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Amici miei carissimi oggi vi voglio raccontare con semplicità quello che sta accadendo nelle stanze dei bottoni e nelle piazze italiane e quello che è accaduto nelle urne elettorali della Regione abruzzese. Il clima è molto teso, i nervi dei maggiori esponenti politici che ci governano sono a fior di pelle.

La visita di Salvini al cantiere della Torino – Lione ha lasciato strascichi. Di Maio non ha gradito l’intervento di Salvini e lo ha avvertito che se continua così, allora potrebbe finire male. E Salvini non ha gradito la visita che Di Maio ha fatto ai Gilet gialli in Francia. E poi c’è il caso della nave Diciotti ed ancora non si sa con precisione come voteranno in Giunta per l’autorizzazione a procedere contro Salvini e poi in Parlamento. Ma non solo la Tav e la nave Diciotti hanno portato scompiglio e litigi in seno alla compagine governativa, ma anche il Venezuela, le accuse alla Francia, le nomine alla Banca d’Italia ed in ultimo le elezioni regionali in Abruzzo. Salvini, Di Maio, Di Battista, Conte, quattro amici al bar molto litigiosi, uniti in matrimonio dopo le elezioni del 4 marzo dell’anno scorso, con l’intenzione di cambiare il mondo.

Volevano, purtroppo, non ci riescono perché sono molto litigiosi fra di loro.

Oggi li troviamo seduti a qualche bar a bere dei whisky o forse non li troveremo da nessuna parte perché ognuno pensa ai fatti suoi a rincorrere i propri guai che giorno dopo giorno combinano. Salvini e Di Maio con l’aiuto di Di Battista tornato dall’America se la danno di santa ragione come pugili sul ring. Lo scontro ormai è arrivato a livelli preoccupanti e il povero Premier, preoccupatissimo, fa suonare il gong e sale sul ring per fermare i contendenti.

Ma gli argomenti che in queste ultime settimane sono stati al centro dell’attenzione e dell’intero sistema di informazione hanno infiammato lo scontro tra alleati. Dice Salvini:- La Tav è un’opera utile e deve essere completata. Sono fiducioso che la Tav si faccia. Non voglio litigare con i 5 Stelle. Ragioneremo con pacatezza e, come facciamo sempre, troveremo un compromesso-. E si presenta a Chiomonte con pettorina arancione da operaio edile per ribadire il proprio Sì alla Tav nell’istante in cui l’altro Vice Premier Luigi Di Maio con giacca e cravatta annuncia alla Camera che la Tav non si farà mai fino a quando i 5 Stelle saranno al Governo-.

Ed annuncia che il Governo non cadrà perché con la Lega troveremo una soluzione condivisa. Campa cavallo che l’erba cresce. Fanno finta di litigare e intanto le opere sono ferme, lo spread aumenta e il Pil nei prossimi anni non raggiungerà neppure l’1% programmato. Salvini e Di Maio sanno recitare come due attori provetti la loro parte in accordo fra di loro e intanto si spartiscono il potere fatto di nomine e di gestione personale delle aziende di Stato. A questo punto entra in scena Di Battista tornato dall’America e che Di Maio come un cucciolo se lo porta a spasso in Abruzzo perché da solo non ce la fa a tenere a bada l’alleato di governo. Attacca Salvini, torna da Berlusconi e non rompere i coglioni. La Tav, dice, è una stronzata.

Ma Salvini, ancora una volta, all’attacco dei 5 Stelle, risponde pacatamente:- Troveremo una soluzione. Io non vedo spaccature nel governo. La Tav non serve a Salvini ma serve agli italiani -. Dalla Tav alla Diciotti, dalla Francia al Venezuela, dalle trivelle al premio di cittadinanza, fino alla legge di legittima difesa, sempre più tensione tra Lega e 5 Stelle, ma non rompono, continuano a governare.

A questo punto, amici, mi è venuta alla mente una antica tradizione toscana, un’antica storiella: I ladri di Pisa. Sì proprio loro.

Durante la notte andavano a rubare tutti insieme e poi litigavano fra di loro tutto il giorno per dividere il bottino.

Così fanno Salvini e Di Maio, credendo di prendere per fessi gli italiani che li hanno votati.

Danno a vedere di non trovarsi d’accordo su varie scelte, ma poi continuano comunque a governare insieme, perché sanno che se questo assurdo matrimonio giallo verde dovesse naufragare sia l’uno che l’altro si troverebbero senza occupazione e dovrebbero ritornare nelle proprie regioni a trovarsi un lavoro o mendicare il premio di cittadinanza in qualche ufficio di cerca lavoro. Ieri si è votato in Abruzzo per il rinnovo del Consiglio Regionale.

