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como“Il prete degli ultimi”, così veniva chiamato da tutti il sacerdote Don Roberto Malgesini, è stato ucciso barbaramente a coltellate a Como, vicino la sua parrocchia, da un senzatetto extracomunitario, di origine tunisina, che il parroco ben conosceva e assisteva. E’ stato aggredito questa mattina intorno alle sette e poi un’ora dopo è andato a costituirsi presso la Caserma dei Carabinieri. Quini era lucido e cosciente di quello che aveva combinato. Ora qualcuno sta cercando per farlo passare per pazzo e sta cercando di minimizzare la triste notizia. Domenica si vota in molte Regioni italiane e alcuni partiti politici hanno paura che la Lega di Salvini cercherà di sfruttare al massimo questo episodio. Poverino, dicono, aveva problemi psichici. Poverino un corno. Ha ucciso a sangue freddo un uomo buono che cercava sempre di aiutare gli altri. Molti, però, piangono questo sacerdote. Quando avevano bisogno di aiuto, di pane, di medicinali, di consigli, si rivolgevano a lui e Don Roberto ha sempre spalancato le porte della sua parrocchia e le sue braccia, non ha mai detto di no a nessuno. Don Roberto aveva 51 anni, valtellinese di Morbegno (Sondrio) ed era da tutti amato e rispettato per il suo forte impegno nel dare assistenza a migranti ed emarginati. Aveva da poco iniziato il suo giro mattutino per distribuire la prima colazione. L’uomo che ha ucciso il parroco era molto conosciuto dalle Forze dell’Ordine e sin dal 2015 aveva ricevuto diversi decreti di espulsione perché era un immigrato clandestino. Sul luogo dell’omicidio è giunto anche il Vescovo di Como Mons. Oscar Cantoni. Il Sindaco ha proclamato il lutto cittadino. Il Governatore della Lombardia piange la morte di Don Roberto aggredito da questo senzatetto a cui il sacerdote aveva dato assistenza e conforto. Bella riconoscenza!. Vengono assistiti e poi ti uccidono. Meditate gente, meditate!.

Francesco Gagliardi

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gallo-cantaAmici, fatto veramente accaduto in un paesino del Lodigiano Castiraga Vidardo. Un gallo canta la mattina troppo presto e sveglia i vicini di casa e per questo i Vigili Urbani multano il proprietario dell’animale di 166 euro. Ma cos’è una multa? E’ una sanzione per aver violato il Codice della strada, per schiamazzi in luoghi pubblici, per ubriachezza molesta, per spaccio di stupefacenti, per violazione di regolamenti comunali e regionali, etc. Ma una notizia di una multa ad un gallo perché canta non l’avevo mai letta. Il gallo che canta fa il suo mestiere. Cosa dovrebbe fare? Purtroppo il signor Angelo, di anni 83, è stato multato perché il suo galletto Carlino cantava un po’ troppo presto svegliando l’intero vicinato. I vicini di casa si sono rivolti ai Vigili Urbani e per l’anziano signore è scattata la sanzione. E’ intervenuto il Sindaco del paese il quale ha ammesso che il signor Angelo e il suo gallo canterino hanno violato il regolamento comunale. Le norme vanno rispettate. Secondo l’articolo 24 del regolamento comunale dalle 22 alle 8 è vietato il disturbo di animali selvatici e domestici. Poiché il gallo Carlino dava il buongiorno del mattino ai vicini di casa intorno alle 4,30, la multa, secondo il Sindaco, era inevitabile. Ma il gallo Carlino, caro signor Sindaco, non ha l’orologio alle zampette e non conosce il regolamento comunale, quindi i Vigili Urbani avrebbero potuto chiudere un occhio. Lasciamo cantare il gallo Carlino, i suoi chicchirichì mattutini allietano le nostre giornate tristi e buie.

