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fulmineDi solito quando tuona e il cielo è squarciato da lampi è il preludio di una tempesta. Il contadino si affaccia dall’uscio di casa a rimirar le rossastre nubi e scruta il cielo e ripone la zappa in un cantuccio e si accomoda in cucina accanto al focolare scoppiettante e prepara una bella pignatta di fagioli per la parca mensa. Questa volta, però, tanto rumore per nulla. La pioggia tanto attesa e desiderata non è arrivata. Era stata a lungo minacciata. Dopo i lampi ed i tuoni non c’è stata la tempesta annunciata. E’ ritornata la quiete, apparente. Renzi aveva proclamato chissà che cosa, aveva preannunciato sfracelli, e poi alla fine c’è stato soltanto un goffo tentativo di agganciare Salvini, Berlusconi e la Meloni sul terreno delle riforme e sulla proposta sul Sindaco d’Italia. Roba fritta e rifritta. Ci hanno provato in tanti, gente più esperta di Renzi e non ci sono riusciti. L’atteso discorso alla nazione a “Porta a Porta” di Bruno Vespa annunciato come una bomba, alla fine si è rivelato un piccolo petardo della fiera di San Bartolomeo Apostolo di San Pietro in Amantea. Il solito Renzi. Parla, parla, minaccia ma non affonda. Alla fine non fa cadere il Governo, dice che voterà la fiducia, rimanda alle calende greche la sfiducia al Ministro Bonafede. L’intera vicenda, caricata ad arte, ha lasciato tutti scontenti e la maggior parte degli ascoltatori che si aspettavano chissà che cosa ha cambiato canale. Io mi sono appisolato. L’apparizione di Renzi in televisione annunciata dai Media doveva essere una bomba. Ma quale bomba, un petardo. Come le altre volte si è rivelata una sorta di operazione di marketing di uno che crede di essere un leader politico e che ogni giorno il suo partitino che non ha preso nessun voto dagli italiani perché nato dalla scissione del Pd, perde consenso e allora Renzi ha paura di andare a votare perché ha capito che la sua Italia Viva, ma è quasi morta già sul nascere, anche se ogni tanto raccoglie lungo la via i voltagabbana, i quaquaraqua, gli ominicchi che abbandonano i loro partiti che li hanno eletti in Parlamento, non supererebbe la soglia di sbarramento del 5%.

Amici, l’Italia non decolla. E’ ferma da anni. Le fabbriche chiudono i battenti. Molti operai stanno perdendo il posto di lavoro. Ancora non si sa che fine farà l’acciaieria di Taranto, la Whirpool di Napoli. L’Alitalia non si sa se continuerà a volare malgrado i miliardi concessi dallo Stato. L’altra compagnia Sarda alla fine del mese licenzierà piloti e maestranze. I solai delle scuole e i ponti crollano. Siamo in piena crisi. E ora ci mancava pure il Coronavirus cinese, ma che è arrivato in Italia. Ora fa tanta paura. In tre comuni della Lombardia le scuole sono state chiuse e il Sindaco ha invitato la gente a non uscire di casa. Gli effetti sono arrivati anche nel calcio dilettantistico e professionistico. Rinviate 40 partite. L’emergenza Coronavirus ha condizionato anche il campionato di calcio di serie A. Non si giocheranno le partite in programma in Lombardia e Veneto. Le grandi e le medie opere sono ferme. Il Governo è fermo ma il Premier Conte ha promesso che la prossima settimana presenterà l’Agenda del 2023. Le intenzioni sono anche buone, ma con una maggioranza che litiga su tutto non c’è nessuna speranza che possa andare in porto. Come si possa andare avanti così è un mistero. E i giornali e le televisioni con i suoi talk show serali e notturni invece di occuparsi di cose serie sono costretti per riempire le pagine dei giornali e per avere uno share d’ascolto mediocre, a parlare di Renzi, quello che pensa Renzi, quello che fa Renzi, dove è andato a sciare Renzi, cosa mangia Renzi, con chi ha trascorso la serata romana Renzi, quali sono state le sue uscite e le sue bombe, che poi bombe non sono state. Le sparate di Renzi ormai non fanno più notizia e la sua apparizione ai talk show non alza l’asticella dello share. Se ne è accorto finanche Bruno Vespa il quale ha potuto constatare che Matteo Renzi non tira più. Evidentemente l’ex Premier non convince più i telespettatori con la sua parlantina toscana. Vogliono fatti non parole. I fiumi di parole li lasciamo volentieri ai Jalisse e al Festival di Sanremo. Ha perso consensi sia dal punto di vista politico che mediatico. Gli anni del 40% sono ormai lontani. Gli elettori, che poi alla fine non sono fessi, hanno finalmente capito che l’ex rottamatore fa tanto casino per nulla. Vuole, forse, qualche altro Ministero chiave e tante, ma tante poltrone per i suoi amici nella spartizione delle nomine nelle società pubbliche. Allora hanno fatto bene se molti telespettatori hanno cambiato canale ed io mi sono addormentato.

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Berlusconi ,infatti, pensa di candidare Roberto Occhiuto

In questo modo pensa di superare il no di Salvini a Mario Occhiuto.

