segnato, rassegnarsi o ribellarsi, ma non solo, anche l’esercito borbonico, ormai disciolto lasciò i giovani soldati allo sbando. In questo contesto nasce il brigantaggio, che il Parlamento cerca di risolvere frettolosamente con la legge Pica che diede la licenza di uccidere senza processo e che in pratica aveva reso possibile la condizione di due tipi di Italia, nord e sud. Siamo di fronte ad un fenomeno di lunga durata, una delle motivazioni forti è stata appunto la fiscalità di antico regime, che gravava prevalentemente sui non possidenti. E questo ci dà la misura di come, in quel momento particolare, la fiscalità fosse l’anello debole per far saltare l’intero sistema, perché determina una insorgenza generalizzata.

È l’ing. D. Parrotta commediografo a sottolineare il ruolo delle brigantesse citando De Cesare dice: “più forte del brigante, c’è la mia brigantessa”. Donne senza più marito, madri senza più figli, donne disperate che sapranno dimostrarsi coraggiose e affiancheranno la rivolta. Arriverà così una feroce vendetta femminile che in parte ha portato all’affermazione del ruolo della donna nella società attuale. Donne che hanno lottato e vissuto in latitanza per raggiungere i loro obiettivi di libertà e porre fine alle violenze e assicurarsi l’autonomia dei propri territori.

Una parte importante del convegno è stata dedicata alle vergognose teorie di Cesare Lombroso, uno pseudo scienziato che teorizzò l’inferiorità dei meridionali rispetto ai settentrionali. Per Lombroso i meridionali sono delinquenti nati e quindi inferiori ai settentrionali. Queste sue tesi nell’1800 ebbero successo e saranno anche più tardi alla base delle teorie di Hitler sulla razza ariana. Secondo Lombroso il comportamento criminale era inserito nelle caratteristiche anatomiche del criminale ed in particolare in particolari conformazioni del cranio. Teorie che sono prive di fondamento e che portarono Lombroso ad essere radiato dalla Società Italiana di Antropologia e Etnologia nel 1882.

Il suo museo attivo dal 1876, venne aperto al pubblico ed inaugurato nel corso dei festeggiamenti per il 150° anniversario dell’Unità d’Italia ai quali partecipò l’allora Presidente della Repubblica Italiana Napolitano, espone centinaia di crani e diversi scheletri, con ricostruzioni di volti fatti in cera, ma con peli e capelli originali. Resti che Torino dovrebbe restituire ai rispettivi comuni del Sud al fine di poter dar loro una decente sepoltura. Infatti nel 2012 il Comune di Motta Santa Lucia ha ottenuto la restituzione dei resti del concittadino Giuseppe Villella ritenuto un brigante e che Lombroso teneva sulla scrivania come fermacarte. Ma l’Università di Torino ha presentato ricorso e la seduta d’appello è previsto ad aprile 2016.

Infine la compagnia teatrale I SUBALTERNI RIBELLI ha dato vita ad uno spettacolo a volte comico, a volte drammatico facendo un salto temporale che solo il teatro può fare. È importante far conoscere la verità alla gente, quella vissuta da noi meridionali e questa commedia sviluppa e scopre la vera storia. La commedia “Brigante se more, la vera storia mai scritta” ha come sottofondo le musiche di Eugenio Bennato e hanno usato video-proiezioni che meglio hanno spiegato la profondità della commedia. Tutto per farci capire l’importanza del teatro e il ruolo della cultura.

Un convegno di grande sostanza durante il quale è emersa la vera storia, le vicende che hanno segnato questo territorio, le cui conseguenze subiamo ancora oggi in quanto la questione meridionale è viva con tutte le sue problematiche.

Redazione TirrenoNews

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