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La decisione di stoppare la nomina era stata era stata adotta dal giudice del Lavoro. L’Azienda: «Le funzioni saranno esercitate dal direttore sanitario»

 

 

 

 

 

«Michelangelo Miceli, nella sua qualità di Direttore Generale facente funzioni di questa Azienda sanitaria, ha provveduto alla immediata sospensione della deliberazione n. 1313 del 23/11/2017 con la quale sono stati approvati gli atti della procedura selettiva ed è stato conferito l’incarico di direttore del Distretto sanitario unico dell’Asp di Vibo Valentia al dr Damiani Vincenzo».

Lo rende noto un comunicato dell’ufficio stampa dell’Asp di Vibo dopo la decisione del giudice del Lavoro di stoppare la nomina (ve lo abbiamo raccontato qui) lo scorso 17 giugno.

«In attesa delle determinazioni che saranno adottate dal direttore generale, Angela Caligiuri, temporaneamente assente per motivi di salute – conclude la nota -, le funzioni della direzione del Distretto sanitario unico dell’Asp di Vibo Valentia saranno esercitate dal direttore sanitario aziendale».

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Forte attenzione ha sollevato nel sistema sanitario calabrese la decisione del giudice Ilario Nasso (Tribunale di Vibo – sezione Lavoro e Previdenza), che, con provvedimento del 17 giugno, ha accolto l’istanza cautelare

 

proposta dagli avvocati Nicola Gasparro e Francesco Domenico Crescente in rappresentanza di Anna Maria Renda, dirigente medico dell’Asp vibonese che ha appunto fatto ricorso contro la nomina di Damiani.

Nel ricorso viene segnalata una serie di presunte irregolarità nella procedura di nomina

Il Giudice del lavoro, in attesa del giudizio di merito fissato per il prossimo 12 luglio, ha quindi sospeso la nomina del direttore del distretto sanitario unico dell’Asp di Vibo.

Ne ha parlato Sergio Pelaia ne il corriere della calabria.

Ecco come:

“Una nuova tegola si abbatte dunque sull’Azienda sanitaria vibonese guidata dalla dg Angela Caligiuri.

Proprio la dg aveva infatti affidato, il 23 novembre del 2017, al medico 57enne Vincenzo Damiani la guida del distretto sanitario provinciale che ha inglobato e sostituito i tre distretti di Vibo, Tropea e Serra San Bruno.

Già direttore del distretto, Renda ha segnalato una serie di presunte irregolarità nella procedura di nomina, a partire dalla composizione della commissione giudicatrice e alle scelte da questa compiute, sostenendo inoltre la presunta «inesistenza – in capo a Damiani – dei requisiti di partecipazione alla procedura, e segnalando – in ogni caso – l’inosservanza dei canoni di correttezza e buona fede, da parte dell’azienda e della commissione esaminatrice».

Contestazioni, queste, respinte dall’Asp di Vibo che ha invece sostenuto davanti al giudice la «piena conformità alla legge delle determinazioni assunte dall’ente pubblico, la legittima composizione della commissione giudicatrice, l’ineccepibilità della scelta compiuta dal direttore generale, e fiduciariamente ricaduta sulla persona di Damiani», prospettando poi «l’horror vacui derivante – in danno dei servizi sanitari erogati dall’azienda – in caso di rimozione del provvedimento attributivo della carica di dirigente del distretto sanitario unico».

Analoghe controdeduzioni, mirate a sostenere l’inammissibilità del ricorso, sono state proposte dallo stesso Damiani, ma il giudice in via preliminare le ha ritenute infondate, quantomeno in relazione alla tutela cautelare.

Secondo il giudice la commissione non ha prodotto, come previsto dalla legge e dall’avviso pubblico, una terna di candidati, bensì un elenco di tredici persone presentate in mero ordine alfabetico.

Il direttore generale, poi, «nel designare alla direzione del distretto uno dei candidati non collocatisi al primo posto in graduatoria (e oltretutto ammesso con riserva per espressa determinazione della commissione esaminatrice), non ha “motivato analiticamente”, come pure apertamente imposto dalle conferenti norme primarie, riproposte dallo stesso avviso pubblico».