Il sindaco di Cosenza non si oppone, la Lega neppure

Ma c’è mal di pancia in Forza Italia

Siccome Salvini ha intenzione di rispettare i patti presi a suo tempo, e cioè che la Calabria tocca a Forza Italia, il leader del Carroccio ha invitato il Cavaliere a trovare una soluzione che possa ricompattare il centrodestra che se si presentasse unito, vista la situazione dalle parti del Pd e dei 5 Stelle, potrebbe ottenere una vittoria a mani basse.

L’unica possibilità è cambiare il candidato.

Esce un Occhiuto ed entra un Occhiuto.

Fuori Mario, dentro Roberto!

E quella di Roberto sembra una soluzione davvero in grado di accontentare non diciamo tutti ma quasi tutti.

Nessun problema per le attese di Antonino Mangialavori che pure era stata un’ipotesi vagliata da Berlusconi, ma ieri ha detto il suo no definitivo motivandolo con la voglia di rispettare il mandato degli elettori.

Forse nemmeno problemi per Sergio Abramo che aveva aperto la convention di Occhiuto a Lamezia e poi si era è chiuso in un ermetico silenzio, lavorando sott’acqua alla sua candidatura

La Lega avrebbe dato già il suo placet all’operazione visto che il profilo del deputato Roberto è cristallino nonostante la sua lunga esperienza politica.

Certo occorrerà ridurre lo strapotere degli Occhiuto

Ma non sarà certo difficile

Tanto più se dopo l’Umbria anche la Calabria passerà al Centro destra

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voto disabili2Ci stanno togliendo a poco a poco l’aria che respiriamo, ci vogliono tagliare la pensione, ci vogliono tassare i nostri sudati risparmi, ci vogliono togliere la nostra casa, ci vogliono togliere il crocifisso dalle aule scolastiche,ci vogliono togliere il sacrosanto diritto di fumare in santa pace una sigaretta pur sapendo che il fumo fa male, ci vogliono togliere il piacere di sorbire una coca cola ghiacciata, ci vogliono togliere la speranza di vincere un bel gruzzoletto col gratta e vinci, ci vogliono togliere il nostro diritto al voto, diritto sancito dalla nostra Costituzione che quando fa comodo a loro è la più bella del mondo, Art.48 .- Sono elettori tutti i cittadini, uomini e donne, che hanno raggiunto la maggiore età-. Ma evidentemente qualcuno non comprende il significato di “Tutti” o forse lo comprende benissimo e, allora, per poi poter vincere nelle competizioni elettorali che nessuno vota più vorrebbe togliere il diritto di voto agli anziani perché sanno che le persone anziane sono sagge e difficilmente si fanno infinocchiare da un pagliaccio che sa dire soltanto “vaffanculo”. No, non è vero, grida qualcuno. E’ vero invece, tutto vero. E’ l’ultima sparata di Grillo. Il comico, tutti lo sappiamo, è ricchissimo di fantasia. Ed allora si è inventato una bella baggianata. Tutti già ne parlano. Tutti ne discutano A breve la proposta arriverà in Parlamento. Che bella trovata. Parliamone così la gente dimenticherà la manovra finanziaria lacrime e sangue e i nuovi iniqui balzelli inclusi nella finanziaria inclusa la “sugar tax”. I voti degli anziani, secondo Grillo, dovrebbero essere eliminati del tutto, per garantire che il futuro sia modellato da coloro che hanno un reale interesse nel vedere realizzato il proprio disegno sociale. Ed ecco già qualche Deputato, Senatore, Ministro vuole dare ai ragazzi di 16 anni il diritto al voto. Ma se gli anziani non avranno più diritto al voto, non saranno più presenti nelle liste elettorali e così non avremo più anziani Sindaci, Assessori, Deputati, Senatori, Ministri, Presidenti del Consiglio, Presidenti di Camera e Senato, Presidente della Repubblica. Forse è giunto il momento che ci toglieremo dalle palle personaggi squallidi e fallimentari come Peppe Grillo e tutti quei rompiscatole che ogni giorno pontificano nelle reti televisive nazionali. Sono, dunque, d’accordo, menomale, così anche questo pagliaccio si toglierà di torno. Ma perché fermarsi solo al diritto di voto? Togliamo agli anziani il diritto di curarsi così le spese sanitarie diminuiranno a dismisura e le corsie degli ospedali saranno sempre disponibili per accogliere neonati, fanciulli e giovani. Togliamo pure la pensione agli anziani perché hanno meno esigenze dei giovani così i risparmi potrebbero andare a beneficio dei fratelli migranti così tanto bisognosi. Facciamoli morire perché hanno vissuto troppo a lungo e non si vede il perché dovranno continuare a vivere. Le loro risorse potrebbero essere redistribuite tra i giovani e i migranti, specie quelli che ogni giorno incontriamo davanti i negozi che chiedono l’elemosina. Alla venerabilità età di 70 anni tutti all’altro mondo. Fantastico! Che ideona! Solo così gli imbecilli, i cretini, i nullafacenti, i farisei, i sepolcri imbiancati, i rimbambiti, i pagliacci, i bugiardi, i traditori, i voltagabba, i quacquaracqua scompariranno per sempre dagli schermi televisivi e dal Parlamento. Allora non avremo più un Presidente della Repubblica che si piscia addosso. Dopo questa mia riflessione ribadisco che il primo ad andarsene dovrebbe essere Grillo. Va assolutamente fermato. E’ pazzo. Sta facendo solo danni e, purtroppo, c’è tanta gente ancora che lo ascolta e lo segue. Termino con quanto detto dal Santo Padre Papa Francesco:- Le nonne e i nonni sono la nostra forza e la nostra saggezza. Che il Signore ci dia sempre anziani saggi -.