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migrantiFino ad ieri i migranti che arrivavano con le carrette di mare nelle nostre coste erano scalzi, mal vestiti, laceri, macilenti. Ieri, invece, sono sbarcati a Lampedusa con tanto di barboncino al guinzaglio, bagagli, occhiali da sole e cappellino di paglia alla moda. Ma davvero erano migranti? A me sembravano tanti turisti che venivano in vacanza nella bellissima isola di Lampedusa. Sono stati accolti con tutti gli onori come migranti provenienti da un paese in guerra. Intercettati in mare sono stati subito trasferiti su una imbarcazione della Guardia Costiera Italiana che li ha condotti fino al molo Madonnina a Lampedusa. Il Video dell’arrivo di questi migranti è poi stato postato su una pagina di Facebook. Lo sbarco di questi migranti, in tutto erano otto, ha destato grande scalpore. La situazione sull’isola ora è drammatica. L’hotspot è al collasso e il Sindaco ha chiesto l’intervento del Governo centrale. Alcuni cittadini, stanchi dei continui arrivi, hanno tentato di bloccare il porto. Una donna che si trovava a bordo del gommone ha dichiarato che il nostro paese le piace. Ha soggiornato in Italia 15 anni, ma poi è ritornata nel suo paese, la Tunisia. Ora è tornata di nuovo in Italia, spera di trovare un lavoro. Ma quello che mi ha colpito di più è stata questa dichiarazione:- Spero di trovare la libertà-. Sì, la libertà, perché in molte nazioni africane non c’è libertà. La Tunisia, ha affermato quella donna col cappellino, - è piena di carceri, è piena di schifo-. Signor Sindaco di Lampedusa, signor Presidente della Regione Sicilia, non protestate, non arrabbiatevi se la Sicilia, la bella e nobile regione, oggi è invasa dai migranti. Dovreste, invece, essere contenti, perché dopo il Coronavirus finalmente i turisti stranieri cominciano ad arrivare e gli alberghi saranno tutti occupati. Nessuno perderà il posto di lavoro e gli albergatori non dovranno chiudere o cambiare mestiere come aveva giustamente suggerito il Signor Ministro. Avete visto, a Lampedusa, sono incominciati ad arrivare turisti non più migranti strappalacrime.

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partorisce-femmina-muore-1280x720Donna partorisce una femmina, il marito si uccide e lei dopo pochi giorni muore di crepacuore. La nascita di un figlio di sesso femminile è ritenuta una disgrazia. Amici, oggi sono costretto a raccontarvi una triste storia realmente accaduta. Mi conforta un poco sapere che la storia non si è verificata in Italia ma nella lontana India, lontana non solo geograficamente ma anche culturalmente, moralmente, civilmente, politicamente. Ma anche in Italia in passato si sono verificate delle tristi avventure. Essere donna non sempre è una fortuna. Alcuni anni fa nel centro storico di Arco un marito quarantenne ha picchiato la moglie incinta di 4 mesi di un figlio di sesso femminile. L’ha ritenuta incapace di dargli un figlio maschio. Siamo venuti poi a sapere che il marito era originario dell’India e questo mi ha consolato un poco. In quel paese, purtroppo, ancora oggi nascere femmina è una vera disgrazia per sé e per la propria famiglia. Ma davvero è così nell’anno del Signore 2020? Purtroppo la risposta è sì. A Nuova Dehli una donna partorisce una femmina e il marito si uccide. La donna, dopo pochi giorni, muore dal dolore. Una storia al limite dell’assurdo. Si è poi saputo che la madre dell’uomo avrebbe insultato il proprio figlio, accusandolo di disonore, incapace di dare alla famiglia un figlio maschio. Ancora oggi in molti paesi dell’Estremo Oriente quando nasce una bambina non si fa festa. Scoppiano litigi tra i coniugi e tra i familiari, violenze fisiche e psicologiche. E la donna quando apprende di aspettare un figlio di sesso femminile per evitare guai non solo col marito ma specialmente con la suocera sceglie di abortire.

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vino-rosso-fa-male-o-fa-bene-quanto-bereAmici miei carissimi che mi state leggendo, sapete per conoscenza diretta o per sentito dire che non sempre nelle cantine dei nostri paesi si vendeva e si serviva vino di ottima qualità. Spesso veniva annacquato specialmente quando gli avventori erano forestieri o i giocatori a “Patrune e sutta” erano un po’ brilli. Non vi dico poi in occasione delle feste principali o della festa patronale di San Bartolomeo Apostolo.