Il giudice rileva quindi che la delibera con cui il direttore ha conferito l’incarico «è silente in ordine alla scelta compiuta in favore di Damiani (unico candidato, peraltro, a esser stato ammesso con riserva)», mentre le motivazioni della nomina sono state ritenute estremamente lacunose”.

Un primo fermo ai direttori delle ASP.

Ora altri aspettano decisioni similari.

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I carabinieri della sezione di pg-Nucleo Ambiente della Procura di Vibo, i carabinieri forestali e la Capitaneria di Porto coordinati dalla Procura di Vibo diretta dal procuratore Bruno Giordano hanno scoperto e posto fine ad un business dei reflui

 

Si tratta di un di un sistema di by-pass illegale installato nel depuratore comunale di località San Giorgio di Briatico.

Il by-pass era allocato nella vasca di arrivo dei reflui fognari ed è costituito da una tubazione con un diametro di 30 centimetri.

Tale sistema, con l’innalzamento del livello delle acque reflue in arrivo al depuratore, consente l’immissione diretta e senza alcun trattamento dei reflui nella condotta sottomarina dell’impianto, sfociante nello specchio di acqua del mare antistante il litorale di Briatico.

Attraverso un sistema di videosorveglianza installato dagli investigatori all’interno della vasca di arrivo dei liquami è emerso che dal 1 giugno ad oggi i reflui fognari confluivano direttamente, e senza alcun trattamento depurativo, all’interno del by-pass e da qui nella condotta sottomarina.

E’ stato così ravvisato un concreto pericolo di inquinamento della acque costiere ed inoltre è stato accertato che la ditta di Lamezia Terme Ecotec a cui il Comune di Briatico sin dal 2012 ha affidato la gestione e la conduzione dell’impianto avrebbe beneficiato di un notevole ritorno economico derivante dalla mancata depurazione di grandi volumi di acque reflue fognarie, recapitate direttamente e senza trattamenti nella condotta sottomarina sfociante a mare a circa 800 metri dalla costa.

L’omessa depurazione dei reflui e la conseguente diminuzione di rifiuti da smaltire, fra sabbia, fanghi ed altro materiale, avrebbe consentito alla ditta di incrementare notevolmente il proprio tornaconto finanziario.

Il tratto di mare antistante la Rocchetta di Briatico, per circa due chilometri è stato infatti classificato dall’Arpacal come caratterizzato da acque di “scarsa qualità” e, pertanto, sottoposto a divieto di balneazione tuttora vigente.

Inquinamento ambientale, danneggiamento aggravato di acque pubbliche, violazione dei vincoli paesaggistici, frode nelle pubbliche forniture ed altre violazioni di natura ambientale i reati ipotizzati dagli investigatori e dalla procura di Vibo Valentia.

L’impianto in questione si trova quindi ad operare senza una valida autorizzazione - scaduta il 29 aprile scorso e senza che il Comune ne abbia richiesto il rinnovo nei termini di legge - allo scarico in quanto mancante del misuratore di portata al by pass, mai collocato.

L’attività investigativa ha permesso inoltre di accertare che tale sistema di deviazione dei reflui attraverso il by pass durava da anni e che lo stesso entra in funzione specialmente in caso di piogge intense o nel periodo estivo, in concomitanza con la presenza di numerosi bagnanti lungo la costa.

Le analisi dell’Arpacal di Vibo hanno messo in rilievo il superamento dei limiti di legge per quanto riguarda le concentrazioni inquinanti.

Da qui il sequestro del by pass quale corpo del reato e l’isolamento della sola tubazione irregolare al fine di evitare che i reflui non depurati e non trattati finiscano nella condotta sottomarina e quindi a mare”.

Il procuratore Giordano, sempre attento all’ambiente, ha posto in luce un sistema che potrebbe essere alla base di altri inquinamenti marini, tutti ancora da scoprire.

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