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Anche Berlusconi ha paura delle elezioni?

Sembrerebbe di si.

Infatti se dovesse schierarsi con la Meloni e la Lega non conterebbe un tubo.

Ed è per non farsi scoprire che tenta di evitare le elezioni.

E lo fa nel modo più blasfemo.

Nientemeno scoprendo( per la prima volta, ovviamente) e dichiarando la anticostituzionalità della piattaforma Rousseau

 

Ecco cosa fa dire alla Carfagna, vicepresidente della Camera e deputata di Forza Italia:

“Non è ammissibile che un patto di governo nato, almeno stando ai suoi promotori, con l’obiettivo di rafforzare le istituzioni e la dignità repubblicana, venga sottoposto alle forche caudine di una votazione anonima e non controllabile da nessuno.

Non è lecito che una platea di poche migliaia di persone, interpellate attraverso una società privata, imponga la sua volontà, qualunque sia, al Parlamento, agli eletti, alle istituzioni democratiche.

Le consultazioni nei partiti si fanno prima, non dopo, la stipula di accordi.

E’ per me incredibile che il Pd abbia accettato il diktat Cinque Stelle sulla piattaforma Rousseau, come è incredibile che lo accetti il premier incaricato Giuseppe Conte.

Come si può attribuire a quel voto una potestà decisiva e non semplicemente consultiva?

Per mesi le sinistre hanno agitato rischi autoritari o addirittura eversivi alle porte: e adesso?

L’articolo 1 della nostra Costituzione affida la sovranità al popolo “nelle forme e nei limiti della Costituzione” che, fino a prova contraria, non prevede interventi della Casaleggio Associati”.

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Anche la Cassazione ha confermato la sentenza della Corte D’Appello ed ha detto no al maxi assegno legato al divorzio tra il Cavaliere e Veronica Lario rigettando il ricorso dell’ex consorte di Silvio Berlusconi

MILANO – Era l’ultimo grado di giudizio che ha chiuso definitivamente la contesa milionaria tra Silvio Berlusconi e l’ex moglie Veronica Lario, confermando il no al maxi assegno milionario chiesto dalla Lario.

 

 

 

Con la sentenza del 30 agosto 2019 gli ermellini hanno di fatto confermato la sentenza della Corte d’Appello di Milano emessa a novembre 2017, con la quale che aveva azzerato l’assegno di divorzio, rigettando integralmente il ricorso presentato dalla ex moglie.

Veronica Lario dovrà restituire 46 milioni più interessi, quantificabili in almeno 15 milioni a Silvio Berlusconi.

Il Tribunale di Monza aveva stabilito nel 2013 un mantenimento mensile di 1,4 milioni.

Nel 2014 Lario aveva addirittura avanzato una richiesta di 540 milioni di euro per chiudere i contenziosi intorno al loro matrimonio.

Una cifra che il cavaliere ha rispedito al mittente.

Nel 2017, dopo la sentenza che annullava il mantenimento, la Lario aveva presentato ricorso in Cassazione, motivando di aver “rinunciato in giovane età alla carriera di attrice per dedicarsi interamente alla casa, alla famiglia e ai tre figli“.

Ora la Suprema Corte ha accolto le ragioni del legale dell’ex premier, Pier Filippo Giuggioli, che ha sostenuto che Berlusconi aveva ampiamente assolto ai propri obblighi di assistenza economica in favore della Lario già in corso di matrimonio, costituendo in suo favore un patrimonio mobiliare ed immobiliare di eccezionale valore.

I giudici hanno evidenziato che “le varie acquisizioni economico patrimoniali pervenute alla ricorrente durante il matrimonio hanno compensato anche il sacrificio delle sue aspettative professionali”, soprattutto alla luce della loro “composizione, entità e attitudine all’accrescimento”, come aveva già stabilito la Corte d’Appello.

Berlusconi in pratica ha ampiamente assolto ai propri obblighi di assistenza economica in favore della ex moglie già in corso di matrimonio, costituendo in suo favore un patrimonio mobiliare ed immobiliare di eccezionale valore.

Stessa cosa non poteva dirsi per Veronica Lario, ha osservato la Corte, la quale non ha contribuito in misura alcuna alla fortuna dell’ex marito.

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Successe con Berlusconi, il 9 novembre 2011, ed il 12 Berlusconi si dimise: proprio per questo il suo partito non dovrebbe parlare!

Il 12 novembre 2011 gli subentrò Monti e lo spread si mantenne altissimo..