C’era fino a pochi anni fa nella via principale del mio paesello una cantina il cui proprietario, Mastro Ciccio si chiamava, si vantava che il suo vino rosso era il migliore del circondario. Gli affari andavano a gonfie vele. La sera, specialmente di sabato e di domenica, la sua cantina era sempre affollata. Per niente al mondo aveva avuto voglia di cambiare mestiere. E ogni sera quando ritornava a casa con la moglie Zia Gina contava i soldi e su un quaderno a quadretti con la copertina nera scriveva l’incasso della giornata. Ma non tutti i cittadini del paese frequentavano la sua cantina e di questo spesso si lamentava con la moglie e con gli amici fidati. Notando che il Podestà, il Segretario Comunale, il Medico Condotto e alcuni gerarchi fascisti passavano ogni mattina davanti la sua cantina senza mai fermarsi neppure per dare uno sguardo, scambiare quattro chiacchiere o assaggiare un sorsetto, escogitò uno stratagemma. Adesso voglio proprio vedere – diceva tra sé – se resistono a restare sempre fuori dalla mia cantina dove c’è un vino che fa resuscitare anche i morti.

Era d’estate, il caldo si faceva sentire e avrebbe voluto offrire agli illustri paesani e nobili signori un bicchiere di vino che aveva comprato da un produttore molto fidato. Era un vino della Contrada Cannavina, il migliore della zona. Ma non sapeva come fare. Non doveva essere lui ad invitare i nobili signori, ma dovevano essere loro a cedere alla tentazione di entrare nella sua cantina umida e buia, con due finestre sgangherate, annerite dal fumo, con gli scaffali informi, verdastri, chiusi con reticelle di metallo per difendere dalle mosche qualche tarallo di Aiello Calabro, e chiedere un bel bicchiere di quel vino rosso che avrebbe fatto venire l’acquolina in bocca perfino ai morti, come giustamente decantava Mastro Ciccio. E così ogni mattina si faceva preparare dalla moglie zia Gina un tavolinetto a tre piedi nel marciapiedi davanti la porta della cantina. Lo copriva con una tovaglia rossa a fiori fresca di bucato e poi vi metteva sopra una brocca di terracotta con manico e beccuccio con la scritta “Ricordo di Calabria” ripiena di vino rosso. Per l’occasione indossava un grembiule bianchissimo e pulitissimo che zia Gina aveva lavato il giorno prima nella cibbia dei Simari. Aveva appeso alla finestra sgangherata una bella frasca di quercia che Tonnuzzu gli aveva portato la sera prima. La frasca doveva attirare i viandanti e gli avventori e voleva dire che il vino era ottimo e che veniva spillato da una botte di rovere. E così Mastro Ciccio ogni qual volta che vedeva passare il Podestà, il Segretario Comunale, il Medico Condotto e gli altri nobili del paese incominciava a decantare il suo vino con tanta enfasi che dopo una, due, tre, quattro mattine, finalmente i signori si fermarono e il Podestà disse a Mastro Ciccio che tracannava il vino direttamente dalla brocca:- Allora questo vino è davvero buono?- Gli rispose:- Buono, ma cosa dice. E’ ottimo, il migliore del circondario di Amantea. Viene da Cannavina, la zona vinicola più rinomata e famosa. Spillato, poi da una botte di rovere. Bisogna assaggiarlo per apprezzarlo e basta -. Il Podestà allora si rivolse verso gli altri amici che erano con lui e disse:- Allora fermiamoci. E tu Mastro Ciccio facci assaggiare questo ottimo vino rosso di Cannavina. Prepara per noi una grande caraffa di vino perché questa mattina con questo caldo ho una bocca molto asciutta -. Mastro Ciccio si alzò dallo sgabello con uno scatto felino e chiamò sua moglie:- Gina, Gina, porta fuori dalla cantina un altro tavolino e degli sgabelli, quelli nuovi che Mastro Michele ha fabbricato l’altro giorno, e prepara un’altra caraffa, la più grande che è nello scaffale. Riempila di vino, quello buono, quello della damigiana che si trova accanto alla botte. Fai presto-. E invitò i nobili clienti ad accomodarsi e lui stesso si precipitò a sciacquare quattro calici da grandi occasioni e incominciò a versare il vino ai suoi nobili concittadini che, non avendo mai davvero bevuto un vino così nobile, incominciarono a decantarlo. I nobili clienti, da quel giorno, si fermarono ogni mattina nella cantina di Mastro Ciccio, ma nessuno di loro osò versare una lira. Avrebbero offeso Mastro Ciccio. Dicevano solo grazie, arrivederci, ottimo questo vinello. Bevevano a sbavo, doveva essere per forza un ottimo vino.