Ebbene il Movimento 5 Stelle che un anno fa sfiorò il 40% dei voti a distanza di un anno è crollato. Ha vinto il candidato del centro destra.

E il candidato del centro sinistra alla guida di otto liste elettorali che con spocchia affermava che il Pd era in forte e costante ascesa ed era sicuro di poter vincere le elezioni regionali si è dovuto accontentare del secondo posto con appena il 31% dei voti.

Il rischio di crisi di governo ora è altissimo dopo il clamoroso flop del Movimento 5 Stelle e la schiacciante vittoria della Lega diventata il primo partito.

Pubblicato in Italia

ulima-cenaDomenica 13 gennaio u.s. ho dato su Tirreno News una notizia che poi ha fatto il giro del mondo: Un affresco di Leonardo da Vinci era stato scoperto anche nella nostra provincia di Cosenza. Il nostro giornale on line è stato uno dei primi a diffondere questa notizia così rilevante: L’Ultima Cena di Leonardo da Vinci esiste anche in Calabria e precisamente a Saracena, un Comune di circa 3700 abitanti, situato nella parte settentrionale della provincia di Cosenza. Il dipinto murale è stato scoperto in un antico convento dei Cappuccini, nascosto e abbandonato, ed è molto danneggiato. Il convento, dopo gli antichi splendori, è oggi ridotto a un rudere ed è raggiungibile solo a piedi. La fondazione del convento risale al 23 giugno 1588 per volere di Mons. Carafa, Vescovo della Diocesi di Cassano allo Jonio. Con la venuta di Napoleone Bonaparte in Italia e con la soppressione degli ordini religiosi, il convento fu definitivamente abbandonato il 10 novembre 1811. I frati cappuccini vi fecero ritorno, però, nel 1854. Fu definitivamente chiuso nel 1915 per mancanza di novizi. Addirittura tra il 1917 e il 1918 venne usato dal Governo Italiano come luogo di prigionia per i soldati tedeschi e austriaci. Tutti i giornali e anche Tirreno News hanno dato grande risalto al ritrovamento dell’affresco, però, nessuno di noi, fino a poco tempo fa, era stato in grado di individuare l’autore e la data di realizzazione. C’è voluta la caparbietà, la bravura, la saggezza, la perseveranza, l’intelligenza, dello storico e critico letterario Prof. Vincenzo Napolillo, Accademico cosentino, per scoprire la data e l’autore di questa opera che ha suscitato un clamore mediatico arrivato perfino al Senato della Repubblica Italiana. Il Prof. Napolillo è molto conosciuto nell’ambiente scolastico e culturale di Amantea perché alcuni anni fa è stato docente in un Istituto scolastico della nostra cittadina. In un suo articolo pubblicato giovedì 24 gennaio u.s. su “Parola di Vita”, Settimanale di Informazione dell’Arcidiocesi di Cosenza Bisignano, ci ha fatto sapere che il dipinto “L’Ultima di Cena” scopeto a Saracena è del pittore Giacomo Bissanti. Il pittore Bissanti, su incarico dei Cappuccini, riprodusse nel refettorio del Convento di Saracena, riacquistato nel 1854, L’Ultima Cena di Leonardo da Vinci con paziente amoroso lavoro e vi oppose con il carboncino la data 1859. L’articolo continua “ Il dipinto di Giacomo Bissanti è una raffigurazione mai stanca e inespressiva, calibrata dal risultato artistico non irrilevante, nonostante il deterioramento dell’opera prodotto da umidità e abbandono”. Il Comune di Cosenza, nel ricordare il genio di Leonardo da Vinci, ha pubblicato un opuscolo “Info night” e ha messo in copertina “La Gioconda” informando i lettori che dal 15 gennaio al 30 giugno nel Museo Multimediale di Piazza Bilotti sarà possibile visitare la mostra voluta fortemente per celebrare i 500 years of genius.

Pubblicato in Calabria

Amici oggi vi voglio raccontare una vicenda a dir poco incredibile e sensazionale accaduta ad un uomo di 74 anni di un piccolo paese della Provincia di Avellino.

Una storia inspiegabile alla quale neppure i medici sanno dare una risposta.

Ma ecco i fatti.

Mario Lo Conte, un signore in pensione, di 74 anni, dopo aver lavorato tanti anni in Svizzera facendo l’imbianchino e tanti altri lavoretti ritorna nel suo paese natale.

Non è sposato e vive insieme ai suoi fratelli e alle sue sorelle.

L’altro giorno è uscito di casa per fare la spesa quando si è sentito improvvisamente male.

Chiamata un’ambulanza del 118 è stato trasportato al pronto soccorso del vicino presidio ospedaliero Sant’Ottone Frangipane di Ariano Irpino.