 

 

Scese solo con il Decreto Salva-Italia (guarda caso)che recava provvedimenti in materia fiscale e previdenziale (la famosa legge Fornero).

Il decreto ebbe però l’effetto di stemperare la tempesta finanziaria, con lo spread che il 5 dicembre scese a 374 punti.

Poi risalì fino a quota 500 punti.

Piano, piano cominciò a calare nei mesi successivi.

Chi parlò allora? Buh!

Ed allora il silenzio, oggi, sarebbe onesto,logico, corretto ed auspicabile; tanto per non essere falsi, ipocriti e pagliacci!

Ecco a voi un articolo che ne parla e reca un’analisi dell’andamento del differenziale durante i passati governi.

“Lo spread torna a spaventare l’Italia mentre il governo Conte è pronto a indossare l’elmetto e andare allo scontro frontale con Bruxelles: dopo una sostanziale bocciatura del Def da parte della Commissione Europea, la maggioranza carioca non intende fare passi indietro difendendo le scelte prese nell’imbastire il fondamentale documento.

Un muro contro muro questo tra il governo Lega-Movimento 5 Stelle e l’Unione Europea che ha agitato i mercati, con il differenziale tra i nostri titoli di Stato e quelli tedeschi che è tornato pericolosamente a salire.

Ma da cosa dipende l’oscillazione dello spread Btp-Bund? Per capire al meglio cosa può incidere in negativo o in positivo, abbiamo analizzato il suo andamento nei momenti più significativi di questa Seconda Repubblica, per capire quali avvenimenti hanno determinato le mosse del differenziale nell’uno e nell’altro senso.

Lo spread quando è nato l’Euro

Il 1 maggio del 1998 l’Italia venne ufficialmente inserita nel novero dei primi paesi che avrebbero utilizzato la Moneta Unica. Non fu semplice però rientrare nei rigidi parametri comunitari, tanto che nel 1996 il primo governo Prodi dovette ricorrere al Contributo straordinario per l’Europa, meglio noto come Eurotassa, ovvero un’imposta basata su cinque aliquote progressive (fino al 3,5%) sul reddito annuo lordo.

Il 1 gennaio del 2002 quando entrò ufficialmente in circolazione l’Euro, lo spread tra Germania e Italia era a 27 punti. Alla guida del paese allora c’era Silvio Berlusconi, per quello che era il suo secondo governo dopo la breve esperienza del 1994.

Durante questa legislatura, che durò fino al 2006 con tanto di rimpasto di governo un anno primo della scadenza, lo spread ha sempre mantenuto un andamento stabile per poi scendere a 17 punti quando a maggio il paese è tornato al voto.

Grazie a una coalizione dell’Ulivo formato monstre, da Rifondazione fino all’Udeur di Mastella, Romano Prodi vinse le elezioni e diede vita al suo secondo governo che durò fino a gennaio 2008. Quando il professore si dimise, lo spread era a quota 40 punti.

Voto anticipato e nuovo largo successo per Silvio Berlusconi che, l’8 maggio 2008, giurò insieme al suo governo quando lo spread era a 45 punti. In quel periodo però scoppiò la crisi economica che contagiò il mondo intero.

La crisi

La crisi economica globale, tra le tante conseguenze, portò anche a un progressivo aumento dello spread. Quando l’8 aprile 2009 il governo Berlusconi approvò il Decreto Anticrisi, il differenziale era arrivato a quota 122 punti.

Il provvedimento portò a un progressivo calo tanto che a inizio 2010 si era scesi a 86 punti. Oltre agli scenari economici internazionali, in casa nostra il governo iniziò a traballare per la rottura tra Berlusconi e Fini.

Quando l’ex Presidente della Camera il 30 luglio 2010 decise di abbandonare il Popolo delle Libertà e di fondare Futuro e Libertà, garantendo comunque il sostegno al governo Berlusconi, lo spread era a quota 128 punti.

Era il periodo quello anche del cosiddetto Rubygate che coinvolse l’allora Presidente del Consiglio, con Silvio Berlusconi che il 21 dicembre 2010 venne indagato dalla Procura di Milano. Quando il 30 dicembre il suo governo approvò la legge di Bilancio, lo spread era a 186 punti.

Nei primi mesi del 2011 lo spread fu altalenante anche se rimase tutto sommato costante. Quando però a inizio estate per il centrodestra arrivò una pesante sconfitta alle amministrative, considerando anche le vicende processuali del premier, il differenziale a luglio passò da 183 a 354 punti.

L’estate 2011 fu quindi una sorta di picco della crisi, con l’Italia complice anche la difficile situazione politica interna che venne inserita nei PIIGS (Portogallo, Italia, Irlanda, Grecia e Spagna), acronimo dei paesi che erano in difficoltà.

Con l’addio di Mario Draghi a Bankitalia e la bocciatura di Standard & Poor’s sui conti nostrani, ad agosto 2011 lo spread per la prima volta sfondò il tetto dei 300 punti, toccando l’apice dei 389 punti il 4 agosto.

Quello fu il momento in cui Jean Claude Trichet e Mario Draghi, presidente uscente e quello in pectore della BCE, mandarono una dura lettera al governo italiano indicando delle misure da adottare per evitare la bancarotta del paese: in quel momento entrò sulla scena politica Mario Monti, da molti indicato come l’unico in grado di risolvere questa crisi.