Un giorno il Podestà organizzò un pranzo in grande stile e aveva invitato personaggi famosi del circondario tra cui il Vescovo e il Prefetto. Mancava il vino e allora ordinò ad un impiegato del Comune di andare da Mastro Ciccio a farsi dare una bella damigiana di vino, quello buono che lui sempre decantava, per offrirlo agli illustri ospiti durante il lauto pranzo. Mastro Ciccio disse ridendo:- Hai sbagliato indirizzo, caro mio. Dica al tuo Podestà che il vino che lui desidera e che per la grande occasione vuole fare assaggiare agli illustri ospiti non si trova nella sua cantina ma alla fontana dei “Quattro Canali”, alla fontana du “Zu Tittu Nmienzu u largu” o al fiume Catocastro-. Quando l’impiegato tornò dal Podestà con la damigiana vuota e gli riportò le parole che Mastro Ciccio gli aveva detto, il Podestà, uomo scaltro e intelligente, capì subito quello che Mastro Ciccio gli aveva mandato a dire. Per avere la damigiana piena dell’ottimo vino che Mastro Ciccio spillava dalla botte di rovere bisognava pagare. – Mastro Ciccio ha perfettamente ragione- disse all’impiegato che ancora stava con la damigiana vuota in mano. Gli consegnò una moneta di cento lire e gli ordinò di ritornare da lui. Quando Mastro Ciccio vide quella moneta cartacea di cento lire con lo stemma Sabaudo e l’effige del Re d’Italia disse tutto contento:- Ora sì che non hai sbagliato indirizzo. Il Podestà ti ha mandato al posto giusto - e gli riempì la damigiana dell’ottimo vino che i nobili signori per diversi giorni avevano sorseggiato a sbafo.

protestaAmantea, cittadina del basso Tirreno cosentino, al centro della questione migranti sbarcati Venerdì a Roccella Jonica. Tutti i giornali ne hanno parlato. E gli sbarchi indiscriminati dei migranti provenienti dal Pakistan e dal Bangladesh continuano nelle coste calabresi e il Governatore della Calabria On. Jole Santelli è molto preoccupato e ha scritto al Presidente del Consiglio Prof. Conte perché intervenga al più presto altrimenti sarà costretto a vietare con la forza gli sbarchi in Calabria. Vuole evitare un braccio di forza con il Governo Centrale, ma è intenzionato a difendere a tutti i costi non solo i calabresi ma anche tutti coloro i quali hanno scelto di passare in Calabria le proprie vacanze. E intanto scoppiano le proteste dei cittadini dei paesi che dovranno accogliere i contagiati da coronavirus. Ieri, infatti, molti cittadini della nostra Amantea sono scesi in piazza, hanno protestato vivamente ma civilmente e hanno occupato per alcune ore e bloccato la Strada Statale 18 perché la Prefettura di Cosenza ha deciso senza nessun avvertimento di trasferire 13 migranti sbarcati a Roccella Jonica. Alcuni manifestanti si sono sdraiati a terra e hanno più volte ripetuto che è una vera follia trasferire migranti contagiati in una località turistica nel mese di luglio ed agosto e per giunta in una struttura non attrezzata ubicata nel centro cittadino. E nel frattempo, causa arrivi di immigrati contagiati, peggiorano le aspettative dei commercianti, degli albergatori, dei ristoratori, dei gestori dei lidi balneari, degli artigiani, dei coltivatori diretti. Gli alberghi sono vuoti, i lidi sono deserti, il mercato ortofrutticolo e il mercato settimanale di cose varie stentano a decollare, gli appartamenti sono sfitti. Alcuni cittadini residenti al Nord che avevano deciso di venire in Calabria ed in Amantea, appresa la triste notizia dei migranti positivi al coronavirus, hanno già disdetto le prenotazioni. Bella prospettiva. I turisti, dunque, latitano e i cittadini dei paesi vicini per la paura di essere contagiati preferiscono stare alla larga e preferiscono altre località. E ora alcuni uomini politici i cui partiti sono i veri responsabili di questi sbarchi irregolari si sono messi in prima fila cercando un po’ di visibilità.