Ricoverato all’ospedale i medici hanno subito constatato che per il malcapitato non c’era più nulla da fare e hanno suggerito ai parenti accorsi al suo capezzale di riportarlo a casa perché ormai era deceduto.

E così hanno fatto e nello stesso tempo hanno avvisato il sacerdote per dare l’ultima benedizione al defunto e per celebrare la Santa Messa il giorno successivo.

Hanno fatto confezionare le corone dei fiori e hanno avvisato pure una Agenzia di pompe funebri per la bara, per i manifesti da affiggere e per il loculo al cimitero.

Ma Mario non era morto, era ancora in vita.

Quella di Mario era una morte apparente.

Infatti ad un certo punto Mario si sveglia e i parenti, i conoscenti, gli amici che si erano radunati intorno alla salma per vegliarlo gridano al miracolo.

Mario, tra la sorpresa generale, non solo ha aperto gli occhi ed ha parlato, ma si è alzato finanche dal letto e ha detto a tutti che piangevano e si disperavano: - Ohè!

Cosa è tutto questo trambusto?

Non sono ancora morto.

Sono vivo-.

I parenti hanno dovuto subito disdire tutti i preparativi per il funerale.

Ora Mario si trova in un letto dell’ospedale di San Giovanni Rotondo e spera di guarire al più presto e tornare a casa tra l’amore dei suoi cari.

Pubblicato in Italia

Il 2 febbraio la chiesa celebra il giorno della Candelora.

E’ la festa della purificazione della Vergine Maria.

Il sacerdote in questo giorno effettua in chiesa la benedizione delle candele, simbolo della luce di Cristo.

E’ quindi una festa cristiana in cui si celebra la presentazione di Gesù al tempio.

Mi ricordo che anche nel mio paese si celebrava il giorno della Candelora con la partecipazione di tutta la comunità religiosa.

Anche perché il Segretario della Confraternita Madonna delle Grazie raccoglieva le quote annuali degli iscritti.

Era tradizione che la confraternita distribuiva ai fedeli le candele per farle poi benedire dal sacerdote.

Era usanza di portare a casa le candele benedette per essere eventualmente utilizzate e esposte alle finestre durante le calamità come terremoti, pioggia intensa, tuoni e lami.

E nel caso di epidemie oppure nell’assistenza di una persona gravemente ammalata.

E’ una festa cristiana come abbiamo visto, ma come quasi tutte le feste cristiane anche la Candelora trae origine da feste pagane.

Allora il 2 febbraio era dedicato alla luce e al cambio della stagione.

Non so se ci avete caso, ma le giornate si sono allungate notevolmente, c’è più luce, ma ancora siamo in pieno inverno.

L’inverno ancora non è passato.

Siamo esattamente a metà strada dalla lunga stagione invernale.

Le montagne pre-silane, la Sila, il Pollino, e anche il nostro Monte Cucuzzo, sono imbiancate.

La neve in questa settimana è caduta copiosa e Gennaio, specialmente nei giorni della Merla, “ha messo ai monti la parrucca” come dice il poeta.

E febbraio? : “Grandi e piccoli imbacucca”.

Le previsioni del tempo non sono buone.

Ancora freddo, gelo, neve e pioggia abbondante con venti forti e mareggiate lungo le coste tirreniche e ioniche.

Facciamo ora in base al tempo di oggi le previsioni per il restante periodo invernale come facevano i nostri avi secondo le antiche tradizioni.

Attribuivano al 2 febbraio, giorno della Candelora, una capacità di prevedere la fine dell’inverno, come nel caso del Giorno della Marmotta negli Stati Uniti e nel Canada.

Prendo a prestito un antico proverbio calabrese:- Alla Candelora dell’inverno siamo fora, ma se piove o tira vento nell’inverno siamo dentro-.

Se questo vecchio detto popolare ha ragione la primavera almeno da noi può ancora attendere.

Si registrano temperature rigide, cielo coperto, pioggia e nevicate abbondanti al di sopra dei mille metri.

Pubblicato in Belmonte Calabro

Il Movimento 5 Stelle è in fibrillazione, non sa quale decisione prendere e si divide sull’autorizzazione a procedere a Matteo Salvini, Ministro degli Interni e alleato di Governo, per il caso della nave Diciotti.

Voterà a favore o voterà contro?

Salvini, ancora una volta, ha messo i parlamentari penta stellati con le spalle al muro.

Ora ha deciso che non vuole farsi processare e chiede ai suoi alleati di Governo, che mal lo sopportano, di votare contro l’autorizzazione a procedere.

Questa volta le cose sono molto ingarbugliate e Conte, Di Maio, Di Battista corrono un rischio enorme.