Gli ambienti del centrodestra quindi parlavano di un tentativo di rovesciamento del governo da parte dei “poteri forti”. A settembre però quando si dovette imbastire la Manovra, lo spread riprese a galoppare arrivando anche a quota 397 punti anche perché arrivò l’annunciato downgrade da parte di Standard & Poor’s.

La pressione dell’Europa così aumentò sempre più tanto che il 26 ottobre Silvio Berlusconi cedette e, anche lui con una lettera, promise che il suo governo avrebbe adottato misure per aumentare l’età pensionabile e la flessibilità nel mondo del lavoro.

La maggioranza però ormai era allo sbando e il 9 novembre 2011 lo spread toccò il suo record: 574 punti. Il 12 novembre quindi, dopo l’approvazione della Manovra, Berlusconi si dimise e il 16 novembre prese il via il governo Monti.

Dal governo Monti a quello Lega-5 Stelle

Caduto sotto i colpi dello spread, il governo Berlusconi lasciò il passo a quello dei tecnici presieduto da Mario Monti. Il 4 dicembre 2011 il Consiglio dei Ministri varò il Decreto Salva-Italia, con provvedimenti in materia fiscale e previdenziale (la famosa legge Fornero).

Il decreto ebbe però l’effetto di stemperare la tempesta finanziaria, con lo spread che il 5 dicembre scese a 374 punti. Dopo un fiammata fino a quota 500 punti, nei mesi successivi il differenziale iniziò a calare.

Quando il 24 e 25 febbraio 2013 l’Italia tornò alle urne, lo spread era sceso a 293 punti. Con la nascita del governo Letta, continuò la discesa tanto che il 1 gennaio 2014 il differenziale faceva segnare quota 216 punti.

Arrivato Renzi al governo nel febbraio 2014, quando il 26 maggio il Partito Democratico alle elezioni europee ottenne il 40% lo spread fece segnare 156 punti, continuando a calare progressivamente nei mesi seguenti.

Con l’introduzione del Jobs Act e l’approvazione della Manovra, il 31 dicembre 2015 lo spread arrivò a 96 punti. Il 5 dicembre 2016, giorno delle dimissioni di Matteo Renzi dopo la sconfitta referendaria, il differenziale era a 165 punti.

L’instabilità politica del paese che ne derivò, nonostante l’avvio del governo Gentiloni, riportò a febbraio 2017 lo spread a quota 200 punti. Quando il 23 dicembre però venne approvata la legge di Bilancio, il differenziale era tornato a 148 punti.

Si è arrivati così alle ultime elezioni politiche del 4 marzo 2018 con lo spread che faceva segnare 131 punti. Nonostante il sostanziale pareggio, l’asticella è rimasta pressoché stabile fino a metà maggio.

Tra il 28 e il 29 maggio, giorno in cui in pratica si è fatto il governo Conte, lo spread è balzato da quota 233 a 289 punti. Dopo questo forte rialzo, il differenziale è rimasto stabile per tutta l’estate fino all’arrivo di settembre e del Def da dover imbastire.

Le rassicurazioni del ministro dell’Economia Giovanni Tria hanno fatto da pompiere e lo spread così è sceso fino a 233 punti. Quando però il Def è stato ufficializzato, ecco che il differenziale ha ripreso la sua corsa tornando sopra il muro dei 300 punti.

Vedendo e analizzando questa sorta di “storia dello spread”, si può notare come in fondo ci siano delle analogie tra quello che accadde nell’autunno del 2011 e quello che sta avvenendo in questi giorni.

Al momento comunque la situazione è preoccupante ma non grave. Ad incendiare la situazione però (come avvenne con Berlusconi) potrebbe essere il responso delle agenzie di rating atteso per fine ottobre.

In caso di un declassamento, il governo Lega-Movimento 5 Stelle potrebbe trovarsi a far fronte a una nuova impennata dello spread: nel 2011 Berlusconi alla fine si piegò all’Europa e accettò l’arrivo dei tecnici, difficile però immaginare che Salvini e Di Maio possano decidere di comportarsi nell’eventualità allo stesso modo.

Da https://www.money.it/andamento-spread-Italia-ultimi-governi Alessandro Cipolla 12 Ottobre 2018 - 10:19