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coronavirus-01L'altra sera a Roccella Jonica sono sbarcati 70 immigrati pachistani a bordo di una barca a vela. Dalle prime informazioni si apprende che 28 di essi sono risultati positivi al Coronavirus. C'erano anche sulla barca 20 minori non accompagnati, i quali sono stati ospitati in una struttura di Roccella presa in affitto dal Comune. E gli altri? Sono stati trasferiti a Bova e ad Amantea. Avete letto bene:AMANTEA. Dove? In quale struttura idonea sono stati sistemati? Rimarranno in quarantena sempre nella struttura o avranno contatti con altre persone? Li vedremo passeggiare sul lungomare o davanti ai supermercati con un bicchiere di plastica in mano che chiedono l'elemosina? I cittadini sono preoccupati. Molti hanno paura. La notizia che gli immigrati sono risultati positivi al Coronavirus ha creato apprensione

oregano-herbMario è un giovanotto che vive e lavora in San Pietro in Amantea, piccolo paese della provincia di Cosenza. E’ sposato, è un felice papà, la sua dolce metà è in attesa di un altro bambino. Mario ha una grande passione che condivide col fratello: La raccolta dell’origano. Passione che gli è stata tramandata dallo zio Salvatore, recentemente scomparso. Appena si avvicina l’estate questa erba aromatica con foglioline ovali che le nostre donne usano in cucina in abbondanza per dare odore alle gustose pietanze cresce in alcuni dei nostri campi assolati, e Mario, che conosce a memoria i posti migliori, ogni giorno , di buon ora, la va a raccogliere e ne fa mazzetti che poi in un baleno li vende agli amici e ai turisti occasionali, perché l’origano dalle loro parti non cresce spontaneo. Non può accontentare tutti, però, perché le richieste sono tante ed io per non rimanere senza origano come lo scorso anno ne ho già prenotato alcuni mazzetti per la prossima settimana. L’origano per conservare meglio le sue proprietà dovrà poi essere essiccato. E’ importante che questa procedura venga fatta seguendo alcuni accorgimenti : deve essere posto all’ombra e non alla luce diretta del sole appendendo i rametti a testa in giù.

Ovviamente Mario non riesce a vivere solo di questo lavoro che dura soltanto un mesetto, è una sua passione. E poi questa erbetta bisogna raccoglierla al punto giusto. La piantina non deve essere fiorita, perderebbe il caratteristico e inconfondibile odore. Questo Mario lo sa. E lui è felicissimo, anche se molto stanco, quando a sera fa ritorno al paesello con i fasci d’origano sotto le braccia. L’origano è una pianta molto diffusa grazie anche alle sue proprietà medicinali.


CorpusNon avremo quest’ anno nelle nostre città, nei nostri piccoli paesi e neppure in Amantea la solenne processione del Corpus Domini. Ma in questi giorni, guardando la televisione, abbiamo visto raduni e manifestazioni, con tanta gente senza osservare la dovuta distanza e senza mascherine. Come mai si sono chiesti in tanti facendo finta di non saperlo?

Non avremo nemmeno la consueta processione per le strade di Roma con Papa Francesco. La disparità di trattamento, purtroppo, è ancora una volta tristemente evidente. E i vescovi, le gerarchie ecclesiastiche, i fedeli cattolici stanno zitti. Non dicono niente, non parlano. Sono diventati muti. Non possono disturbare chi ci governa e disobbedire ai comandi e alle prescrizioni. Questo governo lo hanno voluto anche loro. Hanno capito, però, che al Governo ci sono i comunisti, gli ex comunisti, i post comunisti e i cattocomunisti.

Sono giorni che assistiamo a manifestazioni di ogni natura. Manifestazioni politiche, manifestazioni contro il razzismo dopo l’uccisione in America di un uomo  di colore, manifestazioni contro il governo con la presenza dei leader politici dell’opposizione , manifestazioni per l’ambiente, manifestazioni dei lavoratori perché hanno perso il posto di lavoro, manifestazioni dei sindacati davanti i cancelli dell’ex ILVA per protestare contro i tre mila licenziamenti,   per il diritto. A Piazza del Popolo, a Roma, dopo mesi di letargo si sono riviste le Sardine. E molte di loro erano anche senza mascherine. Manifestazioni sì, certo, erano contro il nemico Presidente americano, ma niente processioni perché i partecipanti sono tutti cattolici e tanti ostili al governo Conte malgrado l’odiato Salvini ora sia   all’opposizione. Abbiamo visto pure i raduni dei gilet arancioni con alla testa il generale in pensione Pappalardo , tanti giovani e giovanissimi per l’afroamericano George Floyd, gli esponenti delle organizzazioni di destra e non potevano mancare quando c’è da fare un po’ di cagnara gli ultrà calcistici. Ma la tradizionale processione del Corpus Domini, dove è risaputo che ci sia molto più ordine rispetto a una manifestazione spontanea, niente. I divieti esistono soltanto sui riti e sulle tradizioni della Chiesa cattolica. Domenica prossima nemmeno la processione di Papa Francesco potrà avere luogo, come riportato dai media vaticani. Il Papa infatti si limiterà a celebrare la Santa Messa per la Solennità del Corpus Domini alla presenza di una cinquantina di fedeli, come avvenuto anche nel periodo più duro del coronavirus. Lo stesso varrà per tutte le parrocchie d’Italia. Ci sarà tuttavia, nelle chiese, l’esposizione del Santissimo Sacramento e la benedizione eucaristica, fortunatamente. Domani non si sa.