Se voteranno No salverebbero Salvini ma spaccherebbero il Movimento e perderebbero tantissimi elettori specialmente quelli giustizialisti, e sono la maggioranza.

Se voteranno Sì tradirebbero e affosserebbero l’alleato Salvini e potrebbero mandare all’aria l’alleanza di Governo.

Gli elettori leghisti non accetterebbero di buon grado il tradimento e prima o poi glielo farebbero pagare con gli interessi.

Ma a quanto pare non vogliono spaccare il Movimento e contemporaneamente non vogliono affossare il Governo. Come evitare allora la trappola ben orchestrata da quel bellimbusto di Matteo Salvini?

E allora quale decisione prenderanno?

In Giunta per l’autorizzazione a procedere voteranno Sì scegliendo la linea della coerenza.

Sono sempre contro i privilegi della casta e negare l’autorizzazione, secondo Di Battista, non fa parte della loro storia.

In Parlamento, poi, si vedrà. Lasceranno libertà di coscienza ai Parlamentari.

Così facendo, secondo il loro ragionamento, non verranno meno ai loro principi e non tradiranno i loro elettori e dall’altro lato non affonderanno il Governo e salveranno Salvini dalla condanna per sequestro di persona.

Ecco come prenderanno per i fondelli i loro elettori e come prenderanno per fesso il popolo italiano. Bella trappola gli ha confezionato l’astuto Salvini.

In entrambi i casi sopra descritti il Movimento 5 Stelle rischia una Caporetto.

In un primo momento Salvini con tutta la sua boria e prosopopea ha fatto l’eroe e ha offerto il petto ai giudici.

Diceva: Non ho paura di voi, processatemi, ho a mio favore gli italiani.

Ho fatto il mio dovere di Ministro, sono innocente.

Ora ha paura, tanta paura, non solo perché venga processato e condannato, ma perché non vuole finire nelle patrie galere e perdere la comodissima poltrona di Ministro che ama tanto e che non vorrebbe mai lasciare.

Direbbe: Dio me l’ha data, guai a chi me la tocca.

E così ha messo i poveri e inesperti grillini con le spalle al muro: Dovete votare No all’autorizzazione a procedere.

Sono sicuro che quando la mozione arriverà in Parlamento moltissimi parlamentari penta stellati voteranno No.

Nessuno saprà mai i loro nomi perché la votazione sarà segreta.

Si tureranno il naso e segretamente voteranno a favore di Salvini, perché anche loro hanno famiglia e non vorranno lasciare anticipatamente il posto di Deputato o Senatore e poi tornare a casa con le pive nel sacco da disoccupati e chiedere negli uffici di cerca lavoro il reddito di cittadinanza.

Cari amici del Movimento 5 Stelle, vi siete cacciati in un brutto guaio.

Ve lo dico in dialetto calabrese:- De cca cc’è su spine, de llà ce su calabruni. Nduve vi jiettate?

Il caso giudiziario della nave Diciotti, inutile nasconderlo, è diventato una bomba ad orologeria. Potrebbe scoppiare da un momento all’altro.

E sta complicando la convivenza tra voi e la Lega di Salvini.