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politicaMeno male che fra cinque giorni andremo a votare, così non saremo più costretti a leggere articoli sulle varie testate nazionali e ad ascoltare i vari commentatori politici sulle Reti Rai e Mediaset sulle elezioni politiche della prossima domenica di marzo e se il voto dato a Berlusconi, Renzi, Grasso, Di Maio, Salvini, Meloni sia stato utile o dannoso. Ma quando mai il voto che si da ad un partito o ad una coalizione è inutile. Quando il voto si da con scienza e coscienza è sempre un voto utile e sempre lo sarà. Spetta poi al candidato che ha ricevuto quel voto utilizzarlo per il bene del paese. Se non lo saprà utilizzare al meglio saranno sempre le elezioni dove gli elettori con una matita copiativa ed un semplice segno di croce potranno mandarlo definitivamente a casa negandogli la fiducia. E’ vero, però, che il dibattito sulle elezioni politiche nazionali è stato deprimente. Quante “cazzate” sono state dette e quante promesse sono state fatte che non potranno mai mantenere. Un candidato di Cosenza alla Camera dei Deputati ha promesso ai cosentini che se sarà eletto al Parlamento porterà a Cosenza i vincitori del Festival della canzone di Sanremo 2018. Che bella notizia! Ma avete letto gli slogan sui loro manifesti? Sono davvero deprimenti. Un candidato che nel corso della sua breve vita politica ha cambiato partiti e schieramenti una decina di volte si è rivolto agli elettori chiamandoli “Ohi co! “. Ma io mi chiamo Francesco e se vuoi il mio voto mi devi chiamare per nome, non sono un “Co”. Non voterò per tizio o per caio a vambera, ma neppure per una testa di rape. Altri non avendo nulla da dire hanno scritto che si sono candidati per noi, per il nostro bene. Che facce di bronzo! Ma gli elettori calabresi che non sono fessi non si faranno abbindolare dalle terre promesse, dai posti di lavoro che hanno inventato, dai mari e monti che i Deputati e Senatori uscenti hanno realizzato, dalle case, dai ponti, dalle strade, dalle autostrade che hanno costruito. Tutti sappiamo come sono andate le cose realmente nella nostra martoriata Calabria. Le strade fanno schifo, negli ospedali si muore, nei pronto soccorsi gli ammalati dormono per terra, i trasporti funzionano a singhiozzo, la disoccupazione aumenta, i giovani non trovano lavoro, i vecchi vengono licenziati, le piccole industrie sono costrette a chiudere, le ferrovie sopprimono i treni, le montagne d’estate bruciano e d’inverno, basta un po’ di pioggia, franano, la Salerno Reggio Calabria non è ancora completata, la Statale 106 Jonica è una mulattiera, i termovalorizzatori non ci sono, i depuratori non funzionano e il mare è inquinato. E potrei continuare a lungo, ma non voglio annoiarvi. Questi sono i problemi che affliggono la Calabria e di queste cose i candidati Deputati e Senatori avrebbero dovuto parlare. Ma essi pensano ad altro, non hanno a cuore l’interesse della collettività, hanno a cuore l’interesse del proprio tornaconto. Fanno già i conti di quanto percepiranno e di quanti portaborse potranno nominare ( figli, mariti, moglie, nipoti, zie e zii). Già sognano la macchina blu con autista al seguito e perché no, anche la scorta. Dieci, venti giornali da leggere a sbafo. Viaggi gratuiti sui mezzi di trasporto e ingresso gratis allo stadio per assistere alla partita di calcio della squadra del cuore. Ma il 4 marzo a qualcuno dovremmo pur dare il voto. Astenersi non serve a niente. Prima di entrare nella cabina elettorale facciamoci un bell’esame di coscienza. A chi darò il mio voto? Non importa se è un candidato di destra, di sinistra o di centro. E’ preparato? Sì. Allora lo voto. E’ onesto? Allora lo voto. E’ affidabile? Lo voto. E’ un voltagabbana? Non merita il mio voto. Se ognuno di noi facesse questo ragionamento prima di recarsi alle urne, forse, dico forse qualche cosa anche in Calabria potrebbe cambiare. Ma davvero i calabresi vogliono che le cose cambino? Stento a crederci. In questo sistema di nicchie e di favori molta gente ci sguazza che è una meraviglia.

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Amici di Tirreno News ecco una notizia bomba che farà molto scalpore.

Ma davvero il Senatore Antonio Gentile, Sottosegretario nel Governo Gentiloni ha abbandonato il partito fondato da Angelino Alfano?

Ma davvero ha invitato i suoi elettori che sono tanti in Calabria e nella sua Cosenza a votare il prossimo 4 marzo per Forza Italia, proprio quel partito che aveva abbandonato alcuni anni fa?

Non ci credo. I

l Sen. Gentile era stato eletto coordinatore nazionale del suo partito alcuni giorni fa.

Ma davvero ha deciso di lasciare il suo incarico?

Se è così, il Pd in Calabria prenderà una bella mazzata.

Il Clan Gentile è forte in Calabria e il fratello del Senatore è Consigliere regionale e ricopre la carica di Vice Presidente del Consiglio Regionale.

In Calabria ci sono tanti consiglieri comunali, provinciali, regionali e Deputati e Senatori che fanno capo ai Gentile.

Se ha deciso di lasciare il Partito che insieme ad Alfano ha fondato ci dovranno essere validi motivi. Forse si è accorto che alle elezioni politiche prenderebbe una bella scoppola, ed allora per non fare una brutta figura ha gettato la spugna.

Ecco cosa ha scritto “Il Giornale”:

Dopo la scissione del centro e l'annuncio di Angelino Alfano di non ricandidarsi alle prossime elezioni, di fatto cominciano le "grandi manovre" in vista delle urne.

E così il coordinatore nazionale di Ap, Antonio Gentile ha deciso di lasciare il suo incarico e invita a votare Forza Italia e Berlusconi: "Mi dimetto dalla carica di Coordinatore nazionale di Alternativa popolare.