Dispiace però vedere ancora una volta come si applichino, tristemente, da parte delle autorità governative, due pesi e due misure. Insomma, va bene ogni tipo di rivendicazione, specialmente se rumorose e invadenti. Ma camminare in maniera solenne per le vie della città, diventa un gesto pericoloso e vietato. Deboli con i forti e forti con i deboli, verrebbe da dire.

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mago amaAncora una volta, amici carissimi, mi dovrò occupare di truffa agli anziani, perché malgrado gli avvertimenti e i suggerimenti della Polizia di Stato e della Guardia di Finanza, gli anziani sono le persone più fragili per essere aggirate da fantomatici guaritori e da truffatori di professione. La Guardia di Finanza l’altro giorno ha arrestato non solo un sedicente mago, ma anche la moglie e la figlia per truffa aggravata contro centinaia e centinaia di persone, per auto riciclaggio e utilizzo di denaro di provenienza illecita. Il cosiddetto mago Candido operava nella zona del Lodigiano e pubblicizzava le sue potenzialità paranormali sui vari giornali, con manifesti e cartelloni sui muri delle case e finanche nelle reti televisive. L’uomo si spacciava di poter scacciare spiriti maligni, i malocchi, le jettature e robe del genere. Addirittura faceva credere che era finanche in grado di connettere persone con i cari defunti. E così, sfruttando la buona fede, l’ignoranza e il bisogno di persone anziane instabili psicologicamente, estorceva loro ingenti somme di denaro. Ad una signora di Rimini, vedova, è riuscito a spillare centinaia di migliaia di euro. Con i denari estorti per scacciare via il malocchio il sedicente mago acquistava immobili, auto di grossa cilindrata e beni di lusso. Sapeva alla perfezione come fare fruttare il denaro estorto con l’inganno. E’ stata perquisita la casa dove abita e sono stati sequestrati beni dal valore di tre milioni e 300 mila euro. Una bella sommetta. Si vede che gli affari andavano a gonfie vele. A Castelgerundo, Lodi, era diventato un personaggio famoso, molto rispettato e riverito, un benefattore addirittura. Al Comune ultimamente aveva donato una monovolume Dacia Lodgy.

Non date retta, amici, a questi furfanti. Nessuno vi potrà connettere con i vostri cari defunti. Soltanto la preghiera. Ascoltate i miei consigli. Uno è quello di pregare e di vivere sempre in grazia di Dio. E non credete al malocchio o alla Jettatura. Sono dicerie consolidate nel tempo, utili per truffare la povera gente incredula ed ignorante. Fanno parte della cultura italiana, molto radicata nel Sud e purtroppo ci sono ancora migliaia e migliaia di persone che ci credono. Non cadete, amici, nelle trappole escogitate da questi sedicenti maghi e guaritori. Non date i vostri sudati risparmi ai finti maghi o santoni che promettono di risolvere i vostri problemi. I problemi di salute si risolvono con le medicine e con le visite mediche specialistiche. E se si ha un problema legale si va dall’avvocato non da un fattucchiere.

Ma se proprio non potete farne a meno ecco a voi alcuni espedienti per difendervi dal malocchio o dalla jettatura. Piccoli espedienti, rituali e formule in grado secondo la credenza popolare di allontanare la cattiva sorte. Non dovete spendere molti soldi. Tra le più conosciute quella recitata da Peppino de Filippo nelle vesti del personaggio Pappagone:- Aglio, fravaglie,fattura can un quaglia. Corna, bicorna, cape ‘e alice e cape d’aglio -. Poi ci sono tanti oggetti ritenuti magici, come il ferro di cavallo che dalle nostre parti lo troviamo appeso nel portone di casa, il gobbetto, la corona d’aglio o quella di peperoncino. Ma quello più gettonato è il corno rosso, in napoletano “ O’ curniciello”.

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