Pubblicato in Italia

orsoDomenica scorsa, cari amici, vi ho parlato di quel bambino spagnolo, Julen, precipitato in un pozzo artesiano ed estratto morto dopo dieci lunghi giorni. Le fatiche dei soccorritori sono risultate vane, come del resto anche le nostre umili preghiere. Il miracolo di estrarlo vivo non si è verificato. E paragonai questa triste storia alla storia del nostro Alfredino Rampi di Vermicino. Anche lui perse la vita in un pozzo circa 40 anni fa. Due tristi storie che hanno commosso il mondo. Ora, però, vi voglio raccontare un’altra storia che per fortuna questa volta ha un lieto fine. Siamo in America del Nord nello Stato del Nord Caroline. E’ una storia che sembra uscire dal libro Cuore di Edmondo De Amicis o dalla fantasia di qualche autore famoso. A prima vista sembra una leggenda o forse un racconto, una rumanza che le nostre nonne raccontavano ai nipotinni intorno al braciere o al caminetto durante le grigie,rigide e piovose giornate invernali. Un bambino di tre anni mentre giocava nel cortile della nonna con altri coetanei si era allontanato senza lasciare traccia. La famiglia appena se ne accorge da l’allarme e subito i soccorritori si mobilitano per la sua ricerca. Per due giorni vanno alla ricerca del bimbo, ma non lo trovano. Sono tutti preoccupati perché in quello Stato Americano d’inverno fa molto freddo e la temperatura scende al di sotto di zero gradi. Il tempo meteorologico è brutto, piove a dirotto. Un bimbo non può sopravvivere a lungo senza cibo e senza acqua e con una temperatura così rigida. E poi intorno a quei boschi dove si è cacciato il bimbo ci sono anche alcuni animali pericolosi tra cui anche gli orsi che avrebbero potuto fare del male al piccolo. Si temeva il peggio. Ma questa volta, grazie ai soccorritori, ai vigili, agli Agenti dell’FBI, il bambino è stato trovato sano e salvo che piangeva aggrovigliato in un cespuglio spinoso. Gli hanno chiesto:- Cosa hai fatto in questi lunghi e freddi giorni?- Così ha risposto senza battere ciglio:- Sono stato aiutato da un amico orso. E’ stato lui che mi ha riscaldato col suo corpo -. La storia del bambino ha catalizzato l’attenzione dei media americani, perché, come avete visto, ha dell’incredibile. Mi ha salvato un orso ha riferito appena trovato. Aiuto reale o immaginario? Il bimbo ha detto la verità o forse si è inventato tutto? Gli orsi sono amici della gente? Forse quando sono in cattività si avvicinano all’uomo, quando invece sono liberi allo stato selvaggio hanno paura dell’uomo e fuggono. Ma questa volta, secondo il racconto fatto dal bambino, l’orso non è fuggito, non ha avuto paura dell’uomo. Si è avvicinato, ha riscaldato col suo corpo il bambino infreddolito e gli ha fatto compagnia senza mai lasciarlo solo. Per me la storia è vera. Io ho creduto al bambino, perché i bambini non dicono le bugie, non mentiscono mai, dicono sempre la verità. E poi tutti noi conosciamo la storia della fondazione di Roma che facciamo imparare a scuola ai nostri studenti: la lupa che allatta Romolo e Remo. Ma forse quella è una leggenda. Ed è pure una leggenda quella di San Francesco e il lupo? Ed è pure una leggenda quella dell’asino e del bue che col loro fiato riscaldano il Bambinello nella stalla di Betlemme?

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Avete letto bene, cari amici, cristiani perseguitati, violentati, bruciati, fatti saltare in aria con bombe e granate, che nessuno vuole salvare, nessuno fa niente per fermare la strage dei cristiani.

Neanche uno.

Nemmeno uno di quei compagni che gridano”Non siamo pesci”.

Va bene, non sono pesci, ma sono certamente persone come quegli uomini e quelle donne cristiane perseguitate e uccise in Asia e Africa.

Davanti a Montecitorio c’erano i firmatari dell’appello “Non siamo pesci” per protestare contro il mancato sbarco dei migranti della nave Sea Watch bloccata di fronte al porto di Siracusa.

Per i migranti che fuggono dalle guerre e poi caricati e messi in salve dalle navi ONG c’è l’accoglienza, la sistemazione.

Sistemazione dove? Sotto i ponti della capitale? Per terra alla Stazione Termini?

Davanti ai supermercati a chiedere l’elemosina?

Nei parchi pubblici a smerciare droga?

Per i profughi cristiani neppure un semplice appello, non un girotondo piccolo piccolo, nemmeno una protesta, neppure un digiuno.

Neanche uno, fino ad oggi, ha detto una parola. E neppure da un pulpito ho ascoltato una semplice preghiera.

Si preoccupano della vita delle persone a bordo della nave, che sono tutti salve, che vengono assistite, coccolate, rifocillate.

Sono state finanche visitate da alcuni nostri parlamentari.

Solo il caso della Sea Watch continua ad agitare la politica e il governo. I 47 migranti a bordo della nave restano per il momento a poche miglia dal porto di Siracusa nell’attesa che l’Europa batta un colpo per sbloccare questo ennesimo caso che coinvolge una nave umanitaria.

E delle bombe fatte esplodere in una chiesa nelle Filippine durante la messa domenicale neanche una protesta.

Eppure la strage dei cristiani è un’escalation di violenza senza precedenti.

Ai cattolici italiani preme il caso della Sea Watch, dei 47 migranti a bordo, del decreto sicurezza. Dei milioni di perseguitati cristiani chi se ne frega.

Per i profughi cristiani nessuna accoglienza, nessuna sistemazione.

Perseguitati, stuprati, trattati come bestie, venduti al mercato come gli animali, nessuno sale a bordo di un aereo e va a vedere come realmente stanno le cose.

Prestigiacomo, Fratoianni, Martina hanno trovato un gommone e sono saliti sulla nave dei migranti. I soldi ce li hanno, potevano benissimo noleggiare un aereo e andare a visitare i morti ed i feriti causati dalle bombe nella Cattedrale di Jolo.

Non l’hanno fatto, non lo faranno.

I cristiani, le migliaia di cristiani perseguitati ed uccisi non fanno notizia. Il loro interessamento non porta voti.

Ecco perché nessuno, neanche uno si strappa le vesti.