Il progetto di costituire una forza di centro autonoma, liberale e riformista al quale molti di noi avevano fermamente creduto è fallita.

Non voglio assegnare responsabilità ad alcuno ma ho trovato un partito sfasciato e ingestibile senza alcuna capacità reattiva che per sopravvivere e' alla ricerca di una innaturale mutazione genetica che lo spinge fortemente a sinistra".

Poi l'invito in vista dell'appuntamento per il voto del prossimo 4 marzo: "Invito i singoli parlamentari, i consiglieri regionali, provinciali, sindaci e militanti di Alternativa Popolare a votare per l'unica forza moderata e liberale esistente nel nostro Paese rappresentata da Forza Italia e dal suo presidente Silvio Berlusconi".

Un invito quello di Gentile che è stato apprezzato dal leader di Forza Italia, Silvio Berlusconi: "Ho molto apprezzato la decisione del senatore Antonio Gentile, una scelta nobile e responsabile che va nella direzione dell'allargamento dell'area moderata, in piena coerenza con la sua storia politica.

Sono certo che il suo impegno politico non verrà meno, anche senza la diretta partecipazione alla vita del Parlamento, e che la sua esperienza e la sua competenza saranno molto importanti per far crescere Forza Italia in Calabria e a livello nazionale".

Pubblicato in Calabria

Non manca un colpo l’amico Gagliardi. Ed eccolo puntuale e completo su Angelino Alfano:

“ll Ministro degli Esteri On. Angelino Alfano finalmente ha buttato la spugna.

 

Si ritira dalla politica.

Tirreno News così ha scritto: Coerenza o paura?

Per paura dico io.

Cosa ha fatto per l’Italia? Nulla. E per la sua Sicilia? Posti nei centri di accoglienza per immigrati, vedi Mineo.

Ma andiamo per ordine.

L’On. Alfano ha dichiarato che nelle prossime elezioni politiche non si presenterà come candidato pur essendo ancora per un poco segretario del partito che lui ha fondato.

Non è una grande notizia. Nessuno si suiciderà.

Io continuerò a guardare la televisione e la gente comune continuerà a fare la spesa ai supermercati e Renzi, sono sicuro, dirà: finalmente questo peso morto è fuori dalle palle.

Molti, si fa per dire, sono rimasti scioccati nell’apprendere questa decisione irrevocabile.

Alfano non più Ministro. Boom!

Alfano non più Deputato. Boom e straboom!

E cosa farà se in vita sua non ha mai fatto niente?

A Porta a Porta, trasmissione di Bruno Vespa, davanti a milioni di telespettatori ha annunciato questa sua decisione.

Chissà perché. E’ stanco della politica? E’ stanco di sedere in quella comoda poltrone ovattata del Parlamento Italiano prima come semplice Deputato e poi come Ministro della Giustizia, Ministro degli Interni e Ministro degli Esteri.?

No che non è stanco. Vorrebbe restare seduto in quella poltrona fino all’eternità.

Ma c’è un ma, grande come una casa.

Chi lo ha messo nel posto che occupa abusivamente fino ad oggi?

E’ stato eletto Deputato con i voti di Berlusconi che poi ha tradito per non perdere il posto di Ministro.

Ha tradito Berlusconi e ha fondato un nuovo partito ora allo sfascio.

Ultimamente in Sicilia, nella sua Sicilia, si sono svolte le elezioni regionali e Alfano con chi si è alleato?

Con il Pd e ha perso.

Quanti consiglieri regionali del suo partito sono stati eletti? Nessuno.

Ap non ha superato il quorum. Bella impresa. Forse a marzo si svolgeranno le elezioni politiche nazionali per eleggere il nuovo Parlamento e Alfano ha cercato in tutti i modi di riallacciare i fili interrotti con Berlusconi.

Niente da fare. Berlusconi ha detto:No, perché gli elettori che gli sono rimasti fedeli non accetterebbero la candidatura di un traditore.

Alfano ha tradito e potrebbe tradire ancora un’altra volta.

Si è rivolto a Renzi e questi gli ha garantito soltanto 4 0 5 posti sicuri nel Parlamento.

Troppo pochi, per poter accontentare i Deputati e Senatori fedifraghi.

Forse è meglio se corriamo da soli, dice qualcuno del suo entourage. Ma riusciranno a superare lo sbarramento del 3%? Improbabile.

E allora ecco la decisione di questo poltroniere di Alfano: per non fare una figuraccia come l’ha fatta il suo predecessore Gianfranco Fini, non si presenterà alle elezioni.

E ora cosa faranno i vari Deputati e Senatori che l’hanno seguito in quella sciagurata scissione col Popolo della Libertà? Alcuni già stanno facendo la fila ad Arcore, abitazione del Cavaliere Berlusconi.

Altri confluiranno nel Pd sperando che Renzi sia magnanimo con loro piazzandoli in qualche collegio sicuro, altrimenti anche loro, con le pive nel sacco, ritorneranno nelle loro case a fare i vagabondi.