Le anime belle, i politicamente corretti tacciono, le ONG si preoccupano di salvare solo i migranti che cercano di raggiungere l’Italia.

Dei cristiani trucidati nel deserto se ne fottono.

Mentre noi cristiani ci strappiamo le vesti perché i migranti musulmani devono essere accolti nelle nostre case e amati come fratelli, i musulmani dell’Asia e dell’Africa rapinano, processano, uccidono i cristiani.

Con le bombe e con le granate li fanno saltare in aria.

E le anime belle italiane, i Gino Strada, i Saviano, i Gad Lerner, i De Magistris, i Leoluca Orlando non spendono una parola sul genocidio che si pratica oggi contro i cristiani.

Tacciano. Tacciano perché non c’è nulla da lucrare.

Pubblicato in Mondo

Vignetta VauroLe stanno provando tutte. Vogliono processare il Ministro degli Interni Sen. Matteo Salvini e mandarlo a marcire nelle patrie galere, perché sta dando troppo fastidio alle anime belle della sinistra italiana e ad alcuni Magistrati e si rifiuta di fare sbarcare nei porti italiani le navi delle ONG cariche di immigrati ripescati in mare. Il Tribunale dei Ministri di Catania ha chiesto l’autorizzazione al Senato per procedere contro Salvini con la pesante, assurda e folle accusa: Sequestro di persone e abuso di potere. Un Ministro che fa il suo dovere, che fa applicare le leggi italiane viene messo sotto accusa come un delinquente comune. Ma in quale nazione siamo costretti a vivere? Ma davvero la nostra amata Italia è una Repubblica delle banane? Non ci vorrei credere eppure i fatti di queste ultime settimane mi danno ragione. Poiché per alcuni giorni la nave italiana Diciotti con 177 migranti a bordo ripescati in mare è stata costretta a rimanere nel porto di Catania e il Ministro Salvini si è opposto di fare scendere i migranti, per questo verrà processato e se venisse condannato dovrebbe finire in galera e mangiare il rancio dei carcerati. E già il vignettista Vauro ha pubblicato una vignetta che ritrae Salvini invitato a provare la divisa da carcerato. Intanto provala, poi si vedrà sembra voler dire il vignettista. Povero Ministro! Ma chi te lo ha fatto fare ad accettare la carica di Ministro degli Interni? Carica prestigiosa, non c’è dubbio. Ma pericolosissima. Hai visto le minacce che sono comparse sui muri di   Milano ? Invitano a non sparare a salve, ma a Salvini. Ti faranno fuori prima o poi con le buone e con le cattive. Hai tolto loro la biada dalla mangiatoia e non te la perdoneranno mai. Appunto per questo ragliano come gli asini e devi morire.

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260px-Craxi congresso1Il 19 gennaio del 2000 è stato fatto morire in solitudine ad Hammamet un ex Presidente del Consiglio: Benedetto Craxi detto Bettino. Ora le sue spoglie mortali riposano in pace in un piccolo cimitero cristiano di quella città. Ogni anno, in occasione dell'anniversario della sua morte, tantissimi socialisti della diaspora e pochissimi uomini politici italiani, vanno a depositare un garofano rosso sulla sua tomba. Si ricordano di lui i tanti ex socialisti dispersi nel variegato orto botanico della politica soltanto in occasione della sua morte, ma chi con Craxi ha fraternamente collaborato davvero o chi gli è stato molto vicino quando era considerato l'uomo politico più potente della Repubblica senza mai rinnegarlo o tradirlo, ogni istante, ogni giorno parlano di lui, della sua politica, delle sue idee, della sua passione per la Patria, della sua riabilitazione.

La figlia Stefania, alcuni anni, fa ha presentato presso "la Sala del Refettorio" di S. Macuto in Roma un volume fotografico del padre a cura di Umberto Cicconi: Craxi, una Storia. Erano presenti, tra gli altri, l'ex Presidente del Consiglio On. Silvio Berlusconi e l'ex Presidente della Camera On. Pier Ferdinando Casini. Quest'ultimo ha definito Craxi un grande statista. Ma, sia Berlusconi, sia Casini, sono stati d'accordo nel sostenere che era giunto finalmente l'ora di rivedere il giudizio sull'operato di Craxi.

Gli interventi dei due uomini politici sono stati applauditi da tutti quelli che hanno partecipato alla cerimonia, tra i quali preme ricordare l'On. Pomicino, l'On. Sgarbi, l'On Emilio Colombo, il vecchio leader lucano della ex D.C.ora scomparso e la signora Donna Assunta Almirante, seduta in prima fila, moglie del defunto leader missino On. Giorgio, che ha voluto testimoniare con la sua presenza che fu proprio Bettino a sdoganare il Movimento Sociale Italiano e la destra ex fascista.