E finalmente capiranno che il tradimento non è un bell’affare e si morderanno le mani ricordando i tempi felici accanto a Berlusconi dato ormai vincitore alle prossime elezioni politiche.

Alfano ha buttato la spugna perché nessuno lo vuole. E’ come un appestato, tutti lo evitano.

I motivi annunciati da Bruno Vespa sono una vera pagliacciata Quello che hai fatto fino ad oggi non l’hai fatto per il bene dell’Italia, ma per il tuo bene: conservare la poltrona di Ministro.

I guai che hai combinato sono sotto gli occhi di tutti. L’Italia è invasa da immigrati. E la figuraccia che hai fatto fare all’Italia per l’espulsione dall’Italia di Alma Shalabayeva, la moglie del dissidente Kazago Ablyazov la vogliamo ricordare?

E come Ministro degli Esteri vogliamo ricordare la clamorosa bocciatura di Milano come sede dell’Agenzia del Farmaco EMA?

A pensare male si fa peccato, ma a volte ci si azzecca, diceva un uomo politico di cui, caro Alfano, non sei degno neppure di allacciargli le scarpe.

Il clima all’interno del tuo partitino è molto teso e quindi c’è il rischio di una clamorosa scissione, per causa tua.

Tu sei il vero problema, ecco perché vuoi farti da parte.

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Tempestivo e puntuale Francesco Gagliardi ci invia una sintesi dell’evoluzione delle elezioni dopo la pronuncia delle Corte Costituzionale. A piè dell’articolo ci siamo permessi qualche riflessione:

 

“Finalmente, dopo una lunga attesa durata mesi, la Corte Costituzionale ha votato: la legge elettorale Italicum, voluta ardentemente dall’ex Premier Matteo Renzi, è stata parzialmente bocciata.

 

Resta il premio di maggioranza per il partito che supererà la soglia del 40% dei voti.

Scompare il ballottaggio considerato anticostituzionale.

La soglia di sbarramento è del 3% per aver seggi alla Camera dei Deputati.

Restano anche i 100 capilista bloccati scelti dai partiti, ma non saranno loro, eletti in più collegi elettorali, a scegliere il collegio, bensì si procederà al sorteggio.

Gli altri Deputati verranno scelti con le preferenze, con l’alternanza di genere, fino ad un massimo di due. Il territorio italiano verrebbe diviso in 20 circoscrizioni, a loro volta suddivise il 100 Collegi. La Calabria avrà tre Collegi che eleggeranno 20 Deputati, 8 solo nel Collegio di Cosenza.

 

E gli altri Deputati cosentini che, nominati, oggi siedono in Parlamento?

Dovranno fare le valigie e sloggiare dal Parlamento e ritornare nei propri paesi e andare in cerca di una decente occupazione.

I seggi sicuri toccheranno ai capilista e a quei partiti che supereranno la soglia di sbarramento, i restanti seggi, pochissimi da dividere, proporzionalmente alle varie liste meglio classificate.

Un giornale on line così ha scritto:- La coperta è corta e i culi da riparare sono tanti-.

Se si dovesse andare a votare nella prossima primavera con questo sistema elettorale, alla Camera dei Deputati avremmo un modello proporzionale corretto, mentre per il Senato un sistema strettamente proporzionale, senza alcun premio di maggioranza.

Due leggi elettorali differenti che non consentiranno di avere la sera delle elezioni un sicuro e vero vincitore.

 

Ora che fare?

Alcuni partiti vogliono andare alle urne al più presto, magari in primavera.

Matteo Renzi ha fretta di votare perché vuole tornare al Governo e ha smania di rivincita. Farà piazza pulita di tutti quelli che hanno remato contro, perché ancora non ha digerito la cocente sconfitta del voto referendario.

 

La ferita brucia ancora.

Anche Beppe Grillo ha molta fretta perché sente finalmente odore di vittoria.

Spera che anche in Italia ci sia un effetto Trump come in America.

Mattarella e Berlusconi frenano.

Spetterà al Presidente della Repubblica sciogliere anticipatamente le Camere secondo i dettami della Costituzione e non lo farà se prima i partiti non avranno trovato un accordo.

Berlusconi frena perché non potrebbe candidarsi e questo danneggerebbe il suo partito ridotto ormai ad un lumicino.

Anche la Chiesa si è fatta sentire.

 

Il segretario della CEI Mons. Galantino ha affermato che non è normale che la Magistratura detti tempi e modi all’Amministrazione.

Quando interviene in questo modo vuol dire che la politica non ha fatto il suo mestiere.

La Chiesa parla, parla, ma nessuno l’ascolta, anche perché in Italia non c’è più un partito cattolico”.

Ndr. Che “gli altri Deputati cosentini che oggi siedono in Parlamento debbano tornare a casa non frega a nessuno”. Peraltro sono coperti da pensioni d’oro mentre i calabresi sono alla fame.

Che “la Chiesa parli, parli, senza che alcuno l’ascolti non credo dipenda dal fatto che non ci sia più un partito cattolico”. Secondo me dipende dal fatto che la chiesa non ha più  credito tanto più quando si ingerisce in fatti ad essa estranei . Galantino pensi alla chiesa e non allo Stato. Non è che nella chiesa le cose vadano bene!

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