E così quella sera l'On. Craxi, tante volte insultato, maltrattato, sputato, criticato, offeso, per poche ore è tornato dall'esilio di nuovo nella Storia. Solo per una serata però, perché come continua a ribadire ancora oggi la moglie " le spoglie di Bettino resteranno per sempre ad Hammamet. Non l'hanno voluto vivo in Italia, non l'avranno neanche da morto".

Quella sera Craxi avrebbe voluto senz'altro parlare, però è rimasto silenzioso, lui che in vita è stato sempre molto loquace, un fiume in piena. Chi non ricorda i suoi interventi interminabili e pieni di passione e di fervore nei congressi socialisti! E' rimasto in silenzio, immerso nei suoi ricordi, come conviene a un esule espulso dalla sua Patria dopo averla servita con dignità e orgoglio.

Ora, a distanza di tanti anni, si parla ancora di Craxi e questa volta perché qualcuno ha osato avanzare una idea: intitoliamo una via a Bettino. Apriti cielo, non l'avesse mai fatto. Le polemiche che fino ad ora si erano sopite, all'improvviso si sono risvegliate. Ma lui, Bettino, arrogante ed altezzoso quando era ancora in vita, nella sua tomba di Hammamet se ne sta zitto, aspetta soltanto la visita dei suoi cari e del nipotino che amava tanto. Sono sicuro, però, che quando l'odio, il rancore, il livore dei tantissimi pennivendoli si affievolirà, solo allora gli storici ci diranno chi era veramente Bettino e cosa ha fatto per l'Italia. Se lui oggi potesse davvero ascoltare o leggere alcuni giudizi che certi uomini politici danno di lui forse si rivolterebbe nella tomba. Ma quella tomba, coperta di sabbia africana, non sarà scossa dall'eco dei discorsi che il vento porterà dal mare. Murata nella sabbia e nel cemento e nella cattiva coscienza di tantissimi uomini politici che hanno fatto fortuna quando lui era in auge, non ascolterà le parole dei vili e dei vigliacchi che l'hanno fatto tanto soffrire e poi morire in terra straniera. Alcuni responsabili di questa orribile vicenda siedono ancora in Parlamento e alcuni addirittura hanno occupato posti di prestigio nei Governi di centro destra e di centro sinistra,

Sono stati loro che l'hanno ucciso col loro silenzio quando nel Parlamento nessuno ebbe il coraggio di alzarsi e dire tutta la verità: E' vero, tutti abbiamo preso dall'Italia e dall'estero, i soldi per il finanziamento dei partiti. Solo Bettino ha pagato, tutti gli altri sono rimasti indenni.

Ma l'hanno ucciso pure alcuni giudici che ancora oggi continuano a parlare di Craxi come un delinquente, un traditore, un latitante, un condannato che avrebbe dovuto espiare la pena nelle patrie galere.

E lo hanno ucciso quei balordi prezzolati agit-prop, che dopo aver partecipato ad una riunione di partito, sono stati mandati ad insultarlo e a buttargli le monetine addosso.

Lo hanno ucciso, soprattutto, i suoi vecchi amici e compagni di partito che per un pugno di lenticchie ora albergano nel variegato orto botanico dei partiti, che appena poterono, per salvare se stessi, lo hanno tradito e poi abbandonato.

Chissà quante volte, dall'esilio di Hammamet, ebbe modo di scrutare il mare e guardare verso l'Italia. Certamente anche lui avrà avuto momenti di sconforto e di scoraggiamento. Fissava l'orizzonte ma l'Italia era molto lontana e non poteva vederla. Voleva ritornare in Patria almeno per curarsi. Voleva ritornare nella sua Milano che amava tanto e stare col nipotino, glielo hanno impedito. Ora riposa in pace in quella terra lontana.

Il Presidente della Tunisia, sincero amico di Bettino, in occasione del 7° anniversario della sua morte, lo ha voluto ricordare solennemente intitolandogli una via. L'Italia no, l'Italia di oggi, divisa, non sa più onorare i suoi morti. Che tristezza! Che ingrata Patria! Sono passati 19 lunghi anni dalla morte di Craxi e ancora oggi c'è qualcuno che non ha saputo porre fine alle diatribe, agli odi, alle vendette, ai rancori.

Il suo nome fa ancora paura e chi ha osato inutilmente appropriarsi delle sue idee, ora fa di tutto per neutralizzare finanche il ricordo. L'hanno odiato, fischiato, beffeggiato, insultato, calunniato, deriso, temuto quando era in vita, lo temono anche da morto. Scrisse così il Sen. Iannuzzi su Panorama:- Temono anche il solo nome su una lapide-.

                                                                                   Francesco Gagliardi Via Guido Dorso, 23

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L’11 gennaio u.s. il quotidiano “Libero” diretto da Vittorio Feltri è apparso in edicola e in prima pagina a caratteri cubitali con questa notizia: Ai meridionali 3 cariche istituzionali su 4.

Comandano i terroni. Bella scoperta! E non lo sapeva Feltri che in Italia comandano i meridionali?

 

E lo ignorava quella testa di c….. che noi meridionali siamo più intelligenti di quelli del Nord? Apriti cielo! Il polverone per il titolo del giornale ha sollevato un’ondata di polemiche.

Molti meridionali si sono sentiti offesi perché per loro la parola terrone è una parola dispregiativa che veniva usata negli anni 50 e 60 quando i meridionali avevano invaso il Nord in cerca di lavoro. Lavoro richiesto, bisogna precisare, dalle fabbriche del Nord perché i lavoratori del Sud, pur di lavorare, accettavano qualsiasi impiego.

Fecero rifiorire le grandi industrie e l’Italia ebbe quel boom economico che la fece divenire una delle più grandi nazioni del mondo.

E questo grazie al lavoro e al sudore di quella gente del sud a volte offesa, vilipesa, maltrattata e catalogata come rozza ed ignorante, terrone, appunto. Io non mi sono offeso per niente, perché mi sento terrone dalla testa ai piedi, come il Presidente della Repubblica, come il Presidente del Consiglio, come il Presidente della Camera dei Deputati.

Ma nel corso dei secoli abbiamo avuto tantissimi terroni che hanno dato lustro all’Italia. Grazie ai terroni abbiamo vinto la prima guerra mondiale, altrimenti i polentoni a quest’ora sarebbero sotto il dominio degli austriaci.

Era Presidente del Consiglio Vittorio Emanuele Orlando.

L’Italia è diventata una delle più grandi potenze europee grazie al terrone Francesco Crispi.

E nel dopoguerra abbiamo avuto in Italia un grande partito democratico che ha governato per oltre 50 anni e che ci ha salvato dal comunismo, partito cattolico fondato dal terrone don Luigi Sturzo. Per non parlare di Presidenti del Consiglio, Presidenti della Repubblica ,Ministri e Deputati terroni come De Nicola, Leone, Napolitano, Segni, Cossiga, Andreotti, De Mita, Colombo,Mancini, Gullo, Misasi etc.

Se abbiamo avuto nel corso degli anni dei terroni che hanno ricoperto queste cariche istituzionali un motivo ci dovrà pur essere.

Sono stati più intelligenti, più preparati dei politici polentoni.

Quindi, continuo a ripetere, non mi sento per nulla offeso se qualcuno oggi mi chiama terrone. Forse ieri gli avrei spaccato il muso. Non mi sento offeso perché provengo da una famiglia di contadini che lavoravano la terra.

Confermo di essere orgogliosamente terrone perché non ho dimenticato la mia origine, non ho mai dimenticato anche quando lavoravo all’estero il profumo della mia terra, il profumo delle ginestre in fiore di contrada Cannavina, il canto degli uccelli, dei grilli e delle cicale, il suono delle campane della chiesa della Madonna delle Grazie, il profumo delle pietanze che la mamma preparava nei giorni di festa.

E’ vero, però, che la parola terrone alcuni decenni fa veniva usata in modo dispregiativo. Era sinonimo di ignorante, cafone, rozzo, analfabeta, puzzolente. Ora, però, gli ignoranti, i cafoni, i rozzi sono quelli che la usano e l’abusano a sproposito. Sono e saranno sempre dei poveri ignoranti. Dimenticano che quando noi calabresi mangiavamo con la forchetta loro mangiavano ancora con le mani.

Quando noi discutevamo di filosofia e di scienza loro vivevano ancora sulle palafitte e si vestivano con pelle di animali.

Ma poi, nel 1860, scesero giù al Sud e fecero stragi dei contadini, stuprarono le loro mogli, si impossessarono delle loro terre, dei soldi del Banco di Napoli per pagare l’esercito savoiardo, smantellarono le industrie floride del Sud e i macchinari se li portarono al Nord.

Giustino Fortunato, malgrado fosse un convinto sostenitore dello Stato Unitario, non mancò di evidenziare come l’Unità d’Italia fosse stata la rovina economica del Mezzogiorno.

L’Unità d’Italia è stata la rovina del Sud. Eravamo in quegli anni in floridissime condizioni.

Ah, se Garibaldi, l’eroe che tutti ancora celebriamo, fosse stato sconfitto.

Vabbè, ci è andata male. Ma ora voi, miei cari polentoni, zitti e mosca.

Tenetevi Mattarella, Conte e Fico perché in Italia comandano i terroni.

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